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Friday, January 25, 2019

Australia: fa cosi caldo che i pipistrelli cadono dagli alberi. Morti.






 


L'Australia e' nel bel mezzo di una ondata di caldo che ha rotto ogni record e che ha causato enormi problemi.

In alcune parti del paese siamo a temperature che oscillano sui 49 gradi, il New South Wales e' arrivato al record nazionale storico con la colonnina che non e' mai scesa sotto i 36 gradi, anche di notte, questo vuol dire che non c'e' mai tregua.

A soffrirne di piu gli animali che non hanno l'aria condizionata.

A Novembre 2018, una ondata dai caldo ha ucciso un terzo dei pipistrelli della specie ``spectacled flying foxes"  - volpi volanti con gli occhiali - nei pressi della citta' di Cairns, per un totale di 23,000 unita' anche se si pensa che il numero finale possa essere maggiore, fino a 30,000 unita'. Il totale e' stimato essere 75,000 pipistrelli della stessa specie.

Il loro numero e' in declino da anni.

Altri 10,000 esemplari della specie ``black flying foxes" - volpi volanti nere  - sono morti.

Non era mai successo prima.

I pipistrelli cadono morti dagli alberi perche' non riescono piu' a regolare i meccanismi interni quando la temperatura e' superiore ai 40 gradi centigradi. I piu' delicati sono i piu' giovani e le specie femminili che hanno appena partorito perche' le loro temperature sono gia' piu' elevate.

La morte accade in un modo orribile: i loro cervelli vanno in tilt, surriscaldati, perdono coscienza e cadono a terra stecchite.

E non e' solo la morte dei pipistrelli, c'e' anche il loro ruolo nell'ecosistema visto che aiutano la pollinazione degli alberi.
I cambiamenti climatici hanno portato molti danni all'Australia, come riporta il “State of the Climate 2018” pubblicato dallo stesso governo australiano. Le temperature nel continente sono aumentate di un grado centigrado dal 1910 ad oggi, e c'e' stata una esplosione di "effetti estremi", caldo, morti, natura ferita.

Non da ultimo.. sono stati superate tutte le sfumature di rosso possibili per le mappe dei cartografi - hanno aggiunto viola e rosa in modo da poter mostrare anche temperature oltre i 50 gradi centigradi.

Il governo ha pure mandato un “code red”dove viene consigliato a tutti di stare chiusi in casa.

Evviva i cambiamenti climatici allora - dove noi tutti possiamo starcene al fresco dei nostri condizionatori, ma dove la natura non ha scampo.








Thursday, January 29, 2015

Scozia: moratoria sul fracking e controllo locale delle trivelle



This is a very big nail in the coffin for the unconventional
gas and fracking industry in Scotland

Friends of the Earth, Scotland

Da oggi una moratoria sul fracking in Scozia.

Lo annuncia la BBC, secondo la quale il governo di Scozia ha annunciato il blocco di tutte le operazioni di fracking finche’ i ministri preposti avranno completato studi sulle implicazioni su salute ed ambiente delle trivelle.

A Maggio infatti nel Regno Unito le decisioni sul fracking verranno trasferite dal governo centrale alle varie regioni della nazione, e la Scozia avra’ il controllo sul si o su no. Nel frattempo dunque e’ tutto fermo come deciso dal ministro scozzese per l’energia, Fergus Ewing dopo che invece i dirigenti delle ditte petrolifere hanno chiesto di accellerare la transizione verso l’uso dello shale del gas.

Il ministro Ewing ha detto che il suo ufficio avra’ un approccio cauto sul tema, a differenza del governo centrale che ci e’ gettato a capofitto. Si e’ deciso che in Scozia ci saranno consultazioni pubbliche, in cui sara’ data voce a ciascun portatore di interessi, che ogni progetto dovra’ sottostare ad un impatto sulla salute pubblica, che ci dovranno essere maggiori controlli e direttive piu severe sia ambientali che occupazionali. Ovviamente per fare tutto questo ci vorra’ del tempo e nel frattempo, Ewing dice che non sarebbe opportuno concedere nuovi permessi.

"I'm therefore announcing today a moratorium on the granting of planning consents for all unconventional oil and gas developments, including fracking" afferma Ewing.

Da piu’ parti cresce la consapevolezza che se veramente ci saranno studi approfonditi sulla salute pubblica e dell’ambiente, questa decisione non potra’ altro che trasformarsi in un divieto permanente e intanto anche dal Wales chiedono di poter decidere localmente se far fracking o no sul loro territorio.

Non sappiamo come andra’ a finire e se sia sono un contentino alla popolazione, fra cui monta la protesta e l’opposizione. Certo e’ che a me colpisce il fatto che sia la Scozia a decidere e non Londra: il tutto mi pare veramente in contrasto con le tendenze centriste del governo Renzi, che invece con lo sblocca Italia decide di accentrare tutto nelle mani degli uffici romani togliendo voce ai cittadini e ai rappresentanti locali.

Dove sono state in Italia le consultazioni pubbliche sullo Sblocca Italia? E i report sulla salute pubblica quando si presentano I progetti petroliferi? O quelli in cui si parla della salute di chi vive vicino agli impianti di Gela, Falconara, Viggiano? E le multe a chi inquina ed ha inquinato? Dove e’ tutto questo? E perche’ anche da noi non decidiamo una moratoria nel frattempo che non si eseguono studi piu approfonditi?

Nel frattempo la Scozia ha stabilito nuovi record per la generazione di energia eolica: nel mese di Ottobre il 126% del suo fabbisogno con l’eccedenza venduta ai vicini. Con queste possibilita’ serve proprio trivellare?

Qui la Scozia e l’eolico.

Friday, August 24, 2012

Il fracking bannato dallo stato di Victoria, Australia






E cosi anche lo stato di Victoria, nell'Australia meridionale ha messo il freno al fracking. Anche lo stato del New South Wales d'Australia ha una moratoria simile.

In Australia il tipo di gas esistente e per cui si vuole usare il fracking e' detto Coal Seam Gas.

L'industria del petrolio dice che in Australia vi siano enormi riserve di questo Coal Seam Gas e che il loro sfruttamento  sara' qualcosa di semi-miracoloso: investimenti, contratti, lavoro, in tutta l'Australia. Gioia e prosperita' per tutti.

I lavori sono gia' partiti nel nord del paese, in particolare nel Queensland.

Si parla di 40,000 pozzi da fraccare, 300 giga-litri di acqua consumata, 31 milioni di rifiiuti petroliferi di scarto ed enormi emissioni di gas tossici in atmosfera in tutto il paese.

Questo per capire la portata dei progetti.

Ma Victoria e New South Wales hanno detto no. Ovviamente la Societa' Australiana di produzione ed esplorazione di petrolio dice che questa decisone dara' "il messaggio sbagliato agli investitori".


In realta' lo stato di Victoria non ha ancora visto operazioni in grande scala ed ha posto la moratoria temporanea in via preventiva. 

Come dire: fermiamoli adesso prima che sia troppo tardi. Prima che arrivino lobbisti e con loro soldi e corruzione. E cosi' e stato, cosi' neanche ci si pensa, per ora, a far fracking in quella zona.

Ma poi cos'e' questo Coal Seam Gas? e perche' ci interessa fa vicino in Italia?  Beh, il Coal Seam Gas e' quello che in altre parti del mondo si chiama Coal Bed Methane, e di cui abbiamo ampiamente parlato in questo blog come "il fratello cattivo del fracking" normale.

E non e' una definzione mia.

E' quello che in Italia la Independent Resources vuole tirare fuori a Grosseto, e la Carbosulcis in Sardegna.

In Austrialia lo bannano in maniera preventiva, in Italia non fiata una mosca sul fracking, neanche a pagarla.

I politici non sanno neanche cosa sia, Passera, Monti sono li che cercano di propinarci trivelle, pozzi, stoccaggio e rigassificatori, che differenza puo' fare l'aggiunta dell'ingrediente fracking? Non gli fa un baffo.

Per loro e' tutto uguale e basta solo che porti PIL.

E invece saremmo ancora in tempo - siamo agli inizi e tanto si puo fare a livello mediatico, a livello di pressione popolare e a livello legislativo *preventivamente* prima che la gente scopra di avere acqua inquinata nelle case.

Che ne so, vogliamo fare che la Toscana e la Sardegna sono le prime regioni italiana a legislare che qui non si fa fracking? E questo, come dovrebbe essere sempre e in maniera intelligente, per fermare speculatori ed inquinatori prima, finche' siamo in tempo, e non quando i buchi e i disastri sono stati gia' fatti.

Proprio come a Victoria che il fracking non ancora ce l'ha ma che lo bandisce lo stesso.

In Italia e' la Basilicata che insegna: 20 anni fa quando forse c'erano margini migliori per lavorare, non si oppose quasi nessuno alla petrolizzazione sebbene fosse tutto, tutto gia' noto. Oggi hanno il 70% del territorio coperto da permessi trivellanti e sono la regione piu' povera d'Italia, con l'ENI che sghignazza correndo sulla via della banca piu' vicina.