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Tuesday, February 15, 2011

Uberto Crescenti e il Majella Petroleum System




Domani Venerdi' 18 Febbraio, via del Vestini 31, Chieti Scalo ore 14:15.
Dipartimento di Geologia.
Cantiamogliene quattro a Rainone, Crescenti, Primavera e tutti gli speculatori dell'ultima ora.
Spero che possiate essere numerosi, e' la nostra unica arma.


Eni promotes transparency of the information
addressed to local communities

Dal codice etico dell'American-Agip, una compagnia ENI

Meglio riderci su.

Nel 1998 l'ENI decise di sponsorizzare un progetto per lo studio della trivellazione della Majella, assieme ad altre ditte petrolifere, fra cui la Norsk-Hydro Norvegese. In precendenza c'erano gia' state la Exxon-Mobil americana e la British Gas.

Il tutto nel silenzio generale, e all'oscuro della popolazione. Menomale che dicono di promuovere la trasparenza per le comunita' locali. Il progetto si chiamava Task Force Majella e duro' fino al 2005.

Lo scopo dichiarato di questo studio era di creare strumenti per l'esplorazione e la produzione delle riserve di idrocarburi, in particolare dalla parte nord della montagna, secondo quello che loro chiamavano "Majella Petroleum System".

Prese parte al progetto - sponsorizzato interamente da ditte petrolifere - anche l'Universita' G. D'Annunzio di Chieti, primo nella lista Uberto Crescenti, allora rettore dell'Universita'.

D'altro canto, proprio secondo il suo stesso curriculum, Uberto Crescenti ha lavorato come geologo per la ricerca di idrocarburi per conto della Montecatini, per circa 10 anni, dal 1958 al 1968. La Montecatini poi divento' Montedison.

Secondo il sito americano Isiknowledge, l' H-index di Crescenti e' uno, lo stesso di Mario Rainone. Lo stesso sito riporta per Uberto Crescenti un totale di 16 pubblicazioni scientifiche in tutta la sua carriera, un numero piu' adatto ad un ricercatore all'inizio della sua carriera che non per uno scienziato che ha iniziato piu' di 40 anni fa.

Crescenti oggi afferma che trivellare il lago di Bomba non porta rischi.

Beh, uno che ha collaborato con ENI ed altre ditte petrolifere per almeno otto anni, per un progetto petrolifero cosi' ambizioso e su cosi larga scala non credo che sia attendibile.

Il conflitto di interessi e' ovvio!

Assieme a lui presero parte al progetto - senza che nessun cittadino ne sapesse niente - e per conto dell'Universita' di Chieti:

Prof. Uberto Crescenti,
Prof. Fernando Calamita,
Dott. Alberto Pizzi,
Dott. Giovanni Rusciadelli,
Dott.ssa Maria Luisa Milia,
Dott.ssa Camilla De Girolamo,
Dott. Raffaele Montefalcone,
Dott. Gabriele Pugliese,
Dott.ssa Loretta Finocchio,
Dott. Giuseppe Palmitesta,
Dott. Michele Morsilli,
Dott.ssa Giada Vighi,
Dott. Vittorio Scisciani,
Dott. Pino Catavitelli,
Dott. Fiorenzo Fumanti,
Prof. Sergio Rusi,
Prof. Enrico Miccadei,
Dott.ssa Chiavaroli.

Di questi, Vittorio Scisciani andra' a parlare al convegno di Rainone per dire che trivellare l'Abruzzo e presumo Bomba e la Majella va bene.



A nessuno di questi illustri scienziati e' mai venuto il dubbio che magari i cittadini d'Abruzzo avrebbero voluto sapere che la loro amata bianca montagna, dove vanno a passeggiare d'estate, dove vanno a sciare d'inverno, che amano guardare dalle loro colline stava per diventare un campo di petrolio.

Infatti in questi quattro anni di battaglie contro il petrolio non ho mai sentito nessuno di loro dire neppure una parola in difesa dell'Abruzzo verde e contro l'Abruzzo petrolifero.

Pecunia non olet?

Ma la cosa ancora piu' sconcertante e' che di questo progetto era a conoscenza, secondo la pagina Wikipedia almeno, sia la Regione Abruzzo, che le tre provincie di Chieti, Pescara, Teramo, il Corpo Forestale della Majella, e l'Ente Parco Nazionale della Majella.

Come dire, abbiamo un ente parchi per aiutare l'Agip a trivellare la Majella?

E cosi' che oggi ci sono delle mappe petrolifere disegnate apposta per la Majella!

Ci sono anche dei riferimenti ad un desolforatore che doveva essere costruito nel 2007 proprio vicino la Majella "ad emissioni zero" da una certa Siirtec Nigi con sede a Milano ed il cui compito e' quello di rimuovere acidi e gas sulfurei da estrazioni di gas e di petrolio. Dicono che era a "emissioni zero" proprio per la vicinanza della raffinieria alla Majella. Che carini.

Altri clienti di questa Siirtec? Le raffinerie di Mantova, di Taranto, di Sannazzaro, che ovviamente hanno molto in comune con la bianca Majella.

A nessuno e' venuto in mente di dire una parola alla gente.

Altri illustri scienziati da mezzo mondo che hanno "studiato" la nostra montagna per conto dell'ENI-Agip sono:


Universita' di Torino

Prof. Livio Vezzani,
Dott. Andrea Festa,
Dott.ssa Anna D’Atri,
Dott. Daniele Giordan,
Dott.ssa Maria Estefania Sanchez Palomo,
Dott. Giuseppe Mancari,
Dott. Ivan Vanzo,
Dott. Mojca Battistini,
Dott.ssa Stefania Lucchesi


Universita' Roma 1 La Sapienza

Prof. Ernesto Centamore,
Dott.ssa Sabina Bigi,
Dott. David Rossi,
Dott.ssa Patrizia Costa Pisani,
Dott.ssa Rinalda Di Stefano,
Dott. Mario Del Castello,
Dott. Joannes Pignatti,
Dott. Raffaele Di Bella


Universita' Roma 3

Prof. Renato Fiuniciello,
Prof. Maurizio Parotto,
Prof. Domenico Cosentino,
Dott.ssa Paola Cipollari,
Dott.ssa Sveva Corrado,
Dott. Giorgio Pipponzo,
Dott. Vincenzo Pasquali,
Dott. C. Fattori,
Dott. T. Piacentini,
Dott. S. Gambini,
Dott. C. Berti,
Dott. P. Pitzianti,
Dott. E. Gliozzi,
Dott. L. Di Bella

Universita' di Pisa

Prof. Etta Patacca,
Prof. Paolo Scandone,
Dott. Donato Merola,
Dott. Antonio Cascella,
Dott. Ermanno Danese

Universita' di Camerino

Prof. Giuseppe Cello,
Dott. Emanuele Tondi,
Dott.ssa Maria Chiara Invernizzi,
Dott. Luca Micarelli,
Dott. Alessandro Zanni,
Dott. Bruno Prugni,
Dott. Leonardo Marchigiani,
Dott.ssa Giordana Bellezza

Universita' di Perugia

Prof. Pialli,
Prof. Giorgio Minelli,
Dott. Mauro Foglietta,
Dott. Cristina Pauselli,
Dott. Federico Costanzo,
Dott.ssa P.T. Brunozzi,
Dott. J. Braun,
Dott. A. Frigeri)

CNR Roma

Dott. Gian Paolo Cavinato,
Dott.ssa Francesca Giardina,
Dott. Emiliano Di Luzio,
Dott. Mario Tozzi,
Dott. Alberto Di Ludovico,
Dott. Davide Scrocca

CNR Milano

Dott. Corrado Magistroni


ETH Zurich

Dr. Daniel Bernoulli


Free University of Amsterdam

Prof. Dr. Sierd Cloetingh
Prof. Dr. Dick Nieuwland


Stanford University

Prof. Dr. Atilla Aydin,
Dr. Brita Graham,
Dr. Marco Antonellini,
Dr. Fabrizio Agosta

Montpellier University

Prof. Jean-Pierre Petit,
Dott. Pascal Cortes,
Dott. Loïc Bazalgette

Universita' di Dublno

Prof. Dr. John Walsh
Dr. Chris Bonson

Hanno "studiato" Madonna della Mazza, valle Romana, LettoManoppello, valle Santo Spirito, Fara San Martino.

Secondo Wikipedia, il rapporto finale non e' mai stato diffuso pubblicamente.

I motivi per cui le estrazioni petrolifere sotto la Majella sono appetibili, secondo il consorzio, erano la facile accessibilita' della Majella alle infrastrutture stradali, le dimenzioni ottimali per l'attivita' estrattiva, l'esistenza di studi gia' esistenti eseguiti per la maggior parte dall'ENI-Agip nel corso degli anni.

Anche se avevo un po capito che qualcosa bolliva in pentola, io l'ho scoperto solo ora, sebbene siano quasi quattro anni che indago.

Hanno tenuto bene il segreto - lo sapevano fino in Francia, negli USA, a Dublino. Agli abruzzesi non e' stato dato l'onore di sapere niente.

Evviva Crescenzi, scienziato d'Abruzzo.
Evviva la scienza indipendente.

Tuesday, February 8, 2011

Gli "inviti" di Mario Rainone


Ma questo non sa ancora che all'epoca di internet le cose e' meglio farle seriamente? Roba da matti.

Oggi, con mia grande sorpresa, trovo un email di Rainone. Dice che:

ho avuto notizia che sul Suo blog ha manifestato, tra le altre cose, molte perplessità sull'organizzazione della Giornata di Studio che il Ce.R.-GEO ha deciso di organizzare sul Tema "Idrocarburi in Abruzzo".

Spero, pertanto, che Lei accolga questo invito a partecipare alla Tavola Rotonda prevista dopo le relazioni tecniche programmate, in modo da portare il Suo contributo alla discussione.

Le invio, in tal senso, l'ultima bozza del Programma della Giornata, restando a Sua completa disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento in merito.

La cosa interessante e' che - guarda caso - hanno cambiato la locandina del programma per "far vedere" che invitano una pluralita' di persone, inclusa me, la loro spina nel fianco.

Questa la prima versione della giornata, quando pensavano di potersela cantare fra loro.

Questa la versione dopo che ho mandato il comunicato stampa, denunciando gli inganni.
Mmmh!


Tutto questo non e' serio! A parte la locandina, ma che secondo lui io sono superman e magicamente arrivo in Abruzzo con 10 giorni di anticipo - a spese mia natuaralmente! - per partecipare alla sua tavola rotonda a porte chiuse?

Buoni soldi pubblici delle Universita'! Le conferenze SERIE si organizzano con mesi di anticipo. Ho gia' in fila convegni fino a Luglio 2011, programmati fin da Settembre 2010. Budapest, Buenos Aires, Ohio, Santa Barbara, Vancouver e Rio de Janeiro.

E poi, riguardo al petrolio sono abituata a parlare alla gente e con la gente, e non a fare inciuci dietro le quinte, con gente che di Abruzzo non sa niente, se non che sotto la Majella, sotto le nostre vigne, e dentro ai nostri mari c'e' il petrolio.

Rainone - con me lei casca male.

Thursday, May 28, 2009

Come pensa un petroliere: Pierluigi Vecchia


Leggendo il blog del gruppo che lotta in Brianza contro la petrolizzazione del parco del Curone mi imbatto nel limpidissimo pensiero di Pierluigi Vecchia, geologo, uno dei manager della Po Valley e dunque uno stipendiato dei petrolieri. Di lui avevo gia' parlato circa un anno fa qui. Riporto il suo pensiero come l'hanno trascritto gli amici del sito del parco del Curone, con le mie osservazioni di fisico, docente universitario e senza legame alcuno con l'industria petrolifera.

"Non sappiamo se troveremo la risorsa e in quali quantità fino a quando non facciamo il pozzo. Gli studi che facciamo a monte, così come quelli che abbiamo acquistato dall`ENI, sono di tipo indiretto. Finché non tocchiamo con mano il sottosuolo non possiamo sapere nulla".

Cosa vuol dire questo? Se si trivella e non si trova niente, si sara' soltanto deturpato un parco, se lo si trivella e si trova petrolio poi si chiedera' di estrarlo, no? L'intelligenza vorrebbe che uno DECIDE A MONTE: siamo disposti, come collettivita' ad accettare che questo parco venga trasformato in un campo petrolifero? Se la riposta e' si, allora si trivella e si osserva poi cosa offre il sottosuolo. Se si decide che la risposta e' no, allora NESSUN tipo di trivella deve essere usata, ne esplorativa ne permanente. Che senso ha trivellare per scoprire cosa c'e' sottoterra?

E' la strategia del carciofo cosi' cara a petrolieri di ogni tipo: inizano piano piano con un pozzetto, un'esplorazioncina, un indagine per il bene dell'umanita'. Poi, lentamente ma inesorabilmente, arrivano al cuore di cio' che vogliono: estrarre petrolio il piu' indisturbatamente possibile. Questa e' la stessa tattica che la Shell usa per la Majella, dicendo che a LettoManoppello vogliono solo studiare la conformazione geografica delle nostre montagne e vedere cosa c'e' nel sottosuolo per amore della conoscenza. E lo dicono pure con convinzione!

"Questo modello, semplicemente, ci porta a dire che è stato possibile individuare un oggetto di modalità e dimensioni tali da ipotizzare la presenza in quantità economicamente sfruttabili di idrocarburi".

E dopo? Se il petrolio c'e' che ne sara' del parco? C'e' lo puo' dire Mr. Vecchia? E se ci sara' bisogno del desolforatore, dove lo faranno? E gli oleodotti? E le strade di accesso? La raffineria di Trecate e' circa 50 km di distanza se non mi sbaglio, e io non sono cosi' sicura che il petrolio italiano, saturo di zolfo, una fanghiglia melmosa, corrosiva e di bassa qualita' possa essere trasportato su cosi lunghe distanze. In Basilicata stanno costruendo il secondo desolforatore a 20 km dal primo, perche' e' piu' conveniente averne un altro piuttosto che trasportare il petrolio su distanza di venti chilometri.

"Su 130 anni di pozzi fatti in Italia, per un totale di oltre 6000 siti, Trecate è l`unico che ha registrato un incidente di inquinamento ambientale rilevante. Perchè non si considerano i danni fatti da un`industria chimica o da una fabbrica di vernici? Ci sono attività industriali che passano molto più sotto silenzio rispetto alla nostra attività industriale".

Altro mito promosso da una informazione al bavaglio. Gli incidenti legati all'industria petrolifera sono comuni in Italia. In Basilicata i riversamenti di camion con petrolio sono all'ordine del giorno, la puzza di idrogeno solforato pervade tutta la provincia di Potenza, non si contano i siti inquinati, anche all'interno del parco nazionale della Val d'Agri. Ogni tanto si vedono vampate nere. Le estrazioni petrolifere hanno inquinato le falde idriche della zona, ad esempio la sorgente di Calvello o dell'Acqua dell'Abete che sono chiuse. L'ENI e' sotto processo per inquinamento ambientale in Basilicata. I giornali non ne parlano perche' l'Agenzia Giornalistica Italiana e' in mano all'ENI (la controlla al 100%), Lucia Annuniziata e' al soldo della stessa ditta che la paga 150,000 euro per scrivere su OIL e Ferruccio De Bortoli, del Corriere della Sera e' membro della fondazione Enrico Mattei.

Di Trecate, incidente del 1994, non si e' potuto tacere perche' la tragedia e' stata troppo grande, proprio come a Sarroch. La zona di Trecate, e' stata impraticabile agli agricoltori per piu di un decennio.

Il fatto che l'industria chimica faccia nefandezze anche lei, non significa che dobbiamo per forza accettare anche tutto il resto. Non stiamo giocando a chi fa piu' scempi sul territorio.

In Basilicata l'agricoltura e' scomparsa, il vino, i pomodori, l'insalata, i fagioli sono diventati di pessima qualita' dopo il petrolio. Lo riporta tutta la stampa lucana. Non so cosa ci sia dentro al parco del Curone, ma di certo le esalazioni dei pozzi bene non gli faranno. Si vivra' con la paura di esalazioni e di scoppi e tutto sara' reso secco dai vapori di zolfo, gli stessi che causano la pioggia acida. E' tutto gia' scritto.

Infine, ricordo che in interviste passate Mr Vecchia neppure sapeva cosa fosse Trecate, infatti faceva confusione con Tradate , che e' in provincia di Varese e non di Novara.


"È chiaro che agli enti coinvolti abbiamo detto che la tipologia di compensazioni ambientali cambierà a seconda se le prove estrattive sono positive o meno. Chiaramente se la presenza sul territorio della PoValley dovesse prolungarsi nel tempo la compensazione avrà un altro valore"
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Ecco, come sempre il tentativo di trovare il COMPROMESSO. Soldi in cambio di distruzione. Da come la vedo io, non ci sono somme di denaro che possano compensare la perdita di un cuore verde e della salute delle persone, per il beneficio di una ditta petrolfiera australiana.

"Perchè durante una riunione è uscito che già l`ENI una decina di anni fa aveva fatto una proposta simile e come geologo mi sono sentito di rispondere che si trattava di un`area ottimale".

Questa si commenta da sola. Certo che un parco e' ottimale per i petrolieri: non devi preoccuparti di espropri su vari appezzamenti privati, non devi preoccuparti di vicini, di case, di rumori, di strade anguste, di persone e puoi fare quello che vuoi in spazi aperti. Non per niente il posto piu' adatto per trivellare e' IL DESERTO. Un parco ideato a difesa e per il beneficio della gente dovrebbe essere protetto invece.

Infine, questo e' quello che Pierluigi Vecchia diceva in un altra intervista, sul perche' una ditta australiana voglia venire a bucare l'Italia:

"Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e AFFETTIVO"

Affettivo? Ma a chi vogliono darla a bere? Cara Po Valley, cara MOG, cara Petroceltic, cari petrolieri d'assalto: andate a dare il vostro affetto all'Australia, alla UK, all'Irlanda e lasciate stare in pace quel poco di sano che e' rimasto in Italia.

Monday, March 23, 2009

Sono le leggi contro l'Abruzzo petrolizzato che non esistono


E allora parliamo della conferenza stampa di ieri di Chiodi. Questo e' il racconto che ne fa Prima da noi, questi sono i commenti del blog apocalisse italia e di allegria di naufragi, a cui mi associo perche' dicono tutti cose intelligenti.

La prima cosa che spicca ai miei occhi e a quello degli altri bloggers e' che si continua ad insistere con le parole centro oli e MAI si parla di Abruzzo petrolifero, come se la questione fosse limitata ad Ortona. Chiodi mio caro la meta' dell'Abruzzo e' interessata dalle trivelle.

Perche' non si parla mai delle trivelle a Teramo? Sotto la Majella? A Vasto? O vogliamo fare una conferenza stampa per ogni localita' a potenziale petrolio? Non sarebbe meglio mettersi sotto a scrivere una legge per proteggere TUTTA LA REGIONE?

E poi, quale e' lo strumento che Chiodi intendera' utilizzare per far si che i petrolieri NON vengano in abruzzo? La democrazia si basa su LEGGI e non su promesse, chiacchere o fantasmi per fini strumentali e demagogici come le definisce lui.

Chiodi dice "Ho detto che il centro oli non si fa e non si fara'". Ma le democrazia NON SI PUO" BASARE SULLE PAROLE DI UNA PERSONA anche se questa persona e' il governatore. Mica siamo in una monarchia? In una democrazia si fanno leggi chiare, pulite e a difesa del popolo. Verba volant, scripta manent.

Notare poi che Chiodi dice che, seppur tradivamente, lui vorra' presentare il supporto alla legge regionale che a causa di Daniele Toto potra' essere dichiarata anti-costituzionale. Ma se vuole proteggere quella legge per davvero, che senso ha lottare per tenerla in vita fino al 31 dicembre 2009? Cosa vogliamo fare il primo gennaio 2010?

Perche' non parla di estendere quella legge? Di nuovo, non sarebbe meglio sedersi e capire come fare per allungarla fino al 2040? Questo e' quello che gli Abruzzesi chiedono a gran voce. Una moratoria seria che ci metta al riparo dai petrolieri a lungo termine. Tutto il resto sono chiacchere.

E poi, mi sorge il dubbio: Chiodi avrebbe davvero costituito la regione in maniera ufficiale se non ci fosse stato tutto il clamore di questi giorni? Non lo sapremo mai. Di certo continueremo a vigilare.

Altro appunto, Chiodi dice che il centro oli "Non e' piu nei piani dell'ENI". Questo mi ricorda le parole soavi di Fratino che lungo le strade di Ortona a Gennaio mi disse la stessa cosa.

Ma come fanno Chiodi e Fratino a sapere queste cose? L'ENI che io sappia non ha mai rilasciato dichiarazioni a proposito e in tutti i suoi siti aziendali continua a parlare di Miglianico come a potenziale entrata in funzione a meta' del 2009.

Chi glielo ha detto che l'ENI ha abbandonato i progetti petroliferi per l'Abruzzo? Perche' queste cose non sono state dette anche alla gente? Chiodi e Fratino hanno canali privilegiati con l'ENI? Cosa altro sanno Chiodi e Fratino che gli Abruzzesi non sanno?

E' per questo motivo che Chiodi continua a dire che il centro oli di Ortona non si fara' e che non si pronuncia sul petrolio in altre localita'? E se l'ENI cambia idea? E perche' i vigneti sono tutti stati uccisi? Misteri.

Daniela Stati e' ancora missing in action. Non fa un buon servizio al genere femminile, a mio avviso.

Da ultimo, le dichiarazioni di Mauro Febbo, che in passato mi ha gia' accusato di essere khomenista e terrorista, che nega il riscaldamento globale e che vuole gli inceneritori, sul fatto che

"Ci arrivano segnalazioni dai territori di disdette di prenotazioni turistiche soprattutto da turisti stranieri. Segnali negativi arrivano anche dall'export abruzzese: negli Stati Uniti pensano che il Centro Oli sia già attivo e per questo hanno ridotto la domanda di vino abruzzese. Un allarmismo ingiustificato che intendiamo combattere e debellare per il bene delle nostre aziende".

Non so se queste siano velate accuse a me, ad ogni modo, la colpa di questa eventuale perdita di immagine non e' di chi denuncia il malaffare all'estero, quanto invece di chi non si da fare in maniera sufficientemente urgente per evitare la petrolizzazione dell'Abruzzo.

L'unico modo di combattere e debellare tale immagine, caro Febbo non e' di passare le leggi dove si aumentano le royalties, mentre Toto va a far dichiarare anticonstituzionale la moratoria. Il modo vero di combattere questa immagine, ammesso che esista, e' di dare segnali chiari, e di scrivere nero su bianco, NO ALL'ABRUZZO PETROLIZZATO.

Nonostante tutte le parole, ufficialmente, il primo gennaio 2010, l'Abruzzo sara' un campo aperto per i petrolieri.

Occorrera' continuare a vigilare, e a non accontentarsi delle parole.

Wednesday, March 18, 2009

Federparchi o federpetrolio?


Gianfranco Giuliante e' il presidente (?) del Parco Nazionale della Majella. E' anche stato appena eletto all'unanimita' come vicepresidente nazionale di Federparchi.

Questo e' quello che Patrizio Schiappa, il segretario regionale di Ambiente e Vita (mai sentiti nominare!) dice di lui a Prima da Noi. Secondo Schiappa l'elezione di Giuliante rappresenta:

"il riconoscimento più evidente dell’eccellente lavoro svolto da Giuliante sia come dirigente apicale di “Ambiente e/è Vita” sia come Presidente del Parco Nazionale della Majella".

Notare l'uso di parole arzigorose e auliche. Un dirigente apicale mi fa pensare al lavoro diuturno del buon vecchio Remo Di Martino. Comunque, Schiazza continua dicendo che l'attivita' di Giuliante e' da sempre

"caratterizzata per l’attenzione rivolta ai criteri di gestione e salvaguardia delle aree protette."

Ah si? E dov'e' Giuliante nella lotta all'Abruzzo petrolizzato? E dov'e' la Federparchi, Ambiente e Vita, o Mr. Patrizio Schiazza a sporcarsi le mani con il popolo? Qualcuno li ha mai visti? Qualcuno li ha mai sentiti? Dov'e' e' l'attenzione di Giulinate per quella meta' d'Abruzzo che rischia di essere ingoiata dal petrolio? Ha mai aperto bocca per promuovere la salvezza della costa teatina? Per farsi promotore dell'instaurazione, perimetrazione sia di quel parco che di quello marino, a Cerrano, vicino a Pineto?

Ma lo sa Giuliante che la Shell sta cercando di andare a trivellare LettoManoppello? Lo sa che molti permessi estrattivi ricadono anche dentro il parco Nazionale della Majella? C'e' mai stato lui in Baslicata dove i pozzidi petrolio hanno inquinato le falde acquifere del Parco Nazionale della Val D'Agri?

Cosa fa Federparchi oltre alle belle parole e all'autocelebrazione di quanto siamo bravi e belli?

Ma Giuliante sa benissimo cosa fa: tace perche' non gliene importa un fico secco della natura e dell'Abruzzo. La poltrona e' l'unico ambiente che ama. In questa intervista infatti dice:

"Bisogna fare una scelta intelligente - che non soffra di un pregiudizio "ecologico" - e non si deve negare la necessità che i "pozzetti" vadano messi da qualche parte per poter vivere e lavorare tutti quanti".


Questo qui non sa cosa dice! La parola SCELTA significa che non puoi seguire due strade in conteporanea: o fai l'Abruzzo verde o fai l'Abruzzo minerario. Non ci sono alterantive. O vuoi la salute del parco o vuoi ci i 'pozzetti' dentro.

Caro Giuliante, non abbiamo necessita' di pozzetti o di scelte petrolfiere intelligenti. Abbiamo invece necessita' di amministratori istruiti, lungimiranti, innamorati della terra, della gente, della verita'. Abbiamo biosgno di uomini liberi, e non di gente ignorante. Abbiamo bisogno di gente che invece di rincorrere le ultime goccie di petrolio del pianeta, sappia guardare al futuro liberi dai giochi di potere, di politica e che sappia dire no ai tarallucci con petrolieri, cementificatori e affaristi di ogni genere. Il petrolio non porta lavoro, ma solo malattie e distruizione.

Arrivera' la fine di questa gente, e' inevitabile. Sono vecchi nelle apparenze, nei modi di fare, nelle idee. Sono vecchi e inutili. Gianfranco Giuliante, Nicola Fratino, Remo Di Martino, Daniela Stati, Mauro Febbo, Gianni Chiodi, Daniele Toto. A modo loro questa gente ha dimostrato nei fatti di volere l'Abruzzo petrolifero. Non meritano l'Abruzzo, sta a noi farglielo capire.

Ringrazio con affetto ed amicizia Lorenzo del blog Allegria di Naufragi che mi ha segnalato l'esistenza di questo personaggio e del suo amore per l'Abruzzo. Ecco il video del Presidente (?) del Parco Nazionale della Majella:

Monday, February 2, 2009

Il nuovo assessore all'ambiente: Daniela Stati


Ecco cosa le ho scritto. Spero che vogliate scriverle anche voi, e magari mettere in copia
cc al presidente Chiodi e al suo staff. Occorre che capiscano tutti che si tratta di un problema grave, che riguarda tutta la regione e che non si puo' continuare ad aspettare.

daniela.stati@regione.abruzzo.it,
presidente@giannichiodi.com
stampa@giannichiodi.com

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Gentile assessore Stati,

mi chiamo Maria Rita D'Orsogna, sono un fisico, ho 36 anni, sono abruzzese, ma da vari anni vivo e lavoro a Los Angeles dove sono docente universitario.

Le scrivo in merito alla questione della petrolizazione della nostra regione, un problema gravissimo che ci riguarda tutti: da Vasto a Teramo, e passando per l'entroterra: la Majella, LettoManoppello, Sulmona e Navelli sono tutte localita' dove l'industria petrolifera vorrebbe insediarsi.

Tutto questo e' assolutamente incompatibile con l'Abruzzo che conosciamo oggi. Se decidiamo di percorrerla, sara' una strada a senso unico, un processo che irreversibilmente peggiorera' il nostro territorio e la nostra salute.

Ci sono migliaia di articoli scientifici che mostrano come le attivita' estrattive e lavorative del petrolio peggiorino la qualita' della vita delle persone, la loro salute, quella del territorio e delle specie animali e vegetali. In particolar modo le emissioni tossiche derivanti dall'attivita petrolifera causano: danni ai polmoni, al sistema circolatorio, neurologico, alla pelle agli occhi, asma, edemi, aborti spontanei nelle donne, difetti al DNA, tumori, leucemie, linfomi e deformita' nei nascituri.

Le esperienze di Falconara, Busalla, Gela, Viggiano, Priolo, Augusta, Sarroch, Porto Marghera e Manfredonia, Cremona, Trecate e Mantova mostrano inequivocabilmente che in presenza di impianti petroliferi (pozzi e/o raffinerie di qualsiasi genere) i tumori di persone e bambini aumentano drasticamente, i terreni si impregnano di sostanze tossiche, l'agricoltura, il turismo e la pesca muoiono.

In Basilicata il petrolio ha distrutto l'agricoltura. Trovano traccie di idrocarburi nei vini, nel miele, nel bestiame, nelle persone. Il turismo e l'immagine della regione in generale e' in declino, l'emigrazione aumenta. Dal petrolio il popolo non ha avuto nulla e nulla e' stato salvato dalla furia petrolifera. Hanno persino impiantato 15 pozzi di petrolio all'interno dei parchi regionali, inquinando falde acquifere e terreni. Non possiamo permettere che questo accada anche da noi. Sarebbe uno schiaffo morale ai nostri nonni che hanno difeso la terra durante la guerra e ai nostri figli che hanno diritto ad una vita sana.

Spero vivissimamente che anche lei senta questo problema come uno dei piu' gravi della nostra generazione di cittadini abruzzesi. Spero altresi che lei ed il suo assessorato vogliate contrastare in maniera decisa, forte e senza tentennazione alcuna qualsiasi tipo di progettazione petrolifera, scellerata e inutile per l'Abruzzo.

In qualita' di assessore all'Ambiente, lei ha una grande responsabilita' in questo senso, e il futuro delle prossime generazioni di abruzzesi e' nelle sue mani. Come donna, e come mamma, spero che lei abbia a cuore il futuro della nostra gente e che si adoperi in tutti i modi per dire no all'Abruzzo petrolizzato e per dare ai nostri figli un Abruzzo piu' sano, piu' giusto, e non degradato, inquinato e tossico.

Da persona di scienza ho ritenuto di dover fare la mia parte ed ho visitato in lungo ed in largo l'Abruzzo, usando il mio tempo e a mie spese, facendo informazione scientifica, accurata ma comprensibile, riempendo lo scandaloso vuoto che quelli che l'hanno preceduta hanno creato.

Finora la regione Abruzzo come istituzione non ha fatto nulla per l'informazione concreta, organizzata e reale per i cittadini su questo tema. Spero che questo possa cambiare e che lei senta di potersi fare promotrice di eventi e manifestazioni a livello regionale per continuare a sensibilizzare la popolazione ed in supporto, anche materiale, alle decine e decine di associazioni sorte sul territorio per proteggerlo.

Se desidera maggiori informazioni a proposito, sono disposta a mandarle tutta l'informazione che ho raccolto in questi mesi.

Non vivo in Abruzzo, e il mio futuro quasi certamente si svolgera' lontano dalla mia terra d'origine. Ho dedicato a questo tema molti mesi ormai, con duro lavoro e impegno costante.
Il tutto solo perche' da persona di scienza so che quello ci si prospetta e' molto grave ed io sento l'urgenza fortissima e irrestibile di lavorare per difendere e migliorare il posto da dove vengo anche se non mi e' dato di poterci vivere.

Spero che lo stesso sentimento animi anche lei, e che possa abbracciare questa causa con tutta la passione che ha.

Grazie,

MRD

Saturday, October 4, 2008

Il petrolio e la Majella


L'altro ieri mi e' arrivato un comunicato Ansa dove si dice che alcuni illutri geologi di Camerino, sotto la guida di tale Emanuele Tondi che e' al soldo dell'ENI e della Shell Italia fin dal 1998, hanno deciso di studiare le falde e le fratture del nostro sottosuolo per indagare il loro contenimento di petrolio e gas.

Sembrerebbe uno studio innocente, fatto per amore della conoscenza. Loro stessi pero' dicono che tutto questo nasce dal fatto che a LettoManoppello, che fra l'altro fa parte del Parco Nazionale della Majella, c'e' una sorta di giacimento di idrocarburi a cielo aperto, dove il bitume affiora sulla superficie e che dunque diventa appetibile
per l'esplorazione petrolifiera. E visto che Emanuele Tondi ed i suoi amici sono pagati esclusivamente da ditte petrolifere per questo progetto si capisce anche perche' ci sia questo desiderio di conoscere meglio il sottosuolo abruzzese.

Il bitume e' un composto petrolifero melmoso, fatto di idrocarburi pesanti e ricco di impurita'. Insomma, anche questo petrolio di bassissima qualita', tant'e' che viscoso com'e', in genere ci si fa l'asfalto e non la benzina. A causa pero' dell'aumento dei prezzi del petrolio, almeno secondo wikipedia, raffinare il bitume e' diventato economicamente redditizio: "upgrading bitumen to synthetic crude oil has become highly profitable". Dunque l'assalto a qualunque cosa rassomigli vagamente al petrolio, e dunque l'assalto anche alla Majella, ad un parco naturale, alla Madonna di LettoManoppello.

Di questo giacimento se ne sapeva gia' dai tempi degli antichi romani. Come riporta l'ENI, le prime ditte petrolifere italiane volevano usarlo gia' nel 1868 a scopi commerciali. Dovettero desistire perche' la loro idea era di raffinarlo a Grottammare, nelle Marche, ma la popolazione locale si ribello' a causa delle forti puzze ed esalazioni sulfuree. Guarda caso. Da allora non se n'e' fatto piu' niente perche' era piu conveniente compralo all'esterno il petrolio piuttosto che raffinare il bitume. Cioe' questo tipo di petrolio faceva schifo nel 1868, e fa schifo ancora adesso. Ci si ribello' allora, ci ribelleremo anche adesso.

Qualcuno dira' ma se affiora in superficie, tanto vale usarlo. No invece, se affiora e' un fenomeno naturale, limitato in estensione, periodico nel tempo. Usarlo significa invece scavare vari chilometri in profondita', cacciare dalle viscere della terra chissa quanta altra robaccia e poi costruire oleodotti, raffinerie e tutta l'infrastruttura necessaria. Tutto questo nella nostra bianca Majella e per dare soldi all'ENI, alla Shell e ai tizi di Camerino. Molto meglio lasciarlo li dove si trova questo bitume e considerarla una eccentrica conformazione geologica. LA MAJELLA E' UN PARCO NATURALE, NON UN CAMPO PETROLIFERO!

Anche a Los Angeles esiste una cosa del genere, si chiama La Brea Tar Pits. Pensarono anche qui (nel 1890!!) di estrarre il petrolio e di usarlo, ma l'idea venne ben presto abbandonata perche' Los Angeles, citta' ricchissima di petrolio decise di darsi un altro tipo di sviluppo. Oggi del La Brea Tar Pits ne hanno fatto un museo, perche' ogni tanto, alcuni animali cadevano nel bitume e si sono fossilizzati. Il museo contiene fossili animali e vegetali giunti quasi intatti dall'era glaciale. Forse non e' redditizio come un campo di petrolio, ma a suo modo gli americani hanno trovato un modo sano per far diventare il bitume una fonte di ricchezza.

Dimenticavo, gli illustri scienziati di Camerino, hanno scritto nel loro progetto che organizeranno visite giudate per "gli esperti delle ditte petrolifere". Degli Abruzzesi, della Majella, di LettoManoppello e dei suoi abitanti neppure una parola.

Mi chiedo se questi studi siano legali, viste le leggi regionali in materia che vietano esplorazioni petrolifere, e se non sia il caso che qualche avvocato lo potesse far presente ad Emanuele Tondi e ai suoi amici pagati dalla Shell Italia e qui sotto elencati:

Fabrizio Agosta
Mauro Alessandroni
Giovanni Deiana
Chiara Invernizzi
Anna Mancinelli
Luciano Misici
Pietro Paolo Pierantoni
Vincenzo Spina

Evviva la scienza indipendente.