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Saturday, October 4, 2008

Il petrolio e la Majella


L'altro ieri mi e' arrivato un comunicato Ansa dove si dice che alcuni illutri geologi di Camerino, sotto la guida di tale Emanuele Tondi che e' al soldo dell'ENI e della Shell Italia fin dal 1998, hanno deciso di studiare le falde e le fratture del nostro sottosuolo per indagare il loro contenimento di petrolio e gas.

Sembrerebbe uno studio innocente, fatto per amore della conoscenza. Loro stessi pero' dicono che tutto questo nasce dal fatto che a LettoManoppello, che fra l'altro fa parte del Parco Nazionale della Majella, c'e' una sorta di giacimento di idrocarburi a cielo aperto, dove il bitume affiora sulla superficie e che dunque diventa appetibile
per l'esplorazione petrolifiera. E visto che Emanuele Tondi ed i suoi amici sono pagati esclusivamente da ditte petrolifere per questo progetto si capisce anche perche' ci sia questo desiderio di conoscere meglio il sottosuolo abruzzese.

Il bitume e' un composto petrolifero melmoso, fatto di idrocarburi pesanti e ricco di impurita'. Insomma, anche questo petrolio di bassissima qualita', tant'e' che viscoso com'e', in genere ci si fa l'asfalto e non la benzina. A causa pero' dell'aumento dei prezzi del petrolio, almeno secondo wikipedia, raffinare il bitume e' diventato economicamente redditizio: "upgrading bitumen to synthetic crude oil has become highly profitable". Dunque l'assalto a qualunque cosa rassomigli vagamente al petrolio, e dunque l'assalto anche alla Majella, ad un parco naturale, alla Madonna di LettoManoppello.

Di questo giacimento se ne sapeva gia' dai tempi degli antichi romani. Come riporta l'ENI, le prime ditte petrolifere italiane volevano usarlo gia' nel 1868 a scopi commerciali. Dovettero desistire perche' la loro idea era di raffinarlo a Grottammare, nelle Marche, ma la popolazione locale si ribello' a causa delle forti puzze ed esalazioni sulfuree. Guarda caso. Da allora non se n'e' fatto piu' niente perche' era piu conveniente compralo all'esterno il petrolio piuttosto che raffinare il bitume. Cioe' questo tipo di petrolio faceva schifo nel 1868, e fa schifo ancora adesso. Ci si ribello' allora, ci ribelleremo anche adesso.

Qualcuno dira' ma se affiora in superficie, tanto vale usarlo. No invece, se affiora e' un fenomeno naturale, limitato in estensione, periodico nel tempo. Usarlo significa invece scavare vari chilometri in profondita', cacciare dalle viscere della terra chissa quanta altra robaccia e poi costruire oleodotti, raffinerie e tutta l'infrastruttura necessaria. Tutto questo nella nostra bianca Majella e per dare soldi all'ENI, alla Shell e ai tizi di Camerino. Molto meglio lasciarlo li dove si trova questo bitume e considerarla una eccentrica conformazione geologica. LA MAJELLA E' UN PARCO NATURALE, NON UN CAMPO PETROLIFERO!

Anche a Los Angeles esiste una cosa del genere, si chiama La Brea Tar Pits. Pensarono anche qui (nel 1890!!) di estrarre il petrolio e di usarlo, ma l'idea venne ben presto abbandonata perche' Los Angeles, citta' ricchissima di petrolio decise di darsi un altro tipo di sviluppo. Oggi del La Brea Tar Pits ne hanno fatto un museo, perche' ogni tanto, alcuni animali cadevano nel bitume e si sono fossilizzati. Il museo contiene fossili animali e vegetali giunti quasi intatti dall'era glaciale. Forse non e' redditizio come un campo di petrolio, ma a suo modo gli americani hanno trovato un modo sano per far diventare il bitume una fonte di ricchezza.

Dimenticavo, gli illustri scienziati di Camerino, hanno scritto nel loro progetto che organizeranno visite giudate per "gli esperti delle ditte petrolifere". Degli Abruzzesi, della Majella, di LettoManoppello e dei suoi abitanti neppure una parola.

Mi chiedo se questi studi siano legali, viste le leggi regionali in materia che vietano esplorazioni petrolifere, e se non sia il caso che qualche avvocato lo potesse far presente ad Emanuele Tondi e ai suoi amici pagati dalla Shell Italia e qui sotto elencati:

Fabrizio Agosta
Mauro Alessandroni
Giovanni Deiana
Chiara Invernizzi
Anna Mancinelli
Luciano Misici
Pietro Paolo Pierantoni
Vincenzo Spina

Evviva la scienza indipendente.