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Friday, March 9, 2012

Lettera ai vescovi di Basilicata - parte prima


Cronistoria: il primo invio di lettere in forma cartacea da parte mia verso i 5 vescovi di Basilicata - Agostino Superbo, Vincenzo Orofino, Giovanni Ricchiuti, Gianfranco Todisco, Salvatore Ligorio- e' stato verso la meta' di Aprile del 2011.



Non ho ricevuto risposta alcuna.

In seguito ho mandato ai vescovi di Basilicata questo email che ora rendo pubblico, in Giugno 2011. Mi rispose solo uno di loro.

La prossima puntata sara' la lettera finale, di questi giorni.

Come gia' detto, non sono nessuno ma non posso accettare che la chiesa stia zitta di fronte a questo scellerato raddoppio lucano e alla devastazione ENI, Total e ora anche Shell.

Questo e' il mio tentativo di ricordare loro che hanno delle responsabilita' morali e che il silenzio non e' accettabile.

Il cristianesimo - quello che hanno insegnato a me almeno - e' per i deboli, e' per la vita, e' per la giustizia. Non e' per i prepotenti, per la paura e per il silenzio.

E no, non sono anticlericale. Sono solo una che vuole che la parole vadano di pari passo con i fatti. Altrimenti il vangelo e' solo una favola.

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Los Angeles, 7 Giugno 2011

Gentile Vescovo,

Mi chiamo Maria Rita D'Orsogna, sono un fisico, ho 38 anni e sono professore associato in matematica applicata in una Universita' Californiana. Da vari anni mi adopero per evitare che l'Abruzzo e per quanto mi e' possibile altre regioni d'Italia si trasformino in un enorme campo di petrolio, come purtroppo gia' accaduto in Basilicata.

Le ho scritto circa un mese fa via posta cartacea per chiederle un intervento della chiesa di Basilicata sul tema delle estrazioni petrolifere nella sua regione.

Saro' molto schietta. Io trovo che sia semplicemente inaccettabile che la Chiesa di Basilicata non abbia nulla da dire riguardo alla questione petrolio, quando ogni santo giorno ci sono notizie di incidenti, sversamenti, proposte di raddoppiare le estrazioni, campi inquinati, persone che si sentono male, aumenti di malattie, laghi inquinati, pesci morti e sorgenti chiuse.

Da cattolica praticante sono letteralmente scandalizzata e mi vergogno profondamente di questo silenzio assordante che nulla ha a che fare con lo spirito piu' autentico del Vangelo, che e' fatto di impegno, di voglia di difendere gli indifesi, di mercanti scacciati dal tempio, di posizioni prese anche quando sono scomode.

Qui non si tratta di ambientalismo fine a se stesso, di posizioni ideologiche, di destra o di sinistra.

Qui si tratta della vita delle persone, quella stessa vita di cui la chiesa, a parole, dice di essere difenditrice. Ma la vita non e' solo la lotta all'aborto o all'eutanasia o alla pillola anticoncezionale.

La vita e' anche tutto quello che c'e' in mezzo il nascere e il morire. La vita e' fatta di aria che si respira, di cibo che si mangia, di acqua che si beve, di speranze per un futuro migliore, di giustizia sociale per tutti.

In Basilicata, in Val d'Agri, l'ENI ha distrutto tutte queste cose e non ci sono mezze parole per dirlo.

La chiesa d'Abruzzo ha avuto il coraggio di pronunciarsi contro le estrazioni petrolifere, per via dell'intera Conferenza Episcopale d'Abruzzo e di Molise, ed e' stata da sempre al fianco dei cittadini nella lotta al petrolio e alla costruzione di un Centro Oli del tutto simile a quello di Viggiano. Anche la diocesi di Termoli e di Larino si e' espressa contro le trivellazioni nel mare Adriatico.

Perche' invece la chiesa lucana tace da 15 anni a questa parte?

Di cosa si ha paura? Sono i petrolieri, gli affaristi e i politici collusi che dovrebbero avere paura, e non la chiesa.

La gente ha fame di una chiesa attiva, che si sporchi le mani con i loro problemi reali, calati nel concreto, proprio come Gesu, che prima di predicare dava da mangiare alla gente e li curava dalle malattie.

Ecco, mi auguro che la chiesa di Basilicata possa finalmente prendere posizioni nette e schierarsi contro l'ulteriore distruzione della regione perche' sono in arrivo altri pozzi, altri centri oli, altri parchi violati nell'assenso apatico della quasi totalita' della classe politica di Lucania.

Mi auguro che la Chiesa di Basilicata possa lavorare in difesa della vita vera e al fianco di tutti quelli che da anni si adoperano per una Basilicata migliore, finora lasciati troppo soli.

Ecco qui la chiesa d'Abruzzo e di Molise:

Qui

Qui

Qui

Qui

MRD

Wednesday, September 21, 2011

La mente offuscata del ragionier Mauro Febbo.



Mi chiedo se quest' uomo si renda conto delle scemenze che dice. Ora viene fuori con questa idea del... "Parco ad Isole"!

E cos'e' questo "Parco ad Isole"?

In poche parole, il concetto di Febbo e':

Prendiamo le riserve che gia' ci sono e la pista ciclabile dell'ex trattato ferroviario, (ancora da realizzare!) e le chiamiamo "Parco ad Isole" collegate dal "Corridoio Ecologico" e voila' ecco fatto il Parco, facile facile.

Ma ... cosa succede a tutto quello che c'e' in mezzo a queste riserve-isole a macchia di leopardo?

Ma e' ovvio: il far west ambientale - tutti possono fare quel che gli pare ... villette, ecomostri, cemento e palazzinari!!

Dieci anni e cotanta scienza per arrivare a questa folle idea!!

Infatti secondo Febbo tutto quello che e' fuori dalle riserve dovrebbe essere designato come

"valorizzazione e rigenerazione del paesaggio agricolo costiero"

in una parola... VILLETTE e CEMENTO per tutti!

Ma allora a che serve il nome di parco? Non facciamolo per niente no? Le aree protette gia' ci sono!

E qui continua l'inganno, perche' ovviamente se la chiami "villetta nel Parco Nazionale della Costa Teatina" il prezzo e' uno, se la chiami "villetta lungo il litorale cementificato" il prezzo e' un altro, molto meno!

In piu' dopo la figura barbina fatta a Roma dove il Ministero gli ha detto "o perimetri o perimetriamo noi", Febbo e i suoi compari regionali hanno capito che dovevano proporre qualcosa e cosi' ecco il folle "Parco ad Isole".

Ovviamente il Parco porta con se soldi: che ci facciamo con questi soldi nel "Parco ad Isole"? Hanno pensato pure a questo: certo, li investiamo per la speculazione edilizia, per riconversioni di casolari a palazzine, e addirittura per riconversione industriale lungo il litorale in modo da

"non compromettere le attività socio-economiche attuali e future"

.. specie la parte economica, eh! E magari dentro la riconversione industriale ci mettiamo pure una bella raffineria, eh? Conoscendoli faranno passare di tutto sotto il nome di "riqualificazione".

Questa l'idea di Febbo, e di tutti quegli intelligentoni che siedono alla regione.

La chicca e' da parte di Gianfranco Giuliante, che quando era il presidente del Parco Nazionale della Majella, e in riferimento alle estrazioni di petrolio disse

"Bisogna fare una scelta intelligente - che non soffra di un pregiudizio "ecologico" - e non si deve negare la necessità che i "pozzetti" vadano messi da qualche parte per poter vivere e lavorare tutti quanti".

Questo per mostrare il modo di pensare di chi prende decisioni per noi. Ora invece in merito al Parco Nazionale della Costa Teatina lo stesso Giuliante dice:

"gli ambientalisti vogliono mantenere per sempre le norme di
salvaguardia"


Scusi, ma non sarebbe questo lo scopo di ciascun scellerato politico che siede alla regione, Febbo e Giuliante compresi? preservare quello che di buono abbiamo a godimento delle generazioni future?

O visto il suo modo di pensare, lei intende valorizzare la costa e il futuro di questa regione con "pozzetti" e "raffineriuccie" e "centri olietti a mare"?

E poi, caro Giuliante, la smetta di demonizzare questi cattivi "ambientalisti" - non siamo altro che cittadini innamorati del nostro territorio. La colpa di tutta questa impasse non e' nostra, ma di voi amministratori del 1960 e la regione in primis che non riesce a presentare UNA PROPOSTA DECENTE sul parco.

Ma dove mai si e' visto che sono le associazioni di gente volontaria e che lavora a gratis a dovere scrivere queste proposte di perimetrazione che facciano senso?


Non votiamoli piu', non serve gente cosi, e' solo deleterio per questa regione, per i nostri desideri, per il nostro futuro, per i vostri figli.


Fonte: Costituente per il Parco della Costa Teatina

Saturday, April 9, 2011

Vogliamo il Parco!


Dedicato ai seguenti politici d'Abruzzo

Mauro Febbo, Assessore delle politiche agricole,
Gianfranco Giuliante, Assessore alla valorizzazione del territorio,
Enrico Di Giuseppantonio, Presidente della Provinicia di Chieti

Forse non molti sanno che da un po di tempo esiste un gruppo di cittadini che stanno cercando di lavorare tutti assieme per - finalmente! - perimetrare il Parco della Costa teatina. E' una iniziativa bella, fatta dal basso, con gente che lavora gratis e per amore.

Il gruppo sta cercando di contattare tutti i sindaci, ad uno ad uno, dei territori e dei comuni coinvolti per incontri e per stabilire regole e confini. Soprattutto per speigare loro che il parco e' risorsa, e' ricchezza, e' sviluppo sano e sostenibile che ci permettera' di attrarre visitatori e di porre delle basi, io credo, per una ricchezza diffusa.

Non piu' nelle mani di Confindustria, palazzinari e petrolieri a cui interessa solo il fatturato personale, ma nelle mani nostre, della gente.

A chi non piacerebbe vedere l'ex tracciato ferroviario trasformato in un parco e non in un repositorio di villette? Montesilvano e Francavilla sono esempi morti di cemento sul mare che possiamo evitare ancora. Per non parlare del fatto che il parco della Costa teatina ci proteggerebbe un po di piu' dal petrolio e dagli affaristi di turno.

A New York hanno trasformato in un parco urbano l'ex ferrovia sopraelevata sui cieli di Manhattan, grazie a gente normale. Possiamo farlo anche noi!

A chi volesse fare qualcosa di buono suggerisco di attivarsi nei propri comuni di residenza per parlarne, per creare opinione, per incoraggiare i sindaci a non avere paura, a dire Vogliamo il Parco!

Dieci anni di attesa sono troppi. Sono passati sindaci, elezioni, giunte di destra e di sinistra, promesse vuote. Nessuno e' stato capace o ha voluto fare questo parco.

Ora dunque, tocca a noi.

Ecco la lettera che il coordinatore del gruppo, Lino Salvatorelli, ha mandato agli uffici regionali,
inclusi Mauro Febbo, Gianfranco Giuliante, Enrico Di Giuseppantonio chiedendo loro di includere i cittadini nelle decisioni.


Condividete su Facebook, mandate ai politici che hanno pagine li, o ai loro email.

A chi volesse partecipare in maniera attiva, qui c'e' la pagina facebook del Parco, dove si possono contattare tutti gli interessati.

Siamo in tempo di elezioni, usiamole per le cose che ci stanno a cuore e quando i politici hanno paura di perdere le poltrone.

Mettiamoli alle strette.

Grazie a Lino Salvatorelli, Valentina di Stefano, Ines Palena, Nicola Tinaro, Fabrizia Arduini, Andrea Natale, Assunta di Florio e tutti gli altri.

Saturday, August 21, 2010

Gianfranco Rotondi a Pineto



Di tutti gli incontri dell'estate quello piu' bizzarro e' stato quello di Pineto, in data 16 Agosto 2010.

Era il giorno prima di partire, ero molto stanca, e un po tesa prima di parlare. Erano presenti oltre me, il sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, il presidente della riserva marina della Torre del Cerrano, Benigno D'Orazio, il ministro per l'attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, e Andrea Bernaudo, consigliere della regione Lazio e presidente del comitato di Via Liguria di Pineto e l'avvocato Tommaso Navarra.

L'incontro si e' svolto alle 10:30 di mattina, vicino al mare. Ero tesa perche' non ci sarebbero state le trasparenze e non mi piace parlare senza. Mi piace far riferimento a numeri e dati, far vedere le immagini e far si che a parlare siano i dati e non me. Ma non e' stato possibile usarle
e cosi mentre gli altri parlavano cercavo di pensare al filo logico del mio discorso venturo.

Tra i dettagli che mi sono rimasti piu' impressi e' che il ministro e' arrivato con un ora di ritardo, il che non e' indice di gran rispetto per chi ti ascolta. Non si e' nemmeno scusato e invece di venire subito a parlare e ad ascoltare, si e' messo a parlare alle telecamere di Rai3.

Ricordo anche di avere chiesto al moderatore - Andrea Bernaudo - per ben due volte di aprire al pubblico di fargli fare le domande, di chiedere, di rendere il tutto partecipato. Si e' rifiutato, non so perche'.

Un altra cosa che ho notato e' l'incessante giocare di tutti con il telefonino. A scuola io li vieto perche' e' indice di maleducazione e di distrazione controllare messaggini e suonerie mentre si fa lezione. Anche qui avrebbero dovuto essere spenti e tenuti in tasca.

Poi e' venuto il mio momento di parlare, e nei miei 15 minuti ho detto le cose che dico sempre, ho presentato un po di numeri, e ho detto che non si deve mai arrivare a compromessi con le multinazionali del petrolio, perche' sono troppo grandi e una volta che arrivano non se ne vanno piu'. Fanno sempre cosi, dicono A e poi invece vogliono tutto l'alfabeto.

Ho detto che un territorio deve scegliere UNA vocazione e seguirla, perche' non si puo' essere tutto per tutti in tutte le occasioni. Se siamo il turismo di Pineto, non possiamo essere le piattaforme a mare della Petroceltic. Ho parlato del decreto Prestigiacomo e del fatto che 9 o 10 km non cambia niente e che occorrebbe un provvedimento molto piu serio di questo.

Ho detto che l'Italia e' il nostro paese e sta a noi cittadini darci da fare, per il petorlio, ma anche per tutto il resto. Credo di essere stata la stessa di sempre, ministro o non ministro.

Dopo il mio discorso, e' toccato a Rotondi. In tutta sincerita' non ricordo perfettamente tutto cio' che abbia detto, ma mi ero presa un po di appunti per poter poi controbbattere alle sue affermazioni. Piu' che altro, l'impressione che ho portato via io e' che il suo sia stato un politichese inconcludente.

Ha detto che ama Pineto, ma che lui non puo' entrare nel merito di altri ministeri.

Io volevo dirgli: allora lei si impegna a far venire qui la Presitgiacomo cosi' possiamo dire a lei del nostro no alle trivelle? E anche se non e' il suo ministero, lei e' favorevole o no alle trivelle lungo la riviera abruzzese? Puo' dirlo anche alla Prestigiacomo e magari a quelli di Assomineraria? Come si fa fra amici, magari e anche solo a titolo personale. Neanche io posso entrare nel merito del ministero dell'ambiente, ma la mia opinione la dico, chiara e forte. Non vuole fare lo stesso anche lei?

Ha detto che occorre avere il coraggio di parlare di nucleare.

Peccato che il tema era il petrolio. Troppo facile parlare di nucleare senza avere detto niente del petrolio. Avrei voluto anche controbbattere che l'Italia ancora non sa dove mettere la monnezza tossica pre-1987 e che ha pure cercato di mollarla allo Utah che gli ha detto, no grazie, tenetevela voi.

Ha detto che puo' darsi che i pozzi non si facciano perche' le probabilita' di trovare petrolio sono basse.

Ma che significa? Non devono essere le compagine petrolifere a decidere se il petrolio che c'e' ne valga la pena o no. SIAMO NOI a doverlo decidere! E a priori. Il mare e' nostro, e non della Petroceltic.

Infine, la cosa piu' disturbante per me, che sulla questione petrolio, secondo il ministro, occorre MEDIARE MEDIARE MEDIARE.

E che significa mediare in questo caso? Un po di buchi si, tanti no? Un po di veleni si, tanti no? Pineto si e Giulianova no? Ortona si e Bomba no? Dove va lui in vacanza no, e altrove si? Questo attegiamento alla Ponzio Pilato, senza esporsi troppo non va mica bene. Sa tanto del tiriamo a campare. Come detto sopra, non e' possibile mediare con i petrolieri, perche' la mediazione inizia con la parola si. E una volta che gli dici si, e' la tua fine, come dimostrano la Basilicata e tutte le comunita' petrolizzate d'Italia e del mondo.

Aldo Moro, da cui ha preso quelle parole, si stara' rivoltando nella tomba.

Alla fine mi ero pure preparata le risposte, i commenti. La platea sono sicura che avrebbe voluto dire, partecipare, DIALOGARE. Invece siamo stati tutti zittiti perche' Bernaudo ha preso il microfono e ha detto che l'incontro era finito. Io sono rimasta a bocca aperta e fra me e me pensavo alle riunioni di qui, dove i politici non avrebbero potuto scampare le domande della gente e perche' no, anche le critiche se meritate.

Alla fine, il ministro non ha detto niente, non si e' preso nessun impegno, e' andato al TG3. Bernaudo ha chiuso tutto soddisfatto per la buona uscita del pomeriggio e poi siamo andati a berci l'aperitivo.

Non e' cambiato niente, e dove eravamo, siamo.

Anzi no, il ministro ora sa quanto la gente d'Abruzzo sia contraria al petrolio, e sa che non sara' una cosa buona ne per Pineto, ne per l'Abruzzo, ne per l'Italia. E quale che sia il suo ministero, in coscienza sua, non potra' dire di non avere saputo.

Ora che sa, la scelta se fare o no sta a lui e alla sua coscienza.

Monday, May 18, 2009

Moratti: l'Inter e i morti di Sarroch


Abbiami gia' parlato su questo blog della raffineria Saras che sorge in provincia di Cagliari, in una cittadina di nome Sarroch. La Saras e' di proprieta' di Massimo e Gianfranco Moratti, che in questi giorni sono un po' piu' felici perche' l'Inter ha vinto lo scudetto.

I post sono qui, qui e qui. Peccato che parte dei fondi con cui i Moratti finanziano i loro acquisti di calciatori provengono da questo stabilimento di morte dove non vengono fatte migliorie da anni. Anche qua, pecunia non olet.

Il regista sardo-leccese, Massimiliano Mazzotta ha realizzato un film di un ora circa in cui mostra come si vive a Sarroch. Il trailer di OIL e' riportato alla fine di questo post. Mazzotta se l'e' autoprodotto e cerca di sensibilizzare il piu' possibile il resto d'Italia sulle schifezze che l'elegante famiglia Moratti fa in Sardegna da anni, nel silenzio generale. Mutazioni del DNA, pesci con due teste, gente di trenta o quaranta anni che muore di tumori e leucemie senza aver mai fumato e senza particolari storie di cancro in famiglia.

Venerdi' 15 Maggio questo filmato doveva essere proiettato da una associazione studentesca a Cagliari, chiamata Pesa.

Gli avvocati Saras ANGELO LUMINOSO e GUIDO CHIESA MIGLIOR hanno pero' chiesto in via urgente di sequestrare il filmato, una condanna per Mazzotta, il risarcimento dei danni e la restituzione di materiale utilizzato per la produzione del film.

I rappresentanti dei due fratelli Moratti dicono che si devono eliminare dal film le immagini dei funerali di un operaio di 31 anni che lavorava vicino alla Saras, perche' sono alternate a quelle di Massimo Moratti che sorride. Dicono anche che i quattro dirigenti che hanno accettato di parlare dell’impianto di Sarroch davanti alla telecamera non hanno dato il loro assenso per iscritto. Infine, dicono che non e' censura ma una contromossa legale per limitare i danni d’immagine che il documentario potrebbe provocare.

Danno d'immagine, eh? E i danni della salute di chi e' costretto a respirare fumi di idrogeno solforato tutti i santi giorni? So che loro diranno che e' tutto a norma di legge, ma le norme di legge in Italia non sono minimamente fatte per proteggere le persone, non quando l'OMS dice 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e la legge Italiana lascia ai petrolieri emettere 30ppm!

Per ora il giudice non ha rilevato alcun contenuto diffamatorio e Mazzotta continua a proiettare il suo filmato. In precedenza pero' OIL e' stato censurato da Sky: gli avevano detto che lo avrebbero proiettato in alcune date ben precise e poi il filmato non e' mai andato in onda, senza spiegazioni, senza rimandi ad altre date.

Sky appartiene all'australiano Rupert Murdock. Letizia Moratti per un anno e' stata l'amministratore delegato della Sky Europa, nel 1999. Non so se le due cose possano essere collegate, ma di certo alla famiglia Moratti non mancano modi per arrivare a Sky.

La storia si ripete - appena il cittadino medio si risveglia dal suo torpore, parte l'impeterrita macchina delle multinazionali, che ti devono schiacciare con tutta la loro potenza. I Moratti contro un giovane regista in Sardegna, l'ENI che si mette sotto casa dei contadini in Abruzzo per intimidirli a vendergli le terre.

Come il decreto legge 1195 di ieri, come le mille altre denuncie che abbiamo fatto in questi mesi, nessuno si scandalizzera' mai della storia di Mazzotta, che vincano o che non vincano i Moratti.

Il bello e' che Mazzotta nemmeno chiede che la Saras venga chiusa ma solo che

le misure di sicurezza della pratica quotidiana, che impediscono alla più grande raffineria d’Europa o meglio al grande polo petrolchimico del sud ovest della Sardegna, di inquinare meno, produrre meno tumori e meno malattie respiratorie, essere in grado, anche attraverso strutture sanitarie adeguate - da tempo si parla di costruire un piccolo ospedale - di monitorare la salute di operai e abitanti.

Si tratta solamente di buonsenso, di amore per il tuo prossimo, di voler fare il bene per i piu' deboli. Tutto questo da parte di una delle famiglie piu' ricche d'Italia. Penso ai ricchi americani,
Bill Gates, William Buffett, Eli Broad della generazione attuale: tutta gente che alla fine della propria carriera ha regalato i propri soldi per il bene della collettivita' ad associazioni benevole. In Italia i Moratti non possono neppure ammodernizzare la loro raffineria. Neanche questo. Devono risparmiare fino all'ultima lira sulla pelle della gente.

A volte mi sembra che questo paese non abbia piu' speranze, dai troppi egoismi individuali alla grettezza della quasi totalita' della classe politica. E' l'amore che ci manca.



Fonti: La nuova Sardegna, La nuova Sardegna 2

Wednesday, March 18, 2009

Federparchi o federpetrolio?


Gianfranco Giuliante e' il presidente (?) del Parco Nazionale della Majella. E' anche stato appena eletto all'unanimita' come vicepresidente nazionale di Federparchi.

Questo e' quello che Patrizio Schiappa, il segretario regionale di Ambiente e Vita (mai sentiti nominare!) dice di lui a Prima da Noi. Secondo Schiappa l'elezione di Giuliante rappresenta:

"il riconoscimento più evidente dell’eccellente lavoro svolto da Giuliante sia come dirigente apicale di “Ambiente e/è Vita” sia come Presidente del Parco Nazionale della Majella".

Notare l'uso di parole arzigorose e auliche. Un dirigente apicale mi fa pensare al lavoro diuturno del buon vecchio Remo Di Martino. Comunque, Schiazza continua dicendo che l'attivita' di Giuliante e' da sempre

"caratterizzata per l’attenzione rivolta ai criteri di gestione e salvaguardia delle aree protette."

Ah si? E dov'e' Giuliante nella lotta all'Abruzzo petrolizzato? E dov'e' la Federparchi, Ambiente e Vita, o Mr. Patrizio Schiazza a sporcarsi le mani con il popolo? Qualcuno li ha mai visti? Qualcuno li ha mai sentiti? Dov'e' e' l'attenzione di Giulinate per quella meta' d'Abruzzo che rischia di essere ingoiata dal petrolio? Ha mai aperto bocca per promuovere la salvezza della costa teatina? Per farsi promotore dell'instaurazione, perimetrazione sia di quel parco che di quello marino, a Cerrano, vicino a Pineto?

Ma lo sa Giuliante che la Shell sta cercando di andare a trivellare LettoManoppello? Lo sa che molti permessi estrattivi ricadono anche dentro il parco Nazionale della Majella? C'e' mai stato lui in Baslicata dove i pozzidi petrolio hanno inquinato le falde acquifere del Parco Nazionale della Val D'Agri?

Cosa fa Federparchi oltre alle belle parole e all'autocelebrazione di quanto siamo bravi e belli?

Ma Giuliante sa benissimo cosa fa: tace perche' non gliene importa un fico secco della natura e dell'Abruzzo. La poltrona e' l'unico ambiente che ama. In questa intervista infatti dice:

"Bisogna fare una scelta intelligente - che non soffra di un pregiudizio "ecologico" - e non si deve negare la necessità che i "pozzetti" vadano messi da qualche parte per poter vivere e lavorare tutti quanti".


Questo qui non sa cosa dice! La parola SCELTA significa che non puoi seguire due strade in conteporanea: o fai l'Abruzzo verde o fai l'Abruzzo minerario. Non ci sono alterantive. O vuoi la salute del parco o vuoi ci i 'pozzetti' dentro.

Caro Giuliante, non abbiamo necessita' di pozzetti o di scelte petrolfiere intelligenti. Abbiamo invece necessita' di amministratori istruiti, lungimiranti, innamorati della terra, della gente, della verita'. Abbiamo biosgno di uomini liberi, e non di gente ignorante. Abbiamo bisogno di gente che invece di rincorrere le ultime goccie di petrolio del pianeta, sappia guardare al futuro liberi dai giochi di potere, di politica e che sappia dire no ai tarallucci con petrolieri, cementificatori e affaristi di ogni genere. Il petrolio non porta lavoro, ma solo malattie e distruizione.

Arrivera' la fine di questa gente, e' inevitabile. Sono vecchi nelle apparenze, nei modi di fare, nelle idee. Sono vecchi e inutili. Gianfranco Giuliante, Nicola Fratino, Remo Di Martino, Daniela Stati, Mauro Febbo, Gianni Chiodi, Daniele Toto. A modo loro questa gente ha dimostrato nei fatti di volere l'Abruzzo petrolifero. Non meritano l'Abruzzo, sta a noi farglielo capire.

Ringrazio con affetto ed amicizia Lorenzo del blog Allegria di Naufragi che mi ha segnalato l'esistenza di questo personaggio e del suo amore per l'Abruzzo. Ecco il video del Presidente (?) del Parco Nazionale della Majella:

Monday, March 10, 2008

Un nuovo peccato: inquinare


L'Osservatore Romano ha pubblicato in questi giorni una intervista al capo del Penitenziario Apostolico del Vaticano, un ente che si occupa di definire peccati e di decidere che assoluzioni dare. Il capo si chiama Gianfranco Girotti e a lui sono stati chiesti quali siano i "peccati dell'era moderna".

Girotti ha detto che mentre in passato il peccato era definito sulla base di comportamenti individuali, oggi il peccato deve essere inteso in una dimensione piu' ampia, piu' sociale, quando i nostri comportamenti hanno forti, negative conseguenze sulla collettivita'. Fra i peccati nuovi:

INQUINARE.

ENI, ci senti? Di Martino, ci senti? Fratino, ci senti? Andreussi, ci senti? Intanto nell'omelia domenicale, Benedetto XVI si dichiara preoccupato per la salute della Terra, per i cambiamenti ambientali e sta per fare installare dei pannelli solari nel Vaticano. Non mi risulta che vada a benedire raffinerie di petrolio.

La domanda che si agita dentro di me da molti mesi e a cui ho sperato per molto tempo
poter dare una risposta dignitosa, e' molto semplice: dov'e' la Chiesa abruzzese in questa storia del centro petroli? Dov'e' la Chiesa nella difesa nobile e giusta del territorio? Perche' non dicono nulla? Io stessa ho parenti preti-suore-insegnanti di religione. Dove sono? Perche' non prendono posizioni? A mio modesto avviso, il peccato non inizia e finisce con il sesso prematrimoniale e gli altri temi cari alla chiesa cattolica in Italia: distruggere l'ambiente e la vita di migliaia di famiglie che dipendono sull'agricoltura e sull'industria del vino e del turismo e' un peccato molto molto molto grave, secondo me. San Francesco e' il patrono d'Italia ed e' il protettore del creato e della natura, se ne sono scordati?

Ho scritto a tre arcivescovi - Forte, Valentinetti, Ghidelli. Ghidelli non mi ha mai risposto, mentre sia Forte che Valentinetti mi hanno fatto promesse di interventi. Forse la loro voce non mi e' giunta perche' vivo cosi' lontano, ma la Chiesa DEVE fare di piu'.

Ci tengo a precisare che vado a messa tutte le domeniche, ma sono veramente delusa dalla chiesa Abruzzese. Vorrei una Chiesa vera, una Chiesa che denunci, che si attivi, che non abbia paura di sporcarsi le mani e che sia accanto al popolo e non nelle loro torri d'avorio. Vorrei una Chiesa che non ha paura di prendere posizioni scomode, quando giuste. Vorrei una Chiesa coraggiosa, che inspiri il popolo, che lo guidi e non che stia li dietro le quinte a guardare. Gesu' Cristo venne non per mantenere lo status quo, ma per rivoluzionare la terra e migliorarla. Dove sono i suoi rappresentanti in Abruzzo?

Come fanno ad essere il sale della terra se ci lasciano da soli a combattere per proteggerla?