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Friday, March 9, 2012

Lettera ai vescovi di Basilicata - parte prima


Cronistoria: il primo invio di lettere in forma cartacea da parte mia verso i 5 vescovi di Basilicata - Agostino Superbo, Vincenzo Orofino, Giovanni Ricchiuti, Gianfranco Todisco, Salvatore Ligorio- e' stato verso la meta' di Aprile del 2011.



Non ho ricevuto risposta alcuna.

In seguito ho mandato ai vescovi di Basilicata questo email che ora rendo pubblico, in Giugno 2011. Mi rispose solo uno di loro.

La prossima puntata sara' la lettera finale, di questi giorni.

Come gia' detto, non sono nessuno ma non posso accettare che la chiesa stia zitta di fronte a questo scellerato raddoppio lucano e alla devastazione ENI, Total e ora anche Shell.

Questo e' il mio tentativo di ricordare loro che hanno delle responsabilita' morali e che il silenzio non e' accettabile.

Il cristianesimo - quello che hanno insegnato a me almeno - e' per i deboli, e' per la vita, e' per la giustizia. Non e' per i prepotenti, per la paura e per il silenzio.

E no, non sono anticlericale. Sono solo una che vuole che la parole vadano di pari passo con i fatti. Altrimenti il vangelo e' solo una favola.

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Los Angeles, 7 Giugno 2011

Gentile Vescovo,

Mi chiamo Maria Rita D'Orsogna, sono un fisico, ho 38 anni e sono professore associato in matematica applicata in una Universita' Californiana. Da vari anni mi adopero per evitare che l'Abruzzo e per quanto mi e' possibile altre regioni d'Italia si trasformino in un enorme campo di petrolio, come purtroppo gia' accaduto in Basilicata.

Le ho scritto circa un mese fa via posta cartacea per chiederle un intervento della chiesa di Basilicata sul tema delle estrazioni petrolifere nella sua regione.

Saro' molto schietta. Io trovo che sia semplicemente inaccettabile che la Chiesa di Basilicata non abbia nulla da dire riguardo alla questione petrolio, quando ogni santo giorno ci sono notizie di incidenti, sversamenti, proposte di raddoppiare le estrazioni, campi inquinati, persone che si sentono male, aumenti di malattie, laghi inquinati, pesci morti e sorgenti chiuse.

Da cattolica praticante sono letteralmente scandalizzata e mi vergogno profondamente di questo silenzio assordante che nulla ha a che fare con lo spirito piu' autentico del Vangelo, che e' fatto di impegno, di voglia di difendere gli indifesi, di mercanti scacciati dal tempio, di posizioni prese anche quando sono scomode.

Qui non si tratta di ambientalismo fine a se stesso, di posizioni ideologiche, di destra o di sinistra.

Qui si tratta della vita delle persone, quella stessa vita di cui la chiesa, a parole, dice di essere difenditrice. Ma la vita non e' solo la lotta all'aborto o all'eutanasia o alla pillola anticoncezionale.

La vita e' anche tutto quello che c'e' in mezzo il nascere e il morire. La vita e' fatta di aria che si respira, di cibo che si mangia, di acqua che si beve, di speranze per un futuro migliore, di giustizia sociale per tutti.

In Basilicata, in Val d'Agri, l'ENI ha distrutto tutte queste cose e non ci sono mezze parole per dirlo.

La chiesa d'Abruzzo ha avuto il coraggio di pronunciarsi contro le estrazioni petrolifere, per via dell'intera Conferenza Episcopale d'Abruzzo e di Molise, ed e' stata da sempre al fianco dei cittadini nella lotta al petrolio e alla costruzione di un Centro Oli del tutto simile a quello di Viggiano. Anche la diocesi di Termoli e di Larino si e' espressa contro le trivellazioni nel mare Adriatico.

Perche' invece la chiesa lucana tace da 15 anni a questa parte?

Di cosa si ha paura? Sono i petrolieri, gli affaristi e i politici collusi che dovrebbero avere paura, e non la chiesa.

La gente ha fame di una chiesa attiva, che si sporchi le mani con i loro problemi reali, calati nel concreto, proprio come Gesu, che prima di predicare dava da mangiare alla gente e li curava dalle malattie.

Ecco, mi auguro che la chiesa di Basilicata possa finalmente prendere posizioni nette e schierarsi contro l'ulteriore distruzione della regione perche' sono in arrivo altri pozzi, altri centri oli, altri parchi violati nell'assenso apatico della quasi totalita' della classe politica di Lucania.

Mi auguro che la Chiesa di Basilicata possa lavorare in difesa della vita vera e al fianco di tutti quelli che da anni si adoperano per una Basilicata migliore, finora lasciati troppo soli.

Ecco qui la chiesa d'Abruzzo e di Molise:

Qui

Qui

Qui

Qui

MRD

Tuesday, June 7, 2011

Salvatore Adduce, il circo e il petrolio



Chemicals known to the State of California to cause cancer, birth defects or other reproductive harm are also contained in and around oil fields, service stations, refineries, chemical plants, transport and storage operations, including pipelines, marine terminals and tank trucks, and other facilities and equipment that manufacture, produce, handle, distribute, transport, store, sell or otherwise transfer crude oil, gasoline, diesel fuel or other petroleum products or byproducts.

Prop 65 - ExxonMobil, Chevron, Shell, Arco, BP, Valero, Tesoro




Il sindaco di Matera, Salvatore Adduce qualche giorno fa ha deciso di vietare la presenza di un circo nella sua citta' perche' Matera ci tiene alla pace, ai diritti umani e ai diritti degli animali.

Il sindaco afferma che la presenza del circo e' contro la "sfida" che Matera si e' posta di diventare la capitale europea della cultura nel 2019.

Salvatore Adduce e' pure l'amministratore delegato della Metapontum Agrobios, che come scopo ha quello di monitorare il territorio (acqua, aria e terreno) e valutare la sicurezza d'uso e dei rischi legati al rilascio di prodotti geneticamente modificati.

Parrebbe finalmente una persona intelligente che a cuore natura e animali che combatte OGM e circhi.

Essendo il sindaco della seconda citta' della Lucania, per coerenza uno si aspetterebbe che Salvatore Adduce potesse avere anche un pensiero sul petrolio e sui suoi effetti devastanti in Basilicata, tanto piu' che ora i petrolieri hanno preso di mira pure Matera.

Invece, questo Salvatore Adduce non dice niente sul petrolio. Anzi, era lo stesso che diceva in malo modo a chi gli poneva domande sul petrolio al Copam 2011 "Non me ne fotte niente delle moratorie". Proprio un elegante sindaco.

Come mai tutta questa premura per gli animali e non per le persone?

Come mai questa premura per i campi protetti dagli OGM e non dagli scarti tossici dei petrolieri che hanno inquinato falde, sorgenti, vigneti e meleti?

Poi, l'altro giorno esce fuori un "report" del gruppo Metapontum Agrobios secondo cui vicino al Centro oli di Viggiano e ai pozzi di petrolio c'e' solo

“odore non proprio gradevole che aleggia nella zona e sul quale sono in corso approfondimenti per comprenderne la vera natura”.

Essendo Adduce l'amministratore della Metapontum Agrobios io lo ritengo quantomeno a conoscenza e in approvazione di tale affermazione.

Sorgono allora domande molto semplici.

Ma come, quindici anni fa l'aria non puzzava, arriva l'ENI e con essa la puzza, e ci servono approfondimenti?

Ma come, l'aria sa di idrogeno solforato e c'e' una fiamma perenne dell'ENI a bruciarlo proprio nel mezzo della Val D'Agri e ci servono approfondimenti?

E' facile fare l'approfondimento, caro Adduce, cara Metapontum Agrobios.

Spegni il centro oli per un mese e vedi se puzza ancora. Riaccendilo e vedi se la puzza torna.

Dodici anni di ritardo, commissioni e cotanta scienza per arrivare a questa frase ridicola? E Adduce pensa al circo?

Con quale coraggio puo affermare che da un lato c'e' preoccupazione per il benessere degli animali costretti a vivere negli spazi stretti del circo, e non dire niente sul benessere dei cristiani costretti a vivere sotto la cappa dell'idrogeno solforato e tutti i rischi ambientali che questo comporta tutti i santi giorni?

Indagando ancora un po di piu, cosa esce fuori? Che questa Agrobios nasce nel 1985 come un consorzio fra la regione Basilicata e l'ENI che e' poi uscita nel 1998! Oggi le cose sono cambiate e la regione Basilicata gestisce la Agrobios assieme all' Agenzia Lucana per lo Sviluppo e l’Innovazione in Agricoltura.

Chissa' se pure il miele al petrolio fa parte di questa stessa innovazione.

L'Agrobios che fa queste belle dichiarazioni sulla puzza in Basilicata non ha un vero e proprio comitato scientifico, ma solo un consiglio di amministrazione e la nomina e' politica. Infatti, dal suo sito Wikipedia pare di capire che non solo questo Adduce non ha competenze specifiche in fatto di agro, ma che ha al massimo il diploma di maturita' - non dicono quale.

Cosa ne sa lui dell'idrogeno solforato? Chi li fara' questi approfondimenti? La Agrobios? Ma se li puzza da 12 anni, e solo oggi se ne accorgono! Cosa, ne aspettiamo altri 12 per questi approfondimenti?

In mancanza di meglio, li approfondimenti li fanno i volontari in Basilicata, come insegna la storia del lago del Pertusillo, inquinato da metalli pesanti compatibili con gli scarti dell'industria petrolifera e le cui analisi sono state fatte da persone normali, il tenente Giuseppe di Bello, Maurizio Bolognetti. In mancanza di sensibilizzazione, di dialogo con la popolazione, queste le fanno la OLA, Pietro Dommarco, Vito L'Erario, Antonio Bavusi, tutta gente volontaria.

Caro Adduce, invece di pensare al circo, non sarebbe invece il caso di denunciare porcherie con coraggio, senza chiudersi gli occhi davanti all'elefante nella stanza: l'ENI?

Gli OGM non si sa se fanno venire il cancro e a tuttora sono vietati in Italia. Il petrolio invece si e di petrolio si muore per davvero in Basilicata, oggi, adesso.

Monday, April 18, 2011

Menomale che la Puglia c'e'


"Non sono pervenuti atti da parte della regione Abruzzo"
Commissione VIA che ha approvato la d505 - Petroceltic, Vasto

Aggiornamenti su d505:

1. Il presidente del consiglio regionale di Puglia, Onofrio Introna, ha richiesto un consiglio regionale speciale fra Abruzzo, Molise e Puglia per discutere della d505 Petroceltic e sul da farsi.

Il presidente del consiglio regionale d'Abruzzo e' Nazario Pagano, quello del Molise Michele Picciano.

2. Martedi 19 Aprile alle ore 16 a Foggia riunione di tutte le associazioni per mettere a punto iniziative di protesta per dire NO al petolio in Adriatico.

3. Qui petizione da firmare
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Gianni Chiodi, Enrico di Giuseppantonio, Eugenio Caporrella e Remo Di Martino si devono solo vergognare.

Il giorno 14 Aprile c'e' stata una riunione di emergenza a Peschici, nel Gargano, per parlare della concessione d505, quella che autorizza l'airgun - l'inizio delle trivellazioni - nei mari dell'Adriatico, fra VAsto, Termoli e le isole Tremiti. Cosi' dopo una settimana, si organizzano da tutta la Puglia, invitano anche Molisani e Abruzzesi e si mettono all'opera contro la Petroceltic.

Ovviamente, io non ero presente, ma i racconti che circolano, puntano in una sola direzione: hanno una classe politica degna di questo nome.

Alla riunione c'era il presidente del consiglio regionale, molti amministratori e sindaci, il presidente della provincia di Foggia, gente di destra e di sinistra, indisitintamente. Hanno deciso di presentare ricorso al TAR, e che si fara' una grande manifestazione a Roma o a Termoli, che e' a meta' strada fra Abruzzo e Puglia.

Il 27 Aprile sono pure riusciti ad avere un incontro con Stefania Prestigiacomo, cosa che in Abruzzo non e' mai stata possibile a causa dell'ignavia dei nostri politici.

I politici di Puglia hanno fatto tutto questo, politici che gli Abruzzesi sognano.

All'incontro non c'era ne Enrico di Giuseppantonio, ne Guerino Testa, ne alcun assessore regionale o proviciale d'Abruzzo. Gli unici erano - come sempre - i volontari e santa Fabrizia.

Si e' svegliato anche il Molise, il cui assessore regionale all'ambiente, Salvatore Muccilli dice di essere contrario alle trivelle per proteggere il turismo.

Dall'Abruzzo di Gianni Chiodi niente.

Nazario Pagano ha qualcosa da dire? Rispondera all'invito di Introna? E noi? Siamo persone o persiane che stanno a guardare alla finestra?

Qualsiasi cosa Gianni Chiodi dira' sara' troppo tardi adesso. Sono sicura che dira' cose come "non avevamo le carte", o "tanto e' Roma a decidere alla fine", oppure peggio che "stiamo millantando una situazione falsa".

Sono veramente stanca e schifata di questa gente.

Anche per Ombrina Mare, Roma ha deciso, e ha deciso no - grazie al sentimento popolare e grazie alle nostre lettere di protesta.

Stessa storia per altri pozzi Northern Petroleum lungo l'Adriatico pugliese, e grazie alla politica di Puglia. Si sono messi all'opera e li hanno sconfitti.

La cosa che mi fa tristezza, e non so se chi legge possa capire come io mi possa sentire, e' che a suo tempo mandai le stesse cose che scrivevo per l'Abruzzo agli avvocati di Puglia. Loro le hanno usate, per i loro ricorsi al TAR, per le richieste alla Camera, e le hanno usate bene.

Sulla stessa scia, in data 13 Aprile 2011, i politici di Puglia hanno gia' fatto una interrogazione alla Camera dei Deputati chiedendo di revocare l'autorizzazione concessa con decreto del Ministero dell'ambiente e della Tutela del territorio e del mare.

Scorro i testi e le parole di questi politici e rileggo le mie parole, le cose che vado predicando da anni come Cassandra, e che per i politici d'Abruzzo sono passate sotto l'acqua dei ponti, infastidita da questa qui che non se ne va e non lascia che la gente si dimentichi della faccenda petrolio.

Sono amargeggiata, si per cosi tanta mollezza e perche' mi sento presa in giro da Gianni Chiodi. Essendo cosi lontana, non so cosa altro fare, se non mandare l'ennesimo comunicato stampa.

Da come la vedo io, a Gianni Chiodi e a quegli incapaci della regione Abruzzo non gliene importa niente, ne del petrolio, ne dell'Abruzzo, ne del Parco della costa teatina, ne del futuro, e di nessuno di noi.

Ma sono una che crede nel karma della vita e un giorno lo so che Gianni Chiodi se ne dovra' pentire e se ne dovra' pentire amaramente.

Monday, March 14, 2011

Salvatore Adduce, sindaco di Matera: non me ne fotte niente delle moratorie

Sono in viaggio in questi giorni e il tempo e' sempre tiranno. Cerchero' di fare del mio meglio per parlare di tutto quello che posso.
Eccoci qui a Matera:

Al Copam - la prima comica petrolio e ambiente - l'ENI e i loro comparotti dicono che vogliono aumentare la produzione di petrolio in Lucania e portarla al 12% del fabbisogno nazionale. Adesso e' al 6%. Vito de Filippo, presidente di regione dice che vuole fare della Basilicata l'hub energetico del paese.

Dicono queste cose come se in Basilicata non ci abitasse nessuno.

E come faranno? Semplice, ancora piu' aggressioni al territorio e al mare, in ancora piu' localita', senza niente di sacro. Povero a chi gli capita.

Infatti, finita Potenza, ora si passa a Matera.

E i politici che hanno da dire? Come sempre, ignoranti e incuranti della gente che li ha votati per proteggerli e per rappresentarli, dicono che non gliene importa niente.

Proprio cosi, il sindaco di Matera, Salvatore Adduce a chi gli chiedeva di proporre una moratoria petrolifera per le regione Basilicata, dice queste parole:

"Non me ne fotte niente della moratoria. Voglio sapere che cosa dobbiamo fare, come la Regione deve organizzare le cose. Non le voglio le moratorie."

Piu' chiaro di cosi! Per esclusione se non vuole le moratorie, vuol dire che vuole le trivelle, no? E' semplice logica.

E poi che significa che vuole sapere cosa fare? Vuole sapere dove mettere i pozzi? Dove sradicare nuove vigne per costruire il nuovo centro oli? A quale comunita' regalare un futuro di malattie e di morte, di puzza e di mele marcie? I pozzi li mettiamo in riva al mare o fra i sassi di Matera?

Perche' il sindaco non da l'esempio e non offre il giardino di casa sua per metterci il primo pozzo di petrolio?

Poi arriva Vito de Filippo, che arrogantemente dice alla gente che gli chiedeva se non ci fosse un altro tipo di futuro per la Basilicata: "Ce l'hai tu una ricetta?"

Uno che dice cosi, in altri posti non durerebbe un giorno. Per come la vedo io, un presidente di regione e' pagato per trovare soluzioni ai problemi, per guidare la sua comunita', per una visione, per delle idee, non per calarsi tutto e di piu' davanti all'ENI.

Le ricette deve avercele lui, non un cittadino. Non posso che pensare alla politica americana. Nessuno sarebbe cosi' arrogante coi suoi elettori e si prenderebbe la responsabilita' di trovarle lui le soluzioni. Altrimenti che li paghiamo a fare? Ad avvallare lo status quo non ci vuole niente, lo sanno fare tutti.

La verita' e' che questa gente ha paura di fare le cose giuste. Molto piu' facile inchinarsi ai petrolieri piuttosto che difendere il popolo.

Interessante quando qualcuno gli chiede "Ma lei lo sa che anche in California dicono che tutta la filiera petrolifera fa venire il cancro?" De Filippo dice: "Siamo qui per capire se e' vero"

Che cosa schifosa.

Pensa che Assomineraria gli dira' la verita'? Ma se quelli c'hanno il conflitto di interessi grande tnato quanto tutta la Basiliciata!

Si sa che le trivelle non portano bene a nessuno. Si sa, e se solo mi avessero interpellato li avrei sommersi di evidenza scientifica da ogni parte del mondo. Hanno invitato solo i loro amici per rigirarsela fra di loro che e' tuttapposto, che no, i Californiani sono matti, e che in Basilicata va tutto a gonfie vele.

Saro' pure persona non grata, ma la verita' non si puo' nascondere.

Grazie a chi e' andato a parlare a De Filippo di royalties e di petrolieri californiani.

Mi rende orgogliosa che il tempo che ho passato a cercare quei dati, dall'altra parte del pianeta, sia stato ben speso.

Grazie a Vito l'Erario, Enzo Palazzo, Pietro Dommarco e Antonio Bavusi che hanno organizzato il Contro-Copam.


Non mollate.

Sunday, January 9, 2011

L'Italia vs. Il Tenente di Bello e il giornalista Maurizio Bolognetti


If you are neutral in situations of injustice,
you have chosen the side of the oppressor.

Archbishop Desmond Tutu

Dedicato alla Chiesa Cattolica Lucana,
all'Universita' della Basilicata,
al governatore Vito De Filippo,
al PM Salvatore Colella,
incapaci di difendere gli onesti
dalla prepontenza dei forti


Sono letteralmente scandalizzata e profondamente rattristata dal trattamento antidemocratico riservato dalle autorita' lucane al Tenente Giuseppe di Bello e al giornalista Maurizio Bolognetti.

I due non hanno nessuna colpa, ai miei occhi almeno, se non quella di avere cercato la verita' , di essersi posti domande, e di avere voluto fare sapere a tutti, a proprie spese, tempo ed energia, che l'acqua di varie dighe lucane e' inquinata. E invece di ringraziare i due per il loro lavoro, i magistrati lucani li denunciano, li chiamano in procura, li sospendono dal lavoro, come dei criminali.

E' scandaloso, e mi vergogno per loro.

Della storia dell'acqua e dei campi avvelenati in Basilicata dall'ENI e da Total, abbiamo gia' parlato varie volte in questo blog.

Sorgenti idriche millenarie a Calvello con Acqua dell'Abete e della Terra chiuse per inquinamento, molto probabilmente da rifiuti petroliferi, campi di Corleto Perticara che custodivano rifiuti tossici targati Total e i cui prodotti la gente ha mangiato per anni, e l'acqua potabile contaminata in alcune dighe lucane.

La storia di Di Bello e di Bolognetti e' molto semplice.

Il dipartimento ambiente della Regione Basilicata il 5 e il 18 novembre 2009, compie dei monitoraggi nelle dighe di Monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e Savoia di Lucania. Si registrano colibatteri fecali, sintomo del malfunzionamento di depuratori e sostanze tossiche chimiche industriali.

Questi risultati vengono invitati al tenente di Bello con pregehiera di diffonderli fra i portatori di interessi diffusi. Lui obbedisce e ne parla con politici e giornalisti, fra cui Bolognetti. Vivono li, non sono portatori di interesse?

A Gennaio 2010 Bolognetti e Di Bello decidono di indagare in modo indipendente sulla qualita' delle acque in queste dighe. Vanno con un chimico a prelevare i campioni e fanno fare le analisi alla filiale di Vasto della ditta Biosan, la cui sede principale e' in Michigan. Le analisi sono state pagate dall'associazione Coscioni, Nessuno tocchi Caino, i Radicali.

I risultati decretano senza ombra di dubbio la presenza di un grave inquinamento di origine biologica e chimica sulle acque di queste dighe. In particolare per la diga del Pertusillo la Biosan disse che il campione non rientrava nei limiti di qualità delle acque destinate al consumo umano.

Acqua avvelenata, dunque.

L'elegante PM di Potenza, Salvatore Colella, invece di andare a chiedere all'ENI, alla Total e alle altre ditte industriali della zone che cosa ne facessero dei rifiuti petroliferi e industriali, e se per caso c'entrino con l'acqua delle dighe non adatta al consumo umano, decide di prendersela con Bolognetti e Di Bello.

E' piu' facile prendersela con due cittadini alla ricerca della verita' che con petrolieri e industriali, eh?

E cosi' inizia il calvario di Bolognetti e di Di Bello. A Marzo 2010 i due vengono convocati dai carabinieri, e poi la casa di Bolognetti viene perquisita (stile Corea del Nord) alla ricerca di materiale pericoloso. Neanche ce l'avesse messa lui la monnezza tossica nelle dighe!

Dice Bolognetti:

All’inizio ho pensato di esser stato convocato per avere notizie sugli esposti riguardanti vicende di inquinamento di Tito, della Val Basento, di Fenice o per essere ascoltato sulla denuncia presentata in procura nei confronti di alcuni dirigenti dell’Arpab. Non è così: la procura di Potenza vuole conoscere la mia fonte sulla vicenda dell’inquinamento degli invasi. In pochi minuti passo dal ruolo di accusatore a quello di imputato. Il sostituto procuratore di Potenza, Salvatore Colella, dispone la perquisizione della mia abitazione, negandomi la possibilità di avvalermi del segreto professionale, in quanto non iscritto all’albo dei giornalisti. Sono rinviato a giudizio insieme al tenente Di Bello.

Roba da matti! Ci sara' qualcosa di illegale nel sapere cosa si beve?

Non finsice qui. Fra maggio e giugno 2010 nella diga si reigstrano strane morie di pesci. A Luglio 2010, il tenente di Bello viene sospeso dal lavoro per due mesi e senza stipendio. Tutto questo nonostante, come ricorda Bolognetti, la convenzione di Aarhus dice:

In caso di minaccia imminente per la salute umana o per l’ambiente, imputabile ad attività umane o dovuta a cause naturali siano diffuse immediatamente e senza indugio tutte le informazioni in possesso delle autorità pubbliche che consentano a chiunque possa esserne colpito di adottare le misure atte a prevenire o limitare i danni derivanti da tale minaccia.

Da allora fino ad adesso, nessuna voce di solidarieta' per Bolognetti e per Di Bello, ne dalla chiesa cattolica, ne dal presidente di regione Vito di Filippo, ne da parte del corpo docente dell'Universita' della Basilicata, neppure da parte di enti lucani preposti al monitoraggio e alla difesa della salute, come l'ARPAB dell'ex direttore Vincenzo Sigillito, e oggi del nuovo direttore Raffaele Vita.

Il 26 gennaio 2011 Bolognetti e Di Bello dovranno comparire di fronte al Gup di Potenza per violazione del segreto d’ufficio e per un "disegno criminoso consumato da un’associazione a delinquere costituita dal tenente della Polizia Provinciale di Potenza Giuseppe Di Bello e
Maurizio Bolognetti".

Farebbe anche ridere, se non che fa piangere.

Perche'il PM Colella non va a perquisire i documenti dell'ENI e della Total?



Fonti: La gazzetta del Mezzogiorno
La gazzetta del Mezzogiorno 2

Tuesday, November 16, 2010

Salviamo la Basilicata dalle grinfie della Total




Rimandiamo i francesi della Total a casa loro!


**** Se avete un account di Posta Elettronica Certificata si puo' mandare il tutto ai seguenti indirizzi:

Dott. Salvatore Lambiase
Ufficio Compatibilità Ambientale
Dip. Ambiente, Territorio e Politiche della
Sostenibilità – Regione Basilicata
salvatore.lambiase@regione.basilicata.it

E p.c.

Dott. Agatino Mancusi
Assessore Dip. Ambiente, Territorio e Politiche
della Sostenibilità – Regione Basilicata
ass_ambiente.territorio@regione.basilicata.it


****

Questa e' l'occasione per tutti gli italiani per mostrare che non siamo Nimby e se il petrolio non va bene in Brianza, in Abruzzo, in Puglia, in Sicilia o a Chioggia, non va bene neppure in Basilicata. La Basilciata e' la regione che piu' ha sofferto gli scempi delle estrazioni petrolifere ed e' stato il caso piu' convincente per fermare il petrolio da altre parti d'Italia, perche' non e' ne in Kazakistan, ne in Nigeria, ma a nella nostra - supposta civile - Italia.

Ormai siamo collaudati con le osservazioni e per chi volesse dare una mano ai lucani contro ben quattro progetti petroliferi, ecco qui quattro concessioni da contestare.

Gorgoglione - modulo 1

Aliano - modulo 2

Teana - modulo 3

Val D'Agri - modulo 4

Le istruzioni che mi arrivano sono le seguenti:

Il tutto va mandato entro il 24 Novembre 2010 a:

Regione Basilicata
Ufficio Compatibilità Ambientale
Via V. Verrastro
85100 - POTENZA

oppure faxato a 0971 669082

Chiunque volesse cambiare, adattare e integrare puo' modificare il file a proprio piacimento. Per chi avesse problemi economici e vuole mandare lo stesso puo' scrivere tutte le informazioni base a me (i 4 punti di cui sotto) in un email e poi mandero' ai lucani istruzioni per riempire i fax nella maniera appropriata. Ma se potete permettervelo, mandate il tutto dalle vostre citta' di origine che fa piu' scena.

I moduli vanno:

1- compilati con i propri dati personali;
2- firmati in calce;
3- siglati lateralmente in ogni foglio;
4- accompagnati da una fotocopia di carta di identità o passaporto o
patente.

Grazie a Enzo e a Albina per averli preparati!