.

.
Showing posts with label inquinamento osservazioni. Show all posts
Showing posts with label inquinamento osservazioni. Show all posts

Monday, July 11, 2011

Affondiamo la Northern Petroleum

** 3 Settembre 2011: Il Ministero ha comunicato che accetteranno osservazioni ad oltranza, finche' non decidono. Quindi le lettere si possono mandare ancora, sia per la Sicilia che per il Salento **


La Northern Petroleum vuole trivellare il basso Adriatico, e questa volta siamo in tempo per ribellarci da cittadini informati e attivi.

Ecco qui i link per le osservazioni brevi e ancora piu brevi contro la Northern Petroleum che nel particolare vuole trivellare al largo delle coste di Monopoli-Ostuni-Lecce. La scadenza per dire il proprio no al Ministero e' il 2 Agosto.

Le istruzioni per inviare i testi sono semplici:

1. Aggiungere dettagli personali e/o della propria esperienza di vita al mio testo base - albergatori? turisti? pescatori? amanti del mare? - in modo da non mandare al ministero testi tutti uguali. Quello che ho scritto e' solo un testo base, che si puo' mandare tal quale ma al quale e' meglio aggiungere considerazioni individuali.

2. Mettere nome, data, indirizzo. Lettere anonime non vanno bene.

3. Inviare con raccomandata a ricevuta di ritorno al

Ministero dell'Ambiente
Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Divisione III
Attenzione: Concessione d71 FR-NP e d149 DR-NP Northern Petroleum
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 - Roma

4. Se si ha la posta elettronica certificata si puo' mandare il tutto a

DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it

come dice il Ministero dell'Ambiente dal suo sito. Chi non ha la PEC puo' richiederla da questo sito e poi dovra' andare in posta. La raccomandata a ricevuta di ritorno costa 5 euro, con la PEC e' gratis.

5. Mandare se possibile una copia anche a me, che mettiamo tutto nel raccoglitore comune. Questo serve solo per la cronistoria, e per referenze future. Ad esempio, qui dove abbiamo messo tutti i testi mandati contro Ombrina Mare qualche tempo fa. Se volete che mandi io al ministero tramite posta email certificata lo faccio io, anche se sarebbe meglio che ciascuno lo mandasse indipendentemente.


6. Incoraggiare enti, comuni, associazioni a farlo a loro nome. E' importantissimo.


Ormai sono diversi mesi che mandiamo osservazioni su vari testi di petrolieri, e la metodologia e' abbastanza collaudata. Questo si vede anche dalle pagine ministeriali dove finalmente compaiono indicazioni funzionali su come fare, e a chi scrivere che prima non c'erano.

Per chi volesse leggersi la VIA al completo e preparare i suoi testi di sana pianta, sono qui linkati e scaricabili.

Basta solo che ora facciamo sentire la nostra voce forte, compatta e numerosa.

Il Ministero e' obbligato a tenere conto di queste osservazioni, secondo vari trattati internazionali.

Anche per l'ultima concessione, la d5o5 delle isole Tremiti da parte della Petroceltic, scrivemmo le osservazioni a suo tempo. Allora, come adesso, le ditte trivellanti vogliono eseguire sondaggi marini e trivellare pozzi preliminari. Il Ministero concesse "solo" i sondaggi marini, invece che anche l'autorizzazione alla trivellazione preliminare, in parte anche grazie ai nostri testi. Il fatto che avessimo mandato osservazioni e' stato poi usato nei ricorsi al TAR mandati da vari comuni di Puglia, Abruzzo e Molise.

Nella mia opnione, mandare osservazioni e' uno dei pochi modi ufficiali che abbiamo di fare sentire la nostra voce, ed e' piu' importante avere tanti testi di contrarieta' da tante persone, che uno solo, per quanto iper-tecnico e perfetto. E' un diritto che e' sancito dalla comunta' europea tramite il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia.

Infine, molti penseranno che questo e' un problema delle Puglie visto che la concessione si trova nei loro mari. Io invece penso che sia un problema di tutti, e che oggi le Puglie, domani casa di ciascuno di noi. Il ministero non mette limiti di residenza, per cui tutti possono fare sentire la propria voce. E' un bel modo di dimostrare solidarieta' fra noi. Spero anche che in futuro gli abitanti di Puglia possano essere solidali con quelli di altre regioni.

Ecco. In questi giorni preparero' il mio testo, ma intanto tutti possono iniziare a spedire questa seguendo questa possibile traccia.


Grazie a Giuseppe Deleonibus e a Guido Pietroluongo con cui abbiamo coordinato il tutto in questi giorni. Il tutto deve essere mandato entro il 2 Agosto 2011.

I testi di tutte le concessioni si possono scaricare da qui

Thursday, June 2, 2011

Il Centro Oli di Bomba




Ecco qui la lista delle osservazioni mandate piu di un anno fa dai cittadini contro la centrale della Forest Oil a Bomba secondo il trattato di Aarhus che afferma che la volonta' popolare e' vincolante in tema di ambiente.

In data 5 Giugno 2011 la Forest Oil incontrera' la cittadinanza di Bomba nella sala Pluriuso del Comune per illustrare il suo controverso progetto di estrazione e raffinazione di idrocarburi ai piedi dell'omonimo lago.

Nel comunicato si afferma - in barba alle piu' elementari leggi della fisica, della chimica e della logica - che l'impianto di desolforazione previsto avra' impatti pressoche' nulli sul territorio e che portera' solo benefici alla citta' e alla regione.

Noi, cittadini indipendenti e non pagati da nessuno, non ci crediamo e ricordiamo che il desolforatore della Forest Oil e' semplicemente una variante del Centro Oli di Ortona. Non crediamo alla propaganda della Forest Oil per questi motivi:

1. Il direttore della Forest Oil International Ronald Brown nel 2008 aveva affermato ai suoi investitori americani che la zona presenta molte similitudini con il Vajont e che proprio per questo l'ENI aveva rinuciato a trivellare il lago, una zona idrogeologicamente fragilissima e gia' sottoposta a fenomeni di frane e di smottamenti.

2. Nel suo rapporto di VIA analizzato in dettaglio, la Forest Oil aveva affermato candidamente che le emissioni sarebbero state superiori a quanto previsto dalle gia' larga legislazione italiana.

3. La provincia di Chieti, attraverso le dichiarazioni del suo presidente di provincia, Enrico di Giuseppantonio, ha gia' manifestato di essere contro ogni tipo di trivellazione selvaggia sul territorio d'Abruzzo perche' incompatibili con le aspirazioni dei suoi residenti.

4. Centinaia di lettere di opposizione sono state mandate agli uffici di VIA della regione Abruzzo di Antonio Sorgi da parte di comitati, scienziati liberi, tecnici, commercianti, esponenti della chiesa, secondo quanto previsto dal trattato di Aarhus che afferma che la volonta' popolare e' vincolante. Le lettere hanno messo in evidenza le ripercussioni negative dell'impianto della Forest Oil a Bomba per tutti i portatori di interesse.

E' la storia che si ripete - tal quale - del Centro Oli di Ortona, in cui la ditta proponente cerca di far passare per utile alla collettivita' un progetto che serve solo alle loro speculazioni di industriali stranieri che non conoscono nulla dell'Abruzzo.

Esortiamo l'assessore all'ambiente Eugenio Caporrella, il presidente della provincia di Chieti Enrico di Giuseppantonio, il sindaco di Bomba Donato Di Santo e il reposabile VIA Antonio Sorgi a farsi interpreti seri e onesti della volonta' popolare perche'l'Italia e' una democrazia e non un campo di gas aperto a speculatori senza scrupoli venuti chissa' da dove.

Infine, invitiamo tutti ad attivarsi perche' non possono esistere cittadini di serie A e di serie B. Se il centro Oli non era giusto per Ortona non puo' nemmeno esserlo per Bomba, e per nessuna altra localita' d'Abruzzo.

Monday, January 10, 2011

Report finale sullo scoppio BP




Oggi 11 Gennaio 2011 la Commissione Nazionale sul disastro BP nel golfo del Messico rendera' pubblico il risultato di sei mesi di studi. Lo scopo di questa commissione e' di esaminare fatti e circostanze che hanno portato all'incidente BP e di presentare opzioni per evitare che questo riaccada in futuro.

Vari report giornalistici in queste ultime settimane hanno gia' messo in luce che alla base del disastro c'e' una cultura affaristica in cui profitti e risparmi sono piu' importanti che la sicurezza di persone e ambiente, scarsi controlli governativi e la mancanza di una seria volonta' politica di monitorare i petrolieri.

Fra le raccomandazioni della commissione ci saranno le proposte di:

1) Creazione di una organizzazione pagata dai petrolieri per scambiare informazioni sulle migliori pratiche per trivellare in acque profonde;

2) Rafforzamento degli uffici governativi che regolamentano e controllano le operazioni petrolifere a mare, fra cui il Bureau of Ocean Energy Management;

3) Maggiore partecipazioni di scienziati indipendenti e del pubblico nell'assegnazione di concessioni petrolifere;

4) Eliminazione del limite di pagamento danni delle compagnie che causano disastri. Il limite massimo e' adesso 75 milioni di dollari;

5) Utilizzo delle multe alla BP per la riqualificazione del golfo del Messico;

6) Rafforzare le capacita' di pulizia e di prevenzione di governo e di petrolieri prima di iniziare a trivellare nell'Artico;

7) Prolungamento del periodo utile per le osservazioni da 30 ad almeno 60 giorni, per dare maggiori possibilita' di intervento a cittadini, enti e governi locali;

Molte di queste raccomandazioni diventeranno legge, secondo rappresentanti della Casa Bianca.

-----

Queste leggi andranno ad aggiungersi ad altre gia' esistenti per la difesa dell'ambiente. Negli Stati Uniti solo il golfo del Messico e' aperto alle trivelle - in California, Florida e tutti gli stati ad Est ed Ovest della nazione vige il divieto di trivellare fino a 100 miglia da riva - 160 chilometri - per proteggere turismo e vita marina. Anche nei grandi laghi, che hanno una superficie una volta e mezza maggiore dell'Adriatico, vige il divieto assoluto di trivellare.

Lo scoppio americano ha avuto conseguenze anche in Italia, con il timido decreto Prestigiacomo che vieta la trivellazione in mare di piattaforme a meno di 5 miglia dalla costa, limite che aumenta a 12 miglia nei pressi di zone marine protette.

Sebbene queste precauzioni siano importanti, la verita' di fondo e' che le operazioni petrolifere sono sempre inerentemente pericolose e dannose per l'ambiente, quali che siano gli accorgimenti che si vogliano o possano prendere.

Ogni anno ci sono circa 150 milioni di litri di petrolio che vengono dispersi in mare, e solo il 5% di questi vengono da incidenti simili a quello del golfo del Messico. Il resto sono perdite o rilasci intenzionali da navi, piattaforme o raffinerie. Oltre al petrolio ci sono gli scarti petroliferi - una sola piattaforma rilascia circa 2mila tonnellate l'anno di rifiuti, in quelle che sono considerate condizioni normali di operazione. Molti incidenti passano inosservati, ma tutta questa gran mole di sostanze tossiche sono detrimentali al ciclo della vita naturale, incluso l'uomo che e' parte integrante di tutti gli ecosistemi.

Non c'e' via di scampo - trivellare e' sempre rischioso e inquinante.

Non bisogna credere che leggi migliori ci rendano immuni da nuovi catastrofi, ne Italia ne altrove. Il petrolio scarseggia e si inizia a trivellare in condizioni sempre piu' difficili, in termini di profondita' e di condizioni climatiche - l'oceano aperto, i ghiacciai - che fino a 10, 20 anni fa erano considerati troppo inospitali per le trivelle. Allo stesso modo non si deve credere che pozzi piu' modesti siano esenti da rischi. In Italia abbiamo avuto il nostro piccolo golfo del Messico nel 1960, quando la piattaforma Paguro scoppio' a pochi chilometri da Ravenna, rilasciando idrocarburi per due mesi e mezzo, uccidendo tre tecnici.

In Italia oggi, la stessa BP progetta di costuire piattaforme profonde in Sicilia, e una moltitudine di piccole ditte, con capitali sociali ridicolosamente piccoli, pianificano una vera invasione dei nostri mari, da nord a sud, passando per Venezia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata e Sicilia, spesso senza neanche che i cittadini lo sappiano e nei pressi di veri tesori naturali e storici. Lo stesso vale per la terraferma, con permessi che sorgono come funghi in zone agricole, vicino a citta' d'arte, nei parchi, fra i vigneti.

Il nostro petrolio e' scadente, in quantita' ed in qualita'. Abbiamo petrolio per soddisfare solo il 6% del nostro fabbisogno nazionale, che viene in gran parte da una terra gia' sacrificata al petrolio e di cui nessuno parla mai, la Basilicata.

Il decreto Prestigiacomo non e' sufficiente a proteggere la nostra penisola. Come possiamo - come popolo - permettere che l'ENI trivelli a soli 10 chilometri da Venezia con tutto lo splendore e la fragilita' di quella citta'? Dovremmo essere tutti indignati, da cima a fondo dello stivale, perche' di Venezia ce n'e' una sola.

Si dira': il petrolio serve, l'Italia gia' ne ha poco, e occorre cercare dei compromessi.

Io credo invece che tutto parta a monte. L'Italia ha bisogno di capire che tipo di direzione prendere in questo nuovo millennio e decidere se trivellare la nazione da cima a fondo, sul modello Basilicata, sia in linea con questo sviluppo. Non possiamo essere tutto allo stesso tempo. Non possiamo pensare di estrarre petrolio dai nostri campi, dai nostri mari e di non pagarne il conto, in termini sociali, ambientali, turistici, di immagine.

Il fatto di possedere poche risorse petrolifere in questo senso e' una benedizione per noi. Siamo un popolo intelligente e creativo, che nel corso dei secoli ha regalato scoperte e bellezza al mondo intero. Usiamo le energie, i soldi che spenderemmo per le operazioni petrolifere verso investimenti che portino alla creazione di nuovi fonti energetiche, piu' pulite, piu' sane, piu' consoni con il 21esimo secolo.

E' questo il futuro, un futuro di lungimiranza e di coraggio. Non lo sono leggi tampone che vietano le trivelle a 5 o 12 miglia, dando il beneplacito a quelle a 6 o a 13.

Mi auguro infine che il gran fiorire di movimenti di opposizione dal basso alle trivelle possa coagularsi in un sentimento nazionale, che possa aggiungere un nuovo tassello alla nostra identita' comune, nel sentirci parte di una unica battaglia, per un unico ideale. Vorrei che non fossimo piu ne brianzoli, ne veneti, ne abruzzesi, ne siciliani contro le trivelle, ma Italiani che non possono sopportare che ditte petrolifere da mezzo mondo vogliano venire a deturpare la nostra bella penisola, a cominciare dalla Basilicata, tristemente dimenticata da tutti.


Tuesday, November 16, 2010

Salviamo la Basilicata dalle grinfie della Total




Rimandiamo i francesi della Total a casa loro!


**** Se avete un account di Posta Elettronica Certificata si puo' mandare il tutto ai seguenti indirizzi:

Dott. Salvatore Lambiase
Ufficio Compatibilità Ambientale
Dip. Ambiente, Territorio e Politiche della
Sostenibilità – Regione Basilicata
salvatore.lambiase@regione.basilicata.it

E p.c.

Dott. Agatino Mancusi
Assessore Dip. Ambiente, Territorio e Politiche
della Sostenibilità – Regione Basilicata
ass_ambiente.territorio@regione.basilicata.it


****

Questa e' l'occasione per tutti gli italiani per mostrare che non siamo Nimby e se il petrolio non va bene in Brianza, in Abruzzo, in Puglia, in Sicilia o a Chioggia, non va bene neppure in Basilicata. La Basilciata e' la regione che piu' ha sofferto gli scempi delle estrazioni petrolifere ed e' stato il caso piu' convincente per fermare il petrolio da altre parti d'Italia, perche' non e' ne in Kazakistan, ne in Nigeria, ma a nella nostra - supposta civile - Italia.

Ormai siamo collaudati con le osservazioni e per chi volesse dare una mano ai lucani contro ben quattro progetti petroliferi, ecco qui quattro concessioni da contestare.

Gorgoglione - modulo 1

Aliano - modulo 2

Teana - modulo 3

Val D'Agri - modulo 4

Le istruzioni che mi arrivano sono le seguenti:

Il tutto va mandato entro il 24 Novembre 2010 a:

Regione Basilicata
Ufficio Compatibilità Ambientale
Via V. Verrastro
85100 - POTENZA

oppure faxato a 0971 669082

Chiunque volesse cambiare, adattare e integrare puo' modificare il file a proprio piacimento. Per chi avesse problemi economici e vuole mandare lo stesso puo' scrivere tutte le informazioni base a me (i 4 punti di cui sotto) in un email e poi mandero' ai lucani istruzioni per riempire i fax nella maniera appropriata. Ma se potete permettervelo, mandate il tutto dalle vostre citta' di origine che fa piu' scena.

I moduli vanno:

1- compilati con i propri dati personali;
2- firmati in calce;
3- siglati lateralmente in ogni foglio;
4- accompagnati da una fotocopia di carta di identità o passaporto o
patente.

Grazie a Enzo e a Albina per averli preparati!