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Wednesday, April 20, 2011

Sul sole 24 ore



Sono passati diversi giorni dalla fine della «Copam 2011», la conferenza sponsorizzata da Assomineraria per mostrare che è possibile sposare assieme petrolio ed ambiente in Basilicata.

Da persona di scienza, non al soldo di Eni o di altre ditte petrolifere, sono molto disturbata dai contenuti ascoltati, che interpreto come pura e anacronistica propaganda.

Nessun cittadino che da anni si batte per una Basilicata pulita, come quelli dell’«Organizzazione Lucana Ambientalista», è stato invitato a presentare le proprie argomentazioni.

I fatti non si possono però nascondere.

In alcune località lucane il petrolio è entrato nella catena alimentare. Molti giovani non vedono futuro davanti a sé e lasciano in massa la Lucania: a loro il petrolio non ha portato nessun tipo di vantaggio occupazionale o economico.

Il monitoraggio Eni in Val D’Agri è iniziato con dodici anni di ritardo. Ci vorranno anni per arrivare a un qualche tipo di conclusione.

Intanto, la petrolizzazione selvaggia va avanti.

Si parla di voler incrementare la produzione di idrocarburi a 185mila barili al giorno e di trivellare nei parchi nazionali, in riva al mare, vicino ai Calanchi, e addirittura a cinquecento metri dagli ospedali civili.

A cosa serve un osservatorio ambientale se intanto le trivelle procedono imperterrite?

La cosa più preoccupante però è che la Basilicata, prima che essere un giacimento petrolifero, è una importante riserva d’acqua per l’Italia, un bene più prezioso e strategico per il nostro paese, che rischia di essere irrimediabilmente compromesso dalle estrazioni petrolifere.

Alcune sorgenti idriche sono state già chiuse, come «Acqua dell’Abete e della Terra», nel comune di Calvello (Pz). Anche la diga del Pertusillo è inquinata da residui che si sospetta essere petroliferi.

Per esplorare e per mettere in produzione un pozzo di petrolio o di gas occorre iniettare una grande quantità di liquidi e fanghi tossici nel sottosuolo. Il petrolio stesso si accompagna ad altra acqua tossica detta di “produzione”, mista da millenni al petrolio e spesso ricca di elementi cancerogeni.

Qualche volta per smaltire questi residui fangosi ed acque di scarto li si reinietta tali e quali sottoterra. È facile allora che migrino nel terreno, intaccando le falde idriche.

A volte le reiniezioni causano anche terremoti di intensità media, secondo quella che viene chiamata "sismicità indotta". Esempi di inquinamento di acqua e di terremoti dovuti all’industria degli idrocarburi esistono in tutto il mondo, anche grazie a nuove tecniche aggressive che vanno sotto il nome di fracking.

Negli Stati Uniti si contano a migliaia i pozzi acquiferi contaminati dagli idrocarburi e anzi, in questi ultimi mesi diversi stati hanno approvato moratorie. Fra questi, quello di New York il cui sindaco si è detto profondamente contrario alle estrazioni di gas, per non compromettere l'acqua del bacino idrico che dà da bere ai newyorkesi.

È molto grave che nessuno abbia parlato di fracking in Basilicata o delle relazioni fra trivelle e terremoti, vista l’alta sismicità della regione.

Sopratutto è molto grave che i pochi strumenti legislativi che potrebbero essere usati per vigilare, come il Piano di Tutela delle Acque della regione Basilicata, non si esprimano sul tema acqua e petrolio.

Ad esempio, si progetta di reiniettare acqua tossica di produzione nel pozzo “Monte Alpi 9” a Grumento Nova, in una zona fortemente sismica e proprio nei pressi della diga del Pertusillo.
Si parla di circa un miliardo di litri di acqua di produzione, un mastodontico progetto futuro che dovrebbe preoccupare cittadini e politici.

Invece alla «Copam 2011» nessuno ne ha parlato.

Perché?

Lascia molto a desiderare anche la posizione del presidente Vito De Filippo, che propone che la regione diventi un hub petrolifero.

Chi gli ha dato il diritto di prendere decisioni con effetti così profondi e duraturi?

Ne aveva parlato in campagna elettorale?

Non sarebbe stato più trasparente parlarne prima con il suo elettorato, piuttosto che ad una conferenza sponsorizzata da Assomineraria?

Chi scrive vive in California, dove le ditte petrolifere sono obbligate per legge a dichiarare che l’attività estrattiva e di raffinazione degli idrocarburi porta tumori, malattie riproduttive e malformazioni fetali a chi ci vive vicino.

Fra i firmatari Shell, Exxon e Chevron. Parallelamente si assiste ad uno spaventoso aumento di tumori in Basilicata, senza che nessuno anche solo ponga la domanda se questo possa essere frutto delle estrazioni petrolifere.

Ecco, il convegno a cui ho assistito grazie alle dirette streaming mi ha dato l’impressione di voler nascondere delle verità amare e scomode e far finta che tutto andasse bene.

La verità è che sposare petrolio e ambiente è impossibile. Non ci è riuscito mai nessuno, nemmeno i norvegesi.

Non sono lucana, ma sono venuta diverse volte in Basilicata a parlare di petrolio, usando la scienza nel modo più pulito e onesto che conosca.

Sono rimasta incantata dalla bellezza di certi luoghi e non posso tacere di fronte alla malafede di chi dice che si può fare tutto. Non lo trovo giusto!

Ai lucani l’augurio di scandalizzarsi sempre di più per un ambiente migliore e per una classe politica più coraggiosa, che abbia veramente a cuore la terra e le generazioni future.

MRD

Friday, April 1, 2011

Il prosciutto davanti agli occhi


Sulla gazzetta del Mezzogiorno di qualche giorno fa e' comparso questo articolo, di fronte al quale non so se ridere o piangere.

Il dato di partenza e' che l'acqua della sorgente "Acqua dell'Abete", nel comune di Calvello, in Basilicata non si puo' piu' bere e che la sorgente e' chiusa da oltre due anni.

Altri fatti noti sono che:

1. La Basilicata e' il centro estrattivo piu' grande d'Europa. Fornisce l'80% del petrolio estratto in tutta Italia ma solo il 6% del fabbisogno nazionale.

2. Le trivelle sorgono selvaggie nei parchi, vicino alle sorgenti idriche, vicino alle dighe, case e campi. La Total ha gia' seppellito per anni monnezza petrolifera sotto i campi a Corleto Perticara.

3. L'industria del gas e del petrolio tende ad inquinare le localita' da cui il petrolio viene estratto, specie le falde idriche, questo succede in tutto il mondo.

4. L'acqua dell'abete, sorgente millenaria nel comune di Calvello (Potenza) e' inquinata da manganese, cromo e bario.

5. Il maganese, cromo e il bario sono sostanze note come additivi dei fanghi e fluidi e perforanti usati dall'industria del petrolio.

6. Vicino alla sorgente c'e' il pozzo petrolifero dell'ENI Cerro Falcone 2.

Come detto, l'acqua non si puo' piu bere. C'e' schiuma, roba tossica a la sorgente e' stata sequestrata ben due volte: nel novembre del 2008 e poi nel gennaio del 2009 dal Corpo Forestale dello Stato. Dopo un po, sempre nel 2009, il sindaco di Calvello, Mario Domenico Gallicchio, ha stabilito il fermo dell'erogazione dell'acqua dalla sorgente che andava direttamente alle fontanelle dell'area pic-nic vicino alla sorgente.

Data tutta la lista di indizi sarebbe stato quantomeno importante indagare a fondo da dove venisse tutto quel materiale tossico in una zona trivellata a piu' non posso.

Invece, dopo oltre due anni di indagini, ecco le conclusioni dei "tecnici" della procura di Potenza:

"Non vi e' alcuna contaminazione del suolo o di acque superficiali e non sono stati riscontrati rifiuti di alcuna natura."

Dicono che c'e' solo terreno ferroso - la ruggine - e che per il manganese, cromo e bario, tutto e' a norma di legge.

Ma ... dove stava negli scorsi millenni il terreno ferroso? E da dove vengono il cromo, il manganese, il bario? Come ci sono finiti li, a norma di legge, mentre prima non c'erano? Chi ce li ha messi?

Chiederselo e' troppo. Dicono che e' impossibile saperlo, e che non lo sapremo mai.

E dunque andiamo avanti cosi. Un parco dove trivellano prima e dove, dopo un po, compaiono sostanze inquinanti usate dall'industria del petrolio.

Chissa' come mai.

Sara' stato un alchimista venuto dal cielo, come sono state le troppe aragoste a far morire gli operai ENI di Manfredonia, i pastori ad impedire le opere di ripristino ambientale e i contadini ad inquinare i terreni con rifiuti speciali pericolosi.

Farebbe ridere, se non che fa piangere, se uno ci pensa davvero.

Friday, January 14, 2011

Le prese in giro dell'ENI: parchi al petrolio


To the UNESCO:
Don't believe ENI, they have polluted
everything they have touched in Italy,

Basilicata included.
What we need is not a theme park,
but for ENI to stop ALL new well drilling in Basilicata.

Oddio. Ma chi le pensa queste cose? Oggi mi arriva un articolo del Sole 24 Ore in cui Cristiano Re, della Fondazione Enrico Mattei, parla del progetto ENI di aprire un "parco tematico" per il turismo fra i pozzi di petrolio della Val D'Agri!

Non so se ridere o piangere.

Si, un parco in cui invece di andare a guardare uccelli, e respirare l'aria sana, e fare i pic-nic all'ombra degli alberi centenari... uno va a vedere i pozzi di petrolio!!!

Solo una mente malata puo' promuovere e partorire idee di questo tipo. Ancora una volta, hanno solo da vergognarsi. Ma che ci deve fare uno in un parco al petrolio?

Vedere la sorgente del Calvello - chiusa per inquinamento e dove non si puo' piu' prendere l'acqua da 2 anni?

Respirare l'idrogeno solforato che esce a tutto spiano dal Centro Oli di Viggiano?

Vedere laghi arancioni? Inciampare su oleodotti luccicanti?

Ascoltare il rumore delle trivelle, invece che il silenzio della natura?

Loro parlano di pozzi di petrolio come attrattiva, assieme alla diga del Petrusillo (inquinata e che secondo le analisi svolte dal laboratorio di Biosan Vasto contiene acqua inadatta al consumo umano), agli impianti solari e eolici, con un po di design e di "mezzi flessibili" e piu' adatti per la "mobilita' contemporanea".

Mah. Io nel parco nazionale d'Abruzzo o a Yosemite ci vado per vedere gli alberi e per passeggiare lontano dalla mano dell'uomo. Tutto il resto lo posso guardare dalla mia vita urbana. Da un parco, voglio la natura, non i pozzi di petrolio!

Si aspettano "enormi flussi turistici". Cristiano Re, improvvisamente amante della Basilicata, dopo che chi lo paga ha distrutto ogni speranza di turismo sano e serio nella Val D'Agri dice:

"Cerchiamo di portare fuori la Basilicata e farla conoscere al mondo. A giudicare dalla curiosita' e dell'interesse suscitato in Grecia e davanti all'Unesco possiamo dire che e' possibile un utilizzo turistico del patrimonio petrolifero/energetico della valle che rientra nel Parco Nazionale dell'appennino lucano, Val D'Agri Lagonegrese."

Stanno fuori di cervello. Notare che il tutto compare sul Sole 24 Ore sud, a cura di Confindustria!

Caro Cristiano Re, vuoi fare una cosa utile per la Basilicata?

Di a tuoi capi che non ne possiamo piu' e che vogliamo una moratoria su tutti i pozzi nuovi della Basilicata. La vostra propaganda e' veramente riplorevole - l'avete distrutta la Basilicata, e credete che questo parco vi pulisca la coscienza e vi dia il beneplacito per trivellare ancora alla cieca, senza rispetto per nessuno? Io mi andrei a nascondere piuttosto che dire certe cose.

Ultima battuta che veramente fa morire dal ridere. Si aspettano che il parco al petrolio diventi un attrattore per apprendere l'uso sostenibile dell'energia!!!

Cioe' l'ENI ti porta a vedere come distrugge la natura, e poi ti dice che in realta' non dovresti farlo. Intanto il suo conto in banca ingrassa.

Vogliono pure andare nelle scuole a spiegare che questo e' cosa buona e giusta, e usare il parco al petrolio per farci una meta di indottrinamento durante le gite d'istruzione.

Il parco costera' 2 milioni di euro.

Pagati con il sangue, i tumori, le minaccie, e le vite spezzate del popolo lucano.

Non c'e' limite alla vergogna di questa gente. Grazie ENI.

Foto del parco al petrolio - Organizzazione Lucana Ambientalista








Sunday, January 9, 2011

L'Italia vs. Il Tenente di Bello e il giornalista Maurizio Bolognetti


If you are neutral in situations of injustice,
you have chosen the side of the oppressor.

Archbishop Desmond Tutu

Dedicato alla Chiesa Cattolica Lucana,
all'Universita' della Basilicata,
al governatore Vito De Filippo,
al PM Salvatore Colella,
incapaci di difendere gli onesti
dalla prepontenza dei forti


Sono letteralmente scandalizzata e profondamente rattristata dal trattamento antidemocratico riservato dalle autorita' lucane al Tenente Giuseppe di Bello e al giornalista Maurizio Bolognetti.

I due non hanno nessuna colpa, ai miei occhi almeno, se non quella di avere cercato la verita' , di essersi posti domande, e di avere voluto fare sapere a tutti, a proprie spese, tempo ed energia, che l'acqua di varie dighe lucane e' inquinata. E invece di ringraziare i due per il loro lavoro, i magistrati lucani li denunciano, li chiamano in procura, li sospendono dal lavoro, come dei criminali.

E' scandaloso, e mi vergogno per loro.

Della storia dell'acqua e dei campi avvelenati in Basilicata dall'ENI e da Total, abbiamo gia' parlato varie volte in questo blog.

Sorgenti idriche millenarie a Calvello con Acqua dell'Abete e della Terra chiuse per inquinamento, molto probabilmente da rifiuti petroliferi, campi di Corleto Perticara che custodivano rifiuti tossici targati Total e i cui prodotti la gente ha mangiato per anni, e l'acqua potabile contaminata in alcune dighe lucane.

La storia di Di Bello e di Bolognetti e' molto semplice.

Il dipartimento ambiente della Regione Basilicata il 5 e il 18 novembre 2009, compie dei monitoraggi nelle dighe di Monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e Savoia di Lucania. Si registrano colibatteri fecali, sintomo del malfunzionamento di depuratori e sostanze tossiche chimiche industriali.

Questi risultati vengono invitati al tenente di Bello con pregehiera di diffonderli fra i portatori di interessi diffusi. Lui obbedisce e ne parla con politici e giornalisti, fra cui Bolognetti. Vivono li, non sono portatori di interesse?

A Gennaio 2010 Bolognetti e Di Bello decidono di indagare in modo indipendente sulla qualita' delle acque in queste dighe. Vanno con un chimico a prelevare i campioni e fanno fare le analisi alla filiale di Vasto della ditta Biosan, la cui sede principale e' in Michigan. Le analisi sono state pagate dall'associazione Coscioni, Nessuno tocchi Caino, i Radicali.

I risultati decretano senza ombra di dubbio la presenza di un grave inquinamento di origine biologica e chimica sulle acque di queste dighe. In particolare per la diga del Pertusillo la Biosan disse che il campione non rientrava nei limiti di qualità delle acque destinate al consumo umano.

Acqua avvelenata, dunque.

L'elegante PM di Potenza, Salvatore Colella, invece di andare a chiedere all'ENI, alla Total e alle altre ditte industriali della zone che cosa ne facessero dei rifiuti petroliferi e industriali, e se per caso c'entrino con l'acqua delle dighe non adatta al consumo umano, decide di prendersela con Bolognetti e Di Bello.

E' piu' facile prendersela con due cittadini alla ricerca della verita' che con petrolieri e industriali, eh?

E cosi' inizia il calvario di Bolognetti e di Di Bello. A Marzo 2010 i due vengono convocati dai carabinieri, e poi la casa di Bolognetti viene perquisita (stile Corea del Nord) alla ricerca di materiale pericoloso. Neanche ce l'avesse messa lui la monnezza tossica nelle dighe!

Dice Bolognetti:

All’inizio ho pensato di esser stato convocato per avere notizie sugli esposti riguardanti vicende di inquinamento di Tito, della Val Basento, di Fenice o per essere ascoltato sulla denuncia presentata in procura nei confronti di alcuni dirigenti dell’Arpab. Non è così: la procura di Potenza vuole conoscere la mia fonte sulla vicenda dell’inquinamento degli invasi. In pochi minuti passo dal ruolo di accusatore a quello di imputato. Il sostituto procuratore di Potenza, Salvatore Colella, dispone la perquisizione della mia abitazione, negandomi la possibilità di avvalermi del segreto professionale, in quanto non iscritto all’albo dei giornalisti. Sono rinviato a giudizio insieme al tenente Di Bello.

Roba da matti! Ci sara' qualcosa di illegale nel sapere cosa si beve?

Non finsice qui. Fra maggio e giugno 2010 nella diga si reigstrano strane morie di pesci. A Luglio 2010, il tenente di Bello viene sospeso dal lavoro per due mesi e senza stipendio. Tutto questo nonostante, come ricorda Bolognetti, la convenzione di Aarhus dice:

In caso di minaccia imminente per la salute umana o per l’ambiente, imputabile ad attività umane o dovuta a cause naturali siano diffuse immediatamente e senza indugio tutte le informazioni in possesso delle autorità pubbliche che consentano a chiunque possa esserne colpito di adottare le misure atte a prevenire o limitare i danni derivanti da tale minaccia.

Da allora fino ad adesso, nessuna voce di solidarieta' per Bolognetti e per Di Bello, ne dalla chiesa cattolica, ne dal presidente di regione Vito di Filippo, ne da parte del corpo docente dell'Universita' della Basilicata, neppure da parte di enti lucani preposti al monitoraggio e alla difesa della salute, come l'ARPAB dell'ex direttore Vincenzo Sigillito, e oggi del nuovo direttore Raffaele Vita.

Il 26 gennaio 2011 Bolognetti e Di Bello dovranno comparire di fronte al Gup di Potenza per violazione del segreto d’ufficio e per un "disegno criminoso consumato da un’associazione a delinquere costituita dal tenente della Polizia Provinciale di Potenza Giuseppe Di Bello e
Maurizio Bolognetti".

Farebbe anche ridere, se non che fa piangere.

Perche'il PM Colella non va a perquisire i documenti dell'ENI e della Total?



Fonti: La gazzetta del Mezzogiorno
La gazzetta del Mezzogiorno 2

Saturday, October 16, 2010

Alla Basilicata


Ora che siamo tutti un po piu felici per la fine dell'incubo Ombrina, il mio pensiero va, come sempre, alla Basilicata martoriata. Sono convinta che tutte le cose che vado predicando in giro per l'Italia sarebbero molto meno incisive se non ci fosse il caso eclatante della Basilicata a fare da supporto a cio' che dico.

Mi dispiace che abbiano dovuto bucare quella regione in lungo e in largo e che nessuno gli abbia detto 15, 20 anni fa cosa sarebbe successo. Eppure si sapeva gia' tutto.

E di chi e' la colpa? Secondo me le responsabilita' stanno nell'ignoranza endemica della classe politica italiana, che non sa, non si pone domande e va come va il vento - la stragrande maggioranza dei politici di allora, cosi come quelli di adesso, inutili, ignoranti e senza spina dorsale.

Ogni tanto esce un articolo di cronaca sulle falde inquinate, sul petrolio nel miele, sulle dighe inquinate, sull'aumento di tumori e sui pozzi dietro l'ospedale. Si possono dire tante cose, ma di certo il petrolio non ha migliorato la qualita' della vita in Basilicata.

Uno direbbe, beh allora dopo 15 anni, ci sara' pure qualcuno che CHIARAMENTE dica che e' ora di mettere una moratoria su TUTTI i nuovi pozzi che vogliono costruire in Basilicata?

Esiste pure una commissione di medici che valutera' i danni ambientali in Val D'Agri, ma arriva dopo 12 anni dall'inizio dell'attivita' del Centro Oli di Viggiano. A che serve se intanto vanno avanti coi loro progetti di morte? E questi medici non hanno il dovere morale di usare il loro ruolo per dire: fermiamoci, almeno temporaneamente?

Da come la vedo io e' tutto gestito da persone molliccie - perche' infatti l'ENI gia annuncia che vuole aumentare la produzione a 85,000 barili al giorno, che entro Natale metteranno in produzione altri 4 pozzi. Tutto questo con il beneplacito della regione Basilicata che approva altre trivelle a Calvello.

In questa localita' esistono gia' pozzi ENI e guarda caso "qualcuno" ha gia' inquinato le falde acquifere con materiale petrolifero, inclusa una zona del Parco Nazionale della Val D'Agri che e' stata chiusa.

Ma la politica perche' continua a dare permessi alla cieca?

E dov'e' la chiesa lucana? Dove sono i vescovi? Non mi pare che nessuna voce si sia levata dal clero lucano in questi anni. Cosa aspettano?

Si sono dimenticati di quando il Vangelo diceva (Matteo 10:34): non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra, non sono venuto a portare pace, ma una spada?

Perche hanno paura di prenderla questa simbolica spada della giustizia e usarla, loro che potrebbero farci le cose giuste?

Qualcuno ricordera' la storia del pozzo Alli2 dietro l'ospedale e del fatto che a causa delle forti proteste della gente non se n'e' fatto - pare - niente.

Queste sono le dichiarazioni di Vito de Filippo, presidente della regione Basilicata, che in quanto a coraggio potrebbe stringere la mano all'Abruzzese Gianni Chiodi:

“Il principio che guida la nostra opera di sorveglianza sulle attività estrattive è di andare oltre la sola osservanza delle norme per garantire il minimo impatto sul territorio e sulla tranquillità delle persone. Per questo motivo la Regione Basilicata ha chiesto all’Eni di soprassedere alla realizzazione del pozzo ‘Alli 2’ a Villa d’Agri per cercare soluzioni alternative che contemperino le esigenze produttive con quelle di sviluppo del comune di Marsicovetere ma riducendo l’impatto, sia pure sotto il solo profilo emotivo, sul territorio”.

“Non è in discussione la legittimità della posizione della compagnia, né ravvisiamo motivi di allarme nella localizzazione del pozzo stesso, ma non per questo va tralasciata la ricerca di soluzioni alternative più gradite alla comunità. E' per questo che, pur sopportando in silenzio gli strali di quanti ci accusavano di non intervenire sulla questione, abbiamo avviato un'interlocuzione con l'Eni, certi che le ragioni di relazioni positive con le popolazioni e l’istituzione avrebbero prevalso su quelle dei costi e dei tempi di produzione”.

Eh? Ma che significa? Allora il pozzo andava bene li dove era secondo De Filippo, dietro l'ospedale ma solo a causa delle proteste "emotive" si e' deciso di intervenire?

Ma la regione Basilicata come la pensa a prescindere dalle proteste "emotive"?

A giudicare dalle parole di De Filippo, va tutto bene - e' solo la gente che e' "emotiva" e l'ENI non ha niente da recriminare.

Ma come fa questo governatore ad essere cosi' cieco davanti alla realta'? Io credo che lo sappia anche lui che l'impatto non e' emotivo, ma reale, polmonare, agricolo, cancerogeno - umano.

Che razza di governatore e' uno che e' piu' preoccupato dei tempi di produzione dell'ENI che della sua gente?

Ma sono il governo della Basilicata oppure l'ufficio servizi ENI? Sono li per la gente o per l'ENI? Non si capisce.

Che ce ne facciamo di governatori cosi in Italia?

Tuesday, August 31, 2010

L'acqua avvelenata - parte prima




Della Basilicata martoriata abbiamo gia' parlato tante volte su questo blog, e ancora adesso mi fa rabbia vedere che non cambia niente, che non e' mai colpa di nessuno, che il clima di silenzio e di omerta', specie da chi siede in alto, e' sempre gelido e impenetrabile.

Grazie alla sua geografia, la Basilicata e' (o era?) un grande produttore di acqua per il consumo umano che viene anche mandata in Puglia. Ci sono varie dighe per raccogliere l'acqua potabile, fra cui quella del Pertusillo - nei pressi del fiume Agri.

Agri? Come Val D'Agri? Si, come Val D'Agri, come petrolio, come centro oli.

Gia' alcune sorgenti di acqua sono state chiuse all'interno del parco nazinonale della Val D'Agri perche' inquinate, con molto probabilita' dalle estrazioni petrolifere di ENI e compari, come quella della Sorgente del Calvello e di Acqua all'Abete nel Parco Nazionale della Val D'Agri.

E se hanno inquinato sorgenti idriche, perche' no le dighe?

Infatti, ora tocca alla diga del Pertusillo. Questa diga ha tutti i riconoscimenti - e' zona SIC, ZPS, Parco Nazionale Appennino Lucano - tutte sigle per dire che la zona e' bella, ha alto valore naturalistico, e va difesa. Anche se la diga e' artificiale.

Ora cosa succede? In questi ultimi mesi hanno avuto: moria di pesci, fioritura di alghe rosse, presenza di streptococchi fecali, di coloformi totali, di idrocarburi policiclici aromatici (famiglia di cui fa parte il benzene, noto cancerogeno) e di bario e di boro. Questi ultimi sono noti materiali usati per trivellare pozzi di petrolio. Anche altre dighe nelle vicinanze sono state inquinate da materiale compatibile con gli scarti dell'industria petrolifera - le dighe Camastra e Monte Cotugno.

Facile allora chiedersi, ma cosa c'e' vicino a queste dighe?

A un chilometro dalla diga del Pertusillo ci sono 3 pozzi di petrolio, a 4 chilometri un pozzo di reiniezione petrolifera, e cioe' un pozzo in cui mettono tutte le acque (e la monnezza) di scarto, e non molto lontano c'e' il centro oli di Viggiano, con tutti gli oleodotti connessi. In passato ci sono stati anche dei microterremoti nei pressi di uno di questi pozzi - il Costa Molina 2 - che ha causato cedimenti al pozzo che avrebbero potuto benissimo far fluire materiale petrolifero nelle falde circostanti.

Oltre alla monnezza tossica del petrolio, ci sono anche depuratori che non funzionano - come sempre - e di qui gli streptococchi fecali nell'acqua 'potabile'.

L'esposizione a dosi alte o cronica al bario porta a problemi al sistema nervoso e circolatorio, problemi intestinali, debolezza, tremori, depressione, aborti spontanei e problemi riproduttivi. L'esposizione a dosi alte o cronica al boro porta nausea, problemi alla pelle e al sistema circolatorio, ai reni e anche danni all'attivita' sessuale, con diminuzione della produzione di sperma.

Dopo un po' decidono di fare a Berlino delle analisi sull'acque imbottigliata in varie zone europee. Ci sono quasi 160 marchi italiani, fra cui acque lucane, alcune famose, come
la Gaudianello, Toka, Felicia, Lilia, Sveva. Le analisi sono state pubblicate sulla rivista Science, versione italiana.

E voila'. Queste acque - guarda caso - hanno la concentrazione di boro piu' alta d'Italia.
1170 microgrammi per litro contro quello che raccomanda l'OMS (500 microgrammi per litro, il doppio) e di quello che consente la legge italiana (1000 microgrammi per litro).

Coincidenza? Chi lo sa.

Intanto non fiata una mosca. Anzi no, Paolo Scaroni - coresponsabile morale di tutto questo schifo dice che "Troppo assenteismo al sud, tanto che non conviene a nessuno investirci".

Infatti, lui non investe, lui viene, deturpa, prende tutto quel che puo' e poi si scuote la sabbia dalle scarpe e se ne torna tranquillo ai suoi uffici milanesi.

Scommetto che lui l'acqua al boro non se la beve.

Fonti: La voce dell'emergenza
Voce dell'emergenza 2

Friday, August 6, 2010

In Val d'Agri petrolio nelle sorgenti



Purtroppo non ho tempo di aggiornare il blog con tanta assiduita' in questi giorni in cui sono in giro per l'Abruzzo a parlare di petrolio. Ecco allora un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno su cui riflettere. Come sempre, non c'e' piu' rispetto, non c'e' piu' sacralita' per niente.

Qui il testo originale


Dal nostro inviato FABIO AMENDOLARA

CALVELLO - La parte di schifezza oleosa è visibile a occhio nudo. E tutti si chiedono dove arriverà. Perché quello che passa da contrada Autiero di Calvello è un piccolo ruscello che scende fino a valle. E a valle, lo tengono ben presente gli investigatori che hanno sequestrato l’area, c’è la diga del Camastra.

Il nastro bianco e rosso tiene a bada i turisti ma non le vacche che qui, quando l’area non è sfruttata per i «picnic», pascolano indisturbate. Il tour dell’acqua sotto inchiesta comincia da Calvello. La prima sorgente che s’incontra salendo verso la montagna è lungo la strada comunale. «Sorgente dell’Acqua Sulfurea». Il cartello indica che l’acqua non è potabile per inquinamento «chimico e batteriologico». «È lì dal 2004, ma nessuno ha pensato di rifare le analisi», dice Alfonso Fragomeni, avvocato calabrese appassionato di mountain bike e di natura che vive a Calvello da anni.

È stato lui a segnalare, qualche anno fa, che vicino al ponticello di località Acqua dell’abete, a oltre mille metri d’altezza, «c’erano liquami oleosi». E sul «Giornale di Calvello», un foglio d’assalto locale che tengono in vita tra mille difficoltà Pinuccio Vitacca e Luigi Casalaro, già da tempo si chiede: «Ma come è che in un’area incontaminata affiorano liquami oleosi?».

Quei liquami sono riaffiorati nei giorni scorsi. Gli investigatori del Corpo forestale dello Stato hanno effettuato un sopralluogo e depositato un’informativa in Procura. I magistrati Sergio Marotta e Salvatore Colella hanno disposto il sequestro.

«Io quest’acqua l’ho bevuta sempre», dice Nunzio, di professione cuoco. È fermo davanti al cartello dell’acqua sulfurea in compagnia di un amico. «Veniamo qui dopo pranzo, per stare un po’ al fresco», dice. «E vorremmo proprio sapere se la sorgente è ancora inquinata».

Poco più su c’è l’area attrezzata di contrada Autiero. I sigilli della Forestale sono in bella vista. L’acqua è sporca, melmosa e di color ruggine. «Qualche anno fa era limpida e pulita», dice Giampiero D’Ecclesis, geologo, che per l’Università della Basilicata fece un monitoraggio.

E la sospetta presenza di idrocarburi? «Quando facemmo i prelievi e le analisi - dice il geologo - in quell’acqua non ne trovammo». Gli altri sigilli della Procura sono all’Acqua dell’abe - te, un’area attrezzata con tavoli, panche e fornaci per l’arrosto. Qui l’amministrazione, in via preventiva, ha chiuso la fontana. Nelle pozzanghere che costeggiano il piccolo ruscello c’è la stessa acqua oleosa che è arrivata più giù. Un cartello avverte: «Area sottoposta a sequestro giudiziario ». A dieci giorni dal ferragosto.

petrolio"NON E' LA PRIMA VOLTA CHE ACCADONO COSE DEL GENERE"
«Ci troviamo di fronte a strani liquidi che minacciano delicatissime e vulnerabili falde acquifere dovute a vicine installazioni petrolifere ed oleodotti. In attesa di conoscere l’origine dell’incidente e nel sollecitare gli organi giudiziari ad assicurare alla giustizia i responsabili di questo ennesimo disastro petrolifero che interessa il parco nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese, la Ola ricorda come questo episodio segue analoghi provvedimenti giudiziari relativi alla sorgente Acqua dell’Abete, sempre in territorio di Calvello, in cui il Corpo forestale dello Stato sequestrò l’area nel mese di novembre 2008 e di analogo inquinamento della sorgente Acqua Sulfurea ».

Lo sostiene la Ola, organizzazione lucana ambientalista, in una nota diffusa ieri pomerig gio. «Nonostante la Ola abbia ripetutamente richiesto la natura delle sostanze rinvenute - viene ribadito nel comunicato - nonché la causa dell’inquinamento determinato dalla presenza di liquidi rossastri ed oleosi probabilmente derivanti dall’attività petrolifere».

Secondo l’Organizzazione lucana ambientalista, «a tutt’oggi non vi è stata alcuna risposta da parte degli enti preposti ai monitoraggi ambientali che palesano il giradisco incantanto del tutto a posto in un momento in cui si tenta di nascondere gli evidenti disastri ambientali con l’espediente delle royalties e lo sconto sulla benzina».

E ancora: «Ci meraviglia invece come la Regione Basilicata non abbia ancora provveduto a nominare il nuovo direttore dell’Arpab, con quello attuale che vede il suo mandato scaduto ormai da tempo». «Un ente che - concludono gli ambientalisti della Ola - non garantisce trasparenza e che perpetua la voluta rinuncia nell’assumere un ruolo di garante in una regione in cui la presenza delle compagnie petrolifere sembra divenuta il prezzo da pagare ai sicari dell’economia che rappresentano gli interessi del governo e delle corporazioni che agiscono in quei Paesi a forte debito pubblico, tra cui l’Italia, anche attraverso l’installazione di insediamenti petroliferi realizzati grazie a governanti complici e compiacenti ».