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Tuesday, January 3, 2012

Ohio: terremoti e fracking










"Earthquakes were triggered by fluid injection shortly after the injection initiated — less than two weeks. Previously, we knew [of] unusual earthquakes around Youngstown, Ohio, only on March 17, around 80 days after injection began"

  Won-Young Kim, sismologo
 Columbia University's Lamont-Doherty Earth Observatory

Fracking speeds up climate change. It causes earthquakes, poisons air and water, kills animals, makes some people acutely sick in the short run and guarantees many thousands of premature deaths from lung disease, cancer,
and other health problems which will impact our children more than ourselves.

Iris Marie Bloom,
Protecting our Waters, PA




Il 31 dicembre un terremoto di grado 4 della scala Richter ha scosso la cittadina americana di Youngstown, in Ohio. Come gia' successo in decine e decine di altri casi, in Texas, West Virginia, Arkansas, Oklahoma, nel corso degli scorsi 2 o 3 anni il terremoto non e' naturale ma collegato all'attivita' di fracking.

Come gia' detto, il fracking e' una tecnica relativamente nuova con cui si sparano sostanze chimiche ad alta pressione nel sottosuolo, si causano microterremoti, si spezzetta la roccia, e questa fratturandosi, rilascia gas per la gioia e le tasche delle ditte petrolifere. Spesso non sanno cosa fare con i rifiuti prodotti dal fracking, e questi vengono bellamente reiniettati sottoterra, perturbando gli equilibri naturali e causando a volte terremoti.

Immediatamente dopo la scossa sismica del 31 dicembre, il primo gennaio 2012, le autorità dell' Ohio hanno fermato tutte le operazioni estrattive, in particolare di reiniezione di acqua di risulta nel sottosuolo in cinque pozzi. Secondo i dati ufficiali, in questi pozzi sospesi, da gennaio a settembre 2011 sono stati iniettati circa 350,000 barili di fluidi perforanti equivalenti a 56 millioni di litri di monnezza tossica e destabilizzante.

Questi "pozzi di reineizione" sono profondi circa 3 chilometri e vengono usati per seppellirci le abbondanti acque tossiche che viene prodotta durante le operazioni di fracking.

In tutto lo stato dell'Ohio sono circa 7 milioni di barili all'anno: 1 miliardo di litri di monnezza.

Il professor Won Young Kim, del dipartimento di Seismology Geology e Tectonophysics presso il Lamont-Doherty Earth Observatory at Columbia University, a New York afferma che e' evidente la connessione fra fracking e terremoto in questo caso.

Dice infatti che la profondita' del pozzo e' di 2 chilomentri, una profondita' inusuale per terremoti naturali, e che la zona di suo non e' sismica.

A partire da Marzo 2011 ci sono stati ben 10 terremoti in zona, di intensità minore al grado 4 Richeter ma tutti ascrivibili al fracking, secondo Kim. Similmente nel corso degli ultimi 2 anni ci sono stati 43 terremoti in Oklahoma collegati al fracking. Kim dice che se anche tutte le operazioni di fracking cessassero adesso ci vorrebbero circa 2 anni per fare riassestare il sottosuolo.

I residenti affermano che si e' sentito un forte boato in zona.

I petrolieri continuano a negare che esistano problemi.

Quelli di Youngstown chiedono una moratoria piu' duratura e piu' estesa.

Il portavoce del governatore dell'Ohio, il repubblicano John Kasich, invece dice

"We are not going to stand by and let someone drive a stake through the heart of what could be an economic revival in Eastern Ohio”.

Non resteremo a guardare a non lasceremo a nessuno di pugnalare quello che potrebbe essere la rinascita economica dell'Ohio occidentale.

Secondo lui il fracking e' la rinascita economica.
 
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Update: nell'Agosto del 2013 e' stato reso noto il verdetto: la causa dei terremoti e' stata la reiniezione di materiale di scarto dell'industria petrolifera nei pozzi di reiniezione.

Il testo dell'articolo e' qui.

I ricercatori aggiungono che ci sono stati altri 98 i terremoti indotti, di cui la maggior parte non percepibili dall'uomo.

Qui il rapporto di Scientific American.


Fonti: Reuters

 

Saturday, July 16, 2011

Basilicata vs. Pennsylvania




Soddisfare l'istanza dei lucani ad ottenere un effettivo risarcimento per lo sfruttamento del loro patrimonio minerario con una riduzione del prezzo della benzina e dei prodotti derivati


Cosimo Latronico
Senatore della Basilicata, 2008



Concentrazioni di idrocarburi nella diga del Pertusillo
6.4 milligrammi/litro

Concentrazioni di idrocarburi permessi nelle acque potabili in Italia
0.0001 milligrammi/litro

Per tutto il resto c'e' la bonus card di Latronico.


Come sempre la stoltezza dei politici italiani non ha mai limite.

Vivo da tanto tempo negli USA e forse e' per questo che sono diventata un po' piu' esigente verso chi ci rappresenta. Non riesco ad accettare che i politici italiani - pagati in proporzione a quelli USA cifre pazzesche - tendano sempre a minimizzare, ad accontentarsi di mezze soluzioni e a fare un po' come quando Eduardo de Filippo dice "e' cos'e nient" e poi ti ritrovi senza aria per respirare. In matematica diremmo "rinormalizziamo".

In Pennsylvania la ditta Cheasapeake energy e' stata multata di 900,000 dollari piu 188,000 dollari per avere inquinato le riserve acquifere di Bradford County, a causa del fracking e per un incendio che ha ferito tre lavoratori.

Un milione di dollari.

La storia e' semplice: nel Febbraio del 2010 i cittadini si erano lamentati per la cattivita' qualita' dell'acqua. L'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente dello stato della Pennsylvania ha fatto le dovute analisi e ha concluso che la colpa dell'inquinamento era per colpa dei pozzi del fracking non bene impermeabilizzati da cui fuorisciva materiale tossico che si mescolava all'acqua del sottosuolo. Gli hanno fatto non solo la multa ma anche fermato l'attivita' estrattiva per tre settimane.

La ditta ha pagato le multe senza fiatare e ha promesso che stara' piu' attenta.

Riassunto: la gente si lamenta, fanno le indagini, e multano i petrolieri di un milione di dollari. Certo non fermano il fracking, ma almeno il messaggio e' chiaro.


***

Anche in Basilicata l'inquinamento da petrolio e' storie da tutti i giorni.

Qui, e' dal 2010 che i cittadini si lamentano per le acque inquinate contenute dalla diga del Pertusillo. L'anno scorso infatti ci scoprirono pesci morti, ci fu il proliferare fuori controllo di un alga chiamata cornuta e la zona fu circondata da una puzza fortissima. Il sospetto era che le acque fossero state inquinate dall'attivita' petrolifera e dal cattivo funzionamento dei depuratori.

Un qualsiasi ente normale di difesa dell'ambiente farebbe l'interesse dei cittadini e indagherebbe seriamente. Tanto piu' che come riporta la OLA pare che la zona sia inquinata dal 2001 da IPA, idrocarburi policiclici aromatici.

Dieci anni dunque di denuncie piu' o meno forti. Dieci anni in cui non si fa niente a livello istituzionale, se non cercare di ricoprire tutto nella piu' grande anti-democratica omerta'. Addirituttura il tenente Giuseppe Di Bello che aveva osato denunciare il tutto fu sospeso senza paga per due mesi come riportammo a suo tempo.

L'istituzione che "dovrebbe" fare il controllo si chiama Arpab e dal suo sito, in merito al tutto afferma laconica:

A seguito del manifestarsi del fenomeno di fioritura algale che ha interessato l’invaso del Pertusillo nel Maggio 2010, l’ARPAB dal Luglio 2010 ha potenziato l’attività di monitoraggio della qualità delle acque dell’invaso, che, come è noto, vengono potabilizzate e successivamente distribuite.

Hanno "migliorato" il monitoraggio e messo un po di tabelle a cadenza bi o tri mestrale che nessuno leggera' mai e di cui non si capisce niente. Ci sono valori scritti, senza che si spieghi a nessuno se i valori sono alti, bassi, e quali siano i limiti di legge per ciascuna delle sostanze
tossiche.

Non si sa. Quello che quelli dell'Arpab non capiscono, secondo me, e' che un ente ha il dovere di rendere i propri risultati comprensibili al cittadino medio, e di farne gli interessi collettivi.

Soprattutto, perche' quelli dell'Arpab non scoprono di chi e' la colpa di questo inquinamento? Perche' quelli dell'Arpab non gli fanno le multe, non esigono che il tutto venga ripulito come si deve e che questo non succeda mai piu?

E' l'acqua da bere della gente!

E allora arrivano di nuovo i cittadini. La prof. Albina Colella assieme al tenente Di Bello e al giornalista Maurizio Bolognetti riuniti nell'associazione EHPA decidono di analizzarsi le acque della diga da se e scoprono che diversi parametri hanno superato i limiti di legge. Le acque del Pertusillo sono quindi inquinate dal punto di vista microbiologico e chimico-fisico.

L'acqua della diga del Pertusillo e' classificata "A2" - potabilizzabile attraverso l'impianto di Missanello (Potenza), cioe' inquinata ma che puo' essere consunata in seguito a trattamenti fisico-chimici e con la disinfezione.

Ecco qui la tabellina eseguita dall'EHPA:


Pertusillo Acque classe “A2” Acqua potabile

Ferro 5.7 mg/litro 2 mg/litro 0.2 mg/litro

Alluminio 5.3 mg/litro 0.2 mg/litro 0.2 mg/litro

Idrocarburi 6.4 mg/litro 0.2 mg/litro 0.0001 mg/litro


Cioe' secondo gli studi dell'EHPA, l'acqua della diga Pertusillo ha valori di ferro e alluminio circa 25 volte maggiori che l'acqua potabile e valori di idrocarburi 60,000 volte maggiori.

Sessanta mila! L'acqua e' cosi inquinata che non puo' nemmeno essere classificata "potabilizzabile".

Infatti sono morte tutte le carpe, mica sono sceme.

E qui arriva la soluzione geniale dei politici di Basilicata, dell'Arpab, del presidente della regione Vito de Filippo, dell'assessore all'ambiente Agatino Mancuso, del presidente dell'Arpab Raffaele Vita, di tutte le mezze cartuccie che stanno ai posti di potere in Basilicata:

Facciamoli stare zitti, e invece di dargli acqua pulita, invece di capire chi ha messo quella monnezza nella diga, invece di multare chi ha inquinato la diga con valori sessanta mila volte piu' di quanto lecito, diamogli una "bonus card" di sconto per la benzina.

Ti tolgono l'acqua da bere, ti danno carpe morte, ti mettono veleni 60 mila volte in piu' quanto la legge consente, tolgono lo stipendio a chi lavora per collettivita' e per farti stare zitto ti fanno un po' lo sconto sulla benzina.

Altro che multe da un milione di dollari.

Saranno cos'e' niente.












Friday, August 6, 2010

In Val d'Agri petrolio nelle sorgenti



Purtroppo non ho tempo di aggiornare il blog con tanta assiduita' in questi giorni in cui sono in giro per l'Abruzzo a parlare di petrolio. Ecco allora un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno su cui riflettere. Come sempre, non c'e' piu' rispetto, non c'e' piu' sacralita' per niente.

Qui il testo originale


Dal nostro inviato FABIO AMENDOLARA

CALVELLO - La parte di schifezza oleosa è visibile a occhio nudo. E tutti si chiedono dove arriverà. Perché quello che passa da contrada Autiero di Calvello è un piccolo ruscello che scende fino a valle. E a valle, lo tengono ben presente gli investigatori che hanno sequestrato l’area, c’è la diga del Camastra.

Il nastro bianco e rosso tiene a bada i turisti ma non le vacche che qui, quando l’area non è sfruttata per i «picnic», pascolano indisturbate. Il tour dell’acqua sotto inchiesta comincia da Calvello. La prima sorgente che s’incontra salendo verso la montagna è lungo la strada comunale. «Sorgente dell’Acqua Sulfurea». Il cartello indica che l’acqua non è potabile per inquinamento «chimico e batteriologico». «È lì dal 2004, ma nessuno ha pensato di rifare le analisi», dice Alfonso Fragomeni, avvocato calabrese appassionato di mountain bike e di natura che vive a Calvello da anni.

È stato lui a segnalare, qualche anno fa, che vicino al ponticello di località Acqua dell’abete, a oltre mille metri d’altezza, «c’erano liquami oleosi». E sul «Giornale di Calvello», un foglio d’assalto locale che tengono in vita tra mille difficoltà Pinuccio Vitacca e Luigi Casalaro, già da tempo si chiede: «Ma come è che in un’area incontaminata affiorano liquami oleosi?».

Quei liquami sono riaffiorati nei giorni scorsi. Gli investigatori del Corpo forestale dello Stato hanno effettuato un sopralluogo e depositato un’informativa in Procura. I magistrati Sergio Marotta e Salvatore Colella hanno disposto il sequestro.

«Io quest’acqua l’ho bevuta sempre», dice Nunzio, di professione cuoco. È fermo davanti al cartello dell’acqua sulfurea in compagnia di un amico. «Veniamo qui dopo pranzo, per stare un po’ al fresco», dice. «E vorremmo proprio sapere se la sorgente è ancora inquinata».

Poco più su c’è l’area attrezzata di contrada Autiero. I sigilli della Forestale sono in bella vista. L’acqua è sporca, melmosa e di color ruggine. «Qualche anno fa era limpida e pulita», dice Giampiero D’Ecclesis, geologo, che per l’Università della Basilicata fece un monitoraggio.

E la sospetta presenza di idrocarburi? «Quando facemmo i prelievi e le analisi - dice il geologo - in quell’acqua non ne trovammo». Gli altri sigilli della Procura sono all’Acqua dell’abe - te, un’area attrezzata con tavoli, panche e fornaci per l’arrosto. Qui l’amministrazione, in via preventiva, ha chiuso la fontana. Nelle pozzanghere che costeggiano il piccolo ruscello c’è la stessa acqua oleosa che è arrivata più giù. Un cartello avverte: «Area sottoposta a sequestro giudiziario ». A dieci giorni dal ferragosto.

petrolio"NON E' LA PRIMA VOLTA CHE ACCADONO COSE DEL GENERE"
«Ci troviamo di fronte a strani liquidi che minacciano delicatissime e vulnerabili falde acquifere dovute a vicine installazioni petrolifere ed oleodotti. In attesa di conoscere l’origine dell’incidente e nel sollecitare gli organi giudiziari ad assicurare alla giustizia i responsabili di questo ennesimo disastro petrolifero che interessa il parco nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese, la Ola ricorda come questo episodio segue analoghi provvedimenti giudiziari relativi alla sorgente Acqua dell’Abete, sempre in territorio di Calvello, in cui il Corpo forestale dello Stato sequestrò l’area nel mese di novembre 2008 e di analogo inquinamento della sorgente Acqua Sulfurea ».

Lo sostiene la Ola, organizzazione lucana ambientalista, in una nota diffusa ieri pomerig gio. «Nonostante la Ola abbia ripetutamente richiesto la natura delle sostanze rinvenute - viene ribadito nel comunicato - nonché la causa dell’inquinamento determinato dalla presenza di liquidi rossastri ed oleosi probabilmente derivanti dall’attività petrolifere».

Secondo l’Organizzazione lucana ambientalista, «a tutt’oggi non vi è stata alcuna risposta da parte degli enti preposti ai monitoraggi ambientali che palesano il giradisco incantanto del tutto a posto in un momento in cui si tenta di nascondere gli evidenti disastri ambientali con l’espediente delle royalties e lo sconto sulla benzina».

E ancora: «Ci meraviglia invece come la Regione Basilicata non abbia ancora provveduto a nominare il nuovo direttore dell’Arpab, con quello attuale che vede il suo mandato scaduto ormai da tempo». «Un ente che - concludono gli ambientalisti della Ola - non garantisce trasparenza e che perpetua la voluta rinuncia nell’assumere un ruolo di garante in una regione in cui la presenza delle compagnie petrolifere sembra divenuta il prezzo da pagare ai sicari dell’economia che rappresentano gli interessi del governo e delle corporazioni che agiscono in quei Paesi a forte debito pubblico, tra cui l’Italia, anche attraverso l’installazione di insediamenti petroliferi realizzati grazie a governanti complici e compiacenti ».