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Monday, September 1, 2014

Vaticano: divestite dalle fonti fossili!


Per puro caso, l'ENI in piazza San Pietro





Il gruppo 350.org, guidato da Bill McKibben, e' uno dei principali movimenti del mondo contro i cambiamenti climatici. Nel corso degli anni hanno lanciato varie iniziative, fra cui sit in alla Casa Bianca contro l'oleodotto Keystone XL dal Canada, o "Hands on the Sand", catene umane lungo la spiaggia contro le trivellazioni, evento ripreso anche in Italia.

Qualche anno fa hanno iniziato una campagna per chiedere ad universita' ed enti di pubblici di divestire dalle fonti fossili. In questi giorni hanno lanciato un nuovo appello: chiedere anche al Vaticano di divestire da petrolio e gas.

Il gruppo di Bill Kibben si ispira alla imminente enciclica di Papa Francesco sul ruolo dell'umanita' nella cura della Terra, e ricorda che se e' eticamente sbagliato distruggere il pianeta, allora e' anche eticamente sbagliato trarne profitti. E questo e' qualcosa su cui tutti possono essere d'accordo - cristiani ed atei.

Negli ultimi due anni, centinaia di universita', citta' e comunita' di fede in tutto il mondo hanno aderito all'iniziativa di divestire dalle fonti fossili.  Nel mese di giugno 2014, l'Universita' di Dayton in Ohio e' diventata la prima universita' cattolica ad impegnarsi nel divestimento. Ora e' il momento del Vaticano: papa Francesco ha l'opportunita' di aggiungere la sua voce -- e quella di 1.2 miliardi di cattolici -- alla richiesta di divestimento dalle fonti fossili.

Il Vaticano e' stato il primo stato del mondo ad emissioni zero di CO2, e questo e' un buon inizio.  Ma non basta: adesso viene chiesto al papa di usare il suo potere affinche' la Banca del Vaticano, con il suo bottino di 8 miliardi di dollari, cessi ogni investimento nell'industria fossile, perche' e' questa la principale responsabile dei cambinamenti climatici.

Il papa ne ha parlato in varie occasioni, ed e' evidente che sussiste un imperativo morale ad agire: se non facciamo nulla le conseguenze saranno disastrose, specie per i piu' vulnerabili.

La campagna per il divestimento dalle fonti fossili e' stata finora di gran successo: a Luglio il World Council of Churches, che rappresenta circa 500 milioni di persone ha votato per il divestimento. La Chiesa Cattolica non fa parte di questo gruppo.  Ad Aprile del 2014 vari gruppi religiosi dall'Australia e dal Nord America hanno scritto al Papa Francesco, illustrando perche' il divestimeno fosse un imperativo morale per la Chiesa Cattolica.

E' evidente che se la banca del Vaticano decidesse di seguire una strada simile, sarebbe un segnale forte anche per il nostro scellerato governo che pare ancorato in tutto e per tutto alle trivellazoni in ogni parte d'Italia.






Wednesday, April 23, 2014

La lettera del vescovo Desmond Tutu sui cambiamenti climatici


Questa e' la lettera alla stampa inglese di Desmond Tutu, uno degli eroi contro l'apartheid e premio nobel per la pace di qualche tempo fa.

E' stata pubblicata il giorno 10 Aprile 2014 su The Guardian.

Venticinque anni fa, potremmo avere scusato molte persone per non saperne molto, o per non star facendo molto, sui cambiamenti climatici.

Oggi non abbiamo scuse.

I cambiamenti climatici non possono piu' essere liquidati come fantascienza: ne stiamo gia' sentendo gli effetti.

Questo e' il motivo per cui, non importa dove vivi, e' spaventoso che negli Stati Uniti si stia discutendo se approvare un enorme oleodotto per il trasporto di 830.000 barili del petrolio piu' sporco del mondo, dal Canada al Golfo del Messico. Produrre e trasportare queste quantità di petrolio, tramite l'oleodotto Keystone XL, potrebbe aumentare le emissioni di carbonio del Canada di oltre il 30%.

Se gli effetti negativi del gasdotto interessassero solo Canada e Stati Uniti, potremmo dire: buona fortuna a loro. Ma interessera' tutto il mondo, il nostro mondo comune, l'unico mondo che abbiamo. Noi non abbiamo molto tempo.Questa settimana a Berlino, scienziati e rappresentanti pubblici hanno analizzato le varie, radicali, opzioni per contenere le emissioni, come contenuto nel terzo rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La linea di fondo e' che abbiamo 15 anni per adottare le misure necessarie.


Il cavallo non e' ancora scappato via, ma e' sulla buona strada verso l'uscita dalla porta della stalla.Chi può fermarlo? Beh, possiamo, io e te. E non è solo che siamo in grado di fermarlo, abbiamo la responsabilità di farlo. E' una responsabilità che inizia quando Dio comanda ai primi abitanti umani del giardino dell'Eden, perché lo "coltivasse e custodisse". Per mantenerlo e non per abusarne, o per distruggerlo.

Il sapore del "successo" nel nostro mondo impazzito e' misurato in dollari e franchi e rupie e yen. Il nostro desiderio di consumare e tutto cio' che possa avere un valore - di estrarre ogni pietra preziosa, ogni oncia di metallo, ogni goccia di petrolio, ogni tonno nel mare, ogni rinoceronte nella savana - non conosce limiti. Viviamo in un mondo dominato dall'avidita'. Abbiamo permesso agli interessi del capitale di superare gli interessi degli esseri umani e della nostra Terra.

Nel corso della mia vita ho creduto che l'unica risposta all'ingiustizia e' cio' che Mahatma Gandhi ha definito "resistenza passiva". Durante la lotta anti-apartheid in Sud Africa, con il boicottaggio, i disinvestimenti e le sanzioni, sostenute dai nostri amici oltremare, siamo stati in grado di esercitare una pressione economica sul nostro ingiusto stato, ma siamo riusciti anche ad esercitare una forte pressione morale.

E 'chiaro che i paesi e le aziende principalmente responsabili per l'emissione di anidride carbonica e dell'accelerazione dei cambiamenti climatici non se ne andranno da soli; hanno troppi interessi economici. Hanno bisogno di un sacco di "gentile persuasione" da parte nostra. E questo non significa che dobbiamo necessariamente privarci delle nostre auto e acquistare invece biciclette.

Ci sono molti modi in cui ognuno di noi puo' lottare contro i cambiamenti climatici: non sprecare energia, per esempio. Ma queste misure individuali non faranno una differenza abbastanza grande nel poco tempo che ci resta a disposizione.

Le persone coscienziose devono rompere i legami con le societa' che finanziano l'ingiustizia dei cambiamenti climatici. Possiamo, per esempio, boicottare squadre sportive e programmazione multimediale sponsorizzati da aziende energetiche di combustibili fossili. Possiamo esigere che gli annunci di aziende energetiche portano avvertenze per la salute. Possiamo esigere che sempre piu' le nostre universita' e municipalita' e istituzioni culturali taglino i loro legami con l'industria dei combustibili fossili. Possiamo organizzare giornate senza auto e costruire la piu' ampia consapevolezza sociale possibile. Possiamo chiedere le nostre comunita' religiose a pronunciarsi.

Siamo in grado di attivamente spingere le imprese energetiche a spendere maggiormente sullo sviluppo di prodotti energetici sostenibili, e siamo in grado di premiare quelle aziende che lo fanno utilizzandone i prodotti. Possiamo premere nostri governi ad investire nelle energie rinnovabili e smettere di sovvenzionare i combustibili fossili. Ove possibile, possiamo installare i nostri pannelli solari e scaldacqua.

Magari non potremo portare i petrolieri in bancarotta. Ma possiamo prendere provvedimenti per ridurne il peso politico, ed esigere che chi incamera i profitti sia anche responsabili per ripulire il pasticcio che ha creato.

E la buona notizia è che non dobbiamo ripartire da zero. I giovani di tutto il mondo hanno gia' iniziato a fare qualcosa al riguardo.

La campagna di disinvestimento da combustibili fossili e' la piu' rapida campagna istituzionale del suo genere nella storia.

Il mese scorso, il Sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra ha votato in massa a rivedere la sua politica di investimento nei confronti delle imprese di combustibili fossili, con un vescovo riferendosi ai cambiamenti climatici come "il grande demone dei nostri giorni".

Già alcuni college e fondi pensione hanno dichiarato che vogliono che i loro investimenti siano congruenti con il loro credo religioso.

Non ha senso investire in societa' che distruggono il nostro futuro. Servire da custodi della creazione non deve essere un titolo vuoto; richiede invece il nostro agiare, e con tutta l'urgenza che questa terribile situazione ci richiede.

Friday, April 26, 2013

10 citta a divestire dal petrolio


E' tutto iniziato nell'autunno del 2012 con la campagna di Bill Mc Kibben di divestire dalle fonti fossili.

Il primo a sottosscrivere questa idea e' stato il sindaco di Seattle -  Mike McGinn - che si e' impegnato a tenere i soldi della citta' e delle pensioni pubbliche fuori da investimenti petroliferi.

Due miliardi di dollari.

A seguire - Ithaca, New York con il suo sindaco, il 26-ienne afro-americano Svante Myrick. L'hanno convinto un gruppo di studenti della scuola superiore della sua citta'. 

E poi ancora San Francisco, martedi' scorso - una citta' che invece gestisce 16 miliardi di dollari in pensioni, che resteranno tutti offlimits alle speculazioni petrolifere.  Di questi 16 milardi, 583 erano gia' investiti in fondi petroliferi e sono stati ritirati. Il voto e' stato unanime.

La citta' di Berkeley, vicino a San Francisco, ha anche proposto che l'intero stato della California divesta dal petrolio.

Il movimento per il boicottaggio e' specialmente attivo nelle universita' - dove almeno 300 istituzioni le stanno considerando e mettendo in atto. Le citta' di cui sopra sono quasi tutti "liberali", nel senso di apertura ai cambiamenti, progressiste e sensibili al tema dei cambiamenti climatici, ma si spera che il loro esempio possa dare l'impeto per azione a livello nazionale.

Qui il link su varie altre universita' coinvolte nel boicottaggio dei petrolieri
http://campaigns.gofossilfree.org



Non e' una cosa da poco: le universita' USA hanno dei cosiddetti "endowments",  fondi di vari miliardi di dollari, con cui vengono finanziate molte delle attivita' sui campus e che sono investiti in borsa. Il divestimento rappresenta un esempio simbolico ma anche concreto delle posizioni delle Universita' stesse sul cambiamento climatico, specie quelle da cui sono partiti gli studi scientifici
sul global warming.

L'ispirazione di questo movimento e' il boicottaggio contro apartheid degli anni '80 in Sud Africa.
L'arcivescovo Desmond Tutu, che ha vinto il premio nobel per la pace e che e' stato un protagonista di quella battaglia, dice

“The divestment movement played a key role in helping liberate South Africa. The corporations understood the logics of money even when they weren’t swayed by the dictates of morality. Climate change is a deeply moral issue too, of course. Once again, we can join together as a world and put pressure where it counts.”

Il boicottaggio ha avuto un ruolo chiave nel liberare il Sud Africa. Le corporazioni hanno ascoltato la logica del denaro anche quando non ascoltavano quelle della moralita'. I cambiamenti climatici sono anche loro un profondo problema morale, certo. Di nuovo possiamo unirci in tutto il mondo e mettere pressione, assieme, dove ce ne sia bisogno".

Per ora sono 10 citta' e 300 universita'.
Funzionera', non funzionera'? Chi lo sa. E' solo che da qualche parte si deve pur partire.

Sunday, January 9, 2011

L'Italia vs. Il Tenente di Bello e il giornalista Maurizio Bolognetti


If you are neutral in situations of injustice,
you have chosen the side of the oppressor.

Archbishop Desmond Tutu

Dedicato alla Chiesa Cattolica Lucana,
all'Universita' della Basilicata,
al governatore Vito De Filippo,
al PM Salvatore Colella,
incapaci di difendere gli onesti
dalla prepontenza dei forti


Sono letteralmente scandalizzata e profondamente rattristata dal trattamento antidemocratico riservato dalle autorita' lucane al Tenente Giuseppe di Bello e al giornalista Maurizio Bolognetti.

I due non hanno nessuna colpa, ai miei occhi almeno, se non quella di avere cercato la verita' , di essersi posti domande, e di avere voluto fare sapere a tutti, a proprie spese, tempo ed energia, che l'acqua di varie dighe lucane e' inquinata. E invece di ringraziare i due per il loro lavoro, i magistrati lucani li denunciano, li chiamano in procura, li sospendono dal lavoro, come dei criminali.

E' scandaloso, e mi vergogno per loro.

Della storia dell'acqua e dei campi avvelenati in Basilicata dall'ENI e da Total, abbiamo gia' parlato varie volte in questo blog.

Sorgenti idriche millenarie a Calvello con Acqua dell'Abete e della Terra chiuse per inquinamento, molto probabilmente da rifiuti petroliferi, campi di Corleto Perticara che custodivano rifiuti tossici targati Total e i cui prodotti la gente ha mangiato per anni, e l'acqua potabile contaminata in alcune dighe lucane.

La storia di Di Bello e di Bolognetti e' molto semplice.

Il dipartimento ambiente della Regione Basilicata il 5 e il 18 novembre 2009, compie dei monitoraggi nelle dighe di Monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e Savoia di Lucania. Si registrano colibatteri fecali, sintomo del malfunzionamento di depuratori e sostanze tossiche chimiche industriali.

Questi risultati vengono invitati al tenente di Bello con pregehiera di diffonderli fra i portatori di interessi diffusi. Lui obbedisce e ne parla con politici e giornalisti, fra cui Bolognetti. Vivono li, non sono portatori di interesse?

A Gennaio 2010 Bolognetti e Di Bello decidono di indagare in modo indipendente sulla qualita' delle acque in queste dighe. Vanno con un chimico a prelevare i campioni e fanno fare le analisi alla filiale di Vasto della ditta Biosan, la cui sede principale e' in Michigan. Le analisi sono state pagate dall'associazione Coscioni, Nessuno tocchi Caino, i Radicali.

I risultati decretano senza ombra di dubbio la presenza di un grave inquinamento di origine biologica e chimica sulle acque di queste dighe. In particolare per la diga del Pertusillo la Biosan disse che il campione non rientrava nei limiti di qualità delle acque destinate al consumo umano.

Acqua avvelenata, dunque.

L'elegante PM di Potenza, Salvatore Colella, invece di andare a chiedere all'ENI, alla Total e alle altre ditte industriali della zone che cosa ne facessero dei rifiuti petroliferi e industriali, e se per caso c'entrino con l'acqua delle dighe non adatta al consumo umano, decide di prendersela con Bolognetti e Di Bello.

E' piu' facile prendersela con due cittadini alla ricerca della verita' che con petrolieri e industriali, eh?

E cosi' inizia il calvario di Bolognetti e di Di Bello. A Marzo 2010 i due vengono convocati dai carabinieri, e poi la casa di Bolognetti viene perquisita (stile Corea del Nord) alla ricerca di materiale pericoloso. Neanche ce l'avesse messa lui la monnezza tossica nelle dighe!

Dice Bolognetti:

All’inizio ho pensato di esser stato convocato per avere notizie sugli esposti riguardanti vicende di inquinamento di Tito, della Val Basento, di Fenice o per essere ascoltato sulla denuncia presentata in procura nei confronti di alcuni dirigenti dell’Arpab. Non è così: la procura di Potenza vuole conoscere la mia fonte sulla vicenda dell’inquinamento degli invasi. In pochi minuti passo dal ruolo di accusatore a quello di imputato. Il sostituto procuratore di Potenza, Salvatore Colella, dispone la perquisizione della mia abitazione, negandomi la possibilità di avvalermi del segreto professionale, in quanto non iscritto all’albo dei giornalisti. Sono rinviato a giudizio insieme al tenente Di Bello.

Roba da matti! Ci sara' qualcosa di illegale nel sapere cosa si beve?

Non finsice qui. Fra maggio e giugno 2010 nella diga si reigstrano strane morie di pesci. A Luglio 2010, il tenente di Bello viene sospeso dal lavoro per due mesi e senza stipendio. Tutto questo nonostante, come ricorda Bolognetti, la convenzione di Aarhus dice:

In caso di minaccia imminente per la salute umana o per l’ambiente, imputabile ad attività umane o dovuta a cause naturali siano diffuse immediatamente e senza indugio tutte le informazioni in possesso delle autorità pubbliche che consentano a chiunque possa esserne colpito di adottare le misure atte a prevenire o limitare i danni derivanti da tale minaccia.

Da allora fino ad adesso, nessuna voce di solidarieta' per Bolognetti e per Di Bello, ne dalla chiesa cattolica, ne dal presidente di regione Vito di Filippo, ne da parte del corpo docente dell'Universita' della Basilicata, neppure da parte di enti lucani preposti al monitoraggio e alla difesa della salute, come l'ARPAB dell'ex direttore Vincenzo Sigillito, e oggi del nuovo direttore Raffaele Vita.

Il 26 gennaio 2011 Bolognetti e Di Bello dovranno comparire di fronte al Gup di Potenza per violazione del segreto d’ufficio e per un "disegno criminoso consumato da un’associazione a delinquere costituita dal tenente della Polizia Provinciale di Potenza Giuseppe Di Bello e
Maurizio Bolognetti".

Farebbe anche ridere, se non che fa piangere.

Perche'il PM Colella non va a perquisire i documenti dell'ENI e della Total?



Fonti: La gazzetta del Mezzogiorno
La gazzetta del Mezzogiorno 2