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Wednesday, March 18, 2015

Fort Chip, Canada e i tumori delle Tar Sands





E’ sera nella comunita’ indigena di Fort Chipewyan, in Alberta, Canada. Il sole tramonta lentamente sul fiume Atabasca. In parte e’ ancora ghiacciato e coperto di neve. Sui banchi del fiume c’e’ la foresta e la vita che ospita. In questo piccolo villaggio di 1300 persone l’unico ristorante offre carne di caribou, spezzatino con carote e spezie o merluzzo con erbe locali.

Tutto perfetto, eh? E invece no. Tutto quello che si mangia qui non e’ frutto della caccia, pesca e dell’agricoltura locale come lo e’stato per secoli e secoli in una comunita di “First Nations”. E’ tutto importato.

Perche’? Perche’ e’ tutto inquinato. Animali, pesci e piante.La gente lo sa da tanto tempo, in modo aneddotico, perche’ i tassi di tumore sono in aumento, specie per quello del dotto biliare o il cancro cervicale, prima d’ora considerati rari. Secondo chi vive a Fort Chip i tassi di tumore sono aumentati vertigionasamente negli scorsi 30 anni. Gli anziani non ricordano cosi tanti morti di cancro in tutte le loro vite. Negli scorsi mesi sono arrivate anche le prove ufficiali.

L’Universita’ del Manitoba, ha infatti esaminato possibili connessioni fra lo sfrutamento delle Tar Sands del Canada a circa 200 chilometri a nord e il cibo che non possono piu mangiare. Ci sono volute tre anni per completare gli studi e dozzine di interviste con residenti della zona.

I risultati? Ci sono tassi superiori al normale di idrocarburi policiclici aromatici, arsenico, mercurio, cadmio e selenio nei tessuti dei reni e del fegato di alci, papere, pesci, castori e muskrats, emessi durante l’estrazione e la lavorazione del bitume dalle Tar Sands. Il rapporto e’ stato peer-reviewed, e i fondi per realizzare gli studi sono arrivati da enti governativi indipendenti non collegati all’industria del petrolio.

Su 94 persone intervistate 20 sono stati colpiti da una qualche forma di cancro.

Si conclude che le estrazioni petrolifere qui “compromettono l’integrita’ dell’ambiente e della vita animale, che a loro volta portano a conseguenze negative per la salute dell’uomo ed il suo benessere.”

Il governo Canadese, che incassa miliardi e miliardi di dollari con le Tar Sands, ha lungamente contestato che la vita selvatica potesse essere contaminata. Dicono che i tumori di Fort Chip sono naturali e che potrebbe anche essere colpa del fumo di sigaretta.

A noi non parra’ granche’, ma il fatto di non poter andare a caccia e a pesca ha causato profondi problemi sociali a Fort Chip, perche’ li ha sradicati dalle loro tradizioni e dal loro vivere in simbiosi con la natura. Non si insegna piu ai giovani a pescare, a mettere le trappole per gli animali. Alcuni continuano a mangiare cio’ che catturano, ben sapendo dei rischi alla salute. E siccome caccia e pesca erano anche fonte di reddito, sono scomparse anche quelle. I residenti di Fort Chip hanno pian piano inziato ad interessarsi ad altre attivita’, che ironicamente sono spesso di servizio ai petrolieri, perche’ non c’e’ niente altro da fare. Allo stesso tempo, i costi sono qui esagerati, tutto arriva per via aerea, perche’ le strade sono spesso ghiacciate. Un sacco di patate costa circa 15 euro.

Nessuno sa qual’e’ la risposta o ha il coraggio di pensare all’unica risposta possibile: fermare la follia e farli pagare fino all’ultima lira di bonifica ambientale.

Mutatis mutandis e’ la stessa situazione della Basilicata dove pian piano l’inquinamento inizia a pervadere tutto, fiumi, aria, acqua, politica e non si sa o non si vuole sapere come se ne esce. Un paio di settimane fa, per dirne una, hanno vietato l’utilizzo di acqua potabile nei pressi del pozzo Perticara 1, perche’ inquinata da metalli e altri elementi pericolosi per la salute dell’uomo fra cui manganese, solfati, nichel e cloruro vinile.

E’ per questo che e’ meglio non farceli venire dall’inizio.

Qui le foto della deforestazione in Canada, la nazione che distrugge piu foreste al mondo a causa dell’estrazione di bitume dalle Tar Sands.

Saturday, September 21, 2013

Golfo del Messico 3 anni dopo: con il benzene in corpo

 Louisiana, 2010

Molti dei lavoratori e residenti dopo lo scoppio si erano lamentati di malditesta, mancanza di respiro, tossi persistenti e di eczemi e pruriti, affaticamento, male al petto, sudori notturni, e dolori alle giunture.

Ma in questo studio ci si e' concentrati sul sangue delle persone a piu' stretto contatto con il petrolio. Fra le cose piu' preoccupanti, l'esposizione al benzene.

Benzene is a very toxic substance. It’s easily absorbed through tissues, such as your skin. Once it enters your system, it affects several organs.”


E infatti, una volta entrato in corpo, e' poi il sangue a trasportarlo in giro per l'organismo corpo, arrivando anche al midollo osseo, dove vengono prodotte le cellule del sangue. Il fegato invece diluisce le tossine e quindi viene in contatto con tutte le sostanze spurie.

E quindi fra i problemi collegati all'assorbimento di materiale tossico - fra cui il benzene - danni al fegato e al sangue.

Nello studio del Prof. D'Andrea sono stati testati 117 lavoratori e 130 persone non esposte alle operazioni di pulizia del petrolio.

Tutti i 117 avevano valori sballati di vari tipi di enzimi del fegato, probabilmente alterati a causa del contatto con il benzene, e livelli bassi di piastrine, di azoto ureico e di creatinina che sono indicatori del buon funzionamento dei reni.

I tre enzimi del fegato sono alkaline phosphatase, aspartate transaminase and alanine transaminase e i livelli sballati sono indicatori di danni al fegato.

Tutto questo porta il Prof. D'Andrea alla conclusione che i lavoratori hanno rischi maggiori di leucemie, linfomi e mieliomi, nonche' di tumore al fegato e
pancreas.

Cosa dice la BP?

Tuttapposto, come sempre:

“Based on extensive monitoring conducted by BP and the federal agencies, response worker and or public exposures to dispersants were well below levels that would pose a health or safety concern".

Lo studio del Prof. D'Andrea invece conclude che

"The results of this study indicate that oil spill exposure appears to play a role in the development of hematologic and hepatic toxicity. However, additional long-term follow-up studies are required to understand the clinical significance of the oil spill exposure."

Evviva la BP.


Sunday, August 23, 2009

Tumori made in ENI


Spulciando su internet vengono fuori vari articoli, anche recenti, su fatti gravi che pero' non portano mai ad azioni politiche vere. l giornalismo italiano e' spesso colpevole di essere troppo superficiale, ma anche quando fanno le cose come si deve, non c'e' ne' una coscienza pubblica forte da esigere che le cose cambino, e ne' tantomeno un senso di amore da parte degli amministratori di garantire una miglior qualita' di vita alle persone.

Mi riferisco, nello specifico ad una indagine portata avanti dall'Espresso nel maggio del 2007. Lo scenario e' abbastanza triste: in Italia c'e' un aumento vertiginoso di tumori. Si parla di livelli da epidemia. Ne avevamo gia' parlato qui e qui, ma questa indagine spicca per precisione, per numeri e perche' si fanno nomi e cognomi, o meglio, sigle. Dall'inchiesta viene fuori che dagli anni ottanta ad oggi, i tumori in Italia sono aumentati

del 20% per linfomi e leucemie

del 27% per il seno

del 10% per il cervello

del 15% circa per il fegato.

Nella regione Lombardia nel giro di venti anni i casi di neuroblastoma, cioe' un tipo di tumore al cervello che colpisce i bambini di eta' fra i zero e i due anni, sono aumentati del 70%, quelli del sistema nervoso quasi del 50%, e le leucemie infantili del 23%.

L'articolo parla di vari fattori che portano alla comparsa di tumori - il fumo, la genetica, la vita sedentaria. Per alcune di queste cose non ci possiamo fare quasi niente - come appunto i geni. Per altre cause sono le persone che decidono di ammazzarsi da sole, con il fumo e decidendo di non far attivita' fisica. Io naturalmente non fumo, e non riesco a capire perche' la gente continui a farlo. La Philip Morris per anni ha sperimentato sui topi per capire come rendere le sigarette le piu' assuefanti possibili. Perche' uno vorrebbe consegnare la propria salute (oltre che i propri quattrini) ai commercianti di sigarette? Volere e' potere per chi pensa che e' impossibile smettere.

Ma poi c'e' la regina delle cause: l'avvelenamento delle nostre acque, dei nostri mari, della nostra aria a causa di inquinanti di vario tipo. Dice l'Espresso:

Così, se il rapporto tra fumo di sigaretta e tumori del polmone e dell'uretra è un fatto indiscutibile, così come quello tra fumo passivo e cancro del seno, è anche vero che se si cercano le ragioni dell'EMERGENZA fotografata in queste pagine, l'attenzione si punta tutta sui VELENI che ci circondano.

Secondo il presidente dell'associazione internazionale medici per l'ambiente, Renzo Tomatis, i tumori italiani con una forte componente ambientale superano il 50 per cento del totale.

Dove aumentano i casi di cancro? In tutta Italia, con una concentrazione micidiale in 54 aree che comprendono 311 comuni. Nella mappa tracciata da 'L'espresso' queste zone di crisi disegnano una radiografia della Penisola avvelenata che corre da Pieve Vergonte, un paese all'ombra della fabbrica Enichem nel profondo Nord della provincia di Verbania, alla punta inferiore della Sicilia, con Gela e il suo petrolchimico voluto da Enrico Mattei per regalare un futuro industriale all'isola.

C'e' da aggiungere qualcosa? La prima in classifica a regalare tumori agli Italiani ed ai loro figli e' la nostra beneamata ENI! Siamo noi ad amazzarci con le nostre mani, visto che l'ENI e' finanziata dagli Italiani stessi, azionari al 30%.

Aree siderurgiche e chimiche, porti e raffinerie: qui si concentrano gli eccessi di mortalità per malattie respiratorie, per tumori alla laringe e ai polmoni, al fegato, alla vescica, leucemia e linfomi. Lo raccontano gli studi sempre più numerosi sulle acciaierie di Genova, Piombino e Taranto, sui petrolchimici siciliani di Gela, Priolo e Augusta, così come sulle raffinerie di Sarroch, Porto Torres e Portoscuso in Sardegna.

Non sono senza colpa i pesticidi, le antenne dei telefonini, i cementifici, le discariche della Camorra a Napoli, gli inceneritori, l'amianto sui tetti.

Di queste conclusioni io non sono affatta stupita, sono due anni che continuo a leggere di storie di morte, di malattie che l'ENI ed altri industriali di pochi scrupoli regalano ai propri dipendenti e a tutti coloro che vivono vicino ai loro stabilimenti. Ed e' senso comune che se respiri aria malsana tutti i giorni della tua vita, qualcosa pure ne risentira' il tuo fisico. Ma non e' solo colpa di ENI e compari.

Quello che mi stupisce di piu' e' che questa inchiesta di due anni fa non ha portato a quasi nessuno scandalo nazionale. La politica non ha fatto nulla. Le normative italiane per il regolamento delle emissioni industriali sono ancora adesso fra le piu' blande al mondo. Abbiamo una ministra dell'ambiente, la Prestigiacomo, che si vanta del suo ambientalismo del fare e che si fa vedere a stringersi la mano con i capi dell'ENI. Ancora adesso, mi arrivano un giorno si e uno no email da varie citta' italiane su proposte di inceneritori, di pozzi di petrolio in posti inimmaginabili, di carbone "pulito", di centrali a biomasse, di turbogas.

Basta!

Non ancora ci si rende conto che investire sull'ambiente significa per prima cosa investire su noi stessi, visto che ci ammaliamo tutti alla fine?

Perche' mentre proliferano infrastrutture di morte, i tetti delle case italiane non hanno tutti i pannelli solari?

Perche' le bonifiche vengono fatte alla meno peggio, se mai si fanno?

Perche' i processi sono deragliati, senza colpevoli, con multe irrisorie, o dove i colpevoli sono le aragoste, come a Manfredonia?

Perche' in Italia la percentuale di bambini che si ammalano di tumore e' del doppio che nel resto d'Europa e degli USA?

Qualcuno di noi quando vede un tetto di amianto va a lamentarsi con le autorita' o con chi l'ha messo - o non l'ha tolto - quel tetto di amianto? Ce ne sono dappertutto in Italia, anche sui tetti delle scuole. Non va mica bene.

Intanto in Germania, i tumori dal 1990 sono iniziati a calare, come riporta the German Cancer Research Center, idem nel Regno Unito dove per esempio il tumore al seno e' calato del 7% dal 1986 ad oggi secondo The Independent, e negli USA dove i tumori sono calati del 20% negli scorsi 20 anni.

Per inciso, mentre in Inghilterra i tumori al seno calano, in Italia un gruppo di ricercatori di Siena assieme a loro colleghi della Pennsylvania, stimano che le cifre che fornisce il governo italiano sono sottostimate del 70%! Cioe' i tumori aumentano, ma il nostro governo per ogni 100 casi, ne riporta solo 30. Malafede, onesto errore? Io non lo so.

Ma andiamo avanti cosi. Abbiamo il cibo migliore del mondo, una nazione bellissima, ma ci piace farci del male da soli.

Fonti: Corriere della Sera