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Monday, April 15, 2019

Il puma dell'est e' andato estinto: l'uomo gli ha distrutto l'habitat






L'ente per la protezione della vita selvatica degli USA, lo US Fish and Wildlife Service (USFWS) ha appena dichiarato che l'Eastern Puma e' ufficialmente estinto.

Causa dell'estinzione?

L'uomo.

L'ultima volta che un Eastern Puma e' stato avvistato in natura e' stato nel 1938, 80 anni fa. Nel 2011 lo USFWS ne fece un censimento ufficiale, secondo i dettami dello Endagered Species Act. Nel 2015 venne fuori che non esistevano esemplari noti, nei 21 stati analizzati. Hanno aspettato 3 anni, ed ora la dichiazione ufficiale. L'Eastern Puma e' ufficiamente estinto.

I motivi sono tanti, ma sono elencati come l'eccessiva caccia e la distruzione dell'habitat per mano dell'uomo. La natura e' un qualcosa di vivente e di completo, distruggi una specie, anche piccola e insignificante e possono esserci effetti a catena, anche dove meno te l'aspetti.

Questi Eastern Puma erano abbondanti negli USA fino a tutto l'800. Vivevano lungo il fiume Mississippi, in Quebec, in South Carolina, Illinois, Manitoba. Anzi, un tempo erano una delle specie animali piu' numerose in Nord e Sud America, dallo Yukon alla Patagonia. E poi la mattanza specie: uccisi in massa fra il 1700 e il 1800. L'ultimo avvistamento in Maine nel 1938 era anche l'ultimo ucciso dall'uomo.

La loro estinzione ha portato alla proliferazione di cervi, che non sono piu preda ne di puma ne di lupi o linci, tutti carnivori. Questi cervi mangiano ghainde e distruggono fusti di nuovi alberi, ed e' a loro che si attribuisce il declino della rigenerazione di foreste, e del declino del numero di uccelli che non trovano abbastanza spazi per la nidificazione.

I carnivori, come i puma sono importanti per garantire un sano equilibrio naturale. Si parla della reintroduzione di altre specie di puma in zone appropriate, per esempio i puma dell'ovest che potrebbero essere rilasciati nel New England, a nord dello stato di New York, nella regione dei grandi laghi nel midwest.

I puma dell'ovest sopravvivono, anche se in numeri modesti in North Dakota, South Dakota e Nebraska. Come loro la pantera della Florida che vive in Georgia, Arkansas e Texas. Spesso finiscono uccise dal traffico e dai cacciatori.

Insomma, sposti una virgola in natura, e ha cambiato tutti gli equilibri.



Sunday, September 23, 2018

Borneo: a causa della deforestazione in sedici anni andati persi 100,000 orangotanghi












L'isola di Borneo se la dividono fra Indonesia, Malesia e Brunei, e fino a quaranta anni fa per tre quarti era coperta da foreste con tutta la magnifica biodiversita' di flora e fauna che portano con loro.

E poi arriva l'uomo, con deforestazione, piantagioni monocultura, industria del legno. Muore la foresta, muore la vita.

E cosi, dal 1999 al 2015 sono andati persi 100,000 orangotanghi che non sono sopravvissuti alla deforestazione, alla perdita di habitat, alla caccia selvaggia. E se tutto continua come finora, entro il 2050 saranno persi altri 45,000 esemplari.

E' quanto emerge da uno studio pubblicato su Current Biology da un gruppo di ricercatori internazionali guidati da Maria Voigt del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, in Germania.

Gli studiosi hanno esplorato le foreste del Borneo e seguito il fato di quasi 37,000 nidi di orangotanghi nel periodo che va dal 1999 al 2015. Nel 1999 il numero di nidi erano di 22.5 per chilometro percorso, nel 2015 si era arrivati a10.1 nidi per chilometro.

Calcolando la natalita' tipica da ciascun nido e il numero totale, hanno poi stimato le perdite di orangotanghi sulla cifra di 148,500 individui.

In piu' i dati sono stati studiati diverse popolazioni di orangotanghi presenti su Borneo, ed emerge che dei 64 gruppi presenti solo 38 hanno una popolazione adeguata a garantire la sopravvivenza sul lungo termine: cento individui.
Maria Voigt dice che nessuno si aspettava questo tipo di declino, e che le cause sono nel degrado dell'habitat di questi animali, con l'avanzare del disboscamento, dell'agricoltura intensiva e anche dell'uccisione diretta.

Nel 1973 si calcolava che vivessero in Borneo 288,500 esemplari di orangotanghi. A quel tempo, i tre quarti dell'isola erano ancora foresta.

Nel 2012 il censimento parla di 104,700 individui.

Nel giro di meno di 40 anni un terzo delle foreste del Borneo sono state distrutte dal fuoco, piantagioni di olio da palma, miniere, e dall'industria del legno. 
Gli orangotanghi hanno bisogno di foreste per vivere e mal si adattano fuori.

Le perdite sono state maggiori in Kalimantan, la parte Indonesiana dell'isola e negli stati di Sabah e di Sarawak che appartengono alla Malesia invece.

La cosa pero' preoccupante e' che mentre Kalimantan e Sabah sono state antropizzate, Sarawak ha conservato le sue foreste. E perche' allora anche qui c'e' stata mortalita'?

Non si sono registrate qui ne epidemie o altre cause di morie di massa. La spiegazione: uccisioni dirette.  Gli orangotanghi vengono uccisi per la carne,  e per il commercio illegale di animali. Le mamme vengono uccise e i loro piccoli venduti sul mercato nero.  A volte gli orangotanghi vengono uccisi perche' si allontanano dalle foreste ed entrano nei giardini o nei campi delle persone in cerca di cibo.  A volte si spacciano le uccisioni di orangotanghi come "controllo delle pesti".

L'uomo si appropria dell'habitat degli animali, nascono i conflitti e l'animale ha sempre la peggio, visto che non hanno pistole con se. 

E se i tassi di deforestazione restano cosi come sono, circa 215,000 chilometri quadrati in piu' di foresta andanno persi dal 2007 al 2020.

Il tasso di foresta dell'isola passera' dal 75% del 1973 al 24%.

Cosa fare? Secondo Maria Voigt occorre introdurre piu' misure per proteggere foreste e orangotanghi,
con sensibilizzazione ambientale e coinvolgimento delle comunita' locali.

Qualche passo e' stato fatto: il governo indonesiamo nel 2016 ha dichiarato una moratoria contro l'apertura di nuove piantagioni di palma in tutto l'arcipelago nazionale, e anzi i permessi dati nel 2015-2016 sono stati cancellati.

Come sempre, non solo solo gli orangotanghi nella lontana Indonesia, e' tutto il nostro pianeta che e' a rischio e occorre che tutti facciamo la nostra parte.  Un consumo responsabile ed etico, rompere le scatole a chi di dovere, cercare di riparare quello che e' andato perso, dalla pulizia delle nostre spiagge all'uso di fibre non sintetiche.

Saturday, December 2, 2017

La barriera corallina d'Australia che forse rinasce






Il professor Peter Harrison e il suo lavoro


 La barriera corallina che lentamente, forse, rinasce sul corallo sbiancato








La barriera corallina morente 

Non e' un segreto per nessuno che la barriera corallina d'Australia sia in grave stato di degrado. Molti sono stati gli articoli sulla sua morte, sulla sua quasi morte, sulla sua inevitabile morte.

Che i danni siano irreversibili non e' chiaro.

Ma che i danni ci siano, e' chiarissimo.

Come cresce e si riproduce il corallo? Se le condizioni sono giuste, le popolazioni esistenti di corallo rilasciano miliardi e miliardi di uova e di sperma nel mare alla ricerca di possibili accoppiamenti da cui generare nuovo corallo. Questi eventi di rilascio accadono in condizioni particolari: sotto la luna piena, con la giusta' salinita' e temperatura del mare, e lunghezza del giorno. 

A causa dei cambiamenti climatici pero' tutti questi delicati equilibri di salinita', temperatura e correnti marine al largo delle coste australiane sono cambiati e la speciale combinazione di questi elementi che rendeva la vita possibile lungo i 2300 chilometri di barriera corallina non esiste piu'.

E cosi' la barriera si e' lentamente atrofizzata, con episodi di "sbiancamento" dappertutto. L'acqua calda alla fine vince e il corallo muore. Al posto dei colori vibranti della vita, il bianco della staticita' inanimata.

E' evidente che la colpa e' dell'uomo.

Ma cosa fare per salvarla?  O per salvare quel che resta? O almeno per provarci?

Ecco che in Australia si e' pensato ad un trattamento di regenerazione in cui si prendono uova e sperma dei piccoli animali che creano il corallo e li si fanno crescere artificialmente in un area di ricerca marina, la Heron Island Research Station. 

Il risultato e' stato un milione di larve di corallo. Queste sono state poi riappiccicate su un tratto di barriera sbiancata dal professor Peter Harrison e dal suo gruppo della Southern Cross University, Australia.

Era il Novembre 2016.

Dopo un anno, i primi risultati. Il professor Harrison e' tornato lungo la barriera corallina per vedere cosa fosse successo.

I risultati, per lo piu', sono stati positivi: i coralli giovani sono riusciti ad attecchire e a colonizzare i coralli sbiancati.  Il Tourism and Events Queensland, ente turistico della regione del Queensland ha anche rilasciato immagini positivi del corallo che rinasce. Ci si aspetta ancora piu' vigore nella crescita questo dicembre, periodo dell'anno in cui tradizionalmente le condizioni acquatiche sono favorevoli.

Secondo il Prof. Harrison, l'esperimento si puo' ripetere in scala anche in altri segmenti della barriera corallina d'Australia e del mondo, se fatto in modo adeguato.

Ovviamente il lungo termine e' tutto da studiare ancora, visto che questo e' solo un esperimento a breve termine e geograficamente limitato. Per esempio, non si sa quale possa essere la resistenza di questi nuovi coralli a cambiamenti di temperatura in futuro e se sopravviveranno ad altri sbalzi piu' o meno pronunciati di temperatura. Il monitoraggio continuera'. 

Circa i due terzi della barriera corallina d'Australia (1500 chilometri) sono in grave pericolo a causa di episodi di sbiancamento, i piu gravi dei quali fra il 2016 e 2017. La causa e' stato un aumento della temperatura che ha portato all'espulsione dell'alga che cresce dentro il corallo, togliendo linfa vitale ai coralli stessi che sono morti.

Lo sbiancamento e' una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici. La morte dei coralli non e' istantanea nel senso che se la temperatura torna al livello giusto, il corallo puo' recuperare, ma se l'aumento di temperatura persiste, allora non c'e' piu' niente da fare. E con il corallo, muore una parte importante dell'ecosistema marino che vivono in simbiosi con la barriera corallina.
Vediamo se in extremis riusciamo a salvare, un po almeno, la barriera corallina d'Australia.



Thursday, November 2, 2017

Siamo nell'era piu' calda della storia e i cambiamenti climatici sono per colpa dell'uomo










This period is now the warmest in the history of modern civilization.

The global, long-term warming trend is unambiguous.


There is no convincing alternative explanation
that anything other than humans — the cars we drive,
the power plants we operate, the forests we destroy — are to blame.


Human activities, especially emissions of greenhouse gases, are the dominant cause of the observed warming since the mid-20th century.

Thousands of studies conducted by researchers around the world have documented changes in surface, atmospheric, and oceanic temperatures; melting glaciers; diminishing snow cover; shrinking sea ice; rising sea levels; ocean acidification; and increasing atmospheric water vapor.


Dal rapporto quadriennale sullo stato del
clima del governo federale degli USA.



Di queste cose abbiamo parlato spesso. 

I cambiamenti climatici sono innegabili, ovunque leggi o ti giri ci sono storie di estati piu' calde del normale, di ottobre che sa di luglio, di trombe d'aria dove non si erano mai viste, di urgani di violenza inaudita.

Sono tutti aspetti del clima che cambia, con eventi naturali che divantano piu' aggressivi o fuori stagione a causa dell'enorme quantita' di CO2 che abbiamo immesso nell'atmosfera e di tutto cio' che abbiamo plastificato, deforestato, petrolizzato, distrutto.

Ma oggi c'e' qualcosa di interessante: tredici agenzie federali americane SOTTO TRUMP, il principale negazionista di questi tempi, hanno concluso quello che un po sapevano tutto. 

Il report e' completo e dettagliato e si puo scaricare qui. Non lascia scampo. 

E' il periodo piu' caldo della civilizzazione.

Siamo stati noi.

Nell'arco di 115 anni la temperatura media si e' innalzata di un grado centigrado con eventi record ed estremi.

Le parole che usano non sono soggetto a interpretazione.

Non c'e' nessuna altra alternativa credibile. E' scritto cosi.

Siamo stati noi. Le nostre automobili, i nostri impianti fossili, le foreste che abbiamo distrutto, gli oceani che abbiamo acidificato, le emissioni che abbiamo sputato in atmosfera.

Noi.  

E questo arriva dal Gotha della scienza americana.

Cosa fara' mai Trump? Il suo governo? Avra' il coraggio di andare contro i suoi stessi scienziati?

Ma poi, perche' hanno fatto questo report?

Perche' la legge li obbliga a farlo, e' parte del cosiddetto National Climate Assessment e Trump non ci puo' fare niente. La procedura e' che centinaia di esperti governativi e universitari si riuniscono sotto la guida del National Academy of Sciences e tirano fuori le proprie conclusioni collettive.

Il documento e' considerato il piu' autorevole documento USA sulla scienza sui cambiamenti climatici.

La Casa Bianca in realta' ha cercato di mettere uno spin positivo o di dubbio su questo documento, dicendo che alla fin fine i cambiamenti climatici ci sono sempre stati e che ci sono "incertezze".
 
Ma e' una strategia vecchia a cui non crede nessuno. Ci hanno provato con le sigarette - non si sa se il fumo fa male,nel frattempo continuiamo come se niente fosse - ma qui non funziona piu'.

La cosa positiva e' che gli scienziati stessi riportano che non ci sono state interferenze da parte della politica, nonostante Trump. Chissa', forse impegnato com'e' a mandare tweet insensati neanche lo sapeva che stavano preparando questo report. Ad ogni, modo il nostro presidente, noto negazionista dei cambiamenti climatici e che non ha mai visto una trivella che non gli piacesse, non ha interferito con il suddetto rapporto.

La domanda vera pero' e cosa fara' questo Gotha americano della scienza dei cambiamenti climatici? Diventeranno piu' attivi nel cercare soluzioni? Nell'esigere che si faccia qualcosa? Nel parlare alla gente comune che non c'e' problema piu' urgente che la nostra sopravvivenza sulla terra e la vita cosi come la conosciamo? 

Oppure restereanno timidi timidi a scrivere rapporti e a mai affrontare con coraggio speculatori e affaristi ambientali?

Sei degli anni piu' caldi della storia sono stati registrati negli ultimi 17 anni. 

Il costo delle catastrofi ambientali e' stato di 1.1 trillioni di dollari dal 1980 ad oggi.

Quante specie sono andate estinte? Cosa succedera' al lungo termine per gli equilibri terrestri? Quand'e' che le temperature smetteranno di crescere? Siamo pronti per altri eventi estremi? E' giusto che popoli meno ricchi paghino per le colpe di quelli che inquinano di piu?

Sono domnde, per ora, senza risposta.






Friday, December 20, 2013

Cambiamenti climatici in casa nostra: le alpi si sciolgono


Merano, Italia



Foglia di Larice di 2600 anni fa.



Otzi, l'uomo delle nevi




Nel 1991 al confine fra Italia ed Austria venne scoperto Otzi, la mummia di un uomo vissuto nel 3300 avanti Cristo. Il suo corpo e' ora conservato presso il museo archeologico di Bolzano e da lui abbiamo appreso una lista infinita di fatti sulla vita nei tempi preistorici.


Questa apparentemente insignificante foglia, vecchia di 2600 anni,e' invece un nuovo passo in avanti nello studio dei cambiamenti climatici di casa nostra.
I ricercatori dell'Ohio State University l'hanno trovata mentre studiavano gli strati di ghiaccio delle Alpi. Le loro analisi hanno portato alla conclusione che per la prima volta in migliaia di anni, il ghiacciaio altoatesino si e' trasformato da ghiacciaio perenne ad un ghiacciaio in cui gli strati superiori sono semi-semisciolti.

Uno dei ricercatori coinvolti in questo studio e' Paolo Gabrielli, della Ohio State University che dice

"Our first results indicate that the current atmospheric warming at high elevation in the Alps is outside the normal cold range held for millennia. This is consistent with the rapid, ongoing shrinking of glaciers at high elevation in this area."

"I nostri risultati iniziali indicano che l'attuale innalzamento dell’atmosfera ad alte elevazioni nelle Alpi e' al difuori del normale intervallo mantenuto per millennni. Questo e' consistente con il rapido scioglimento dei ghiacciai ad alta elevazione attualmente in atto in quest’ area."

Alto dell'Ortles fu esaminato per la prima volta nel 2011. Si scopri' che i primi trenta metri del ghiacciaio erano semisciolti, mentre piu' in profondita' il ghiaccio era solido. La prova che fino a trenta anni fa il ghiaccio non si scioglieva e' appunto nella foglia di larice, intrappolato e ottimamente conservato ad ottanta metri di profondita. 

I suoi 2600 anni testimioniano che il ghiacciaio e' rimasto solido e praticamente immutato per secoli.

Il messaggio che mandano sia Otzi che la foglia di Ortles e' lo stesso: durante gli scorsi 5000 anni i ghiacciai delle Alpi italiane erano ghiacciati tutto l'anno e adesso invece iniziano a sciogliersi.

Gabrielli ha presentato il suo lavoro all'incontro annuale dell'American Geophysical Union che si e' tenuto a San Francisco agli inizi di Dicembre. 

Ha allertato che secondo i suoi calcoli, le Alpi italiane si stanno riscaldando ad un tasso che e' il doppio quello del resto del mondo. Non e' ben chiaro perche', si ipotizza a causa della elevata urbanizzazione ed industrializzazione dell’intero continente europeo.

The indicators that the Alps are warming up is clear. These findings are worrying, very worrying" dice il meteorologo Gilles Brunot, secondo il quale le Alpi, al disotto dei mille metri di altezza, hanno fatto resgistrare in media il 40% in meno di neve negli scorsi cinquanta anni.

What the evidence shows is that since the 1990s there has been a rapid rise in temperatures in the mountains and since the 1960s there has been a slower, but evident, trend of less snow at lower altitudes.” 

Victor Saunders, alpinista inglese aggiunge:

I have climbed glaciers in every continent including Antarctica and can say the glaciers have been shrinking rapidly over the last 10 years on every single one. If the temperatures go up by 1 degree Celsius, then the glaciers recede uphill by almost 100 meters so it is really very visible. People who live and work in the mountains are very aware of climate change.

La World Meteorological Organization (WMO), che fa capo alle Nazioni Unite, conferma le quantita' record di gas serra in atmosfera per il 2012: la CO2, il metano e gli ossidi di azoto hanno raggiunto livelli mai visti negli scorsi 800,000 anni.

Secondo la WMO, dall'inizio dell'era industriale nel 1750 -- quando abbiamo iniziato a bruciare fonti fossili -- fino ad oggi, i livelli di ossidi di azoto in atmosfera sono aumentati del 20%, quelli di CO2 del 41% e quelli di metano di uno strabiliante 160%.

Nel 1750 la concentrazione di CO2 in atmosfera era di 280ppm.

Nel 1956 la concentrazione di CO2 in atmosfera era di 318ppm.

A Maggio 2013, incuranti di tutto e veloci come un treno, abbiamo superato la soglia dei 400ppm.