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Wednesday, September 5, 2018

Otto specie di uccelli estinte in otto anni a causa della deforestazione dell'Amazzonia





Spix's macaw, nella realta' e nei cartoni animati

 Alagoas foliage-gleaner

 Poo'uli


Cryptic Treehunter (visti per l'ultima volta nel

Glaucous Macaw (visti per l'ultima volta nel 1998)



Pernambuco pygmy-owl (visti per l'ultima volta nel 2001)


New Caledonian Lorikeet (visti per l'ultima volta nel 1987)


Javan Lapwing (visti per l'ultima volta nel 1994)



Il numero di specie estinte dal 1500 ad oggi.


E' la prima conta ufficiali di uccelli estinti nel decennio 2010-2020. Finora, in questi otto anni sono andate perse con totale certezza o con quasi totale certezza otto specie, principalmente a causa della deforestazione in Sud America.

Una di queste specie si chiama Spix’s macaw, esemplare azzurro di una famiglia di pappagalli brasiliani che addirittura e' stata parte del film animato della Disney, chiamato Rio.
  
Nel film si chiama Blu, uno Spix’s macaw cresciuto in cattivita' nel Minnesota che arriva in Brasile e si innamora dell'ultimo esemplare della sua specie ancora allo stato selvaggio, Jewel.  I due fra mille peripezie riescono ad avere tre figli e a creare un santuario per i pappagalli nella foresta.

Nella realta' non e' stato cosi.

Oltre al Spix's macaw ce ne solo altre di specie in via di estinzione, dai nomi ugualmente inpronunciabili ma la cui perdita fa dispiacere ugualmente: l'Alagoas foliage-gleaner, il Poo-uli, il Cryptic Treehunter, tutte certamente estinte, e le specie quasi certamente estinte, il New Caledonian Lorikeet, il Javan Lapwing, il Pernambuco Pygmy-owl e il Glaucous Macaw.

I dati arrivano dall'associazione Bird Life International che ha pubblicato un articolo dettagliando la perdita delle otto specie.

Di solito le specie che vanno estinte sono limitate a piccole isole, rese vulnerabili dalla caccia, all'arrivo di specie invasive esterne. Questo e' quello che accade nel 90% dei casi. Invece in questo caso, e' il primo anno che la perdita di uccelli arriva in larga parte a causa della deforestazione in atto in Sud America.

Otto specie in otto anni sono tante o sono poche? Beh, se pensiamo che dal 1500 ad oggi sono andate perse circa 187 specie, ci si rende conto che il tasso di estinzione aumenta vertiginosamente!

Stuart Butchart, e' il responsabile principale della ricerca presso Bird Life International e lui sottolinea come, in ultima analisi, sia colpa dell'uomo. Le estinzioni "moderne", conferma, sono a causa della perdita di habitat, dovuta alla deforestazione, all'agricoltura intensiva.

In questo momento ci sono circa *26,000* specie a rischio di estinzione.

Ventisei mila!

Di queste, cinquantuno sono critiche e per queste non c'e' molta speranza. Non a caso si parla di una sesta estinzione di massa, a causa dell'opera umana.

La storia dello Spix’s macaw e' interessante. Per 150 anni questi pappagalli sono stati comprati e venduti e se ne vedevano sempre meno nella foresta. Nel 1985 furono scoperti tre esemplari allo stato selvaggio, ma non riuscirono a riprodursi. L'ultima volta che venne segnalato uno Spix's macaw allo stato naturale e' stato nel 2000.

L'idea adesso e' di usare alcune specie restanti di Spix's macaw in cattivita' e lentamente re-introdurli nella foresta. Ce ne sono ancora 70 in cattivita', e si spera che la specie resista ancora da permettere in qualche modo un miracoloso ripopolamento. Ma mentre questa speranza e' possibile per alcune specie, per altre e' letteralmente impossibile.

Per esempio per il poo-uli estinto nel 2004, il cryptic treehunter estinto nel 2007 e il Alagoas foliage-gleaner estinto nel 2011 non c'e' piu' niente da fare.

Interessante pure e' la storia del cryptic treehunter che fu scoperto nel 2002 in una foresta nel nord del Brasile, attorno alla citta' di Murici. Non avevano fatto a tempo a scoprirlo ed a dargli un nome che la foresta fu abbattuta per farci una piantagione di canna da zucchero. E cosi' e' scomparso anche l'uccello appena scoperto.

La sua esistenza nella coscienza dell'uomo e' durata 5 anni.

Chissa' quante altre specie ne esistono che vanno estinti prima ancora che noi li scopriamo?

Chissa' quanto potenziale perso!

La stessa storia si ripete per il glaucous macaw, un tempo prevalente in Argentina, Uruguay e Brasile,
poi sono arrivate le scure dell'agricoltura intensiva a piantare palme per ricavarne olio. La popolazione precipito' a.. un esemplare.

Morto anche quello.

Ancora storia simile per il Pernambuco pygmy-owl scomparso nel 2002 a causa della deforestazione intensiva nel Pernambuco, la sua casa.

Purtroppo queste storie diventeranno sempre piu' comuni.

Ogni anno in Amazzonia 17 milioni di ettari di foresta vanno persi, e con loro la vita. Gli uccelli sono particolarmente sensibili alla perdita di habitat perche' vivono in simbiosi con gli alberi dove nidificano e con l'ambiente da cui traggono cibo. Ed e' un ciclo che si ripete, perche' gli uccelli stessi aiutano la foresta a tenersi rigogliosa, con l'azione di dispersione di semi e aiuto nella pollinazione.

Meno uccelli dunque significano meno aiuto nel rigenerare la foresta. Come sempre, la natura e' tutta bene integrata, e una volta che un ingranaggio va male, tutto il resto ne soffre.

Andiamo avanti cosi, e non ci rendiamo conto che di estinzione in estinzione, presto, sara' estinto il pianeta cosi come lo conosciamo, noi compresi.

Wednesday, March 14, 2018

Tesla a Santa Monica: il ristorante con stazione di ricarica






Per la precisione 1401 Santa Monica Blvd. Sorge qui ora una concessionaria Volvo. Tutta la strada in quel tratto e' fatta di concessionarie, car wash e meccanici. Pian piano pero' la gentrificazione arriva qui e le cose cambiano.  Edifici bassi e datati che diventano condomini di lusso, mom and pop stores, cioe' di singoli privati, che diventano catene e/o ristoranti un po' presuntuosi e costosi.

Ci vorrebbe un altro blog per raccontare tutti i cambiamenti di questa mia citta',  alcuni in positivo, altri secondo me, un po meno.  Ma non e' questo il punto di questo blog e cosi racconto un piccolo dettaglio di questa trasformazione in atto, buona o cattiva che sia.

E infatti e' qui, sul sito della concessionaria Volvo che Elon Musk vuole costruire una sorta di drive-in per le macchine elettriche: l'automobile si ricarica mentre la gente mangia. 

E' un idea un po retro', stile anni 1950 dove invece di guardare il film appunto si mangia. La Tesla ha proprio in questi giorni fatto richiesta di permesso di aprire tale ristorante-ricarica. Il posto si chiamera' The Drive e non solo l'idea e' anni 1950 ma anche il tipo di ristorante e' ispirato a quel periodo. Elon Musk lo descrive come "Tesla restaurant and supercharger station.”

Il tutto e' parte di un progetto piu' grande in cui la Tesla vorrebbe unire l'utile al dilettevole mentre le macchine si ricaricano, dando opportunita' agli autisti di fare shopping e/o mangiare durante i tempi morti della ricarica. Un prototipo limitato e' stato gia' costruito nella citta' di Kettleman, a meta' strada fra Los Angeles e San Francisco. C'e' qui un caffe' e una centrale di informazione su vari prodotti Tesla e come integrare l'alimentazione elettrica fra tetto, automobile e casa. 


Secondo i progetti della Tesla la stazione-ristorante aprira' alla fine del 2018. 

Friday, March 3, 2017

La Shell nel 1991 - il clima cambia come mai prima dell'era glaciale




Region by region analysis of world temperature records shows a small but significant warming trend over the century with a marked increase in the 1980s. What the computer modellers are looking at is the possibility of change at a rate faster than at any time since the end of the ice age – change too fast perhaps for life to adapt, without severe dislocation

Global warming calls for a global response

Shell, 1991 
Climate of concern


Eccoci qui.

Lo sapevano, lo dicevano.
E poi se ne sono dimenticati.
O hanno fatto finta di dimenticarsene.

Succedeva 26 anni fa.

Il film in cui la Royal Dutch Shell, ditta di petrolieri olandesi, ammetteva che i cambiamenti climatici sono piu' rapidi che mai andando indietro da qui fino alle ere gliaciali e' del 1991 e si chiama Climate of Concern. Fu preparato con l'aiuto di vari scienziati dell'epoca fra cui Tom Wigley che a suo tempo lavorava presso il  Climate Research Unit alla University of East Anglia. 

Non c'e' spazio all'ambiguita' nel film: il messaggio era chiaro. Il mondo cambia a causa dei cambiamenti climaitici e i questi cambaimenti potrebbero essere troppo veloci perche' la vita cosi come la conosciamo possa adattarsi in tempo.

Dicevano tutto chiarissimamente:

isole tropicali che sarebbero diventate inospitali, sommerse dalle onde;
zone costiere sommerse di inquinamento;
profughi dovuti ad un clima sempre piu' ostile;
aumento dei livelli degli oceani; 
siccita', tempeste ed allagamenti fuori dal normale;
temperature piu' elevate;

Lo dicevano nel 1991!

Dicevano pure che tutti i modelli e gli scenari che avevano cercato di presentare nei loro modelli computazionali puntavano tutti alla stessa conclusione, chi piu' chi meno rapidamente: il mondo cambiera' drasticamente a causa dei cambi del clima.

Il film aggiungeva anche di essere d'accordo con il report presentato alle Nazioni Unite nel 1990 -- 27 anni fa! -- da un gruppo di scienziati sulla necessita' di agire per rallentare tali cambiamenti climatici.
"Climate of concern" termina con questa frase:

“Whether or not the threat of global warming proves as grave as the scientists predict, is it too much to hope as it might act as the stimulus – the catalyst – to a new era of technical and economic cooperation? Our numbers are many, and infinitely diverse. But the problems and dilemmas of climatic change concern us all.” 

Per vari anni il film fu proiettato nelle universita' e nelle scuole. Ma poi passo' di moda. Eppure ci avevano azzeccato su tutto.

Parlavano di sole, di efficenza energetica, di carbon taxes, dello spreco di CO2 che finisce in ambiente, di sovrappopolazione, dell'energia che i paesi in via di sviluppo avrebbero presto chiesto ed usato. Parlavano della necessita' di risparmiare: l'energia che usa una lampadina era per il 95% calore disperso nell'ambiente.

Quello su cui invece non hanno azzeccato e' la resistenza dei petrolieri stessi e la mancanza immediata di presa di coscienza fra il grande pubblico.

 Nel film si parla di azione collettiva, con un pizzico di ottimismo. Il mondo veniva dalla lotta globale contro la sostanza che stava distruggendo il buco dell'ozono, i CFC.  Tutti insieme si era cercato di risolvere il problema, e credo che quelli del video della Shell pensavano che lo stesso potesse applicarsi al petrolio.

Non fu cosi. La Shell per prima, negli anni a venire avrebbe negato l'evidenza, mentre continuava a trivellare, a estrarre monnezza sempre piu' monnezza nelle Tar Sands del Canada, nei fondali piu' profondi del mare, e con metodi sempre piu' aggressivi. E con i loro dinieghi, e con il loro seminare dubbi, non c'e' stata ne una veloce accettazione del problema da parte del pubblico, ne tantomeno azione.

I critici della Shell sono tanti, per avere predicato bene 25 anni fa e per avere poi fatto finta di niente, alla ricerca di denaro facile. Fra questi Jeremy Leggett, ex geologo del petrolio, ora diventato imprenditore del solare. Dice

"I honestly feel that this company is guilty of a modern form of crime against humanity. They will point out that they have behaved no differently than their peers, BP, Exxon and Chevron. For people like me, of which there are many, that is no defense.”

La Shell sapeva dei cambiamenti climatici anche prima del 1991. Gia' nel 1986 infatti un "report confidenziale" parlava di cambiamenti "veloci e drammatici" che "avrebbero avuto impatti nefasti sull'ambiente, sugli standard di vita futuri, sull'approvvigionamento di cibo e che potrebbero avere enormi conseguenze politic, sociali ed economiche.

E cosi, gia' nel 1989 la Shell si era costruita una mega piattaforma per essere al riparo dall'innalzamento dei livelli del mare. La Troll A e' in alto: e' la piattaforma piu' mostruosa del mondo.

Poi, quello stesso anno, le grandi amiche del petrolio formarono la Global Climate Coalition (GCC), per trovare scusanti e per decretare il tuttapposto. La Shell per lotte interne usci' da questo consorzio per incompatibilita' con le altre ed entro' in un altro gruppo con lo stesso scopo, la American Legislative Exchange Council. Rimase qui fino al 2015. Oggi invece fa parte del Business Roundtable e dell'American Petroleum Institute,che fanno gli interessi dei petrolieri e che sono stati fra i principali oppositori di tutte le leggi green varate da Obama e dall'Unione Europea.

Uno direbbe, ma perche' nel 1991 fecero e diffusero questo film?

Probabilmente perche' quando si rese conto di cosa stava accadendo, lo shock fu cosi grande che tutti -- petrolieri compresi -- ci si rese conto che occorreva agire, presto e in modo planetario, pure da parte dei signori trivellatori.

E poi il denaro prese il sopravvento.

Sapevano che le loro azioni avrebbero distrutto l'Artico, gli equilibri climatici mondiali, la vita sul pianeta come lo consociamo.

Non dissero mica, beh, reinventiamoci come ditta di rinnovabili, di sole, di vento, di conservazione energetica.

No. Propagandarono il tuttapposto, e fecero piani per continuare a trivellare, costi quel che costi ovunque e comunque e dovunque. Artico compreso.

Ad oggi la Shell ha ancora in ballo investimenti per 75 miliardi di dollari in petrol-progetti, sebbene sanno dal 1986 che saranno deleteri per il mondo.

Friday, February 3, 2017

Jadav Molai Payeng: l'uomo che pianto' una foresta






Si chiama Jadav Payeng e da solo pianta alberi e fa crescere le foreste.

E non uno o dieci, ma cosi tanti e da cosi tanto tempo, e cioe' dal 1979, che adesso la sua foresta e' piu' grande di Central Park a New York.

Siamo in India, a Johrat nello stato di Assam.

Nel 1979 Jadav ha 16 anni e una inondazione distrugge la sua casa e il bestiame della sua famiglia. Quando l'acqua si ritiro' Jadav scopri' un gran numero di serpenti morti perche' le correnti li avevano spinti vicino al possente fiume Brahmaputra ed erano annegati. Non c'erano alberisu cui avrebbero potuto arrampicarsi per salvarsi.

Jadav decide di far qualcosa. Chiede aiuto agli anziani del suo paese.

Gli dissero di piantare alberi di bambu vicino al fiume. Jadav cosi fece e ne pianto' 20 sperando di salvare altri serpenti in caso di altre alluvioni.  Porto' anche formiche rosse in zona per cambiare la natura del suolo e renderla piu' fertile e fece di tutto affinche' i suoi venti alberelli crescessero.

Dopo qualche mese, il distretto della sua citta' creo' un programma di riforestazione e Jadav inizio' a lavorare per loro. Il progetto duro' per 5 anni. Alla fine del quinquennio Jadav torno' ad un lavoro piu' tradizionale: allevamento di mucche e vendita di latte.

Si sposo', ebbe tre figli. Ma gli alberi gli rimasero nel cuore.

E cosi continuo' da solo a occuparsi degli alberi piantati durante il progetto, ora terminato, di riforestazione. Decise pure di piantare nuovi alberi, da solo, e solo perche' gli sembrava giusto cosi. Jadav non voleva solo piantare alberi, voleva vedere la foresta diventare viva. E ci e' riuscito.

Dopo 38 anni di incessante e certosino lavoro quegli alberi sono ora un piccolo paradiso tropicale di 550 ettari dove vivono elefanti, rinoceronti, tigri e cervi, scimmie, uccelli.

Le autorita' dell'India hanno scoperto questa foresta che non risultava dai loro carteggi quasi per caso, solo nel 2008, grazie ad un gruppo di elefanti che decise di soggiornarvici dentro. Il servizio forestale dell'India cercava un gruppo di cento elefanti per evitare che danneggiassero le citta' vicino. Seguendoli, scoprirono la foresta di Jadav. Restarono esterrefatti alla biodiversita' che custodiva e alla sua bellezza.

Le diedero un nome, e ora la foresta si chiama Molai. E' il secondo nome di Jadav.

Jadav ha ora 53 anni ed ha ottenuto decine di premi in India. E' ora conosciuto come il "Forest Man of India" : nel 2015 gli e' stato dato il premio Padma Shri una delle onorificenze piu' importanti a livello nazionale. Sono anche stati scritti dei libri per bimbi sulla sua storia e sono stati fatti dei film sulla sua vita, di cui uno presentato a Cannes.

Il prossimo obiettivo di Mr. Jadav? Di espandere la sua foresta ad altre citta' vicine distrutte dall'agricoltura intensiva e dalla trascuratezza dell'uomo.

Dice che piantera' alberi per tutta la vita.

Come sempre, queste storie di individui che fanno da soli piccoli-grandi gesti eroici piu' grandi di se stessi sono sempre belle e rincuorano gli animi. Tutti possono far qualcosa per l'ambiente, per il prossimo, per le generazioni future.

Basta solo volerlo ed avere la perseveranza di fare piccoli passi ogni giorno. 

Wednesday, January 22, 2014

Il film pro-fracking cancellato dal film festival del Minnesota



Il Frozen River Film Festival si svolge ogni anno in Minnesota. 

Quest'anno le date sono dal 22 al 26 Gennaio e sono in progetto 50 fra film e documentari.

Ci sono programmi per tutti, bambini, incontri con registi, attori, workshop per imparare i segreti della recitazione, della produzione e del finanziamento.

Manchera' un solo film.

FrackNation.

E' questo il film pro-fracking, finanziato dall'industria del petrolio e del gas che era stato accettato al festival, ma che alla fine gli organizzatori hanno dovuto cancellare.

Perche'?

Perche' nessuno - produttori, attori, finanziatori, registi o supporter di varia natura - voleva prendersi la responsabilita' di andare sul palco a difenderlo!

E' la prima volta in nove anni di festival a Frozen River che un film approvato per la proiezione viene cancellato.

FrackNation e' stato anche cancellato dal piu' noto Mountain Film in Telluride, Colorado e soprattutto dal famoso Sundance Film Festival di Robert Redford in Utah appunto per i suoi finanziamenti di origine "petrolifera".

Uno dei membri della commissione che seleziona i film a Frozen River, Mike Kennedy, dice che l'idea era di programmare una sessione di domande e risposte dopo la proiezione di due film, FrackNation e Gasland2, quest'ultimo documentario indipendente e critico del fracking ma appunto, nessuno si e' reso disponibile dallo staff di FrackNation per difenderne le tesi.

Kennedy dice che lui personalmente e' contro il fracking, ma che il festival voleva proiettare FrackNation per dare l'opportunita' a tutti di illustrare e difendere il proprio punto di vista e per creare un dibattito alla fine il piu' possibile aperto e inclusivo.

Ma nessuno ci e' voluto andare.

Evidentemente lo sanno anche i signori del fracking che non si puo' difendere l'indifendibile.

Qui la storia del documentario Gasland. Nel 2009, a Sundance vinse il primo premio nella sezione documentari. Nel 2011 e' stato candidato all'Oscar come miglior documentario dell'anno.








Tuesday, March 13, 2012

Niger Delta - The black gold film

Il petrolio in Nigeria - corruzione, inquinamento, violenza. Un film del 2011 di Jeta Amata. In tutto questo ci siamo anche noi Italiani - l'ENI e' al 30% roba nostra.