
Global warming calls for a global response
Shell, 1991
Climate of concern
Eccoci qui.
Lo sapevano, lo dicevano.
E poi se ne sono dimenticati.
O hanno fatto finta di dimenticarsene.
Succedeva 26 anni fa.
Il
film in cui la Royal Dutch Shell, ditta di petrolieri olandesi,
ammetteva che i cambiamenti climatici sono piu' rapidi che mai andando
indietro da qui fino alle ere gliaciali e' del 1991 e si chiama Climate
of
Concern. Fu preparato con l'aiuto di vari scienziati dell'epoca fra cui
Tom Wigley che a suo tempo lavorava presso il Climate Research Unit
alla University of East Anglia.
Non c'e' spazio all'ambiguita' nel film: il messaggio
era chiaro. Il mondo cambia a causa dei cambiamenti climaitici e i
questi cambaimenti potrebbero essere troppo veloci perche' la vita cosi
come la conosciamo possa adattarsi in tempo.
Dicevano tutto chiarissimamente:
isole tropicali che sarebbero diventate inospitali, sommerse dalle onde;
zone costiere sommerse di inquinamento;
profughi dovuti ad un clima sempre piu' ostile;
aumento dei livelli degli oceani;
siccita', tempeste ed allagamenti fuori dal normale;
temperature piu' elevate;
Lo dicevano nel 1991!
Dicevano
pure che tutti i modelli e gli scenari che avevano cercato di
presentare nei loro modelli computazionali puntavano tutti alla stessa
conclusione, chi piu' chi meno rapidamente: il mondo cambiera'
drasticamente a causa dei cambi del clima.
Il film
aggiungeva anche di essere d'accordo con il report presentato alle
Nazioni Unite nel 1990 -- 27 anni fa! -- da un gruppo di scienziati
sulla necessita' di agire per rallentare tali cambiamenti climatici.
"Climate of concern" termina con questa frase:
“Whether or not the threat of global warming proves as grave
as the scientists predict, is it too much to hope as it might act as
the stimulus – the catalyst – to a new era of technical and economic
cooperation? Our numbers are many, and infinitely
diverse. But the problems and dilemmas of climatic change concern us
all.”
Per vari anni il film fu proiettato nelle universita' e nelle scuole. Ma poi passo' di moda. Eppure ci avevano azzeccato su tutto.
Parlavano di sole, di efficenza energetica, di carbon taxes, dello spreco di CO2 che finisce in ambiente, di sovrappopolazione, dell'energia che i paesi in via di sviluppo avrebbero presto chiesto ed usato. Parlavano della necessita' di risparmiare: l'energia che usa una lampadina era per il 95% calore disperso nell'ambiente.
Quello su cui invece non hanno azzeccato e' la resistenza dei petrolieri stessi e la mancanza immediata di presa di coscienza fra il grande pubblico.
Nel film si parla di azione collettiva, con un pizzico di ottimismo. Il mondo veniva dalla lotta globale contro la sostanza che stava distruggendo il buco dell'ozono, i CFC. Tutti insieme si era cercato di risolvere il problema, e credo che quelli del video della Shell pensavano che lo stesso potesse applicarsi al petrolio.
Non fu cosi. La Shell per prima, negli anni a venire avrebbe negato l'evidenza, mentre continuava a trivellare, a estrarre monnezza sempre piu' monnezza nelle Tar Sands del Canada, nei fondali piu' profondi del mare, e con metodi sempre piu' aggressivi. E con i loro dinieghi, e con il loro seminare dubbi, non c'e' stata ne una veloce accettazione del problema da parte del pubblico, ne tantomeno azione.
I critici della Shell sono tanti, per avere predicato bene 25 anni fa e per avere poi fatto finta di niente, alla ricerca di denaro facile. Fra questi Jeremy Leggett, ex geologo del petrolio, ora diventato imprenditore del solare. Dice
"I honestly feel that
this company is guilty of a modern form of crime against humanity. They
will point out that they have behaved no differently than their peers,
BP, Exxon and Chevron. For people like me, of which there are many, that
is no defense.”
La Shell sapeva dei cambiamenti climatici anche prima del 1991. Gia' nel 1986 infatti un "report confidenziale" parlava di cambiamenti
"veloci e drammatici" che "avrebbero avuto impatti nefasti sull'ambiente, sugli standard di vita futuri, sull'approvvigionamento di cibo e che potrebbero avere enormi conseguenze politic, sociali ed economiche.
E cosi, gia' nel 1989 la Shell si era costruita una mega piattaforma per essere al riparo dall'innalzamento dei livelli del mare. La Troll A e' in alto: e' la piattaforma piu' mostruosa del mondo.
Poi, quello stesso anno, le grandi amiche del petrolio formarono la
Global Climate Coalition
(GCC), per trovare scusanti e per decretare il tuttapposto. La Shell per lotte interne usci' da questo consorzio per incompatibilita' con le altre ed entro' in un altro gruppo con lo stesso scopo, la
American Legislative Exchange Council. Rimase qui fino al 2015. Oggi invece fa parte del Business Roundtable e dell'American Petroleum
Institute,che fanno gli interessi dei petrolieri e che sono stati fra i principali oppositori di tutte le leggi green varate da Obama e dall'Unione Europea.
Uno direbbe, ma perche' nel 1991 fecero e diffusero questo film?
Probabilmente perche' quando si rese conto di cosa stava accadendo, lo shock fu cosi grande che tutti -- petrolieri compresi -- ci si rese conto che occorreva agire, presto e in modo planetario, pure da parte dei signori trivellatori.
E poi il denaro prese il sopravvento.
Sapevano che le loro azioni avrebbero distrutto l'Artico, gli equilibri climatici mondiali, la vita sul pianeta come lo consociamo.
Non dissero mica, beh, reinventiamoci come ditta di rinnovabili, di sole, di vento, di conservazione energetica.
No. Propagandarono il tuttapposto, e fecero piani per continuare a trivellare, costi quel che costi ovunque e comunque e dovunque. Artico compreso.
Ad oggi la Shell ha ancora in ballo investimenti per 75 miliardi di dollari in petrol-progetti, sebbene sanno dal 1986 che saranno deleteri per il mondo.