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Saturday, September 15, 2018

I fluidi di perforazione radioattivi arrivano nei fiumi e nelle cozze della Pennsylvania






Recent disposal of treated conventional oil and gas 
wastewater is the source  of high radium in stream 
sediments at centralized waste treatment facility disposal sites 

E cioe' anche i rifiuti petroliferi "tradizionali" 
non collegati al fracking portano ad elevati tassi di radio, 
materiale radioattivo, nelle acque a valle dei depuratori.
Volume 52, pages 955-962 (2018)

Eccoci qui.

Le sostanze chimiche presenti nel materiale di scarto dalle operazioni petrolifere, con o senza fracking, arrivano nelle cozze e nei fiumi.

Tutto questo viene confermato da due studi eseguiti presso la Nicholas School of the Environment, della Duke University in North Carolina e presso il Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale della Pennsylvania State University.

Facciamo un passo indietro.

A partire dal 2008 le petrol-ditte che trivellano nel Marcellus Shale hanno riversato materiale tossico nel fiume Allegheny in Pennsylvania.

La pratica e' durata per tre anni, fino al 2011. In quei tre anni di tempo piu' di 2.9 miliardi di litri di monezza liquida da fracking e' finita negli impianti di smaltimento prima, e poi nei fiumi della zona.
A quel tempo quasi tutti i depuratori della zona non erano preparati a trattare sostanze mai prima disciolte nell'acqua e quindi, essenzialmente, stronzio, radio ed altro materiale "non tradizionale" non sono mai veramente depurati perche' non c'era attrezzatura e conoscenza sufficente.

Per la maggior parte dunque radio e stronzio sono finiti in acqua tal quali al momento dell'arrivo in depuratore.

Nel 2011 hanno capito che qualcosa non andava, specie dopo un monumentale studio fatto dal New York Times in cui si mostrava che metalli pesanti e materiale radioattivo finivano nelle acque fluviali, senza essere stati trattati.

La pratica venne fermata nel 2011 ma solo per sostanze di scarto che provenivano dal fracking.

Tutte le altre attivita' trivellanti "convenzionali" (i.e. come quelle che si fanno e si vogliono fare in Italia!) shanno continuato a mandare i loro rifiuti in questi stessi impianti.

Sono quindi dieci anni di monnezza convenzionale "depurata" che arriva nel fiume Allegheny.

Oggi si scopre che i residui delle sostanze da fracking sono arrivati nelle acque dolci a valle del fiume, bioaccumulando nei gusci delle cozze, e che in generale con o senza fracking l'acqua a valle dei depuratori contiene piu' radio, radioattivo, rispetto che l'acqua a monte.

Il primo degli studi su citati ha riveltato l'elevata presenza di radio nei sedimenti a valle degli impianti di depurazione.

Nello studio sono stati raccolti sedimenti da tre impianti di depurazione che hanno ricevuto monnezza convenzionale fra il 2014 e il 2017;  sono stati analizzati vari isotopi di radio: 228Ra e 226Ra, e i loro rispettivi prodotti di decadimento, 228Th and 210Pb.

Ra sta per radio, Th per thorio e Pb per piombo. Il numeretto e' il numero di neutroni e protoni presenti nel nucleo.

Il 228Ra decade in 228Th e il 226Ra decade in 210Pb.

Questi decadimenti accadono con l'emissione di particelle alpha (il nucleo di un atomo di elio), 
particelle beta (elettroni o positroni) o di neutrini (una particella subatomica senza carica). A volte questi decadimenti da un elemento all'altro, se non monitorati, possono causare danni e mutazioni al DNA e l'insorgere di tumori.

L'unita' di misura della radioattivita' e' il Becquerel dal nome di Henri Becquerel che assieme ai coniugi Curie scopri' la radioattivita' nel 1903. Un Becquerel significa che c'e' decadimento di un nucleo per secondo. Spesso si usa anche per Becquerel per chilogrammo che indica quanti nuclei per secondo decadono da un chilo di materiale. Piu' grande e' il numero di Becquerel (Bq) o di Becquerel per chilogrammo (Bq/kg)  maggiore e' dunque l'attivita' di radioattivita'.

I ricercatori hanno confermato elevata attivita' di radio a valle degli impianti, rispetto all'attivita' a monte.  Anzi: nel caso degli impianti di depurazione della Pennsylvania si passa da un massimo di 80 Bq/kg a monte fino a...  25,000 Bq/kg a valle degli impianti!

Un aumento di un fattore 300.
Per monnezza "convenzionale".

La presenza di 228Th (prodotto di decadimento) e' molto bassa rispetto al 228Ra (prodotto di origine), questo significa che non c'e' stato tempo per il decadimento di essere completato. A sua volta questo significa che il materiale di origine, 228Ra, e' di origine recente.

E siccome *solo* materiale di scarto da materiale convenzionale, non da fracking e' stato accettato in depuratore in questi anni, i risultati sono la prova che la radioattivita' arriva da fluidi di perforazione per trivelle convenzionali.

Questo deve farci riflettere anche in Italia.
Dove finisce la monnezza delle trivelle lucane?
Qualcuno ha mai analizzato la radioattivita' conseguente a monte e a valle dei depuratori?

Anche il secondo studio e' stato pubblicato in Environmental Science and Technology e mostra che ci sono elevate concentrazioni di stronzio nelle cozze a Warren, Pennsylvania. Siamo a 140 miglia a sud da un sito di smaltimento di acque di scarto da fracking questo in uso fino al 2011.

L' isotopo osservato di stronzio non e' radioattivo, ma causa problemi alle ossa, specie nei bambini.
Puo' anche causare tumore ai polmoni. Non e' ben chiaro quale sia l'impatto di questo inquinamento ai gusci delle cozze a lungo termine ma il fatto che sia entrato nell'ecosistema in cosi pochi anni e' significativo.

Cioe' in pochi anni la monnezza ha trovato modo di entrare nella catena alimentare, bioaccumulando.

La domanda e': dove altro ancora?

E fra altri dieci anni?

Le cozze sono importanti, perche' restando fisse nell'ambiente sono un ottimo indicatore della qualita' dell'acqua in cui vivono, specie i loro gusci.

Lo studio e' molto chiaro: i dati mostrano l'aumento sproporzionato delle concentrazioni di stronzio nelle cozze in corrispondenza dell'inizio delle attivita' di fracking nel Marcellus Shale e dei riversamenti nell'Allegheny River.  L'inizio di queste attivita' e' stato dieci anni fa e proprio dieci anni fa il picco di stronzio.

Anche questo studio e' stato comparativo, cioe'  oltre alle cozze prese a Warren, hanno anche analizzato le cozze a monte dell'impianto di smaltimento dei fluidi e in altri due fiumi della Pennsylvania, il Juniata il Delaware, dove l'industria petrolifera non opera e non scarica.
Come detto, i dati parlano chiaro, i picchi si sono visti solo nelle cozze di Warren.

E come poteva essere altrimenti?

Anche qui pero' la cosa interessante e' che dopo il 2011 le cose non sono poi cosi cambiate, nel senso che i tassi di stronzio nei gusci delle cozze e' solo leggermente diminuito nel corso degli anno.

L'idea e' che non solo le cozze hanno bioaccumulato, ma anche i sedimenti dove le cozze vivono, cosicche anche se non riversiamo piu' stronzio o altro materiale, i sedimenti li conservano a lungo e le cozza continuano a nutrirsene.

Non e' la prima volta che il depuratore di Warren viene indicato come ammazzatore di cozze. Gia' nel 2015 venne notato che i tassi di sopravvivenza per le cozze nel raggio di 500 metri da tale sito variavano fra il 20 e il 50% nel corso di un anno nel 2012; mentre per cozze che stavano a due chilometri il tasso di sopravvivenza era fra l'80 ed il 100%.

Cioe' le cozze piu' vicine all'impianto di Warren morivano prima.

Uno dei ricercatori coinvolti, Nathaniel Warner dice che in generale per le cozze si apre un periodo di estinzione di massa, e questo a causa di tutti i cambiamenti alla qualita' dell'acqua.

Negli USA circa 35 delle 297 specie di cozze note sono andate estinte dal 1900 ad oggi. Il fiume Allegheny contiene 49 di quelle rimaste e molte sono in via di estinzione.

E dice che non e' che perche' abbiamo fermato la depurazione di monnezza da fracking che le cose migliorereanno.

Che sia monnezza da fracking o da fluidi tradizionali, le cozze non lo sanno.
Loro sanno solo che l'acqua non e' pulita e non e' sana.

Saturday, August 19, 2017

Luglio 2017, Luglio 2016: i piu caldi da 137 anni a questa parte




La NASA rilascia i dati sulla temperatura globale per Luglio 2017.

E' stato il piu' caldo dal 1880, cioe' da che teniamo il conto della temperatura sul pianeta, a parita' con il Luglio del 2016. I due mesi infatti, secondo il Goddard Institute for Space Studies della NASA, sono statisticamente indistinguibili.

Ma a differenza del 2016, il Luglio del 2017 e' stato fra i piu caldo di sempre *senza* le perturbazioni naturali dovuti a fenomeni periodici come El Nino. Cioe' mentre per il 2016 El Nino ha dato un contributo ad aumentare le temperatura, per il 2017 El Nino non e' stato presente.

Intanto tutto frigge e la temperatura media e' stata di 0.83 gradi Celsius maggiore della media, con ondate di calore ed incendi in tutto il mondo, dal British Columbia fino alla Spagna e all'Italia, con Lucifero che ha portato calore a Francia, Serbia, Romania e Croazia. 

Il giorno 21 Luglio 2017 a Shanghai, China, la citta' piu popolosa del mondo con 24 milioni di persone ha registrato la sua temperatura massima: 40.9 gradi centigradi.  Non era mai successo prima.

Nella Valle della Morte di California e' stata registrata la piu' alta temperatura media mai registrataper un mese intero: 42 gradi. Di media e per un mese intero.

Il pianeta non ha mai avuto un solo mese con temperature minori della media del 1984 ad oggi.
Il 2017 pare che sara' il secondo anno piu caldo di sempre, dietro al 2016, e prima di 2014, 2015.

Thursday, May 18, 2017

La Aleanna Resources buca la provincia di Ferrara -- Trava 2




Trava 2, Ferrara, Italia
Il paese piu bello del mondo, al petrolio, nel 2017 




Quelli della Aleanna Resources fanno gran festa, con comunicati e foto su Facebook. Hanno pure fatto il video con il drone, per far vedere quanto piu' bella e' l'Italia con le trivelle.

Guardatelo, ci prendono anche in giro, con il loro rispetto dell'ambiente e dei luoghi. Tutte balle, ma che importa, ci sono riusciti. 

Che dire, fermarli si puo, ma lo si deve volere. Evidentemente qui non lo si e' voluto.

Certo e' un pozzo esplorativo, e ci vorranno altri permessi per tirare fuori il gas, ma l'infrastruttura e' li, e ogni passo che le facciamo fare e' un passo in piu' verso l'obiettivo finale. Come la monaca di Monza -- ogni si temporaneo, rende il si finale sempre piu' impossibile da evitare. 

E cosi regaliamo un altro pezzo d'Italia a chissa' chi, nel 2017, quando tutto il resto del mondo guarda al sole e al vento.

In due frasi: Concessione Corte dei Signori, metano, 1400 metri di profondita' nel sottosuolo, Trava 2, Ostellato in provincia di Ferrara, Aleanna Resources. 

Tutti i dettagli sono al link di sopra. Sono stanca e non ho voglia di ripeterli qui. Ma uno si che lo scrivo:

"Il progetto interessa direttamente il sito Natura IT 4060008 ZPS Valle del Mezzano"

Li abbiamo veramente lasciati trivellare dentro le aree protette.

La Aleanna ha altri 31 progetti in Italia.

Non li capisco gli italiani. Non li capiro' mai.
 









Wednesday, December 2, 2015

Ferrara: la Aleanna Resources a trivellare dentro zone speciali protette










Qui dove dicono che il parere e' negativo



Qui dove dicono che e' positivo

Purtroppo e' positivo!



4060008 ZPS Valle del Mezzano"

Dal Provvedimento di VIA con cui si da esito positivo
alle trivelle in provincia di Ferrara 


E una storia che Kafka non avrebbe potuto scriverla meglio. Purtroppo per noi si risolve con il solito successo dei petrolieri. Perche'? Perche' in Italia chi decide semplicemente non conosce e tanto meno ama -- ne il prezioso territorio che gli e' stato dato, ne la gente che lo vive, e tantomeno la democrazia che dovrebbe rappresentare. Veramente questi burocrati che autorizzano trivelle a destra e a manca non meritano questa nazione.

A vincere e' la Aleanna Resources, microditta americana con sede in Delaware. Da oggi i nostri amici sono autorizzati a bucare un bel pozzo di gas nella concessione Corte dei Signori, per cercare metano a 1400 metri di profondita' nel sottosuolo. Il pozzo si chiamera' Trava 2 dir e verra' trivellato in localita' Ostellato in provincia di Ferrara. 

Leggo il Decreto Ministeriale che autorizza tale operazione. E' tutto nella prassi, con frasi noiose e di repertorio come "vista la documentazione...", "vista l'istanza...", "considerato che..." e poi sfilze di date, note protocollate, pronuncie di uffici vari. Sono tutte formulazioni standard.

E poi arrivo a "preso atto che il progetto interessa direttamente il sito Natura IT 4060008 ZPS Valle del Mezzano" e resto letteralemente stupita.  Devo rileggere due volte. Veramente abbiamo un progetto di idrocarburi che "interessa direttamente" una zona speciale protetta e li lasciamo trivellare?

Vado allora a vedere meglio cosa sia questa Valle del Mezzano. Siamo nel delta del Po, l'area e' ricca di campi e canali con coltivazioni di grano, mais, orzo, girasole, frutta e pomodori. Non ci sono case, e proprio per questo la natura regna sovrana, anzi tutta la zona e' considerata "faunisticamente molto importante". Ci sono qui zone di ripopolamento,  e l'area pullula di fagiani, starne, aironi.  Ci sono aree di nidificazioni fra le piu' importanti d'Italia, con specie rare. L'abbondanza di vita animale e' resa possibile da una ottima simbiosi fra la vita faunistica e l'agricoltura.

Insomma, una piccola isola di pace. Ma di grazia, a che servono le zone speciali protette se dentro ci mettiamo le trivelle? Veramente non c'e' piu' sacro niente in Italia? Se trivellano aree protette che altro verra' dopo? Trivelle davanti al duomo di Milano? Lungo il lago di Garda? Dentro i giardini della reggia di Caserta?  Ma non era Renzi che era andato a farfugliare varie promesse sul clima a Parigi e noi trivelliamo ancora e per giunta in aree protette? Continuo a leggere.  Il resto fa piangere o ridere a seconda di come uno vuole prenderla.

Testuali parole dal Decreto Ministeriale:

"con riguardo all'interferenza del progetto con il detto Sito Natura 2000 il proponente ha presentato uno studio d'incidenza. A seguito della valutazione di incidenza nell'ambito dell'istruttoria tecnica la Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale VIA e VAS su detto studio d'incidenza e' emerso che gli impianti, grazie alle misure di mitigazione previste, sono stimati trascurabili e il progetto risulta quindi compatibile con l'area sottoposta a tutela."

Vanno a chiedere ai petrolieri di fare ulteriori "studi di incidenza" per capire che effetti avranno i loro pozzi?  E quali sono queste misure di mitigazione? E cosa altro possono dire i petrolieri d'America? Che e' tuttapposto, no? E' sempre cosi'. Comunque la si rigiri, sono parole che non mancano mai. Effetti trascurabili.  I petrolieri faranno indagini, faranno buchi, ci saranno fanghi, ci saranno camion che attraverseranno stradine di campagna, ci saranno squilibri nella natura, ci sara' la possibilita' di subsidenza o di aumentare la sismicita', ma qui e' tutto "trascurabile" grazie a misteriose "misure di mitigazione" previste dai petrolieri stessi.  E quelli del Ministero ci credono pure.

A proposito di sismicita' indotta, cosa hanno da dire? Ecco:

si raccomanda la predisposizione di una rete per il rilievo sismico in grado di raccogliere i dati riguardanti l'attivita' sismica locale per almeno un anno prima della messa in produzione del pozzo.

Quindi possiamo stare tutti tranquilli perche' per un anno ci sara' il monitoraggio. Cioe' osserveremo cosa accade, e se viene la sismicita' ci penseremo strada facendo. Teniamo le dita incrociate, quindi!

La regione Emilia Romagna ha qualcosa da dire? Ma certo che no. E infatti, se ne lavano le mani, rimandando qualsiasi parere a data da destinarsi. Ecco:

la regione non provvedera' all' espressione del parere di competenza nell'ambito del procedimento di VIA ministeriale, riservandosi di formulare eventuali prescrizioni in sede di rilascio dell'Intesa Stato-Regione prevista dalle vigenti leggi di settore.

Questa dicitura non mi era capitata mai di leggerla.  Sono senza parole -- pare che questa area protetta non gli interessi.  Quindi, visto che e' tutto lieve e trascurabile, c'e' la mitigazione e la regione non dice niente, il Ministero dell'Ambiente e quello dei Turismo rilasciano la compatibilita' ambientale al pozzo nella zona protetta.

Bonta' loro aggiungono un po di prescrizioni: dovranno cercare percorsi idonei con i loro camion, visto che c'e' la possibilita' che la viabilita' venga danneggiata dal passaggio di mezzi pesanti. Ma .. non era tutto trasurabile? E poi dovranno elencare chi e come prendera' i rifiuti prodotti, comunicare le date di lavori, usare le migliori tecniche possibili, e fare modelli matematici sulla subsidenza indotta.  Mmh. Scommettiamo che anche il modello matematico dira' che e' tutto trascurabile?   Potranno portare con se un ornitologo, ma deve avere "comprovata esperienza" e deve essere nominato dalla Regione.  Se per caso trovano reperti archeologi sono tenuti alla "scrupolosa osservanza" delle leggi in materia.

E voila' con poche righe e' tutto firmato e stabilito. Che importa che quella e' la casa degli aironi. Che importa che li ci sono dei delicati equilibri naturalistici in cui le trivelle non c'entrano niente. Firmato il ministro dell'ambiente, Gianluca Galletti, e dei beni e delle attivita' culturali e del turismo, Dario Franceschini.

Io so perche' hanno scelto la Valle del Mezzano: perche' aironi e nidi, fiumi e paludi, non parlano, non protestano, non si arrabbiano. Sta a noi allora parlare, protestare, arrabbiarci per difendere quelle terre prima che sia troppo tardi. E non farlo mettendo un like su Facebook. No, c'e' da diventare tutti un po piu attivisti e dire all'Emilia Romagna, a Galletti, a Franceschini che trivellare in aree protette e' un abominio e che di trascurabile c'e' solo il loro inestistente amore per l'Italia.













Wednesday, October 2, 2013

Pennsylvania: acqua di fiume radioattiva


 "The occurrence of radium is alarming - this is a radioactive constituent that is likely to increase rates of genetic mutation and can be a significant radioactive health hazard for humans"

 William Schlesinger
 Cary Institute of Ecosystem Studies


Di questa storia aveva gia' parlato il New York Times qualche anno fa.

A valle di vari impianti di trattamento dei rifiuti da fracking in Pennsylvania, l'acqua e' radioattiva e presenta metalli e sali in elevate concentrazioni, nonche' traccie di cloro, solfati, e bromati.

Adesso, la nuova conferma e' venuta da ricercatori della Duke University che hanno analizzato campioni provenienti dal Josephine Brine Treatment Facility in Indiana County.

Il risultato? 

Il risultato e' che nell'acqua del Blacklick Creek a valle del depuratore Josephine il tasso di radio e' di 200 volte superiori ai campioni presi a monte dell'impianto.

Il radio e' un metallo radioattivo e causa la comparsa di leucemie,

Questo Josephine Brine Treatment Facility e' un impianto "tradizionale" cioe' disegnato per purificare l'acqua "normale", prima che arrivassero il fracking e tutte le miscele diaboliche che iniettano nel sottosuolo, e cosi' anche se parte della radioattivita' viene eliminata, restano enormi concentrazioni sia di matierale radioattivo che di altre sostanze tossiche, perche' appunto il depuratore non e' stato progettato a questo scopo.

“The treatment removes a substantial portion of the radioactivity, but it does not remove many of the other salts, including bromide,” dice infatti Avner Vengosh, professore di geochimica.

Se puo' consolare qualcuno,  l'acqua purificata viene riutilizzata per fare altro fracking, e non per il consumo umano. In realta' parte di questa acqua trova comunque la sua strada per tornare nei fiumi della zona, come appunto il Blacklick Creek con radioattivita' 200 volte superiore alla norma.

Il prof. Vengosh avverte anche che tutta questa contaminazione probabilmente sussiste anche in altre localita' al fracking.

de
Petrolieri e controllori dicono che e' tutto a norma di legge.


Tutto il mondo e' paese.

Sunday, May 5, 2013

La Valle dei Templi e il pozzo Vela 1 ENI








"Zona della Valle dei Templi e dei punti di vista del belvedere del
Comune di Agrigento, caratterizzata da un’area di non comune bellezza archeologica
perfettamente collocata in un contesto naturale tipicamente mediterraneo"
Cosi' perfetta che adesso l'ENI ci piazza una trivella

In Sicilia parte una nuova istanza per la perforazione di un pozzo esplorativo di gas, da parte dell'ENI. Si chiama Vela 1 e si trova al largo di Agrigento, nello stretto di Sicilia e nella concessione detta GR 14 AG.

I comuni costieri piu' vicini sono Licata e Palma di Montechiaro e l'area interessata copre circa 408 chilometri quadrati.

In realta' di questa concessione gia' si parlava nel 2011 - sotto altro nome, altre sembianze, e vari inganni che a suo tempo assieme a Guido Picchetti cercammo di riordinare. Non so bene cosa sia successo in questo frangente di tempo, ma adesso e' "finalmente" partita la VIA, presentata nel Marzo 2013 e per cui, per scrivere le osservazioni c'e' tempo fino al 17 Giugno 2013.

Il testo della sintesti tecnica e' qui.

Le trivelle arriveranno a oltre 700 metri sotto la superifice marina, e quindi sara' un pozzo profondo. Useranno la Scarabeo 9 della Saipem - quella per le quali le certificazioni sono un optional -  per trivellare. Eccola


Come sempre dicono che e' tutto ultra sicuro, che i fanghi magicamente scompariranno, che la loro piattaforma e' disegnata con i migliori standard, che i rischi sono bassi, che non ci saranno perdite, urti, incidenti di nessun genere e che gli impatti sono minimali su tutto - mare, pesca, fondali, zooplancton, balene, tartarughe protette, persone e paesaggio. 

Pecccato che la Scarabeo 8 si sia invece incrinata in Norvegia per "lack of competence", e cioe' mancanza di competenza da parte dell'ENI!

Pero' adesso c'hanno la versione 9 - speriamo che abbiano imparato come si fa...



In sostanza l'ENI dice che sara' tuttapposto perche' sono a 30 chilometri da riva e che quindi qualsiasi interferenza sara' minimale.  E si, siamo a 30 chilometri da riva, ma su quella riva ci sono ben cinque zone protette, nonche' varie archeologiche di spicco.

Eh certo, uno va a vedere i templi della magna Grecia e proprio le trivelle vuole vedere!

Ecco qui il panorama in cui l'ENI costruira' il suo nuovo pozzo Vela 1:

• SIC ITA040015 - Scala dei Turchi, a circa 46,8 km (25,2 miglia marine nel punto più
prossimo) a Nord-Ovest del pozzo esplorativo Vela 1;

• SIC ITA040010 - Litorale di Palma di Montechiaro a circa 29,5 km (15,9 miglia marine nel
punto più prossimo) a Nord-Est del pozzo esplorativo Vela 1;

• SIC ITA050011 - Torre Manfria a circa 43,9 km (23,7 miglia marine nel punto più prossimo) a
Nord-Est del pozzo esplorativo Vela 1. Parte del SIC coincide con la ZPS Torre Manfria,
Biviere e Piana di Gela;

• SIC ITA050001 - Biviere e Macconi di Gela a circa 57 km (30,7 miglia marine nel punto più
prossimo) ad Est-NE del pozzo esplorativo Vela 1. Parte del SIC coincide con la ZPS Torre
Manfria, Biviere e Piana di Gela;

• ZPS ITA050012 - Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela a circa 55,5 km (29,9 miglia
marine nel punto più prossimo) ad Est-NE del pozzo esplorativo Vela 1.

Ci sono poi zone soggette a vincoli come ad esempio:

• cod. vincolo 190001 - Zona della Valle dei Templi e dei punti di vista del belvedere del
Comune di Agrigento, caratterizzata da un’area di non comune bellezza archeologica
perfettamente collocata in un contesto naturale tipicamente mediterraneo ;

• cod. vincolo 190002 - Lungomare San Leone nel Comune di Agrigento;

• cod. vincolo 190007 - Zona di Falconara caratterizzata dallo svolgimento morfologico delle
masse del paesaggio con le emergenze del massiccio fabbricato del Castello e del Monte di
Poggio Lungo;

• cod. vincolo 190009 - Zona di Manfria caratterizzata da poderi mediterranei luogo ricco di
leggende con vegetazione arbustiva ;

• cod. vincolo 190010 - Zona del lago di Biviere, ultimo resto della palude caratterizzato da rive
fatte di canneti e con qualche isolotto rifugio di ricchissima avifauna in comune di Gela.

Infine a 30 chilometri c'e' l'area Marina di Tutela Archeologica in Località Bulala del Comune
di Gela.

Ma che vuoi che sia, e' solo il nostro patrimonio naturalistico nazionale, un altro tassello nella distruzione dell'Italia.

In alcuni casi invece elencano tutto l'elencabile - i tipi di pesci, la temperatura, dove vivono le Caretta Caretta, ma non dicono niente di come le loro operazioni impatteranno tali sistemi ecologici.

E poi una bella notizia per i pescatori:

Pertanto, considerando la vicinanza dell’area di progetto all’area di pesca B1, durante la realizzazione delle attività in oggetto, sarà necessario interdire alle attività di pesca l‘area circostante la nave di perforazione, durante l’esecuzione del pozzo esplorativo Vela 1, per una fascia di sicurezza pari a circa 500 metri.
E certo, che gli importa a loro della pesca? E nel caso il pozzo diventa permanente quello e' un altro pezzo di mare tolto alle persone in maniera non temporanea ma per anni e anni.

E tutto questo in cambio di quanto gas?
Quante sono le riserve dentro Vela 1?

Non si sa.



Wednesday, February 20, 2013

La memoria dei petrolieri


5 Novembre 1955, Tabuna, Ragusa
scoppio di pozzo petrolifero.


 "La normativa è rigidissima"
"Nel territorio della provincia di Ragusa sono presenti all'incirca 70 pozzi, ma a menoria d'uomo non si ricordano grandi  incidenti o disastri"


dal gruppo ENI come riporato da

La Sicilia, 22 Agosto 2012

Forse loro non ricordano, o non vogliono ricordare, 
ma internet, e la stampa e
la memoria d'uomo onesto ricordano benissimo.


La Sicilia, 22 Agosto 2012


Il caso piu' noto di scoppi di pozzi di petrolio in Italia - forse perche' piu' recente - e' quello di Trecate, Novara, dove nel 1994 scoppio' un pozzo di petrolio dell'ENI. Per tre giorni ci fu eruzione incontrollata e pioggia di idrocarburi dal cielo. Tutto nero - risaie, case e vite.

Nel 1991 ecco un altro pozzo scoppiato, a Policoro, in Basilicata.

Andando a ritroso nel tempo troviamo anche lo scoppio della piattaforma Paguro, nel 1965 in cui persero la vita tre operai dell'ENI. Quello fu un piccolo golfo del Messico italiano: 2 mesi e mezzo di rilascio incontrollato di acqua e metano in aria con nessuno che sapeva cosa fare per femare il tutto.

E poi ci fu lo scoppio nei pressi di Ragusa, nel Novembre del 1955 di cui non abbiamo mai parlato.

Di questo scoppio ci sono ancora meno tracce nella memoria collettiva che di Trecate e di Paguro.

Era il pozzo petrolifero numero nove di Tabuna, a circa un chilometro da Ragusa ed operato dalla Gulf Oil, societa' americana. La Gulf fu la prima a scoprire il petrolio in Italia, proprio a Ragusa nei primi anni '50. Questa ditta e' poi confluita nella Chevron.

A Tabuna, il giorno 5 Novembre 1955 una perdita di metano aveva fatto scoppiare una valvola e di li un enorme incendio. Ecco un po di copertine dell'epoca - prese dal quotidiano La Sicilia






Il crollo del pozzo della Gulf, La Sicilia, 8 Novembre 1955

La Stampa di Torino, 8 Novembre 1955

Nel testo si parla di "un ammasso informe di ferraglie e lamiere che ardono in un immane e spettacolare rogo."

Si dice che stavano provvedendo alle operazioni di "swabbing" e cioe' si incendiava volontariamente un certo quantitativo di greggio, ma improvvisamente, grazie alla rottura di una valvola

"si sprigionava dalla tubatura del pozzo una altissima colonna di gas metano che si incendiava instantaneanmente".

Un articolo de La Stampa dell'epoca parla di "Un pauroso incendio di eccezionali proporzioni", una "spessa nube nera", "tutto il castello della trivella veniva avvolto dalle fiamme".

Molte cose sono avvolte nel mistero: il pozzo e' bruciato per 15 giorni secondo i vigili del fuoco, e per 8 secondo i titoli di stampa. La trivella "National 130"come titola il quotidiano di Sicilia, alta 50 metri e' crollata.

Come da copione nessuno sapeva cosa fare per spegnerlo. Sono arrivati i vigili del fuoco da Siracusa, Messina e Catania.

"La popolazione di Ragusa e' in preda ad un vivo orgasmo".

Alla fine, per contrastare la pressione sotterranea il pozzo e' stato coperto con un "sarcofago" in cemento armato di diverse tonnellate di peso e per spegnere l'incendio hanno dovuto chiamare Mr. Myron Kinley dagli USA, il mago degli incendi nei pozzi di petrolio.

 Il domatore di fuoco, La Sicilia, 10 Novembre 1955


Un altro articolo sempre della Stampa lo chiama "il mangiatore di fuoco", e lo descrive come un eroe - indossava una vestaglia granata, potentissimi getti d'acqua, una terribile calura, rischiosissimo lavoro, sfidando la morte. Altri soprannomi che aveva era la "Salamandra Umana" e "Gamba di Legno".

Era come se la natura si fosse ribellata ma poi l'"Americano” era venuto a salvare tutti.

Questo incidente lo ricorda ancora qualche persona anziana che racconta che verso sera il cielo restava illuminato a giorno. A quel tempo si conosceva poco del petrolio. La gente ebbe paura ma visto che tutto si risolse per il meglio, pian piano venne dimenticato.

E cosi' oggi l'ENI puo' dire che "a memoria d'uomo non si ricordano grandi incidenti o disastri".


E' per questo che e' importante la memoria del passato - che sia dello scoppio di pozzi, che sia del crollo di dighe, che sia di chi eleggiamo a capo del governo -  in modo tale che gli stessi errori non vengano commessi mai piu', e soprattutto in modo che nessuno possa dire "credetemi" a scatola chiusa, petrolieri o politici che siano.


La Stampa di Torino, 13 Novembre 1955




Thursday, October 2, 2008

Il petrolchimico a Genova


Oggi pomeriggio, su Rai tre, dalle 4 alle 5pm il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo rispondera' a delle domande relative alla petrolizzazione dell'Abruzzo che le saranno poste dal senatore Giovanni Legnini, abruzzese anche lui. Spero che qualcuno possa registrarlo e metterlo su youtube cosi potranno vederlo anche quelli che come me vivono lontano.

Intanto, qualche tempo fa mi ha contattato un comitato cittadino di Busalla, in provincia di Genova, affinche' andassi da loro a parlargli dell'idrogeno solforato. La loro raffineria si chiama Iplom e ne abbiamo gia parlato su questo blog. E' la stessa che gli ha inquinato i fiumi e che qualche settimana fa e' incendiata. La raffineria gli ha causato puzze, rumori, crollo del mercato immobiliare, falde acquifere inquinate, malattie. Tutte cose che gia' sappiamo, ma che qui tocchiamo con mano, perche' come a Viggiano, come a Falconara, sono cose gia' successe e non dette in astratto da una che abita dall'altra parte del mondo.

Ecco com'e' ridotta la qualita' di vita a Busalla, nelle parole di Monica Colombara, del Comitato Salute Pubblica e come riportato da un giornale locale il Valle Scrivia del luglio 2008 a pagina 2:

"Sul piatto - dicevo - metterei una qualità della vita fortemente compromessa da un’industria insalubre le cui lavorazioni comportano la presenza di sostanze cancerogene e/o tossiche e/o altamente infiammabili (greggio, virgin nafta, idrogeno, idrogeno solforato, additivi, chemicals, catalizzatori, ecc.), il tutto in mezzo ad un centro abitato. Miasmi quasi quotidiani e rumori insanabili, perché la stretta prossimità con le case rende strutturalmente inefficaci le barriere acustiche davanti a parti di impianto attive giorno e notte. Metterei le centinaia di autocisterne che transitano per le vie congestionate del paese (di queste non si parla mai, sembra che il traffico di mezzi pesanti riguardi solo la Val Seminella…). Metterei i dati rilevati nei pozzi di emungimento che rivelano lo stato delle acque di falda sotto lo stabilimento: la presenza di idrocarburi è talvolta cento volte superiore al limite consentito (!). Metterei l’impatto visivo devastante, che condiziona l’attrazione turistica e quindi commerciale di un posto che alloggia l’orribile manufatto. Metterei il deprezzamento delle case di proprietà (un impianto a rischio è un fattore peggiorativo, che pesa di un buon 20% sul loro valore immobiliare): pensiamo sempre alla ricchezza che entra (poca e non diffusa), mai a quella possibile o a quella che ci viene sottratta. "

Verso la fine degli anni '80 e inizio degli anni '90, decisero che la raffineria di Busalla avesse bisogno di un centro di desolforazione. Nel 1990 l'allora sindaco Claudio Ferralasco interpello' un professore dell'unversita' di Genova, il professor Umberto Bianchi, dell'istituto di Chimica Industriale. Il professor Bianchi presento' un report dove si scongiurava la realizzazione dell'impianto di desolforazione, tanto piu' che si parlava di diffusione di H2S su un "intorno comunque vasto" del territorio della citta' e che cio' "pare allo scrivente ... del tutto inaccettabile". Il suo report e' facile da capire e piu' o meno dice le stesse cose che vado predicando da tempo. Lo si puo' trovare qui.

Il sindaco della citta' segui' i consigli di Bianchi e nel 1993 il piano regolatore comunale stabili' che, data la gia' disastrosa condizione ambientale della citta' di Busalla, il petrolchimico non potesse ampliarsi piu'. Niente desolforizzazione dunque. Ecco qui uno stralcio del documento del comune:

“Le industrie petrolchimiche che si trovano in questa zona [zona D, industriale artigianale o assimilata, in Sarissola], data la vicinanza ai centri abitati e le caratteristiche di impatto ambientale, legato al tipo di produzione occupano UNA LOCALIZZAZIONE IMPROPRIA peraltro non consentita dalla normativa del Piano Regolatore Generale."

"Sono consentiti esclusivamente interventi volti al miglioramento tecnologico che abbiano come risultato la riduzione del carico inquinante con particolare riferimento alle immissioni atmosferiche. NON SONO ALTRESÃŒ CONSENTITE OPERE DI AMPLIAMENTO SIA DELLA PRODUZIONE CHE DEGLI IMPIANTI DI DEPOSITO”.

Storia finita? No, perche' l'Iplom veramente lo voleva questo desolforatore e allora cosa fa? In barba alle decisioni comunali, invece di spiegare ai cittadini cosa avrebbe rappresentato per loro il desolforatore, iniziano ad usare nomi ingannevoli, puliti e romantici, non si parla di desolforatore, quanto invece di "Progetto qualita'". Proprio come noi, non una "raffineria", ma un delicato centro oli di dodici ettari di terra.

I cittadini proposero dei referendum per chiedere alla gente che ne pensasse, raccolsero le firme, tutto a norma di legge, ma il sindaco, non piu' il prudente Ferralasco, quanto invece il piu' leggero Loris Maieron, glieli boccio'. Dunque, popolo o non popolo, risoluzioni comunali o no, nel 1997 Busalla si ritrovo' il suo bel centro di desolforazione, che nel corso degli anni gli ha dato incendi, fumi ed ha peggiorato le loro vite.

Ma non sono ancora contenti alla Iplom, ora lo vogliono RADDOPPIARE il desolforatore di Busalla. Non gli importa niente che gli hanno inquinato i fiumi e dato malattie, no. Dal loro sito la Iplom dice che sono attivi sul territorio e fanno manifestazioni "Noi e voi" cioe' gli organizzano i tornei di calcetto e un po di muraglie attorno agli stabilimenti per evitare rilasci accidentali di robaccia nei fiumi. Vi pare una roba seria? Ma se il fiume Scrivia e' tutto inquinato? Mi sa che la muraglia cosi bene non gli ha funzionato. Per quanto riguarda il torneo di calcetto.. la ci bastava l'oratorio dei salesiani, non vi pare?

Cosa dire? La vittoria piccola piccola dell'altro giorno per noi Abruzzesi, con il rinnovo della moratoria, non deve ASSOLUTAMENTE portarci ad adagiarci. A Busalla hanno aspettato sette anni i petrolieri per farla: dobbiamo vigiliare su un lunghissimo arco di tempo. La partita non e' affatto finita e occorre contiuare a lottare, uniti e numerosi. E poi, NON DOBBIAMO CREDERE MAI ALLE BALLE dei petrolieri. A loro non interessa niente del popolo. Agli abruzzesi non servono i tornei di calcetto, serve invece l'aria e l'acqua pulita e magari qualche politico intelliegente che sappia programmare per il nostro sviluppo turistico, investendo e migliorando la qualita' dell'ambiente, dell'offerta e della pubblicita'.

A Monica, come agli abitanti di tutte le citta' petrolizzate d'Italia non posso che chiedere scusa, da Italiana e prometterle di fare del mio meglio per venire a visitare Busalla. Grazie per avermi fornito il materiale. Il sito del comitato di Busalla e' qui.

Ricordo, Sabato a Pescara dalle 7 alle 8 in piazza Salotto per il sit in contro il petrolio in Abruzzo. I contributi per acquistare i terreni del Feudo e liberare i contadini dal fardello ENI si possono invece dare cosi':

Bonifico bancario intestato a: Comitato Natura Verde
Conto: 064 - 330 - 0080876
Coordinate bancarie: IT73 B060 5077 890C C064 0080 876

per evitare invece le spese bancarie:
a Ortona, Fabrizia: 329/1574549
a Lanciano, Diana: 335/5392058
a San Vito: Assunta 329/9763038