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Wednesday, January 9, 2019

Una storia a lieto fine: dopo sei anni l'ENI scacciata da Carpignano Sesia, 2,521 anime













Eccoci qui, dopo sei anni di battaglie e batticuore, la fine e' arrivata anche per il pozzo proposto dall'ENI e dalla sua socia minoritaria Petroceltic a Carpignano Sesia, popolazione 2,521 anime.

Il pozzo Carisio non s'ha da fare!

Sono felice: per questa piccola comunita' nel verde che ha sconfitto il gigante con caparbieta' e perseveranza, per il nostro pianeta che cosi ha un pozzo di meno, e per la speranza che questa storia infonde a tutti quelli che non ce lo vogliono proprio il mostro nelle loro campagne, nei loro mari o nei loro monti.

E anche perche' per una volta parliamo di una storia bella. Un po' mi commuovo mentre scrivo queste cose, nel mio ufficio, di pomeriggio e in silenzio, perche' so davvero la dedizione che ci vuole e perche' il mondo sarebbe migliore se tutti ci impegnassimo cosi. 

In 2500 hanno mandato via una corporazione che trivella da decenni a destra e a manca, dall'Alaska alla Nigeria, con appoggi politici di tanti governi passati, con storie di corruzione,  di scarsa attenzione ai popoli vicino ai loro impianti, e con nel cuore solo il vile denaro. Ma a Carpignano non ci sono riusciti.

Ora i signori dell'ENI se ne andranno con la coda che gli si attorciglia fra le sei gambe.

Credo allora che qui un grande grazie, un grande "bravi", vada al Comitato Difesa della Natura e del Territorio (DNT) di Carpignano che ha lavorato a lungo e con amore. Ci sono stata qui e ne ho parlato varie volte anche quando scrivevo sul Fatto Quotidiano. E' bello vedere un paese intero che si vuole bene e che non si arrende.

E credo che ci voglia anche un bravi al M5S e a Davide Crippa che hanno scelto di bocciare definitivamente il progetto dichiarando la decadenza del permesso. Non era una decisione scontata, 
ne un atto dovuto. 

Grazie.

Ormai sono tanti anni che seguo le faccende petrolifere e la storia si ripete sempre secondo lo stesso copione principale: le vittorie abbisognano di tempo, sono fatte di passi avanti e di passi indietro, di persone che si scoraggiano ma che poi continuano nonostante tutto. Di persone che cercano di fare qualche cosa ogni giorno con creativita' ed amore. Di persone che alla fine prevalgono. Da Carpignano al Centro Oli di Ortona, da Sciacca a Bomba, dal parco del Curone ad Arborea, fino ad Ombrina.

Il mio augurio e' che tutte le comunita' d'Italia con lo spettro del petrolio (o di qualsiasi altro mostro ambientale) abbiano la stessa voglia di lavorare, la stessa unita', lo stesso amore e che sappiano mettere da parte il proprio ego per essere a servizio dell'altro, dell'Italia, del pianeta.

Queste battaglie ambientali, cosi difficili, lunghe e snervanti, possono dare un senso alle nostre vite, e possono farci sentire che abbiamo seminato semi buoni, che siamo riuciti ad elevarci in alto, piu' in alto dei nostri piccoli egoismi quotidiani, e verso quell'ad majora a cui in un modo o nell'altro tutti aneliamo.

Tanti auguri Carpignano Sesia!

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Carissima e Chiarissima Maria Rita,

è passato un pò di tempo dagli ultimi messaggi intercorsi, anche se ho notizia degli scambi di informazioni con  Dora, nostra responsabile per la comunicazione.

Ti volevo augurare innanzi tutto un buon anno, che per noi, proprio nei giorni della Befana, è stato di grande felicità.

Nè carbone ,nè petrolio dunque. Pare che il pozzo esplorativo Carpignano 1 dir del permesso Carisio abbia cessato di esistere ( vedi allegato ).

Oltre agli auguri un enorme ringraziamento, mio personale e di tutto il Comitato DNT di Carpignano Sesia che ancora mi sopporta e rappresento.

Come tantissimi che si sono adoperati alla causa, la tua altissima professionalità, il tuo altruismo, ci sono stati di enorme aiuto nel condurre la nostra battaglia. Noi ci credevamo, ci abbiamo sempre creduto, anche nei momenti in cui  le forze in campo davano le nostre possibilità di successo ridotte ad un'esile speranza. Pensare di dover contrastare un colosso come eni da molti era ritenuto impossibile. Ma siamo andati avanti, passettino per passettino, a scalare questa montagna. Credo che il tuo insegnamento e la tua personale conoscenza ci abbia permesso di " rubarti " un pò della tua caparbietà e della tua tenacia, mettendoli in campo per quasi sette lunghissimi anni.

Ed alla fine ( speriamo ) un EVVIVA !!! A tutti noi

Spero che tutto giri per il meglio anche a te.
Con la speranza ed il piacere di rincontrarci presto ti abbraccio

Marcello Marafante
DNT Carpignano 

Friday, June 9, 2017

Approvate trivelle ENI a Carpignano Sesia - e le belle parole sugli accordi di Parigi?





Le proteste a Milano dei residenti di Carpignano Sesia
Foto di Bruna Navazza

Grazie!

Renzi 💙 Trivelle


I nemici dell'ambiente -- Dario Franceschini e Ginaluca Galetti


"Oggi fare una politica dell'ambiente è un vantaggio per le imprese.
L'America farà le sue scelte noi andremo avanti".



E' sempre interessante notare le contraddizioni dei politici italiani, che parlano e non agiscono, che promettono ma poi rompono le promesse, che vedono le travi nelle democrazie altrui e non quelle nelle loro firme.

Eccoci qui, Gianluca Galletti, ministro dell'ambiente e Dario Franceschini, ministro dei beni culturali d'Italia che regalano un altro pezzo d'Italia ai petrolieri, all'ENI all'indomani della decisone di Trump da uscire dagli accordi di Parigi. 


Ma come, secondo Parigi non dovevamo perseguire una politica di energia rinnovabile e verde e virtuosa?  E qui continuiamo a cercare petrolio?

La storia di Carpignano va avanti dal 2012 ormai e vede per protagonista un paesino  in provincia di Novara, che si oppone con tutta la forza dei suoi 2500 abitanti ad essere trivellata.

In questi anni gliel'hanno detto in tutte le salse, a tutti -- all'ENI, al governo, alla stampa che non e' questo il posto indicato per cercare o estrarre petrolio, come in realta' non lo e' quasi nessun altro angolo d'Italia. E dopo avere fatto sensibilizzazione, raccolta firme, creato il Comitato Difesa del Nostro Territorio (DNT), fatto richieste a provincia, regione e petrolieri di essere ascoltati, alla fine hanno deciso di compare collettivamente il terreno trivellando in 297.

A dire di no a questa concessione non ci sono solo i residenti di Carpignano Sesia, ma anche la Regione Piemonte, la Provincia di Novara, la ASL di Novara, e vari comuni confinanti: Arborio, Barengo, Briona, Fara, Fontaneto D’Agogna, Gattinara, Ghemme, Ghislarengo, Lenta, Lozzolo, Novara, Prato Sesia, Romagnano Sesia, San Nazzaro Sesia, Sillavengo, Sizzano.

Nonostante tutto, il 1 Giugno 2017, Galletti e Franceschini approvano il pozzo di Carpignano.

Possibile che Galletti e Franceschini ne sappiano piu' di tutta la provincia di Novara sull'opportunita' di trivellare a Carpignano?  

E notare che il momento di dire no e' adesso: prima che i danni arrino. Perche', come sempre, le trivelle esplorative sono solo l'anticamera del resto, delle trivelle permanenti, della raffinazione, degli oloeodotti, dei veleni all'ambiente e al vivere civile per i trenta anni successivi. La Basilicata ci ha gia' insegnato tutto, in un modo super eloquente.

Il copione e' sempre lo stesso in queste approvazioni ministeriali: il "pozzo e' temporaneo", e si esclude "qualsiasi tipo di impatto sulle specie e sugli habitat protetti".  

E in cinque pagine liquidano cinque anni di attivismo e di partecipazione democratica. 

Ah si, ci sono i contentini delle prescrizioni: l'ENI dovra' fornire un "piano di monitoraggio" che tenga conto "delle eventuali carenze nella documentazione presentata". Quindi... approviamo pozzi con documentazione carente? 

Poi ci dovranno essere modelli matematici per studiare la sismicita' indotta, monitoraggio dell'acqua di falda, preparazione di piani per l'approvvigionamento idrico in caso di contaminazione,  misure di mitigazione del rumore e dell'inquinamento luminoso, indennizzi in caso di danni alla viabilita', a causa del passaggio di mezzi pesanti. L'ENI dovra' pure presentare personale competente in archeologia e in botanica.

E poi, chicca finale, il pozzo dovra' essere "grigio chiaro" dovranno essere piantati alberi lungo una fascia di almeno dieci metri in modo da fare "effetto bosco" (ma .. non era che il pozzo era temporaneo? Lo sanno questi che per far crescere un bosco ci vogliono decenni?), e il recinto deve essere "marrone". Non e' specificato se marrone scuro o chiaro.

Ma ... e le esalazioni tossiche di che colore le facciamo? E i fanghi spesi? Li coloriamo di azzurro? 

Torniamo allora alle parole di Gianluca Galletti. Che significa "noi andremo avanti"?

Dove?

Avanti a mentire al mondo?  A fare finta? A non rispettare la democrazia? A che serve sciacquarsi la bocca con il fatto di vivere in democrazia, e a farsi i belli con Trump, e se non si ascolta nessuno, ma proprio nessuno? 

Quello che a me fa piu' rabbia che il buco in terra e' proprio il non rispetto della democrazia, della volonta' popolare. Un paese intero si organizza, fa sforzi indicibili affinche la propria voce venga ascoltata, e chiede di poter decidere da se, il proprio destino. E' bello vedere una comunita' cosi innamorata dei suoi boschi e dei suoi ruscelli e del suo cielo blu. Perche' devono arrivare questi burocrati da Roma a distruggere tutto?  Perche' l'ENI deve essere piu' importante?

Dove sono gli accordi di Parigi a Carpigano Sesia, caro Galletti, caro Franceschini, caro Renzi, caro Gentiloni?













Monday, May 29, 2017

Carpignano Sesia: in 300 a comprare la terra per non darla in pasto alle trivelle dell'ENI





 Terramiamo, la campagna del Comitato DNT di Carpignano Sesia 
con cui i cittadini si sono comprati il terreno che l'ENI vorrebbe trivellare

Carisio, la concessione dentro la quale dovrebbe sorgere il pozzo di Carpignano Sesia



 
Il governo da il parere positivo nonostante
il 29 Dicembre 2015 la regione Piemonte avesse detto no.

Bella democrazia, no? 





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Sono sempre belle le storie di resistenza collettiva.

Spesso si svolgono nel corso di anni, in paesi piccoli, che l'ENI e le altre ditte del petrolio (o qualsiasi altra multinazionale a dire il vero!) pensano di potere conquistare con un po di chiacchere, qualche atto di supposta generosita', o anche con la prepotenza.

Ma a volte trovano pane per i loro denti.

Come a Carpignano Sesia.

Di questo paesino di 2500 abitanti in provincia di Novara, abbiamo parlato tante volte qui. Ci sono stati tanti alti e bassi, e per chi combatte questi prepotenti petrolieri, ne sono certa, tanti giorni di quasi felicita' alternati a giorni di sconforto.

Ma sono andati avanti, per due, tre, quattro, cinque anni. E non si arrendono.

La storia sembrava finita, ma l'ENI non rinuncia.

E neppure i residenti.

E cosi gli abitanti di Carpignano, riuniti nel Comitato DNT (che sta per Comitato Difesa del Nostro Territorio) in questa ultima puntata, hanno deciso di compare collettivamente il terreno trivellando. Sono in 297. Vogliono mostrare al cane a sei zampe, che sono in tanti a non volerlo qui. E in caso ci dovesse essere esproprio forzato, l'ENI dovra' vedersela con 297 persone, e non con un proprietario solo. 

Il pozzo Carpignano Sesia faceva - anzi fa -- parte del progetto Carisio, voluto dall'ENI in partnership con la Petroceltic d'Irlanda al 47.5% ciascuna e al 5% della microscopica Compagnia Generale Idrocarburi.

La storia inizia nel 2012.  Anche se non si sa neanche con certezza, alcune stime parlano di 280 milioni di barili di petrolio su un territorio di 728 chilometri quadrati. Appena circolata la notizia in tanti hanno speso tempo ed energia, in modo del tutto volontario, per evitare la petrolizzazione dell'area.  Dopo incontri informativi, richieste a provincia, regione e petrolieri di ascoltare il territorio, raccolta firme, manifestazioni, lettere, report tecnici stilati da professionisti, prese di posizione, non siamo ancora arrivati alla parola fine.

In tanti a dire di no, incluse la Regione Piemonte, la Provincia di Novara, la ASL di Novara, e vari 
comuni del circondario:  Carpignano Sesia, Arborio, Barengo, Briona, Fara, Fontaneto D’Agogna, Gattinara, Ghemme, Ghislarengo, Lenta, Lozzolo, Novara, Prato Sesia, Romagnano Sesia, San Nazzaro Sesia, Sillavengo, Sizzano.

Tutti a dire no. 

Ovviamente, in questo no c'e' anche la stragrande maggioranza delle persone che vive a Carpignano.

Nonostante tutto, nel gennaio del 2017 l'ENI ha ricevuto parere positivo dalla Commissione VIA per trivellare a Carpignano. Menomale che dai suoi siti l'ENI dice di volere dialogo con il territorio e di rispettarlo!

Adesso il permesso positivo siede sul tavolo del ministero per l'ambiente, in attesa dell'approvazione finale.

E la storia non finisce qui. A pochi chilometri di distanza c'e' il nuovo progetto "Cascina Alberto” prima della Northern Petroleum e ora passato alla Shell. A quanto pare vogliono invece arrivare ad un consenso con il territorio!

A tutti le mie solite parole: non credete ad una sola parola di quello che i petrolieri vi diranno.

Vogliono solo venire e trivellare. Non gliene importa niente ne di Novara, ne del Piemonte, ne dell'Italia o di nessun'altro. E' solo il vile denaro.


Tuesday, January 13, 2015

L'ENI senza vergogna a Carpignano Sesia, abitanti 2500

Si spostano di due chilometri. Cambia qualcosa?
Siamo sempre vicino alle case - 650 metri.


Ma li vicino non ci vive ne Scaroni, ne Descalzi,
e neanche tutto il resto del gotha dell'ENI.
Vergogna.



Qui il progetto ENI, tempo fino al 14 Marzo per fare osservazioni.

















Voglio bene al piccolo comune di Carpignano Sesia. Ci sono stata due o tre anni fa ed ho trascorso dei pomeriggi molto belli fra quei monti, con l'ospitalita' di tante persone nel paese, con le passeggiate lungo il fiume e le vedute dei laghi fra Italia e Svizzera che qualcuno cosi gentilmente mi ha portato a visitare.

E quindi non posso che esprimere tutta la mia rabbia verso l'ENI che continua ad insistere a voler trivellare l'intrivellabile e che proprio non vuole arrendersi contro un paesino di 2500 persone in provincia di Novara.

Ed ecco che proprio oggi l'ENI manda in giro i suoi bellissimi documenti in cui parla del nuovo pozzo che verra' sposato un pochettino rispetto a quello precedente e dove e' tutto, come sempre, non sia mai!, di impatto trascurabile, basso e nullo.

Dicono che saranno a seicento metri dalle case, come se seicento metri fosse sufficente.

Occorre veramente fare pressione su questi politici e amministratori, soprattutto facendo leva su cio' che ha deciso il TAR di Puglia per Foggia: il quale TAR ha decretato che i pozzi esplorativi di gas a 5.5 chilometri dalle case e' pericoloso. Punto.

E se lo sono per Foggia, lo e' pure per Carpignano Sesia. E' la logica, pura, semplice, lineare.

E pensando all'ENI mi viene solo un profondo senso di pena alla loro bassezza. Un paese intero, ti ha gia' detto che non ti vuole? La buona educazione dice che te ne devi andare, e invece no, insistono, e persistono e diabolicamente ti fanno venire il voltastomaco, pensando che se si trasferiscono a pochi metri e' tuttapposto. E sono schifata da loro e dai politici che permettono tutto questo.

Dovrebbero solo vergognarsi, uno ad uno, chi ci lavora, chi scrive questi orripilanti studi e chi li approva.

Ah, sul progetto c'e' il timbro di tale Ingegnere Luca Sanese della Provincia di Chieti. L'Abruzzo che esporta conoscenze petrolifere!

Interessante, io gli direi: ma ad Ortona, provincia di Chieti, non l'avete fatto fare il centro oli, perche' volete mollarci il pozzo a Carpignano Sesia?



Wednesday, February 20, 2013

La memoria dei petrolieri


5 Novembre 1955, Tabuna, Ragusa
scoppio di pozzo petrolifero.


 "La normativa è rigidissima"
"Nel territorio della provincia di Ragusa sono presenti all'incirca 70 pozzi, ma a menoria d'uomo non si ricordano grandi  incidenti o disastri"


dal gruppo ENI come riporato da

La Sicilia, 22 Agosto 2012

Forse loro non ricordano, o non vogliono ricordare, 
ma internet, e la stampa e
la memoria d'uomo onesto ricordano benissimo.


La Sicilia, 22 Agosto 2012


Il caso piu' noto di scoppi di pozzi di petrolio in Italia - forse perche' piu' recente - e' quello di Trecate, Novara, dove nel 1994 scoppio' un pozzo di petrolio dell'ENI. Per tre giorni ci fu eruzione incontrollata e pioggia di idrocarburi dal cielo. Tutto nero - risaie, case e vite.

Nel 1991 ecco un altro pozzo scoppiato, a Policoro, in Basilicata.

Andando a ritroso nel tempo troviamo anche lo scoppio della piattaforma Paguro, nel 1965 in cui persero la vita tre operai dell'ENI. Quello fu un piccolo golfo del Messico italiano: 2 mesi e mezzo di rilascio incontrollato di acqua e metano in aria con nessuno che sapeva cosa fare per femare il tutto.

E poi ci fu lo scoppio nei pressi di Ragusa, nel Novembre del 1955 di cui non abbiamo mai parlato.

Di questo scoppio ci sono ancora meno tracce nella memoria collettiva che di Trecate e di Paguro.

Era il pozzo petrolifero numero nove di Tabuna, a circa un chilometro da Ragusa ed operato dalla Gulf Oil, societa' americana. La Gulf fu la prima a scoprire il petrolio in Italia, proprio a Ragusa nei primi anni '50. Questa ditta e' poi confluita nella Chevron.

A Tabuna, il giorno 5 Novembre 1955 una perdita di metano aveva fatto scoppiare una valvola e di li un enorme incendio. Ecco un po di copertine dell'epoca - prese dal quotidiano La Sicilia






Il crollo del pozzo della Gulf, La Sicilia, 8 Novembre 1955

La Stampa di Torino, 8 Novembre 1955

Nel testo si parla di "un ammasso informe di ferraglie e lamiere che ardono in un immane e spettacolare rogo."

Si dice che stavano provvedendo alle operazioni di "swabbing" e cioe' si incendiava volontariamente un certo quantitativo di greggio, ma improvvisamente, grazie alla rottura di una valvola

"si sprigionava dalla tubatura del pozzo una altissima colonna di gas metano che si incendiava instantaneanmente".

Un articolo de La Stampa dell'epoca parla di "Un pauroso incendio di eccezionali proporzioni", una "spessa nube nera", "tutto il castello della trivella veniva avvolto dalle fiamme".

Molte cose sono avvolte nel mistero: il pozzo e' bruciato per 15 giorni secondo i vigili del fuoco, e per 8 secondo i titoli di stampa. La trivella "National 130"come titola il quotidiano di Sicilia, alta 50 metri e' crollata.

Come da copione nessuno sapeva cosa fare per spegnerlo. Sono arrivati i vigili del fuoco da Siracusa, Messina e Catania.

"La popolazione di Ragusa e' in preda ad un vivo orgasmo".

Alla fine, per contrastare la pressione sotterranea il pozzo e' stato coperto con un "sarcofago" in cemento armato di diverse tonnellate di peso e per spegnere l'incendio hanno dovuto chiamare Mr. Myron Kinley dagli USA, il mago degli incendi nei pozzi di petrolio.

 Il domatore di fuoco, La Sicilia, 10 Novembre 1955


Un altro articolo sempre della Stampa lo chiama "il mangiatore di fuoco", e lo descrive come un eroe - indossava una vestaglia granata, potentissimi getti d'acqua, una terribile calura, rischiosissimo lavoro, sfidando la morte. Altri soprannomi che aveva era la "Salamandra Umana" e "Gamba di Legno".

Era come se la natura si fosse ribellata ma poi l'"Americano” era venuto a salvare tutti.

Questo incidente lo ricorda ancora qualche persona anziana che racconta che verso sera il cielo restava illuminato a giorno. A quel tempo si conosceva poco del petrolio. La gente ebbe paura ma visto che tutto si risolse per il meglio, pian piano venne dimenticato.

E cosi' oggi l'ENI puo' dire che "a memoria d'uomo non si ricordano grandi incidenti o disastri".


E' per questo che e' importante la memoria del passato - che sia dello scoppio di pozzi, che sia del crollo di dighe, che sia di chi eleggiamo a capo del governo -  in modo tale che gli stessi errori non vengano commessi mai piu', e soprattutto in modo che nessuno possa dire "credetemi" a scatola chiusa, petrolieri o politici che siano.


La Stampa di Torino, 13 Novembre 1955




Monday, February 18, 2013

Trecate, Febbraio 1994: scoppia pozzo di petrolio ENI e piove petrolio























Trecate, Novara, 1994


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Sono andata in giro sul web per raccogliere testimonianze della vicenda di Trecate, il pozzo di petrolio dell'ENI-Agip esploso nel 1994. Per tre giorni ci furono fuoriuscite di ogni tipo di robaccia dalla pancia della terra.

La prefettura di Novara:

A seguito dell'incidente verificatosi alle ore 15 del giorno 28 febbraio 1994 nella perforazione del pozzo Tr24 sito in località Cascina Cardana, continua la fuoriuscita di fluidi in pressione costituiti da petrolio greggio, acqua, gas metano, con quantità minima di idrogeno solforato. La nube è costituita dai componenti suddetti e il rumore è provocato dalla pressione in fuoriuscita".

I commenti dei cittadini come presi da vari siti web dell'epoca:

Quella nube sì unì alla pioggia che cadeva e trasportata dal vento si depositò sulla campagna circostante e parte della mia città. Nessuno sapeva cosa fare per fermare l'eruzione.

Nemmeno i tecnici che arrivarono dal Texas, quell'evento si presentò per la prima volta in un ambiente fortemente antropizzato, non vi erano esperienze precedenti della stessa natura.

Continuò per 36 lunghe, interminabili, ore.

Ci pensò una frana naturale, sotterranea. Il boato cessò e l'eruzione si interruppe.

Con il silenzio un panorama desolante: una coltre nera di petrolio copriva le nostre risaie e la città.

Sgomento e paura sui volti di tutti. Sarebbe lungo raccontare quella paura. Ma ne è vivo il ricordo in chi l'ha vissuta.

Vivo il ricordo dei disagi, ogni cosa che si toccava all'esterno ti lasciava le mani nere, unte.

Le foglie dei miei tulipani che stavano spuntando nei vasi macchiate di nero e che morirono successivamente, la punta del piccolo abete bruciata da quella pioggia, gli animali del Parco del Ticino ritrovati morti, le macchine che, pur lavate, avevano perso la lucidatura.

Certo, l'AGIP e le sue compagnie assicuratrici risarcirono i danni materiali, lavarono l'intera città, bonificarono la campagna. Al mio piccolo orto e frutteto, distante in linea d'aria 300 metri dal pozzo, ci fu vietato per molto tempo di accedervi.

Aspirarono il petrolio liquido, tolsero 20 centimetri di terra superficialmente, ci dissero di non seminare e mangiare il raccolto per quell'anno. Paradossalmente gli alberi da frutto erano carichi, mai viste albicocche e prugne così belle. Rimasero sugli alberi e successivamente anche i kiwi, l'uva e fichi, i cachi.

Fummo risarciti con lire 1.000 (mille) al mq., il prezzo agricolo del terreno...

Stamani, in un convegno organizzato dall'Amministrazione Comunale, è stato fatto il punto, con la presenza di esperti scientifici e dell'AGIP, in merito a due tipi di problematiche: - quali accorgimenti e iniziative sono state messe in atto al fine di evitare che l'evento possa ripetersi; - cosa è stato fatto per giungere al completo recupero ambientale delle aree interessate dall'evento del 28 febbraio 1994.

Ricordo, anchio quel tragico evento come se fosse ieri, avevo quasi 7 anni e facevo prima elementare, sono di Trecate, e quello è e sarà un ricordo per me indelebile, ricordo ancora la puzza del petrolio, ricordo mio padre che puliva continuamente il parabrezza dell'auto, sempre tutto unto, ricordo le strade unte, e il comune che faceva gettare la segatura, ricordo l'orrendo rumore che si sentiva durante la notte, tutti i servizi ai TG, il televideo e i giornali che parlavano solo di quello.

Che brutto gente, che brutto.

è 1 vergogna.. orangerolleyes.gif ma si sa che dietro a due colossi come ENI e AGIP..c'è 1 giro d'affari da paura..troppi interessi...troppi soldi..e si sa che dove ci sono i soldi ci sono interessi..e chi ci rimette come al solito di salute in questi casi è sempre la povera gente.. smily77.gif

Tra le proteste dei cittadini e cartelli inalberati, la frase finale di un intervento mi frulla in testa:" La bonifica è sempre una sconfitta!"

E intanto, una società inglese, la "British Gas International", in questi giorni, sta effettuando una serie di operazioni a poche centinaia di metri da casa mia, si cerca l'oro nero, ancora.

Nessuna risposta, oggi, alle richieste di spiegazioni del sindaco e Presidente della Provincia, richieste fatte quasi con rabbia, ai dirigenti presenti dell'AGIP.
Già. Perchè l'AGIP non necessita di nessuna autorizzazione per scavare pozzi, ha la concessione esclusiva su tutto il territorio nazionale.

E nessuno ci ha detto oggi i risultati delle indagini epidemiologiche fatte.

Sono di Trecate, e quello è e sarà un ricordo per me indelebile, ricordo ancora la puzza del petrolio, ricordo mio padre che puliva continuamente il parabrezza dell'auto, sempre tutto unto, ricordo le strade unte, e il comune che faceva gettare la segatura, ricordo l'orrendo rumore che si sentiva durante la notte, tutti i servizi ai TG, il televideo e i giornali che parlavano solo di quello.

Abito a Trecate e non è una novità da queste parti! Sono in linea d'aria a 3-4 km dal polo petrolchimico della Esso di S.Martino, dalla ESSECO che produce derivati dello zolfo, dalla Columbia Carbon che produce il black carbon per colorare i pneumatici di nero, scrivete su google "unibios Trecate" e vedete che salta fuori! Praticamente una fabbrica chimica di medicinali in centro che fa una puzza terribile ed infine l'incidenza dei tumori ai polmoni è del 4% più alta della media nazionale.

In Italia non succede.

Fonti: Pigrecoemme,
Vesparesources