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Wednesday, March 16, 2016

Tutti i motivi per non trivellare l'Italia - in terra e in mare



In questi giorni un sacco di gente scrive cose a casaccio sul referendum.  Il Sole 24Ore, Jacopo Gilberti, Alberto Clo', Pierluigi Vecchia, e altre persone mai sentite prima. Sono in questa petrol-trincea da quasi dieci anni. Non ci guadagno niente (a differenza dei petrolieri) a fare questa sorta di crociata, non ho "preconcetti ideologici". Un sacco di gente viene qui o ad attaccare o a ricopiare. Hanno pure cercato di farlo chiudere questo blog. Ma non fa niente, continuo, anche se stanca. Voglio solo che l'Italia non diventi un enorme campo di petrolio, ma sia piu' bella e piu' sana. Tutto qui. Potrei andarmene al mare a Santa Monica, e invece sono qui perche' e' importante. E spero che tutti possano fare del proprio meglio per incoraggiare il SI il giorno 17 Aprile 2016.

I “Professori” ci dicono che trivellare l’Italia serve per soddisfare il nostro fabbisogno nazionale, per lo sviluppo economico, per l’occupazione, e che tutto sarà fatto in modo “sostenibile”. Questo è quello che dicono loro. Invece, io l’ho girata tutta l’Italia petrolizzanda e petrolizzata ed è lampante, ai miei occhi almeno, che l’idea di “aggiustare” la nazione facendo buchi a destra e a manca non è la soluzione. Ecco perche':

1. Paesaggio e turismo

L’Italia è un paese densamente abitato, con un paesaggio invidiabile, variegato, fatto di colline, di mare, di boschi, di posti unici. Dove le mettiamo queste trivelle? Ovunque ti giri c’è comunità, c’è vita, c’è potenziale di bellezza, non deserto. Come si può pensare di trivellare a pochi chilometri da Venezia o da Pantelleria? Petrolizzare un territorio significa imbruttirlo, avvelenarlo, annientando quasi tutto quello che già sul territorio esiste o potrebbe esistere. E significa farlo sul lungo termine. Chi comprerà una casa con vista pozzo? Quale turista vorrà venire in Italia a vedere il mare o le colline bucherellate dalle trivelle o a respirare aria di raffineria? Fra l’altro la tutela del paesaggio è uno dei punti fondamentali della nostra Costituzione.


2. Petrolio scadente

Il petrolio presente in Italia – in generale – è scadente, in qualità ed in quantità, ed è difficile da estrarre perché posto in profondità. E’ saturo di impurità sulfuree che vanno eliminate il più vicino possibile ai punti estrattivi. Non abbiamo nel sottosuolo il petrolio dei film texani, quanto invece una sorta di melma, maleodorante, densa e corrosiva che necessita di vari trattamenti prima di arrivare ad un prodotto finale.


3. Infrastrutture invasive e rifiuti

Questo fa sì che ci sia bisogno di infrastrutture ad hoc: pozzi, centrali di desolforazione, oleodotti, strade, porti petroliferi, industrializzazione di aree che sono al momento quasi tutte agricole, boschive, turistiche. Non dimentichiamo gli abbondanti materiali di scarto prodotti dalle trivellazioni – tossici, difficili e costosi da smaltire – con tutti i business più o meno legali che ci girano attorno. E non dimentichiamo il mare, dove la ricerca di petrolio può causare spiaggiamenti di cetacei, e dove è prassi ordinaria in tutto il mondo lo scarico in acqua di rifiuti petroliferi secondo il principio “occhio non vede, cuore non duole”.

4. Inquinamento aria

Sia dai pozzi che dalle centrali di desolforazione vengono emesse sostanze nocive e dannose all’agricoltura, alle persone, agli animali. Fra questi, l’idrogeno solforato (H2S), nitrati (NOx), i composti organici volatili (VOC), gli idrocarburi policiclici aromatici (PAH), nanopolveri pericolose. Alcune di queste sostanze sono provatamente cancerogene e causano danni al DNA ed ai feti. Possono anche causare piogge acide, compromettere la qualità del raccolto e la salute del bestiame. Chi eseguirà i monitoraggi, chi controllerà lo stato di salute delle persone? E’ giusto far correre questi rischi ai residenti, dato che gli effetti nefasti del petrolio sulla salute umana sono noti, e da tanto tempo, nella letteratura medico-scientifica?

5. Inquinamento acqua

Nonostante le cementificazioni dei pozzi e l’utilizzo di materiale isolante negli oleodotti, tali strutture con il passare degli anni presentano cedimenti strutturali, anche lievi, dovuti al logorio, alle pressioni, allo stress meccanico. L’elevata estensione degli oleodotti, e la profondità dei pozzi, rende difficile individuare queste fessure, che possono restare aperte a lungo, inquinando l’acqua del sottosuolo e danneggiando gli ecosistemi con elevati costi di ripristino.

6. Idrogeologia e sismicità

L’Italia è a rischio sismico, con già tanti problemi di stabilità idrogeologica, di subsidenza, a cui si aggiungono in molti casi l’abusivismo e la malaedilizia. In alcuni rari casi (ma ne basta uno solo!) le ispezioni sismiche, le trivellazioni, la re-iniezione sotterranea di materiale di scarto ad alta pressione possono alterare gli equilibri sotterranei, checché ne dica qualcuno dei “tuttapostisti” accademici italiani. Come non conosciamo perfettamente la distribuzione delle falde acquifere, così non conosciamo perfettamente neanche quella delle faglie sismiche. Stuzzicare i delicati equilibri geologici può innescare terremoti, anche di magnitudine elevata. E’ già successo in Russia, in California, in Colorado.

7. Incidenti

Anche prendendo tutte le precauzioni possibili, i pozzi possono sempre avere malfunzionamenti. In Italia abbiamo avuto già esempi di scoppi o incidenti gravi con emissioni incontrollate di idrocarburi per vari giorni senza che nessuno sapesse cosa fare: nelle risaie vicino a Trecate, nei mari attorno alla piattaforma Paguro, nei campi di Policoro. Per risanare Trecate non è bastato un decennio. Non per niente in California c’è una fascia protettiva anti-trivelle di 160 chilometri da riva, e non per niente è dal 1969 che non si buca più il mare.

8. Speculatori

Molte delle ditte che intendono trivellare l’Italia sono minori, straniere, con piccoli capitali sociali. Spesso annunciano di volere fare il salto di qualità con il petrolio d’Italia perché – e lo dicono candidamente ai loro investitori – da noi le leggi sono meno severe, è facile avere i permessi, le spese di ingresso sul territorio sono basse. Saranno, queste micro ditte irlandesi, australiane, statunitensi e canadesi, capaci di gestire i controlli ambientali a regola d’arte? Ed in caso di incidenti, con i loro esigui capitali sociali, avranno le risorse per affrontare operazioni di pronto intervento, risanamento ambientale e risarcimento danni?

9. Minimi benefici

Il petrolio d’Italia non farà arricchire gli Italiani, non porterà lavoro, e tanto meno risolverà i problemi del bilancio energetico nazionale. Le royalties d’Italia sono basse, e la maggior parte di questo petrolio verrà estratto da ditte straniere, libere di vendere il greggio su mercati internazionali. E’ pura speculazione, niente più.

10. Basilicata

Ed anche se tutto fosse fatto a opera d’arte, il vero conto va fatto su tutto quello che il petrolio distruggerà, sui rischi che ci farà correre, a fronte dei suoi presunti vantaggi. In Italia abbiamo già una regione che è stata immolata al petrolio e di cui il resto d’Italia sa poco. E’ la Basilicata, che fornisce a questa nazione circa il 7% del suo fabbisogno nazionale. Tutti i problemi elencati sopra sono realtà in Basilicata: sorgenti e laghi con acqua destinate al consumo umano inquinate da idrocarburi, declino dell’agricoltura, del turismo, petrolio finanche nel miele, aumento di malattie, mancanza di lavoro, smaltimento illegale di materiali tossici, anche nei campi agricoli. E cosa ha guadagnato la Basilicata da tutto ciò? Un dato per tutti: secondo l’Istat, la Basilicata è la regione più povera d’Italia. Era la più povera prima che arrivassero i petrolieri con le loro vuote promesse di ricchezza, lo è ancora oggi.

Invece che fare buchi, e voler succhiare petrolio fino allo stremo, non sarebbe meglio coprire tutti i tetti d’Italia con un pannello fotovoltaico?

Wednesday, May 29, 2013

Letta, Scaroni - si a fracking, stoccaggio.

In questi giorni una valanga di comunicati di petrolieri e aperture al fracking, allo stoccaggio selvaggio e a buchi-buchi-buchi.

Purtroppo nessuno di noi come individui ha il potere di contro questa gente che dice di volere fare il bene comune ma che invece vuole solo fare incuici su inciuci. Pero' abbiamo un altro tipo di potere che e' quello collettivo e che occorre esercitare tutti i santi giorni per fargli capire che non ce ne andiamo mica e che possono sciorinarci tutte le balle che vogliono, ma la verita' e' un altra.

Iniziamo da Enrico Letta, che fa un discorsone alla camera dei deputati, il giorno 21 Maggio e dove dice che "per noi la prorita' assoluta in campo energetico resta lo sviluppo delle fonti rinnovabili" pero' trenta righe sotto poi dice "un atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia prodotte in Europa, come lo shale gas".

Scusi Letta, ma non ha capito che c'e' una contraddizione in termini fra le rinnovabili e lo shale gas?
Se lei non ancora non l'avesse capito, non c'e' niente di rinnovabile nello shale gas! E come per Passera, come sempre, ci dica qual'e' il suo comune di residenza, che iniziamo li.
 
E poi, perche' dice "prodotte in Europa" che suona lontano e vago e una cosa che non ci tange?

Perche' non da pane al pane e vino al vino e non dice "prodotte in Emilia Romagna" o "prodotte in Toscana" o "prodotte in Sicilia" o "prodotte in Puglia"?  O cosa, ha paura di dire alla gente che lei e' favorevole al fracking in Italia?

Abbia il coraggio di dire la verita', che non siamo mica scemi.

Eccolo qui l'estratto del suo discorso





Passiamo a Paolo Scaroni e compari che dalle pagine dell'ENI ci informano dei grandi problemi energetici che si possono risolvere con altri buchi.

Assieme a quelli di Enel, Gasterra, GDFSuez, Iberdrola, RWE, EON, Gasnatural Fenosa, altre ditte energetiche d'Europa, si sono infatti riuniti a Bruxelles per parlare di "energia e di frode fiscale" e si sono rivolti ai leader politici dell'UE per "affrontare le criticita' che il settore energetico si trova ad affrontare" e di definire una "nuova linea politica" per creare prodotti sicuri ed efficenti e pure per creare lavoro e per la ripresa economica.

Un sacco di affronti dunque, che a me pero' paiono solo affronti al buonsenso.

Infatti,  in cosa consiste questa nuova linea politica? Altri buchi!!!! E certo, e' da li che guadagnano!
Notare che tutto il documento e' intriso di parole come "sostenibilita'", abbassamento delle emissioni, miglioramenti del mercato e poi... si a stoccaggi e fracking.



E siccome fa sempre bello avere i pareri degli "esperti" ecco anche l'intervista a Gianvito Graziano, il presidente del consiglio nazionale dei geologi che dice che lui cerca "risposte equilibrate" e che

''La sismicità del nostro Paese, compresa quella dell'Emilia Romagna non è certamente dovuta alle perforazioni".

"Noi ci siamo fatti parte attiva per cercare di dare delle risposte equilibrate, non abbracciamo tesi precostituite, nè da una parte nè dall'altra. Sulla frantumazione delle rocce per ottenere lo shale gas, in particolare c'è da dire che sicuramente le istanze ambientali sono condivisibili".

"Lo shale gas, infatti viene estratto immettendo nel sottosuolo a grande profondità acqua mista a sostanze chimiche ad altissima pressione, questo può provocare inquinamento delle falde acquifere che si trovassero al di sotto del giacimento ed una vera e propria 'sterilizzazione' del suolo circostante l'area dove avviene la perforazione, provocata dall'affioramento delle sostanze chimiche usate.
Il pericolo di inquinamento c'è"
"Io faccio una semplice considerazione, per quanta energia si possa immettere per la frantumazione delle rocce, questa non potrà mai essere tale da raggiungere la stessa energia scatenata dal movimento di una faglia che mette in azione forze incomparabilmente superiori a qualsiasi attività condotta dall'uomo".

Come fa lui a saperlo? C'ha la sfera di cristallo? Sara' pure come dice lui- ma intanto in altre parti del mondo e' successo. Come fa ad escluderlo per l'Emilia Romagna?

Ma soprattutto, visto che lui stesso ammette che il fracking porta all'inquinamento delle falde acquifere e alla "sterilizzazione del suolo circostante" e' questo quello che vogliamo per il nostro paese???

In sostanza, Graziano: sei favorevole o contrario al fracking?

Occorre scegliere, e' si o no, non ci sono equilibri che tengano, sa?