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Friday, September 15, 2017

La Aleanna Resources a trivellare fra le risaie di Pavia, il pozzo si chiama "Bella 1"










 La Aleanna Resources chiede di trivellare in area di:

"intensa attività agricola"
"area di inondazione per piena catastrofica"
"unita' paesaggistica delle fasce fluviali"

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I nomi di coloro che lavorano su questo scellerato progetto  sono: 

Martina Gadoni, project specialist
Mattia Bergamini, project specialist
Antonino Cuzzola, senior hydrogeologist,
Vincenzo Nappa, senior project specialist

A loro posso solo dire una parola: vergognatevi.

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Ma... che li abbiamo firmati a fare gli accordi di Parigi?

Ci sono trivelle e altre trivelle in tutta Italia, da nord a sud, come cavallette!

Questa volta e' toccato a Costa de' Nobili a venti chilometri da Pavia. E il lupus in fabula e' la Aleanna Resources, un'altra micro ditta americana che vuole venire a bucare l'Italia.

Il pozzo esplorativo si chiama Bella 1, e la concessione di 322 chilometri quadrati e' per la maggior parte in Lombardia anche se una piccola frazione cade in Emilia Romagna. Le province interessate sono Pavia, Milano, Lodi e Piacenza.

Il fiume Po e' a meno di 4 chilometri. 

Iniziamo a leggere quest'altro affronto alla nostra nazione.

Gli amici di cui sopra ci spiegano che il territorio e' pianeggiante e *interamente adibito a coltivazione agricola*. Distruggeremo cioe' le campagne di Pavia per farci trivellare la Aleanna Resources del Delaware, USA.

Quello che vorranno fare qui i nostri amici americani e' creare una "piazzola di perforazione" con "relativi impianti ed accessi", perforazione del pozzo con l'immissione di fanghi di perforazione, e poi, una volta finito "ripristino" dell'ambiente.

La durata della perforazione del pozzo e' stimata in circa 15 giorni. Se trovano idrocarburi, resteranno in loco per altri dieci giorni se no, se ne andranno.  Il loro target principale e' il gas metano.

Ora, per chi legge queste cose per la prima volta: tutto questo e' fuorviante ed e' la politica del carciofo. Una foglia alla volta, finche' non si arriva al cuore di cio' che si vuole. O anche divide et impera. Cioe' qui dicono che al massimo-massimo staranno a Costa de' Nobili per 25 giorni,  in realta' ci si sta preparando la strada per attivita' estrattiva permanente che durera' per anni e anni, se le cose vanno come la Aleanna Resources vorrebbe.

Quindi, il tempo per opporsi e' adesso, in modo preventivo e per evitare decenni di fanghi e di trivelle. A loro non interessa stare sul terreno 25 giorni, quanto 25 anni.

Continuiamo a leggere.

Nell'area ci sono risaie, pioppeti, coltivazione di legumi e di "piante industriali" (ipse dixit!) e ci sono coltivazioni di cereali e di foraggi, con allevamenti di mucche.

La stessa Aleanna parla di forte sviluppo di un’agricoltura intensiva legata alla coltivazione di cereali e di foraggi che hanno comportato un intenso incremento dell'allevamento bovino da latte e da carne. 

Come il loro pozzo possa integrarsi con tutto il circondario e' un mistero che solo loro posso sognare dal Delaware, e infatti nel rapporto di valutazione ambientale non dicono neanche una parola sul loro pozzo in questo contesto.

Chi mai vorrebbe legumi o riso con un po di idrocarburi dentro?

E quindi stanno zitti.

L'area, teniamoci forte, e' classificata come area "di inondazione per piena catastrofica", in fascia C cioe' la piu' pericolosa. La parola "catastrofica" parla chiaro, no?  Ci possono essere "inondazioni e eventi di piena più gravosi di quella di riferimento".

Mmh. E se mai dovesse arrivare la "piena catastrofica" , come resistera' il pozzo della Aleanna? E non quello temporaneo, quanto quello permanente? E tutta l'infrastruttura che questi si porteranno appresso? E' sicuro mettere pozzi ed oleodotti e fanghi in un territorio a rischio allagamento?

Aggiungono che un "ulteriore elemento simbolo dell’intensa attività agricola è la presenza di una vasta rete irrigua", e che il pozzo "ricade pienamente nell’unità paesaggistica delle fasce fluviali".

E' qui previsto che vengano innanzitutto preservati "i caratteri di naturalità dei corsi d’acqua,
i meandri dei piani golenali, gli argini e i terrazzi di scorrimento".


Mmh. Abbiamo tutti visto cosa e' successo in Basilicata con il Pertusillo, lago petrolizzato, da cui ogni tanto arrivano scie e concentrazioni fuori controllo di idrocarburi. Pensiamo veramente che con le trivelle "la naturalita'" dei corsi d'acqua sara' preservata?

Con un po di idrocarburi dentro?

Oltre a una fitta rete di torrenti e fiumi, c'e' qui anche zona boschiva a 500 metri dal pozzo e ben due aree protette, una "important bird area" e una zona a protezione speciale, riconosciuta dall'UE. Sono:

1. il Fiume Po dal Ticino a Isola Boscone - IBA199 (area di importanza internazionale per l’avifauna – Important Bird Areas) a 3.8 chilometri dal pozzo

e

2. il Po da Albaredo Arnaboldi ad Arena Po - ZPS IT2080701A (zona di protezione speciale) che secondo la stessa Aleanna "presenta le condizioni per ospitare una fauna ricca e diversificata".

Un po piu lontano, a circa sei chilometri, c'e' il Parco della Collina di San Colombano; a sette chilometri il sito di importanza comunitario Fiume Po da Rio Boriacco a Bosco Ospizio, e a otto chilometri un altra zona di protezione speciale, il Po di Pieve Porto Morone.

Come pensano che boschi, uccelli, fiumi e fauna ricca e diversificata non verranno intaccati? Il pozzo non nasce nel nulla, ci saranno camion (parlano loro stessi di 30 autoarticolati!, escavatori, rulli e rullatrici), esalazioni, oleodotti, infrastruttura. E ne l'aria ne gli animali conoscono confini.

E' inevitabile che l'ecosistema ne risentira'.

Tirano fuori pure tutte le regolamentazioni nazionali e locali, i piani di indirizzo forestale, di governo del territorio, le direttive della provincia.

Indovinate?

E' tuttapposto!

Il pozzo Bella 1 non interferira' con niente, e' in linea con tutto e nulla verra' modificato.
Dei pozzi invisibili!

Ora, siccome il governo impone di studiare "l'alternativa zero" cioe' cosa succede se non si trivella Bella 1, quelli della Aleanna vengono fuori con una serie di astrusi ragionamenti che solo i petrolieri possono tirare fuori.

Dicono infatti che, secondo il governo, ci deve essere priorita' per lo sviluppo di energie rinnovabili, efficenza e sicurezza energetica, decarbonizzazione entro il 2030, e progressi nella tecnologia, ricerca e innovazione.

Ah si? E cosa c'entrano allora le trivelle con queste nobili prorita' del nostro governo? Trivelle con tecnologia da anni sessanta, ubercarbonizzazione, zero sicurezza con pericoli di scoppio e di inquinamento?

C'entrano, perche' secondo la Aleanna senza il loro pozzo saremo penalizzati in quanto limiteremo la  "la possibile crescita della produzione interna" e non contribuiremo "ne' alla riduzione del deficit ne' al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia Energetica Nazionale."

Ovviamente faranno tutto questo nel rispetto dei "piu' elevati standard ambientali e di sicurezza internazionali", con investimenti, lavoro, gioia e felicita' per tutti.

Ha ha ha.

Bella 1, secondo loro,  "potrebbe aiutare a sostenere l’attuale situazione di criticità del mercato italiano del gas" che e' in crisi grazie alla "riduzione della produzione nazionale dovuta alla diminuzione delle riserve nazionali e crescente dipendenza di forniture dall’estero".

Il loro pozzo dunque portera' a vantaggi socio-economici.

Ha ha ha.

Come in Basilicata, dove l'emigrazione e' alle stelle e le statistiche dicono che la poverta' c'era 20 anni fa e c'e' tuttora, gas o non gas, petrolio o non petrolio. 

E' una canzone che abbiamo gia' sentito e che e' sempre, sempre, stata solo il canto delle sirene di Ulisse. 

Scusate, ma avete idea di quanto potremmo fare in termini di crescita della produzione interna di energia con le rinnovabili? Quanto lavoro potremmo dare ai nostri imprenditori *locali* con sole e vento invece che darli a una microditta del Delaware? Quanti soldi risparmieremmo evitando inquianmento ed emissioni?

E poi, lo sapete meglio di tutti che la produzione e l'uso di gas e' in calo a causa del fatto che sebbene sofficate da governi ciechi e stupidi, le rinnovabili hanno messo piede in Italia e hanno portato via richiesta di gas. E poi c'e' la crisi che in dieci anni ha contribuito al calo dei consumi, fra cui quello di gas. E ancora, il prezzo e' cosi basso, e i giacimenti cosi scadenti, che spesso non e' competitivo trivellare le micro-riserve italiane.

Suvvia, cara Aleanna, lo sapete bene che la vostra e' solo *speculazione* e che lo scopo ultimo e' di portare soldi ai vostri investitori, costi quel che costi. Il resto e' solo blabla per abbindolare i politicanti italiani.

Mmh. Continuo a leggere e mi chiedo quando mai arriveranno alla descrizione dei fluidi di perforazione.  Parlano di tutto, altezza, velocita', potenza delle trivelle di ultimissima generazione che saranno pure insonorizzati, trenta "autoarticolati".  Dicono pure quanto sara' il consumo di combustibile dei loro mezzi, ma di fluidi che verranno pompati nella pancia della terra di Pavia, non c'e' traccia.

Cosa c'e' dentro questi fluidi? Quanto ne verra' pompato? Che influenze ha questa monnezza su campi e persone? Chi li smaltira? Dove finiranno? Non si sa.

Dicono solo che l'acqua usata per preparare tali fluidi sara' prelevata altrove (non si sa dove) e che tutto sara' impermeabilizzato.

Questa era forse la parte piu' importante, sapere cosa pomperanno sotto i nostri piedi.

Ma non ce lo dicono.

Perche'?

Perche' qui non possono arrampicarsi sugli specchi. Come potranno mai dire che ci servono miscele tossiche, a volte cancerogene e radioattive, nel nostro sottosuolo?  Come possono dirci i volumi coivolti e pensare che la gente non voglia questa robaccia nelle proprie risaie?  Come possono pensare che si possa accettare il passaggio di camion avanti e indietro con materiale tossico dentro?

E quindi non dicono niente.

Anzi, dicono che per mitigare tutto... laveranno le ruote dei loro camion. Non scherzo!

E infine, ci sono, su 46 pagine, dieci righe piu o meno su cosa accadra' in caso “situazioni emergenziali” di possibile "fuoriuscita di fluidi". Niente paura, ci sono "speciali apparecchiature meccaniche di sicurezza montate sulla testa pozzo  che lo chiuderanno, sempre.

E cosi sara'. Tutto ha impatti lievi, trascurabili e nulli.

In Italia va bene pure trivellare fra i campi di riso, vicino a boschi e zone di protezione per gli uccelli,  in zone di rischio allagamento catastrofico.

Tuttapposto. 




























Friday, October 24, 2014

Fabio Spinosa Pingue vs. MR



17 Ottobre 2014






























24 Ottobre 2014






























Oggi il Centro d'Abruzzo pubblica la mia risposta a Fabio Spinosa Pingue, di Confindustria. La versione originale e' qui sotto - quella che e' comparsa su Il Centro e' una versione ridotta.

Il tutto in risposta a questo mio articolo su questo blog dove l'amico Pingue parlava di trivelle "green".

Fa ridere, se non che fa piangere!

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Gentile Presidente Pingue,

Grazie per la lettera e per avere reso noto il suo pensiero al pubblico d’Abruzzo tramite le pagine de Il Centro. Presumo che lei parli a nome di tutta la categoria che rappresenta, visto che si firma Presidente di Confindustria Gran Sasso.

Innanzitutto, non credo che qui si tratti di una gara a chi e’ piu’ verde di un altro, dopotutto, lei non sa niente della mia vita personale, come io non so niente della sua. Per cui lascerei le gare al loro posto: e’ un esercizio futile.

Quello che pero’ conosco sono i suoi scritti – e prima di lei, quelli di altri rappresentanti di Confindustria da Mauro Angeleucci a Paolo Primavera – in merito alla faccenda petrolio-ambiente e ai vostri ripetuti tentativi di far finta che e’ tuttapposto, di negare l’evidenza, di trovare dei distinguo o di colorare di verde il nero intrinseco del petrolio.

Purtroppo non ci sono ne’ parole ne’ premi che possano cambiare la realta’: il petrolio non e’ compatibile con una regione agricola, vitivinicola e con aspirazioni di turismo di qualita’. Punto. Il petrolio non e’ compatibile con la salute di campi, mari e persone. Punto. E questo non si puo’ cambiare. Non ci sono gradazioni o spiragli o metodi speciali. E’ monnezza seppellita a vari chilometri sotto la crosta terrestre da milioni di anni che vogliamo riportare in superficie. Come si puo’ pensare che sia una operazione priva di impatti? E non sono io a dirlo: la comunita’ scientifica l’ha ampiamente dimostrato e l’esperienza comune l’ha confermato, da Viggiano a Galveston, da Port Harcourt a Gela, tutte a modo loro rovinate dal petrolio.

Lei parla di rispetto delle leggi, ma sa meglio di me che in Italia le leggi di cui lei parla non garantiscono la salute di nessuno. Le leggi italiane sono scritte ad arte per i petrolieri, e lo Sblocca Italia non fara’ eccezioni. Basta confrontare l'Italia con il resto del mondo sviluppato: i valori raccomandati dall'OMS del tutto ignorati, le condanne e le multe inesistenti per chi inquina, Gela che muore avvelenata senza che nessuno muova un dito. Pensi, in quella citta’ ogni 1000 bambini cinque nascono deformi, nel silenzio generale.

Ripeto queste cose da ormai sette anni e le ha capite e recepito l’intero popolo d’Abruzzo. E’ molto tardi per cercare di cambiare l’opinone pubblica con questi maldestri tentativi di screditare la mia persona – i kamikaze, la morale sulla coerenza, le barricate. E’ tardi perche quello che ho seminato dal primo giorno fino ad oggi , quando nessuno parlava di trivelle, non si puo’ fermare, neanche se io lo volessi. Il messaggio e’ arrivato, di piazza in piazza: semplice, preciso, scientifico, senza ambiguita’, ed e’ stato accolto da ogni spaccato della societa’ civile. A distanza di anni ritrovo l’eco dei miei pensieri e dei miei dati negli scritti e nelle parole della chiesa cattolica, dei centri sociali, dei politici, degli studenti.

Lei cerca il confronto adesso che l’opinone pubblica e’ tutta contraria alle trivelle. Chissa perche’ quando i petrolieri avevano i permessi in tasca e la popolazione era all'oscuro di tutto, il dialogo e il confronto non erano all'ordine del giorno. Quando mai Confindustria ha fatto conferenze informative prima del 2007? Poi ho iniziato a girare le piazze d'Abruzzo e a spiegare quello che stava per succedere ed e’ cambiato tutto - per i petrolieri e per Confindustria.

L’Abruzzo ha – io credo – visto in me una persona libera, senza conflitti di interessi, che poteva starsene a casa sua, che non cercava cariche politiche o denaro, ma che di fronte ad un scempio che stava per cadere sulla propria regione d’origine ha dato quel che aveva per evitarlo. E l’ho fatto con amore, con intelligenza, prima che diventasse di moda, ingoiando ogni sorta di insulto, facendo sentire tutti partecipi e trasformando una lotta di ambiente in una lotta di democrazia e di giustizia sociale.

La sua richiesta di confronto arriva con anni di ritardo. Le ricordo che l’ENI l’ho dibattuta in più occasioni, sia in Abruzzo che fuori regione, e con i piu’ alti dirigenti. Alla fine sono stati loro a non volere più il confronto con me: le loro argomentazioni si scioglievano come neve al sole. Dal primo giorno ad oggi non una delle informazioni che ho divulgato e’ stata smentita. Non una, anzi, e’ tutto stato confermato dai fatti. Alla fine i signori dell’ENI se ne sono anche andati da Ortona con la coda fra le gambe. Vuole farlo ora il confronto? Bene. Si curi delle spese e dell’organizzazione e verro' ancora una volta, a dibattere di petrolio, io e lei.

Quanto alla paternale sull’aereo e sulla coerenza: io non voglio smettere di prendere l'aereo, voglio continuare a volare e fare tutto quello che faccio oggi, ma voglio farlo senza energia fossile. Da persona di scienza so che un giorno questo accadrà. E in un certo senso le nostre resistenze antipetrolio sono un passo avanti verso quel giorno. Quelli che la pensano come lei invece sono convinti che non ci siano alternative, che siamo condannati. Ed e’ questa è la differenza tra me e lei: lei e’ ancorato al passato, io voglio lavorare per un futuro migliore, voglio essere ottimista e pensare che si, il mondo puo’ cambiare.

E’ per questo che le sue parole mi mettono tristezza: se questo e’ il meglio che l’imprenditoria d’Abruzzo sa esprimere vuol dire che siete uomini e donne antichi, senza il coraggio o l’entusiasmo del futuro, che e’ fatto di ricerca, di innovazione, di high-tech, e si, di rinnovabili.

Come lei mi ricorda, io non vivo piu’ in Abruzzo da quasi 25 anni, ma questo non vuol dire che le voglia meno bene. Uscire, vedere come vivono gli altri, ci fa capire cosa abbiamo e cosa potremmo avere, anche in termini economici, se sapessimo usare la bellezza e la creativita’ di questa regione invece che riempirla di raffinerie, trivelle e monnezza. Provi a farlo anche lei questo esercizio e guardi al tutto in un ottica piu’ grande. 

Vedra’ che le trivelle – nere o verdi o azzurre che siano - sono l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

MRD 

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Qui le parole di Spinosa Pingue

«Cara D’Orsogna, sono più green di lei»


Cara Professoressa Maria Rita D'Orsogna, non ho il piacere di conoscerla, ma voglio rispondere all'articolo pubblicato nel suo Blog.

Le parlerò con il cuore e soprattutto con le viscere. Sono un imprenditore che viene dal mondo dell'agricoltura e della pastorizia, peraltro certificata biologica da qualche lustro.
Non sono un terrorista. Come lei sogno il mondo di Heidi e Fiocco. Forse più di lei, perché io la terra la frequento veramente ogni giorno e ne conosco le virtù ma anche le crudeltà. Il caso del matapalo è un esempio concreto: un arbusto che si avvolge attorno a un albero fino a soffocarlo.

Per non parlare dei danni provocati all'atmosfera dalla flatulenza, ossia il gas emesso dai miei capi ovicaprini e dai bovini; o di quanto siano deleterie per le falde acquifere e per la terra le deiezioni dei suini. Chi ha dimestichezza con l'agricoltura sa bene che il mondo fiabesco non è mai esistito, neanche prima della rivoluzione industriale. Per questo io e Lei, pur difendendo l'ambiente partiamo da angolazioni diverse.

In questi anni mi sono impegnato con numerose iniziative - tra cui il Premio Confindustria Abruzzo Green - che tentassero di far dialogare tutti gli stakeholder del territorio, alla ricerca di un sentiero autenticamente sostenibile. Assieme ad altri rappresentanti di Confindustria ho dichiarato che ci sono imprenditori che del nostro territorio hanno fatto scempio, denunciando apertamente il disastro di Bussi e altre deplorevoli situazioni.

Mi sono impegnato nel favorire il dialogo tra associazioni ambientaliste, imprese, ricercatori e istituzioni. Ho cercato di oltrepassare i pregiudizi e gli integralismi che albergano in ogni categoria, a partire dalla mia. Dobbiamo smettere di credere che gli imprenditori siano tutti uguali e pensino solo al profitto. Dobbiamo tornare alle barricate?

Se ognuno di noi rimarrà nelle sue posizioni il territorio impoverirà e i territori poveri, si sa, sono i più esposti allo sciacallaggio ambientale.

Il decreto Sblocca Italia rappresenta una grande opportunità.

Se solo i territori si mostrassero capaci di dialogare costruttivamente con la politica nazionale e i settori produttivi, si potrebbero ottenere più garanzie da parte dei primi e più benefici da parte di quelle imprese serie (e mi creda esistono anche nel mondo petrolchimico, peraltro lontano dalle mie attività) che non vogliono calare dall'alto il proprio volere, ma desiderano lavorare nel rispetto delle leggi.

Se poi lei ritiene che io sia un inquinatore, perché mi illudo di far dialogare due mondi che in tantissime parti del mondo riescono a convivere in maniera virtuosa, mi aspetto che lei, in questo preciso istante, rinunci a cinque cose: auto, telefono, viaggi aerei, gas ed elettricità in casa, oltre ad ogni derivato della plastica.

Perché mi confermerebbe al 100% che lei è coerente fino in fondo. Una di quelle, insomma, che non è disposta a fare il kamikaze con il corpo degli altri. Fossi in lei, inoltre, proverei ad accettare il dialogo anche con chi ha idee diverse dalle sue, perché rifiutarlo è sempre prova di debolezza, e a riconoscere la dignità di tante imprese impegnate nella tutela dell'ambiente, ognuna nel proprio settore.

Un'ultima cosa: complimenti per la sua nomina ad Ambasciatrice d'Abruzzo, un riconoscimento prestigioso che però spero porti il dovere di rappresentare anche quella fondamentale componente industriosa e produttiva della nostra amata Regione e non solo le praterie di Heidi e Fiocco. Qui siamo nel mondo reale.

Un caro saluto. * allevatore, agricoltore, imprenditore alimentare Presidente di Confindustria Gran Sasso














Wednesday, June 12, 2013

Letta, il fracking e il bestiame



 Without rigorous scientific studies, the gas drilling boom sweeping the world will remain an uncontrolled health experiment on an enormous scale.


Il premier Letta qualche giorno fa afferma che occorre avere "un atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia prodotte in Europa, come lo shale gas".

Ora, Letta e' il primo ministro d'Italia, per cui sarebbe stato piu' onesto da parte sua, specificare cosa intendesse con queste parole per l'Italia e non per il vago concetto di Europa.

Siamo aperti allo shale gas prodotto non in Europa, ma *in Italia*? E se si, dove *in Italia*? 

Ecco allora l'altro lato della medaglia - l'ennesimo studio di effetti negativi di comunita' dove il fracking e' stato gia' usato e in particolare l'impatto sul bestiame e sulla catena alimentare.

Michelle Bamberger e' una veterinaria di Ithaca, nello stato di New York e assieme al Professor Robert Ostwald dell'Universita' di Cornell ha compliato il primo studio che collega le attivita' di fracking alla salute degli animali.

I due hanno esaminato 24 casi di allevamenti di animali nei pressi di campi di shale gas, da fracking ed hanno trovato una serie di malattie neurologiche, riproduttive e gastrointestinali.

In Louisiana 17 mucche sono morte dopo essere state esposte per un'ora a fluidi di perforazione. Causa della morte? Soffocamento.

In New Mexico l'analisi dei peli delle mucche ha mostrato che 54 su 56 mucche aveva residui petroliferi in corpo.

In Pennsylvania una vasca di riempimento di sostanze di scarto ha avuto delle perdite perche' troppo piena e questo ha causato la morte di 70 mucche incinte delle 140 che si trovavano al pascolo nelle vicinanze. Delle rimanenti 70 mucche, 59 hanno abortito e 11 hanno portato la gravidanza a compimento. Di questi 11 vitelli nati, 8 sono poi morti subito dopo il parto.

Cioe' da 140 mucche incinte, esposte ai veleni del fracking, sono venuti fuori solo 3 vitelli sani.

Particolarmente triste e' la storia di Jacki Schilke,  53 anni del North Dakota, allevatrice di bovini.

Hanno iniziato a fare fracking su 32 pozzi del Bakken Shale, vicino al suo ranch. Le mucche hanno iniziato ad avere problemi di ambulazione, infezioni. Le mucche hanno smesso di produrre latte, hanno perso fino a 30 chilogrammi di peso e le code sono cadute. Cinque mucche sono morte.

Lei stessi riporta problemi di salute - mal di testa, dolori cronici, problemi ai polmoni, sangue nelle urine, problemi ai denti.

Nella sua aria ci sono concentrazioni elevate di benzene, metano, cloroformio, butano, propano, toluene e xylene - usati nelle trivellazioni e nel fracking, che sono tossici e di cui molti causano tumori, danni alla nascita. Nella sua acqua ci sono solfati, cromo, cloro, stronzio e selenio.

In un ranch, in una zona praticamente disabitata.

Il suo sangue contiene acetone e metalli pesanti - fra cui arsenico e germanio. 

Ha spostato le sue mucche in un altra zona del suo ranch, ma non le vuole vendere perche' non e' sicura che siano sane e non vuole causare problemi a nessuno.

Le autorita' hanno detto anche lei "tuttapposto" mentre i dottori le diagonsticavano danni neuro-tossicologici. Ora deve usare inalatori e apparecchi per facilitare la respirazione. Non beve piu' l'acqua del suo pozzo, non mangia piu'  la carne delle stesse sue mucche, ne le verdure del suo orto.

A Michelle Bamberger e Robert Ostwald fanno eco Motoko Mukai, professore e tossicologo veterinario anche lui presso la Cornell University. I tre sottolineano che i metalli e il materiale radioattivo usati nel processo di fratturazione idraulica destano preoccuopazioni  perche' possono entrare nella catena alimentare attraverso la carne, il latte ed altri grassi animali.

Secondo loro stiamo facendo un enorme esperimento incontrollato sulla salute umana a livello globale.

Queste cose si applicano pari pari all'Italia. Non ci sono studi del genere, ma ci sono storie simili.

Ricordo a Viggiano, in Lucania, un allevatore mi porto' a vedere le sue mucche vicino al centro oli e vicino ad un pozzo dismesso. Stesse storie, mucche che non partoriscono piu', mucche che si rifutano di andare al pascolo, mucche che si ammalano.

E la sua attivita' di macellaio e di allevatore che muore.

E ricordiamo, per l'ennesima volta, il caso delle api lucane il cui miele, grazie all'ENI, e' intriso di petrolio:

"Solid-phase microextraction gas chromatography-mass spectrometry analysis of nineteen samples of honey from Basilicata (southern Italy) showed the presence of some flavour components never described before in honey. Furthermore, some phenyl-substituted hydrocarbons were detected. These compounds may be derived from the wastewater treatment plant in the area. Furthermore, in honey collected near an oil extraction plant, hydrocarbons were found; these may be derived from such plants present in the area."

Molti dei pozzi previsti per l'Italia sorgono in zone agricole, boschive.  Ai contadini, agli allevatori, servono acqua e aria pulite. Soprattutto serve loro la pace mentale di sapere che non stanno allevando concentrati di monnezza tossica.

Friday, January 18, 2013

Le mucche al fracking

Le mucche senza la coda - grazie al fracking.


I realized that this place is killing me and my cattle.
Jacki Schilke, allevatrice di bovini

Dedicato al Presidente di Confindustria Sardegna,
Alberto Scanu, favorevole al fracking nella sua regione.
... Sa di cosa parla? 


L'altro giorno, il presidente di Confindustria Sardegna, Alberto Scanu, come ricordano gli amici di Arborea,  ha dichiarato di essere pronto a "verificare" se via sia la possibilita' di far fracking in Sardegna. E secondo me, non l'ha detto a caso, visto che esistono gia' progetti e tentativi, da parte della Carbosulcis di estrarre metano intrappolato nel carbone delle ex miniere della zona e questo fin dal 2007. Si chiama Coal Bed Methane, e l'idea e' di tirarlo fuori per dopo ottenere delle belle sacche sotterranee per stoccare gas o CO2. I progetti sono chiari e parlano di Enhanced Coal Bed Methane - cioe' pompaggio di acqua e di sostanze chimiche a super alta pressione ("enhanced"!) per forzare il passaggio e l'estrazione degli idrocarburi. 

Ecco allora, apposta per lui, una storia del fracking negli USA, che includono le mucche di cui sopra, senza coda e con mille altri problemi.

Jacki Schilke, 53 anni, North Dakota, allevatrice di bovini.

Di mucche ne ha circa 60, nel cuore del Bakken Shale in quella che prima era pascolo ed ora e' invece pascolo con trivelle da fracking.

Prima del fracking vendeva carne, ai vicini, a clienti di citta' lontane. Si chiama Angus beef il tipo di carne che produce. Adesso non vende piu' niente.

Qualche anno fa hanno iniziato a fare fracking su 32 pozzi, non sul suo terreno, ma vicino al suo ranch.

E poi nel 2010 un pozzo ha avuto delle perdite.

Per rimediare arrivano i tecnici che sparano altre sostanze giu' nel pozzo. Poi e' esplosa una delle unita' che doveva separare il petrolio, il gas e la brina - acqua di scarto ad alto contenuto di sali. Il fiume che attraversava la sua proprieta' - un tempo di acqua limpida - si e' cosi riempito di schiume strane e continua a rigurgitare bolle di metano. Il fiume non si congela piu' d'inverno, segno che ci sono dentro moltissime sostanze che ne innalzano la temperatura di solidificazione.

Le analisi hanno mostrato livelli di solfati di 4000 parti per milione.
Secondo l'EPA - l'Ente per la protezione dell'ambiente - dovrebbero essere 250.

Quasi da subito le mucche hanno iniziato ad avere problemi di ambulazione e infezioni.

Non camminavano, ma barcollavano.

Hanno smesso di produrre latte, hanno perso fino a 30 chilogrammi di peso e le code sono cadute.

Cinque mucche sono morte. Anche due cani e vari gatti di Jacki sono morti.

E' stato tutto improvviso.  All'inizio non riuscivano a capire, ne lei ne i veterinari cosa fosse successo. Una delle mucche era cosi malandata che Jacki ha dovuto spendere $5,000 per farle l'eutanasia e all'autopsia della mucca le hanno trovato il fegato spappolato e i polmoni pieni di fluidi.

Siccome non era cambiato molto nella routine e nella vita di Jacki, se non il pozzo al fracking, decide di farsi testare l'aria e l'acqua del ranch.

E voila'.

Le analisi mostrano che nell'aria di Jacki ci sono concentrazioni elevate di benzene, metano, cloroformio, butano, propano, toluene e xylene - usati nelle trivellazioni e nel fracking, e che causano tumori, danni alla nascita. Nella sua acqua si registrano solfati, cromo, cloro, stronzio e selenio.

In un ranch, in una zona praticamente disabitata.

Anche i cani ed i gatti del ranch che non sono morti sono cronicamente malati. Anche Jacki barcolla. Ha mal di testa, dolori cronici, problemi ai polmoni, ai reni, sangue nelle urine, problemi ai denti, eczemi di vario genere.

Il suo sangue contiene acetone e metalli pesanti - fra cui arsenico e germanio. 

Dopo aver scoperto tutte queste belle cose, Jacki decide di spostare le sue mucche in un altra zona, affittando un terreno non suo per il pascolo.  Potrebbe venderli i vitelli, o almeno quelli che non sembrano malaticci, ma preferisce di no, perche' dice che non vuole causare danni a nessuno.

Dalla sua casa ha tolto tutte le porcellane dalle vetrinette per paura che con i botti che ogni tanto ci sono dai pozzi possano rompersi. Dalle finestre vede passare circa 300 camion al giorno - con sabbia, acqua, sostanze chimiche, fluidi di scarto, e attrezzatura per trivellare. La maggior parte dei camion ha adesivi con  avvertenze di cautela sull'uso di materiale pericoloso o radioattivo e si accompagnano a ventate di polvere e fumi di scarico in comunita' rurali. Prima del fracking ne passavano forse 3 alla settimana.

E mentre le autorita' le dicevano che, si ci sono dei problemi, ma e' "tuttapposto", i dottori le diagonsticavano danni neurotossicologici.

Jacki oggi deve usare inalatori e apparecchi per facilitare la respirazione.  Non beve piu' l'acqua del suo pozzo, non mangia piu'  la carne delle stesse sue mucche, e le verdure dal suo orto.

Jacki la compra adesso la sua acqua, per se e per le sue mucche. Ma neanche quello e' facile.  L'estate del 2011 ha speso $4,000 dollari in acqua e doveva aspettare in fila per comprarla. Dietro a chi? Dietro ai signori del fracking che l'avrebero usata per trivellare.

Da quando ha iniziato queste pratiche, la salute di Jacki e' migliorata, ma aggiunge ‘Oh my God, what are we doing to this land?’.

Nel Bakken Shale del North Dakota ci sono 12,000 pozzi di petrolio e di gas.

La maggior parte di loro usa tecniche di fracking.