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Friday, August 10, 2018

Justin Trudeau approva oleodotto nel mare delle orche morenti















Trudeau che approva l'oleodotto, 29 Novembre 2016

Come non poteva esserci un petrol-risvolto in questa
storia di orche morte e di avidita' umana? 


 che non e' il caso di costruire un oleodotto nella casa delle orche in via di estinzione.

"The choice between pipelines and wind turbines is a false one,” 


Lui gioca a fare l'ambientalista.

Poi dice che occorre salvaguardare i propri mercati energetici
(cioe' il petrolio schifoso dell'Alberta) che porteranno la quasi
certa estinzione delle orche del Salish Sea.

Non e' tanto meglio di Trump, dunque.

Solo un po piu' ipocrita.


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Della storia della mamma orca J35 che da dieci giorni veglia sul cadavere della sua piccola morta, e cerca disperatamente di non farla affondare, anche adesso che il suo corpo e' in via di degradazione, abbiamo gia' parlato.

E' una storia che fa male al cuore, alla mente.
Specie perche' in ultima analisi la colpa di tutto questo siamo noi.

Come gia' raccontato, la popolazione di orche di questa specie, le southern resident killer whales, e' in declino. Restano 75 esemplari, e molte delle orche in eta' da procreazione non sono proprio sanissime; alcune sono sotto alimentate e sotto stress. In alcune si possono vedere le costole magre.

Il perche' e' stato gia' illustrato: mancanza di cibo, salmone nella fattispecie, il passaggio di navi nel Salish Sea, la loro casa, i rumori, l'inquinamento e in genere il degrato dell'habitat naturale delle orche.

Il salmone scompare per colpa dei cambiamenti climatici e degli allevamenti intensivi che indeboliscono la specie. L'inquinamento da materiale tossico nel mare le rende fra e specie piu' contaminate del pianeta.

Un altro duro colpo fu dato alla specie durante gli anni 1960 e 1970 quando molte orche vennero catturate e vendute ad acquari e a parchi divertimenti.

A tutto questo si aggiunge oggi l'idea malsana del primo ministro del Canada, Justin Trudeau che gioca a fare la parte del figo, ma che in realta' sul tema ambiente non e' che poi brilli troppo, come denuncia Greenpeace Canada. 

Il nostro amico-figo Trudeau ha infatti appena stanziato circa $4.5 miliardi per finanziare una estensione dell'oleodotto detto TMX, il Trans Mountain Express pipeline che attraversera' proprio il bel mezzo del Salish Sea, la casa delle orche

Il TMX e' un mega oleodotto che dovra' mandare il petrolio schifoso delle Tar Sands dell'Alberta, fatto essenzialmente di bitume, fino in British Columbia, in zona di mare, pronto per le esportazioni.

Verso la Cina? verso gli USA? non si sa, ma e' ovviamente tutto un affare di denaro.  L'oleodotto e' un progetto in partnership con un colosso texano dell'energia, Kinder Morgan.

Il TMX sara' lungo almeno 1000 chilometri, attraversera' ben 1300 fiumi e ruscelli nel suo percorso e arrivera' nel Salish Sea attorno a Vancouver. 

Si calcola che aumentera' il traffico marino di sette volte rispetto a quello che e' adesso e che portera' con se il passaggio di almeno altre 400 navi per il carico di petrolio, portando con se piu' inquinamento, piu' rumore, piu' disturbi alle orche.

E il rumore non e' cosa da niente, visto che interferira' con le comunicazioni delle orche le une con le altre, nella ricerca di quel poco cibo che resta.

E non sia mai che ci possa scappare una perdita di bitume!
Che ne sara' mai delle orche?

Interessante che alcuni degli enti canadesi chiamati in causa a pronunciarsi sull'oleodotto della Kinder Morgan, ammettono loro stessi che ci saranno "effetti avversi sulla popolazione di orche in zona".

Perche' Trudeau fa questo?

Approvare oleodotti che saranno un altro passo verso l'estinzione delle orche?

In una parola, il vile denaro.

Trudeau e' sotto pressione dal petrol-stato dell'Alberta. Uno stato la cui petrol-economia e' al collasso: disoccupazione in aumento in parallelo al declino dei prezzi dei petrolio. E' il prezzo da pagare quando una societa' decide di basarsi solo ed esclusivamente su una risorsa, in questo caso il petrolio.
Quando va su, tutti euforici, quando cala, tutto crolla.

Ovviamente avere un nuovo oleodotto significa piu' esportazioni e quindi, piu denaro per le casse dell'Alberta, appunto in crisi.

Dall'altro lato della lotta contro oleodotto, venti cittadine, 17 comunita' indigene, varie organizzazioni ambientali, alcune nate ad-hoc e tanti giovani che hanno protestato ad Ottawa, a Seattle, a Vancouver nel corso degli anni contro questo oleodotto ammazza-orche. 

Quello che sara' costruito e' una estensione di un oledotto che esiste gia'. Fu aperto nel 1953 e dal 1961 ha fatto registrare 82 perdite di bitume. Piu' di una 'anno.

Per tutta risposta Trudeau annuncio' lo stanziamento di un miliardo e mezzo di dollari canadesi per la prevenzione di disastri e circa 150 milioni per lo specifico caso di prevenzione di perdite a mare. Ma si sa, non si puo' mettere un prezzo a questi rischi.

La vera prevenzione e' non costruire oleodotti ed affini.

Il mondo puo' vivere senza altri oleodotti, e se proprio serve, si possono trovare alternative, ma le orche non possono traslocare.

Il Salish Sea e' la loro unica casa.

E fra l'altro, la legge federale del Canada impone di salvarle, visto che sono una specie a rischio di estinzione.

Caro Justin: e' veramente ingiusto tutto questo, i veri fighi stanno dalla parte dei piu' deboli -- delle balene e dei pescatori in questo caso -- e non dalla parte degli oleodotti.

Sunday, July 9, 2017

I cambiamenti climatici e un modo semplice per intervenire: piantare alberi




Pare che in Italia ora ci sia la moda del tagliare alberi.

Non solo i criminali che appiccano il fuoco sul Vesuvio, o nei parchi per farci speculazioni di vario genere, ma proprio gli amministratori delle citta'. A volte sono pure quelli che fanno palazzine, o pure i proprietari delle case che preferiscono lastricati e cemento all'albero.

L'albero significa manutenzione, foglie da pulire, radici che crescono, potature. Perche' tenerli? Meglio tagliarli e invece restare con del bellissimo asfalto nero, no?

Gli alberi significano anche ombra, bellezza, pace, mitigazione del rumore, microhabitat per uccelli e altri animali urbanizzati, che purtroppo questi stupidi amministratori non riescono a vedere e a capire.

Gli alberi significano pure temperature locali minori, che di questi tempi in cui il clima cambia (per colpa nostra!) e' certo qualcosa di importante.  Magari ci si puo' risparmiare un po di aria condizionata se invece c'e' il fresco dell'albero.

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Qualche mese fa a Los Angeles ci fu un lungo reportage sulla stampa di un mega studio su come cercare di fermare i cambiamenti climatici nella nostra citta', e l'aumento di temperatura in varie zone, dalla costa, al downtown, all'entroterra quasi-deserto.

Come tutti i centri urbani abbiamo qui quello che si chiama “urban heat island effect.” -- cioe' che le citta' con l'asfalto, tetti neri, scarsa vegetazione e macchine dappertutto sono sempre surriscaldate, piu' delle zone rurali nei dintorni.

Per esempio, l'asfalto assorbe il 90% della radiazine che gli arriva sopra. Parte del calore intrappolato viene poi rilasciato in atmosfera durante le ore piu fresche, anche durante la notte. 

Cosa fare?

Mmh. Datosi che non possiamo ne' pregare Giove Pluvio, ne' pensare di manipolare il clima, il sindaco di LA, Eric Garcetti, mette assieme ben 20 esperti per cercare di capire il dafarsi.

Ecco qui cosa hanno pensato:

Opzione uno: usare asfalti speciali che riflettono i raggi del sole. Un po ne hanno installati, per esempio nei parcheggi delle scuole o dove i ragazzi giocano, e hanno avuto successo.

Opzione due: usare tetti speciali "rinfrescanti" con meccanismi che similmente possano riflettere i raggi del sole, oppure tetti verdi, con piante e non tegole. 

Opzione tre e poi risultata la migliore di tutte:  piantare alberi.

Come sono arrivati a questa conclusione? Il professor George Ban Wiess della University of Southern California e i suoi studenti hanno fatto modelli e simulazioni includendo *tutti* gli alberi, le case e gli edifici di Montebello, una zona qui a Los Angeles, e hanno cercato di capire cosa sarebbe successo con le varie opzioni di mitagazione della temperatura - tetti verdi, asfalti speciali, piu' alberi.

La cosa migliore era: piantare gli alberi. Si poteva abbassare la temperatura anche 2 gradi centigradi in alcuni casi.

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Questo studio ha richiesto tempo, fondi, personale. Ma soluzione trovata e' semplice, di buon senso.
Non servivano tutti quei soldi.

Io veramente non capisco questa follia di tagliare alberi in Italia.

Intanto.

Qual'e' la citta' al mondo con piu' superficie aerea coperta da alberi, secondo Treepedia, progetto figlio Massachusetts Institute for Technology  che si occupa di studiare le foreste urbane?

Singapore, con il 29.3% della citta' vista dall'alto coperta dal verde.

L'Italia non c'e' nella top ten.

Le altre sono qui:

Vancouver, CA 25.9%

Sacramento, USA 23.6%

Francoforte, Germania 21.5%

Ginevra, Svizzera 21.4%

Amsterdam, Olanda 20.6%

Seattle, USA 20%

Toronto, Canada 19.5%

Miami, USA 19.4%

Boston, USA 18.2%

Tel Aviv, Israele 17.5%

Los Angeles, USA 15.2%
























Monday, December 19, 2016

Portland vieta la costruzione di qualsiasi nuova infrastruttura fossile in citta'


Il giorno 14 Dicembre 2016 hanno approvato una risoluzione in cui la costruzione di nuova infrastruttura fossile - impianti di stoccaggio, trasporto e lavorazione di derivati da petrolio, gas e carbone sara' vietata a partire dal Gennaio 2017.

L'infrastruttura che hanno se la tengono, ma non se ne potranno costruire di nuove, e anzi, quelle esistenti non potranno nemmeno allargarsi.

E' la prima volta che una citta' americana approva un progetto simile, e di cosi ampio respiro. A Portand ci sono gia' circa 11 terminali di stoccaggio e lavorazione di prodotti fossili: dieci depositi petroliferi e uno di gas liquido naturale.

Con questa nuova risoluzione hanno creato una zona urbana chiamata "Bulk Fossil Fuel Terminals", e poi le hanno vietate per il futuro: vietate in citta' tutte le opere con infrastruttura marina, oleodotti, ferrovie, collegate al trasporto di combustibili fossili. Tutto cio' che e' ora permesso sono le stazioni di servizio della benzina e l'infrastruttura dedicata al biodiesel o all'etanolo e altre forme di carburante non fossile.

L'iniziativa viene dal sindaco Charlie Hales ed e' stata approvata da una commissione ad-hoc con cinque voti a favore e nessuno che si sia opposto. Anzi, il sindaco dice che quello che hanno fatto a Portland lo si puo' fare in tutto il mondo.

Questo dell'Oregon e' solo una delle tante iniziative *locali* per fermare l'uso a grande scala delle fonti fossili. Qualcuno dira' che sono Nimby, ma non e' cosi. E' che un sindaco, una comunita' hanno controllo solo sul proprio territorio. Se lo stato, il governo, la nazione non fanno niente o non fanno abbastanza, beh, allora ci si pensera' localmente.

L'idea e' che se *tutti* facessero cose simili, il messaggio prima o poi arrivera' che il tempo dell'espansione fossile di "drill baby drill" e' finito.

E cosi', la citta' di Vancouver a Washington State (da non confondersi con l'omonima canadese) ha vietato nuovi depositi petroliferi sul territorio comunale, la citta' di Oakland in California ha vietato tutte le nuove infrastrutture di carbone e San Francisco ha vietato le trivelle su tutti i territori cittadini.

L"idea e' che tutte assieme queste citta' possano creare un "muro verde" sulla West Coast americana e passare un messaggio potente ai petrolieri, ai politici a livello nazionale.

E infatti Portland fa gia' parte di una coalizione di citta' a livello mondiale che si sono impegnate a passare risoluzioni urgenti per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici.

Nel Novembre del 2015, Portland aveva gia' approvato norme per vietare traffico da trasporto petrolifero in citta' e l'espansione di terminal petroliferi. La legge del 2016 appena approvata contiene entrambe queste risoluzioni ed e' un tentativo di dare una regolamentazione globale alla citta'..

Thursday, June 30, 2016

Mark Frascogna ex Forest Oil: get the hell out of Italy





Grazie a Maria Paola per avermi mandato il materiale.
 
Un nuovo nemico dell'Abruzzo

Mark Frascogna, Senior Vice-President
Avanti Energy
Mr. Frascogna has been active in the international and domestic oil and gas industry for over 25 years. He has served in various management capacities throughout his career with large independents and privately held companies, including Country and Project Manager in Italy for Forest Oil, Executive Director of Compagnia Mediterranea Idrocarburi srl – a Forest subsidiary

Let it be clear, Mr Frascogna:

we don't want you here
so don't even *think* of drilling this place.

As a community of people who 
*love* 
Abruzzo
We sent ENI packing
We sent Forest Oil Corporation packing
We sent Mediterranean Oil and Gas packing
We sent Rockhopper Exploration packing
You will be no exception

We will send you back from where you came from.
Just as we have done with them.

So don't waste your precious time here.



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Non hanno un briciolo di vergogna.

Un briciolo non ce l'hanno. E' strano che dopo cosi tanti anni sono ancora qui che mi ribolle il sangue a leggere di gente senza un minimo di rispetto per gli altri, i loro ideali, i loro desideri.

Si tratta questa volta dei petrolieri della CMI Energia che arrivano (o dovrei dire tornano!) in Abruzzo.

Non hanno ancora capito che qui non ce li vogliamo.

Chi segue questo blog sa che fra le varie puntate petrolifere di questi nove anni e passa c'e' stato oltre al Centro Oli di Ortona, oltre ad Ombrina a Mare, la raffineria di Bomba della Forest Oil.

Tutte sconfitte.

Ma evidentemente le arpie di un tempo non hanno capito e pensano di potersi  riorganizzare e tornano. Come gli avvoltoi.

Ma iniziamo dall'inizio.

La CMI Energia e' una micro-ditta petrolifera con sede a Roma. CMI sta per Compagnia Mediterranea Idrocarburi. E' attualmente la sussidiaria italiana dell'americana Avanti Energy, il cui vice presidente si chiama Mark Frascogna.

Qualche anno fa era invece la sussidiaria della Forest Oil, che ora non esiste piu'. Venduta perche' gli erano finiti i soldi.

Questa CMI Energia ha appena deciso che Mark Frascogna li rappresentera' in nuove avventure italiane. Sara' il Managing Director della CMI. Assieme a lui Antonio Panebianco che invece e' stato promosso a Chief Technical Officer della CMI Energia.

E quali sono queste avventure italiane in cui si cimenteranno Frascogna e Panebianco?

Trivellare l'Abruzzo!

Per la precisione i nostri nuovi eroi torneranno sulle spoglie della Forest Oil, e sulla concessione Colle Santo, la stessa concessione, almeno in nome, che la Forest Oil aveva dato ai suoi progetti trivellanti per Bomba.

Per la precisione quello che Mr. Frascogna e i suoi compari vogliono fare e' di sfruttare pozzi a gas attorno a Bomba, realizzare una "centrale di trattamento" a Paglieta, mettere in produzione altri 2/3 nuovi pozzi attorno a Bomba e costruire un gasdotto di 21 chilometri, presumibilmente da Bomba a Paglieta.

Da come la vedo io e' un riprendere in mano il progetto Bomba, e spostarlo di qualche chilometro piu in la (appunto Paglieta!) per dire che tutti i problemi di Bomba -- fraglita' del territorio, instabilita', subsidenza, vicinanza al lago -- sono ora lontani.

Come dire: visto che a Bomba non ce lo fate fare, lo facciamo a Paglieta dove il lago e il rischio Vajont non ci sono.

I comuni interessati saranno quasi gli stessi di prima: Bomba, Roccascalegna, Paglieta, Archi, Torricella Peligna, Penna D'Omo, Villa Santa Maria, Atessa, Colledimezzo, Altino, Perano.

E siccome siamo in Abruzzo, non lontano dai boschi e dai monti e dalla natura dell'Appennino, saranno interessate anche una serie di riserve naturali: il lago di Serranella, le Colline di Guarenna, la Majella, i Monti Pizzi e i Monti Frentani e il bosco di Mozzagrogna.

Sono tutti nomi che la maggior parte degli italiani non conosce forse, ma sono tutti posti che fanno bene all'anima e che non meritano ne centrali di trattamento ne pozzi ne puzze.

Ma questo vale per quasi tutta l'Italia, da Pantelleria a Vercelli. Lo sappiamo noi tutti, non lo sa il nostro governo che continua ad accettare petrolmostri in giro per la nazione.

E perche' penso che questo progetto sia in qualche modo un reciclaggio del progetto Bomba?

Perche' questa Avanti Energy americana, di cui la CMI e' solo sussidiaria, ha a capo vari personaggi che erano proprio della Forest Oil, e perche lo stesso Mark Frascogna e' stato uno dei direttori della Forest Oil per l'Italia, nonche' executive director della CMI quando questa era sussidiaria della Forest Oil.

Cioe' sono le stesse persone, sotto altro nome!

Dicono infatti questo del loro direttivo:

John McIntyre,  Timothy Berge, Bud Knell, and Mark Frascogna, have worked together in various capacities for 14 years while at Forest Oil and later at Avanti Exploration, LLC. This team represents over 110 years of experience in the international and domestic oil and gas industries and has worked collectively in over 20 countries.

E cioe' sono colleghi da 14 anni, dai tempi della Forest Oil.

Beata ignoranza.

Mi sa che Mr. Frascogna non ha fatto i conti con 1 milione di osti d'Abruzzo. Non sa che li abbiamo gia' mandati via piu e piu volte e questa non sara' che un altra lunga battaglia per noi, ma che vinceremo, se solo continuiamo con lo stesso ardore e lo stesso amore che ci marca da quasi 10 anni.

Ultima cosa: perche' la Forest Oil non esiste piu'? Perche' aveva finito i soldi e si era venduta alla Sabine Oil, poi fallita. Per chi non se lo ricordasse, grazie all'eroica resistenza di Bomba la Forest Oil aveva perso almeno 35 milioni di dollari, come scrisse a suo tempo pure il Wall Street Journal. 

L'ho detto dal primo giorno, queste sono lotte per la vita. Finche' ci sara' petrolio, gas o altra monnezza nel sottosuolo, ci sara' sempre qualcuno che vorra' tirarlo fuori. Sta a noi persistere e trasmettere le nostre esperienze di lotta e di crescita e di amore, agli altri e alle generazioni future.

E questo, che io lo voglia o no, e nonostante i vari approfittatori e tutte le cose che non posso scrivere qui, e' anche il mio destino.

















Saturday, April 18, 2015

Vancouver: dopo le perdite di petrolio, si passa al 100% da rinnovabili





Il giorno 26 Marzo 2015 c'e' stata una perdita di petrolio nella baia della citta' di Vancouver - la English Bay - che ha inquinato acqua e vita marina. Il petrolio -- circa 3000 litri -- non era un quantitativo enorme ma e' arrivato sulle sponde dei parchi costieri della citta'.

Se ne sono accorti due persone che facevano un giro in barca ricreativo. Puzzava di asfalto. La macchia che hanno visto era di 500 metri lunga e larga 250.

Era Bunker C oil, anche noto come fuel oil No. 6. Questo tipo di petorlio e' quello usato di norma nelle navi cargo in tutto il mondo. E' petrolio pesante e viscoso - cioe' con molecole di CH molto lunghe. E' considerato molto tossico alla vita marina, e forma palle bituminorse che possono anche essere trasportate alle lunghe distanze.  Non evapora e spesso finisce sotto il livello del mare - cioe' non si vede.

Sono state inqunate circa 16 spiagge, tutte chiuse per settimane.

Sono state infatti riaperte solo pochi giorni fa, e in qualcuna e' ancora vietato l'accesso.

Una volta scoperta la macchia ci hanno messo cinque ore solo per iniziare le operazioni di contenimento e molte sono state le critiche sulla lentezza delle operazioni.   Alla fine ci hanno messo un giorno intero per cercare di contenere il tutto.

Lo stesso esatto giorno il sindaco Gregor Robertson ha annunciato di volere usare solo rinnovabili per la sua citta'  - elettricita', trasporti, aria condizionata e riscaldamento, tutto da rinnovabili entro il 2035.

In questo momento Vancouver e' al 32% da rinnovabili, per cui l'obiettivo della citta' e' abbastanza ambizioso - specialmente per il reparto trasporto con i mezzi pubblici per la maggior parte alimentati da benzina e diesel. Ci sono' pero molte iniziaive per ridurre l'uso di automobili con bici, trasporti pubblici.

Oltre Vancouver anche San Francisco, Copenhagen e Sydney, hanno annunciato di volere arrivare al 100% da rinnovabili nei prossimi anni.

Ma l'elefante nella stanza e' il Northern Gateway Pipeline, una specie di fratello minore del Keystone pipeline che dovrebbe andare dalle Tar Sands del Canada fino a Vancouver per poi andare in Asia, e in altre raffinerie del mondo. Ovviamente piu' petroliere, non potranno che aumentare i rischi di maggiori riversamenti di petrolio nella baia di Vancouver - rinnovabili o non rinnovabili.

Friday, July 22, 2011

To the last drop - Documentario sulle tar sands del Canada









Sono a Vancouver, la citta' piu' vivibile del mondo secondo diverse classifiche mondiali. E' vero, e' tutto magnifico qui - le piste ciclabili infinite, spaziose, il verde pubblico, gli edifici di vetro, i pini, la gente educata, il mangiare variato e buono. Pare New York, ma piu' ordinata e composta. Sono tutti ambientalisti - con il compostaggio dentro lo Starbucks, il reciclaggio dovunque ti giri.

Eppure, qui vicino ci sono le tar sands, di cui abbiamo parlato piu' e piu' volte.

Mi pare tutto cosi' surreale e adesso che la conferenza e' finita mi chiedo perche' invece che parlare di aggregazione e di condizioni al contorno, non abbiamo parlato di queste tar sands alle nostre porte, e perche' non lo facciamo in tutto il mondo. Non c'e' niente di piu importante secondo me, a livello di collettivita', che trovare metodi rapidi per abbandondare la fossil fuel economy, specie l'uso di gas dal fracking e petrolio dalle tar sands.

La maggior parte del petrolio che usiamo negli USA arriva da qui, dal Canada, e non dall'Arabia Saudita. Vogliono costruire un nuovo gigante oleodotto dall'Alberta al Texas, apposta per noi americani. Una follia.

La comunita' piu' colpita dalle estrazioni selvaagge e' Fort Chip, piccola riserva di indiani. Hanno riversato arsenico, piombo, mercurio, cromo e altre sostanze tossiche e carcinogeniche nelle loro acque, parte di una delle piu' grandi riserve d'acqua del mondo. Trovano pesci deformi, i tumori della gente aumentano, gli indiani hanno visto cambiare il loro stile di vita. Prima bevevano l'acqua dal fiume, ora devono comprarla imbottigliata perche' i livelli di inquinanti sono triplicati in dieci anni.

Nel 2008 sono morte migliaia di uccelli abbagliati da una vasca di liquami tossici che pensavano fosse un lago di acqua normale. L'industria del pesce e' morta, perche' nessuno vuole piu' mangiare pesci deformi.

I petrolieri dicono che al mondo serve petrolio, al Canada i soldi. I politici cercano di difendere l'indifendibile, dicendo che e' tutto pulito, che non ci sono effetti a lungo termine, che il carbone inquina di piu', che non vogliono prendere lezioni da nessuno, che e' un sistema "unico".

La gente muore. Gli animali pure.

Trovano tumori rari nelle persone. Il medico che ha condotto le indagini e' stato rimosso perche', dicono, ha sollevato paure infondate nella gente. Gli esperti dicono che per ripulire tutto ci vorrebbero cosi tanti soldi che tutti guadagni delle tar sands non basterebbero. Le bonifiche sono solo per bellezza.

La tar sands sono grandi quanto la Grecia. Un terzo di tutto l'idrogeno solforato e diossido di sodio del Canada vengono da qui. Per ogni barile di petrolio, un barile e mezzo di sostanze tossiche.

Non se ne esce? Forse no. Ma forse l'enormita' dei danni da queste tar sands ci costringera' un giorno, a fare sul serio per uscire dall'economia del petrolio.
Intanto, in cima cosa succede in Alberta, documentario di Tom Radford.