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Monday, February 27, 2017

Vision 2030: l'Arabia Saudita e i 50 miliardi di investimenti sul sole








The Vision 2030 highlights re­newable energy as a 
strategic priority for the Saudi Arabian economy

The highest level commitment to renewable 
energy ever seen from the Kingdom

Ahmed Nada,  First Solar




L'energia dal sole e' arrivata anche nel regno delle trivelle.

Siamo in Arabia Saudita dove nel 2015 e' stato varato il programma governativo Vision 2030, per accellerare la transizione verso il solare entro il 2030, garantito da un fondo sovrano di 2 trillioni di dollari.

Vision 2030 descrive il solare come una priorita' strategica per la nazione, la sua economia e la necessita' di divestire dal petrolio. A detta del governo, la transizione servira' per aumentare la sicurezza energetica, lasciando il petrolio all'esportazione verso l'estero, per incentivare lo sviluppo dell'industria locale e per abbassare le emissioni di CO2 nel paese.

Cioe' useranno il sole in casa per vendere il petrolio agli altri.

Non solo, l'Arabia Saudia vuole diventare un esportatore di energia solare e Vision 2030 si propone di rendere il tutto possibile grazie a partnership fra privati e il settore pubblico.

Tutto inizio' nel 2010 con il King Abdullah City for Atomic and Renewable Energy (KA-CARE) che ebbe l'incarico di inziare a studiare il potenziale delle rinnovabili in Arabia Saudita. Fra le iniziative gia' eseguite la costruzione di un impianto solare da 3.5 MW presso il King Abdullah Petroleum Studies and Research Center.

Si e' un po ironico che lo chiamino centro degli studi petroliferi, e che fanno impianti solari!

E cosi si era partiti in grande stile.

Gia' nel 2012 si parlava di piu di 40 GW di solare entro il 2032 usando fotovoltaico e solare concentrato.

Poi ci furono dei ripensamenti, e ci furono degli anni di stallo. 2040, invece che 2032? 40GW? Di piu'? Di meno?
 
Il petrolio era ancora a $100 al barile e potevano permettersi di perdere tempo.  Poi ci si rese conto che occorreva fare sul serio, considerato il crollo dei prezzi, il consumo interno che continuava a crescere e gli sprechi.

E cosi si decise di partire subito e di scegliere dei target piu modesti. Nel 2015 si decise di fissare come obiettivo 9.5 GW invece che 40, ma con l'obiettivo del 2023.

In questo momento sono in costruzione altre due centrali solari: entrambe da 50 MW ad Al-Jouf e ad Rafha. Ci sono poi due progetti pilota di irrigazione solare sempre ad Al-Jouf e un impianto fotovoltaico che alimenta il Saudia Dairy and Foodstuff Company a Riyadh. Un altro progetto in via di definizione e' l'uso del fotovoltaico concentrato per produrre elettricita' nella citta' di Tuba.

Per il 2017 il primo round di investimenti con generazione di energia a scala maggiore sara' di 50 miliardi di dollari che verranno usati per costruire un impianto solare da 300 MW ad Al Jouf e una centrale eolica di 400 MW a Midyan.

E' poco, e' tanto? Sono in tempo? Sono in ritardo?

Ognuno puo' giudicare come meglio crede, ma considerato che questo e' il regno del petrolio, e' un grande passo in avanti.

E lo sanno anche loro che occorre fare meglio e di piu': energia solare a larga scala, con maggior efficienza e funzionalita'. L'Arabia Saudita e' infatti ancora molto poco efficente nel suo consumo di petrolio: come dire, ce ne hanno cosi tanto che lo sprecano in abbondanza. Ogni anno se ne vanno 16 miliardi di dollari solo per l'elettricita' da petrolio.

Addirittura il report del 2011 “Burning Oil to Keep Cool" ricorda che se non cambiano strategia l'Arabia Saudita potrebbe dover importare petrolio solo per il consumo interno.

Tutto cambia, volenti o nolenti, anche in Arabia Saudita.


Friday, July 22, 2011

To the last drop - Documentario sulle tar sands del Canada









Sono a Vancouver, la citta' piu' vivibile del mondo secondo diverse classifiche mondiali. E' vero, e' tutto magnifico qui - le piste ciclabili infinite, spaziose, il verde pubblico, gli edifici di vetro, i pini, la gente educata, il mangiare variato e buono. Pare New York, ma piu' ordinata e composta. Sono tutti ambientalisti - con il compostaggio dentro lo Starbucks, il reciclaggio dovunque ti giri.

Eppure, qui vicino ci sono le tar sands, di cui abbiamo parlato piu' e piu' volte.

Mi pare tutto cosi' surreale e adesso che la conferenza e' finita mi chiedo perche' invece che parlare di aggregazione e di condizioni al contorno, non abbiamo parlato di queste tar sands alle nostre porte, e perche' non lo facciamo in tutto il mondo. Non c'e' niente di piu importante secondo me, a livello di collettivita', che trovare metodi rapidi per abbandondare la fossil fuel economy, specie l'uso di gas dal fracking e petrolio dalle tar sands.

La maggior parte del petrolio che usiamo negli USA arriva da qui, dal Canada, e non dall'Arabia Saudita. Vogliono costruire un nuovo gigante oleodotto dall'Alberta al Texas, apposta per noi americani. Una follia.

La comunita' piu' colpita dalle estrazioni selvaagge e' Fort Chip, piccola riserva di indiani. Hanno riversato arsenico, piombo, mercurio, cromo e altre sostanze tossiche e carcinogeniche nelle loro acque, parte di una delle piu' grandi riserve d'acqua del mondo. Trovano pesci deformi, i tumori della gente aumentano, gli indiani hanno visto cambiare il loro stile di vita. Prima bevevano l'acqua dal fiume, ora devono comprarla imbottigliata perche' i livelli di inquinanti sono triplicati in dieci anni.

Nel 2008 sono morte migliaia di uccelli abbagliati da una vasca di liquami tossici che pensavano fosse un lago di acqua normale. L'industria del pesce e' morta, perche' nessuno vuole piu' mangiare pesci deformi.

I petrolieri dicono che al mondo serve petrolio, al Canada i soldi. I politici cercano di difendere l'indifendibile, dicendo che e' tutto pulito, che non ci sono effetti a lungo termine, che il carbone inquina di piu', che non vogliono prendere lezioni da nessuno, che e' un sistema "unico".

La gente muore. Gli animali pure.

Trovano tumori rari nelle persone. Il medico che ha condotto le indagini e' stato rimosso perche', dicono, ha sollevato paure infondate nella gente. Gli esperti dicono che per ripulire tutto ci vorrebbero cosi tanti soldi che tutti guadagni delle tar sands non basterebbero. Le bonifiche sono solo per bellezza.

La tar sands sono grandi quanto la Grecia. Un terzo di tutto l'idrogeno solforato e diossido di sodio del Canada vengono da qui. Per ogni barile di petrolio, un barile e mezzo di sostanze tossiche.

Non se ne esce? Forse no. Ma forse l'enormita' dei danni da queste tar sands ci costringera' un giorno, a fare sul serio per uscire dall'economia del petrolio.
Intanto, in cima cosa succede in Alberta, documentario di Tom Radford.

Tuesday, February 2, 2010

Lacrime di coccodrillo




Leggo oggi sul Corriere della Sera che l'Unione Petrolifera Italiana annuncia la catastrofe imminente: Crisi delle raffinerie - a rischio 7500 lavoratori fra dipendenti ed indotto - circa 5 raffinerie a rischio chiusura - diminuzione delle esportazioni, specie negli USA.

La fine del mondo!

Tutto questo secondo le parole del presidente dell'Unione Petrolifera Pasquale de Vita.

In un primo momento mi sono sentita un po triste per quelle povere persone che in raffineria ci lavorano, e poi continuando a leggere il comunicato, il tutto mi e' parso solo fumo negli occhi per chiedere al governo, all'opinione pubblica, a chiunque legga il comunicato in questione di poter continuare a fare il comodo proprio, in barba a Kyoto e alla salute degli italiani.

L'Italia esporta il 25% della benzina che raffina, sebbene solo il 7% del petrolio che consumiamo viene dall'Italia.

Questo vuol dire che raffiniamo una gran quantita' di petrolio piu' o meno schifoso per conto terzi. Addirittura esportiamo forti quantita' di petrolio negli USA, come ricorda il De Vita.

Perche' questo? E' evidente che lo facciamo perche' le nostre leggi ambientali sono gia' fra le piu' blande al mondo occidentale, e perche' costa poco raffinare petrolio in Italia.

Pensa il signor De Vita che i petrolieri americani non vorrebbero raffinare sul suolo americano o estrarre piu' petrolio domestico? Ma certo che vorrebbero. Non lo possono fare perche' in molti posti e' vietato, le leggi sono severe ed e' ultra costoso raffinare secondo i piu' severi criteri ambientali. Ormai l'ho ripetuto fino alla nausea, se i centri Claus possono emettere fino a 30ppm di H2S a Viggiano e solo 0.00065ppm in Massachussetts, e' evidente
che raffinare in Italia e' conveniente, no?

Se in Texas dopo 10 anni che hanno pensato di mettere una FPSO, ancora non sono state autorizzate mentre in Italia basta un progettino mediocre della MOG ad aprire questa possibilita', e' evidente che raffinare in Italia e' conveniente, no?

Ovviamente e' conveniente per i petrolieri, ma non per chi deve poi vivere vicino a quei centri ed ammalarsi. In Italia non esistono multe punitive, i controlli sono poco severi, la class action vera e' ancora un miraggio, e nessuno obbliga petrolieri e raffinatori vari a installare i migliori dispositivi anti-inquinamento man mano che questi vengono commercializzati.

Certo che e' facile e conveninente raffinare in Italia. Penso che piu' facile si cosi' non si puo'!

Il de Vita pero' si lamenta che il 20-20-20 fara' perdere la raffinazione di circa 10 milioni di tonnelate di petrolio. Interessante che non si spieghi cosa sia questo 20-20-20 che al lettore poco colto puo' anche sembrare una cosa cattivissima che porta la disoccupazione.

Il 20-20-20 e' semplicemente uno degli accordi di Kyoto secondo il quale dobbiamo portare entro il 2020 la produzione di energia alternativa al 20% del totale e contemporaneamente dimunire le emissioni dei gas ad effetto serra del 20% rispetto ai valori del 1990.

E' questo a far venire il panico al De Vita - Kyoto!

Siccome prima o poi dovremo far qualcosa - e le multe gia' arrivano - lui e' preoccuopato che i migliori standard ambientali possano far perdere la competitivita' delle raffinerie italiane. Cioe' costera' di piu' raffinare e quei poveracci di ENI e API guadagneranno un po di meno.

Il punto della questione e' che si sapeva gia' piu' di dieci anni fa che queste misure sarebbero state prese - il trattato di Kyoto e' del 1997! Cosa ha fatto l'Unione Petrolieri nel frattempo per diversificare? Per affrontare i cambiamenti? Per avere cura dei suoi lavoratori?

Ma questo e' un film gia' visto: la Prestigiacomo va a piangere all'Europa, che i criteri fdi Kyoto sono troppo severi, e il De Vita va a piangere alla Prestigiacomo e all'Italia. Non fa una piega.

E poi il De Vita se la prende con le raffinerie del Medio Oriente:

"Quelle che nascono in Oriente hanno costi più bassi e meno problemi ambientali visto che quei paesi non hanno aderito al Protocollo di Kyoto. Si tratta quindi di una competizione sbilanciata. In Arabia Saudita, ad esempio, stanno sorgendo nuove raffinerie e quindi quel paese a produrre petrolio porterà sul mercato prodotti finiti."

E allora? Non potremo mai competere con un deserto, signor De Vita! Per tutte le schifezze che potremmo fare in Italia, per ogni Gela, per ogni Falconara, per ogni Viggiano, non ce la faremo mai con il costo della vita-ambientale-sociale-infrasrtutturale dell'Arabia Saudita.

Si metta il cuore in pace. L'Italia non e' l'Arabia Saudita!

Ma poi avete mai sentito qualcuno dire che l'Arabia Saudita e' in una competizione sbilanciata perche' poverini non c'hanno Piazza San Pietro, la Sardegna, Sorrento, Venezia, L'isola d'Elba o i Trabocchi?

Vorrebbe il De Vita che adottassimo gli stessi standard dell'Arabia Saudita? Parrebbe di si, perche' il discorso di De Vita termina con una semplice richiestina:

L'Up non chiede al governo sovvenzioni economiche, ma sollecita il varo di un quadro normativo meno severo, soprattutto sul fronte ambientale.

E va be, continuiamo ad ammazzarci cosi, ciechi sotto il sole splendente e sprecato d'Italia.


Fonti: Corriere della Sera

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La lista degli scriventi di lettere al ministero contro Ombrina Mare e' qui - L'ordine e' casuale. Vi prego di mandarmi una copia anche a me. Servono solo per tenerle tutte assieme nei raccoglitori nei link qui a destra, se per caso la provincia o qualcun altro sara' invitato a dialogare con il ministero. Se ci sono errori o omissioni, segnalalatemele nei commenti. Grazie a tutti quelli che si sono adoperati per raccogliere queste lettere e/o adesioni.

179. Associazione Gli Occhi del Popolo - San Vito Chietino
178. Agriturismo Le Stelle Invadenti - Torino Di Sangro
177. Associazione Contrada Viva Santa Liberata - Lanciano
176. Ristorante Le due Palme - San Vito Chietino
175. Safari Park D'Abruzzo - Rocca San Giovanni
174. Comune di Alba Adriatica
173. Comune di Giulianova
172. A.D. Libertas Vini Citra - Guastameroli
171. Dr. Benedetto Anfossi - Lanciano
170. Stilista-Coiffeur Diomira Lusi - San Vito Chietino
169. La locanda del Vagabondo - San Vito Chietino
168. Libreria Barbati - Lanciano
167. Frutta e Verdura di Anna Casalanguida - Lanciano
166. Bar-Caffetteria La Rosa dei Venti - San Vito Chietino
165. Pasticceria La Margherita - San Vito Chietino
164. Edicola-Emporio di Giorgio Palermo - San Vito Chietino
163. Dr. Carlo Romanelli - Rocca San Giovanni
162. Dr. Domenico Angelucci - Universita' di Chieti
161. Cantina Sociale Madonna Del Carmine - Lanciano
160. Hotel Giardino Mare - San Vito Chietino
159. Hotel Giardino Mare - Fossacesia
158. Hotel Levante - Fossacesia
157. Hotel Miramare - San Vito Chietino
156. Hotel Primavera - Ortona
155. Hotel Alta Marea - Fossacesia
154. Pescheria L'Ancora - Fossacesia
153. Seaside Prodotti Ittici all'Ingrosso - Ortona
152. Pescheria Da Zio Rocco - San Vito Chietino
151. Pasta all'Uovo – Ortona
150. Bar Nardone - San Vito Chietino
149. Estro' verso - San Vito Chietino
148. La Pergamena - San Vito Chietino
147. Ditta Olga D’Angelo- San Vito Chietino
146. Mini Market - San Vito Chietino
145. Farmaagricola San Vitese - San Vito Chietino
144. Ditta Costantino Perilli - San Vito Chietino
143. Ditta Pasquale Bucco - Ortona
142. Ditta Rosanna Altobelli - San Vito Chietino
141. Industria Vinicola Antonio Di Paolo - San Vito Chietino
140. Ditta Carmine Nardone - San Vito Chietino
139. Vivai Piante Achille & Giuseppe Mancini - San Vito Chietino
138. Ditta Marinella Pelletti - San Vito Chietino
137. Ditta Leonello D'Angelo - San Vito Chietino
136. Esperia SAS - San Vito Chietino
135. La Fornaretta - San Vito Chietino
134. Macelleria e Salumeria Antica Tradizione - Ortona
133. Arredamenti Iezzi - San Vito Chietino
132. Regalo In - San Vito Chietino
131. Ferramenta Nardone Gabriele - San Vito Marina
130. Tabacchi & Lotto Adriano Berghella - San Vito Marina
129. Macelleria Mancini - San Vito
128. Macelleria Orlando Ciccotosto - San Vito Marina
127. Forno Francesco Cupido - San Vito
126. Ristorante Lu Trabbocche - San Vito Marina
125. Susi Pasta Fresca - Fossacesia
124. Mare Blu - Fossacesia
123. Bici Mania Sorgini - Fossacesia
122. Alimentari - Fossacesia
121. 3 A Servizi - Fossacesia
120. Frutta e Verdura - Fossacesia
119. Panificio Pasticceria Rodo' - Fossacesia
118. Macelleria Alessandro Pagliarone - Fossacesia
117. Macelleria Dante Marino - Fossacesia
116. Pizzeria Alfieri - Fossacesia
115. Trattoria San Domenico - Ortona
114. Ristorante Thomas - Ortona
113. Ristorante Stasera Pago io - Rocca San Giovanni
112. La Taverna del Gusto - Rocca San Giovanni
111. Ristorante Greco Levante - San Vito Chietino
110. AISAM Enoteca Regionale - Ortona
109. Alta Marea Ristorante Trabocchi – Fossacesia
108. Ristorante Giardino Mare - San Vito Chietino
107. Ristorante al Vecchio teatro - Ortona
106. Bed & Breakfast Il Grappolo – Ortona
105. Bed & Breakfast I Transumanti – Ortona
104. Agriturismo Dragani -Ortona
103. Il Colle Bed and Breakfast -Ortona
102. Campeggio agrituristico Gli Olivi- Casalbordino
101. Bed & Breakfast La Scogliera – San Vito Chietino
100. Bed & Breakfast Villa Mari – San Vito Chietino
99. Bed & Breakfast Lo scoglio – San Vito Chietino
98. Bed & Breakfast I trabocchi – San Vito Chietino
97. La Taverna del Gusto – Rocca San Giovanni
96. Bed & Breakfast Costa delle Ginestre - Ortona
95. Bed & Breakfast La fiesta del Sol - Fossacesia
94. Bed & Breakfast La casa dal tetto verde - Lanciano
93. Bed & Breakfast Il golfo degli Aranci- San Vito Chietino
92. Giuseppe Giancristofaro - Lanciano
91. Pescheria La Conchiglia - Lanciano
90. Venditti - Negozio di musica - Lanciano
89. Dr. Francesco Del Re - Universita' di Chieti
88. Dr. Antonio Bianco - Parigi
87. Italia Nostra - Lanciano
86. Arch. Adele di Campli - Lanciano
85. Pizzeria La Fornaretta - San Vito Marina
84. Ristorante L'Angolino da Filippo - San Vito Marina
83. Ristorante La Kantina - San Vito Marina
82. Ristorante Greco e Levante - San Vito Marina
81. Filippo D'Orsogna - Lanciano
80. Guido Catenaro - Lanciano
79. Gruppo Podistico Il Quercione - Lanciano
78. Amoroso Viaggi - Lanciano
77. Comune di Rocca San Giovanni
76. Dr. Alessandro Gentile - Vasto
75. Federazione Autonoma Balneatori - Pescara
74. Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa d'Abruzzo - Pescara
73. Albergo Alba - Lanciano
72. Istituto Scolastico Secondario Cesare de Titta - Lanciano
71. Comune di Pineto
70. Dr. Marco Corsi - Roma
69. Dr. Ileana Parasassi - Roma
68. Trabocco Punta Tufano - Rocca San Giovanni
67. Manichini D'Ottone - Milano
66. Parrocchia del Sacro Cuore di Gesu' - Lanciano
65. Comune di San Vito Chietino
64. Frati Minori Conventuali del Miracolo Eucaristico - Lanciano
63. Cooperativa Gaia - Atessa
62. Ing. Marco Agnifili - Treglio
61. Comune di Fara Filiorum Petri
60. Azienda Agricola Olivastri - San Vito
59. Le colonne d'Ercole - Ortona
58. Abruzzo in Movimento - Ortona
57. Partito democratico - Ortona
56. Dr. Vittorio Veri' - San Vito Marina
55. Dr. Libera Berghella - Caltech, Pasadena
54. Hotel I Trabocchi - Fossacesia
53. Hotel Garden - San Vito Marina
52. Istituto Comprensivo Scolastico Gabriele D'Annunzio (San Vito Marina, Treglio e Rocca San Giovanni)
51. Ing. Tommaso Giambuzzi - Pescara
50. Padri Passionisti di San Giovanni in Venere
49. Archeoclub - San Vito Marina
48. Dr. Nicola Patricelli - Orsogna
47. Comune di Treglio
46. Animalisti Italiani - Lanciano
45. La Rivista D'Abruzzo - Ortona
44. SOS Costa dei Trabocchi - Rocca S. Giovanni
43. Dr. Micaela Iezzi - San Vito
42. San Vito Vela
41. Ciclopazzi - Lanciano
40. Comitati Cittadini Sulmona
39. Diocesi di Lanciano/Ortona
38. Dr. Donato Spoltore - Belgio
37. Verdi - Chieti
36. Il Cafone di Fontamara - Vasto
35. Il Crampo - Lanciano
34. La Chitarra di Massimo - Lanciano
33. PRC - Vasto
32.Provincia di Chieti
31. Arch. Roberto Fedele - Roma
30. Vasto Water Team
29. Virtus Frentana Calcio - Lanciano
28. Dr. Danilo D'Orsogna - Boston University
27.Comune di Casalbordino
26. Comune di Fossacesia
25. Ing. Lorenzo Luciano - Casalbordino
24. Life in Abruzzo - Londra
23. ARCI - Vasto
22. Assoturismo - Teramo
21. Cogecstre - Vasto
20. Comitato Abruzzese del Paesaggio - Pescara
19. Campeggio gli Olivi - Vasto
18. Dr. Clara Primante - Universita' Autonoma di Barcellona
17. Comitato Abruzzese Beni Comuni - Teramo
16. Comune di Francavilla
15. Comune di Vasto
14. Comune di Lanciano
13. Comitato Natura Verde - Tollo
12. Abruzzo Rinnovabile - Francavilla
11. Dr. Ludovica Raimondi - Giulianova
10. WWF Frentano - Lanciano
9. Confcommercio - Chieti
8. Il Colle Bed and Breakfast - Ortona
7. CNA Abruzzo - Teramo
6. Dr. Francesco Stoppa - Universita' di Chieti
5. Comune di Miglianico
4. Comune di Silvi
3. Comune di Roseto
2. Comune di Torino di Sangro
1. Dr. M.R. D'Orsogna - LA

Thursday, August 14, 2008

Il futuro di Ortona


A Genova, oltre alla raffineria IPLOM di Busalla che' scoppiata qualche settimana fa, esiste anche un polo petrolchimico e naturalmente un porto petrolifero. Quest'ultimo si trova nella localita' Multedo. I petrolieri infatti, una volta iniziato il processo di sfruttamento petrolifero di un luogo non lo abbandonano, ma continuano a costruire i pezzi e pezzettini che gli sono piu' utili. Il petrolio arriva a Genova, lo raffinano, ci creano i derivati e da li tutto riparte alla volta di altri paesi che si ritrovano la benzina bella pulita e pronta.

L'Italia e' infatti uno dei pochi paesi occidentali che esporta piu' benzina di quanta gli serva. Siamo cioe' il filtro delle zozzerie del petrolio di mezzo mondo. Ce lo portano, dall'Arabia Saudita o dalla Libia per lo piu', glielo puliamo e poi le ditte petrolifere lo mandano alle altre nazioni, loro prendendosi i profitti e lasciando a noi inquinamento e tumori. La nona commissione permanente sull'agricoltura, che si proponeva di analizzare la possibilita' di coltvare biocarburanti in Italia, riporta infatti che UN QUARTO della benzina italiana viene esportata e che siamo il maggior paese europeo in assoluto per la quantita' di benzina venduta all'estero. Piu' di tutti! Piu' della Norvegia e della Gran Bretagna che hanno piu' e miglior petrolio di noi. Non a caso la Gran Bretagna ha otto raffinerie, per lo piu per il fabbisogno nazionale, e noi una ventina.

Ad ogni modo, cosa accade nel porto di Genova? Vari studi della provincia, dell'Istituto di chimica ambientale, dei Verdi e di vari oncologi sono stati tutti concordi sul fatto che il porto della citta' sia altamente inquinato da benzene, toluene, diossina, e altri composti organici volatili. Queste sostanze sono tutte altamente tossiche, cancerogene e in gran parte dovute alle operazioni petrolchimiche della zona. Allo stesso tempo la dottoressa Marina Vercelli del Registro Tumori Ligure presenta uno studio epidemiologico che mostra come l'incidenza di tumori a Genova Multedo sia piu' alta che altrove, sia in crescita come pure le morti associate. Ormai queste cose non mi stupiscono piu', e' la stessa storia di sempre.

Come sbaglia chi pensa che ad Ortona metteranno il centrino dell'olio e poi basta! No, metteranno quello che l'ENI chiama centro olio, ma che in realta' e' una raffineria, e poi lo ampieranno, e poi ingrandiranno il porto, e poi gli faranno la piccola industria chimica, e poi la grande industria chimica, e poi e poi.. e poi chissa' quanta gente sara' morta nel frattempo.

E' facile mettere questi centrini dell'olio, e' difficilissimo toglieri. A Genova gli avevano promesso che avrebbero almeno cessato ogni attivita' petrolchimica entro il 1991. Sono passati quasi venti anni e la gente ancora respira quella robaccia, ancora si ammala, ancora muore.

Fonti: Genova Press