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Tuesday, May 15, 2018

I norvegesi della Statoil a trivellare la casa delle balene in Australia











The Bight includes a designated marine park, 
supporting some of the highest levels of marine diversity 
anywhere in Australia much of which 
is found nowhere else in the world.

Governo d'Australia

E' sempre facile fare le cose giuste, quando le cose sbagliate si fanno lontano e in silenzio e non le vede nessuno.

Chi puo' non ammirare la Norvegia per tutti i suoi ideali di difesa dell'ambiente, o per tutte le sue macchine elettriche, o anche per tutto il suo rispetto dei diritti umani?

Eppure non e' tutto rosa quello che luccica.
(Si lo so che si dice oro, ma volevo cambiare)

Perche' i signori della Statoil, la ditta di stato norvegese che ha appena cambiato nome in Equinor, adesso trivelleranno il Great Australian Bight, zona di surf, di turismo, di balene, di pace, di riserve, di biodiversita'.

Siamo nel mare che si estende da Adelaide nel sud del paese verso ovest.

La petrol-storia di questa zona e' travagliata e ne abbiamo anche gia' parlato qui tante volte.

La BP in particolare ne aveva combinate tante. Ci provava almeno dal 2012-2013 a trivellare qui, con almeno quattro pozzi esplorativi, tuttapposti di vario genere, "ampie consultazioni" con residenti e turisti, rassicurazioni su balene, sui tonni e pure il certificato dalla Ernst and Young.

Ma dopo tanti tira e molla, qui raccontati, si sono dovuti arrendere nel 2016 a causa delle pressioni e delle proteste popolari.

Anche la Chevron similmente imbrigliata con proteste varie si era arresa nel 2017. 

Ma che ne e' stato delle concessioni che pure il governo d'Australia gli aveva dato?

Beh, quelle della BP sono state vendute alla Statoil, appunto la ditta di petrolio di stato della Norvegia.

Ed eccoci.

Circa una settimana fa, il governo australiano rilascia 21 nuove concessioni ai petrolieri, proprio per i giacimenti nell' Australia occidentale, nell'Australia del sud, nello stato di Victoria e nelle isole Ashmore and Cartier.

Mmh...

Ma non stavano morendo tutte le barriere coralline? E continuano a rilasciare permessi a trivellare in mare?

E fra questi 21 progetti anche il nuovo della Statoil.



Il sindaco dell'isola di Kangaroo, Peter Clements, ha preso un aereo ed e' andato fino in Norvegia, culla del rispetto dei diritti umani e dell'ambiente, per parlare direttamente al meeting annuale della Statoil (che ora si chiama Equinor, perche' sono equi loro) per illustrare la sua contrarieta' alle trivelle nel suo mare.

Ha spiegato come e' del tutto assurdo voler trivellare acque pristine e pericolose. Ha spiegato che qui molte localita' costiere si sono espresse contro le trivelle, per i rischi che tutti bene conosciamo: turismo, pesca, immagine, salute. 

Non si sa cosa gli abbia risposto la Statoil/Equinor.

Dal canto loro gli attivisti d'Australia dicono che cosi come BP e Chevron se ne sono dovute andare, cosi sara pure per la Statoil.

The federal resources minister, Matt Canavan, said the acreage release was part of the government’s commitment to meeting Australia’s future energy needs.

E il governo d'Australia?

Continuano il cerchiobottismo cosi caro a politici e petrolieri. Tuttapposto, tutto si puo' fare. Interessante che a volte le concessioni nei mari difficili d'Australia vengano date a gruppi che non hanno nemmeno esperienza di trivelle in acque profonde.

Nonostante tutto, il ministro delle risorse federali d'Australia, Matt Canavan dice che il suo governo si impegna per un "safe and responsible development of oil and gas resources" e che questo serve al fabbisogno energetico del paese.

Caro Canavan: lo sviluppo safe e responsible delle risorse petrolifere non esiste, specie quando siamo in un mare dagli equilibri cosi delicati, perche' nessuno puo' prevedere l'imprevedibile, perche' basta un solo errore, una sola fatalita' per distruggere tutto.

Ma poi, Canavan non conosce il dramma della barriera corallina morente, nel suo paese? Non ci pensa ai cambiamenti climatici?  Non lo sa? Non gli importa?


Monday, July 29, 2013

Peter Styles e la commissione terremoti Emilia



Peter Styles, Shale Gas Europe, consorzio finanziato da


Esce in questi giorni un testo della commissione nominata dalla Protezione Civile che dice di voler fare "chiarezza sulle cause e sui falsi miti" collegati al terremoro dell'Emilia del Maggio 2012.

In particolare si afferma che

"Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con decreto n. 5930 11 dicembre 2012 e s.m.i., ha individuato esperti di altissimo livello internazionale, non coinvolti in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo, quali componenti di questa Commissione."

Il Capo Dipartimento della Protezione Civile si chiama Franco Gabrielli e questa commissione tecnico-scientifica e' stata "al lavoro su eventuali relazioni tra terremoto ed esplorazioni per la ricerca di idrocarburi" in Emilia Romagna per circa un anno.

Subito mi suonano strane le parole "non coinvolti in attivita' e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo."

Perche' hanno specificato "il territorio emiliano-romagnolo?"

E se ne hanno in altri territori?
E se ne hanno a livello nazionale?
E se ne hanno a livello europeo?

Ma andiamo con calma.

Il presidente di tale commissione si chiama Peter Styles: professore di geofisica applicata e ambientale della Keele 4 University del Regno Unito.

Ma chi e' questo Peter Styles?

Beh, iniziamo con il dire che l'Universita' Keele 4 ha autorizzato la costruzione di un pozzo di gas non convenzionale da Coal Bed Methane alla ditta Igas SUL PROPRIO CAMPUS, senza che nessuno, incluso il professor Styles, si lamentasse o facesse niente. Gli unici a protestare furono quelli del campo golf che confinava con l'Universita'!

Anzi, lo stesso Peter Styles pare essere perfettamente d'accordo con il progetto e intervistato da Oilbarrel.com, sito dedicato agli investitori petroliferi dice, tutto orgoglioso

“There’s a huge resource of gas under our feet. The coal here lies in very thick sequences, and it’s one of the gassiest coals by reputation.”

C'e' una enorme risorsa di gas sotto i nostri piedi. Il carbone e' qui posto in sequenze molto spesso ed e' uno delle rocce carbonifere piu' gassose.

La cosa piu' scandalosa, per me almeno, e' che tale Peter Styles, presidente della commissione, fa parte del "Shale Gas Europe expert advisory panel" cioe' del pannello di esperti della "Shale Gas Europe".


Eccolo qui, direttamente sul loro sito:





A leggere il tutto, pare quasi quasi che questo Styles sia una persona indipendente e libera e che questa Shale Gas Europe sia consigliata da innocenti "esperti" accademici.

E invece.

Invece continuando a cliccare si scopre che la "Shale Gas Europe" altro non e' che un consorzio per promuovere l'immagine positiva del fracking in Europa.

Chi lo finanzia?

Chevron, Shell, Halliburton, Cuadrilla, Statoil, Total.

Eccoli:

















Ora, tutto e' possibile, ma nutro forti dubbi dell'imparzialita' del Professor Peter Styles e come me, tutti dovrebbero. Anche se lui e' integerrimo, credo che il suo conflitto di interessi sia veramente palese.

Uno che e' direttamente collegato a sei grandi nomi dell'industria petrolifera non puo' essere adeguato a presiedere una commissione che in teoria dovrebbe guardare tutti gli eventi in modo disinteressato e pulito.

E gli altri?
Beh, eccoli.

2. Paolo Gasparini:

Professore emerito di Geofisica dell’Università “Federico II” di Napoli. Qui il suo curriculum: vanta varie consulenze per Agip, Snam, Texaco, Unocal e per la Turkish Petroleum Corporation, TPAO, tutte ditte petrolifere.

3. Ernst Huenges:

Direttore dell’International Centre for Geothermal Research al German Research Centre for Geosciences (GFZ, Postdam, Germania). Il GFZ anche se cerca di sembrare un ente indipedente e finanziato dal governo tedesco, e' in realta' sponsorizzato da Bayerngas, ENI, Exxon Mobil, Forest Oil, GDF Suez, Lundin, Marathon Oil, Petrobras, Petrochina, PetroSA, Repsol, RWE-DEA, Schlumberger, Statoil, Total, Vermilion Energy Trust, Wintershall AG.

Lo dicono loro stessi: GFZ sta per GeoForschungsZentrum e qui ringraziano i petrolieri per i fondi:





Paolo Scandone:

professore ordinario di Geologia strutturale, in quiescenza, dell’Università di Pisa. Il gruppo di Stratigrafia, Tettonica e Sismotettonica di cui era a capo assieme ad Etta Patacca e' stato finanziato da: Enterprise Oil, ENI e British Gas.





Stanislaw Lasocki

Professore di Scienze della Terra; capo del Dipartimento di Sismologia e Fisica della Terra presso l'Istituto di Geofisica, Accademia delle Scienze, Varsavia, Polonia e direttore del Triggered and Induced Seismicity. Working group, per studiare la sismicita’ indotta. E’ l’unico per cui non paiono esserci collegamenti diretti con l'industria del petrolio e del gas.

Franco Terlizzese

Direttore generale per le risorse minerarie ed energetiche del Dipartimento per l’Energia del Ministero dello Sviluppo Economico. Il suo ufficio fu creato nel 2009, e al convegno di Assomineraria di quell'anno disse i due obiettivi primari del suo ufficio erano di snellire le procedure burocratiche per lo sfruttamento degli idrocarburi e ripartire con gli studi ambientali nell’Alto Adriatico, dove la subsidenza indotta dalle trivelle ha causato non pochi problemi in passato.

In tempi piu' recenti al Sole 24 ore ha dichiarato:

"il problema è che in Italia non si fanno pozzi esplorativi, necessari per uno sviluppo oculato dei giacimenti. È necessario spingere le compagnie petrolifere a investire in ricerca per creare un patrimonio di conoscenza che l'Italia e in particolare la Basilicata ci auguriamo riescano a ottenere"


Credo che sia chiaro in che direzione vada.




E cosa altro poteva concludere una commissione il cui presidente e i cui membri sembrano avere per la maggior parte legami con l’industria del petrolio e del gas pur essendo "esperti di altissimo livello internazionale non coinvolti in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo"?

Ma e' ovvio: che e' tuttapposto.

E infatti, il rapporto degli esperti di altissimo livello internazionale non coinvolti in attivita' e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo afferma che gli idrocarburi in superficie ci sono sempre stati, che la reinizione di acqua salata nel sottosuolo e’ utile per ridurre la subsidenza, che i terremoti del 2012 sono accaduti in zone gia’ interessati da eventi sismici in passato.

Nessun dubbio, nessuna domanda, nessun proponimento per il futuro: se continuare o no a trivellare l’Emilia - e lo stivale tutto - o se, alla fine, e’ sempre cosa e’ niente.