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Wednesday, May 25, 2016

Tunisia: il sole portera' il deserto del Sahara a fiorire












We try to achieve a triple bottom line. 
 Something that makes financial sense, 
but also delivers social and environmental benefits.


Ecco cosa sara' possibile grazie alle rinnovabili. Il deserto del Sahara in Tunisia tornera' a fiorire.

La ditta norvegese Sahara Forest Project (SFP) sta preparando la costruzione di un impianto da 30 milioni di dollari per agricolizzare dieci ettari di terreno nel Sahara della Tunisia, paese in cui il deserto copre circa il 75% del territorio.

Tre sono gli obiettivi: usare tecnologia rinnovabile e all'avanguardia per rigenerare il deserto, portare acqua e campi agricoli alla gente, e creare lavoro.


Il gruppo SFP ha deciso di imitare la natura per tornare alla vita nel deserto:  l'energia solare servira' per creare la rete elettrica. Questa aiutera' a spingere l'acqua del mare in serre specializzate tramite tubature per essere raffreddata e desalinizzata. Quest'acqua verra' usata per innaffiare il deserto e permettere l'agricoltura.

L'acqua desalinizzata sara' anche usata perche' la gente ne possa bere, e il sale commercializzato. Le serre produrranno umidita' che poi verra' rilasciata nell'ambiente, nella speranza di ulteriormente aiutare i terreni a tornare produttivi.

Pare fantascienza? Beh, nel Qatar la stessa ditta ha gia' creato un progetto pilota di questo genere in cui la produzione di ortaggi e' stata sostenuta per un anno intero. Da questa esperienza SFP ha imparato ad adattare i loro modelli a particolari condizioni geografiche, anche usando la saggezza popolare. Un simile progetto sara' creato in Giordania.

La Tunisia e' stata scelta per le sue condizioni geografiche ma anche perche' la nazione ha interesse e impegno gia' verificati verso le rinnovabili e la sostenibilita', e questo anche per contenere gli effetti di siccita' e inondazioni. L'impeto di far qualcosa di buono e progressista qui e' forte. Le previsioni per il paese che si arrivera' al  30% di energia dalle rinnovabili nel 2030. 

Ma le sfide nel portare il progetto pilota del Qatar su larga scala in Tunisia non sono semplici. Le tempeste di vento portano a granelli di sabbia che coprono i pannelli e i macchinari e occorre capire come evitare queste polveri.
Tutto questo fermera' la desertificazione? Non lo sappiamo, ma l'ONU ne e' cosi preoccupata che ha inserito il problema nei suoi obiettivi per la sostenibilita' mondiale.

Vediamo come finira', ma se ci riescono, sara' un altro piccolo grande miracolo delle rinnovabili.

Thursday, December 4, 2014

Israle: l'oleodotto, la riserva, il petrolio, il deserto













“This disaster was expected. That's how it is when the government insists on managing the oil issue based on an out-of-date law from 1952, which was written before they thought about environmental problems. Regulating the oil industry, including its transport, requires modern and professional legislation.” 

MK Dov Khenin membro della Knesset di Israele


C'e' qualcosa da aggiungere?

E' solo che qui oggi era spettacolare, ma queste sono storie di tutti i giorni.

Giovedi 4 Dicembre sono stati riversati un non meglio specificato numero di milioni di litri di petrolio da un oleodotto difettoso. Guy Samet, dell' Environmental Protection Ministry di Israele lo ha chiamato uno dei piu gravi disastr ambientali del paese.

In questo momento c'e' un fiume di circa sette chilometri che attraversa la Evrona Nature Reserve nei pressi della citta' di Eilat. La riserva ospita cervi una specie particolare di alberi di palma e si estende per oltre 4000 acri. Ci vorranno anni per ripulire il tutto.

Se ne sono accorti mentre durante i lavori alla costruzione di un nuovo aereoporto nei pressi della riserva: sono riusciti a chiudere le valvole, ma non a fermare il petrolio. Non ci sono origini dolose, ma solo malfunzionamenti.

L'oleodotto collega la citta' di Eilat al porto Ashkelon, piu' a nord, ed apri' nel 1960 per facilitare il trasporto di petrolio dall'Iran all'Europa. Ma a causa dei tesi rapporti fra Iran e Israele e' adesso usato principalmente per smistare petrolio dentro Israele. 

E come ogni storia petrolifera non puo' mancare il nostro amico l'idrogeno solforato. Infatti, da Aqaba, Giordania vicino al confine con Israele, si registrano puzze sulfuree. Circa 80 persone sono finite all'ospedale a causa di problemi respiratori dai fumi del petrolio.


MK Dov Khenin (Hadash), the chairman of the Social-Environmental Lobby in the Knesset and sponsor of an amendment to the Oil Law, said, “This disaster was expected. That's how it is when the government insists on managing the oil issue based on an out-of-date law from 1952, which was written before they thought about environmental problems. Regulating the oil industry, including its transport, requires modern and professional legislation.”