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Tuesday, July 23, 2013

Golfo del Messico: scoppio di piattaforma Ercole

La notizia e' appena stata battuta: nel golfo del Messico e' scoppiato un altro pozzo di idrocarburi.

Lo scoppio finale





Le vampate di metano








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Ci trovoviano a 40 miglia a sud di Grand Isle, in Louisiana dove la piattaforma "Hercules 265" e' scoppiata, causando l'evacuazione di 44 operai. Grand Isle e' parco nazionale.

Il tutto e' successo alle 9:50 ora locale di oggi 23 Luglio 2013. Alcuni report parlano di petrolio, altri di gas.

L'incidente e' accaduto mentre si pompava fango di perforazione nel pozzo ed i gas ad alta pressione hanno poi causato il blowout.

Non ci sono feriti e non si conoscono ancora le condizioni del mare o di inquinamento. La guardia costiera USA e' all'opera e altri dettagli saranno resi noti man mano che si procede.

Saturday, July 13, 2013

Il cittadino bulgaro, la Saipem e le domande


The central importance of the individual and their welfare

Probabilmente alcuni individui sono piu' individui di altri.



 Sono passati vari giorni dall'incidente della Perro Negro 6 della Saipem. 


L'ultima notizia era di un cittadino bulgaro disperso, di cui non sa niente

Ora, queste sono un po di domande che si pone il capitano Franzoni, ex Saipem, la cui storia abbiamo gia' raccontato.

Sulla piattaforma mobile Perro Negro, dal momento iniziale dell'incidente all'affondamento sono passate dodici ore.

Il cittadino bulgaro e' sceso da una scaletta e si e' tuffato in mare, a notte fonda, assieme ad un amico. La corrente lo ha trascinato via e non e' stato piu' ritrovato. Il mezzo e' sotto sequesto.

Domande:

Perche' il comandante ha aspettato 12 ore per ordinare l'abbandono della struttura?

Perche' non ha alleggerito l'equipaggio sbarcando almeno i tecnici e tenendo a bordo solo i marittimi?

Perche' ha perso un uomo se aveva 12 ore per organizzare l'evacuazione?

Se il personale era preparato e sufficientemente istruito, nessuno avrebbe dovuto perdere la vita.

Sapremo mai come andra' a finire? 

Se trovano il corpo?

Se non lo trovano?

Se passera' tutto al dimenticatoio?

Se qualcuno paghera' per questo?

Questo cittadino bulgaro ce l'ha un nome?

Oppure e' semplicemente un "individuo di importanza centrale" come propagandano sui loro siti luccianati, la cui vita e' stata sacrificata inutilmente e silenziosamente dalla Saipem-ENI?



Tuesday, July 2, 2013

Saipem e gli incidenti in Angola


La piattaforma Perro Negro 6 affondata in Angola


La Perro Negro 6 che si inizia ad incrinare


Affondata.

La Saipem e le mancate certificazioni

1 disperso
6 feriti
103 membri di equipaggio
40 metri di profondita
collasso strutturale
affondamento
costruita nel 2009
operata dalla Chevron per $110,000 al giorno

 
Saipem S.p.A. reported Tuesday that the Perro Negro 6 (350' ILC) sank offshore Angola after the seabed collapsed under one of the rig's three legs.

The rig sank Monday night while being positioned for drilling operations near the mouth of the Congo River at the border of Angola and the Democratic Republic of Congo in approximately 130 feet (40 meters) of water, Saipem said in a press release.

One hundred and three workers were on board the rig when the Perro Negro suddenly tilted, causing the rig to take on water and capsize. One crew member is missing, and six other workers suffered minor injuries, Saipem reported.

Saipem's emergency response team is working closely with the Angolan authorities and the client's operational team, Saipem said.

The Perro Negro is under contract with Chevron Corporation through early 2015 at a day rate in the upper $110,000s, according to Rigzone's RigLogix database.

Altri link

 gCaptain

Grazie a Gianni Franzoni, a Giulio Melegari e ad Albina Colella siamo riusciti ad avere notizia di questo ennesimo "possibile" incidente nei mari dell'Angola della Saipem-ENI.

Siccome le notizie vanno e vengono, ecco qui lo screenshot dell'accaduto: ribaltamento di un jack-up (una piattaforma mobile) detta Perro Negro 6. 



Ecco il testo:

Non sembra avere pace in questo periodo Saipem. Dopo i due profit warning lanciati nelle passate settimane e le indagini che riguardano l’ex top management, ora trapela dall’Angola una nuova indiscrezione, ancora da confermare, di un incidente che avrebbe coinvolto il jack up Perro Negro 6.

L’imbarcazione, utilizzata nelle fasi preliminari di un nuovo pozzo estrattivo, non era ancora entrata in fase di trivellazione e si sarebbe ribaltato senza tuttavia causare nessun danno ambientale. Se il danno diretto legato all’imbarcazione è presumibilmente coperto dall’assicurazione, quello indiretto rappresenta l’elemento di maggior negatività.

Secondo le prime ipotesi, l’incidente occorso la notte passata potrebbe infatti ritardare di alcuni mesi l’entrata a pieno regime del campo estrattivo. La notizia per ora non ha trovato riscontro in un commento ufficiale della società.

Saipem si era aggiudicata il contratto nel dicembre del 2011, accordo che prevedeva il noleggio per 3 anni, da iniziare dal secondo trimestre del 2012, del del jack-up Perro Negro 6 in partership con Chevron.

Un analista contattato da Finanza.com ha tuttavia evidenziato che “qualora la notizia dovesse essere confermata, al momento l’impatto sui conti di Saipem sembra limitato considerando che Perro Negro 6 è una delle unità più piccole della flotta e dunque anche un eventuale ritardo non sarebbe devastante per Saipem”.

Wednesday, September 7, 2011

Le bugie dell''ENI a Crotone e il mistero delle trivelle di Santa Cesarea Terme

** Nota: Il fatto che l'ENI volesse trivellare e non aggiornare i suoi impianti a Hera Lacinia l'ha scovato la sottoscritta e poi mandato a NewsCrotone24. Da qui la notizia si e' diffusa sulla stampa di Calabria. Basta guardare le date di pubblicazione di tutti gli articoli e di questo post (ricordando che qui siamo a -9h di fuso) per rendersene conto. Evviva il giornalismo italiano! **





Via a Eni per nuovo pozzo a Crotone

Dal Sito della Staffetta Quotidiana


La perforazione del pozzo avverra' per tratti
di 60 metri fino a 1810 metri

Dal sito di VIA del governo italiano su Hera Lacinia a Crotone


Interventi manutentivi, che non comporteranno la perforazione di nuovi pozzi, effettuati periodicamente necessari per garantire la
continuità della sicurezza delle installazioni.

Dai comunicati ENI alla stampa di Crotone


Qui c'e' qualcuno che non la racconta giusta!


Antefatto: in questi giorni tutta la stampa e i cittadini di Puglia sono in subbuglio per quella che pare una piattaforma mobile, stazionata per qualche giorno davanti a Santa Cesarea Terme, in provincia di Lecce. Nessuno sa cosa sia.

L'avvocato Tamborini di Lecce ha allora scritto a quelli del Ministero chiedendo lumi. Ecco parte della risposta:

Dagli Uffici competenti ho appreso che la piattaforma in questione è una piattaforma di perforazione di tipo jack up, al momento in cui è stata fotografata in transito, non destinata ad operare nei mari a largo del Salento dove non vi sono attualmente specifici programmi di perforazione né autorizzazioni rilasciate.

Intanto non e' vero che non ci sono programmi di perforazione, la Northern Petroleum gia' parla di permessi ricevuti per le ispezioni sismiche che sono solo il preludio delle trivelle.

Ma a parte tutto cio', apprendiamo che si tratta di una piattaforma di tipo Jack-up, una piattaforma di perforazione mobile i cui piedi si appoggiano al fondale marino.

Ma dove va? Perche' andava in giro per il basso Adriatico?

Allora vado a guardare i permessi di VIA concessi negli ultimi tempi e nel silenzio generale si scopre che l'ENI ha avuto il permesso di allargarsi e di trivellare ulteriormente il mare di Crotone, praticamente attaccato alla riva.

La concessione si chiama Hera Lacinia, e' in produzione dal 1987 e il suo nome tecnico e' DC 4 AG.

Con questa nuova istanza, chiedevano al governo di allargarsi. Il governo gli ha detto si e il tutto e' stato reso noto il 18 Luglio 2011. Praticamente trivelleranno un nuovo pozzo in mare, ma dalla stessa piattaforma sovrastante.

Hera Lacinia e' anche il nome di un tempio dell'eta' greco-romana che sorge a Crotone. In Abruzzo li chiamano con i nomi di pesci - Ombrina e Rospo Mare - a Crotone con i nomi di templi per prenderci meglio in giro.

Negli atti ufficiali dicono cosi:

Coltivazione di idrocarburi D.C.4AG sviluppo giacimento Hera Lacina in località Capocolonna in comune di Crotone (KR) - Positivo con prescrizioni.

Che significa questo? Intanto che si tratta di "coltivazione": questo vuol dire, in italiano onesto, che il nuovo pozzo e' li per tirare fuori idrocarburi.

Poi se si leggono i decreti dicono:

Preso atto che non risultano pervenuti osservazioni da parte del pubblico, ne particolari misure cautelative da parte della D.G. per la protezione della Natura...

Non so cosa vuol dire D.G. ma so che il resto significa che nessuno ha osato dire niente - regione, provincia, comune, cittadini. Nada. L'ENI fa quello che vuole.

Interessante che dopo qualche rigo invece si dica che si sono un "po allontanati" dal sito di interesse comunitario Capo Colonna per evitare fenomeni erosivi e che la subisdenza ci sara' ma e' compatibile coi valori "naturali."

Che carini! Aggiungono:

Valutato che l'ENI SpA, essendo certificata ISO 14001 e' impegnata in un miglioramento continuo nella protezione dell'ambiente e, grazie al suo sistema di Gestione Integrata di porre in essere tutte le migliori strategie per la gestione ottimale anche degli aspetti di Salute e Sicurezza.

Vaglielo a dire in Basilicata!

In riassunto: questa concessione e' vicina ad un sito protetto dall'Europa sotto il profilo ambientale, ma va tutto bene perche' l'ENI e' certificata e c'ha un "sistema di gestione integrato" che ha "solo" portato alla devastazione della Basilicata!

Il progetto trova pieno riscontro nel quadro della politica di possibile riduzione di approvigionamenti esteri e consequenziale incremento di produzione interne di idrocarburi che pertanto risulta coerente con la pianificazione e programmazione energetica europea nazionale e regionale.

Ma come ci pensano che una piattaforma piazzata li in piena stagione turistica possa farci crescere economicamente? E tutto il turismo - o il potenziale turismo - di Crotone e della vera Hera Lacinia, che fine fanno?

La piattaforma prevede operazioni di supporto su terraferma per definire una "area living", fanghi perforanti e rifiuti petroliferi che dovranno essere smaltiti a terra.

Cioe' nuovo pozzo, nuova monnezza, nuovi problemi per lo smaltimento - e solo loro ci credono che tutto verra' fatto nel rispetto del mare. Ma cos'e' questa area living? E chi e' che vuole stare in un'area "living" vicino alla monnezza petrolifera, tossica, cancerogena e qualche volta radioattiva?

Infine il permesso e' con prescrizioni, questo vuol dire che ci sono degli obblighi. E quali sono?

Che l'ENI deve inserire anche Hera Lacinia - quella petrolifera non quella vera dell'eta' antica - sotto il suo certificato ISO, che l'ARPA deve controllare che tutto funzioni e che devono indagare monnezza prodotta e subsidenza.

Seguono firme su firme.

La chicca e' che il Ministero dei Beni Culturali lo chiami "hoff shore". Con l'h. Sara' pure un errore di battitura, ma quello e' un Ministero...

Ora che e' tutto stato approvato pero' l'ENI decide di mandare un innocente comunicato alla citta' di Crotone - dicendo loro che effettueranno solo interventi di manutenzione su pozzi esistenti.

Mmh. La VIA e la stafetta quotidiana dicono tutt'altro. Com'e' possibile?

Puo' essere che il Jack-up visto a Santa Cesarea Terme fosse destinato ai mari di Crotone? Chi lo sa. A Crotone il mostro e' arrivato nella notte fra il 4 e il 5 Settembre 2011. La foto di Santa Cesarea Terme e' del 3 Settembre 2011. E' lo stesso jack-up?

Ovviamente neanche a Crotone nessuno sa niente.

Restiamo a guardare, sudditi e non cittadini, sebbene siano nostri quei mari e quelle spiagge. Tutt'apposto allora. Evviva l'Italia.



Fonti: Crotone 24 news,
Il Corriere della Calabria