.

.
Showing posts with label suprema. Show all posts
Showing posts with label suprema. Show all posts

Friday, March 24, 2017

La corte di appello del Colorado: il diritto alla salute e all'ambiente sano viene prima delle trivelle



Ecco, non potevo non raccontare questa storia.

La Corte di appello del Colorado da ragione ad un gruppo di ragazzini che chiedevano che il loro diritto alla salute, all'aria e all'acqua pulita venissero prima delle trivelle.

E hanno vinto. La corte ha detto proprio questo, che la salute viene prima dei buchi sottoterra, nonostane l'enorme lobby da parte dei petrolieri di Denver.

Tutto questo avra' forti ripercussioni nello stato, perche' finora la cosiddetta Colorado Oil and Gas Conservation Commission, detto COGCC, una specie di UNMIG del Colorado, aveva per missione quello semplicemente di "bilanciare" gli interessi dei petrolieri e dell'ambiente.

Come dire, prima c'era solo da essere "equilibristi" fra salute e trivelle. Adesso la salute viene prima.
Non e' una cosa da niente, ed e' per questo che i petrolieri hanno cercato in tutti i modi di fermare questa decisione.

Nello stato del Colorado ci sono gia' 50,000 pozzi, che nascono un po dappertutto, anche vicino a Denver, tutti supervisonati da questo ente, il COGCC  che doveva portare avanti lo sviluppo responsabile e bilanciato di oil and gas in modo che fosse protetta la salute pubblica, l'ambiente,la flora e la fauna.

Poi nel 2013, l'allora 13-enne Xiuhtezcatl Martinez, classe 2000 di Boulder assieme ai suoi amici
chiese a questo COGCC di cambiare le regole.

Chiesero una moratoria allo stato del Colorado finche'

la migliore scienza disponibile non dimostri, e un ente indipendente terzo non confermi, che trivellare puo' succedere in un modo che non vada ad impattare in modo cumulativo o con altre azioni l'atmosfera, l'acqua, la fauna, le risorse territoriali del Colorado e che non influenzi in maniera negativa la salute umana e che non contribuisca ai cambiamenti climatici

unless the best available science demonstrates, and an independent third party organization confirms, that drilling can occur in a manner that does not cumulatively, with other actions, impair Colorado’s atmosphere, water, wildlife, and land resources, does not adversely impact human health and does not contribute to climate change

E cosi' nel 2014 questo COGCC dovette tenere una riunione sul tema. Dismisero la richiesta di moratoria perche' diceva che era oltre l'autorita' e la missione del COGCC stesso.

Xiuhtezcatl Martinez e i suoi amici, assieme ad altri gruppi ambientali del Colorado, fecero ricorso.

La corte di Denver diede ragione al COGCC.

Xiuhtezcatl Martinez e i suoi amici fecero appello di nuovo.

Questa volta dissero che i giudici non avevano bene interpretato la missione del COGCC e che bilanciare non era sufficente.

E cosi, il giorno 23 Marzo 2017 la corte suprema cambia verdetto.

Il compito di questo COGCC non e' di far passare un test di equilibrio, quanto che tutto il settore di oil and gas venga eseguito con la protezione di salute pubblica, benessere, sicurezza, e questo delle persone, dell'ambiente, e della fauna.

Cosa succedera' adesso?

Succedera' che la proposta di moratoria tornera' indietro alle corti precedenti, che dovranno rigiudicare la proposta di moratoria. Non significa che la moratoria passa, quanto che le corti dovranno riesaminare la proposta tenendo conto del nuovo contesto. Si trivella non piu' se ce un bilancio, quanto se la salute e l'ambiente sono pienamente rispettati.

Tocchera' alle corti inferiori ora esprimere un giudizio. 

Ovvaiemente siccume questo COGCC e' un covo di petrolieri e loro amici (come l'UNMIG!) il COGCC pensa di fare ricorso.

Vedremo come va a finire. Tutte queste diatribe non sono nuove in Colorado.  Alcune citta' avevano passato delle leggi locali per vietare oil and gas nelle loro comunita', in alcuni casi queste leggi sono state giudicate non ammissibili e quindi c' molto subbuglio fra residenti, legislatori, trivellatori.

Ma la cosa che a me piu' intriga e' la storia del 17-enne dal nome esotico, questo Xiuhtezcatl Martinez che ha fatto delle cose meravigliose, con coraggio.

Onore a lui. Ce ne vorrebbero tanti di idealisti cosi.



Tuesday, October 8, 2013

Lo studente che denuncio' lo stato dell'Alaska sui cambiamenti climatici



The state has a sovereign obligation over 
all the earth and air within its domain

US Supreme Court, 1907

“This is a case about global warming and regulation of greenhouse gases. Several children and their parents sued the State of Alaska. They allege that if the level of greenhouse gases in the atmosphere is not reduced immediately, there will be unprecedented environmental consequences. They are concerned that global warming has already caused damage to Alaska’s environment and that the damage will increase. They asked the trial court to decide that the atmosphere is a public trust resource that the State has an obligation to protect for the public and for future generations.”

Solo in America poteva succedere tutto questo.

Si chiama Nelson Kanuk, viene da Barrow, Alaska e studia all'universita' dell'Alaska, Fairbanks. 

La sua citta' di nascita e' in cima al mondo, e gli effetti dei cambiamenti climatici, e dello scioglimento dei ghiacciai, sono sotto gli occhi di tutti.

E cosi, mentre era ancora studente delle scuola superiore, Nelson Kanuk fa causa allo stato dell'Alaska, argomentando che e' compito dello stato combattere i cambiamenti climatici e garantire che l'atmosfera sia protetta per il presente e per le generazioni future.

Come tutti gli attivisti, la preoccupazione di Nelson nacque quando vide piccole e grandi cose cambiare nella sua vita quotidiana. Noto' che il fiume dietro casa sua si ingrossava sempre di piu e che gli argini arrivavano sempre piu' vicino alla sua casa. Noto' che la neve arrivava in Novembre e non piu' in Settembre.

Assieme ad altri sei studenti, allora, Nelson denuncio' lo stato dell'Alaska per non avere adeguatamente protetto i cittadini dalle eccessive emissioni di anidride carbonica.  La causa va avanti da un po, a negli scorsi giorni e' arrivata fino alla Corte Suprema dell'Alaska, cosa non da poco.

Data la natura singolare dell'evento, per trasparenza, e perche' e' una occasione bellissima di democrazia e di crescita per tutti, specie per gli studenti, si e' deciso che le sessioni della Corte Suprema si sarebbero svolte nell'auditorium della scuola superiore di Nelson Kanuk, per dare a tutti la possibilita' di partecipare.

La causa e' come ogni altra, ci sono accusa e difesa e anche sessioni di domande e risposta con avvocati, giudici e persone informate dei fatti. Tantissimi gli studenti coinvolti, tutti a leggersi come funziona il sistema giudiziario, gli impatti dei cambiamenti climatici e anche l'etichetta giusta su come vestirsi per presentarsi davanti alla Corte Suprema.

A rappresentare Kanuk una non profit dell'Oregon, Our Children's Trust che ha accettato di rappresentare Nelson ed i suoi amici probono. Il perno della causa e' che secondo Our Children's Trust, l'atmosfera e' pubblica, un "public trust" e i governi devono difenderla come difendono tutte le cose pubbliche, di tutti.

E quindi tre sono le domande importanti:

1. Lo stato ha l'obbligo di proteggere l'atmosfera?
2. Il sistema giudiziario puo' decidere in materia?
3. Nelson Kanuk e gli altri studenti che hanno presentato causa, hanno un danno effettivo che la corte puo' in qualche modo valutare e a cui decidere di porre rimedio?

Secondo Think Progress, la questione se l'atmosfera e' un "public trust" o no e' complessa e ha le sue radici nella giurisdizione britannica, quando si chiese al governo di proteggere le vie navigabili, perche' appunto erano di tutti, e lo stato aveva il dovere di gestirle e di mantenerle in buono stato ed accessibili a tutti.

Probabilmente la corte dira' che e' una causa politica, e che lo scopo della questione esula da cio' che la corte - ovviamente - puo' fare.

Ma per Nelson Kanuk la questione e' diversa. Per lui si e' trattato di fare qualcosa, di agire, di fare svegliare qualche coscienza e di non accettare passivamente che la sua citta' si sciolgesse come neve al sole.

Considerato che il caso e' arrivato alla stampa internazionale non e' cosa da poco.






Barrow, Alaska.

Tuesday, February 28, 2012

La Shell a giudizio: omicidio, tortura, schiavismo in Nigeria




Puo' veramente essere che nel 2012 le corporazioni possono andare ovunque nel mondo e commettere abusi come torture, omicidi e schiavismo e allo stesso tempo essere esenti dal confronto coi loro accusatori e non rendere giustizia?

Questo e' esattamente quello che la Shell difendera' presso la nostra piu' alta corte oggi.


Karen Redford, avvocato
28 Febbraio 2012



La Corte Suprema americana ha deciso di ammettere il dibattito "Kiobel vs. Shell", dove dovra' decidere se il processo di un gruppo di Nigeriani contro la Shell per crimini contro l'umanita' e per la morte del famoso attivista Ken Saro Wiwa, puo' svolgersi negli USA oppure no.

La Shell e' infatti accusata di avere ingaggiato paramilitari che hanno commesso sequestri di persona, esecuzioni sommarie, tortura, lavori forzati, stupri, violenze, tangenti, sparatorie e finanche genocidio. Fra i delitti contestati, la morte di Ken Saro Wiwa e di altre persone.

La Corte Suprema e' allora chiamata a decidere se le vittime possono o no portare in causa la Shell, non per danni ambientali, ma per danni contro i diritti umani, anche se i crimini sono accaduti fuori dagli USA.

Infatti, parrebbe che questa causa dei nigeriani contro la Shell, non possa competere ad un tribunale USA visto che la Shell ha sede altrove, e visto che le morti e i presunti abusi sono accadute in Nigeria.

Ma facciamo un passo indietro. Negli anni '90 sorse in Nigeria il movimento popolare degli Ogoni, di cui abbiamo parlato tante volte su questo blog, che includeva anche Ken Saro Wiwa e che denunciava le pietose condizioni ambientali in Nigeria a causa di decenni di sfruttamento petrolifero, soprattutto per opera della Shell.

Le pacifiche proteste di Wiwa e dei suoi collabroatori vennero pero' subito messe a tacere dal brutale regime dittatoriale dell'epoca, in collaborazione con la Shell. Insieme, secondo l'accusa, la Shell e il governo furono responsabili di quella bella lista di delitti di cui sopra, inclusa la morte di Ken Saro Wiwa.

Ora e' evidente che una persona e' sempre responsabile di omicidio.

Ma questo reato non e' stato commesso negli USA.

Qui pero' c'e' anche una legge che si chiama Alien Tort Statute, secondo la quale orrendi crimini commessi all'estero contro l'umanita' possono essere portati a processo sul suolo USA. Questa legge esiste da 30 anni.

A volte infatti, succedeva che criminali nazisti, o altri dittatori venivano negli USA "in pensione", pensando di poterla fare franca. Invece no, qui la legge dice che in casi particolarmente gravi, anche se il crimine l'hai commesso all'estero, puoi essere portato in causa in un tribunale americano.

Questa legge e' stata gia' usata contro Radovan Karadzic, per crimini commessi durante la guerra di Bosnia/Serbia e contro il dittatore filippino Ferdinando Marcos.

E le multinazionali? Chi protegge i deboli contro quelle? I criteri applicati per Marcos e per Karadzic sono gli stessi che si applicano alla Shell? La legge cosi' com'e' formulata non spiega se bisogna fare distinzione fra persone/dittatori e multinazionali/ditte petrolifere.

Anche se la legge non era esplicita, circa 15 anni fa, si decise di provare ad usare questa Alien Tort Statute anche contro le multinazionali.

Il primo caso fu quello di Doe vs. Unocal, in cui alcuni cittadini di Birmania portarono in causa la Unocal Americana e la Total di Francia.

Ecco qui il racconto - da brivido.

In questo caso, la Unocal e la Total erano accusate di avere ingaggiato l'esercito birmano per forzare la costruzione di un oleodotto, ben consci della brutalita' che sarebbe stata riservata ai residenti, tutti contrari.

Infatti i militari commisero torture, violenze sessuali e omicidi sugli abitanti che quell'oleodotto proprio non lo volevano. Un po' come in Nigeria.

Fu un successo - dopo 9 anni la Unocal e la Total, nel 2005, ammisero le loro colpe e furono costrette a risarcire le vittime.

Ma adesso, gli avvocati della Shell dicono che questa Alien Tort Statute si debba applicare *solo* alle persone, non alle corporazioni, cioe' a loro.

E di grazia, perche'? Ovviamente perche' hanno paura di perdere come hanno perso quelli della Unocal/Total a suo tempo e sarebbe un colpo durissimo per la Shell la cui immagine di certo non brilla per carita' cristiana!

E quindi siamo finiti alla Corte Suprema che deve decidere se queste multinazionali siano "persone" che possono stare a processo anche per presunti delitti commessi fuori dagli USA, secondo questo Alien Tort Statute oppure no.

A capo di questo processo c'e' la signora Barinem Kiobel, moglie del dottor Kiobel che venne impiccato dalla giunta militare della Nigeria nel 1995 assieme a Ken Saro Wiwa e sotto la regia della Shell. Assieme alla vedova del dottor Kiobel, altre nove persone.

La signora chiede solo che ci sia un processo, e che lei possa presentare le sue argomentazioni contro la Shell presso un triunale, presumibilmente non corrotto, e chiedere giustizia per la morte del marito, avvenuta 16 anni fa!

Nel 2010 la Corte Suprema disse che le corporazioni possono dare soldi a candidati politici, e godere della liberta' di parola, proprio come una persona.


Vediamo se ora sono persone anche nel senso che non possono andare dove gli pare e creare disastri, impuniti.

Qui il commentario di uno degli avvocati per i diritti umani del gruppo Earth Rights International, Katie Redford

How anyone could argue with a straight face that they shouldn't be held responsible for such abhorrent behavior is almost beyond comprehension. Yet that's precisely what Shell and their corporate supporters have been insisting on.


Il caso e' ora nelle mani della Corte Suprema che ha iniziato ad ascoltare pareri di Shell e vittime il 28 Febbraio 2012.

Qui il sunto della prima giornata

Wednesday, February 22, 2012

Dryden e la corte suprema di NY: si ai divieti di fracking



La citta' di Dryden, nello stato di New York, popolazione 14,000 ha il potere di bannare il fracking dai suoi confini cittadini. L'ha deciso la Corte Suprema dello stato di New York.

E' come se il sindaco di Bomba avesse il potere di porre il veto alle trivelle della sua citta' ed e' considerata un'enorme vittoria per la democrazia, per il potere locale, per la gente.

In realta' gia' altre 51 comunita' fraccande e fraccate avevano emanato divieti locali, incluse Dryden, ma questa e' la prima volta che si arriva alla Corte Suprema dello stato di New York.

La Anschutz exploration che voleva fare fracking a Dryden ha sede a Denver e il giorno 16 Settembre 2011, porto' in causa la citta' newyorkese, una delle tante che aveva osato bannare il fracking dai suoi confini.

Un Davide della democrazia contro un Golia del petrolio, visto che Dryden ha soli 14,000 abitanti!

L'accusa era che il divieto di fraccare il territorio era contro i diritti acquisisti della Anschutz , visto che i permessi sono dati dallo stato e non dalle citta'. Per cui, secondo loro, le citta' non possono dire niente e devono stare zitte.

Il giudice Phillip R. Rumsey - sant'uomo - invece ha deciso che la salute delle persone e' piu' importante dei "diritti" dei trivellatori, e ha decretato che il divieto puo' essere integrale. Il divieto vale per gas, fracking e petrolio.

La Anschutz Exploration, opera non solo a New York, ma anche in Pennsylvania, Ohio, North Dakota, Montana, Wyoming. Ci si aspetta che la sentenza avra' ripercussioni su tutti i paesi in cui la Anschutz o altre ditte vogliano fraccare il territorio - era la prima volta che una corte suprema si occupasse di un caso del genere.

Lo stato di New York ha una moratoria sul fracking dal 2008, che si vuole estendere almeno fino al giugno 2013.

Gli sono arrivate 20,000 osservazioni di contrarieta'.

God bless American democracy.

Fonti: NPR

Tuesday, March 8, 2011

Ida Tarbell - l'8 Marzo di tutti



Ida Tarbell

 John D. Rockefeller
la sua Standard Oil era proprietaria del 90%
delle operazioni petrolifere d'America fra la fine del 1800
e l'inizio del 1900.



L'espose' di Ms. Tarbell - Mc Clure Magazine
Dopo la dissoluzione della Standard Oil, nacquero le baby Standard: Chevron, Exxon, Mobil


Notare nel 1977 - Energy Conservation


All a man does should make for rightness and soundness,
that even the fixing of a tariff rate must be moral.

Ida Tarbell,
The History of Standard Oil


Ida Tarbell. Questo nome non dira' molto ai piu', ma ne voglio parlare oggi, 8 Marzo, perche' la sua e' una storia bellissima di ispirazione e che quando mi sento demoralizzata e mi chiedo chi me lo fa fare, mi fa sentire meno sola e mi riempie di ammirazione e di rispetto.

Ida Tarbell invento' il giornalismo investigativo e rivoluziono' il modo di rapportarsi degli Americani alle multinazionali del petrolio, cento anni fa, senza internet, senza aereoplani e solo per amore di giustizia.

Nacque nel 1857, in Pennsylvania, figlia di un piccolo imprenditore petrolifero. A quel tempo non c'erano le multinazionali e chiunque poteva mettersi li a cercare oro nero sottoterra.

Ad un certo punto sulla scena compare pero' Mr. John Rockefeller, petroliere spietato la cui intenzione era quella di emergere su tutti, con qualsiasi metodo possibile, legale o meno, intimidendo e rendendo la vita difficile a tutti i suoi competitori. La sua ditta si chiamava Standard Oil.
Si dice che il protagonista di "There will be blood" con Daniel Day Lewis e' stato ispirato in parte da lui.

Con il tempo la sua Standard Oil arrivo' a detenere il 90% di tutta l'industria petrolifera USA e ingoio' pure la ditta del padre di Ida Tarbell.

Passarono gli anni, e Ida trovo' la sua strada come giornalista in un epoca in cui le donne stavano a casa, o al massimo facevano le insegnanti o le infermiere.

Nel 1897 Ida Tarbell decise, di punto in bianco, di studiare la Standard Oil. Si prese la briga di spulciare tutti i documenti che poteva trovare sparsi per la nazione e si premuro' di fare interviste ad esperti di leggi, scienziati, e pure con i petrolieri stessi.

Cento anni fa, quando queste cose non si facevano, senza internet e senza niente se non la curiosita' e il desiderio di trovare la verita'.

I capoccioni che lavoravano per la Standard Oil, credendo che la giornalista volesse scrivere testi di ammirazione, raccontarono la loro verita' con molto candore, e rivelarono anche cose non proprio edificanti, come l'aver pagato politici, manipolato il mercato, minacciato i piccoli imprenditori e corrotto chi c'era da corrompere.

Ida Tarbell mise insieme tutti i pezzi. Ci mise cinque anni.

Il suo primo articolo di denuncia contro la Standard Oil, le sue pratiche e John Rockefeller, comparve nel 1902 su una rivista che si chiamava McClure's magazine. Gli articoli durarono fino al 1904, e alla fine furono raccolti in un libro, dal titolo "History of the Standard Oil Company". Fu invitata a parlare in tutti gli angoli della nazione, e divenne amata dappertutto la Standard Oil aveva fatto disastri - il che vuol dire in tutti gli USA.

Fu uno tsunami. Era la prima volta che il capo di una multinazionale cosi potente veniva messo sotto lo scrutinio dell'opinione pubblica. Ci fu un forte elemento di sorpresa e di stupore anche da parte dei lettori che mai avrebbero potuto immaginare comportamenti cosi poco morali da parte di un uomo cosi ricco e cosi famoso.

Scrisse di Rockefeller:

And he calls his great organization a benefaction, and points to his church-going and charities as proof of his righteousness. This is supreme wrong-doing cloaked by religion. There is but one name for it -- hypocrisy.

Dalla sua opera giornalistica certosina nacquero movimenti di opposizione di popolo e politici allo strapotere della Standard Oil Trust. Ida Tarbell diede loro numeri, dati, fatti, alla gente per unirsi e chiedere cambiamento.

Le leggi gia' esistevano - in particolare il Sherman Antitrust Act del 1890 - ma fino ad allora la Standard Oil era riuscita a sfuggire dal braccio della legge.

Finalmente, grazie agli espose' di Ida Tarbell, la Standard Oil non pote' piu' scappare dall'ira di popolo.

Il presidente Teddy Roosevelt chiamo' i vertici della Standard Oil i piu' grandi criminali della nazione e nel 1911 la Corte Suprema degli Stati Uniti impose la dissoluzione della ditta, in quanto cartello e monopolio.

Le maggiori ditte di oggi - Chevron, Exxon-Mobil, Conoco-Phillips, Amoco, sono tutte derivate dalla Standard Oil di Rockefeller.

Nel 1999 il New York Times mise i suoi articoli fra i cinque piu' influenti pezzi di giornalismo mai scritti nel 20esimo secolo. Le hanno fatto un francobollo e dato ogni sorta di riconoscimento, in vita e dopo la sua morte, nel 1944.

All a man does should make for rightness and soundness,
that even the fixing of a tariff rate must be moral.


Tutto questo piu' di cento anni fa. In questi tempi di veline e di Ruby Rubacuori, mi sembra un bell' esempio di speranza.

Monday, March 31, 2008

Dal Peru', un esempio per tutti

 “We didn’t know the impact of the pollution and the company never told us. 
My son and daughter died vomiting blood. 
They never confirmed to us why they had died” 


Dopo otto anni la battaglia degli Achuar e' finita. Hanno vinto. La Occidental Petroleum dara' loro una cifra non resa pubblica per inquinamento.



 
La causa inizio' nel 2007 e per la prima volta una ditta petrolifera USA veniva portata in un tribunale USA per inquinamento in un paese terzo.
Marco Simons, direttore di EarthRights International dice che la vittoria del popolo peruviano creera' un precedente per casi futuri in altre corti americane. 

Inizialmente si decise che la causa dovesse tenersi in Peru, ma in un secondo momento si stabili' che dovesse essere una corte di Los Angeles, sede della Occidental Petroleum a stabilire la verita' e i danni.

E cosi, invece di andare a processo, i petrolieri daranno dei soldi che saranno usati per progetti pubblici - istruzione, nutrizione e salute. 

Le trivelle hanno qui pompato petrolio fra il 1971 ed il 2000 con qualcosa come 35 miliardi di litri di acque di scarto sature di cadmio, piombo ed arsenico che finirono dritte nei fiumi della zona, inquinandoli. 

Nel 2006 venne fuori che su un campione di 199 persone, 197 avevano tassi di cadmio superiori alla norma nel sangue. Gli Achuar occuparono i pozzi, e cosi la Pluspetrol d'Argentina che nel frattempo aveva comprato le concessioni della Occidental Petroleum dovette smaltire queste acque di scarto in modo piu' rispettoso dell'ambiente. Come? Semplicemennte lo reiniettarono sottoterra.

Occhio non vede cuore non duole, eh?

E infatti niente cambio' veramente sotto l Pluspetrol e il governo dichiaro' l'emergenza ambientale nel bacino del Corrientes nel 2013. Anche qui c'e' una causa in corso per circa 13 milioni di dollari per inquinamento.

Il resto e' storia piu recente, con le comunita' Achuar, Kichwa e Urarina unite nel blocco dei pozzi Pluspetrol nel nord del paese per inquinamento.


--- Qui la storia originale, nel 2008 ---



Quella del popolo indigeno peruviano Achuar, sembrerebbe la solita storia del petrolio nel terzo mondo. Una corporazione petrolifera si insedia in una zona naturale di grande pregio distruggendone natura, tradizioni e salute, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze del proprio operato. Qui pero' la storia finisce in modo diverso, grazie all'ammirevole tenacia e forza di volonta' degli Achuar.

Circa 40 anni fa la compagnia petrolifera americana Occidental Petroleum inizio' a trivellare le terre di questo popolo nella foresta tropicale peruviana senza preoccuparsi della salute del popolo e dell'ambiente. Nel corso degli anni vi furono forti morie di animali e pesci e i raccolti dei campi divennero sempre piu' mingherlini e malati. La compagnia americana ignoro' tutti gli standard basilari di protezione dell'ambiente e nel corso di 30 anni riverso' circa 9 miliardi di barili di acque di risulta tossiche nei fiumi degli Achuar. Un barile corrisponde a circa 160 litri: vi fu dunque una infinita' di robaccia che fini' nel ciclo alimentare degli indios. L'aumento di malattie collegate all'inquinamento da petrolio fu sostanziale e diffuso in tutta la comunita'. Quando la Occidental Petroleum fini' il suo mandato in Peru', le operazioni vennero date all'Argentina Pluspetrol che non miglioro' la situazione.

Nel 2006 gli Achuar occuparono tutti i pozzi petroliferi della loro zona, ed i petrolieri, di fronte alle perdite economiche, decisero di negoziare. La Pluspetrol fu costretta a ripulire la zona, ma a causa di scarsi controlli governativi, ben poco venne fatto. Gli Achuar si resero allora conto che dovevano risalire alla causa di tutti i loro guai. Contattarono degli avvocati americani che decisero di rappresentarli gratis e con il loro aiuto presentarono una class action contro la Occidental Petroleum sul suolo americano. Pensateci: una microscopica tribu' indigena il cui capo va in giro con le piume in testa che fa una class action contro un gigante petrolifero!

Ora la corte suprema degli Stati Uniti deve decidere se accettare di svolgere il processo in America o in Peru: gli indios e i loro avvocati la vogliono attuare in America, sulla base del fatto che tutte le decisioni operative furono prese a Los Angeles, i petrolieri naturalmente vogliono che la causa si svolga in Peru dove la legge e meno severa e piu' facilmente corruttibile. Anche la Chevron va incontro a cause simili per sei miliardi di dollari (sei mila milioni!) a causa di inquinamento ambientale in Ecuador. Le industrie petrolifere, e i loro azionisti tremano, perche' se gli indios vincono queste cause ci saranno forti danni di immagine, di denaro e dovra' cambiare tutto il modus operandi di estrazione petrolifera nel terzo mondo.

Il capo degli Achuar, Tomas Maynas Carijano, e' a Los Angeles in questi giorni ed e' andato in varie universita' locali con tutte le sue piume a raccontare la sua storia, in attesa che la corte si pronunci. Non sa ne leggere ne scrivere, ma il principio per cui batte e' semplice: cio' che non e' giusto nel mondo ricco degli occidentali, non deve essere giusto nemmeno in Amazzonia.

I nostri politici hanno (quasi tutti), fior di lauree e quattrini in abbondanza, eppure questo signore con le piume in testa li sorpassa tutti, e alla grande, per moralita' e per quello che sta facendo per la sua gente. Se possono lottare dalla giungla del Peru, dobbiamo farlo anche noi.



Fonti: BBC news, Los Angeles Times

Thursday, March 6, 2008

Oil spills are forever









L'altro giorno il Los Angeles Times riportava un articolo sulla vita in un paesino dell'Alaska, Cordova, dove circa 19 anni fa la petroliera Exxon Valdez causo' uno dei piu' gravi disastri ambientali della storia a causa di fuorisucite di greggio. Ci furono quasi 50 milioni di litri di petrolio riversati lungo 3,000 chilometri di costa. I danni ambientali sono stati molto piu' gravi di quanto si immaginasse. Dopo tutti questi anni, la vita non e' ancora tornata alla normalita' a Cordova ed alcuni delicatissimi equilibri ambientali sono stati distrutti per sempre.

L'aringa e' un pesce che puo' sembrare insignificante, e forse anche gli abitanti di Cordova pensavano cosi prima del petrolio. Fino al 1989 era molto abbondante e nessuno neanche ci faceva caso. Ma in seguito all'incidente della petroliera, le larve e le uova di questi pesci vennero cosi' fortemente danneggiati che le generazioni succesive nacquero deformi e in numeri sempre minori. Oggi le aringhe sono scomparse, e con loro i salmoni rosa allo stato naturale che se ne cibavano e che rappresentavano la principale fonte di reddito per la citta'.

L'industria della pesca e' in forte declino, tre industrie che inscatolavano le acciughe sono fallite e nessuno compra il poco salmone che c'e' per paura che sia contaminato. Che sia veramente contaminato o no, non conta, e' questa l'immagine del salmone di Cordova. La popolazione e' decimata e i pochi che sono rimasti sono solo anziani e persone scoraggiate. Uno dei sindaci, incapace di risollevare le sorti della citta' si e' suicidato. La Corte Suprema americana si pronuncera' in estate se accordare ai pescatori di Cordova ulteriori danni di 2.5 miliardi di dollari per danni economici alla collettivita'. La Exxon ha gia' pagato 3.5 miliardi di dollari per il ripristino ambientale in Alaska. Ma il ripristino totale secondo gli esperti non ci sara' mai. Un monitoraggio su 25 specie animali riporta che solo sette sono tornate ai livelli pre Exxon Valdez.

Anche in Italia abbiamo un disastro simile, con conclusioni legali un po' differenti. Nel 1991 la Haven, una petroliera di bandiera cipriota, vecchia e malandata, esplose carica di greggio a Genova, con a carico 140,000 tonnellate di petrolio. Naturalmente grazie a giochi di prestigio tipicamente italiani, non vi furono ne risarcimenti ne colpevoli. Nel 2002 furono definitavamente archiviate tutte le richieste di pagamento e di dichiarazioni di colpevolezza dalla Haven. Gli armatori dissero che non capivano perche' ci fosse voluto cosi' tanto tempo per dichiarare la loro innocenza. Non fu colpa di nessuno. La nave giace a una ottantina di metri da Arenzano, in provincia di Genova. E' stimato essere il piu grande relitto subacqueo di tutti i tempi.

L'università di Marsiglia, in Francia nel 1994 condusse una ricerca sull'inquinamento provocato dalla Haven, affermando che la natura del petrolio e le condizioni ambientali non sembravano favorire il naturale processo di decontaminazione. Nel 1995 venne effettuato uno studio sulle ostriche del mar ligure: furono rilevate quantità di idrocarburi superiori a quelle registrate nel porto di Marghera, in Veneto. Le conseguenze di questo disastro ecologico sono ancora evidenti e gli esperti concordano che le sostanze tossiche emesse durante quell'esplosione siano ormai entrate nella catena alimentare.

Il punto che voglio fare con queste storie, e basta navigare in internet un po' per rendersene conto, e' che la natura e gli ecosistemi sono sistemi complessi e fragilissimi e non e' possibile prevedere cosa succedera'. Occorre essere PREVENTIVI e non piangere i morti e i danni dopo che sono successi. Trasformare il porto di Ortona in porto minerario per il commercio di petrolio ed affini solo per promuovere la fratino.com e' una scelta - come molte altre proposte dall'attuale amministrazione ortonese - FOLLE .

Anche se le possibilita' di incidenti sono remote, sono pur sempre possibili e sarebbero catastrofiche. Il caso Genova la dice lunga: se i giochi di prestigio li hanno saputi fare i ciprioti, figuriamoci l'ENI!

Sindaco, ma lei non pensa che sia arrivata l'ora di concedere, elegantemente e con dignita', la sua sconfitta sul petrolio ad Ortona?

Fonti Los Angeles Times, Focus, Wikipedia