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Tuesday, April 17, 2018

Sicilia: gli inglesi della Cabot Energy a trivellare Vesta a Pozzallo





"La regione Sicilia, seppure sollecitata [...]
non ha fatto pervenire il proprio parere di competenza"

Dal decreto trivellante appena
approvato per la regione Sicilia

13 Aprile 2018

Il presidente della regione Sicilia
si chiama Nello Musumeci.
Il suo partito si chiama
 "Diventera' Bellissima"

Certo, la Sicilia diventera'
bellissima con bella vista trivelle!




Il duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini continua la loro opera di distruttori e trivellatori d'Italia.

E infatti sono ancora qui che firmano decreti trivellanti a piu' non posso. Hanno paura forse che finito il loro mandato restino concessioni libere, e quindi via con le firme e con le trivelle! Il documento piu' recente e' stato approvato il giorno 13 Aprile 2018.

E' il turno della Sicilia con Vesta, che fa parte del permesso di ricerca CR 146 NP e per il quale la Northern Petroleum trivellera' un pozzo esplorativo.

In realta' la Northern Petroleum da tempo e' diventata parte di un'altra ditta, che si chiama Cabot Energy e che ha sede a Londra.

Cosa c'e' nelle vicinanze di Vesta?

Dicono che c'e' una lunga liste di aree protette, fra cui i seguenti siti di interesse comunitario (SIC)

ITA080001 Foce del Fiume Irmino
ITA080005 Isola dei Porri
ITA080007 Spiaggia Maganuco
ITA080008 Contrada Religione
ITA080010 Fondali Foce del Fiume Irminno
ITA090001 Isola di Capo Passero
ITA090003 Pantani della Sicilia sud orientale
ITA090004 Pantano Morghella
ITA090010 Isola Correnti, Pantani di Punta Pileri, chiusa dell'Alga e Parrino
ITA090028 Fondali dell'Isola di Capo Passero
ITA070029 Biviere di Lentini, tratto mediano e foce del Fiume Simeto e area antistnate la foce.
ITA090002 Vendicari
ITA090027 Fondali di Vendicari

e la Riserva Naturale Orientata Isola Faunistica di Vendicari.

Pero' siccome sono ad almeno 24 miglia di distanza, e' tutto sotto controllo e si puo' escludere
"qualsiasi impatto".

E la pesca? E le specie marine che li vivono? E la monnezza che dalla piattaforma viaggera' nel mare? E la biodiversita'?  Niente. Tuttapposto.

Non si parla di cosa accadra' a nessuna di queste aree protette in caso di incidente, di effetti cumulati, di correnti marine. Niente. Tuttapposto.

Non si parla di fanghi, di volumi, di agenti chimici che finiranno nel mare, del raggio di diffusione. Niente. Tuttapposto.

Non si parla del punto finale di tutte queste attivita', e cioe' le trivelle permanenti e di cosa queste significheranno per i prossimi 50 anni in zona. Perche' qui non e' che vogliono sondare il sottosuolo e fare il pozzo temporaneo per amore della scienza. Il loro obiettivo e' piazzare trivelle permanenti e farci soldi.

Notare che si tratta di trivelle in acque profonde, a 120 metri sotto il livello del mare, e queste sono sempre le piu' pericolose, per le distanze coinvolte, le correnti, le difficolta' nel controllare apparecchiature di vario genere.

Per ora il progetto e' solo esplorativo, nel senso che arrivera' infrastruttura temporanea per trivellare in temporane capire se e quanto petrolio c'e' sottoterra e la qualita' del petrolio stessa. Cioe' a valutare se ne vale la pena, economicamente parlando. Ci vorranno due giorni per piazzare la piattaforma temporanea, il jack-up, e 41 giorni per trivellare il pozzo temporaneo, esplorativo.

Se il petrolio c'e', poi ci saranno 14 giorni di prove e di test.

Quindi circa due mesi o poco piu' di trivelle.

Come sempre, questo qui e' un'altro passo verso lo scopo finale che e' ovviamente la piattaforma finale che restera' in mare per 30, 40, 50 anni.

Come sempre, occorre opporsi all'inizio, e non dopo, quando e' troppo tardi e si possono solo guardare e cercare di contenere i danni.

Sono arrivate solo quattro osservazioni, e tutto e' stato considerato nella decisione finale da Galletti e Franceschini, assieme alle "controdeduzioni"da parte del proponente.

E si, le controdeduzioni.

Ho sottolineato questa cosa tante e tante volte.

Non e' democratico ne giusto che il proponente abbia la prima e l'ultima parola. Le decisioni si prendono con il proponente che propone X e la gente (che deve farsi un enorme lavoro per studiare carte e capire e scrivere) che osserva Y.

E poi si decide. Par condicio. 

Non e' accettabile che la Northern Petroleum/Cabot Energy poi abbia diritto di una controrisposta.
E notare che mentre la Northern Petroleum/Cabot Energy ha come scopo quello di tirare via soldi, la gente vuole solo conservare il proprio mare. Semmai dovrebbe essere la collettivita' ad essere avvantaggiata, non i trivellatori!

Evidentemente la democrazia di questi signori che firmano e che dunque avvallano il tutto, Galletti e Franceschini, e' un concetto relativo.

Interessante che la regione Sicilia non ha mandato parere alcuno. Niente.

Il ministero dice che hanno mandato sollecitazione in data 17 Luglio 2017. Quel giorno li il presidente della regione Sicilia era Rosario Crocetta ancora, del PD, che ha avuto un rapporto strano con l'ENI e le trivelle. Da ex sindaco di Gela non puo' non sapere quanto sia distruttiva l'industria del petrolio, e qui, sollecitato dal Ministero, non ha detto niente.

Forse per giochi del PD? Forse per comodo? Forse perche' non gli interessava? Forse perche' era li nel mare, ed occhio non vede cuore non duole nel blu del Mediterraneo?

Fatto sta che Crocetta non dice niente.

Dal dicembre 2017 il nuovo presidente di Sicilia e' Nello Musumeci del partito "Diventera' Bellissima". SIC.

Si dira': lui e' arrivato dopo il sollecito. Certo, ma ha avuto cinque mesi per rispondere, per interessarsi alla questione, per intervenire, per leggere le carte.

Caro Musumeci, come pensa che diventera' bellissima la Sicilia?

Con le trivelle?

Con il silenzo?

E poi, la Sicilia e' gia' bellissima, basta solo amarla e insegnarlo questo amore ai propri residenti. Era cosi difficile in cinque mesi mandare una lettera a Roma e dire: siamo contrari? Era cosi difficile creare un po di informazione? Era cosi difficile dare l'esempio? Insegnare alla gente che e' importante prendere posizioni, esigere che i propri diritti di cittadino vengano rispettati?

E quindi, arriviamo al 13 Aprile. Sono stati dati tutti i nulla osta, tutti i permessi, tuttapposto.

Come sempre le ridicole prescrizioni di Galletti e Franceschini per far vedere che un po ci tengono al mare.

Notare: siccome si vergognano delle parole prescrizioni, ora usano le parole "condizioni ambientali".
Ma sempre ridicolo e' il concetto, di autorizzare le trivelle e mettere un po di contentini che sara' difficilissimo controllare e che sono solo teatro.

Ad ogni modo ecco qui le prescrizioni, appunto ora chiamate "condizioni ambientali":

1. Assieme all'ISPRA studiare l'interferenza con alcune specie marine, e con la pesca, in particolare per la specie Parapeneus longirostris e le "nursery" presenti in zona per minimizzzare gli impatti.

Come sempre, notare l'uso delle parole in inglese, come dire, se le chiamiamo nursery non fa poi cosi male al cuore.

Sono zone dove i pesci vanno per riprodursi, ecco cosa sono le nurseries.

Cosa e' la Parapeneus longirostris? Il gambero rosa del Mediterraneo.

Qui lo dicono in latino invece.

Quindi, sono preoccupati della pesca di gambero rosa e del fatto che le trivelle arriveranno in zone di riproduzione ittica.

Ma trivellano lo stesso.

Vorrei solo vedere l'ISPRA che ha da dire e se avra' il coraggio di pronunciare le seguenti parole: noi gli studi in congiunzione con i trivellatori non li facciamo.  Fateveli voi. Il mare si protegge non lo si distrugge e fare questi studi con i trivellatori significa tacitamente avvallare il messaggio che trivellare si puo' sempre e comunque.

Ma poi a che servono questi studi se i permessi sono stati gia' accordati?

Mistero della fede.

2. I lavori dovranno essere eseguiti in 70 giorni e si dovra' accertare che non ci saranno interferenze con altre attivita' petrolifere, come indagini sismiche, attivita' di perforazioni e coltivazioni di idrocarburi in aree limitrofe, e cioe' entro 5 miglia.

Cioe' in questa zona potrebbero esserci pure altre trivelle, altri airgun. E quindi, almeno procedere ... uno alla volta!

3. Monitoraggio acustico con il "Marine Mammal Observer" per accertarsi della presenza di zifi e capidogli. Cioe' studiamo se ci sono balene e/o altri mammiferi marini.

"Nel caso nell'area considerata vi sia una rete capillare di monitoraggio degli spiaggiamenti, queste deve essere allertata al fine di raccogliere tempestivamente informazioni su animali trovati morti o alla deriva"

Cioe' lo sanno pure loro che ci sono questi rischi, ma per loro e' solo una questione di "contiamo le carcasse e andiamo avanti". E infatti dopo che hai raccolto informazioni sugli animali morti cosa resta da fare?  Come sempre, e' prima, non dopo che si interviene.

Ad ogni modo, siamo un piu tranquilli perche' il "Marine Mammal Observer" avra' esperienza "pluriennale con curriculum che ne attesta le competenze" ed avra' una "spiccata familiarita' con i cetacei presenti nell'area".

Alla fine, sara' creato un bellissimo report con le note bibliografiche, modellazione acustica relativa alla "crociera sismica".

Cosa sia la crociera sismica in questo contesto non e' dato sapere.

Secondo me hanno fatto copia ed incolla da decreti diversi, dove ad essere accordati erano gli airgun che venivano chiamati crociere sismiche e non le trivelle!

Anche qui, se non ci azzeccano manco a scrivere i rapporti, come possiamo pensare che siano seri nel controlli? 

Tuttapposto.

4.  Finalmente un po di parole sui fanghi. Nelle prescrizioni.  Ecco qui le uniche loro parole "tutti i fanghi di trivellazione non potranno essere rilasciati sul fondale"

E ci mancherebbe!

E possono essere rilasciati in acqua?

Chi lo sa. Dov'e' l'azzeccagarbugli?

5. Arriva quindi la richiesta di un piano operativo. Occorre attenersi ad una non meglio specificata "Scheda tecnica per lo scarico di materiali derivanti da attivita' petrolifere in mare".
 
Mmh.  Quindi vuol dire che l'Italia possiede una scheda in cui si ammette che le attivita' del petrolio scaricano a mare!

Nessuno potra' piu' dire che le attivita' del petrolio causano inquinamento a mare. Se il governo regolamenta tale attivita' vuol dire che esiste. Ma chissa', magari sara' solo profumo di lavanda cio' che viene rigettato in mare.

Comunque sulla piattaforma dovranno esserci vasche per accumulo del fango dotate di agitatori meccanici per garantirne l'omogeneita', vasche di stoccaggio temporaneo e sebatoi di accumulo delle acque reflue.

Certo, per la lavanda di cui sopra.

Occorrera' pure "disidratare il fango esausto", e usare "vibrovaglie", "batterie di idrocicloni in serie", "desander e desilter", "centrifughe a cilindri rotanti".

Mazinga Z ci vuole!

6. La Northern Petroleum/Cabot Energy di Londra dovra' pure indicare un piano di emergenza, in cui indicare cosa fare in caso ci sia "l'evento incidentale". Non lo chiamano scoppio, o perdita di petrolio o incendio. Solo un evento incidentale.

Dovranno usare le simulazioni fatte dall'Universita' La Sapienza di Roma, per quantificare le misure che useranno in relazione ai rilasci. Per di piu' occorrera' intervenire entro 12 ore massimo "dall'evento".

E infine dovranno pure specificare le loro capacita' finanziarie per far fronte al risanamento e al ripristino dell'habitat.

E super infine dovranno comunicare se trovano referti archeologici alla sovrintendenza dei beni culturali di Ragusa.

Tuttapposto.

Ma... quando arriva il ricambio da Galletti e Franceschini?







Friday, December 4, 2015

La storia d'amore fra la Edison e Vega a Ragusa


La Vega A con la sua bella fiamma sputa H2S al largo di Ragusa


La ex-nave stoccaggio, finalmente rimpiazzata

Tutte le concessioni al largo della Sicilia meridionale 


La Vega A e costruenda B:


La Vega A e B

Notare che l'amore fra Edison e Vega si accompagna all'uso di sostanze tossiche che hanno contaminato il mare e i fondali marini: “metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE”.

Si impotizzano “gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino attuando, per pura finalità di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi”.

In 19 anni Vega A "ha prodotto circa cinquecentomila metri cubi di acque contaminate da rifiuti anche pericolosi, che sono state smaltite poi con modalità assolutamente non conformi alle disposizioni normative”.

Secondo l’Ispra “la natura particolare delle matrici ambientali danneggiate” non potrà essere riportata “alle condizioni originali”.

Il danno e' di almeno 70 milioni di euro.


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Mr. Edison amava profondamente donna Vega e avrebbe fatto di tutto per accontentarla. Qualsiasi azione, qualsiasi pensiero erano rivolte a Lei, la regina delle piattaforme petrolifere.

Quando donna Vega si ammalo', Mr. Edison era preoccupato, nervoso, non gli importava piu' nulla del mondo, degli altri, pensava solamente al suo “dolore”. Alla sua morte, quasi per dare un senso alla sua vita, ebbe l’idea che avrebbe costruito qualcosa di ….“grandioso” in onore di donna Vega.
Aveva saputo che qualche secolo prima l’imperatore Shah Jahan aveva edificato il Taj Mahal, a ricordo della moglie Arijumad Banu, considerato il mausoleo piu' bello del mondo in un posto esotico e lontano, l'India.

Alla notizia Mr. Edison fu come folgorato, letteralmente illuminato come mai dai tempi di suo nonno, da un pensiero. Non avrebbe costruito una sola opera a ricordo di donna Vega, bensi' due.

Fu cosi' che inizio' la lunga storia del progetto di costruzione delle due piattaforme: Vega A e Vega B.

Nei primi anni ottanta, Mr. Edison costrui Miss Vega A. Fu contento della sua creatura e sembro' quasi che si fosse totalmente dimenticato di costruire Miss Vega B.

Non era cosi'. Dopo più di trent’anni Mr. Edison penso' che i tempi fossero maturi per la seconda piattaforma. Era stanco di avere solo Miss Vega A e perche' accontentarsi di una quando ne puoi avere due?

Tuttavia, i tempi erano cambiati, c’erano delle regole a cui attenersi. Mr. Edison avrebbe dovuto costruire Miss Vega B rispettando i tempi originali dati dal testo del Decreto di Concessione. Ma dopo trent'anni i tempi erano scaduti e Miss Vega B non avrebbe potuto vedere la luce. Ci si doveva accontentare di Miss Vega A.

Mr. Edison era disperato, come avrebbe potuto onorare la sua donna visto che gli era impedito di realizzare Miss Vega B ? E’ mai possibile in questo mondo che queste “banali regole” possano schiacciare ed umiliare l’amore che un uomo ha per la sua donna ?

Quando tutto sembrava volgere per il peggio, ecco che per Mr. Edison si intravide la luce.

Era il decreto di compatibilità ambientale 0000068 dell’aprile 2015.  Mamma Chioccia Ministero dell’Ambiente decideva che l'amore non ha vincoli di tempo e che il cuore di Mr. Edison non poteva piu' soffrire cosi.  I giochi erano fatti e finalmente il “sogno di Mr. Edison" si poteva completare. Potra' realizzare Vega B.

La ``Forza del petrol-amore ” vince su tutto.

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In effetti, cara Maria Rita, solo pensando ad un romanzo rosa si può giustificare quanto sta succdendo nella concessione di coltivazione denominata C.C6.EO della Società Edison, ubicata nel Canale di Sicilia, circa 20 km offshore dalla costa Sud-Orientale della Sicilia.

Ma andiamo con ordine, la societa' petrolifera Edison e' titolare della concessione di coltivazione denominata C.C6.EO al 60%. Il socio di minoranza e' l'ENI al 40%.  Siamo al largo di Ragusa, Sicilia.

L’originario ``Programma di Sviluppo", approvato con Decreto Ministeriale MICA del 17 Febbraio 1984 prevedeva la realizzazione di due piattaforme, la Vega A e la Vega B.  A quel tempo chi decideva queste cose era il Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato, abbreviato in MICA. La ditta che invece avrebbe goduto di questa concessione si chiamava SELM. C'era tempo fino al 28 Dicembre 2012..

Di queste due piattaforme, contravvenendo agli obblighi imposti dal decreto di concessione, ne fu realizzata soltanto una: la Vega A.

Con successivo Decreto Ministeriale MICA 1040 del 15 Febbraio 1988 (Decreto 1040) si autorizzava l’esercizio definitivo del complesso Vega che veniva definito come composto da: piattaforma fissa di produzione “Vega A”, sea-lines, boa di ormeggio e serbatoio galleggiante “Vega Oil” (ora sostituita dalla nave stoccaggio FSO Leonis).

E la Vega B? Non si sa. Come per magia, a distanza di quattro anni fra i due decreti ministeriali, la Vega B scompare e in quello del 1988 non viene citato in alcun modo la piattaforma Vega B. Siccome e' scomparsa sulle carte, automaticamente sparisce anche l’obbligo di realizzarla. Anzi, nello stesso Decreto 1040 del 15 Febbraio 1988, viene richiamata una dichiarazione datata 18 Agosto 1987 con la quale, la SELM, nella persona di Giuseppe Testaverde, direttore per la realizzazione del Progetto Vega affermava che:

"Le opere relative alla piattaforma fissa VEGA, sealines e serbatoio galleggiante VEGA OIL sono conformi al progetto depositato presso la sezione U.N.N.I. e il Ministero della Marina Mercantil"

E' alquanto singolare che Giuseppe Testaverde si era “dimenticato” di far notare che non era mai stata realizzata la seconda piattaforma Vega B e che era tutto conforme. 

Intanto sorge la domanda: e’ possibile dichiarare che le opere sono “conformi” ad un progetto depositato senza accorgersi che di due piattaforme petrolifere ne manca una? Dopotutto mica si tratta di un bullone? E' una piattaforma intera!

Ad ogni modo, tutto questo accadeva trenta anni fa. E con o senza la seconda piattaforma Vega B, tutto il complesso veniva dichiarato ``conforme" al progetto originario.

Passano trent'anni. Il petrolio viene estratto, la Vega Oil ha i suoi piccoli e grandi guai ambientali, e ... solo adesso ci si ricorda che manca la Vega B e si decide di realizzarla. E per quale motivo ci si ricorda che si deve realizzare una seconda piattaforma solo adesso?

Dal Decreto 1040 del 1988 in poi, il programma dei lavori ha attraversato, una sorta di fase di letargo: le varie società che si sono succedute come titolari della concessione Vega non hanno minimamente pensato alla realizzazione della seconda piattaforma che avrebbe consentito di attuare pienamente il programma originario del 1984.

Il colpo di scena arriva il 26 Luglio 2012, quando la Edison, l'ultima titolare in ordine del tempo della concessione Vega,  sveglia tutti dal letargo e presenta domanda di pronuncia di compatibilita' ambientale presso il Ministero dell'Ambiente per lo ...  “Sviluppo del Campo Vega B – Concessione di Coltivazione C.C6.EO”.

Cioe' era arrivata la Bella Addorementata nel Mare --  della serie: meglio tardi che mai!  Ma perche' tutto questo ritardo?

Il motivo e' presto detto. Il sito scelto dalla Edison per trivellare Vega B dista un po piu di undici miglia da un sito protetto di interesse comunitario, il SIC ITA 080010 detto ``Fondali Foce del Fiume Irminio". Siamo quindi all'interno della fascia di protezione delle dodici miglia imposta dal decreto legislativo 128 del 2010, il cosiddetto decreto Prestigiacomo che fra l'altro aveva anche aiutato la prima bocciatura di Ombrina Mare.

All'inizio, la Edison scriveva nei suoi documenti depositati presso il Ministero dell'Ambiente, che la localita' scelta per Vega B si trovava al di fuori della fascia di rispetto.

Successivamente, si sono accorti che in realta' il sito scelto risultava essere all’interno delle dodici miglia. In questo caso, a causa del decreto Prestigiacomo, Vega B non avrebbe potuto essere realizzata se la si considerava un nuovo progetto.

E' qui che la Edison tira fuori la storia del completamento del programma lavori approvato trentuno anni prima! E infatti, se la Edison considera la costruenda piattaforma Vega B facente parte di un programma di sviluppo approvato trentuno anni fa dal Decreto di conferimento della Concessione del 1984, diventa tutto piu' facile costruirla. Cercano di farla passare come non nuova, ma parte di un decreto vecchio.

Ma i tempi stringevano, e secondo il primo decreto, quello del 1984, il programma andava completato entro il 28 Dicembre del 2012. E quindi, sullo scadere dei 28 anni, la Edison presenta “istanza di proroga decennale” il giorno 5 gennaio 2012.

Devono sbrigarsi dunque!

La proroga decennale infatti non viene ottenuta in modo automatico. Le societa' concessionarie devono dimostrare di aver adempiuto a tutti gli obblighi iniziali. E' il cane che si mangia la coda allora:

Non completano il primo piano di sviluppo perche' non trivellano Vega B, chiedono la proroga decennale per trivellare Vega B, ma la proroga possono averla solo se Vega B e' stata trivellata.

Solo in Italia!

Ora, a parte tutte le questioni ambientali: presenza di faglie sismogenetiche in zona, biodiversita' del mare,  mancanza di un adeguato piano si antinquinamento marino c'e' questa bellissima nota del 12 Dicembre 2014 dove il Ministero dello Sviluppo Economico ha: 
“confermato che la società istante ha ottemperato, nei termini di buona gestione del giacimento, agli obblighi del decreto di conferimento della concessione di cui è stata chiesta proroga e che il programma lavori proposto per il prossimo decennio risulta finalizzato all’ottimizzazione e al completamento del drenaggio delle risorse”

E poi:

“Vega B completa il programma di sviluppo e coltivazione del giacimento concesso, ottimizzando il drenaggio delle risorse di olio del giacimento su cui attualmente insiste la piattaforma Vega A secondo un programma condiviso nei tempi e nei modi”.

Ma possibile che in tutto questi si siano dimenticati una piattaforma intera? Come possono dire di avere adempiuto a tutti gli obblighi se una parte integrante del progetto non e' stata eseguita? Delle due una: o sono ciechi o non sanno leggere!

La domanda a questo punto sorge spontanea:

Se la societa' ha eseguito nei tempi e nei modi il programma di sviluppo approvato nell’originario Decreto MICA del 1984, per quale motivo il Ministero dello Sviluppo Economico non ha ancora rilasciato il Decreto di proroga decennale che attualmente risulta essere scaduta dal 28 dicembre 2012, quasi due anni e mezzo ?

In uno Stato normale certe storie neanche iniziano e sapremmo bene come andrebbero a finire. Purtroppo, lo Stivale Italico può essere accusato di tutto tranne che di normalità.

Mike il Cavaliere



Friday, October 4, 2013

Ragusa acidizzata e reiniettata



Vega è la più grande piattaforma petrolifera fissa off-shore realizzata in Italia. Operando in condizioni ambientali spesso difficoltose, adotta tecnologie d’avanguardia per la sicurezza del personale e dell’ambiente circostante


Nella Vega 6, Vega 9, Vega 19
queste "tecnologie d'avanguardia" includono
 l'iniezione di acidi.


Beh, era giusto acidificare e reiniettare un po tutti, no?

Ed eccoci allora con gli acidi in Sicilia, a Ragusa, per conto della Edison gas.

Siamo sulla piattaforma Vega A, nella concessione C.C6.IS, ora rinominata C.C6.EO, che ha abbinata anche una nave di stoccaggio FSO. La prima nave si chiamava Vega Oil ed e' stata sostituita da qualche anno dalla Leonis. Nel sito dell’UNMIG queste navi le chiamano "piattaforme marine".  Chissa' perche'.

Della Vega Oil e delle sue condizioni pietose abbiamo gia' parlato qui. Speriamo che con la Leonis vada meglio!

Per la cronaca, si tratta anche qui di petrolio ad alto tasso sulfureo, e di bassa qualita': indice API 15.5 da cui fanno principalmente bitume. Quindi monnezza anche qui.

Ad ogni modo, collegati alla piattaforma Vega ci sono una ventina di pozzi: ben 17 in produzione piu' altri tre produttivi, al momento non sono eroganti.

Fra i vari pozzi il Vega 6, dismesso da molti anni.

E cosa succede attorno alla piattaforma Vega e ai suoi venti pozzi? 

Beh, spulciando un po fra le carte, ecco cosa viene fuori.

Che gia' nel 1987 si pensava di reiniettare monnezza tossica e acidificare i pozzi di Ragusa, e che il tutto e' durato per vari anni almeno.





7 Settembre 1987: la SELM spa che gestisce il campo Vega chiede (e poi ottiene) di reiniettare il materiale di scarto dalla piattaforma Vega A al pozzo dismesso Vega 6 per un anno in fase sperimentale.


 

 7 Aprile 1988, Verbale di ultimazione del pozzo Vega 19

"Eseguita, previa acidificazione con HCl, prova di produzione n.1 metri 2556-2610 con portata massima di 415 t/g di olio greggio con duse 0 1 5/8"



Rapporto attivita' del Campo Vega - 5 Luglio 1991

 Vega 9:

"E' stata effettuata pertanto l'acidificazione del pozzo con 3.5 MC di acido cloridrico al 28%, attualmente e' in corso lo spurgo e la prova di produzione"

 Vega 6:


"l fine di migliorare la iniettivita' del pozzo di re-iniezione Vega 6 e' stata eseguita l'acidificazione con mc. 3 di acido cloridrico al 14%"

3,5 metri cubi sono 3500 litri.


1 Marzo 1992

Eseguita acidificazione su pozzo di reiniezione acqua di formazione "Vega 6" per ripristino ricettivita' iniziale

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Ma iniziamo dall' inizio.

Siamo al 1987, e la SELM, titolare della concessione, manda all'Ufficio Nazionale Minerario Idrocarburi la richiesta di usare un pozzo dismesso per reiniezione di acque di formazione in via sperimentale.

Il pozzo estrattivo si chiama Vega A, da qui trivellano e tirano fuori petrolio.

La richiesta e' di usare il pozzo Vega 6, "ubicato marginalmente" alla Vega A, per la reiniezione di materiale di scarto, fra cui le acque reflue di produzione.

Se il Vega 6 non fosse sufficiente, ci si riserva di chiedere di usarne anche altri per altre "acque reflue".

Il ministero gli accorda di poter fare la reinizione perche' "evita l'inquinamento marino per l'eventuale scarico in mare delle acque reflue di formazione".

Quindi:

1. Lo sanno anche loro che le acque reflue sono monnezza e che inquinano.
2. Se non c'era il pozzo di reiniezione, questa monnezza sarebbe finita in mare.

Passa un po di tempo e arriva il report sulle attivita' del campo Vega.

Viene fuori che il pozzo Vega 9 ha bisogno di acidificazione per ripristinare la produttivita'. Usano 3.5 metri cubi di acido cloridrico al 28%.

Anche il pozzo Vega 6, quello della reinizione sperimentale ha bisogno di acidificazione. Qui sono piu' delicati ed usano 3 metri cubi al 14%.

Queste concentrazioni sono estremamente elevate, l'acido cloridrico puo' avere una concentrazione massima del 35-37%, dopo diventa volatile. A titolo di esempio, l'acido muriatico - acido cloridrico diluito -  ha una concentrazione solo del 10 % di acido cloridrico.

Passa un altro anno, e voila', nel 1992 altra acidificazione nel pozzo di reiniezione Vega 6


Eseguita acidificazione su pozzo di reiniezione acqua di formazione "Vega 6" per ripristino ricettivita' iniziale

Usano:

2,200 litri di solvente P121 per rimozione asfaltene nei tubi
40,000 litri di HCl al 15% con inibitori di corrosione
220,000 litri di acqua di mare

Tutta salute.

E' questa la prima volta che hanno usato acidi a Ragusa? Probabilmente no.

Dalla pagina di Donato Rondinone, "pionere" dell'era del petrolio:

Nel marzo del ’54 fu assunto come assistente del direttore dei campi petroliferi della Gulf Italia a Ragusa. Fu direttore dei lavori di costruzione del Centro Olio, delle line di flusso, della rete stradale di collegamento e della rete di distribuzione ad alta tensione, nonche’ dei lavori di “servicing” e “work over”e acidificazione e cementificazione dei pozzi di petrolio.

Il comune di Ragusa nel 2010 gli ha dedicato una strada, la ex via 464.


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Nota storica:

Nel 1987 la SELM era la societa' petrolifera che controllava la concessione C.C6.IS, inclusa la piattaforma Vega. Nel corso degli anni si sono succeduti una serie di titolari, fino a quando concessione, piattaforma e pozzi sono passati in percentuale di maggioranza in mano alla Edison.

Negli anni '90 poi, su richiesta della stessa Edison e attraverso un decreto, la concessione ha cambiato nome ed e' diventata l’attuale C.C6.EO.

Infine, la Edison e' la stessa che opera il campo Rospo Mare dove c'e' un'altra FSO.

Quella che invece che perdere petrolio, perde erba e fango.


   

Wednesday, July 31, 2013

Temsah, Egitto e Vega B, Ragusa




Temsah, Egitto, ENI 2004







Vega, Pozzallo, Ragusa, Edison


Gentilissima Prof. D’Orsogna,

Lei si è permessa di ricordare una storia già sepolta dal tempo.

Si rende conto che sono passati quasi dieci anni dall’incendio della Piattaforma Temsah in Egitto, un’eternità.

Si vabbè il pozzo è bruciato per trenta giorni ed ha distrutto la piattaforma.

Ma deve riconoscere che tutto, poi, è andato sotto controllo.

Le ricordo che non c’è stato neanche un morto.

Ma come può inficiare la gloriosa storia dell’ENI e compagni?

Le nostre piattaforme hanno superato i maggiori controlli relativi alla sicurezza. I nostri standard professionali sono stati ampiamente riconosciuti nel mondo.

Grazie alla nostra esperienza, al nostro know-how il governo egiziano nel 2010 ha ritenuto opportuno dirci direttamente: RITENTA SARAI PIU’ FORTUNATO.

In virtù di questo prinicipio l’ENI ha avviato la produzione di gas nel giacimento off-shore Tuna all’’interno della Concessione Temsah. Tutto come prima dunque. 

Se lo hanno anche capito in Egitto delle nostre buone intenzioni perché non lo vuol capire Lei ?

Si, lo so, Lei dirà ma la piattaforma Temsah era distante oltre 60 km ? Qui in Italia le vogliono fare vicinissime ? Certo, da noi le piattaforme sono molto più vicine alla costa.

Non si preoccupi. Stia tranquilla. In Italia abbiamo una normativa straordinaria in tema di sicurezza degli impianti petroliferi. Pensi è talmente bella che ha quasi vent’anni e non abbiamo alcuna intenzione di cambiarla.

Ora cercherò di tranquillizzarla.

La piattaforma che è bruciata nelle coste egiziane era costituita da un jacket a quattro gambe non era presidiata ed il controllo dei parametri di produzione avveniva per mezzo telemetria con un sistema collegato a terra.

In buona sostanza, era tecnologicamente avanzata.

Si, …poi ha preso a fuoco, per un piccolo…. inconveniente tecnico, ma…… tralasciamo.

Ora, attualmente in Italia ci prepariamo a fare qualcosa di simile: speriamo di realizzare Vega B. Vega B (60% Edison 40 % Eni) è anch’essa una piattaforma a quattro zampe, non sarà presidiata e allo stesso modo sarà telecontrollata.

Simile ma non uguale una tirava gas, l’altra tirerà petrolio.

Gentile Prof., lei è un fisico e sicuramente avrà dimestichezza con la matematica ed in particolare col calcolo delle probabilità. Rifletta, se la Piattaforma Temsah è già saltata può mai ritenere che Vega B possa farlo ?

La sfiga di distruggere due piattaforme simili nello spazio di pochi anni è capitata davvero poche volte. Al posto suo farei sogni tranquilli.

Lettera firmata