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Friday, December 4, 2015

La storia d'amore fra la Edison e Vega a Ragusa


La Vega A con la sua bella fiamma sputa H2S al largo di Ragusa


La ex-nave stoccaggio, finalmente rimpiazzata

Tutte le concessioni al largo della Sicilia meridionale 


La Vega A e costruenda B:


La Vega A e B

Notare che l'amore fra Edison e Vega si accompagna all'uso di sostanze tossiche che hanno contaminato il mare e i fondali marini: “metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE”.

Si impotizzano “gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino attuando, per pura finalità di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi”.

In 19 anni Vega A "ha prodotto circa cinquecentomila metri cubi di acque contaminate da rifiuti anche pericolosi, che sono state smaltite poi con modalità assolutamente non conformi alle disposizioni normative”.

Secondo l’Ispra “la natura particolare delle matrici ambientali danneggiate” non potrà essere riportata “alle condizioni originali”.

Il danno e' di almeno 70 milioni di euro.


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Mr. Edison amava profondamente donna Vega e avrebbe fatto di tutto per accontentarla. Qualsiasi azione, qualsiasi pensiero erano rivolte a Lei, la regina delle piattaforme petrolifere.

Quando donna Vega si ammalo', Mr. Edison era preoccupato, nervoso, non gli importava piu' nulla del mondo, degli altri, pensava solamente al suo “dolore”. Alla sua morte, quasi per dare un senso alla sua vita, ebbe l’idea che avrebbe costruito qualcosa di ….“grandioso” in onore di donna Vega.
Aveva saputo che qualche secolo prima l’imperatore Shah Jahan aveva edificato il Taj Mahal, a ricordo della moglie Arijumad Banu, considerato il mausoleo piu' bello del mondo in un posto esotico e lontano, l'India.

Alla notizia Mr. Edison fu come folgorato, letteralmente illuminato come mai dai tempi di suo nonno, da un pensiero. Non avrebbe costruito una sola opera a ricordo di donna Vega, bensi' due.

Fu cosi' che inizio' la lunga storia del progetto di costruzione delle due piattaforme: Vega A e Vega B.

Nei primi anni ottanta, Mr. Edison costrui Miss Vega A. Fu contento della sua creatura e sembro' quasi che si fosse totalmente dimenticato di costruire Miss Vega B.

Non era cosi'. Dopo più di trent’anni Mr. Edison penso' che i tempi fossero maturi per la seconda piattaforma. Era stanco di avere solo Miss Vega A e perche' accontentarsi di una quando ne puoi avere due?

Tuttavia, i tempi erano cambiati, c’erano delle regole a cui attenersi. Mr. Edison avrebbe dovuto costruire Miss Vega B rispettando i tempi originali dati dal testo del Decreto di Concessione. Ma dopo trent'anni i tempi erano scaduti e Miss Vega B non avrebbe potuto vedere la luce. Ci si doveva accontentare di Miss Vega A.

Mr. Edison era disperato, come avrebbe potuto onorare la sua donna visto che gli era impedito di realizzare Miss Vega B ? E’ mai possibile in questo mondo che queste “banali regole” possano schiacciare ed umiliare l’amore che un uomo ha per la sua donna ?

Quando tutto sembrava volgere per il peggio, ecco che per Mr. Edison si intravide la luce.

Era il decreto di compatibilità ambientale 0000068 dell’aprile 2015.  Mamma Chioccia Ministero dell’Ambiente decideva che l'amore non ha vincoli di tempo e che il cuore di Mr. Edison non poteva piu' soffrire cosi.  I giochi erano fatti e finalmente il “sogno di Mr. Edison" si poteva completare. Potra' realizzare Vega B.

La ``Forza del petrol-amore ” vince su tutto.

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In effetti, cara Maria Rita, solo pensando ad un romanzo rosa si può giustificare quanto sta succdendo nella concessione di coltivazione denominata C.C6.EO della Società Edison, ubicata nel Canale di Sicilia, circa 20 km offshore dalla costa Sud-Orientale della Sicilia.

Ma andiamo con ordine, la societa' petrolifera Edison e' titolare della concessione di coltivazione denominata C.C6.EO al 60%. Il socio di minoranza e' l'ENI al 40%.  Siamo al largo di Ragusa, Sicilia.

L’originario ``Programma di Sviluppo", approvato con Decreto Ministeriale MICA del 17 Febbraio 1984 prevedeva la realizzazione di due piattaforme, la Vega A e la Vega B.  A quel tempo chi decideva queste cose era il Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato, abbreviato in MICA. La ditta che invece avrebbe goduto di questa concessione si chiamava SELM. C'era tempo fino al 28 Dicembre 2012..

Di queste due piattaforme, contravvenendo agli obblighi imposti dal decreto di concessione, ne fu realizzata soltanto una: la Vega A.

Con successivo Decreto Ministeriale MICA 1040 del 15 Febbraio 1988 (Decreto 1040) si autorizzava l’esercizio definitivo del complesso Vega che veniva definito come composto da: piattaforma fissa di produzione “Vega A”, sea-lines, boa di ormeggio e serbatoio galleggiante “Vega Oil” (ora sostituita dalla nave stoccaggio FSO Leonis).

E la Vega B? Non si sa. Come per magia, a distanza di quattro anni fra i due decreti ministeriali, la Vega B scompare e in quello del 1988 non viene citato in alcun modo la piattaforma Vega B. Siccome e' scomparsa sulle carte, automaticamente sparisce anche l’obbligo di realizzarla. Anzi, nello stesso Decreto 1040 del 15 Febbraio 1988, viene richiamata una dichiarazione datata 18 Agosto 1987 con la quale, la SELM, nella persona di Giuseppe Testaverde, direttore per la realizzazione del Progetto Vega affermava che:

"Le opere relative alla piattaforma fissa VEGA, sealines e serbatoio galleggiante VEGA OIL sono conformi al progetto depositato presso la sezione U.N.N.I. e il Ministero della Marina Mercantil"

E' alquanto singolare che Giuseppe Testaverde si era “dimenticato” di far notare che non era mai stata realizzata la seconda piattaforma Vega B e che era tutto conforme. 

Intanto sorge la domanda: e’ possibile dichiarare che le opere sono “conformi” ad un progetto depositato senza accorgersi che di due piattaforme petrolifere ne manca una? Dopotutto mica si tratta di un bullone? E' una piattaforma intera!

Ad ogni modo, tutto questo accadeva trenta anni fa. E con o senza la seconda piattaforma Vega B, tutto il complesso veniva dichiarato ``conforme" al progetto originario.

Passano trent'anni. Il petrolio viene estratto, la Vega Oil ha i suoi piccoli e grandi guai ambientali, e ... solo adesso ci si ricorda che manca la Vega B e si decide di realizzarla. E per quale motivo ci si ricorda che si deve realizzare una seconda piattaforma solo adesso?

Dal Decreto 1040 del 1988 in poi, il programma dei lavori ha attraversato, una sorta di fase di letargo: le varie società che si sono succedute come titolari della concessione Vega non hanno minimamente pensato alla realizzazione della seconda piattaforma che avrebbe consentito di attuare pienamente il programma originario del 1984.

Il colpo di scena arriva il 26 Luglio 2012, quando la Edison, l'ultima titolare in ordine del tempo della concessione Vega,  sveglia tutti dal letargo e presenta domanda di pronuncia di compatibilita' ambientale presso il Ministero dell'Ambiente per lo ...  “Sviluppo del Campo Vega B – Concessione di Coltivazione C.C6.EO”.

Cioe' era arrivata la Bella Addorementata nel Mare --  della serie: meglio tardi che mai!  Ma perche' tutto questo ritardo?

Il motivo e' presto detto. Il sito scelto dalla Edison per trivellare Vega B dista un po piu di undici miglia da un sito protetto di interesse comunitario, il SIC ITA 080010 detto ``Fondali Foce del Fiume Irminio". Siamo quindi all'interno della fascia di protezione delle dodici miglia imposta dal decreto legislativo 128 del 2010, il cosiddetto decreto Prestigiacomo che fra l'altro aveva anche aiutato la prima bocciatura di Ombrina Mare.

All'inizio, la Edison scriveva nei suoi documenti depositati presso il Ministero dell'Ambiente, che la localita' scelta per Vega B si trovava al di fuori della fascia di rispetto.

Successivamente, si sono accorti che in realta' il sito scelto risultava essere all’interno delle dodici miglia. In questo caso, a causa del decreto Prestigiacomo, Vega B non avrebbe potuto essere realizzata se la si considerava un nuovo progetto.

E' qui che la Edison tira fuori la storia del completamento del programma lavori approvato trentuno anni prima! E infatti, se la Edison considera la costruenda piattaforma Vega B facente parte di un programma di sviluppo approvato trentuno anni fa dal Decreto di conferimento della Concessione del 1984, diventa tutto piu' facile costruirla. Cercano di farla passare come non nuova, ma parte di un decreto vecchio.

Ma i tempi stringevano, e secondo il primo decreto, quello del 1984, il programma andava completato entro il 28 Dicembre del 2012. E quindi, sullo scadere dei 28 anni, la Edison presenta “istanza di proroga decennale” il giorno 5 gennaio 2012.

Devono sbrigarsi dunque!

La proroga decennale infatti non viene ottenuta in modo automatico. Le societa' concessionarie devono dimostrare di aver adempiuto a tutti gli obblighi iniziali. E' il cane che si mangia la coda allora:

Non completano il primo piano di sviluppo perche' non trivellano Vega B, chiedono la proroga decennale per trivellare Vega B, ma la proroga possono averla solo se Vega B e' stata trivellata.

Solo in Italia!

Ora, a parte tutte le questioni ambientali: presenza di faglie sismogenetiche in zona, biodiversita' del mare,  mancanza di un adeguato piano si antinquinamento marino c'e' questa bellissima nota del 12 Dicembre 2014 dove il Ministero dello Sviluppo Economico ha: 
“confermato che la società istante ha ottemperato, nei termini di buona gestione del giacimento, agli obblighi del decreto di conferimento della concessione di cui è stata chiesta proroga e che il programma lavori proposto per il prossimo decennio risulta finalizzato all’ottimizzazione e al completamento del drenaggio delle risorse”

E poi:

“Vega B completa il programma di sviluppo e coltivazione del giacimento concesso, ottimizzando il drenaggio delle risorse di olio del giacimento su cui attualmente insiste la piattaforma Vega A secondo un programma condiviso nei tempi e nei modi”.

Ma possibile che in tutto questi si siano dimenticati una piattaforma intera? Come possono dire di avere adempiuto a tutti gli obblighi se una parte integrante del progetto non e' stata eseguita? Delle due una: o sono ciechi o non sanno leggere!

La domanda a questo punto sorge spontanea:

Se la societa' ha eseguito nei tempi e nei modi il programma di sviluppo approvato nell’originario Decreto MICA del 1984, per quale motivo il Ministero dello Sviluppo Economico non ha ancora rilasciato il Decreto di proroga decennale che attualmente risulta essere scaduta dal 28 dicembre 2012, quasi due anni e mezzo ?

In uno Stato normale certe storie neanche iniziano e sapremmo bene come andrebbero a finire. Purtroppo, lo Stivale Italico può essere accusato di tutto tranne che di normalità.

Mike il Cavaliere



Friday, May 1, 2009

Petrolio nelle falde di Cremona


Della storia della raffineria Tamoil di Cremona abbiamo gia' parlato su questo blog. Li c'hanno gia' tutto: desolforatore, colonna di distillazione, tubi, fumi e scoppi a pochi metri dalle case e dalla vita delle persone.

Il sottosuolo di Cremona e' fortemente inquinato da scarti della lavorazione petrolifera: le concentrazioni di idrocarburi superano i (larghi) limiti italiani anche di un fattore 2000, dalla superficie del terreno e fino a 20 metri sottoterra. Secondo la relazione del dottor Paolo Beati, gli imputati oltre agli idrocarburi, sono il MTBE (vietato in Calfiornia dal 2004 perche' a forte potenziale inquinante) e il benzene (cancerogeno), e i cosiddetti clorurati alifatici cancerogeni (di abbreviazione TCE). Cliccando su wikipedia si vede l'impressionante lista di effetti benevoli di queste sostanze.

Siccome la Tamoil e' grande e prepotente, e siccome (come l'ENI) ogni tanto elargiscono soldi per attrezzature ed altre iniziative, possono fare quello che vogliono. Anche seppellire sottoterra gli scarti tossici e inquinare il sottosuolo. Infatti hanno trovato fusti di materiale cancerogeno proprio sotto la raffineria.

Non c'e' nemmeno bisogno di andare a riversarli in Campania!

Dal 2007 c'e' una indagine seguita dai procuratori di Cremona Roberto di Martino e Cinzia Piccioni per l'inquinamento della falde acquifere. In teoria, la legge dice che: "Chiunque avveleni acque prima che siano attinte o distribuite è punito con la reclusione non inferiore a 15 anni". Sono stati indagati 10 dirigenti del consiglio di amministrazione della Tamoil degli scorsi 10 anni.

Ma si sa, le indagini italiane durano a lungo, e spesso e' troppo tardi. La gente ha gia' bevuto, si e' gia' ammalata, e' gia' morta. Chissa' quanto tempo ancora dovra' passare. Vedi Bussi. Intanto Cremona continua ad essere la citta' lombarda con maggior incidenza di tumori e leucemie.

Lo stato di salute degli operai, della gente che vive a Cremona non e' mai stato propriamente monitorato. Il direttore della ASL di Cremona, Walter Locatelli, dice che hanno avviato una analisi epidemiologica ma che "occorre indagare su un’arco temporale lunghissimo e su migliaia di persone". Cioe' anche qui, chissa se e quando qualcosa verra' mai fuori.

Intanto hanno iniziato a bonficare la falda. Finora hanno portato via ben 650,000 litri di benzina gia' raffinata sotto lo stabilimento, anche se molta piu' robaccia si e' infiltrata fino al Po inquinandolo in maniera grave. Infatti ogni tanto devono chiudere gli stabilimenti ricreativi lungo il fiume perche' alcuni gas riconducibili agli scarti Tamoil provocano "pericolo di esplosione". L'ultima il 29 Aprile 2009, quando il comune ha chiuso i circoli ricreativi di canottaggio e di tennis perche'

"Sono stati registrati valori critici di esplosivita' in corrispondenza del pozzetto presente nella sala rimessaggio barche e nel pozzetto esterno presso i campi da tennis n.4 e 5. Il monitoraggio effettuato in continuo in essere presso le Societa' Canottieri interessate sta segnalando un incremento dei livelli di concentrazione tale da lasciare presagire il raggiungimento in tempi brevi dei livelli di saturazione in altri pozzetti oltre quelli segnalati"

Ho cercato di indagare di che gas si potesse trattare, ma non era scritto da nessuna parte.

Perche' racconto tutto questo? Perche' la petrolizzazione dell'Abruzzo si accompagnera' di certo a infrastrutture pericolose ed inquinanti di questo genere. Non e' pensabile che ENI e compari trivelleranno il 50% del territorio abruzzese e che non gli servira' una raffineria. Ortona o Teramo e' la stessa cosa. In piu' questo episodio mostra ancora una volta come le dinamiche dell'inquinamento siano difficili da immaginare. Nel caso del petrolio poi diventa anche difficilissimo rimediare. Uno seppellisce robaccia vicino alla raffineria, e dopo un po di anni ci sono "pericoli di esplosione" lungo il Po.

Da ultimo una testimonianza di come si vive a Cremona:

"Immaginate di prendere il sole, d’estate, in un centro sportivo tradizionale, con prati, alberi e piscina. Immaginate di avvertire sulla vostra pelle l’adagiarsi di qualcosa di color nero petrolio. Non è una mosca... o un moscerino... è proprio petrolio; per la precisione, il prodotto di scarto della sua combustione. Sorpresi, amareggiati?! Gli oltre ventimila cittadini cremonesi che affollano le canottieri dislocate lungo il Po, sono abituati ai “regalini” che la vicinissima raffineria Tamoil rilascia giornalmente da oltre tre decenni."

Questo e' l'Abruzzo in anteprima.

Fonti: Il Vascello, Corriere della Sera, Daniele Martinelli, Cremona.it

Friday, June 27, 2008

Tutti i nodi vengono al pettine


A Cremona esiste una raffineria della Tamoil, da oltre cinquanta anni. La raffineria sorge su un area di un chilometro quadrato ed i venti sono tali da spirare dalla raffineria verso il non lontano centro cittadino. A Cremona hanno il centro di desolforizzazione, un centro di primo trattamento del petrolio per eliminare lo zolfo, simile a quello che vogliono costruire ad Ortona, e poi altre unita' per preseguire l'attivita' di raffinamento.

Cremona e' la citta' lombarda con la piu elevata percentuale di tumori. Il primario dell'unita' patologica mammaria Alberto Bottini dice: "Siamo ai primi posti in Lombardia per mortalità dovuta a diverse patologie tumorali: soprattutto per le neoplasie polmonari e gastriche per gli uomini e quelle mammarie e ovariche per le donne". I tumori, anche quelli meno comuni, sono cosi' diffusi che a Cremona hanno anche creato un centro apposito per lo studio di tumori rari.

La raffineria e' vicino alle falde idriche della citta'. Questo fatto avrebbe dovuto far scattare un campanello di allarme fra i cittadini, gli amministratori, i petrolieri, l'ARTA. Nessuno pero' si e' mai preoccupato in questi cinquanta anni di indagare sullo stato di salute dell'acqua di Cremona. Si vede che erano troppo impegnati a costruire il centro tumorale invece che chiedersi il perche' di tutti quei tumori.

Probabilmente nessuno avrebbe mai studiato la situazione di Cremona se non fosse stato per l'insaziabilita' della Tamoil stessa. Siccome la raffineria non gli bastava decisero infatti di costruire a Cremona anche una centrale a turbogas. Partirono studi ed indagini sulla compatibilita' del terreno. Da questi emerse, finalmente, che il terreno vicino alla raffineria E' GRAVEMENTE INQUINATO FINO A 20 METRI DI PROFONDITA'. Le concentrazioni di idrocarburi superano i limiti di legge anche di 500 VOLTE !!

Gli amministratori subito dichiararono che questo non era un problema perche' non era quella l'acqua che finiva nei rubinetti delle case, come se questo fosse un vanto e come se loro potessero magicamente prevedere i corsi d'acqua sotterranei. Fra gli inquinanti presenti, il MTBE e il benzene, cancerogeni scientificamente provati. Il MTBE e' vietato in California dal 2004 appunto perche' e' facile che si infiltri nelle falde acquifere.

Nella foto in alto, un incidente alla raffineria di Cremona nell'aprile del 2007, circa un anno fa e riportato da "Il vascello", un giornale web di quella citta'. La storia si ripete in tutta Italia.

Non lasciamo che la nostra regione diventi una triste statistica. Gli enti petrolfieri agiscono nello stesso modo in tutto il mondo: arrivano con un progettino e da li iniziano a spargersi, ad ingrandirsi, a volere sempre di piu', a sfruttare tutto quello che c'e' da sfruttare, come un cancro sia figurativamente che nella realta'. Noi siamo ancora in tempo ma occorre l'azione di tutti.

Informiamoci. Lottiamo. Difendiamo l'Abruzzo.

Fonti: Il vascello

Monday, May 5, 2008

I tumori segreti di Falconara


Quando incontrai l'ENI, il 18 gennaio 2008 a Pescara, l'illustrissimo professor Paolo Andreussi, consulente ENI da oltre venti anni, mi sfido' a trovare un qualsiasi rapporto medico-epidemiologico che attestava la pericolosita' degli impianti petroliferi. Uso' proprio le parole "la sfido". Lo ricordo bene perche' gia' uno dei dipendenti del comune di Ortona, Remo di Martino, mi aveva sfidato a duello e fra me e me pensai che dovesse essere di moda ora sfidare la gente in Abruzzo.

In questi giorni ho trovato delle storie agghiaccianti sui rapporti epidemiologici di Falconara. Lo riassumo in questa ultima puntata dedicata alla citta' marchigiana, anche se il discorso sarebbe molto piu' lungo e complesso. Si potranno dire tante cose sulle diversita' e i parallelismi fra noi e Falconara, ma il punto di base resta lo stesso: le operazioni petrolifere, di qualsiasi genere, distruggono la vita di chi ci abita vicino e le autorita' italiane sono spesso complici di abusi e soprusi sulla gente.

Gia' nel 2002 su commissione della Procura della Repubblica di Ancona, alcuni studi dell'ARPA Piemonte e Marche avevano riportato che i morti per tumore fra gli impiegati della raffineria erano di gran lunga superiori rispetto alla media nazionale e che in particolare, vi era una maggior possibilita' di sviluppare tumori al cervello. Venne valutata anche la mortalita' e la morbosita' tra i cittadini di Falconara Marittima e in un raggio di 30km per il periodo dal 1995 al 2000.

Lo studio dichiarato PRELIMINARE fu completato e segretamente postato su questo sito web. Dico segertamente perche' ai cittadini non venne detto nulla delle conclusioni del report. Lo misero sul web nel piu' assoluto silenzio senza dire niente. Alcuni comitati locali lo ritrovarono, quasi per caso, spluciando internet solo vari mesi dopo, nel 2004.
Io stessa l'ho trovato solo perche' i siti dei comitati cittadini, una volta scopertolo, hanno postato il link nei loro siti. Vi rendete conto? Uno paga le tasse e finanzia questi studi e poi ci vogliono i comitati cittadini come eroi per andare a scovarli?

Ad ogni modo, il report preliminare, afferma che:

Le acque di scarico dei depuratori e delle acque dei fossi che attraversano intubati la raffineria costituiscono "una problematica che andra' approfondita" cosi come la "continua immissione di MetilTerbutilEtere nell'acqua". La sigla di questa sostanza e' MTBE, ed e' un additivo della benzina. La sua capacita' di infiltrarsi nelle falde acquifere e' risaputa ed in California e' stata bannata nel 2004.

Il suolo ed il sottosuolo di Falconara risultano contaminati da Arsenico, Piombo, Mercurio, Rame, Benzene, Toluene, Etilbenzene, Xileni, Trimetilbenzeni, Idrocarburi, MTBE, ETBE, IPA e metalli. In molti siti i livelli di queste sostanze superano i livelli legali, fra cui alcuni nei pressi di campi da calcetto dei ragazzi.

Si ricorda poi che in passato:

"Sono stati riscontrati nella provincia di Ancona, in riferimento all’intero territorio regionale, eccessi di tumore alla trachea, bronchi e polmone, pleura e linfomi non Hodgkin nella popolazione maschile e di tumore alla mammella in quella femminile. Riguardo alla situazione specifica del comune di Falconara lo studio rileva eccessi di mortalità nelle donne sia per la mortalità generale che per tutti i tumori in età inferiore a 64 anni ed in particolare per il tumore mammario."

Nonostante cio' il comune di Falconara fece degli studi propri concludendo che:

"Sembra dunque di poter affermare che le lavorazioni che avvengono nella Raffineria API non rappresentino un significativo fattore di rischio per la mortalità della popolazione residente nello stesso comune dove esiste l’impianto.”

Finalmente, lo studio segreto e preliminare afferma che

"Lo studio sugli addetti all’impianto petrolchimico ha rilevato eccessi di mortalità tumorale complessiva e di tumori cerebrali in particolare. I tumori del sistema emolinfopoietico (leucemie, linfomi, mielomi) presentano nel loro complesso la maggiore problematica del comune di Falconara. Nel corso degli anni sono stati segnalati ripetuti eccessi in questa categoria diagnostica".

"Le leucemie sono invece state correlate con numerosi fattori di rischio, soprattutto con il benzene e altri derivati simili dell’industria petrolifera."

"La correlazione tra patologie del sistema emolinfopoietico ed esposizioni professionali tra gli addetti ad impianti petrolchimici esiste un corpus di letteratura molto corposo, perdurante dai primi studi eseguiti, spesso con evidenze anche tra la popolazione residente nei pressi degli impianti stessi".

"Meritano tuttavia di essere segnalate, in quanto riportate ripetutamente in studi epidemiologici occupazionali sugli addetti a impianti di raffinazione del petrolio, alcuni eccessi presenti nell'area comunale:
- i tumori pleurici maligni, o mesoteliomi (dato statisticamente significativo)
- i tumori emolinfopoietici (dato anch'esso statisticamente significativo quando considerato in particolari periodi temporali)
- i tumori della vescica (non significativi tuttavia nelle analisi citate)
- i tumori della laringe (non significativi)
- i melanomi

In particolare si consiglia un "approfondimento sulle leucemie femminili che avevano mostrato un eccesso sospetto nella prima parte dello studio".

Non si sa se gli amministratori fossero a conoscenza di questo report preliminare. Ad ogni caso, report o non report, nel 2003, alla raffineria di Falconara fu concesso di rinnovare il suo contratto operativo, senza che nessuno si ponesse domande in merito, senza che il report in questione fosse pronto in maniera definitiva e senza nemmeno che nessuno ponesse la questione di che fine avesse fatto. Ad oggi 2008, il report finale non e' ancora pronto, la raffineria continua a superare i limiti prestabiliti, il mare di Falconara e' inquinato e in tratti chiuso alla gente, e i cittadini continuano a morire di tumore, circondati dalle "problematiche" alla loro salute.

La foto che ho messo sopra e' punta Aderci, a Vasto, me l'hanno mandata gli amici del WWF di Vasto. Il mare e' ancora blu. Punta Aderci e' bella. La trivella e' vicinissima alla spiaggia. Credete che da noi vivere con il petrolio sara' meglio che a Falconara? Io no, semplicemente perche' dappertutto io abbia indagato, dalla Nigeria a Gela, la vita peggiora con il petrolio. E credete che i nostri amministratori saranno piu' bravi che a Falconara? Ma Del Turco, Fratino, Di Martino, contiuano ad arrampicarsi sugli specchi adesso, figuriamoci dopo quando dovranno difendere il loro operato!

E i sindaci di Lanciano, Vasto, Fossacesia, Casalbordino, San Vito, Rocca San Giovanni, e tutti gli altri comuni della costa dove sono? Cosa fanno? Perche' non si informano e non parlano ai loro concittadini? Ma lo sanno che siamo solo all'inizio e che davanti ci si prosepetta un futuro da regione petrolifera?