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Wednesday, September 2, 2015

Hawaii: obiettivo 100% rinnovabili senza petrolio, senza gas




Update Gennaio 2016:


L'impianto solare di Anahola da 12 megawatt e 59,000 pannelli solari
ha rimpiazzato 7 milioni di litri di petrolio importato all'anno
e genera da solo l'elettricita' per 4000 case. 


L'isola di Kauai nel 2009, usava petrolio per generare il 91% della sua elettricita'.
Nel 2015 il petrolio forniva solo il 63% dell'energia del paese.


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Il giorno 29 Gennaio 2016 il governo dello stato delle Hawaii votera' se
divestire tutti i propri fondi da petrolio, gas e carbone, secondo il 
Senate Bill 2155.
In ballo circa 31 milioni di dollari di azioni nella ConocoPhillips e altri 30 nella Chevron.
Altre decine di milioni di dollari sono investiti nella Occidental Petroleum, Total, Schlumberger, Hess Corporation e Royal Dutch Shell.

L'Universita' delle Hawaii ha gia' divestito nel Maggio 2015.
 

Secondo Bevis Longstreth, ex commissario della U.S. Securities and Exchange Commission, una specie di Consob americana, il divestimento e' "una strategia importante per controllare le emissioni di CO2 e per ridurre gli impatti finanziari che emergeranno quando inevetabilmente verranno implementate nuove politiche per ridurre le emissioni di anidride carbonica.  Gia' l'Universita' delle Hawaii ha divestito i propri fondi da oil and gas. 







 








Negli stessi giorni in cui Matteo Renzi rendeva i suoi omaggi fossili ai petrolieri italiani per il gas d'Egitto, un altro politico invece guardava avanti. Molto piu avanti.

Si chiama David Ige, e' un ingegnere elettrico ed e' anche il governatore delle isole Hawaii.

Durante l'Asia Pacific Resilience Innovation Summit che si e' svolto a Honolulu fra il 24 e il 27 agosto 2015, Ige ha annunciato che entro il 2045 l'elettricita' delle sue isole sara' al 100% da fonti rinnovabili. Niente piu' petrolio, niente piu' gas.

Le Hawaii non riescono a generare tutta l’energia che serve e importavano fino al 94% del proprio fabbisogno dagli Usa continentali, specie petrolio. Ovviamente questo rende i costi molto elevati: si calcola che il costo dell’elettricità in questo momento è il triplo alle Hawaii rispetto agli altri 48 Stati e all’Alaska. L’idea di qualche speculatore era allora di convertire le centrali petrolifere delle isole in modo che potessero anche trattare gas naturale da fracking. In particolare, l’idea era di costruire rigassificatori nelle varie isole hawaiiane.

Un’idea malsana che non ha ovviamente retto.

E infatti l'ingegner e governatore Ige decide che non ci saranno ne impianti petroliferi ne rigassificatori nelle Hawaii. Solo sole, vento e geotermico. Secondo le sue affermazioni, il gas naturale non solo non è conveniente da un punto di vista economico, visto che il costo delle rinnovabili continua e continuerà a diminuire, ma è “energia fossile” che emette gas serra e quindi non va bene come principio, né per le Hawaii, né per il pianeta. Ha anche detto che a livello locale c’è molta contrarietà ai rigassificatori e che è meglio investire sulle fonti veramente green.

La legge e' stata firmata il giorno 8 Giugno 2015. Nel testo si ordina all'Universita' delle Hawaii di effettuare la transizione invece che fra trenta anni fra venti. Loro cioe' devono dare l'esempio.

Il senatore hawaiiano Brian Schatz, aggiunge che gia' adesso vento, sole e altre rinnovabili sono competitive con le fossili e che non c'e' niente di "alternativo", anzi sono pratiche. Ricorda anche che una decina di anni fa le Hawaii si erano poste l'obiettivo di generare il 15% di energia dalle rinnovabili e che c'erano un sacco di scettici (come alcuni dei lettori di questo blog!) ma che invece si e' arrivati facilmente al 21%. E che quindi si puo e si deve essere ancora piu ambiziosi.

E siccome ci si crede veramente, lo stato delle Hawaii ha messo su un consorzio di imprese pubbliche e private, offre sussidi, e sponsorizza centri di ricerca sul miglior modo di arrivare all'obiettivo fissato. Il progetto si chiama Energy Excelerator e per ora ci sono gia' 400 milioni di dollari di investimenti.

L'ente statale elettrico che si chiama Hawaiian Electric Company (HECO), approva. Gia' adesso il 15% delle case alle Hawaii ha i pannelli solari sul tetto e si prevede di arrivare almeno al 50% in pochi anni. Anche il corpo militare che e' uno dei principali utilizzatori di energia elettrica e' entusiasta, offrendo supporto tecnico del proprio personale specializzato e fondi di ricerca.

Qui alle Hawaii dunque, sono tutti d'accordo - politici, persone, militari e buonsenso. Chissa' se Matteo Renzi oltre a tenersi al corrente sulle gesta eroiche dell'ENI ogni tanto guarda anche cosa fa il resto del mondo civile che guarda avanti e non sottoterra.

Mi sa di no.






















2 comments:

mirco said...

Hawaii=OTEC!!
https://en.m.wikipedia.org/wiki/Ocean_thermal_energy_conversion

maria rita said...

http://dorsogna.blogspot.com/2015/09/hawaii-energia-dalle-correnti-delloceano.html

Si grazie, ne avevo gia' parlato qui... :)