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Friday, October 25, 2019

Zimbabwe: 55 elefanti morti di fame per colpa della siccita'




Almeno 55 elefanti sono morti nello Hwange National Park dello Zimbabwe negli scorsi due mesi a causa della siccita'. 

Gli elefanti sono tecnicamente morti di fame e di sete, ma la causa alla base e' la siccita' che ha danneggiato le coltivazioni e crescita di cibo nei loro habitat.

E non ci sono solo gli elefanti, secondo il World Food Programme report due milioni di persone nel paese vanno incontro a problemai di malnutrizione a causa dei danni all'agricoltura portati dal troppo caldo.

Cosa era sucesso agli elefanti? Erano in cerca d'acqua e di cibo, ed avevano viaggiato a lungo per trovare ristoro. La cosa triste e' che erano a trenta metri da laghetti che avrebbero potuto aiutarli.

Nello Zimbabwe ci sono varie decine di migliaia di elefanti, alcuni vivono nei parchi, altri no. A causa della siccita' intensa di questi ultimi mesi pero' molti di loro si sono spostati nel parco dello Hwange: da 15,000 che ne ospita abitualmente, ce ne sono ora 50,000. In totale ci sono circa 85,000 elefanti nel paese.

Ovviamente anche il parco ne risente e non ha le risorse per sfamare tutti, specie appunto in queste condizioni di stress, tanto piu' che i fondi statali per i parchi e per la ricerca di acqua sono pochissimi.
E ovviamente senza parlare delle condizioni economiche dello Zimbabwe: lo sfacelo.



E cosi qualche giorno fa sono stati trovati i corpi di 55 elefanti morti alla ricerca di acqua. Un altro problema e' il numero semore crescente di elefanti che non si riesce a gestire. Si parla di vendere gli elefanti in eccesso a zoo stranieri, per esempio in Cina e in Pakistan, ma questa non e' una soluzione, ovviamente.

Intanto, occorre dire che ci sono stati dei progressi nel corso dei decenni. Nel 1996, l'elefante della savana, l'African bush elephant era considerata a rischio estinzione.  Dal 2004 e' invece diventata specie vulnerabile, cioe' il rischio e' minore. Si stima che il tasso di crescita e del 4% l'anno. La popolazione mondiale e' di 415mila unita. Il numero maggiore di questi elefanti si trova in Botswana con 130mila esemplari.

Secondo in classifica appunto lo Zimbabwe, paese in condizioni economiche disastrose dopo la fine dell'era Mugabe, con corruzione e illegalita' che divampano, e dove tutto si puo' fare per racimolare denaro. 

Il presidente Emmerson Mnangagwa dice che gli elefanti devono essere venduti perche' sono troppi.
La vendita di animali selvaggi, elefanti e non, era gia' iniziata qualche anno fa. Lo Zimbabwe aveva gia' venduto 98 elefanti a Dubai e alla Cina fra il 2012 e il 2018 per la cifra record di ....2.7 milioni di dollari!

30mila dollari per esemplare.

Si parlava di trasferirne altri 35 in Cina e Pakistan, ma la resistenza si e' improvvisamente rafforzata: il gruppo Advocates4Earth si e' opposto e i tribunali si sono opposti con loro.


Perche' questo e' sbagliato, e perche' gli attivisti si oppongono? Perche' tali elefanti non dovrebbero essere portati fuori dai loro habitat naturali, nella fattispecie fuori dall'Africa. Questo e' stipulato dalla Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora, anche noto come
CITES. 
Il rischio e' che non sopravviveranno in habitat diversissimi da quelli a cui sono abitutati o negli zoo. O peggio che vengano uccisi per l'avorio. E infatti la domanda subdola e': che ci devono fare i cinesi con tutti questi elefanti? Li metteranno davvero negli zoo, nei circhi? O ci sono obiettivi piu' loschi?  
Dopotutto la Cina e' il piu' grande mercato mondiale di avorio, legale ed illegale.



Intanto, il Botswana, la Namibia e lo Zambia, stanno cercando di eliminare il divieto sul traffico internazionale di avorio. Di recente, l'amminstrazione Trump ha pure tolto il divieto di importare "trofei animali" dallo Zimbabwe e da altri paesi.

I cacciatori e i proponenti di tali esportazioni, di elefanti e trofei, dicono che sacrificare parte della popolazione selvaggia con la caccia puo' portare alla conservazione di tutti gli altri esemplari, e che potra' aumentare il turismo locale.
Sara'.  

Intanto, fra cambiamenti climatici, abbattimento alla ricerca di avorio, e distruzione di habitat, la popolazione di elefanti che vivono nelle savane d'Africa sono calate del 30% fra il 2007 e il 2014. 



Sunday, October 14, 2018

Il gao e la riforestazione del Niger














Il Niger e' un piccolo stato africano che non se la passa troppo bene.

E' uno dei paesi piu' poveri del mondo ed e' anche il crocevia di tanti migranti che partono dalle nazioni vicine dell'Africa dell'Ovest, Nigeria, Guinea, Costa D'Avorio, Malawi, Senegal per venire in Europa, e dove si svolgono luride contrattazioni del traffico internazionale di umanita' disperata.

Questa pero' e' una storia bella, e ha per protagonisti gli alberi del Niger, non i disperati o gli sfruttatori.

Siamo a Droum nel sud est del Niger.

Sorgono qui varie piantagioni spontanee di gao, in latino Faidherbia albida, chiamati anche alberi di acacia bianca, che secondo i residenti hanno poteri magici.

Spuntano dappertutto: dal Sengal, al Mali, dal Burkina Faso al Malawi. Ma e' qui in Niger che c'e' un isola di verde gao. Sono alberi autoctoni della zona ma solo in anni recenti la riforestazione e' diventata un fenomeno. Nel solo Niger, in trent'anni sono nati duecento mila nuovi alberi di gao, su un area di cinquemila ettari di terreno prima infertile e degradato.

Non li ha piantati nessuno, sono nati da soli, ma dozzine e dozzine di contadini della zona li hanno ben coltivati, dando loro l'opportunita' di radicarsi nel suolo e di moltiplicarsi. E di qui, pochi alberi sono diventati appunto, duecentomila.

Secondo vari studiosi di botanica e di economia, e' una delle trasformazioni piu' radicali di tutta l'Africa in termini di ecologia e di benessere comune.

Non ci sono state qui le Nazioni Unite a portare soldi, ONG dall'Europa, o missionari mormoni. E' stata la gente del posto a capire e ad aiutarsi da sola.

Come mai il gao? 

I contadini hanno osservato che questi alberi, non si sa come, creavano un  microecosistema che portava miglioramenti alle coltivazioni agricole e al bestiame. E cosi', li hanno accuditi, non abbattuti, e hanno attribuito al gao poteri speciali.

La botanica e' piu' semplice della magia.

In generale l'ombra degli alberi non e' troppo amata dai contadini, perche' gli ortaggi e le altre coltivazioni non vengono su bene. E' per questo che spesso c'e' la distruzione della foresta tropicale. Troppo poco sole.

Ma il gao e' diverso: le radici sono estese, questo albero assorbe azoto dall'atmosfera e lo rilascia nel terreno, aiutando a fertilizzare il suolo. Le sue foglie cadono durante la stagione della pioggia, portando maggior sole proprio quando ce n'e' piu' bisogno.

Il raccolto vicino agli alberi di gao puo' raddoppiare in alcuni casi.

La cosa interessante e' che la rinascita dei gao e' piu' sostenuta in zone densamente abitate, e questo perche' il suolo e' spesso piu' degradato e gli alberi portano molti miglioramenti.  E i residenti non lo fanno perche' gli alberi sono belli ma perche' utili all'agricoltura. Piu' persone, piu' alberi.

E in Niger dove la temperatura spesso si mantiene attorno a 40 gradi l'ombra degli alberi porta ad altri miracoli: conigli selvatici che si raccolgono sotto i gao, stazioni di rinfresco per caprette.  I rami secchi sono utili per legna da bruciare, i baccelli sono mangiati dal bestiame domestico.

Sono anche sorte delle cooperative di donne che fanno medicine e sapone dalla legna del gao. La leggenda, o la saggezza popolare, dipende dai punti di vista, narra che il gao puo' curare infezioni respiratorie, sterilita', problemi digestivi, malaria, mal di schiena, e pure l'influenza.

Con la legna si possono anche costuire altri oggetti domestici, o utili per costruire case e recinti.

Cosi forte e' la protezione del gao che se uno danneggia un albero deve andare dalle autorita' a giustificare perche' l'ha fatto. La prima volta, bastano le scuse, la seconda scattano le multe che possono arrivare fino all'equivalente di venti euro, un mare di soldi per i residenti del Niger.

Si pensa che questi alberi fossero tipici del Sahara prima che diventasse un deserto, altre tesi sono che fu introdotto in zona da tribu' pastorali provieniente dall'Africa meridionale.

Ad ogni modo, fino alla meta' degli anni ottanta, ogni albero di gao era considerato di proprieta' dello stato; le punizioni anche per chi toccasse un ramo di questo albero erano severissime, e cosi non c'era nessuno a curarli in loco. Ma le leggi cambiarono, e ai privati fu concesso di possederli. Da allora la proliferazione dei gao e' stata fortissima, la gente era contenta di esserne responsabile, li hanno curati.  Sono state anche create delle pattuglie per la supervisione collettiva.

La matematica e' certa: secondo i contadini un albero di gao e' l'equivalente di dieci mucche.

L'albero Faidherbia albida e' l'oro verde dei Niger.

Monday, August 6, 2018

La California avvolta dalle fiamme: il Mendocino Fire esplode e diventa il piu' grande di sempre













































It is extremely fast, extremely aggressive, extremely dangerous.
Look how big it got, just in a matter of days.
Look how fast this Mendocino Complex went up in ranking. 
That doesn’t happen. That just doesn’t happen.
Scott McLean, capitano dei pompieri di California 
sul Mendocino Fire

Un altra estate in cui la California brucia a tassi record.


Speravamo tutti che i disastri sarebbero finiti nel 2017, ed invece sono peggiori in questa prima meta' del 2018.

Nel 2017 in California si registro' il piu' grande incendio dello stato, il cosiddetto Thomas Fire, che incendio' 114mila ettari di terreno fra le contee di Santa Barbara e Ventura. Piu' a nord bruciarono vigneti, mille case almeno e dozzine furono i morti.

Ma il 2018 non vuole essere da meno. Il Mendocino Fire e' raddoppiato in dimensioni durante il weekend appena passato ed e' ora il piu' grande della storia di questo stato, superando il record del 2017.  E' cosi grande che occupa 115mila ettari di terreno, ed ha diverse sezioni: il Ranch ed il River Fire. Copre varie citta', e da Venerdi e' cresciuto del'80%.

35 case sono andate bruciate e Mendocino continua ad ardere.

E non e' solo. Ci sono altri 18 grandi incendi nello stato e i pompieri sono stanchi. Sono in 14,000 e non bastano. E infatti sono arrivati rinforzi dall'Australia e dalla Nuova Zelanda. L'ulitmo fuoco a ruggire in ordine di tempo e' stato l'incendio di Orange County che ha gia' portato a varie evacuazioni.

In totale, finora e' stata persa, nel solo 2018, una superficie pari a 226mila ettari. Meta' del Molise.

Intanto il Carr Fire, nella Shasta County anche questo a nord dello stato di California ha portato alla morte di sette persone dopo avere bruciato circa 66mila ettari.  E' stato causato da una macchina che ha forato e voila', ci sono state scintille e il fuoco che e' ancora attivo. E' stato qui dichiarato lo stato di emergenza.

Alcune aree dello Yosemite National Park sono state chiuse a tempo indeterminato per pericolo incendi e perche' alcune aree sono gia' sotto le fiamme.

Nella California del Nord, il Ferguson Fire brucia da tre settimane ed ha ucciso due persone dopo avere bruciato 37mila ettari.

Da poco e' diventata legale la marijuana in questo stato. Questo sarebbe stato il primo anno di raccolta. Sara' un bene, sara' un male, ma molte piantagioni sono state rase al suolo dalle fiamme e trasformate in cenere.  E questo vale pure per i vigneti in qualche caso.

E anche se non brucia ma e' solo esposta alle fiamme, lo stesso l'uva e' cattiva perche' sa di bruciato e non si puo' fare il vino.

E" la nuova normalita' e sara' difficilissimo tornare indietro. Dei cinque piu' grandi incendi della storia di California, quattro sono stati registrati negli scorsi sei anni.

Perche' succede? La siccita' degli scorsi anni, le temperature elevate, la gente che costruisce in zone pericolose, e primo fra tutti i cambiamenti climatici.

Si prevedono ancora temperature record per tutta la settimana.