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Monday, November 12, 2018

La Audax torna all'assalto di Pantelleria con Nilde, Naila e Norma -- Sergio Costa, che fare?





FPSO - originariamente proposta per il Banco dell'Avventura
dalla microditta Australiana Audax

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The transaction is conditional upon the Italian Licensing Authorities ratifying the License. 

Cioe' sta a noi, sta a Sergio Costa dire di no a questa mostruosita'
e fermare gli avvoltoi della Audax,  che dall'Australia
vogliono venire a trivellare
Sicilia, Pantelleria e il Banco dell'Avventura

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Ai giornalisti: si prega di citare le fonti.

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Torna in Sicilia la beneamata Audax Energy, la sussidiaria italiana della ADX energy,  una microditta dalle macroambizioni che dall'Australia vuole venire a trivellare Pantelleria e dintorni.

Si tratta del permesso D363 CR-AX gia' sede di tante battaglie ambientali che contiene i giacimenti Nilde, Norma e Naila nel bel mezzo del banco dell'Avventura e del banco di Talbot. Queste aree marine sono ricchissime di biodiversita', pesci di ogni genere, e amate dai sub di tutto il mondo, fra cui il mio amico Guido Picchetti.

La Audax annuncia infatti di avere firmato degli accordi con la SDP Services Limited per spartirsi la concessione al 50%. In cambio della cessione di meta' concessione, la SDP eseguira' i lavori fino ad un massimo di 20.82 milioni di euro.

L'asino casca qui:

I nostri amici australiani dicono che "la transazione e' subordinata all'approvazione della concessione da parte del governo italiano".

Cioe' sta a noi decidere se affidare il banco dell'Avventura e di Talbot a questi predatori australiani che hanno gia' fatto tutti i loro conti in tasca.

Non e' ben chiaro cosa stia facendo il Ministro Sergio Costa in temi di petrolio.

Quantomeno sarebbe utile far sapere a questi soggetti che il governo italiano non intende rilasciare tale concessione, di modo che tutti si mettano il cuore in pace.

Anche una qualche parola dal Ministro del Sud, Barbara Lezzi, non ci starebbe male.

Una delle tante cose che ci sono state dette in questi mesi sulla TAP per esempio, e' che non si puo' rescindere il permesso a causa di accordi prestabiliti.

Bene, qui gli accordi non ancora ci sono, e quindi *prima* il governo dice a questi che non vogliamo trivelle nel mari di Pantelleria, *meno* investimenti, inciuci, accordi e meno devastazione dei nostri mari ci saranno.

Lo sanno Barbara Lezzi e Sergio Costa di questi intenti della Audax?
Se si, cosa hanno da dire ai siciliani, ai sub, agli italiani?
Cosa hanno detto o fatto finora?

Io ho letto tutte queste cose dai comunicati agli investitori di questi ultimi giorni.

Torniamo ai nostri lupi in fabula.

Se il governo approva, la Audax cedera' il 50% dei suoi interessi alla SDP che gestira' la concessione; la SDP potra' pure prendersi il 5% di profitti futuri in aggiunta.

Ma perche' poi la Audax si va ad accoppiare con questa SDP?
Perche' non se la trivella da sola Pantelleria?

Perche' gia' a Gennaio 2018, il governo italiano fece sapere alla Audax che non aveva sufficienti fondi per trivellare, e di qui la ricerca di un partner.

Mmh. A Gennaio 2018 il Ministro dell'Ambiente era Gianluca Galletti. E' stato lui a dire queste cose alla Audax? Il Ministro dell'Economia era Pier Carlo Padoan. E' stato lui?

Chi lo sa.

La SDP e' privata e ha sede a Londra. A quanto pare e' carica di contanti. Hanno pure a disposizione trivelle, apparecchiature per le ispezioni sismiche, e' esperta di fracking e ha pure attrezzature specifiche per il soggiorno dei lavoratori a mare.

E infatti in capo della Audax d'Australia Ian Tchacos dice che spera che grazie all'accordo con la SDP tutto si risolvera' e che possano presto concretizzare.

Nilde si trova a 100 metri di profondita' nel canale di Sicilia, a 60 chilometri da Pantelleria.

Gia' durante gli anni 1980 erano estratti 20 milioni di barili, e le stime della Audax sono di altri 34 milioni di barili che attendono di essere riportati in superficie.

Si stima invece che Norma e Naila abbiano fra i 2 e 16 milioni di barili di petrolio.

Come sempre e' petrolio-monnezza, come quasi tutto quello italiano, e quindi c'e' bisogno di operazioni in loco per eliminare le inpurita', per la maggior parte sulfuree.

E questo e' strabiliante:

*avevano inizialmente proposto di ancorare una FPSO nel banco dell'Avventura e di Talbot*

Ora per uno che non legge questo blog, forse la gravita' delle righe di cui sopra non e' chiaro, ma chiunque abbia seguito le mie tribolazioni in Abruzzo, sapra' che una FPSO e' una "Floating Production and Storage Offtake" unit, una nave raffineria ancorata vicino al punto di estrazione il cui solo scopo e' quello di eliminare lo zolfo e di rilasciare fumi tossici in ambiente.

Cioe' sara' una nave-raffineria sputa veleni e sputa zolfo. 
24 ore su 24.
365 giorni l'anno.

Un mostro insomma.

Gli squattrinati della Audax pero' dicono che hanno pensato ad una alternativa "veloce" dove si usa la flessibilita' degli "alberi secchi" (non sto scherzando!) e non meglio specificati macchinari in affitto.

Infatti dicono:

ADX’s fast-track, technically robust and low capex development concept involves using the flexibility of dry trees and leased equipment, as opposed to its original option of a floating production and storage offtake facility.

Chi dovra' fornire questo "concetto veloce" e' la Calm Oceans Pte, di Singapore, specializzata in FPSO.

Pantelleria caput mundi delle trivelle allora - Australia, Singapore, UK tutti qui.

Questa Audax non e' nuova ai mari italiani: e' la titolare di altre concessioni fra Italia e Tunisia, fra cui il  Dougga gas condensate e il Lambouka gas discovery.  Ha altre concessioni pure in Romania.

Ai suoi investitori la Audax dice che gia' nel Maggio 2014 aveva proposto di sfruttare la concessione d 363 CR AX, dove si prevedevano ipsezioni sismiche per un costo di lavori preliminari di 300mila euro; di altri 520mila euro per poi eseguirle queste ispezioni sismiche, e poi la bellezza di 20 milioni di euro per trivellare il pozzo. La Audax ha gia' speso in questi anni 950mila euro, sfondando le previsioni e quindi vorrebbe accellerare i tempi.

Ora: a noi italiani non ce ne deve importare una trivella secca dei costi della Audax.

Se ne devono tornare a casa loro, e lasciare i nostri mari cosi come sono. Non vogliamo ne FPSO, ne alberi secchi, ne contratti con partner o con ditte terze.

Io vorrei solo poter gridare a gran voce a questi politici italiani che e' tempo di agire, di non essere passivi, e di dire alla Audax il prima possibile: Adios.

Caro Sergio Costa, Cara Barbara Lezzi, qualsiasi cosa stiate facendo, non c'e' tempo da perdere.

 

Thursday, February 1, 2018

Citta del Capo, Sud Africa. La prima a restare senz'acqua per i cambiamenti climatici

la principale riserva idrica della citta' 


le e' rimasto il 13% di contenuto di acqua

Secondo le stime finira' il un giorno di Aprile del 2018.

Per ora, ogni persona, in tutta la citta' e' autorizzata all'uso di 50 litri al giorno.

Per il resto multe.

Per il resto ancora, non ci resta che pregare Giove Pluvio.



 Immagini NASA del Sud Africa, 28 Gennaio 2015 -- 28 Gennaio 2018


 










A Citta' del Capo lo chiamano "Day Zero".

Il giorno in cui l'acqua finira' completamente. 

Accadra' un giorno di Aprile 2018.

Tutta la nazione si prepara all'evento fatidico, e non solo perche' manchera' l'acqua, ma perche' si prevedono disordini e caos senza precedenti a Citta' del Capo.  Ospedali e scuole continueranno a ricevere acqua, per quanto limitata, ma gli altri no. I rubinetti verranno chiusi e verra' mandato l'esercito in citta'. Si teme anarchia e guerriglia urbana.

E poi si dovranno aspettare le piogge, se e quando verranno.

Cosa e' andato storto? 


In realta' Citta' del Capo e' una citta' relativamente green, nel senso di attenta all'ambiente. Specie perche siamo in una zona arida, hanno imparato a gestire le loro risorse con parsimonia.

Ma siamo in una stagione eccezionale di siccita' che dura da tre anni, e che e' la peggiore in cento anni. E questi sono sintomi, inequivocabili dei cambiamenti climatici. Siccita' prolungate ed innaturali.

Cosa fare? Beh, quel che potevano pensare di fare l'hanno fatto: con costruzione a tempo record di impianti di desalinizzazione, anche se ancora non terminati, e ricerca forsennata di altre fonti acquifere sotterranee. Per ora la maggior parte dell'acqua della citta', circa la meta' arriva dalla Theewaterskloof Dam, che pero' e' al 13% della sua portata massima.

Intanto dal 1 Febbraio 2018 le multe saranno elevate per chiunque sara' sorpreso a sfondare il nuovo limite dei 50 litri al giorno. Adesso siamo a 87 litri, anche se non tutti rispettano il limite.

Nel 2014 le dighe della regione erano colme d'acqua dopo le forti piogge. Addirittura nel 2015 Citta' del Capo venne insignita dell' “Adaptation Implementation Prize" da parte del gruppo C40, una serie di citta' che promuove l'adattamento ai cambiamenti climatici. Il merito era proprio nel fitto sistema di raccolta di acqua piovana e non nella Theewaterskloof Dam.

Si sono mostrati all'avanguardia nell'aggiustare condutture, nell'ottimizzare le tariffe, nel far si che l'acqua non si perdesse per strada.  

Anche da un punto di vista politica il cosidetto partito "Democratic Alliance" che controlla la citta' dal 2006, ha sempre mostrato un vanto per la sostenibilita' della citta'.

Oltre alla siccita' la popolazione e' aumentata del 30% dal 2000 ad oggi. In realta' i nuovi arrivati si sono sistemati in zone piu' povere dove l'acqua era scarsa dall'inizio, quindi la richiesta di acqua non e' cresciuta in parallelo con la popolazione.

Ma il punto e' che sono stati cosi bravi a risparmiare e a ottimizzare che non hanno messo troppa enfasi nel cercare acqua nuova.

Vari osservatori avevano suggerito la diversificazione dell'approvvigionamento acquifero, come per esempio desalinizzatori e ricerca di acqua sotterranea, ma la citta' ha dato poco retta a questi esperti.  Le sei dighe, che servono la citta', di cui Theewaterskloof Dam e' la piu' importante, fanno affidamento sull'acqua piovana.

E quindi la siccita' e' ora particolarmente pericolosa, i desalinizzatori sono ancora sotto costruzione e non si sa bene se e dove siano le nuove riserve sotterrannee. Ci vogliono fra i tre e i cinque anni per tirare su un impianto di desalinizzazione.

Intanto le temperature aumentano e si prevede clima piu' caldo per il futuro prossimo venturo.

Il sindaco Ian Neilson dice che non si aspettava che la situazione precipitasse cosi repentinamente.

E' cosi in altre parti del mondo: Brasilia ha dicharato lo stato di emergenza un anno fa e la mancanza di acqua e' un problema in piu di 800 citta' brasiliane a causa dei cambiamenti climatici, uso intensivo di risorse per l'agricoltura, cattiva infrastruttura e pianificazione. 

A Citta' del Capo ovviamente non mancano i battibecchi politici su di chi la colpa, visto che il governo centrale e' di bandiera diversa dal Democratic Alliance che governa la citta'.

Intanto la gente fa quel che puo' in questa citta' dove la divisione fra ricchi e poveri e' palpabile.

Nelle baraccopoli la gente riempie secchi e spartisce l'acqua fino all'ultima goccia.

Dall'altro lato, chi vive in ville faraoniche con ancora le piscine piene, anche se per poco. Chi accumula acqua per Day Zero, chi installa cisterne, chi cerca di mettere a punto sistemi di depurazione interna, chi si scava il suo pozzo. 

In alcuni casi, ci sono famiglie che sono riuscite a staccarsi completamente dalla rete idrica ufficiale. 

Ma ovviamente il diventare autosufficenti non e' per tutti: occorre avere le risorse per crearsi tutta l'infrastruttura necessaria.

Come sempre chi paghera' di piu' sono i piu' poveri, i piu' deboli.