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Thursday, September 21, 2017

Kuwait: tre riversamenti di petrolio a mare in un mese


 















Kuwait: 13 Agosto 2017. 

Un minuscolo paese, ma il sesto piu' grande repositorio di petrolio del mondo.

Ci sono delle perdite di petrolio nel golfo di Persia.

Nelle vicinanze di Ras al-Zour, zona a sud del paese, costiera con resort e spiagge. Nelle vicinanze la citta' di al-Khiran dove vanno in molti per fuggire dal caldo torrido della stagione.

Ras-Al-Zour e' anche il centro scelto dalla Kuwait National Petroleum Company per la costruzione della piu grande raffineria del Medio Oriente. Quando sara' completa potra' sfornare 615mila barili di petrolio al giorno. La raffineria costera' almeno 11.5 miliardi di dollari.

Ma all'inizio le autorita' decidono di non avvertire nessuno di queste perdite. Si vede che pure in Kuwait occhio non vede cuore non duole, specie visto la petrol-economia del paese.

Ma a un certo punto la marea nera e' diventata impossibile da nascondere, la gente ha iniziato a fotografare e cosi anche l'agenzia ambientale del Kuwait ha dovuto ammettere il danno e rilasciare foto ufficiali.

Anche Sky Truth, la non-profit USA che dal cielo esegue monitoraggio dell'inquinamento sulla terra dai satelliti ha rilevato chiazze e petrolio in mare. 

Si e' temuto per le centrali di energia e di rifornimento acqua poste lungo la costa.

Il capo di tale agenzia ambientale e' uno sceicco, che si chiama Abdullah al-Sabah e che ha detto che chiunque sia il reponsabile di queste perdite paghera' caramente per l'accaduto.

Non sappiamo ancora adesso quanto petrolio sia finito in mare, se il petrolio arrivi da pozzi a terra o da petroliere a mare e di chi sia la colpa.

Si presuppone che forse sia stata colpa di un oleodotto vecchio di 50 anni.

Il paese non e' troppo attrezzato per la pulizia e cosi' la Chevron e gli specialisti di una ditta di terzi, la Oil Spill Response hanno aiutato nelle operazioni di salvaguardia dell'ambiente e delle cose.
In realta' 

Non si sa se la Chevron sia in qualche modo responsabile dell'accaduto.

Dal canto suo, Sky Truth, facendo stime dai suoi satelliti parla di circa 140mila litri di petrolio finiti in mare. 

Ma tutto questo arriva tardi ed infatti, Khaled al-Hajeri, il presidente della Green Line Society del Kuwait, una non-profit che si occupa di ambiente accusa duramente il suo governo:

"The government failed to issue a statement communicating the severity of this disaster. There was no warning people against fishing or entering the polluted area, even though it is close to some of the most popular summer destinations in Kuwait. This is what happens when under-qualified individuals handle the government's most sensitive environment entity."

Anzi, accusa che si sapeva delle perdite gia' tre giorni prima che arrivasse il governo. Dice che la gente ha il diritto di sapere, e queste perdite avranno conseguenze sul pescato, sul cibo, sul mare, e sulla salute di chi li vive.

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Altre perdite il giorno 22 Agosto 2017. 

Altre perdite ancora il giorno 18 Settembre 2017

Il giorno 23 Gennaio 2017 era addirittura stata dichiarata l'emergenza nazionale per altre perdite di petrolio dal campo al-Maqwa. Ma non furono rilasciate ne le cifre del rilascio in mare, ne furono date particolari speigazioni dell'accaduto.

Nell'Agosto 2016 altre perdite presso il campo Ahmadi.

Nel Febbraio 2016 un pozzo si incendio e scoppio'.

Chissa' quanti altri casi di petrol-perdite di cui noi non sappiamo niente.

Anche in Kuwait. 

Sunday, October 27, 2013

Pozzo in Azerbaijan "quasi" spento dopo due mesi di fiamme

Del pozzo di gas scoppiato in Azerbaijan avevamo gia' parlato in Agosto. La stampa internazionale non ne ha parlato molto, ma sono piu' di due mesi che il pozzo continua ad ardere.




Interessanti le parole che usano gli organi governativi dell'Azerbaijan:

"Il processo di eliminazione dell'incidente al pozzo nel campo offshore Bulla Deniz e' quasi finito"

"The process of elimination of the accident on a well at the Bulla Deniz offshore field is nearing completion"

Queste infatti le parole di Rovnag Abdullayev,  capo della "State Oil Company of Azerbaijan Republic" nota come SOCAR e pronunciate il giorno 21 Ottobre 2013.

Che vuol dire e' quasi finito? Mah, vorra' dire che anche se poco, arde ancora!

Tutto questo nel silenzio generale, considerato che il pozzo di gas della SOCAR era scoppiato il giorno 17 Agosto 2013.

E quindi a due mesi abbondanti dal fattaccio, siamo ancora sul "quasi" spento. Secondo Abdullayev, tutti i lavori "preliminari" sono stati gia' eseguti e basta solo connettere il pozzo ad un non meglio specificato sistema di prevenzione, cosa che si puo' fare solo quando le condizioni meteo miglioreranno. (!!!)

Dicono proprio cosi:

In particular it is planned to install a preventer on the well, when weather conditions improve. This will allow connecting the well to the network.



Il giorno 4 Ottobre lo stesso Abdullayev aveva detto che la situazione era "normale" e che per spegnere l'incendio erano intervenuti la US-Hellenic Petroleum company, e che specialisti USA erano venuti apposta per cercare di salvare il pozzo, in modo da poterlo usare anche dopo l'incendio.

“We want to save the well. For this purpose a special equipment was delivered from the US. We are getting ready to block the well. We are going to specify how to do that – with the burning well or after the fire extinguishing.” 

Il pozzo si trova a circa 30 metri di profondita' e lo scoppio e' avvenuto quando le trivelle erano gia' arrivate a circa 5800 metri sotto la crosta terrestre. Tutti i sessantadue lavoratori furono evacuati, e non mori' nessuno, ma il pozzo e' li che "quasi" arde ancora, dopo due mesi.

Dopo gli elevati flussi iniziali di gas, ogni la piattaforma SOCAR che arde, brucia 3 milioni di metri di cubi di gas ogni santo giorno.

Finora il conto totale e' di 150 milioni di metri cubi di gas rilasciati in atmosfera.

Ma non c'e' da preoccuparsi.
Il pozzo e' "quasi spento".

 

Wednesday, March 28, 2012

Elgin Franklin, Mare del Nord: perdite, idrogeno solforato, incendi e bugie bianche.

Update: 22 Dicembre 2015



 “Industry must learn from this, it is an important reminder of the ever-present hazards with oil and gas production and the need for them to be rigorously managed. This could have easily led to loss of life.”



La Total e' stata oggi multata di 1.125 milioni di sterline, circa un milione e mezzo di euro per questo incidente del 2012.

E' la piu grande multa mai data dal cosiddetto Health and Safety Executive (HSE), l'ente britannico che si occupa di sicurezza, anche petrolifera. La Total si e' dichiarata colpevole ed ha accettato di pagare.

Era Marzo 2012 e a causa di perdite di gas dalla piattaforma Elgin, 238 persone furono evacuate. Le perdite durarono per 51 giorni, con la perdita di 6,000 tonnellate di gas.  La piattaforma fu chiusa per un anno intero per metterla in sicurezza.
Gli esperti concordano che le cose avrebbero potuto essere molto peggiore se non per i venti forti che mandarono il gas dalla parte opposta rispetto all'incendio che si divampo' sulla Elgin. Secondo l'HSE le perdite avrebbero potuto essere disastrose e che la Total ha molte colpe di gestione e di manutenzione.

Sembrano tanti soldi, ma e' sempre tutto relativo. La Total fattura 1 milione di sterline ogni ora. Quindi per loro questa multa e' bazzeccole.
 
La statistica piu' triste invece e' che dal 2000 al 2012 ci sono state circa 4,123 perdite di petrolio e/o di gas nei mari del Nord. E a fronte di oltre 4mila incidenti, ci sono state solo sette multe.  Una su 600.
 
Fra le multe alla Shell, una nel 2006, anche questa per un milione di sterline per la morte nel 2003 di due lavoratori che morirono per esalazioni tossiche durante l'installazione della piattaforma Brent Bravo. 
 
Siccome la Shell collaboro' con le autorita', le diedero lo sconto del 10%.
 
Come sempre, la soluzione e' non farceli venire dall'inizio. 





Ecco le foto dell'incidente, come riportate da Sky Truth, la non profit americana che si occupa di monitorare il cielo degli scandali petroliferi.

In questo momento lo scenario piu' ottimistico e': "speriamo che la piattaforma collassi su se stessa" in modo che si possa fermare il flusso di gas contenente idrogeno solforato, ad alta pressione, ad alta temperatura, estremamente infiammabile e tossico.

Se la piattaforma non collassa su se stessa occorrerranno mesi - chi dice due, chi dice sei - per trivellare un pozzo secondario, il relief well, per diminuire la pressione.

Intanto, The Guardian riporta che c'e' gia' un incendio che va avanti da 4 giorni
, e che i tecnici sono molto preoccupati delle fiamme: se toccassero il gas che fuoriesce ci sarebbe un forte rischio di esplosione.

Ma.. come, non se ne era parlato di incendio in questi giorni!

E infatti ecco il barbatrucco degli onestissimi petrolieri della Total - hanno deciso di non dirlo a nessuno perche' "non era una loro preoccupazione imminente"

Dice infatti David Hainsworth della Total UK

"we have been trying to feed information that is pertinent as the situation was unfolding, the fact that the flare was burning was not one of the most pertinent parts of information. The flare is not our immediate concern."

"abbiamo cercato di divulgare informazioni pertinenti alla situazione che ci si presentava e il fatto che il fuoco bruciasse non era una delle informazioni piu' pertimenti. La fiammata non e' una delle nostre preoccupazioni piu' imediate"

Paese che vai, petroliere disonesto che trovi.

E infatti, the Guardian riporta che loro sono venuti a sapere di questo incendio solo dopo la domanda diretta del giornalista!

Aggiunge Hainsworth

"It was not our number one top priority whether the flare was alight. We've been trying to get useful information to the media to tell the public."

"Non era la nostra priorita' numero uno se il fuoco fosse acceso o no. Stiamo cercando di ottenere informazioni utili da dire alle persone."

Dice che anche se l'incendio continua, il rischio di scoppio e' basso perche' i venti sono favorevoli.

Della serie, facciamo la danza della pioggia per metterci al sicuro dai rischi delle trivelle!

Intanto, vento o non vento, finora dalla piattaforma ci sono perdite pari a 2 chilogrammi al secondo di gas - si, due chili al secondo - fra cui idrogeno solforato.

Questo avra' conseguenze negative sulla vita marina e sulla pesca, perche' il flusso arriva dal fondo, si mescolera' in parte all'acqua e rendera' tossico tutto il mare.

Qui gli sviluppi minuto per minuto.

Lo vogliamo anche noi in Italia il nostro pozzo di petrolio!