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Friday, August 14, 2015
Wednesday, July 16, 2014
Matteo Renzi e la vergogna vera
Luis Tosar e Penelope Cruz (attori), Julio Médem (regista)
contro le trivelle alle Canarie
Matteo Renzi mostra di essere uguale a tutti gli altri - avanti con il vecchio, con una patina scintillante di nuovo sopra e senza lungimiranza, senza amore per questo paese. E' infatti di qualche giorno fa la sua infelice battuta (ma diceva sul serio!)
"È impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l’energia e l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata. Io mi vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom o diSouth Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40 mila persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini"
Vorrei dire tante cose, ma vengo quasi assalita dalla sensazione di parlare a gente' di mentalita' cosi piccola che mai potra' capire e guardare ai problemi in modo intelligente e completo - da un lato in grande e dall'altro calandosi nei particolari.
E allora inziamo dai particolari. Si e' mai chiesto il nostro amico Matteo Renzi perche' in Basilicata o in Sicilia ci sono "tre, quattro comitatini" opposti al petrolio? Beh, intanto e' irrispettoso parlare cosi di gente che l'ha anche votato, e che gli ha dato fiducia. E a prescindere dal numero e dalla qualita' dei membri di questi comitati, c'e' il fatto che per mettersi li a contrastare ENI, Shell, affaristi e lobbisti di ogni genere che hanno molto piu tempo e piu soldi di noi, ci vuole un sacco, ma proprio un sacco di energia, di dedizione, di sacrifici, di tempo sottratto alle proprie famiglie e ai propri interessi. Specie in Italia dove ciascuno pensa al suo orticello.
Uno non si mette a fare la guerra alle estrazioni di petrolio perche' non c'ha niente da fare. E questo vale per la Basilicata come per la Lombardia. Posso dirlo per esperienza pluriannuale che tutto questo e' stancante, porta a delle rinuncie anche importanti, e che ci vuole veramente pazienza ed coraggio e thick skin nel saper ricevere attacchi e insulti gratuiti ed andare avanti lo stesso. E se uno fa tutto questo e' perche' e' animato da un ideale grande, perche' ci crede davvero e perche' vuole lasciare alle generazioni future qualcosa di meglio di quello che e' stato dato a noi.
Per me la Basilicata sono quei due vecchietti che piangevano mentre mi raccontavano dei risparmi di una vita svaniti con i veleni del Centro Oli di Viggiano, e' l'allevatore di mucche che mi racconta dei suoi vitellini deformi o abortiti e che pochi giornalista d'inchiesta hanno avuto l'ardire di interpellare. La Basilicata per me e' la regione che nonostante tutte queste supposte royalties e questi 40,000 posti di lavoro, non riesce a frenare la piaga dell'emigrazione, della poverta', della disoccupazione. Per me la Basilicata sono quei venti anni di rifiuti petrolfieri gettati dalla Total fra i campi di ortaggi di Corleto Perticara senza che nessuno si ponesse problemi, e' il lago Pertusillo che da' da bere alla Puglia inquinato da idrocarburi, e' il petrolio nel miele delle api.
Io di queste cose qui mi vergognerei e prima ancora che con l'Europa, con i lucani, che non hanno fatto niente di male per meritarsi tutto questo, se non essere accondiscendenti 15, 20 anni fa ed accettare tutte le balle petrolifere che venivano loro propinate senza che nessuno fiatasse per ignoranza o per malafede.
E allora uno dice, ma come dobbiamo fare? Beh, visto che si parla di Europa, guardiamo ai tedeschi, guardiamo in grande. La Germania ha la sua Energiewende che continua a portare record su record in termini di energia rinnovabile, la Germania ha appena approvato una moratoria sul fracking fino al 2021, la Germania non fa tagli retroattivi sulle rinnovabili, attirandosi l'ira degli investori resa pubblica dalle pagine del Wall Street Journal, la Germania nel 2012-2013 aveva circa 370,000 impiegati nel settore delle rinnovabili, senza esporre nessuno a fumi tossici di raffinerie e pozzi di petrolio.
La Merkel ha detto che il suo governo "rejects the application of toxic substances" nelle estrazioni di petrolio e di gas. Mica lei si vergogna di questo? Si' e' vero in Germania hanno le potenti coalizioni di produttori di birra che assieme agli ambientalisti e ai verdi hanno messo pressione al proprio governo contro il fracking, ma questo e' un limite dell'Italia in cui le lotte per il bene comune sono lasciate ai volontari, mentre tutti gli altri portatori di interessi, spesso tacciono.
Ecco, io mi vergognerei con l'Europa di avere un paese con infinita' potenzialita' in termini energetici, di sole, di vento, di intelligenza umana, e di stare ancora qui ad insistere con quel poco e scadente petrolio di Basilicata avvelenandone le genti.
E visto che ci siamo: vogliamo continuare con le cose di cui vergognarci con l'Europa? Io mi vergognerei di quel flusso sfrenato di giovani che ogni anno parte dall'Italia con biglietto di sola andata per crearsi una vita migliore che in Italia, mi vergognerei di una nazione che si fa comandare da Genny La Carogna, mi vergognerei di una nazione dove la corruzione e' normale, o che dopo 150 anni di unita' nazionale non e' riuscita a sollevare le sorti del mezzogiorno, a differenza di quanto fatto con la Germania Est in 25 anni dalla riunificazione. Mi vergognerei di una nazione che non sa liberarsi di mafia e camorra, di una nazione che non e' stata capace di affrontare la globalizzazione in modo intelligente creando opportunita' e progresso per tutti, a differenza della Germania che ci lascia tutti a bocca aperta con tutti i suoi centri di ricerca, le sue industrie specializzate e i suoi progressi nella tecnologia che vanno di pari passo con la ricchezza diffusa.
Vuole fare Matteo Renzi qualcosa di cui essere fieri invece? Crei una supercommissione sull'Italia rinnovabile che non guardi in faccia a nessuno -- ENI, ENEL e investitori petroliferi -- e che studi invece come fare per sfruttare al meglio sole e vento dell'Italia. E poi vada in Europa e dica: noi qui invece di fare affidamento su South Stream e Gazprom, abbiamo deciso di fare una Energiewende italiana, con programmazione pluriannuale, con interventi studiati e precisi, con risparmio energetico e educazione del cittadino, e secondo la nostra strategia e le nostre previsioni abbiamo in programma di superare la Germania.
Cosi' si dovrebbe fare. Ma lo so, questo prevede coraggio e voglia di fare e programmazione e contrasti con i poteri forti, cose che Matteo Renzi non mi pare abbia nel suo DNA. E' molto piu' facile dare la colpa a quegli sventurati uomini e donne di Basilicata -- e di Abruzzo, Sardegna, Lombardia, Sicilia, Veneto ed Emilia Romagna -- che devono eroicamente combattere per difendere quotidianamente i propri mari, la propria aria, le proprie vite, i propri figli.
Inclusi quelli di Matteo Renzi.
Monday, December 30, 2013
Prirazlomnoye, Russia: apre il primo pozzo permanente in Artico
Le proteste gia' nel 2012
Update 10 Agosto 2016
La Gazpromneft ha messo in produzione altri due pozzi per un
totale di quattro pozzi estrattivi a Prirazlomnoye, in Artico.
Ha anche aperto il suo terzo nuovo pozzo da reiniezione.
Il progetto di avercene 32.
Update 10 Agosto 2016
La Gazpromneft ha messo in produzione altri due pozzi per un
totale di quattro pozzi estrattivi a Prirazlomnoye, in Artico.
Ha anche aperto il suo terzo nuovo pozzo da reiniezione.
Il progetto di avercene 32.
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"This is a dark day
for the Arctic. Gazprom is the first company on Earth to
pump oil from beneath icy Arctic waters and yet its safety record on
land is appalling. It is impossible to trust them to drill safely in one
of the most fragile and beautiful regions on Earth."
Faiza Oulahsen, Greenpeace
"It is
inevitable you will get a spill – a dead cert. I would expect to see a
major spill in the not too distant future. I would be astonished if you
did not see a major spill from this.
The conditions in the Arctic
would vastly compound the problem. It's a completely
different environment. In temperate climes, oil disperses quickly.
Bacteria help to digest the oil. In the Arctic the oil does not break
down in this way – it can take decades before it breaks down.
Nature
will not help us."
Nonostante l'arresto e l'incarcerazione degli attivisti di Greenpeace in Russia, la Gazprom e' riuscita nel suo intento.
Il giorno 20 Dicembre 2013 infatti hanno annunciato di avere iniziato a pompare petrolio dalle viscere dell'Artico e di essere stati i primi ad essere riusciti a farlo da una piattforma fissa.
Siamo nel campo detto di Prirazlomnoye, nel mare di Pechora a 60 chilometri da riva. Le riserve parlano di circa 72 milioni di tonnellate di petrolio e di una produzione a regime, cioe' dopo il 2020, di sei milioni di tonnellate l'anno.
La piattaforma Prirazlomnaya e' in teoria resistente al ghiaccio e secondo Alexey Miller il capo della Gazprom -- l'oste della situazione -- "tutte le operazioni sono sicure". Dalle trivellazioni alla produzione, dallo stoccaggio al trattamento, dai carichi al trasporto e' tutto stato progettato per essere incidente-free. La piattaforma resistera' a condizioni ambientali estreme, in presenza di elevata corrosione, basse temperature, ambienti marini aggressivi, alta umidita', e ghiaccio.
Non sono previsti riversamenti in mare di alcun genere, e se mai ci dovessero essere incidenti, l'eventuale greggio sversato confluira' all'interno della piattaforma e non in mare, a causa delle precauzioni prese durante la fase di costruzione. Il gas di produzione verra' usato sulla piattaforma, e non ci saranno scarichi in mare di nessun genere. A disposizione ci sono delle apposite navi di emergenza spacca-ghiaccio in caso qualcosa andasse storto.
Le operazioni dureranno tutto l'anno, nonostante i ghiacci e le temperature che possono arrivare a -50 gradi centigradi.
Questo Miller non lo dice, ma Prirazlomnaya non e' una piattaforma nuova di zecca. E' una piattaforma costruita nel 1984 che aveva gia' operato per 18 anni nei mari di Norvegia. La ditta russa Sevmorneftegaz l'ha comprato nel 2002. Doveva essere risistemata e pronta per l'Artico nel 2011, ma ci sono stati due anni di ritardo. Finora i costi sono stati di quasi 3 miliardi di dollari.
Prirazlomnoye e' solo il primo di altri pozzi previsti in Artico. Miller dice infatti che vogliono aprire un intero "centro di idrocarburi" in Artico.
Greenpeace -- e molti altri esperti indipendenti -- sono invece del parere che nessuna compagnia del mondo intero abbia le capacita' per veramente sapere agire in caso di incidenti e problemi. La Shell ci ha provato per vari anni, e ogni volta ha dovuto abbandonare i suoi tentativi, dopo avere speso oltre 4 miliardi di dollari, a causa di problemi di ogni genere.
E come ricorda Simon Boxall, dell'Unversita' di Southhampton
"No industry is perfect, but the oil industry has behaved poorly in the past. At times, this is an irresponsible industry. Corners are cut, money is saved in small ways. Then it can go wrong and end up costing a huge amount of money, like in the Gulf of Mexico. Different countries have different levels of health and safety. Russia does not have an enviable record on this."
Nessuna industria e' perfetta, ma l'industria del petrolio si e' comportata male in passato. A volte questa e' una industria irresponsabile. Si cerca di tagliare, di risparmiare in modo piccoli. E poi le cose possono andare male e puo' costarci molto, come nel Golfo del Messico. Paesi diversi hanno diversi livelli di salute e di sicurezza. La Russia non ha un record invidiabile da questo punto di vista.
Qui a Prirazlomnoye sembra tutto perfetto. Ma se il miglior indicatore del futuro e' il passato, non occorre andare troppo lontano, e basta guardiare a come e' stata trivellata Usinsk, in terraferma e non troppo lontano da Prirazlomnoye.
A Usinsk infatti c'e' una storia diversa. Molto diversa.
Le immagini e la delusione di Usinsk sono qui.
Nel 2011 una piattaforma esplorativa in mare di proprieta' della Gazprom si capovolse uccidendo 50 persone.
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Sunday, December 18, 2011
Tragedia petrolifera in Russia

Non e' la prima, non sara' l'ultima volta che le operazioni petrolifere portano a tragedie piu' o meno dolorose.
Nel mare ghiacchiato di Okhotsk della Russia Orientale, una piattaforma esplorativa spinta dai forti venti e dalle tempeste si e' capovolta. C'erano 67 persone sopra: per ora sono 4 i morti accertati, mentre altre 49 sono ancora disperse. Circa 14 invece sono state portate via vive.
Chi si e' salvato ha riportato problemi di ipotermia a causa della temperatura del mare, un grado centigrado. Si calcola che bastano 30 minuti in quelle acque cosi fredde per morire assiderato.
Le onde arrivavano fino a sei metri.
La piattaforma capovolta si chiamava Kolskaya, e si trovava a circa 200 chilometri dall'isola Sakhalin, a nord del Giappone e operava a circa 1000 metri di profondita'. Il campo petrolifero e' di proprieta' della Gazprom, la ditta nazionale russa, mentre la piattaforma esplorativa era operata dalla AMNGR, che fa capo alla ditta russa statale Zarubezhneft.
Si e' afflosciata ed e' affondata in 20 minuti.
La piattaforma usata era temporanea, di tipo jack-up, con le gambe allungabili in mare, come quelle usate anche in Italia, ad esempio per Ombrina Mare.
L'area dell'isola di Sakhalin e' nota per le sue abbondanti riserve petrolifere ma anche per la sua pericolosita': l'inverno dura per 230 giorni in media, il mare e' spesso ghiacchiato, le condizioni difficili.
Il petrolio viene estratto non solo dalla russa Gazprom ma anche dalla Exxon-Mobil e dalla Shell. Oltre al petrolio, il campo di Sakhalin produce 10 milioni di tonnellate di gas che finiscono in Asia, spesso in Giappone.
La autorita' dicono che non ci sono rischi di disastri ambientali - ma dicono sempre cosi. Non sarei sorpresa di invece leggere fra qualche giorno di macchie o di altri tipi di problemi di inquinamento.
Dicono anche che la colpa e' di chi stava montando la piattaforma, perche' probabilmente non sono state rispettate le misure di sicurezza, e che occorreva tenere in considerazione le condizioni climatiche prima di eseguire operazioni pericolose.
Il lavoro di recupero dei corpi e' difficile perche' anche mandare navi addette a questo triste compito puo' essere pericoloso a causa delle ondate, e dei ghiacci. Ci sono elicotteri e anche navi-trita ghiaccio.
La Russia in questi ultimi anni cerca di trivellare in condizioni sempre piu' pericolose, perche' i giacimenti piu' "facili" stanno per estinguersi.
Occorre solo chiedersi se ne vale la pena, e se invece non sia il tempo di fermarsi e di cercare l'energia altrove, invece che mandare 50 persone a morire su una piattaforma sperduta.
Fonti: Reuters
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