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Thursday, April 18, 2019

Il cucciolo di orso polare vaga a 700km dalla sua casa, affamato e smagrito






Siamo in Russia, nel villaggio di Tilichiki dove il 16 Aprile un orso polare e' stato avvistato in citta'. La sua tana e' a 700 chilometri piu' a nord.

Cosa ci faceva cosi lontano dal suo habitat naturale?

Cercava cibo. L'orso non mostrava segni di aggressione, ma era stanco e magro ed ha circolato per vario tempo in tutta la penisola di Kamtchatka dove si trova il villaggio di Tilichiki appunto alla ricerca di qualcosa da mangiare. I residenti gli hanno dato del pesce.

Si ipotizza che l'orso abbia circa due anni e che abbia viaggiato su un isolotto di ghiaccio dal Bering Sea fino alla penisola in questione. Tipicamente gli orsi vivono con le loro madri fino ai tre anni, quindi questo esemplare e' un cucciolo, non abituato a cercare cibo da solo.

E' questo un fenomeno che preoccupa sempre piu' i villaggi della Russia settentrionale perche' le storie di orsi affamati diventano sempre piu' numerose e piu' tristi. L'idea e' di sedarlo e di riportarlo a casa con trasporto aereo.

Povero orso, vaglielo a spiegare che questi sono i nostri tempi moderni, eh?

Wednesday, July 25, 2018

Groenlandia: pezzo di ghiacciaio di 10 giga-tonnellate si stacca e svanisce








Il pezzo del ghiacciaio Helheim che si e' staccato in Groelandia e filmato dai coniugi Holland.
E' grande quasi quando l'isola di Manhattan.

Un altro ghiacciaio che ha minacciato la citta' di Innaarsuit, Groenlandia
per circa una settimana



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In questi giorni due storie di iceberg vaganti.
 
Il primo ad Innaarsuit, in Groenlandia, a 750 chilometri a nord del Circolo Polare Artico. Vivono qui circa 170 persone. Un giorno hanno scoperto un iceberg che era arrivato di fronte alle loro case.

Tutti in suspense, tutti fragili di fronte all'enormita' di quella roccia bianca di neve, tutti a rischio da questo iceberg di cento metri di altezza, e 10 milioni di tonnellate. 

E infatti le persone di Innaarsuit, pure abituate al freddo e al clima estremo, sono andate via, timorose di possibili tsunami causati da pezzi di iceberg che potrebbero staccarsi.

Non ci sono in questo posto alberi, fa freddo anche d'estate e la temperatura media e' sotto lo zero per molti mesi l'anno. C'e' solo una strada che finisce nel cimitero della citta'. Gli iceberg qui sono comuni, di dimensioni certo piu' piccoli di quello della foto in alto.  E infatti, raramente gli iceberg cosi grandi arrivano vicino alla riva, perche' sono spesso spinti da venti e correnti del mare verso largo. Ma l'iceberg in questione, probabilmente proveniente da un ghiacciaio non lontano,  e' riuscito ad arrivare vicino alle case e si e' incastrato in una baia locale.

Alla fine, il peggio e' passato. Dal mega iceberg vagante per fortuna non si e' staccato niente, e alla fine le correnti sono riuscite a portarlo in mare aperto, lontano dalle case. La gente e' tornata a vivere tranquilla.

Per ora.

E' innegabile che i pezzi di ghiacciaio che si staccano siano sempre piu' numerosi, in Artico come altrove. Un altro aspetto dei cambiamenti climatici.

Diversa invece la storia di David e Denise Holland, moglie e marito e glaciologi presso la New York University. Erano in Groenlandia anche loro, a circa 2000 chilometri da Innaarsuit in una spedizione per studiare il ghiacciaio Helheim.

A un certo punto, Denise Holland ha sentito dei rumori cupi, il suono forte come di un aereoplano che decolla. Hanno messo la telecamera in azione e... voila', un iceberg ancora piu' grande di quello di Innaarsuit si e' staccato. I coniugi Holland e i loro colleghi sono riusciti a filmare tutto l'evento. E' stato un processo violento, drammatico e irreversibile a sentire la loro testimonianza.

L'evento e' durato 30 minuti.

Era un pezzo di ghiaccio grande quasi quanto l'isola di Manhattan.

Le stime sono che pesava 10 giga-tonnellate. Cioe' un miliardo di tonnellate.

Non tornera' piu'.

E ovviamente non ci sono solo i ghiacciai che si restringono, ci sono i livelli del mare che si innalzano e l'acqua del mare di riscalda,  cambiando tutti gli equilbri planetari.

E questo e' quello che succede in Groenlandia, ma la situazione e' ancora piu' drammatica in Antartico, piu' lontana dagli occhi umani, e piu' difficile da studiare. Qui ci sono stati vari episodi di
staccamento di ghiacciai negli ultimi anni, come per esempio quello dello staccamento del Larsen C di cui abbiamo parlato anche in questo blog.

Dal 1992 al 2017 l'Antartico ha perso 3 miliardi di tonnellate di ghiaccio. 

Il quantitativo di ghiaccio dell'Antartico e' molto superiore a quello che e' in Groenlandia, e si teme che possano arrivare eventi catastrofici, con aumenti spropositati del livello del mare ed innescando reazioni a catena.

Chi e' che causa lo staccamento di tutti questi pezzi di ghiaccio, di questi eventi cosi dirompenti, cosi, assoluti e a senso unico? 

Noi, tutti quanti.



Saturday, January 20, 2018

Longyearbyen: la cittadina norvegese che scompare per colpa dei cambiamenti climatici










Si chiama Longyearbyen, e' un piccolo centro del Nord della Norvegia, sull'isola di Svalbard, e ha 2000 residenti.

E' la cittadina piu' a nord del pianeta con piu' di 1000 persone.  E infatti ci sono piu' orsi polari qui che anime.

Piu' a nord di Longyearbyen ci sono solo Ny-Alesund (Norvegia, 35 persone) e Pyramiden (Norvegia, 15 persone) entrambe sulla stessa isola di Svalbard.

Fa freddo dunque qui a Longyearbyen: siamo a nord del circolo polare artico, il che significa che il sole tornera' a splendere un po per volta a partire da Marzo 2018, e non prima.

Ma, il punto e' che non fa freddo abbastanza e l'intero villaggio rischia di scomparire a causa dei cambiamenti climatici.

Per il 2017 *tutti* i mesi hanno fatto registrare temperature piu' elevate del normale. Lo dice Kim Holmén,  direttore del Norwegian Polar Institute.

Per i mesi invernali c'e' stato un aumento di ben *dieci* gradi centigradi rispetto alle medie di trenta anni fa. Invece che nevicare da Ottobre a Dicembre, piove.  Nell'annata 2015-2016  la pioggia e' aumentata del 64% rispetto alla media. E laddove per miracolo c'era gia' neve, l'arrivo fuori stagione dell'acqua, contribuisce al suo sciolgimento.

E' evidente che tutto questo non e' normale e che questi dieci gradi sono tangibili a tutti.

Il ghiaccio non si forma piu', la neve si scioglie prima, il permafrost scompare, lo spessore dei ghiacciai diminuisce di 30-60 centimetri l'anno e tutto questo cambia il ciclo della vita, il paesaggio e lo stile di vita delle persone.

Esempio? Sono sempre piu' frequenti le valanghe e ci sono stati vari morti in anni recenti, con distruzione di case. Alcune abitazioni sono considerate troppo a rischio e cosi e' stata ordinata l'evacuazione obbligatoria. Alcune strade invece sono state permanentemente chiuse.

Una delle persone che ha visto la propria vita cambiare si chiama Mark Sabbatini, e' un giornalista originiario dell'Alaska, e ha dovuto abbandonare la sua casa perche' lo scioglimento del permafrost ha cauato crepe pericolose nelle fondamenta. E cosi, e' scattato l'ordine obbigatorio di abbandondarla. E lui che non aveva assicurazione e' andato in bancarotta.

Non ci sono meccanismi ufficiali per rimborsi, o compensazioni.

Tutte queste cose non riguardano solo Mr. Sabbatini o Longyearbyen. Le conseuguenze le sentiremo tutti, con l'aumento dei livelli del mare, e i cambiamenti delle correnti oceaniche a livello globale.

Longyearbyen e' stata fondata nel 1906 da un americano, tale John Munro Longyearbyen, e la sua economia inizialmente era basata, ironicamente, sull'estrazione del carbone. In anni recenti si e' aggiunto il turismo e la ricerca scientifica. 
La citta' ha visto il numero di abitanti crescere negli scorsi cento anni a causa dell'emigrazione dall'estero. Prima del 1906 non ci abitava nessuno qui e le persone sono arrivate dalla Norvegia, dagli USA, dalla Danimarca e curiosamente dalla Thailandia.

Si teme che con tutto questo soqquadro ed incertezza ben presto non restera' nessuno.

Le aree considerate instabili infatti diventano sempre piu' estese e la gente inizia ad andare via. Gli uccelli l'hanno fatto e gia si parla di "Atlantizzazione" di Longyearbyer.



Friday, January 13, 2017

Gli orsi polari senza le nevi polari



Questa e' la foto che ha avuto la menzione d'onore per il National Geographic
nel concorso per il fotografo dell'anno, sezione ambiente.

Si chiama  













Si chiama Patty Waymire, fa la fotografa e a fine Settembre 2016 ando' in Alaska per fotografare gli orsi polari, avvolti dai loro manti soffici e dalla neve bianca.

Arrivo' a Barter Island, una isola che aveva studiato sulla carte e che le avrebbe dato le migliori fotografie, con abbondanti nevicate.

C'era tutto - paesaggio ed orsi. E lei aveva esperienza nel fotografare pinguini, i ghiacciai d'Islanda.

Non c'era pero' la neve.

E anche gli orsi sono in via di declino a causa della perdita del loro habitat, la neve. Patty resto' in Alaska piu' del dovuto, per aspettare magari nevicate nuove, ma non ce ne furono. I residenti le confermarono che il freddo di una volta non c'e' piu'.

Patty scatta lo stesso delle foto, questa volta non piu' proprio agli orsi, ma agli orsi come testimonianza del cambiamento climatico gia' in atto, adesso, sul pianeta terra.

Una delle sue foto, ha vinto la menzione d'onore nel concorso del National Geographic Nature Photographer of the Year per l'ambiente.

Questo l'abbiamo fatto noi.










Monday, December 30, 2013

Prirazlomnoye, Russia: apre il primo pozzo permanente in Artico




 
Le proteste gia' nel 2012

Update 10 Agosto 2016

La Gazpromneft ha messo in produzione altri due pozzi per un
totale di quattro pozzi estrattivi a Prirazlomnoye, in Artico.
Ha anche aperto il suo terzo nuovo pozzo da reiniezione.
Il progetto di avercene 32.
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"This is a dark day for the Arctic. Gazprom is the first company on Earth to pump oil from beneath icy Arctic waters and yet its safety record on land is appalling. It is impossible to trust them to drill safely in one of the most fragile and beautiful regions on Earth." 

Faiza Oulahsen,  Greenpeace


"It is inevitable you will get a spill – a dead cert. I would expect to see a major spill in the not too distant future. I would be astonished if you did not see a major spill from this.
The conditions in the Arctic would vastly compound the problem. It's a completely different environment. In temperate climes, oil disperses quickly. Bacteria help to digest the oil. In the Arctic the oil does not break down in this way – it can take decades before it breaks down. 
Nature will not help us."



Nonostante l'arresto  e l'incarcerazione degli attivisti di Greenpeace in Russia, la Gazprom e' riuscita nel suo intento.

Il giorno 20 Dicembre 2013 infatti hanno annunciato di avere iniziato a pompare petrolio dalle viscere dell'Artico e di essere stati i primi ad essere riusciti a farlo da una piattforma fissa.

Siamo nel campo detto di Prirazlomnoye, nel mare di Pechora a 60 chilometri da riva. Le riserve parlano di circa 72 milioni di tonnellate di petrolio e di una produzione a regime, cioe' dopo il 2020, di sei milioni di tonnellate l'anno.

La piattaforma Prirazlomnaya e' in teoria resistente al ghiaccio e secondo Alexey Miller il capo della Gazprom -- l'oste della situazione -- "tutte le operazioni sono sicure". Dalle trivellazioni alla produzione, dallo stoccaggio al trattamento, dai carichi al trasporto e' tutto stato progettato per essere incidente-free.  La piattaforma resistera' a condizioni ambientali estreme, in presenza di elevata corrosione, basse temperature, ambienti marini aggressivi, alta umidita', e ghiaccio.

Non sono previsti riversamenti in mare di alcun genere, e se mai ci dovessero essere incidenti, l'eventuale greggio sversato confluira' all'interno della piattaforma e non in mare, a causa delle precauzioni prese durante la fase di costruzione. Il gas di produzione verra' usato sulla piattaforma, e non ci saranno scarichi in mare di nessun genere. A disposizione ci sono delle apposite navi di emergenza spacca-ghiaccio in caso qualcosa andasse storto.

Le operazioni dureranno tutto l'anno, nonostante i ghiacci e le temperature che possono arrivare a -50 gradi centigradi.

Questo Miller non lo dice, ma Prirazlomnaya non e' una piattaforma nuova di zecca. E' una piattaforma costruita nel 1984 che aveva gia' operato per 18 anni nei mari di Norvegia. La ditta russa Sevmorneftegaz l'ha comprato nel 2002.  Doveva essere risistemata e pronta per l'Artico nel 2011, ma ci sono stati due anni di ritardo. Finora i costi sono stati di quasi 3 miliardi di dollari.

Prirazlomnoye e' solo il primo di altri pozzi previsti in Artico. Miller dice infatti che vogliono aprire un intero "centro di idrocarburi" in Artico.

Greenpeace -- e molti altri esperti indipendenti -- sono invece del parere che nessuna compagnia del mondo intero abbia le capacita' per veramente sapere agire in caso di incidenti e problemi. La Shell ci ha provato per vari anni, e ogni volta ha dovuto abbandonare i suoi tentativi,  dopo avere speso oltre 4 miliardi di dollari, a causa di problemi di ogni genere.

E come ricorda Simon Boxall, dell'Unversita' di Southhampton

"No industry is perfect, but the oil industry has behaved poorly in the past. At times, this is an irresponsible industry. Corners are cut, money is saved in small ways. Then it can go wrong and end up costing a huge amount of money, like in the Gulf of Mexico. Different countries have different levels of health and safety. Russia does not have an enviable record on this."

Nessuna industria e' perfetta, ma l'industria del petrolio si e' comportata male in passato. A volte questa e' una industria irresponsabile. Si cerca di tagliare, di risparmiare in modo piccoli. E poi le cose possono andare male e puo' costarci molto, come nel Golfo del Messico. Paesi diversi hanno diversi livelli di salute e di sicurezza. La Russia non ha un record invidiabile da questo punto di vista.

Qui a Prirazlomnoye sembra tutto perfetto. Ma se il miglior indicatore del futuro e' il passato, non occorre andare troppo lontano, e basta guardiare a come e' stata trivellata Usinsk, in terraferma e non troppo lontano da Prirazlomnoye.

A Usinsk infatti c'e' una storia diversa. Molto diversa.

Le immagini e la delusione di Usinsk sono qui.

Nel 2011 una piattaforma esplorativa in mare di proprieta' della Gazprom si capovolse uccidendo 50 persone.





Thursday, July 26, 2012

Il disastro silenzioso di Usinsk, Russia

In Russia oil and oil products get spilled literally every day, 
Fishing, hunting it's all gone  

Dr. Grigory Barenboim, 
Russian Academy of Sciences' Institute of Water Problems.


Il 60% degli oleodotti ha falle o perdite
Nel 2014 ci sono stati 11,709 perdite da oleodotti
201 siti contaminati 
 












Sono circa 40 anni, dai primi anni settanta, che i fiumi della Russia del nord diventano neri a causa del ghiaccio saturo di petrolio che si scoglie in primavera.

Usinsk si trova al confine con il circolo polare artico.

E' la capitale russa del petrolio.

A Usinsk c'e' la tundra mescolata alla melma petrolifera, viscida e puzzolente. La citta' e' considerata sede di una delle catastrofi petrolifere piu' gravi del mondo - silenziosa perche' nessuno ne parla mai ma ugualmente catrastrofica.

E' tutto nero - fiumi, neve, alberi, vite.

A Usinsk sgorga il fiume Kolva, che era usato - fino a 40 anni fa - per tutti i bisogni idrici della popolazione, acqua da bere e da cucinare, e c'erano anche pesci in abbondanza.

E poi sono arrivati i petrolieri, e con loro trivelle, buchi, corrosione di oleodotti e monnezza sparsa alla meno peggio.

In Russia circa l'1% della produzione di petrolio e' perso nell'ambiente - fanno 5 milioni di tonnellate - a causa di infrastrutture colabrodo e condizioni climatiche severe. Mezzo milione di tonnellate finisce in mare, in Artico. Altre stime invece parlano di 20 milioni di tonnellate l'anno.

In Russia nessuno paga niente per perdite di petrolio, non ci sono multe, non ci sono obblighi di sistemare le cose, il tutto accade in luoghi difficilmente raggiungibili e molte delle perdite non vengono neanche registrate.

Ci sono piu' perdite in Russia che in Nigeria.

Il petrolio fuoriesce dagli oleodotti arrugginiti, dai pozzi dismessi e uccide tutto quello che incontra, una volta venuto in superficie - terreno, piante, habitat per uccelli e animali.

Usinsk e' la capitale di tutto questo - 40 miglia a sud dal circlo polare artico, e dal cielo pare un area con laghi neri e alberi morti.

Nel 1994 ci fu un enorme scoppio con la perdita di 100,000 tonnellate di greggio, inquinando 25 miglia di fiume, e uccidendo migliai di pesci. Le malattie respiratorie sono aumentate del 28% a causa di questo scoppio della ditta Lukoil.

Il tutto si ripete in tutta la Russia, dal confine con la Cina, fino al Mar Nero.

Ecco qui le statistiche - 1 bbl = 1 barile = 42 galloni = 160 litri circa.

Perdite:

Russia: 5 milioni di tonnellate di petrolio disperso all'anno in media negli scorsi anni
Nigeria: 110,000 tonnellate di petrolio disperso nel 2009 per la maggior parte a causa dei ribelli
USA: 15,000 tonnellate di petrolio disperso all'anno in media fra il 2001-2010
Canada: 7,700 tonnellate di petrolio disperso nel 2010
Norvegia: 3,000 tonnellate di petrolio disperso in media negli scorsi anni

Produzione:

Russia:  8.8 milioni di bbl al giorno
Nigeria: 2 milioni di bbl al giorno
USA: 7.8 milioni di bbl al giorno
Canada: 3.2 milioni di bbl al giorno
Norvegia: 2.3 milioni di bbl al giorno

Cioe' la Russia, il secondo produttore di petrolio del mondo dopo l'Arabia Saudita e' anche il paese che in proporzione ne riversa di piu' nell'ambiente.

La storia interessante e' quella di Valery Bratenkov, che di giorno lavora per l'industria del petrolio, e di sera sta con gli ambientalisti. Ad Usinsk infatti la maggior parte delle persone, non avendo altre opportunita', lavora nell'industria del petrolio, anche quelle piu' sensibili.

Alla sera, Valery racconta come ogni volta che riporta perdite e problemi agli oleodotti di Usinsk, i padroni della Lukoil gli dicono che non e' niente e che costa troppo sistemarli. Dicono che le perdite sono poche e che sono tutte allucinazioni.

Sara'.

Intanto alci e pesci non ci sono piu. Intanto malattie, disocupazione per tutti. Le malattie del sistema nervoso fra i giovani, per dirne una, sono aumentate in 15 anni da 72 casi a 254.

Cosa succedera' quando la Russia iniziera' a trivellare l'Artico vero e proprio?