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Wednesday, December 13, 2017

La Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti in oil and gas dal 2019



A partire dal 2019, la Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti oil and gas a causa di forti pressioni a livello planetario affinche' si transizioni al piu' presto verso sole e vento.

Sara' piu facile cosi arrivare a rispettare gli accordi di Parigi del 2015.

Lo scopo della Banca Mondiale e' in generale di provvedere supporto economico per le economie emergenti, investendo in infrastruttura e progetti energetici. Dicono che dopo il 2019 solo sotto "circostanze eccezionali" si potranno finanziare progetti a gas in paesi poveri, ma solo se ci sono in cambio chiari benefici per i residenti. Per ora l'obiettivo resta di usare almeno il 28% dei loro fondi per finanziare progetti green entro il 2020.

L'annuncio e' arrivato da Parigi, ad un summit convocato dal presidente francese Emmanuel Macron. Ci vogliono non milioni, non miliardi, ma trillioni (un milione di milioni!) di investimento in energia rinnovabile se vogliamo arrivare a rispettare gli accordi di Parigi e per evitare che l'aumento della temperatura a livello mondiale non superi i due gradi celsius.

Come sempre, sono i soldi che dettano legge, e spesso i fondi per fare la cosa giusta mancano, considerato anche che ora gli USA sono diventati ostili all'azione concreta contro i cambiamenti climatici. Trump non e' stato nemmeno invitato e al suo posto c'era un esponente dell'ambasciata USA a Parigi. Ma c'era John Kerry, precedente segretario di stato USA che ha definito le azioni di Trump in merito al clima una vergogna.

A disgrace.

Ha detto che ci sono voluti 26 anni per arrivare a questo benedetto trattato e che Trump senza capirne niente, arriva e distrugge tutto il lavoro fatto negli anni passati. Erano presenti anche il governatore di California Jerry Brown e l'ex sindaco di New York, Mike Bloomberg.

Nel 2016 la Banca Mondiale aveva investito circa 3 miliardi di dollari in industrie "estrattive", petrolio e miniere, tre volte quanto investito nel 2015.





Sunday, July 23, 2017

L'uomo ha prodotto 8.3 miliardi di tonnellate di plastica, diciotto volte il peso della popolazione umana






Quant'e' 8.3 miliardi di tonnellate?

E' la quantita' di plastica prodotta ogni anno dall'uomo dal 1950 ad oggi. Solo il 9% e' stato reciclato e il 12% bruciato. Questo vuol dire che circa 7 milardi di bottigliette e contenitori e' diventata immondizia.

8.3 miliardi di tonnellate e' diciotto volte il peso della popolazione mondiale, e' il peso di un miliardo di elefanti.

Questo e' quello che emerge da uno studio condotto da Roland Geyer, professore di scienza dell'ambiente presso l'Universita' della California a Santa Barbara assieme a colleghi della University of Georgia e della Sea Education Association.

Dice che e' stato sorpreso lui stesso dell'enorme quantita' di materiale prodotto in un tempo cosi breve.

La cosa ancora peggiore e' che la tendenza e' in aumento: la maggior parte di questa plastica e' stata prodotta negli ultimi 13 anni: fra il 2004 e il 2015 abbiamo prodotto tanta plastica quanto fra il 1950 e il 2004.

I primi "prototipi" di plastica vennero commercializzati a partire dall'inizio del 20-esimo secolo e si chiamava Bakelite. Ma e' solo dopo la seconda guerra mondiale che ci fu un esplosione dell'uso di questo materiale.

Le stime sono state fatte usando dati sulla produzione globale collegata all'industria della plastica, come per esempio il mercato della resina o di fibre plastiche, come compilato annualmente da associziazioni del settore. Dati invece sull'incerimento e sul reciclaggio sono arrivati da agenzie ambientali, come la U.S. Environmental Protection Agency, PlasticsEurope, la Banca Mondiale e i dati ufficiali del governo cinese.

Molta di quella plastica finisce in mare: ogni anno fra 5 e 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani di tutto il mondo: nessun corpo d'acqua ne e' immune.
La plastica e' uno dei principali manufatto del mondo, e la sua crescita pare innarrestabile da 65 anni a questa parte. Si produce solo piu' cemento e acciaio, ma mentro cemento ed acciaio sono duraturi, la plastica la prendiamo e la buttiamo via.

Meta' della plastica prodotta diventa monnezza dopo quattro anni dalla produzione. 

E, ovviamente, tutto cio' che rende la plastica desiderabile - durabilita' e flessibilita' - la rendono anche difficile da degradare o da assimilare da parte della natura.

In mancanza di una strategia per la sua degradazione e' come se essenzialmente stessimo facendo un grande esperimento su questa terra: mettere in circolazione milioni e milioni di oggetti
che la natura non sa come gestire, modificando tutti gli equilibri di sistemi terrestri e acquatici.
E cosi abbiamo uccelli con plastica in corpo, o scenari futuri in cui ci saranno piu' pezzi di plastica in mare che pesci.

Secondo Geyer tutto parte a monte -- impacchettamento fuori controllo, mancanza di riuso, cultura dell'usa e getta.
Ma la plastica e' anche spesso in posti dove non pensiamo: anche in fibre usate per vestiti, come il  nylon che e' continuo aumento.  Un milardo di tonnellate di quelle otto.tre prodotte dal 1950 ad oggi veniva da fibre tessili.

Come sempre, tutto parte da noi, dal consumatore che *chiede* tutte queste comodita' e che non si rende conto che la bottiglietta di plastica di una persona, moltiplicato per sette miliardi di persone, fa sette miliardi di bottiglette di plastica.

E mentre noi parliamo, la plastica e' arrivata fino in Artico, su isole remote del Pacifico non abitate dall'uomo, e in mezzo agli oceani.
 
Sta a ciascuno di noi salvare quella bottiglietta e diventare piccoli attivisti, di modo che anche gli altri salvino le loro.

Friday, July 22, 2016

Rinnovabili nel mondo: uno strabiliante +70% in cinque anni.




Chi avrebbe potuto prevederlo?

Il mondo ama il sole e il vento piu' delle trivelle, piu' della paura, piu' delle gufaggini di imprenditori senza scrupoli e dei loro amici politici.

E cosi, zitti zitti, nelle 20 economie piu' grandi del mondo, Italia inclusa, la percentuale di energia che arriva dal sole e dal vento e' aumentata del 70% in cinque anni come riporta il Financial Times. Questi numeri sono solo per sole e per vento e NON tengono conto dell'idroelettrico che in certi casi da' percentuali ancora piu' elevate di elettricita', 

In queste statistiche dunque, nei paesi del G20 l'8% dell'energia elettrica nel 2015 e' arrivata dal sole e dal vento. Nel 2010 si era al 4.6% - un aumento del 70%. Puo' sembrare poco ma in questo conto ci sono paesi come Cina e India.  Nel conto del G20 c'e' circa l'85% del PIL mondiale, l'80% degli scambi economici e i due terzi della popolazione mondiale.

Quindi anche se le percentuali paiono basse stiamo parlando di quasi tutto il pianeta, inclusi paesi in via di sviluppo.

Ovviamente se si va a guardare ai singoli paesi ci sono delle cose bellissime.

La Germania e' in cima a tutti con la sue Energiewende e con il 36% della sua elettricita' (in totale) generata da sole e vento.

A seguire UK con il 26%, Italia al 21%, Francia al 19%, e poi ancora Brasile al 13% e Australia all'11%.  Negli USA siamo all'8%. In Cina, nonostante tutto, ancora al 5%.

La media dell'UE e' del 28%.

Nel caso del Regno Unito, nel 2010 si era al 6% di elettricita', poi grazie sopratutto al vento, si e' arrivati al 24%. Un enorme salto in soli 5 anni.

Intanto, la piu grande crescita si prevede verra' dalla Cina dove sono stati investiti piu di 100 miliardi di dollari per le rinnovabili - a livello globale siamo a 329 miliardi. Il governo preme e l'industria pure.

Ma.. come e' successo?

Consapevolezza e denaro.

1. Le conferenze internazionali che si sono succedute nel mondo nel corso degli anni, culminati con gli accordi di Parigi che hanno reso noto a tutto il pianeta quanto importante fosse fare *qualcosa* contro i cambiamenti climatici.  Anche se in molti di questi incontri internazionali e' parso che non si fosse arrivati a granche' e ci sono stati delusioni, parlarne almeno sulla scena internazionale ha aiutato moltissimo a creare consapevolezza.

E da qui e' iniziato l'impeto a che la stampa ne parlasse sempre di piu, con storie sulle temperature record, i ghiacciai che si sciolgono, le prediche di Al Gore e di Leonardo di Caprio, la gente che deve lasciare le proprie case perche' diventati "migranti climatici". 

Tutto questo ha portato consapevolezza, sensibilita', e pressione anche politica, oltre che incoraggiare i singoli a fare la propria parte. Non e' un caso che da pochi anni anche grandi ditte -- da Google a H and M, dall'IKEA ad Apple -- parlano di voler arrivare al 100% di energia rinnovabile.  Lo fanno perche' un po ci credono, perche' gli conviene, e perche' fa bello con il pubblico.

Non possono perderci nel diventare rinnovabili. 


2. I costi delle rinnovabili crollano.  E anche i piu' senzacuore capiscono che ci si possa fare business. Non dovrebbe essere cosi, ma meglio il business delle rinnovabili che il business delle trivelle, io credo.

In questo momento, l'energia proveniente dal vento e' venduta a 3 centesimi alla chilowatt-ora. Dal sole a 4 centesimi. Il gas naturale e' venduto a 5 centesimi e il carbone a 6.5 centesimi.  Se uno deve comprare (e qui si tratta di prezzi dal produttore di energia alle utilities che poi la distribuscono) e' evidente che e' piu' economico comprare sole e vento, no?


3. I paesi del terzo mondo con le loro popolazioni esplosive possono fare molto. Un piccolo grande esempio viene dall'India. Qui il governo ha distribuito circa 50 milioni di lampadine a LED, che fanno risparmiare sulle lampadine incandescenti. Ebbene, con questa mossa il costo delle lampadine LED, seocndo il segretario dell'energia americano Ernest Moniz e' passato da 35 dollari l'una a 80 centesimi.  Il tutto e' dunque un circolo vizioso, ma buono: le lampadine LED costano di meno, e consumano di meno. Non si puo' sbagliare!

Sono tutte cose strabilianti, perche' nessuno se lo aspettava.  Non si puo' che crescere, e' inevitabile. E' tutto stato messo in moto e i signori del petrolio non possono fare altro che mettersi il cuore in pace.

Un giorno ci riguarderemo indietro e diremo "ma come abbiamo fatto per 150 anni a pensare di alimentare il pianeta con le fonti fossili?"

Sorrideremo come sorridiamo oggi delle lampade a kerosene, dei carretti trainati a buoi, e dei computer che riempivono tutta la stanza per fare 2+2.







Sunday, September 6, 2015

Summerland, California, 1896








I primi pozzi offshore del mondo, Summerland, Calfornia.

Trivellati a partire dal 1896.

Tirano fuori 3.2 milioni di barili di petrolio in quasi 50 anni.

Abbandonato nel 1939-40. 


La storia di Summerland, dal nome cosi estivo, cosi californiano e' simile a quella del petrolio d'Abruzzo. Nel senso che gia' le popolazioni preistoriche avevano scoperto affioramenti di petrolio dal mare e lo usavano come isolante e collante nelle loro canoe e per altri scopi pratici. In Abruzzo erano gli antichi romani a Tocco Casauria, qui erano gli indigeni Chumash lungo le coste del Pacifico. 

I primi pozzi su terra nelle vicinanze trivellati nel 1886 ad Ortega Hill.

Erano altri tempi, ed i metodi erano alquanto rudimentari. Scavano, trivellano, montano su legnami di supporto. Trovano petrolio con indice API 7 - bassissimo ed essenzialmente monnezza.

Ma i petrolieri non si arrendono, erano ottimisti e senza scrupoli anche allora.  Continuarono a scavare.

Nasce cosi il campo petrolifero di Summerland.

La citta' di Summerland, piccola, era stata creata solo pochi anni prima, nel 1889. Doveva essere una "comunita' spirtuale" per meditazione e preghiera, diretta da H.L. Williams che vendeva lotti di terra a $25 l'uno per costuire case nei pressi di Ortega Hill. Nel giro di pochi anni, scoperto il petrolio, i prezzi esplodono a $7,500 a lotto.

Tutti pensano di diventare ricchi in riva al mare.

E perche' fermarsi in riva al mare? Perche' non trivellare direttamente a mare? Nel 1894 si decide di passare a trivellare direttamente in acqua.

Ecco allora i primi pozzi offshore del mondo, Summerland, non lontano da Santa Barbara. 

Li vicino c'era la ferrovia, la Southern Pacific Railroad e cosi un ingegnere minerario dal nome John Treadwell pensa di alimentare i treni locali con il petrolio appena estratto, invece che con il carbone.
Nasce cosi Treadwell Wharf, un complesso di diciannove pozzi che serviva ad alimentare i treni locali, Funziona. Si decide di ampliare. E cosi pian piano, Summerland si trasforma in una sorta di sosta-rifornimento petrolifero per tutti i treni in transito fra Santa Barbara e Los Angeles.

Anche allora ci si rendeva conto che non erano tutte rose e fiori. Il petrolio svani' rapidamente dai primi pozzi trivellati, non si riusciva ad andare cosi in profondita'.  Arriva cosi la furia di trivellarne sempre di piu', sempre piu vicino al mare, sempre piu' addensati vicino alle case e alle persone. Nel 1890 addirituttura, un gruppo di volontari abbatte' un pozzo nella spiaggia detta Miramar Beach per tutti i problemi di puzze e di inquinamento che stava creando.

Nel 1903 forti tempeste distruggono molte delle impalcature dei pozzi che erano di legno.
Nel 1906 dopo solo dieci anni, era quasi tutto finito, a parte i pozzi dismessi che stavano ancora li in bellavista, e il legno marcio.

Resto' tutto cosi per decenni.

Nel 1929, piu di venti anni dopo si scopri' un altro giacimento vicino a Summerland ma molto piu profondo, detto Vaqueros Sandstone. Quello stesso anno venne scoperto il Mesa Oil Field, su terraferma. Si continuo' a tirare fuori petrolio da questi due giacimenti per altri dieci anni. Il tutto fini' nel 1939, quando il petrolio si esauri', tutte le impalcature di legno furono rimosse e il petrolio divenne un ricordo.

O quasi. Nel senso che il petrolio e' ancora parte della vita di tutti i giorni Summerland ed e' anzi un incubo che perdura fino ad oggi, 2015, quando lungo quella stessa costa petrolifera sorgono case dal valore di cinque, otto, dieci milioni di dollari.

Ma di questo parliamo la prossima volta.


 



Tuesday, March 10, 2015

Solar Impulse 2: il sole ed il giro del mondo

 
"So much joy. So much incredible feeling"
Andre Borschberg, pilota Solar Impulse

Ci sono riusciti!

Dopo 118 ore di fila - cinque giorni - in volo sull'Oceano Pacificio, Solar Impulse ha completato il pezzo piu' difficile della sua missione: fare il giro del mondo con un aereoplano alimentato solo dal sole.

Il pilota Andre Borschberg era partito da Nagoya, Giappone Domenica 28 Giugno ed e' arrivato Venerdi 3 Luglio alle Hawaii, isola di Oahu. E' stato il record del tempo di permanenza in cielo di un aereo senza fare rifornimento di carburante.

Cinque giorni in volo, ottomila e duecento chilometri. Senza una goccia di petrolio.

Il pilota e' dovuto star seduto per cinque giorni di fila e non dormito pochissimo, e cosi quando e' arrivato - oltre alla folla, c'era un massaggiatore ad aspettarlo. A bordo cibo e acqua per una settimana, taniche di ossigeno, paracadute e anche una zattera.  Il copilota Bertrand Piccard era alle Hawaii per accogliere il suo partner Borschberg e sara' alla guida dell'aereo per il prossimo segmento che lo portera' dalle Hawaii a Phoenix, Arizona. E poi ci sara' la traversata dell'oceano Atlantico.

L'idea iniziale era di fare il giro del mondo da Marzo 2015, partendo da Abu Dhabi e completarlo nel Luglio 2015, sfruttando il sole il piu' possibile. Ma a causa di problemi tecnici, e di clima incerto, ci sono stati vari ritardi, e cosi invece che finire a Luglio del 2015, il progetto probabilmente andra' in pausa e di riprendera' nel 2016.


Borschberg and Piccard hanno usato la loro avventura per diffondere il messaggio che un futuro alimentato dalle energia pulita si puo'. Ovviamente Solar Impulse non e'  pensato pe essere replicato in grande scala, ma e' un progetto dimostrativo con le sue 17,000 celle fotovoltaiche che lo fanno viaggiare anche di notte, ricaricandone le batterie al litio.

Da qualche parte si inizia. 














 
della traversata pacifica per il maltempo. Ma l'avventura continua. 

Erano in viaggio dalla Cina alle Hawaii - un volo non stop che doveva durare 6 giorni. 


Solar Impulse 2 - l'aereoplano solare che fa il giro del mondo 
"I am confident we have a very special aeroplane, 
and it will have to be to get us across the big oceans"

Andre Borschbeg, pilota



"I had this dream 16 years ago of flying around the world without fuel, just on solar power. 
Now, we're about to do it. 
The passion is there and I look forward so much to being in the cockpit."


Bertrand Piccard, pilota

 Si è partiti lunedì 9 Marzo: volo da Abu Dhabi sopra il golfo dell’Oman con destinazione Muscat. Prima tappa, 13 ore. Tutto bene. Oggi si parte per l’India, volo su Ahmedabad passando per il mar Arabico. Si prevede che il giro del mondo venga completato per luglio.

Solar Impulse 2 è composto di 17,000 celle solari ed è fatto con fibre di carbonio e di un materiale speciale misto fra polimeri e carta. Il tutto viene alimentato da batterie al litio. L’aviazione al sole è già in sperimentazione da vari anni ed un primo prototipo, il Solar Impulse 1, ha già attraversato gli Usa nel 2012. Ma il giro del mondo è molto più complesso e ha portato alla costruzione di un nuovo modello, più grande e sofisticato. Il Solar Impulse 2 è all’avanguardia non solo per il concetto, ma anche per il design: ha una apertura alare più grande di un “Jumbo Jet” Boeing 747 e pesa molto di meno: 2 tonnellate contro 150.

Il pezzo più difficile sarà il volo sul Pacifico: si prevedono cinque giorni e cinque notti di volo. Non sarà facile: l’aereo è piccolo, gli spazi angusti, non si dormirà molto. Ma se il tutto verrà completato sarà la prima volta in assoluto che si riesce a fare il giro del mondo su un aereo al sole.

I piloti sono Andre Borschbeg e Bertrand Piccard, uomini d’affari ed avventurieri svizzeri con il pallino delle rinnovabili. Mentre loro voleranno, l’aereo sarà controllato da una stazione a terra nel principato di Monaco. Il volo si può seguire su internet. La loro idea è di fermarsi in vari angoli del pianeta durante questi cinque mesi per testimoniare che “yes we can” e che la transizione verso energia diversa da quella fossile è possibile, se lo si vuole.

Cosa diranno i due di tappa in tappa?

Che il mondo ed il sole vanno a avanti e non ci sono petrolieri che tengono.

Che si è partiti con forti sussidi governativi che hanno attratto investimenti e innovazione che hanno fatto crescere l’energia solare in modo spettacolare. Diranno che secondo l’Iea, International Energy Agency, il sole sarà la fonte primaria di energia nel mondo intero a partire dal 2050. Che il costo dei pannelli fotovoltaici è calato del 70% negli scorsi anni e ci si aspettano ulteriori abbassamenti dei prezzi, man mano che la produzione e la richiesta aumentano. La Deutsche Bank addirittura conferma che se i prezzi del petrolio restano cosi bassi, entro il 2020 l’energia elettrica da solare costerà meno di quella prodotta dal gas. Negli Usa i posti di lavoro da solare sono già di più quelli dell’industria del carbone.

Sono sicura che gli amici petrolieri avranno un sacco di distinguo da aggiungere: anche se ci riescono non si può fare su grande scala, è un esercizio di due ricchi che non hanno niente da fare, il petrolio ci serve ancora. Sarà. Per me, l’avventura di Piccard e Broschbeg è un bellissimo segnale di speranza per il futuro e di ciò che l’uomo, e il suo ingegno, e il suo volere, possono fare, se lo vogliamo.


Non siamo condannati a fare buchi sottoterra. Il sole è lassù.

Wednesday, July 30, 2014

La Germania e campo Bahia






In Brasile, la Germania vince non solo calcisticamente, ma per quello che lascia dietro di se in questi mondiali.

La federazione calcistica teutonica - la Deutscher Fussball Bund - ha infatto deciso di costruire una base per la squadra di Germania sei mesi prima il calcio di inizio nel piccolo villaggio isolato di Santo André, popolazione 900 anime, quasi tutti pescatori, nello stato di Bahia. L'hanno semplicemente chiamato Campo Bahia.

L'idea e' stata di Christian Hirmer, che lavora nel campo della moda a Monaco di Baviera, e del manager di calcio Oliver Bierhoff. L'idea era di costruire qualcosa che potesse aiutare la preparazione atletica e psicologica dei tedeschi, senza che fossero intrappolati in un hotel di lusso a Rio De Janeiro e nel suo traffico.
La scelta si e' dimostrata vincente: con il proseguire del torneo, i giocatori se ne sono resi conto sempre di piu', con riconoscenza al centro per avergli concesso di creare spirito di gruppo.

L'idea infatti era di creare un luogo per allenamenti ma anche per dare modo alla squadra di integrarsi, considerate le rivalita' fra i club di provenienza, con la possibilita' di concentrarsi lontani da tutti se necessario, ma allo stesso tempo con la possibilita' di avere momenti di contatto con la realta' locale. E infatti ci sono stati varie occasioni di eventi e feste con i residenti di Bahia.

Il posto era anche perfetto per tutti gli spostamenti della Germania e per la preparazione atletica, per abituarsi al clima, al caldo e all'umidita'.

"E 'stata la soluzione perfetta" dice Thomas Mueller che ha segnato cinque gol in Brasile. "E' un ambiente totalmente diverso da un albergo, dove sperimentare la vita di squadra, pur lasciando ad ognuno il proprio spazio" "Ci siamo abituati a vivere insieme e lottare per l'altro in campo" aggiunge
il terzino sinistro Benedikt Hoewedes.

I tedeschi hanno costruito alberghi unita' residenziali, centro benessere, campi da calcio, palestra, auditorium e piscine con fondi privati. L'area copre 15,000 metri quadrati e ciascuna villa ospita sei giocatori o membri dello staff.  L'arte e' mista tedesca-brasiliana e sono arrivate qui mountain bikes, tavoli da biliardo, di tennis da tavolo e di freccette.

A lavorare solo manodopera locale.  E ora, con la coppa sollevata in alto, tutto quello che e' stato costruito, puramente green ed ecosostenibile,  sara' regalato alla gente del posto, come pure le biciclette usate. La struttura albeghiera della nazionale tedesca sarà trasformata in una scuola, hanno regalato diecimila euro per l'acquisto di una ambulanza. 

All'inizio ci furono tensioni perche' la gente non era abituata a tutta la security che ruotava attorno alla nazionale tedesca. Prima del torneo c'era qui un solo poliziotto per tutta l'area! E cosi, come segno di riconoscenza i tedeschi hanno pagato per rinnovare tutti gli impianti sportivi, e hanno progettato la costruzione di un centro di allenamento sportivo giovanile, nonche' di aiuti all'orfanotrofio locale.
E alla fine, hanno pure chiesto scusa ai tifosi di Bahia per la straziante 7-1 botta inflitta al Brasile, e dopo essersi portati a casa la Coppa del Mondo 2014, hanno ringraziato il Brasile per la loro ospitalità e l'amore che hanno ricevuto.