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Saturday, December 16, 2017

L'India a costruire il piu' grande impianto di stoccaggio di energia rinnovabile del mondo


Mentre in Italia disquisiamo di stoccaggio gas, trivelle, scoppi austriaci e scellerate TAP, il mondo cambia e va avanti, con o senza di noi.

La Banca Mondiale, come gia' ricordato, ha appena annunciato che non finanziera' piu' progetti in oil and gas. Oggi, l'annuncio che invece finanzieranno un nuovo progetto: il piu' grande impianto di stoccaggio di energia rinnovabile del mondo.

Nascera' nello stato di Andhra Pradesh, in India.

Si tratta di un impianto che stocchera' 120 megawatt di energia solare e 40 megawatt di energia eolica
e she sara' costruito nel distretto di Anantapur. Al costo di 155 milioni di dollari, e' stato sviluppato in concomitanza dal Solar Energy Corporation of India, dall'agenzia per le energie rinnovabili dello stato dell'Andhra Pradesh, appunto con i fondi della Banca Mondiale.

Non e' la prima volta che la Banca Mondiale investe in solare indiano: all'inizio del 2017 hanno offerto fondi per la costruzione di un progetto da 750 megawatt da impianto solare nello stato di Madhya Pradesh. L'offerta all'asta e' stata da record, con prezzi bassissimi. Questo vuol dire che il progetto si puo' realizzare a costi molto moderati, e che le rinnovabili, il sole, sono competitivi piu' che mai.

In realta' l'India ha molti progetti di energia rinnovabile in porto: l'idea e' di elettrizzare la parte del paese che e' ancora non connessa alla rete pubblica direttamente con le rinnovabili e di eliminare il bisogno di una rete alimentata da energie tradizionali.

Per esempio, un altro impianto di stoccaggio rinnovabile, piu' piccolo di quello dell'Andhra Pradesh, e' stato sviluppato piu' a sud in Kerala e sara' aperto a Gennaio 2018.

Siamo in localita' Ramakkalmedu, e qui saranno stoccati 3 megawatt di energia solare e 4 di energia dal vento. La zona e' turistica (ci sono pure stata in Kerala, e se tenessi un blog di viaggi Cochin sarebbe fra le mie localita' preferite in tutto il mondo) e l'idea di installare anche un centro di formazione per i giovani.

Il viaggio dell'India sulla strada delle rinnovabili e' stato lungo e fruttuoso, specie considerato che si tratta di una nazione dalle mille contraddizioni e dai mille problemi.

L'obiettivo e' di arrivare a 175 GW entro il 2022. 
Siamo adesso a 57 GW.

In questo momento i prezzi sono bassissimi: sole e vento costano 3-4 centesimi a kilowattora, mentre nel 2013 il prezzo variava fra i 14-18 centesimi a kilowattora.

Ci sono 10,000 ditte che operano nel sole e nel vento.

I tetti vengono solarizzati a passi da gigante: finora per il 2017, pannelli per circa 715 megawatt sono stati installati sui tetti. Nel 2016 erano solo 227. Nel 2022 saremo a 9.5, secondo le proiezioni.
Il sole sui tetti e' l'opzione energetica piu' economica in tutta la nazione.  Il solare costa qui la meta' che nel resto del mondo, proprio a causa della forte competizione e grazie alle politiche di incentivi del governo.

Ecco. 

In Italia invece si continua a pensare che la soluzione sia un tubo di migliaia di chilometri pieno di gas dell'Azerbaijan.

  

Wednesday, December 13, 2017

La Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti in oil and gas dal 2019



A partire dal 2019, la Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti oil and gas a causa di forti pressioni a livello planetario affinche' si transizioni al piu' presto verso sole e vento.

Sara' piu facile cosi arrivare a rispettare gli accordi di Parigi del 2015.

Lo scopo della Banca Mondiale e' in generale di provvedere supporto economico per le economie emergenti, investendo in infrastruttura e progetti energetici. Dicono che dopo il 2019 solo sotto "circostanze eccezionali" si potranno finanziare progetti a gas in paesi poveri, ma solo se ci sono in cambio chiari benefici per i residenti. Per ora l'obiettivo resta di usare almeno il 28% dei loro fondi per finanziare progetti green entro il 2020.

L'annuncio e' arrivato da Parigi, ad un summit convocato dal presidente francese Emmanuel Macron. Ci vogliono non milioni, non miliardi, ma trillioni (un milione di milioni!) di investimento in energia rinnovabile se vogliamo arrivare a rispettare gli accordi di Parigi e per evitare che l'aumento della temperatura a livello mondiale non superi i due gradi celsius.

Come sempre, sono i soldi che dettano legge, e spesso i fondi per fare la cosa giusta mancano, considerato anche che ora gli USA sono diventati ostili all'azione concreta contro i cambiamenti climatici. Trump non e' stato nemmeno invitato e al suo posto c'era un esponente dell'ambasciata USA a Parigi. Ma c'era John Kerry, precedente segretario di stato USA che ha definito le azioni di Trump in merito al clima una vergogna.

A disgrace.

Ha detto che ci sono voluti 26 anni per arrivare a questo benedetto trattato e che Trump senza capirne niente, arriva e distrugge tutto il lavoro fatto negli anni passati. Erano presenti anche il governatore di California Jerry Brown e l'ex sindaco di New York, Mike Bloomberg.

Nel 2016 la Banca Mondiale aveva investito circa 3 miliardi di dollari in industrie "estrattive", petrolio e miniere, tre volte quanto investito nel 2015.





Tuesday, September 26, 2017

Nature Energy: sole e vento migliorano la salute, fanno risparmiare sui costi medici, evitano le morti premature





Il sole e il vento diminuiscono le emissioni di CO2 in atmosfera, rallentano la corsa verso i cambiamenti climatici e migliorano qualita' di aria, acqua e ambiente e della lunghezza e qualita' della vita.

Tutte queste cose, piu o meno, le sappiamo gi'a.

Ma adesso c'e' un nuovo studio a confermare l'ultimo punto e quantificarlo.

Lo studio in questione arriva dal Lawrence Berkeley National Laboratory, in California, ed e' stato condotto da Dev Millstein e due colleghi. Negli USA, l'abbandono delle fossili a ritmi attuali ha portato ad evitare fra le 3,000 e le 12,700 morti premature in un arco di nove anni, facendo risparmiare fra i $30 e $113 miliardi di dollari in costi medici.

Secondo l'Istituto Mondiale della Sanita' circa sette milioni di persone muoiono ogni anno per colpa della cattiva qualita' dell'aria, per colpa di malattie come cancro, problemi respiratori e circolatori.

Lo studio su citato si basa negli USA dove circa 200mila morti prematuri l'anno sono da attribuirsi all'inquinamento dovuto a eccessiva anidride carbonica, ai composti a base di zolfo, specie SO2, nitrati e particelle fini (SO2, NOx, PM2.5 e CO2).

Nello stesso periodo di tempo, fra il 2007 e il 2015 negli USA le emissioni di CO2 sono calate del 20%, quelle di SO2 di circa il 72% quelle di ossidi di azoto del 50%. Le emissioni di PM2.5 sono invece calate del 46%.

Negli USA il solare e' passato da 4 GW installati nel 2007 a 40 GW installati nel 2016.  Assieme, sole e vento sono passate da10 GW nel 200 a circa 100 GW nel 2015.

Il tasso di crescita e' stato di 35mila GW-ore per anno nel 2007 a 227,000 GW-ore per anno nel 2015.

Sono numeri importanti ed impressionanati: il calo dell'inquinamento e' collegato dunque alla (lenta) riconversione dell'economia verso le rinnovabili,  ma anche grazie a regolamentazioni piu stringenti, con maggiori divieti e limiti di emissione in atmosfera piu' bassi per gli impianti fossili.

Anzi, a volte e' stata proprio l'esistenza di limiti piu' stringenti a causare l'abbandono di fonti energetiche antiquate, perche' non piu' convenienti.

In aggiunta, la maggior produzione di energia rinnovabile ha portato a benefici cumulativi stamabili fra i $5 miliardi e i and $107 miliardi con miglioramento della produzione agricola, grazie al minor tasso di inquinamento, allagamenti, e altre cause imputabili ai cambiamenti climatici.

L'articolo e' qui su Nature Energy


Wednesday, March 8, 2017

La Statoil di Norvegia punta sulle rinnovabili. La Shell abbandona le Tar Sands del Canada. Le riserve della Exxon calano del 19%.





One day, there will be a peak in oil demand.
There is a debate about when that will happen. 
At some point, it will be a shrinking business. 

Eldar Saetre, CEO della Statoil
la piu' grande ditta petrolifera di Norvegia


Altri passi verso il tramonto delle trivelle.

La Statoil di Norvegia decide di diversificare il suo portfolio di investimenti e di dedicare alle rinnovabili fra il 15 e il 20% della sua spesa complessiva.

Annunciano che fanno questo perche' sanno che siamo arrivati al picco del petrolio,  che e' bene prepararsi in anticipo per i cambiamenti del futuro, che non puntano certo verso altre trivelle.

E cosi il capo della Statoil, Eldar Saetre, dice che la maggior parte dei loro investimenti rinnovabili sara' rivolto verso l'eolico offshore, perche' e' qui che possono re-inventarsi usando l'esperienza che hanno accumulato con le trivelle a mare.

La data per il picco del petrolio varia - alcuni dicono che l'abbiamo gia' passato, altri che ci sara' fra il 2020 e il 2030. La International Energy Agency dice che il consumo mondiale di petrolio aumentera' almeno fino al 2022 quando ne useremo 104 milioni di barili al giorno.

La Statoli ha tutto l'interesse a diversificare i suoi investimenti perche' a differenza delle altre sue amiche del petrolio, finora e' tutta puntata su trivelle oil and gas, e non su raffinazione ed oledotti, lasciandola maggiormente esposta a fluttuazioni nei prezzi del greggio.

Dal canto suo l'amica Shell decide di liberarsi di tutti i suoi investimenti nell Tar Sands del Canada - circa 7.25 miliardi di dollari.

Perche' fanno questo? Per ridurre i propri debiti. Tutto sara' venduto alla Canadian Natural Resources,
e la Shell conservera' solo parte dei suoi interessi nel cosiddetto  Scotford upgrader,  una sorta di raffineria delle sabbie bituminiche che prende il bitume e lo diluisce in modo da rendere il trasporto piu efficente.

La Shell ha almeno 30 miliardi di debiti che vuole ridurre: hanno gia' terminato le loro operazioni di raffinazione dnegl USA con la Saudi Arabian Oil e hanno venduto una serie di pozzi di petrolio nei mari inglesi.


Anche per la Shell si tratta di passi fatti per un mondo che dipende sempre meno dalle trivelle e in cui si cerca di dimuire le emissioni di CO2, Trump o non Trump.  E estrarre bitume dalle Tar Sands e' fra le operazioni piu' impattanti che possano esserci perche' il bitume e' difficile da raffinare e da trasformare in benzina o in altri prodotti di uso comune. I processi coinvolti e le emissioni di CO2 sono particolarmente intensi.

Le trivelle delle Tar Sands erano appetibili finche' i prezzi del petrolio erano piu' di $100 al barile, adesso con il crollo dei prezzi, lo sono un po meno.

Un altra cosa interessante delle nuove politiche della Shell e' che pageranno bonus ai propri dirigenti fino al 10% del loro stipendio se riusciranno a diminuire le emissioni dalle proprie raffinierie e dai propri impianti chimici.

Tutte le altre ditte del petrolio non nuotano certo in acque da crociera, quanto in acque di tempesta.

La Exxon Mobil ha eliminato progetti trivellanti per almeno 16 miliardi di dollari grazie all'abbandono dell'impianto di Tar Sands detto Kearl e facendo calare le sue riserve del 19%.

Ai suoi investitori la Exxon dice che i bassi prezzi del petrolio nel 2016 hanno fatto si che miliardi e miliardi di barili di "riserve" di petrolio nelle Tar Sands non potevano piu' essere considerate riserve perche' non economicamente realizzabili.  Oltre alle Tar Sands, ci sono operazioni americane che saranno chiuse prima del previsto a causa del crollo dei prezzi.


Il futuro sta arrivando, anche per i petrolieri. Sta a noi resistere e far si che il processo sia velocizzato il piu' possibile.











Monday, December 26, 2016

Midway Island: l'isola dove tutti gli uccelli hanno plastica in corpo


Le Midway Islands sono delle isole remote del Pacifico, ad ovest delle Hawaii.

Non vive qui quasi nessuno - circa 50 persone in tutto, per la maggior parte americani, che lavorano per lo US Fish and Wildlife Service.

Qualcuno forse avra' sentito parlare di tali isole in correlazione con la seconda guerra mondiale, quando le Marshall erano la sede di una base navale USA e furono teatro di guerra fra gli americani e i giapponesi. La battaglia di Midway si svolse fra il 4 e il giugno del 1942, con la vittoria della marina americana e la sconfitta di quella nipponica; la base navale venne chiusa nel 1993.

Oggi le Midway Islands non si possono visitare da turisti, a causa della mancanza di fondi, ma quando erano aperte ai visitatori (fino al 2012) ci si veniva per visitare e studiare l'ecosistema, o per ricerche storiche.

E quindi parrebbe il solito piccolo paradiso terrestre, con pochi umani e natura incontaminata, e animali di ogni genere che vivono qui in completa serenita'.

Non e' proprio cosi, perche' anche se l'uomo non arriva qui direttamente, la nostra impronta tocca pure la Midway Islands ed in un modo spettacolarmente triste. 

Fra le specie animali che vivono a Midway, gli albatross, uccelli fra i piu' grandi volatili che esistono. La specie precisa che vive in questo atollo si chiama Laysan albatross. Il 71% di questi esemplari in tutto il pianeta vive qui.

Un giorno arriva una troupe giornalistica con a seguito scienziati.

Vedono una immensa distesa di plastica e uccelli morti dappertutto.

Gli studiosi aprono il corpo dell'uccello per vedere cosa ha in corpo.

Il tappo della Coca Cola.

Un accendino.

Due accendini.

Altri pezzi di plastica random.

Alla fine erano 588 pezzi di plastica.

Nel corpo di un solo uccello!

L'immondezzaio in corpo praticamente.

Eseguono altre analisi.

Viene fuori che  *tutti* gli uccelli esaminati su Midway Island avevano plastica in corpo, chi piu' chi meno.

Perche' proprio l'isola di Midway? Perche' e' al centro del Pacifico e proprio sul perimetro esterno del Great Pacific Garbage Patch, dove arriva tutta la monnezza di plastica dell'Asia e del Nord America, spinta dalle correnti oceaniche.

Il problema per gli albatross dell'isola e' che oltre ad esserci tanta, troppa plastica, questa plastica sembra cibo: e' attraente, e' colorata, ce n'e' tanta.

E la plastica in corpo certo non fa bene: magari da sazieta' all'uccello ma non certo nutrienti, e alla fine l'albatross senza neanche saperlo muore di fame. E muore su un isola, la sua casa, che lentamente scompare a causa dei cambiamenti climatici e sommersa di monnezza. Che ci abbiamo messo noi.

Matt Brown che ha qui vissuto a lungo per conto dello US Fish and Wildlife service dice che e' qualcosa che spezza il cuore: da lontano vedi gli uccelli che nidificano, nell'erba verde e sotto il cielo blu, e poi se ti avvicini e sposti l'erba vedi plastica dappertutto. Cosi tanto che e' parte della geologia
dell'isola.  E mentre tutto il resto si decompone, compresi i corpi degli albatross che muoiono di plastica, la plastica stessa rimane intatta.

Sposti l'erba e vedi plastica e corpi di uccelli morti.

Muoiono di plastica albatross giovani, vecchi e anche pulcini.  A volte si vedono gli albatross piu' vecchi camminare sui corpi dei pulcini morti. Quando sono piccoli, gli uccelli devono imparare a volare e a cercare cibo dall'alto. Prima di essere autosufficienti, le mamme spezzettano il cibo e lo digeriscono per loro, passandolo ai piccoli.

E quello che dovrebbe essere un atto di amore fra l'albatross e il suo piccolo, perfezionato dalla natura
nei millenni, diventa una condanna a morte. Perche' le mamme, senza saperlo, danno plastica ai propri figli.

Ogni minuto l'umanita' getta in mare l'equivalente di un camion della monnezza. Io e te facciamo questo. E lo facciamo cosi' perfettamente che entro il 2050 ci sara' piu' plastica che pesci in mare, condannando i Laysan albatross, a mangiare plastica per generazioni a venire in quello che era il loro habitat naturale.
Tutto questo l'abbiamo fatto noi. 

Thursday, July 4, 2013

Aprile 2013 in Spagna: 54% di elettricita' dalle rinnovabili



April is the cruellest month.
Per i petrolieri.


In Spagna vanno forte con le rinnovabili:  durante il mese di Marzo 2013 le energie non fossili avevano gia' generato il 52% di elettricita' in Spagna. In Aprile 2013 hanno fatto ancora meglio - sono arrivati al 54%.

La "Red Electrica de Espana" riporta infatti che circa il 25% dell'energia verde e' venuto dall'idroelettrico, il solare ha contribuito per il 5%, il vento al 22%. Si lo so che il totale non fa 54, ma credo che sia perche' l'agenzia abbia arrotondato i numeri.

Ad ogni modo, 52 o 54, la cosa stupefacente e' che nel 2006 la percentuale di energia elettrica in Spagna generata dalle rinnovabili era solo del 19%.  Nel corso di pochi anni con nuove installazioni e progetti hanno fatto salti da gigante: nel 2010, 2011 e 2012 sono arrivati a circa il 32-35% in totale di energia elettrica dalle rinnovabili.

Per il 2013 non si sa, ovviamente, ma se il buongiorno si vede dal mattino...

La Spagna si pone l'obiettivo di arrivare al 40% di energia elettrica rinnovabile solo dal vento entro il 2020.  In questo momento la Spagna e' il terzo produttore mondiale di energia eolica, dietro USA e Germania.

Ad Extremadura, nella parte occidentale del paese e' prevista la costruzione di una nuova centrale fotovoltaica da 250 MW, sara' la terza piu' grande del mondo. Nel 2005 hanno imposto l'installazione di impianti fotovoltaici e per il riscaldamento di acqua in nuovi edifici.

Anche del divieto al fracking nella regione di Cantabria, abbiamo gia' parlato qualche tempo fa. 
Altre regioni della Spagna si sono poste l'obiettivo di arrivare al 100% di produzione di energia elettrica dalle rinnovabili : Castilla y León e la Galicia gia' nel 2006 erano arrivate al 70% - principalmente dall'idroelettrico.

Siccome pero' era tutto troppo buono per essere vero, proprio qualche giorno fa il ministro dell'industria, energia e turismo ha proposto tagli fra i 700 ed i 1000 milioni di euro agli incentivi e ai sussidi per l'energia verde, a causa della recessione.