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Monday, October 9, 2017

La Coca Cola produce 110 miliardi di bottiglie di plastica l'anno











Fanno circa 15 bottiglie a persona sul pianeta intero, compreso bimbi e anziani, di sola Coca Cola.

Circa un quinto delle bottigliette di plastica prodotte nel pianeta sono di Coca Cola.

Il totale, Coca Coca ed altre, e' di 500 miliardi di bottiglie.

Fanno 20mila bottiglie al secondo vendute in ogni angolo del pianeta.

Un milione al minuto.

Ci vogliono 400 anni per degradare una bottiglia di plastica.

La Coca Cola da tempo e' sotto pressione per ridurre il numero di bottigliette prodotte, ma finora i risultati sono stati poco promettenti: nel corso degli scorsi anni, invece di diminuire, il numero delle bottigliette prodotte e' aumentato.

Dove finisce tutta quella plastica? Tutte quelle bottigliette?

Ci piace pensare di essere una societa' attenta, ma se e' vero che si cerca di reciclare e di riusare e tante altre belle parole, la triste realta' e' che la gran parte di quella roba finisce, se va bene, in discarica, se va male, negli oceani, nei corpi di pesci ed uccelli, e, in ultima analisi nei nostri corpi.

Dopotutto se le stime sono che negli oceani nel 2050 ci sara' piu' plastica che pesci, quella plastica da qualche parte deve pure arrivare.

E infatti, non e' un caso che la stragrande maggioranza della plastica che si trova sulle spiagge del mondo e' proprio costituita da bottiglie di plastica e da loro residui.  E questo e' brutto da vedersi certo, ma e' un grande pericolo per animali acquatici che li mangiano per sbaglio, che a volte soffocano, che li accumulano nei loro organismi, e che a volte si sviluppano con pezzi di plastica come parte del loro corpo. Per non parlare dei pezzettini piu' piccoli che poi ce li ritroviamo nei pesci che mangiamo, nel sale marino e pure nell'acqua che beviamo.


E la Coca Cola? Beh, grazie a varie campagne di sensibilizzazione, nel Regno Unito, promosse da Greenpeace e da altre associazioni, la Coca Cola ha annunciato che .... utilizzera' plastica reciclata per il 50% delle loro bottigliette entro il 2020.

E' una soluzione? Certo che no! La meta' di 110 miliardi di bottiglie sono 55 miliardi di bottiglie ed il 2020 e' troppo lontano. La Coca Cola e' un ente colossale e puo' fare molto, molto di piu' di queste mosse di facciata.

E noi?

Beh, noi possiamo essere attenti che ogni santa bottiglietta venga riciclata nel modo piu opportuno, possiamo raccogliere lo schifo che vediamo in spiaggia, possiamo essere consapevoli, possiamo scrivere alla Coca Cola, e possiamo scegliere di trovare alternative alle bottigliette di Coca Cola e di qualunque altro contenitore di plastica per quel che possiamo.

400 anni per degradare una bottiglietta. 



Monday, December 26, 2016

Midway Island: l'isola dove tutti gli uccelli hanno plastica in corpo


Le Midway Islands sono delle isole remote del Pacifico, ad ovest delle Hawaii.

Non vive qui quasi nessuno - circa 50 persone in tutto, per la maggior parte americani, che lavorano per lo US Fish and Wildlife Service.

Qualcuno forse avra' sentito parlare di tali isole in correlazione con la seconda guerra mondiale, quando le Marshall erano la sede di una base navale USA e furono teatro di guerra fra gli americani e i giapponesi. La battaglia di Midway si svolse fra il 4 e il giugno del 1942, con la vittoria della marina americana e la sconfitta di quella nipponica; la base navale venne chiusa nel 1993.

Oggi le Midway Islands non si possono visitare da turisti, a causa della mancanza di fondi, ma quando erano aperte ai visitatori (fino al 2012) ci si veniva per visitare e studiare l'ecosistema, o per ricerche storiche.

E quindi parrebbe il solito piccolo paradiso terrestre, con pochi umani e natura incontaminata, e animali di ogni genere che vivono qui in completa serenita'.

Non e' proprio cosi, perche' anche se l'uomo non arriva qui direttamente, la nostra impronta tocca pure la Midway Islands ed in un modo spettacolarmente triste. 

Fra le specie animali che vivono a Midway, gli albatross, uccelli fra i piu' grandi volatili che esistono. La specie precisa che vive in questo atollo si chiama Laysan albatross. Il 71% di questi esemplari in tutto il pianeta vive qui.

Un giorno arriva una troupe giornalistica con a seguito scienziati.

Vedono una immensa distesa di plastica e uccelli morti dappertutto.

Gli studiosi aprono il corpo dell'uccello per vedere cosa ha in corpo.

Il tappo della Coca Cola.

Un accendino.

Due accendini.

Altri pezzi di plastica random.

Alla fine erano 588 pezzi di plastica.

Nel corpo di un solo uccello!

L'immondezzaio in corpo praticamente.

Eseguono altre analisi.

Viene fuori che  *tutti* gli uccelli esaminati su Midway Island avevano plastica in corpo, chi piu' chi meno.

Perche' proprio l'isola di Midway? Perche' e' al centro del Pacifico e proprio sul perimetro esterno del Great Pacific Garbage Patch, dove arriva tutta la monnezza di plastica dell'Asia e del Nord America, spinta dalle correnti oceaniche.

Il problema per gli albatross dell'isola e' che oltre ad esserci tanta, troppa plastica, questa plastica sembra cibo: e' attraente, e' colorata, ce n'e' tanta.

E la plastica in corpo certo non fa bene: magari da sazieta' all'uccello ma non certo nutrienti, e alla fine l'albatross senza neanche saperlo muore di fame. E muore su un isola, la sua casa, che lentamente scompare a causa dei cambiamenti climatici e sommersa di monnezza. Che ci abbiamo messo noi.

Matt Brown che ha qui vissuto a lungo per conto dello US Fish and Wildlife service dice che e' qualcosa che spezza il cuore: da lontano vedi gli uccelli che nidificano, nell'erba verde e sotto il cielo blu, e poi se ti avvicini e sposti l'erba vedi plastica dappertutto. Cosi tanto che e' parte della geologia
dell'isola.  E mentre tutto il resto si decompone, compresi i corpi degli albatross che muoiono di plastica, la plastica stessa rimane intatta.

Sposti l'erba e vedi plastica e corpi di uccelli morti.

Muoiono di plastica albatross giovani, vecchi e anche pulcini.  A volte si vedono gli albatross piu' vecchi camminare sui corpi dei pulcini morti. Quando sono piccoli, gli uccelli devono imparare a volare e a cercare cibo dall'alto. Prima di essere autosufficienti, le mamme spezzettano il cibo e lo digeriscono per loro, passandolo ai piccoli.

E quello che dovrebbe essere un atto di amore fra l'albatross e il suo piccolo, perfezionato dalla natura
nei millenni, diventa una condanna a morte. Perche' le mamme, senza saperlo, danno plastica ai propri figli.

Ogni minuto l'umanita' getta in mare l'equivalente di un camion della monnezza. Io e te facciamo questo. E lo facciamo cosi' perfettamente che entro il 2050 ci sara' piu' plastica che pesci in mare, condannando i Laysan albatross, a mangiare plastica per generazioni a venire in quello che era il loro habitat naturale.
Tutto questo l'abbiamo fatto noi. 

Monday, March 17, 2014

Olanda: Heineken, Coca Cola, Danone e banche contro il fracking

Riserve di shale gas in Olanda
Anche i prdouttori di birra contro il fracking


Il fracking come visto dagli olandesi coinvolge anche i birraioli, la Coca Cola e i produttori di yogurt.



I colossi della birra Heineken, Grolsch e Bavaria dicono infatti di essere contro il fracking fino a quando non sara' dimostrato che le acque sotterranee olandesi non verrano intaccate dalle tecniche estrattive di shale gas.

La Heineken e’ il terzo piu’ grande produttore di birra al mondo, la principale d’Olanda, seguita dalla Grolsch e dalla Bavaria.

Anche i produttori di bevande analcoliche come la Coca Cola e la Pepsi d'Olanda, nonche' gli imbottigliatori di acqua Vitens e Brabant Water dicono di dicono "scettici" sul fracking e per lo stesso motivo, i timori di inquinamento dell'acqua. Similmente l'associazione nazionale olandese di bevande analcoliche, succhi di frutta e acqua in bottiglia, FWS, che sta per Frisdranken, Waters, Sappen si e' pronunciata contro il fracking. FWS rappresenta non solo Coca Cola e Pepsi in Olanda, ma anche FrieslandCampina, uno dei principali produttori di latticini d'Olanda,

"La protezione delle acque sotterranee e' quindi una priorità assoluta per noi. L'estrazione del gas di scisto e altre attivita' nel suolo non devono causare danni alle acque sotterranee. Finche' tutto questo non sara' stato dimostrato, noi guardiamo al fracking con grande preoccupazione".

Questo e' quello che dice Taco Juriaanse, il rappresentate dell' unione di produttori di birra olandesi. Ovviamente l'acqua e' l'ingrediente principale usato nella produzione della birra, e delle bevande analcoliche. Gli fa eco Lieve Declercq della Vitens che dice

"Se qualcosa dovesse andare storto, la contaminazione dell'acqua portera' a danni irreversibili"

Anche la banca Rabobank si e' dichiarata contraria alle estrazioni di shale gas ed ha annunciato che non dara' prestiti ne a petrolieri, ne a persone che affittano i loro terreni ai petrolieri del fracking a causa degli alti rischi ambientali, e che preferiranno finanziare progetti di energie alternative.

La Rabobank e' una banca con sede at Utrecht che si occupa principalmente di progetti in agricoltura e sostenibilita'.

In Olanda ci sono varie licenze esplorative alla ricerca di combustibili fossili non convenzionali, 
pressi di Noord-Holland, Utrecht , Gelderland e Flevoland. Si stima che pero' le riserve di shale gas siano molto scarse e che al massimo l'apporto del gas estratto tramite fracking sara' di un aumento del 2% della produzione nazionale di gas. Molte comunita' sono opposte all'estrazione di gas da queste riserve.

Per il momento, in Olanda c'e' una moratoria temporanea per attendere il risultato degli studi governativi sui possibili impatti ambientali delle estrazioni di gas da scisti.

Intanto qui la situazione sulla sismicita' indotta a Groningen, uno dei piu' grandi campi di gas convenzionale dove lo stesso consorzio trivellante conferma i casi di terremoto innescati dalle estrazioni di gas naturale.




Monday, February 17, 2014

Dopo lo scoppio, la Chevron offre la pizza a tutti







Qualche giorno fa e' scoppiato l'ennesimo pozzo in Pennsylvania, era della Chevron.

Ne abbiamo parlato qui - e' stato uno scoppio orribile con un lavoratore disperso che si presume morto, e con le fiamme che sono rimaste ad ardere incontrollato per ben cinque giorni.

Oggi i cittadini di Bobtown, nelle vicinanze del pozzo scoppiato, ricevono il loro premio per tutto quello che hanno sopportato - esalazioni, rumori, fiammate, paura,

Una pizza!

La Chevron manda infatti una lettera a tutti i cittadini. Dentro la busta un messaggio:

Chevron recognizes the effect this has had on the community. We value being a responsible member of this community and will continue to strive to achieve incident-free operations. We are committed to taking action to safeguard our neighbors, our employees, our contractors and the environment.

La Chevron riconosce gli effetti che questo ha avuto nella comunita’. Ci teniamo ad essere parte responsabile di questa comunita’ e continueremo a cercare di portare avanti operazioni senza incidenti. Ci prendiamo l’impegno di agire per la sicurezza dei nostri vicini, dei nostri impiegati e dell’ambiente.


E poi un buono sconto per andarsi a prendere la pizza a "Bobtown Pizza".

Ti danno la pizza large ed una bottiglia di bevande gassate da due litri.

Ti inquinano l'aria e i polmoni ma ti riempiono la pancia.

Qui la lettera Chevron e il buono pizza e coca cola.


Qui le immagini dello scoppio della Pennsylvania dell'11 Febbraio (in cambio della pizza)
It was a horrific event on every level. One worker at the rig was not found and is presumed dead. The fire -- who posed enormous risks to rescue workers and to the surrounding community -- burned intensely for five days before it was finally extinguished. Despite reassurances, neighbors surely worried whether toxins were released in the fiery aftermath.

Of course, living near a fracking rig in Pennsylvania -- the state that Gov. Corbett has promised will become "the Texas of natural gas" -- isn't a picnic under the best of circumstances; scores of neighbors have complained about polluted drinking water or foul odors or ailing pets and livestock, of headaches and nausea and skin rashes.
But the people of Bobtown who endured the Chevron blast got a sweet -- or rather savory -- consolation prize for all that agita.
Pizza, pizza!. OK. actually just...pizza.
Local residents were delivered a note (pictured above), dated Sunday, from the Chevron Community Outreach Team. It states in part:
Chevron recognizes the effect this has had on the community.  We value being a responsible member of this community and will continue to strive to achieve incident-free operations.  We are committed to taking action to safeguard our neighbors, our employees, our contractors and the environment…
Tucked inside the envelope was a gift certificate to Bobtown Pizza, courtesy of Chevron. It entitles the resident to a free large pizza, and before you say something like, “Boy, is that chintzy,” you should know that was just the beginning, that the coupon also entitles the holder to a 2-liter soda.
Is there a catch? Well, sort of – the certificate is good for a "special combo only." Remember, Chevron's yearly profits declined in 2013 and the firm made just barely over $21 billion. You weren't really expected pepperoni, too, were you? (Note: the pizza certificates were first reported by No Fracking Way and Raging Chicken Press -- I called (!!) the pizza shop and confirmed that about 100 of the certificates were distributed by Chevron.)
Of course, a cynic would argue that a lifetime supply of pizza -- even with those cheesy breadsticks thrown in -- wouldn't be worth the health risks of having a massive fracking rig next door. On the other hand, I see a possible new marketing campaign for Chevron: We guarantee your fracking rig won't explode, or your pizza is free!

Read more at http://www.philly.com/philly/blogs/attytood/Chevron-Endure-our-fracking-fire-and-the-pizzas-on-us.html#oimMfj5xk6kDvKVQ.99

Monday, September 3, 2012

Storie petrolifere quotidiane






E mentre qui discutiamo sulle trivellazioni e l'airgun presso le isole Tremiti, non riusciamo nemmeno a salvare i nostri mari dall'inqunamento "di tutti i giorni".

Queste foto me le ha mandate Giorgio Rebecchi, che dall'Emilia Romagna e' andato a far vacanza ad Otranto - una delle punte turistiche di diamante del Salento e della Puglia.

Sono idrocarburi riversati a mare fra Sabato 25 e Domenica 26 Agosto nel canale di Otranto, da navi in transito. Sono dovuti a venire a pulirlo con aerei e battelli fin da Pescara - ovviamente a spese di noi tutti.

Si stima e' che questi idrocarburi abbiamo coperto una macchia di 4 chilometri di lunghezza con spessore anche di 20 metri. In alcune localita' e' arrivato fino agli scogli dei bagnanti.

Scrive Giorgio

"Ho passato tutto il giorno a ungere i miei figli ricoperti di chiazze nerastre."

E' questo il tipo di mare che vogliamo offrire a chi viene a trovarci? E' questo che si intende per vacanza?

Clini e Passera non sanno che le trivelle alle Tremiti - o da qualsiasi altra parte - porteranno con se altri rifiuti, altri idrocarburi, altre navi?

Perche' se questo e' cio' che viene fuori da una nave in transito, cosa ci si aspetta che possa venir fuori  un pozzo permanente, che stara' li per 20 o 30 anni, con oleodotti, petrolio corrosivo, e via vai continuo di navi? Elisir di lunga vita? Profumo di mare? Sapore di sale?

E poi di chi e' la colpa? Saranno puniti? Oppure tutto fa brodo, visto che ora ci apprestiamo ad offrire i nostri mari al miglior offerente, cosi a casaccio e quindi cosa vuoi che sia un po di petrolio in piu, un po di petrolio in meno?

Per ora non si sa, c'e' una interrrogazione, ma chissa' se mai si sapra' niente. 

Giorgio fa l'avvocato e mi scrive questo:


Quello che sconcerta e' che tra i principi fondamentali (artt. 1-12) della nostra Costituzione (principi cioe' che dovrebbero "venir prima" di ogni altro diritto individuale o di iniziativa economica) vi e' l'art. 9 che impone la "tutela del paesaggio" oltre che del patrimonio storico ed artistico della      
nazione.    
                                                                
Se per altri articoli (primo fra tutti l'art. 3) l'incostituzionalita' di moltissime leggi e provvedimenti e' stata spesso invocata ed anche accertata,  sarebbe interessante sapere quante volte e' stato invocato l'art. 9 per sollevare analoghi rilievi a fronte di norme di legge e di provvedimenti che qui in Italia hanno consentito di fare di tutto e di piu', svuotando di ogni effettivo contenuto pratico un"principio fondamentale" di pari rango di quello contenuto nell'art. 3.                                                                         


E si, non fa una piega.

Ecco come era il mare prima del riversamento





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Passiamo ad altra monnezza nel mare





All'inizio di Agosto e' stato ritrovato catrame in spiaggia a Termoli nella zona fra Montenero e Petacciato. Se ne sono accorti i bagnanti, la capitaneria di porto non sapeva niente, e non si sa chi abbia messo quel catrame li.
 
Un'altra nave? C'e' qualcosa che viene fuori da Rospo Mare? E chi lo sa.

Qui il presidente dell'ADOC, una associazione di consumatori, Nicola Criscuoli che riferisce

In questi giorni fare il bagno in quel tratto di litorale è impossibile. La situazione non è migliorata e la chiazza marrone in mare, ancora presente, impedisce ai bagnanti di godersi anche pochi giorni di vacanza. Ovviamente tutto ciò ha indubbiamente danneggiato i turisti presenti e sta aggravando la situazione di crisi che sta vivendo, ancor più, la nostra regione in termini di domanda e offerta turistica, in quanto chi vuole trascorrere anche pochi giorni o qualche settimana al mare preferisce scegliere altre località diverse da quelle molisane, anche vicine, dove è possibile fare il bagno in mare senza rischiare malattie o allergie. 

Dall'ARTA, dalla Capitaneria di Porto e dalle autorita' locali non si sa niente solo che "non e' tossico" e che il tutto e' per colpa di una cattivissima ma non pericolosa alga.

Il mare e' stato soprannonminato Mare CocaCola per colpa del catrame e non tutti hanno creduto alla storia dell'alga. Un albergatore riferisce:
 
Abbiamo anche stampato e affisso gli articoli di giornale in cui si spiegava che tutto era da attribuire all’alga, ma i nostri ospiti non hanno dato peso a ciò che era scritto perché avevano trascorso la mattinata in acqua uscendone con la pelle unta dalla strana sostanza presente.

E cosi chi se ne poteva andare, se n'e' andato con buona pace dell'economia, del turismo e dell'estate al mare e delle alghe. 

Evviva l'Italia petrolizzata. E questo e' solo l'inizio.
Grazie Passera, grazie Clini.