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Saturday, May 28, 2016

La disperazione del Venezuela: fame, tutto spento, tutto chiuso



Dodici uova costano, al mercato nero, 150 dollari.

Continua la discesa del Venezuela nell'abisso. 

A me pare tutto cosi grave e cosi preoccupante, e non capisco perche' la stampa italiana non ne parli in nessuna maniera.

I tribunali sono chiusi, non c'e' cibo nei supermercati, e alcuni uffici pubblici sono stati trasformati in punti di distribuzione di cibo (se c'e') per i poveri. Il sistema sanitario e' collassato, l'inflazione aumenta e il tasso di criminalita' e' alle stelle. L'inflazione per il 2016 e' stimata essere al 720%. Cioe' al 1 Gennaio costava 1, al 31 Dicembre costera' 8.2. Questo secondo il Fondo Monetario Internazionale. Secondo altre fonti si potrebbe arrivare anche al 1200%.

E' iniziato il razionmento dell'elettricita'. I telefoni non funzionano. La Coca Cola ha finito lo zucchero e non imbottiglia piu'. I panifici sono fermi perche' manca la farina. Le scuole sono chiuse al Venerdia' perche' manca l'elettricita'. A Caracas l'acqua arriva una volta alla settimana. Marrone. Aumentano i casi di infezione, di irritazione alla pelle per la mancanza di igiene e perche l'acqua quando arriva non e' pulita. Il traffico e' scomparso, insieme al lavoro e ai soldi.

Gli stipendi non bastano piu: va tutto via solo per fare la spesa. Se si va al supermercato nazionale,
le ditte Mercal e Bicentenario, che hanno prezzi regolamentati, occorre andarci la sera prima, e aspettare tutta la notte, sperando che ci sia ancora qualcosa. E poi ci sono i furti quando si esce dal supermercato. Ma ormai andare al supermercato e' una impresa disperata. La maggior parte del cibo lo si compra adesso al mercato nero. 

Uova? Dodici per l'equivalente di $150 dollari USA al cambio ufficiale.

Latte? Fino a $100 dollari al litro al cambio ufficiale.

Farina di Mais? $18 dollari al chilo al cambio ufficiale.

La gente continua a protestare.  

Il presidente Maduro e' sempre piu' isolato. Brasile ed Uruguay hanno denunciato il suo cattivo modo di gestire il paese ed il caso. 

Perche' accade questo? 

1. Con il crollo del prezzo di petrolio l'unica esportazione del Venezuela che portava introiti - cioe' appunto il petrolio - ha smesso di far arrivare i petrodollari. 

2. Da anni il Venezuela importava tutto cio' che non era petrolio, dava enormi sussidi alla gente e cercava di controllare i prezzi. Non si e' sviluppata una economia sana, per cattiva gestione del governo centrale, e tutto faceva leva sul petrolio. Finito quello, e' finito anche il tempo delle vacche grasse. Chavez ebbe la brillante idea di nazionalizzare tutto o quasi. Ma chi e' stato poi messo al vertice delle ditte nazionalizzate o non era capace di farlo, o non ne aveva l'esperienza o pensava agli affari suoi. Ma mentre Chavez era carismatico, e il petrolio copriva tutti gli sbagli, adesso non e' piu' cosi. Con il crollo del prezzo del petrolio tutti i probelemi strutturali del paese sono venuti a galla. 

3. I debiti con l'estero restano, e si devono ripagare, ma adesso con meno soldi di prima. Le importazioni diminuiscono, per risparmiare, e questo causa la mancanza anche di beni di prima necessita'. Il Venezuela ha da restituire 120 miliardi di dollari, di cui 7 miliardi entro la fine del 2016. Non si sa da dove debbano venire questi quattrini

4. La siccita' ha fatto diminuire la generazione di elettricita' dall'idroelettrico, rendendo i problemi ancora piu' gravi.

5. La morte di Chavez ha portato piu' vigore all'opposizione politica, che e' adesso unita nel chiedere le dimisisoni di Maduro.

6. Una opzione sarebbe di dichiarare bancarotta, ma il debito del Venezuela e' nelle mani dell'ente nazionale del petrolio, il PDVSA. In caso di bancarotta, si temono azioni legali da parte di chi siede dentro al PDVSA, a fermi della produzione nazionale, e anche in sequestri delle proprieta' del PDVSA fuori dal Veneuela. Per esempio, il PDVSA e' proprietaria della Citgo Petroleum Corporation di Houston che a sua volta e ' proprietaria di tre raffinerie e di decine di stazioni di servizio negi USA. La Citgo e' una delle poche parti sane del PDVSA perche' genera introiti per il Venezuela e non e' in perdita. Gli USA sono, nonostante tutto, il principale cliente del Venezuela.  E quindi dichiarare fallimento significa tagliare anche il flusso di denaro che arriva dal PDVSA al paese.

7. In caso di bancarotta, si teme anche che il Venezuela possa fare la fine dell'Argentina, che dichiaro' bancarotta nel 2001 e che per dieci anni ne soffri' le conseguenze, economicamente, e politicamente. 

8. Per risparmiare, Maduro ha deciso di importare meno beni stranieri. All'inizio hanno pensato di aumentare salari e di stampare piu' soldi, ma questo ha solo creato inflazione. Troppi soldi, per pochi beni. Se l'inflazione e' del 720% quest'anno nel 2017 si prevede che arrivera' al 1700%.

9. Il tasso ufficiale del cambio e' di dieci bolivares per dollaro. Il tasso sul mercato nero e' di 1,100 bolivares per dollaro.  L'iperinflazione e' inarrestabile. Maduro non vuole diminuire il valore della moneta per salvare la faccia, e anche perche' il debito in bolivares tutto ad un tratto diventerebbe piu' costoso da ripagare.

10. I beni prodotti localmente, inclusa la benzina, sono poco costosi (quando ci sono) a causa di sussidi. Questo fa si che alcuni beni sono introvabili, ed altri sono disponibili a prezzi stracciati. Per di piu' la disponibilita' dei beni a prezzi stracciati varia di giorno in giorno. E quindi si svilippa una sorta di frenesia in cui ci si acaparra di tutto quando c'e' e quando costa poco per poi rivenderlo al mercato nero. Meta' dell'acquisto dei beni primari in Venezuela arriva dal mercato nero. In molti casi si tratta di una vera e propria "professione". Cioe' c'e' della gente che fa solo quello: l'arte del compare e poi del rivedere al mercato nero, visto che non c'e' altro lavoro.  

11. Questo processo del compra-rivendi ha portato alla nascita di una piccola classe di speculatori che hanno trovato il modo di arricchirsi, ma e' una economia malata, perche' il tempo non viene speso in produttivita' ma solo nel rincorrere soffiate e cercando di arrivare per primi ai supermercati. E' lavoro inproduttivo. Non e' che alla fine c'e' piu' farina. C'e' solo qualcuno che ci si e' arricchito nel comprarla e nel rivenderla.

12. Sotto Chavez, la nazionalizzazione fu quasi completa: telecomunicazioni, banche, acciaio, cemento, latte, e finanche la principale catena di supermercati del paese divento' pubblica. Ma chi venne messo a capo di queste ditte spesso era incapace, e non sapeva ne come gestire ne far crescere l'azienda in questione. La burocratizzazione aumento' e in parallelo il paese perse produttivita' e competenza.

13. La Cina, che riceve petrolio dal Venezuela ha perdonato 50 milardi di debito al paese. Ma non e' questa la via d'uscita. Non e' che ogni volta i cinesi possono "perdonare". Anzi, ultieriori richieste di prestiti sono piuttosto malvisti dai cinesi se non vengono risolte prima le questioni politiche del paese. 

Sic transit gloria petrolifera. 

1 comment:

Anonymous said...

Inflazione al 720% vuol dire che se in Gennaio costa 1, in Dicembre costerà 8,2.... Non 720. Certo, non sposta granché il problema...