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Monday, September 26, 2011

Il lago Maracaibo, Venezuela








Il lago Maracaibo in Venezuela e' una baia collegata al mare da uno piccolo stretto. Dentro il lago c'e' il nostro eroe - il petrolio - che viene qui estratto dal 1914 dalla Shell prima e ora dal governo del Venezuela tramite la compagnia PDVSA, la Petroleos de Venezuela.

In questa baia sono successi un po tutti i disastri ambientali possibili collegati al petrolio, scoppi, subsidenza, monnezza tossica, pesci avvelenati.

Ce n'e' per tutti i gusti.




Nel 1964 la petroliera Esso Maracaibo si e' scontrata con un ponte costruito lungo lo stretto, causando il crollo del ponte e la morte di sette persone.

I riversamenti dalle petroliere, dai tubi corrotti sono frequenti, eccone uno del 2010, che il governo chaimo' di "impatto moderato". Ci furono morie di pesci, la macchia di petrolio si estese per varie decine di chilometri. Ce ne sono diversi ogni mese secondo questo rapporto venezuelano.

L'area e' soggetta a fortissima subsidenza a causa delle grandi quantita' di petrolio estratte dal sottosuolo. In totale il terreno si e' abbassato in media di circa 5 metri, rispetto a cento anni fa, e continua ad affondare di circa 5-20 centimetri all'anno a seconda delle localita'.

La calata del terreno e' stata cosi' pronunciata che il governo centrale ha dovuto costruire una diga di contenimento, ma molti considerano la diga stessa un "disastro a venire" visto che la diga stessa cala di 7cm l'anno.

L'area e' sismica e se dovessero esserci terremoti, si teme che la popolazione possa essere sommersa dalle acque.

Sulle rive del lago sorgono diversi complessi petrolchimici che riversano nel mare un po di tutto, incluso composti azotati, o a base di fosforo, mercurio e fenoli.

Nel lago sono frequenti i riversamenti accidentali di rifiuti petroliferi, e l'uso di dispersanti chimici per diluirili.

Dal 2004 il lago e' anche coperto da una densa alga che non si sa come togliere, e che cresce in maniera portentosa. L'alga spesso concentra metalli pesanti dovuti all'inquinamento - anche petrolifero - e batteri incluso quello del colera.

Nessuno sa da dove venga quest'alga, ma fra le cause probabili, proprio i dispersanti del petrolio usati in grandi quantita' e le sue componenti a base di fosfati, che fungono da fertilizzanti.

L'alga che si chiama Lemna o anche lenticchia di mare e' detrimentale al lago perche' consuma molto ossigeno, rubandolo ai pesci, che soffocano. La lemna impedisce anche alle barche di uscire al largo.

Cosi' i pescatori soffrono, perche' diventa sempre piu' difficile pescare, e quel poco pesce che si cattura e' spesso saturo di petrolio.

Ecco allora la testimonianza di Kender Ochoa, pescatore, attivista della zona che vorrebbe pescare pesci, ma che invece pesca petrolio e lemna. La gente protesta,
e come da copione, nessuno ascolta.

La pesca e' quasi scomparsa in alcune localita'.
Manca dell'altro a questo lago?

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La traduzione e' di Guido Pietroluongo:

E' un nuovo giorno di pesca per Kender Ochoa e invece di pescare gamberetti o pesce, ritrova nelle sue reti lenticchie di mare, petrolio e rifiuti. Non è l'unico, al suo fianco ci sono i suoi colleghi che invece di contare il pescato si ritrovano a contare contenitori neri e rami verdi che gli ha offerto la costa di Capitán Chico.

Questa situazione li ha spinti ad alzare la voce in Avenida El Milagro, all'altezza di Plaza El Angel, ieri alle ore 7.00. La loro indignazione non è aggressiva, di fatti sono consapevoli che attraverso le minacce non giungeranno ad una soluzione per i 2200 malcapitati.

La comunità di Puntica de Piedra si è unita alla manifestazione intralciando il traffico della zona.

Sonia Vargas, casalinga, ha cercato di incoraggiare i vicini e di indagare sulla questione. Ha raccolto gomme e bottiglie di plastica piene di greggio per verificare le dichiarazioni di Ochoa. "Siamo stanchi di non ricevere risposte alle nostre richieste. Le famiglie dipendono dalla pesca tradizionale".

Sono cinque miglia improduttive che danno solo lenticchie di mare e oro nero. Questo non va bene per i lavoratori artigianali, perciò hanno ricordato a PDVSA, Insopesca e all'Istituto per la Conservazione del Lago di Maracaibo le promesse fatte tre mesi fa, un mese dopo il ristagno di petrolio e lemna.

In quell'occasione ispezionarono le sponde dell'estuario, raccolsero dei campioni, parlarono con la comunità e promisero di tornare in 5/10 giorni, però fino alle 10:20 di ieri non si sono fatti sentire.

“La produzione si è abbassata quasi del 100%, chiaramente nessuno vuole comprare specie contaminate.”

Ochoa, che è il portavoce dei pescatori della zona, pensa costantemente di coinvolgere un gruppo di volontari per ripulire il Lago, però riflettendo sul fatto che questa non dovrebbe essere una sua responsabilità ha abbandonato l'idea.

Preferisce lasciare il lavoro nelle mani delle istituzioni nazionali e regionali.

5 comments:

eaven71 said...

Purtroppo non c'è da aspettarsi nulla di buono dal governo e dalle istituzioni venezuelane. Chavez e " i suoi" sono interessati a tutto tranne che alla tutela dell'ambiente e alla salute dei connazionali. Grazie alla sua "politica" nei negozi, da tempo, ormai, scarseggia perfino il latte per i bambini.

giacinto2000 said...

eaven71 smettila di raccontare fregnacce. Il Venezuela ha entusiasticamente aderito al protocollo di Kyoto. stai raccontando cose che non conosci affatto. parli per stereotipi anticomunisti. Finiscila con questi nostalgici luoghi comuni dal vago anticastrismo...AL contrario Chavez ha nazionalizzato parecchie industrie base e sta portando avanti un discorso di rafforzamento dell'area sudamericana contro lo strapotere USA.

PEr inciso gli USA sono fra i peggiori stati riguardo le politiche ambientali (ho visto coi miei occhi il calibro di auto che circola), basti pensare che Bush dichiaro' che se avessero aderito al protocollo di Kyoto ne avrebero avuto danni economici. Salvo poi Obama cominciare seriamente a investire nel solare lungo gli stati di Arizona e Mississipi.

eaven71 said...

1° Le offese riservale a qualcun altro.
2° In Venezuela ci ho vissuto e conosco perfettamente sia il paese, che la falsa rivoluzione di facciata di Chavez. Farebbe qualunque cosa pur di farsi bello davanti a Castro.
3° Vatti a vedere come è ancora conciato il Vargas e come il governo lascia vivere i suoi abitanti.
3°Sono di sinistra ma a volte mi vergogno di condividere il mio credo politico con persone che non hanno un minimo senso di autocritica e si bevono qualunque cosa leggano.
4° Gira un pò il mondo e apri gli occhi.

giacinto2000 said...

1- dove ti avrei offesa? Non fare la vittima
2-non ti sei mai mossa da Chieti
3- vatti a vedere il Parlamento italiano e come salvano i ministri mafiosi, prima di giudicar male i governi altrui vediamo come siam belli noi
4- se votare PD significa essere di sinistra hai sbagliato aria.Vergognati piuttosto di scrivere del latte che scarseggia in Venezuela, quando proprio oggi hanno condannato due coop del Nord alla restituzione di 100 milioni di euro per aver falsificato i dati sule quote latte. Io faccio militanza e faccio politica, tu cosa fai,oltre a "impegnarti" per un blog "seguitissimo"?
5- con chi ti credi di avere a che fare,ma aripijati, a 40 anni a scrivere ancora le poesiole da 15enne....
6- dopo il 3 non ci viene un altro 3. Studiare aritmetica.

maria rita said...

a un certo punto pero basta mandare commenti acidi.

io non ci sono mai stata in venezuela e leggo la stampa americana per cui forse non ne so molto, ma ho dei parenti che sono dovuti scappare da caracas per troppa violenza e poverta'. Da quello che so il Venezuela e' un crocevia della droga, hanno omicidi e corruzione galoppante, e la sanita' non e' certo a livelli occidentali ...

Pero' hanno fatto cose come El Sistema, da cui e' venuto fuori Dudamel, adorato direttore d'orchestra qui a LA.

Ma l'articolo non era un giudizio socioplotico sul Venezuela, ma solo sul fatto che quando ariva il petrolio porta con se un sacco, un sacco di effetti negativi, in venezuela come nel midwest americano dove fanno fracking.

ripeto, basta con i commenti incivili, please.