.

.
Showing posts with label Marocco. Show all posts
Showing posts with label Marocco. Show all posts

Thursday, July 6, 2017

Zibido, Milano. La Sound Oil fallisce: trivellano, il gas fa schifo, e vanno in Marocco




“Badile remains the largest and most strategic asset in our portfolio with an independently assessed best case estimate of 178 Bscf equivalent. The gas produced from Badile (following a successful exploration well and production concession award) would feed in to the energy hungry domestic market in Italy which has maintained pricing resilience against a backdrop of falling commodity prices.”

James Parsons, CEO Sound Oil 2015 

"The likely sub-commercial volumes at Badile are of course a disappointment”

 James Parsons, CEO Sound Oil 2017



La parola che usano e' "sub-commerciale", cioe' inferiore a quanto necessario per essere commercializzato.

Siamo a Zibido San Giacomo, in Lombardia, alle porte di Milano dove esiste una concessione petrolifera gestita dalla Apennine Energy, filiale italiana della Sound Oil, con sede a Londra. E' una ditta piccola, che viene quotata presso l'AIM, la Alternative Investment Market, il "sub-mercato" inglese per ditte minori, con regolamentazioni piu' leggere e con maggior rischi per gli investitori.

Questa Sound Oil decide di venire in Italia a trivellare nei pressi dei campi di Villafortuna-Trecate, dove l'ENI gia' tira fuori idrocarburi da tempo. Pensano che sia facile fare il salto di qualita' e cosi rilevano dall'ENI il permesso di Badile e di Zibido non lontano da Villafortuna-Trecate.



Andranno ora in Marcocco. Le azioni sono crollate del 26%. Hanno tolto pure la webcam.

C'e' un po di amaro in bocca. Intanto sarebbe stato intelligente se le autorita' italiane, dalla regione Lombardia al governo di Roma, avessero fatto tesoro di tutti i segnali delle alte probabilita' di insuccesso, invece che lasciarli trivellare un area verde, essenzialmente per niente. Chi controllera' che il ripristino sia fatto a regola d'arte?

La cosa piu amara pero' e' che gli attivisti dell'"Associazione Cittadini Zibido San Giacomo", guidata da Matteo Macchiarulo e Vincenzo Lepori, aveva fatto ricordo al TAR contro Moirago 1-dir per tutti i motivi di cui sopra. Ma il tribunale non solo diede ragione ai petrolieri, ma condanno' l'associazione a pagare piu di 7,500 euro in parte alla regione Lombardia e in parte alla Apennine Energy/Sound Oil.

L'associazione secondo il TAR non era legittimata a presentare ricorso perche' non avendo soci iscritti, non era rappresentativa della comunita' locale!

Sara', ma alla fine, fra regione, governo, TAR e petrolieri, e' stata solo l'associazione a vederci giusto.

Spero che questi soldi possano essere loro perdonati.
Sono tanti per una piccola comunita' che aveva ragione.





Thursday, December 15, 2016

Rwanda e Tanzania: il sole a 7 dollari al mese



Il premio 2016 Momentum for Change e' stato assegnato alla ditta "Off grid electric", una piccola-grande start up che opera fra Rwanda e Tanzania e che installa pannelli solari.

 Il premio e' stato consegnato durante l'incontro annuale delle Nazioni Unite per discutere dei cambiamenti climatici, il COP22, tenutosi quest'anno a Marrakech, in Marocco.

Nell'Africa sub-Sahariana, il 68% della popolazione, oltre 600 milioni di anime, non ha accesso all'elettricita'. Manca o e' inadeguata la rete elettrica, la crescita demografica e' esplosiva, e gli investimenti non riescono a far fronte e a star dietro alle necessita'.

Era lo stesso problema per le comunicazioni telefoniche: mancava la rete fissa e costava troppo connettere tutti. Il problema fu risolto con i telefonini. "Off the grid". E cosi' oggi anche il Africa il 90% dei residenti ne ha uno.

Quelli di "Off grid electric" hanno pensato: perche' non fare lo stesso per la rete elettrica?

Un pannello solare off the grid come un telefonino off the grid.

In realta' oltre loro ci hanno pensato in tanti e ci sono oggi in Africa tutta una serie di nuove piccole e grandi ditte ad installare pannelli solari autosufficenti E oltre a migliorare la qualita' dei vita dei propri clienti queste ditte creano una piccola nuova classe imprenditoriale.

Off Grid Electric opera secondo questo modello in Tanzania ed in Rwanda ed ha avuto un gran successo. Hanno usato finanziamenti da un fondo investimenti africano, chiamato Helios, il piu' grande del continente e da Solar City dell'onnipresente Elon Musk.

Oggi impiegano circa 1000 persone fra tecnici e venditori, ed hanno portato il sole nelle case di 125mila persone. Passano dalle lampade a kerosene e dalla tecnologia del 1800 al futuro.

Il kerosene produce fumi tossici ed ha una capacita' limitata. Il sole no e porta non solo illuminazione ma la possibilita' di alimentare radio, telefoni, televisione ed altri elettrodomestici.
Quando arrivano, quelli di Off grid electric e ti installano un pannello solare sul tetto, ti danno una batteria che immagazina l'elettricita'. Il tutto e' progettato per durare 24 ore.  La batteria dura sette anni, il pannello venti.

Il piano piu' economico alimenta quattro lampadine e un cellulare. Pare poco, ma questo puo' cambiare la vita alle persone. I piani piu' costosi invece alimentano radio e televisioni: la ditta offre le apparecchiature gratis fra cui una radiolina gialla. C'e' anche la versione business che si chiama pacchetto Zola e che fornisce tutto quello di cui puo' avere bisogno una piccola ditta - barbiere, parrucchiera, alimentari.

Costi? Si paga il 10% al momento dell'installazione e il resto a rate mensili via telefonino. Il piano piu' economico costa 7 dollari al mese per tre anni. E poi il sistema e' tuo, con altri cinque anni di garanzia. 

La lampada a kerosene costa circa 4-5 dollari al mese.

I pacchetti piu' costosi con otto lampade, TV e radio costa invece 20 dollari al mese: se uno non puo' pagare si possono negoziare rate e frequenza di pagamento prima che ritirino il sistema. In generale  pochissimi hanno dato forfait finora.
E cosi' il business di Off Grid Electric continua a crescere.

Hanno gia' firmato nuovi accordi per portare elettricita' in Costa D'Avorio.

Friday, November 11, 2016

Mr Trump: il pianeta non puo' aspettare




Update: 22 Novembre 2016

Secondo lui e' sciena politicizzata

 
Cosa franno alla NASA? Si tornera' ai tempi della guerra fredda in cui ci si 
concentrera' solo sullo studio dello spazio.  

"Information on planet Earth and its atmosphere and oceans is essential for our way of life.  
Space research is a luxury, Earth observations are essential.”













It is, in general, scientifically ill-informed, economically illiterate, 
intellectually incoherent, and morally obtuse. 
 It is also theologically suspect, and large parts of it are leftist driven, 
albeit couched in the vocabulary of Catholic social teaching.

Myron Ebell, possible capo dell'EPA sotto Trump sull'enciclica del papa "Laudato Si"


Questo blog non parla di politica nel senso stretto, e anche se tante sono le cose che penso, temo, e spero sulla presidenza Trump, sulla fine del tempo di Obama, e sulla mancata presidenza di Hillary Clinton, voglio guardare al futuro, e come gia' detto, sperare che alla fine Mr. Trump sia un uomo migliore di quello che abbiamo visto durante la campagna elettorale qui negli USA.

Delle tante cose che la sua amministrazione dovra' affrontare il nodo di un pianeta allo stremo, per colpa nostra. Io spero che prima o poi qualcuno nella sua futura amministrazione gli dica che i cambiamenti climatici sono veri, e sono causati dall'uomo e che non c'e' tempo per stare ancora a disquisire sul se, quanto che occorre fare.

E infatti proprio il giorno in cui e' stato eletto, l'8 Novembre 2016, il World Meteorological Organization riporta che gli anni fra il 2011 to 2015 sono stati i piu' caldi mai registrati, con migliaia di morti attribuibili ai cambiamenti climatici.

The Global Climate 2011-2015 e' stato presentato a Marrakech, in Marocco, in occasione della COP22, l'incontro sul clima promosso dalle Nazioni Unite e che si tiene ogni anno in una citta' diversa.


Gli anni in esame, 2011-2015, sono stati anche i piu' caldi per ogni continente, ad eccetto che per l'Africa. Oltre alle temperature record anche aumento record dell'aumento dei livelli del mare, calo del volume dei ghiacciai, specie in Artico. Per la prima volta in 4 milioni di anni i livelli di CO2 hanno superato i 400 ppm in questo quinquennio.

Fra gli eventi mondiali collegati ai cambiamenti climatici: la siccita' in Africa nel 2011 con i suoi 250mila morti di cui nessuno ha sentito parlare; il superstorm Sandy nel 2012 che ha causato 67 miliardi di dollari di danni sulla East Coast americana; l'ondata di caldo che ha avvolto l'Europa durante l'estate del 2015;  la siccita' californiana che va avanti dal 2011 ad oggi; le inondiazioni in India del 2013 e decine di altri eventi. Tutti resi piu' mortali ed estremi a causa dei cambiamenti climatici.

E il giorno dopo, il 9 Novembre 2016, il professor Tobias Friedrich dell'Universita' delle Hawaii pubblica assieme ai suoi collaboratori un articolo su Science Advances in cui si parla della possibilita' che l'aumento di temperatura entro il 2100, se non facciamo niente, potrebbe arrivare fino a 4.8 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali.  Anzi, esaminando le temperature lungo il corso di ben 784,000 anni -- si 784mila anni! - secondo Friedrich viene fuori che le temperature arriveranno a valori mai visti prima in tutti quei secoli.

Sarebbe una tragedia. 

Legga queste cose Mr. Trump.

Intanto il New York Times riporta che fra le persone intepellate da Trump per "aiutarlo" nel reparto ambiente c'e' Mr. Myron Ebell, uno che dice che i cambiamenti climatici non esistono e che dirige il gruppo ambiente nel Competitive Enterprise Institute, in parte finanziato dall'industria del carbone.

Mr. Ebell ha gia' detto che secondo lui il Clean Power Plan, un progetto proposto ed approvato dall'amministrazione Obama per ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, e' illegale e che occorre togliere quante piu' regolamentazioni ambientali possibili in nome "dell'economia".

Dice pure che gli scienziati che parlano di cambiamenti climatici sono scarsi, che per colpa degli ambientalisti il pianeta restera' senza luce. Ha pure criticato l'enciclica del papa sui cambiamenti climatici e ha deriso Al Gore per i suoi interventi sulla necessita' di difendere l'ambiente. Dell'enciclica di papa Francesco ha detto che e' guidata da principi sinistroidi, male informati, economicamente analfabeti, intellettualmente incorenti, e moralmente ottusi.

Secondo il New York Times potrebbe essere lui il nostro nuovo capo dell'EPA - the Environmental Protection Agency.

In Italia invece c'e' gia' chi esulta con Federpetroli di Michele Marsiglia che mi inonda la casella postale con questo email: "TRUMP UNA MARCIA IN PIU' ALLO SVILUPPO PETROLIFERO. E che continua cosi:

Sicuramente il Presidente Trump non sarà di ostacolo ai così detti 'petrolieri' ed a tutto il nostro settore ma dara' un marcia in più allo sviluppo petrolifero

Non cosa avverra' in Gennaio, ma una cosa e' certa.

Mr Trump: non possiamo permetterci di cancellare gli accordi di Parigi, di tornare indietro ai giorni folli di carbone e di petrolio e di fracking senza freni, di oleodotti a zigzaggare i nostri terreni, gli acquiferi, e le vite delle persone. Non possiamo tornare ai giorni di piu' trivelle in mare, di industria pesante senza controlli ambientali.

Il da farsi e' molto semplice: venga su con un piano di rinascita industriale *green* negli USA. Solarizziamo il paese, decidiamo di costruire infrastruttura nuova, sostenibile ed innovativa. Osiamo come da tempo non facciamo piu'. Alla fine, li abbiamo inventati noi i pannelli solari.  E nel fare questo, invece che tornare a oil and gas and coal, ci guadagneremo tutti, i disoccupati della Rust Belt, gli ambientalisti, i residenti delle aree depresse. Ci faremmo un figurone a livello internazionale.

E salveremo i polmoni nostri, quelli dei nostri figli.

Let's make America great and green again.

Sunday, May 8, 2016

L'Addax e il Niger, i cinesi e il petrolio

Nel 2010



We are witnessing in real time the extinction of this iconic 
and once plentiful species

Without immediate intervention, the Addax will lose its battle for survival 



I am the Lorax. 
I speak for the trees. 
I speak for the trees, for the trees have no tongues. 




Si chiama Addax, ed e' una sorta di antelope che vive nel Niger d'Africa.
E' bianca d'estate, e' elegante, e' sinuosa.

Sta per scomparire dalla faccia della terra.

Ne sono rimaste infatti nel mondo soltanto 3 esemplari secondo lo IUCN, l'international Union for the Conservation of Nature. Tutto lascia prevedere che presto si estingueranno. La colpa e' dei bracconieri ma soprautto dell'industria del petrolio che ha invaso l'habitat naturale degli Addax.

Secondo Alessandro Badalotti di Save Our Species, un ramo dello IUCN e' una situazione disperata: nemmeno una quindicina di esemplari sarebbero sufficienti a garantire una popolazione sostenibile.

Gli esemplari maschi sono alti 1 metro e 15, pesano circa 80 chilogrammi. Gli esemplari femminii sono piu' piccoli. Il loro pelo diventa bianco solo d'estate, forse per adattarsi al caldo del deserto del Niger.

Nel 2010 c'erano 200 Addax selvatici. Poi sono arrivati i cinesi della China National Petroleum Corporation. 

Senza pieta' alcuna hanno distrutto l'habitat degli Addax, riducendo le zone in cui questi animali vanno per mangiare - erbe e cespugli prevalentemente.  E assieme a tutto cio' i guardiani pagati dei petrolieri per proteggere le trivelle hanno finito con l'uccidere gli addax. Non si sa bene perche', forse per la loro carne. Gli Addax semplicemente non riescono ad adattarsi e a sopravvivere con tutti questi attacchi. Le guerre africane non hanno certo aiutato. 

Jean-Christophe Vie raccomanda una serie di misure di emergenza per aiutare a salvare l'Addax dall'estinzione, fra cui proteggere questi ultimi tre esemplari nella natura selvaggia con l'esercito e di proteggere maggiormente quelle che restano nelle riserve africane.

Circa 200 Addax vivono ancora in un parco naturale protetto del Marocco, presso Agadir. Altri 300 viviono invece nel Termit e Tin-Toumma National Nature Reserve nel Niger. Altri ancora sono presso collezioni private.  Si pensa di farli riprodurre in cattivita' e poi di rilasciarli nel deserto, e non solo quelli delle riserve, ma anche quelli degli zoo americani, del Giappone e dell'Australia che fra di loro hanno circa 600 esemplari di Addax.

Ma si puo' prendere esempio da quello che e' successo per il cosidetto Scimitar-horned oryx, una antilope dalle grandi dimensioni e dalla corna a forma di scimitarra per capire come andra' a finire. Questo animale, e' stato oggetto dei bracconieri per anni a causa della bellezza delle sue corna ed e' stata classificata come estinta nel mondo naturale nel 2000. Vari esemplari vivono ancora in centri di cattivita',  ma e' difficilissimo farli riprodurre e poi rilasciarli, per i costi, per le incertezze.

Cento anni fa c'erano milioni di Scimitar-hornex oryx. Tutti morti per colpa dell'uomo, che gli ha distrutto l'habitat e li ha cacciati. Quelli che restano vivono in condizioni semi-artificiali. 

Altre specie minacciate, e per gli stessi motivi nel deserto, bracconieri, distruzione di habitat da parte di multinazionali del petrolio e non, sono i ghepardi, le gazzelle Dama e le cosiddette gazzelle dalle corna sottili.

Questa storia mi ha fatto pensare a quando ero bambina. Una delle storie che ci leggevano al kindergarden era "The Lorax" di Dr. Seuss.  Parla di una comunita' dove scoprono che da un speciale tipo di albero si poteva guadagnare. E quindi tutti ad abbattere alberi, finche' non sono tutti finiti. E poi c'e' un bambino con un seme. E poi le parole:

"UNLESS someone like you cares a whole awful lot, nothing is going to get better. It's not.”

Non l'ho mai visto un Addax ma fa tristezza vedere che un essere cosi perfetto sia relegato all'oblio e a causa della nostra ingordigia. 

Se avessi dei bimbi, gli leggerei The Lorax. 





Saturday, January 10, 2015

Il piu' grande impianto eolico dell'Africa - Marocco



Tarfaya Wind Energy Project Morocco



Tarfaya wind energy project, Morocco


La ditta GDF Suez e la sua partner Nareva Holding hanno appena annunciato la messa in opera del piu' grande impianto eolico dell'Africa:  301 MegaWatt a Tarfaya nella parte meridionale del Marocco, e nei pressi del deserto del Sahara.

Il progetto eolico si estende su una area di quasi 10,000 ettari e ci sono qui 131 turbine di capacita' di circa 2.3 MegaWatt l'una. Portera' l'elettricita' a 1.5 milioni di case che prima non ce l'avevano, ed emettera' zero CO2. Se fosse stato un impianto petrolifero sarebbero state emesse 900,000 tonnellate di CO2. Ci sono volute 700 persone per costruirlo e di queste, 50 avranno un lavoro a tempo indeterminato adesso che l'impianto e' funzionale.

L'impianto di Tarfaya e' il piu' grande dell'Africa, ed e' maggiore del progetto etiope Ashegoda project, di capacita' 120 MegaWatt.

L'idea del Marocco e' di aumentare la produzione di energia solare ed eolica per diminuire le proprie importazioni dall'estero - il loro scopo e' arrivare al 42% di rinnovabili nel 2020. Il Marocco non ha riserve petrolifere ed assieme al solare, usare il vento e' il loro obiettivo.

Ed infatti non lontano da Tarfaya si sta costruendo un impianto solare da 160 MegaWatt, ad Ouarzazate, citta' del deserto. Altri impianti eolici esistono gia' nel paese, a Akhfennir con 100 MegaWatt da 60 turbine e a Foum el Oued, di 50 MegaWatt. Altre sono in via di costruzione.





Thursday, March 21, 2013

Shams: Lezioni arabe per Paolo Scaroni


L'altro giorno Paolo Scaroni se ne e' uscito con un altra memorabile Scaronata.

"La ripresa dell'attivita' estrattiva in Italia potrebbe dare una svolta alla crisi economica" dice Mr. Scaroni all'apertura di una conferenza sulle trivelle in mare a Ravenna come riporta il Resto del Carlino.





Il suo punto di forza e' che l'Italia dipende troppo dall'estero per l'energia e che quindi occorre bucare l'Italia - questo martoriato paese - ancora di piu', aprendo ancora di piu' i mari alle trivelle, senza quell'inutile intralcio delle 12 miglia.

Se la prende poi con il decreto Prestigiacomo che impone tale fascia di rispetto, descrivendolo come "emotivo".  Ma scusi e noi in California che abbiamo una fascia di rispetto di 160 chilometri come siamo? Stupidi?

E poi passa alla politica, e con disprezzo quasi ai "comitati e sottocomitati" che tanto gli rompono scatole. E non c'e' da preoccuparsi, e' tutto tranquillo con subsidenza, rispetto dell'ambiente, fisco. Tuttapposto,.

Ma mentre il Paolo nazionale difende l'indifendibile ad Abu Dhabi hanno cambiato rotta e costruito un mega impianto fotovoltaico da 100 MegaWatt.

E' il piu' grande impianto del mondo che usa la tecnologia del fotovoltaico concentrato, gia' usata qui in California su scala minore e che consiste nell'utilizzare pannelli non piani ma parabolici per "concentrare" piu' fotoni.

Si chiama Shams che significa semplicemente sole. 





E' costato 600 milioni di dollari, ci sono voluti 3 anni per finirlo e ci sono quasi 260,000 specchi su 800 file. Il sole andra' poi a riscaldare fluidi il cui vapore fara' girare turbine e generare energia.

L'area interessata misura 2,5 chilometri quadrati - l'equivalente di circa 250 campi di calcio - e dara' energia a circa 20,000 famiglie, consentendo di risparmiare il rilascio di 175,000 tonnellate di anidride carbonica all'anno.

Questo equivale ad avere piantato un milione e mezzo di alberi o avere tolto 15,000 macchine dalla strada.

Il progetto fara' aumentare del 1000% - dieci volte di piu' - l'energia solare degli Emirati Arabi.

Qui tutti i dettagli tecnici

Per ora gli Emirati gia' hanno una operazione da 10 megawatt presso la citta' di Masdar City e hanno in progetto una nuova centrale da 100 megawatt detta Noor 1. Parlano anche di un impianto eolico da 30-megawatt sull'isola Sir Bani Yas.

E gli Emirati Arabi non sono i primi, anche il Marocco, Egitto, Tunisia, e l' Algeria e l'Arabia Saudita, hanno progetti in grande scala con il sole sulle loro teste.

Non male per un paese che produce petrolio, no?

Fra l'altro e' tutto guadagno per loro, cosi' possono vendere il petrolio e il gas risparmiato a noi allocchi occidentali!

Non male per il tentativo degli arabi di guardare oltre le trivelle, a differenza di Mr. Scaroni.

Caro Paolo, vuole veramente essere la soluzione dei problemi?

Si inveni un programma: "ENI alla luce del sole", con cui si finanziano pannelli solari su tutti i condomini d'Italia invece che cercare le sue risposte ai problemi d'Italia - ed i suoi quattrini - nella melma della terra.

Thursday, September 6, 2012

Ouarzazate e la solarizzazione del Marocco



 Ouarzazate stesso sito dove hanno girato Lawrence of Arabia e Gladiator
adesso e' la casa di Ouarzazate: il piu' grande impianto a concentrazione solare del mondo
nel deserto

Energia ad un milione di case entro il 2018, taglio di CO2 di 760,000 tonnellate l'anno. 

La tecnologia e' quella del concentrated solar power (CSP), piu' costosa dei pannelli solari normali che permettera' maggiore stoccaggio per la notte e per i giorni nuvolosi.

Il sole riscaldera' un liquido acquoso a 400 gradi. Il vapore alimentera' turbine che genereranno elettricita'. Il fabbisogno energetico del Marocco in questo momento e' per il 97% coperto da fonti fossili importate. 


La citta' di Ouarzazate ha 583,000 persone ed e' povera. L'idea e' che finalmente ci sara' elettrivita' per tutti e che sopratutto gli ospedali non debbano piu' sottostare a improvvisi tagli alla corrente.
Come segno di riconoscimento al Marocco per la pianficazione di Ouarzazate, l'ONU ha deciso di organizzare il prossimo summit sul clima il COP 22 proprio in Marocco. 








----



Morocco has emerged as an early leader in developing low carbon, 
sustainable energy on a large scale, and we are proud to support their drive.
 Lessons learned from these projects will inform efforts going forward 
in the country, region and around the world.



Developing solar power is an irreversible choice for us





E cosi, mentre "Federpetroli" se la piglia con Vendola cercando di difendere l'indifendibile, mentre Passera e Clini sotterrano il cervello nella melma petrolifera,  mentre le rinnovabili in Italia sono un mostro da esorcizzare secondo Assomineraria, ENI, e le lobby trivellanti, il resto del mondo corre, senza fermarsi, e non si tratta dei soliti noti.

Il Marocco ha deciso di puntare alla grande sul sole:  pianificano di arrivare al 42% del fabbisogno nazionale di energia dal sole entro il 2020 e di diventare "leader" del settore dell'energia rinnovabile.

E non lo dicono a casaccio. Hanno i progetti e i soldi - pubblici e stranieri - per farlo.

La banca per lo sviluppo dell'Africa - la AfDB African Development Bank - ha gia' stanziato 800 milioni di dollari per incentivare investimenti privati in Marocco, fra cui un impianto di solare concentrato in localita' Ouarzazate e un programma di elettricita' integrata fra eolico e idroelettrico per portare corrente nelle zone piu' remote del paese.

L'impianto di Ouarzazate sara' il piu' grande del mondo nel suo genere, e operera' a 500 MegaWatt a pieno regime nel 2015. Gli investimenti coinvolgono anche enti tedeschi e francesi, europei e la banca mondiale, tutti interessati ad investire in Marocco.

Il solare concentrato si basa sull'uso di pannelli parabolici per catturare maggiore quantita' di energia, come gia' in atto in varie localita' del mondo ma a scala piu' piccola. Oltre ad Ouarzazate ci saranno altre centrali a Ain Bni Mathar, Foum Al Oued, Boujdour and Sebkhat Tah.

La cosa interessante pero' e' il ragionamento che fanno alla base in Marocco: i prezzi sono alti, e per eseguire questi progetti - nuovi e ambiziosi - ci vogliono piu' soldi che per una centrale convenzionale a fonti fossili, quasi il doppio.

Ma si ricorda che questi investimenti saranno utili per fare aumentare competenze e conoscenza, che i costi saranno ridotti sul lungo termine, man mano che le tecnologie diventano diffuse. Ci si aspetta che altri piccoli e medi investitori locali seguano l'esempio. Infatti in Marocco e' gia' tutto un pullulare di piccoli impianti alimentati dal sole in tutto il paese.

In Marocco gia' nel 2007 producevano il 10% dell'energia da fonti rinnovabili e hanno deciso di lanciarcisi in maniera cosciente e decisa qualche anno fa.

Il "Solar Plan" del Marocco infatti e' un progetto ambizioso che risale alla fine del 2009 e dove si punta tutto sul sole. Il ministro dell'energia Amina Benkhadra a suo tempo disse che il governo avrebbe fatto di tutto affinche' il programma avesse successo tramite investimenti interni e capitali stranieri.

Dicono che intendono diminuire le loro importazioni di petrolio e di emissioni di anidride carbonica e che vogliono usare in Marocco le migliori e piu' avanzate tecnologie dal resto del mondo.

Per celebrare, nel giugno del 2012 il primo volo senza petrolio in Africa e' atterrato a Rabat dalla Svizzera, sponsorizzato dall'agenzia marocchina per l'energia solare. L'aereo era guidato dall'avventuriere Bertrand Piccard che dice:

We came here out of admiration for Morocco’s pioneering solar energy program. It was perhaps the most beautiful flight of my life. I have dreamed since I was a child of flying without using fuel.

Proprio come Passera e Clini, eh!

Non male per un paese del terzo mondo, no?  Ma che tristezza pensare che in anni recenti io almeno non ho sentito mai l'Italia dire di voler essere leader di niente e poi mettere un piano in programma.

Ecco invece, leggere di queste cose - dal Marocco addirittura - porta speranza. Magari non ci riusciranno a fare tutto, ma sono partiti, ci provano, ci credono. Iniziano, senza paura. Usando quello che hanno - il deserto.

E noi?  Noi no. Noi avremmo distese intere di tetti di condomini e di capannoni scoperti da riempire di pannelli solari, portando lavoro, progresso, ed energia. Ma no, noi vogliamo le trivelle e non il sole: mica siamo la Germania, mica siamo il Marocco.

A noi ci piace essere petrolizzati e non solarizzati.