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Friday, December 21, 2018

L'ENI a fare ispezioni sismiche anche in Montenegro, nel silenzio generale




E' una specie di onta italica nel mondo, ed una vergogna che di questa nazione cosi ricca di cultura e bellezza la sua prima ditta nazionale debba essere una compagine di petrolieri senza scrupoli con l'ansia di trivellare ogni angolo d'Italia, d'Europa e del mondo, costi quel che costi, facendo ricorso a tangenti, condonando inquinamento, e distruggendo democrazie dovunque sia andata.

Si parla dell'ENI, a me ripugnante per tutto quello che hanno fatto all'Italia e al pianeta, e che volevano fare alla mia regione, e per quel che hanno fatto a me personalmente.

Ed eccoci qui, a portar puzza pure in Montenegro.

I preparativi sono durati a lungo, ma il consorzio Eni-Novatek sta finalmente iniziando ad esplorare le coste del vicino Montenegro alla ricerca di petrolio.

Dicono che hanno avviato i lavori ai primi di Novembre del 2018. Nessuno in Italia ne ha parlato per quel che ne so.

I nostri eroi dicono pure che ... fra il 62 e il 68% del ricavato se si trivellera' alla fine di tutto questo processo, andra' .... al Montenegro! Il tutto sara' a beneficio delle generazioni future e sul modello Norvegese. Ha ha ha.

Questi evidentemente credono ancora a Babbo Natale, e sono rimasti al paradigma petrolio=ricchezza, oppure l'ENI e' stata cosi brava a raccontargli le solite favole che loro ci hanno creduto.

Per l'occasione Agostino Maccagni, rappresentante dell'ENI va a dare interviste per la stampa e la TV locale dicendo che c'e' molto potenziale nei mari del Montenegro e che decideranno alla fine dei 45 giorni di ricerche petrolifere, cioe' a meta' dicembre 2018,  se andare avanti con il buco e le vere trivelle.

“We’re here because we had already analyzed the data that existed in Montenegro and we believe that there’s potential but we’ll decide as soon as we see the most recent data. Our research will begin on 1st of November and they will last 45 days. The ship will move slowly, 4-6 nautical miles speed, and it will draw the device for the emission of sound impulses. The sound will bounce off the seabed and the computers on the ship will process the seismic data. That signal will be analyzed by the super computer and we’ll get the clearer picture of everything that’s down there.
 
Come sempre la raccontano giusta, e non dicono mica niente dei loro impatti delle ispezioni sismiche o di quel che accadra' *dopo* quando arriveranno le vere trivelle.  Sono venditori di morte a puntate, piano piano. Un po alla volta.

Intanto, un altro compare nella faccenda, il direttore greco della “Energean Oil and Gas”, Antonios Nikolopulos, pure lui interessato alla trivelle dice che la ricerca di giacimenti usando ispezioni sismiche durera' per loro fino a gennaio 2019.

Intanto il primo pozzo montenegrino sara' trivellato a 23 chilometri dalla costa fra le citta' di bar ed Ulcinj, tuttapposto, eh?

E il popolo del Montenegro? Nessuno gli ha davvero spiegato cosa si cela dietro il petrol-miraggio; ci sono delle piccole NGO, come il gruppo detto Green Home che cercano di ricordare quanta bellezza andra' persa con le trivelle.

Dicono giustamente: che bellezza c'e' dietro i pozzi di petrolio?

Fra l'altro, il primo articolo della costituzione del Montenegro definisce la nazione un paese ecologico. Sono queste trivelle compatibili con questo concetto? E' accettabile?

Ovviamente Maccagni e compari dicono che gli impatti sono minimi, che i rischi sono.. lievi trascurabili e nulli, secondo le cantilene che da anni ci hanno raccontato in Italia e che sono solo enormi bugie! Dicono di usare le migliori tecniche mai ideate e che loro saranno dei santi.

Ma quando mai.
Ma dove.

E poi alla fine raddrizzano il tiro e ci rammentano che sebbene ci siano tanti incidenti e tante perdite di petrolio targate ENI "la situazione adesso e' diversa" e che hanno trivellato .. centinaia di pozzi e non c'e' stata neppure una goccia di petrolio riversato in mare. La loro tecnologia e' cosi' safe che addirituttura gli hanno concesso di trievellare in Norvegia, nei mari piu' sensibili del mondo.

Che facciatosta, eh?

Dimenticano di dire che intanto in Norvegia hanno enti severissimi che stanno alle calcagna di ENI e di ogni altra petrolditta. Che ogni tanto da Oslo arrivano all'ENI fermi, richiami e multe, perche' non stanno alle regole del gioco, non seguono protocolli di sicurezza, o di cura ambientale. Dimenticano che a suo tempo addirittura loro stessi ammisero di "non avere sufficente competenza per trivellare nei mari del nord". Dimenticano di dire che sono coinvolti in processi per inquinamento e corruzione in tutto il mondo e che non e' assolutamente vero che non ci sono rischi o che turismo e trivelle si puo'.

Sono la peggior faccia che l'Italia possa mostrare al mondo, e mi auguro con tutto il cuore che dal Montenegro arrivi un forte no, deciso e maturo. Questi vogliono solo speculare con il vostro mare, quel 60% di profitti e' solo per sceneggiatura e del Montenegro, del Sud Africa, dell'Italia, vi assicuro, non gliene importa un fico secco.

Intanto qui c'e' una petizione, in italiano, per chiedere al governo del Montenegro di non accordare permessi trivellanti.

Quello che mi chiedo e': perche' il M5S non ha cercato di fare fronte comune con tutti i paesi che si affacciano sull'Adriatico per chiudere il mare nostrum alle trivelle? La politica e' guardare lontano, voler fare le cose buone, e non ripiegarsi su se stessi.

Per anni i nostri amici cinquestellati hanno usato/copiato/preso ispirazione da questo blog per attaccare la classe politica renziana o berulsconiana, ed ora che hanno il potere sono timidi, mancano di iniziative, e dimenticano che l'ambiente e' di tutti, e che abbiamo una responsabilita' grave in questa faccenda delle trivelle in Adriatico.

L'Italia e' stata quella che ha trivellato per prima in Adriatico, e' quella che vede la sua partecipazione in ENI al 30%.  Quelle trivelle e quell'airgun montenegrino sono al 30% roba nostra.

Perche' nessuno degli altisonanti ministri a cinquestelle ha teso una mano al Montenegro? O alla Croazia o all'Albania o alla Grecia per dire: facciamo una cosa buona per il turismo, per l'ambiente, per il clima e per le generazioni future: niente piu' trivelle in mare. 

E' cosi difficile?

O erano solo concetti buoni finche si trattava di trivellare le coste sotto casa? O per accontentare l'elettrorato? Oppure ora che si e' al potere dire qualsiasi cosa contro l'ENI e' taboo?

Non so che dire.

Ma se i nostri cari ministri leggono ancora questo blog, il mio suggerimento e' semplice: dopo aver tanto copiato, copiate ora queste cose di cui sopra.

Osate. Pensate. Studiate. Fate. Voletelo.


 


Thursday, February 19, 2015

Air Gun di Novegia in Sardegna
















L'airgun in mezzo alle nuove proposte Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea.









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Si vede che proprio gli piace sondare il mare e sparare sottacqua.

Eccolo qui, e' il progetto di prospezione geofisica d 2 E.P-.TG per l'acquisizione di circa 7800 chilometri di linee sismiche alla ricerca di petrolio che riguardano le provincie di Oristano e di Sassari, con in mezzo i comuni di Stintino, Oristano, Bosa, Tresnuraghes, Olbia, Cuglieri, Alghero, Porto Torres, Sassari, Narbolia, San Vero Milis, Villanova Monteleone, Magomadas.


Questa volta i bombaroli sono norvegesi, si tratta infatti della TGS-NOPEC di Asker, Norvegia che
saranno all'opera per 80 giorni per la presa di dati in due dimensioni e poi per 120 giorni per quella in tre dimensioni: 200 giorni di spari ad alta intensita' in mare, ogni dieci secondi, 24 ore su 24.

Lo studio di impatto ambientale e' stato preparato, controllato, approvato e sottoscritto dai seguenti:


Fabio Marzio Di Rosario

Alessandra Cargioli

Linda Volpi

Claudio Mordini

Paola Rentocchini


Ma chi e' questa TGS-NOPEC? Si autodefiniscono "la principale Società a livello mondiale specializzata in acquisizioni di dati geofisici multi-client".

Cioe' sono degli intermediari. Loro prendono queste linee sismiche, le elaborano e poi "le rendono disponibili" ai petrolieri.

Gratis?

O a pagamento per creare un altro po di business "multi-client"? Ma no, perche' essere cosi maliziosi. Sicuramente e' tutto per amore della conoscenza e dell'Italia.

E infatti esordiscono con un sacco di belle parole sull'euro, sul fatto che l'82% del fabbisogno di petrolio e' importato dall'estero, sulla spesa nazionale, sul piano energetico nazionale, sulla politica energetic europea, sull'hub sud-europeo, il dollaro, le tabelline, le concessioni italiane che diminuiscono perche gli operatori non sono riusciti a portarsi avanti con le trivelle. Poverini.

Concludono che si profila sempre di più "l'importanza e l'urgenza di perseguire la strada dell'indipendenza energetica" e che quindi adesso arrivano loro a fare ispezioni sismiche nei mari di Sardegna. Ecco, come arriviamo all'indipendenza energetica.

Bombardando i mari sardi.

E lo faranno alla grande. Dicono che partiranno con un volume ``minore'' di air-gun di 150 decibel, per arrivare al culmine a 260 decibel -- che sono devastanti per la vita marina. Ed infatti, lo dicono anche loro che i cetacei possono avere risposte negative gia' a partire dai 120 decibel.

Purtroppo per loro pero' c'e' il santuario dei delfini a poca distanza -- l'area marina protetta "Santuario Pelagos" -- e quindi i nostri eroi devono prendere precauzioni. E quali sono ? Beh, decidono che non ci entreranno dentro "per eliminare potenziali impatti" e che fra le 12 e le 15 miglia dal confine saranno fatte solo manovre. Entro le 12 miglia si fermeranno del tutto.

Come dire, le balene e i delfini non si azzardassero ad uscire dal santurario! Come se loro anche lo sapessero che esiste un santuario e che a 15 miglia piu' in la ci sono spari di air gun in mare. Pero siamo tranquilli: i norvegesi si porteranno appresso almeno due "osservatori qualificati" e se dovessero mai avvistare un mammifero marino entro i 500 metri, si fermeranno e lasceranno alle balene di allontanarsi. Che magnanimi!

E la pesca? Niente problemi neanche qui. Sono previste azioni di "coordinamento" con gli operatori della pesca inclusa "la presenza di un rappresentante locale a bordo nel corso dello svolgimento delle operazioni."

Ma quanta gente sara' a bordo? Fanno una festa sulla nave dell'air gun, con osservatori e pescatori??

Come sempre, tutto va visto in un ottica maggiore: dalla mappa di cui sopra ci sono varie aree marine protette nel Mediterraneo, e in mezzo ci facciamo l'air gun? Ma che senso ha proteggere da una parte e poi, a poca distanza, sparare?

I nostri amici norvegesi dicono che l'opzione zero non si puo fare perche' e' in contrasto con "la strategia energetica nazionale" e che se restassero a casa loro, in Norvegia, non si potrebbero fornirci "le informazioni necessarie per successive fasi di esplorazione" e quindi non si potrebbe "contribuire ad un incremento delle riserve di idrocarburi" a livello nazionale.

Mmh. Questi Norvegesi proprio amano l'Italia e la Sardegna.

Notare che siccome si sono messi nell'angoletto piu angoletto del mare italiano, non c'e' bisogno di interpellare nessun altro - Francia, Spagna, Monaco e i pareri transfrontalieri non sono richiesti.

Ecco qui tutte le aree protette che potrebbero essere interessate, ma che, magicamente, non lo saranno, perche' troppo lontane - secondo loro!



EUAP 1174 Area Marina Protetta “Santuario dei Mammiferi Marini”, ubicata a circa 35 km di distanza;

EUAP 0554 Area Marina Protetta “Capo Caccia Isola Piana”, ubicata a circa 45 km di distanza;

EUAP 1052 “Parco Naturale Regionale di Porto Conte”, ubicato a circa 46 km di distanza;

EUAP 0552 Area Marina Protetta “Isola dell‟Asinara”, ubicata a circa 50 km di distanza;

EUAP 0945 “Parco Nazionale dell‟Asinara”, ubicata a circa 52 km di distanza;

EUAP 0951 Area Marina Protetta “Penisola del Sinis Isola Mal di Ventre”, ubicata a circa 55 km di distanza.

SIC ITB010042 “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio”, ubicato a circa 43 km di distanza;

SIC ITB010043 “Coste e Isolette a Nord Ovest della Sardegna”, ubicato a circa 47 km di distanza;

SIC ITB011155 “Lago di Baratz – Porto Ferro”, ubicato a circa 48 km di distanza;

SIC ITB010002 “Stagno di Pilo e di Casaraccio”, ubicato a circa 50 km di distanza;

SIC ITB010082 “Isola dell‟Asinara”, ubicato a circa 50 km di distanza;

ZPS ITB013044 “Capo Caccia”, ubicata a circa 45 di distanza;

ZPS ITB010001 “Isola Asinara”, ubicata a circa 50 km di distanza;

ZPS ITB013012 “Stagno di Pilo e Casaraccio e Saline di Stintino”, ubicata a circa 50 km di distanza

IBA 175 “Capo Caccia e Porto Conte”, ubicata a circa 43 di distanza;

IBA 171 “Isola dell‟Asinara, Isola Piana e Penisola di Stintino”, ubicata a circa 46 di distanza;

IBA 172 “Stagni di Casaraccio, Saline di Stintino e Stagni di Pilo”, ubicata a circa 50 km di distanza.


Anche qui, tuttapposto.



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LA versione mandata sul FQ





La Sardegna e' ancora sotto attacco. E con lei i mari di Corsica, Francia e Principato di Monaco.

Questa volta il lupus in fabula e' una ditta norvegese, la TGS-NOPEC che si autodefinisce "la principale società a livello mondiale specializzata in acquisizioni di dati geofisici multi-client". Non sono dei veri petrolieri, quanto invece specialisti di airgun: acquisiscono dati e poi rendono i loro risultati "disponibili" ai petrolieri. Non e' chiaro se a pagamento o per amore dei loro "multi-client".

Questa ditta ha richiesto al Ministero dell'Ambiente di poter svolgere ricerche petrolifere nei mari di Sardegna secondo il progetto d 2 E.P-.TG che prevede l'acquisizione di circa 7800 chilometri di dati i fra le provincie di Oristano e di Sassari, passando per i comuni di Stintino, Oristano, Bosa, Tresnuraghes, Olbia, Cuglieri, Alghero, Porto Torres, Sassari, Narbolia, San Vero Milis, Villanova Monteleone, Magomadas.

Come per le concessioni precedenti, di Sardegna da parte della Schlumberger e di Francia da parte della Abyssea, a poca distanza c'e' il santuario marino Pelagos, istituito in Italia dal Ministero dell'Ambiente nel 1991 e classificato come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo.

Perche' ci hanno fatto un santuario? Perche' a causa della speciale conformazione geografica dell'area e dell'abbondanza di cibo per cetacei negli anni novanta di cetacei ce ne erano molti. L'universita' di Barcellona e Greenpeace censirono 830 balenottere comuni nel 1992. Ma non tutto ha funzionato come doveva: dopo piu di venti anni, le misure di tutela non sono adeguate, ed il numero di cetacei nell'area si e' ridotto notevolmente. Ad esempio, nel 2008, secondo Greenpeace di balenotteri comuni ne erano rimasti poco piu di 200.

La concessione sarda e' 12 miglia dal confine con il santuario, anche se - bonta' loro! - per le prime tre miglia della concessione, i norvegesi eseguiranno soltanto manovre. Per la vita marina 12 o 15 miglia non sono niente.

La TGS-NOPEC restera' all'opera per circa duecento giorni con violenti spari di air gun ogni dieci secondi, su archi che possono anche durare 24 ore su 24, con intensita' massima che supera i 260 decibel. Loro stessi dicono che ci possono essere impatti sui cetacei gia' a partire dai 120 decibel. Cioe' bombarderanno con suoni che sono miliardi e miliardi di volte superiori a quanto questi poveri animali possono sopportare.

Ci sono nelle vicinanze varie aree protette, vari siti di interesse comunitario, varie zone di protezione speciale, proposte o esistenti. Ma siamo tranquilli, e' tutto sotto controllo e non ci saranno effetti. Ovviamente dicono che e' tutto fatto a causa de "l'importanza e l'urgenza di perseguire la strada dell‟indipendenza energetica" in Italia.

Come sempre, tutto va visto in un ottica maggiore: qui non si tratta "solo" di air gun. Si tratta di aprire un ampio pezzo di mare ai petrolieri, e per periodi pluridecennali, con le loro trivelle, le loro navi, i loro fanghi di perforazione, i loro pericoli di scoppi, il loro inquinamento. L'air gun e' solo il primo passo. E' questo che vogliamo per i mari di Sardegna? Ricordo che in Florida, il limite alle trivelle e' di 200 km da riva per proteggere il turismo.

Mi chiedo che parere dara' il Ministero dell'Ambiente, lo stesso che ha istituito il santuario Pelagos nel 1991? Troveranno un democristiano compromesso? Della serie, si puo' fare tutto assieme - airgun, petrolio, cetacei e turismo? Oppure riconosceranno che quello che hanno creato nel 1991 deve adesso essere difeso a spada tratta? Spero che prevalga il buonsenso, come gia’ successo sia per la concessione della Schlumberger che della Abyssea.

Qui immagini della concessione e maggiori approfondimenti.










Sunday, July 6, 2014

Il suono di un airgun

Foto di airgun nel mare






Erano anni che cercavo un qualche sito con foto ed immagini di airgun sparato direttamente nel mare.  Finalmente l'ho trovato. 

 

Ogni 5-10 secondi lungo tracciati di centinaia di chilometri, per settimane e settimane. Ci metterei Mr. Petrolio a sentire queste belle cose sottacqua.

Wednesday, November 16, 2011

Monopoli: inizio ispezioni sismiche



You can't have freedom without having responsibility.
Non c'e' liberta' senza responsabilita'.

Martin Luther King

Non si puo' accusare la Northern Petroleum di avere fatto le cose in segreto. Sul suo sito web era tutto scritto in chiare lettere, almeno dal 28 Luglio 2011.

Questo l'ho scritto appena letto tale comunicato, e l'ho pure mandato a tutta la stampa di Puglia. C'e' scritto esattamente quello che accade in questi giorni: la Northern Petroleum vuole iniziare a sondare i fondali marini attorno a Monopoli.
A Luglio avevano detto che avrebbero iniziato attorno alla fine di Ottobre con la campagna acquisizioni in 3D. Iniziano invece a meta' Novembre. Non cambia molto.

A questo punto c'e' poco da fare, se non sperare che almeno la seconda parte del comunicato i politici locali - e la gente - sappia leggerlo: se tutto va come prevedono, si identificano i siti da bucare entro la prima meta' del 2012.

Purtroppo non ho letto la VIA di Giove/Rovesti, ma se e' come quello del Salento, come credo perche' sono tutte uguali, con l'autorizzazione per le ispezioni sismiche si chiede automaticamente anche di trivellare il pozzo esplorativo, per cui potrebbe essere che non debbano neanche ripresentare la VIA per fare il primo buco.

Oggi tutti i politici sono in fibrillazione e si danno la colpa l'un altro. Tale Giampiero Risimini dice che lui lo sapeva da una settimana. Era scritto almeno 3 mesi fa! La verita' e' che bastava solo la voglia di saperlo.

Lo stesso parla di osservazioni. Dove sono le sue personali e di tutto il suo gruppo politico per il Salento, i prossimi in lista di attesa?

Come detto le cose si fanno prima, con la calma, l'organizzazione, la lungimiranza degli adulti e non con la stizza dell'ultimo minuto dei bambini. E il fatto di vivere a Monopoli non preclude che uno non possa essere attivo anche contro le trivelle a Lecce, o a Matera o in Sicilia. Siamo un paese solo e se pensiamo di vincere Monopoli contro la Northern Petroleum, o Santa Maria di Leuca contro la Northern Petroleum o le Tremiti contro la Petroceltic, non andiamo da nessuna parte. Si vince come popolo e non ciascuno pensando al suo orticello.

Quando la frittata e' fatta puoi solo sperare che le uova siano fresche.

Thursday, September 22, 2011

Affondiamo la Spectrum da Rimini a Lecce




Come sempre, e' possibile mandare osservazioni ed opporsi a tutto cio' prima che il disastro accada e in modo intelligente e sensato.

Ecco qui i link per le osservazioni brevi e ancora piu brevi contro la Spectrum. La data finale per l'invio di lettere e' il 4 Ottobre.

Le istruzioni per inviare i testi sono semplici:

1. Aggiungere dettagli personali e/o della propria esperienza di vita al mio testo base - albergatori? turisti? pescatori? amanti del mare? - in modo da non mandare al ministero testi tutti uguali. Quello che ho scritto e' solo un testo base, che si puo' mandare tal quale ma al quale e' meglio aggiungere considerazioni individuali.

2. Mettere nome, data, indirizzo. Lettere anonime non vanno bene.

3. Inviare con raccomandata a ricevuta di ritorno al

Ministero dell'Ambiente
Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Divisione III
Attenzione: Concessione D1 BP SP e D1 FP SP Spectrum
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 - Roma

4. Se si ha la posta elettronica certificata si puo' mandare il tutto a

DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it

come dice il Ministero dell'Ambiente dal suo sito. Chi non ha la PEC puo' richiederla da questo sito e poi dovra' andare in posta. La raccomandata a ricevuta di ritorno costa 5 euro, con la PEC e' gratis.

5. Mandare se possibile una copia anche a me, che mettiamo tutto nel raccoglitore comune. Questo serve solo per la cronistoria, e per referenze future. Ad esempio, qui dove abbiamo messo tutti i testi mandati contro Ombrina Mare qualche tempo fa. Se volete che mandi io al ministero tramite posta email certificata lo faccio io, anche se sarebbe meglio che ciascuno lo mandasse indipendentemente.

6. Incoraggiare enti, comuni, associazioni a farlo a loro nome. E' importantissimo.


Ormai sono diversi mesi che mandiamo osservazioni su vari testi di petrolieri, e la metodologia e' abbastanza collaudata. Questo si vede anche dalle pagine ministeriali dove finalmente compaiono indicazioni funzionali su come fare, e a chi scrivere che prima non c'erano.

Per chi volesse scrivere osservazioni da se, i testi della Spectrum si possono scaricare da qui.

Basta solo che ora facciamo sentire la nostra voce forte, compatta e numerosa.

Il Ministero e' obbligato a tenere conto di queste osservazioni, secondo vari trattati internazionali.

Anche per l'ultima concessione, la d505 delle isole Tremiti da parte della Petroceltic, scrivemmo le osservazioni a suo tempo. Allora, come adesso, le ditte trivellanti vogliono eseguire sondaggi marini e trivellare pozzi preliminari. Il Ministero concesse "solo" i sondaggi marini, invece che anche l'autorizzazione alla trivellazione preliminare, in parte anche grazie ai nostri testi. Il fatto che avessimo mandato osservazioni e' stato poi usato nei ricorsi al TAR mandati da vari comuni di Puglia, Abruzzo e Molise.

Nella mia opnione, mandare osservazioni e' uno dei pochi modi ufficiali che abbiamo di fare sentire la nostra voce, ed e' piu' importante avere tanti testi di contrarieta' da tante persone, che uno solo, per quanto iper-tecnico e perfetto. E' un diritto che e' sancito dalla comunta' europea tramite il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia.

In questi mesi abbiamo combattuto un po tutti - in Abruzzo, in Puglia, in Sicilia, in Basilicata.

Il petrolio e' un problema di tutti.

Il ministero non mette limiti di residenza, per cui tutti possono fare sentire la propria voce. Ecco. In questi giorni preparero' il mio testo, ma intanto tutti possono iniziare a spedire questa seguendo questa possibile traccia.

Grazie a Guido Pietroluongo e a Ilaria Giangrande.
E' anche possibile mandare osservazioni contro le trivelle in Salento e a Pantelleria, secondo le istruzioni linkate.

Tuesday, December 21, 2010

Interviste


Oggi sono ospite della classe 2A e della professoressa Vincenzina Pace dell'Istituto di Scuola media Galilei di San Giovanni Teatino. A suo tempo hanno scritto pure le osservazioni contro Ombrina. Spero di fare bene. E' sempre bello stare coi giovani. Sono onorata. Se il tempo e' buono piantiamo un albero. La rivoluzione parte da qui

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Intanto, ecco qui una intervista su Sottobosco.info di Davide Capalbo, in merito alle trivelle in Emilia Romagna. Grazie a Davide, per l'attenzione al tema.

Ecco qui la versione ufficiale che e' stata tagliata per motivi di spazio:


Cosa sono e come si ottengono le linee sismiche ad alta definizione?

Per capire quanto grandi siano i giacimenti di idrocarburi, si mandano delle onde sismiche nel sottosuolo e a seconda del tipo e del tempo di risposta, si riesce ad avere una stima delle caratteristiche del supposto giacimento. A seconda delle circostanze si puo' usare come sorgente sismica un vibratore, dinamite, una pistola ad aria compressa (airgun) oppure una mistura esplosiva detta Tovex. Quest'ultima e' usata da circa l'80% delle ditte petrolifere.

Il pericolo maggiore e' quando l'airgun viene usato in mare, a causa dei forti disturbi che i segnali di alta intensita' (attorno ai 200 decibel) e bassa frequenza possono causare all'habitat marino. Possono esserci conseguenze negative sul sistema riproduttivo, alimentare, e di orientamento di cetacei, che possono perdere l'orientamento e spiaggiarsi. Qualche volta l'airgun ha anche causato morie di delfini e balene.

Sulla terraferma i danni sono limitati a danni alla vegetazione, e a possibili disorientamenti delle specie animali.

Questi potrebbero sembrare effetti lievi, ma la questione e' un altra. Perche' la Aleanna vuole fare le ispezioni sismiche? Non certo per amore della conoscenza, ma perche' ha in progetto di trivellare la zona se i giacimenti sono promettenti. E' in questa ottica che occorre porsi: come collettivita' siamo disposti a diventare un distretto minerario con tutto quello che comporta non solo l'attivita' di esplorazione sismica, ma le trivelle nei nostri campi per i prossimi 20, 30 anni?

Occorre una visione globale e a lungo termine su cosa si vuole per il territorio.

L'esplorazione sismica e' seguita dal pozzo esplorativo, dal pozzo finale, dalla pompatura di sostanze chimiche per estrarre il petrolio, dal trasporto di idrocarburi e dalla loro possibile lavorazione. L'agricoltura ne soffrira'. Il turismo, la qualita' della vita ne soffiranno. I soldi per la collettivita' saranno pochi.

E' verso questo scenario che occorre guardare, e chiedersi se e' questo che vogliamo. Se la risposta e' si, allora ben venga anche l'ispezione sismica. Se la risposta e' no, allora occorre non iniziare nemmeno il processo di presa dati dell'area, perche' il tipo di sviluppo che si e' scelto - a monte - e' diverso.

Occorre che come cittadini siamo informati e non lasciare alle ditte petrolifere di fare un pezzettino alla volta, minimizzando e cercando di arrivare alla meta in modo graduale. L'ispezione sismica e' solo l'inzio della petrolizzazione di un territorio.

I pozzi sono "solo buchi"?

Fiscamente sono buchi, ma buchi che vanno a 3,4 chilometri sotto la crosta terrestre e dai quali escono sostanze che madre natura ha messo sottoterra millenni fa. Estrarre petrolio da questi 'buchi" e' un'attivita' intrisecamente distruttiva: per arrivare agli idrocarburi cosi' in profondita' occorre usare delle miscele dette fanghi e fluidi perforanti, sature di sostanze tossiche, qualche volta anche radioattive e metalli pesanti. Fra questi mercurio, arsenico, cadmio, piombo, bario. Ci sono poi le acque di produzione, cariche di residui petroliferi, che sono tossiche e che occorre smaltire. Infine, anche se varia da localita' a localita', in generale il petrolio italiano e' di qualita' scadente - pesante ed amaro. Amaro vuol dire che e' ad alto tenore di zolfo, componente
indesiderata degli idrocarburi perche' lo rende denso, maleodorante ed altamente corrosivo,
pesante vuole dire che e' dalla composizione chimica non ottimale per ottenere benzina e altri prodotti di qualita'.

Il petrolio migliore del mondo e' tutto il contrario di quello che c'e' in Italia, e' dolce e leggero.
Ovviamente avere petrolio amaro e pesante significa che l'impatto ambientale e' maggiore,
che c'e' bisogno di maggiore lavorazione e industria pesante per ottenere alla fine petrolio che possa essere commercializzato.

Conosciamo bene il grosso rischio di subsidenza del Delta del Po. Meno bene, invece, gli altri rischi per l'ambiente e la salute derivanti dalle operazioni di esplorazione ed estrazione: a cosa andiamo incontro?

Gli effetti delle trivellazioni su larga scala sono ben evidenti in Basilicata, terra martoriata dalle ditte petrolifere - ENI in primis - da 15 anni a questa parte. Intanto, la mole di rifiuti petroliferi e' enorme ed e' costoso smaltirli. Ci sono molti esempi di scarti di lavorazione petrolifera seppelliti alla meno peggio nei campi o nei parchi.

Quindi, la prima domanda da farsi e': dove finiscono i rifiuti speciali e pericolosi delle trivellazioni? Ci sara' qualcuno che monitorera' per davvero? Una volta estratto questo petrolio poi, ci sara' bisgono di infrastruttura, trasporto su camion, oleodotti, e se il petrolio e' amaro, ci sara' bisogno di mini-raffinerie in loco. Uno dei motivi per cui lo zolfo e' indesiderato e' che questo rende gli idrocarburi cosi corrosivi che occorre trattarli in loco, perche' il trasporto a lunga distanza e' impossibile.

In Basilicata hanno gia' costruito il "desolforatore" nella citta' di Viggiano - con il romantico quanto ingannevole nome come di "centro oli" - e ne progettano un altro a 20km di distanza. L'area che in teoria era stata designata come parco nazionale della Val D'agri e' ora un crocevia di tubature, pozzi, e sovrastata dalla raffineria. Nella zona della Val D'Agri trovano petrolio nel miele, i vigneti, meleti, campi di faglioli e di ortaggi sono tutti malaticci a causa delle esalazioni tossiche della raffineria, l'aria puzza e sa di uova marcie, qualche volta i campi sono stati abbandondati.

Le case piu' vicine al centro oli sono state abbandonate, le proprieta' immobiliari hanno perso valore, i giovani emigrano, i posti di lavoro promessi dall'ENI non sono arrivati. In Basilicata alcune sorgenti idriche sono state inquinate dagli scarti del petrolio, e nell'estate del 2010 sono stati ritrovate sostanze tossiche in una diga di acqua potabile che hanno la stessa composizione chimica dei fanghi perforanti. Infine, il tasso di tumori nella zona della Val D'Agri aumenta vertiginosamente. L'ENI aveva promesso alla fine degli anni '90 che avrebbero monitorato emisssioni e condizioni di salute delle persone. Le centraline sono state installate solo di recente, e non sempre funzionano. Lo studio epidemiologico e' iniziato solo nel 2010, dodici anni dopo quanto stipulato.

Comunque la si voglia guardare, l'ingresso dei petrolieri in Basilicata e' stata una catrastrofe.
Tutto questo nel giro di soli 15 anni di trivellazione certificata dall'ENI. Dalla Basilicata
si estrae solo il 6% del fabbisogno italiano di petrolio. Il restante 94% lo importaimo.
Le royalities - i soldi che le ditte petrolifere pagano in cambio di risorse - sono in Italia del 10% su terraferma e del 4% in mare. In Norvegia il tasso e' dell'80%. Una regione intera e' stata distrutta in cambio di poche briciole. Non e' giusto.

Le ditte petrolifere straniere che vogliono venire a trivellare l'Italia lo sanno bene che siamo in un paese dove le norme ambientali sono blande, e dove i costi da pagare sono bassi, per cui annunciano sempre con entusiasmo il loro ingresso in Italia, La si percepisce come un paese che offre loro poca resistenza.

Sta a noi cambiare questa percezione.

Esistono studi scientifici che provano la relazione tra trivellazioni e disastri ambientali?

Sono moltissimi, e basta un po di pazienza e buona volonta' per trovarne evidenza in tutto il mondo, in contesti diversissimi fra loro. Un articolo di Scientific American parlava di pozzi artesiani inquinati dall'industria del gas, ci sono studi in inghilterra sugli aumenti di mortalita' infantile nei pressi di raffinerie. In generale e' risaputo che vivere vicino raffinerie, oleodotti e pozzi di petrolio e' detrimentale per la salute umana, per l'agricoltura e per la natura. Lo dicono gli studi di scienza - quelli non finanziati dall'ENI - lo dicono i contadini e le persone che vivono a contatto con le infrastrutture petrolifere. Lo dicono i petrolieri stessi, a porte chiuse, o com'e' capitato a me quando vanno in pensione o lasciano l'ENI per un motivo o per l'altro. I grazie piu sentiti per la mia attivita' anti-trivellazione in Abruzzo mi sono arrivati da ex-dipendenti dell'ENI che conoscono bene il modus operandi dell'industria petrolifera.

Infine lo dicono la Shell, la Exxon Mobil, la Chevron e la BP che ogni tre mesi sono obbligati dalla legislazione californiana a dichiarare sulla stampa che le attività petrolifere di qualsiasi genere sono collegate alla comparsa di tumori, malformazioni e altri danni riproduttivi.
La legge che obbiga petrolieri a dichiarare questo si chiama Proposition 65 ed e' intesa come un modo trasparente di informare i cittadini della qualita' della loro aria, acqua e della loro vita.


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In Abruzzo i programmi dell'ENI erano di trivellare e costruire una prima raffineria di petrolio nel 2007. La popolazione e' stata compatta e unita, e tutti, dalla conferenza episcopale d'Abruzzo e Molise, fino alla Confcommercio hanno detto il proprio no all'ENI. Le carte erano tutte pronte, i progetti e gli investimenti dell'ENI pure. Il sindaco di Ortona, Nicola Fratino, l'allora presidente di regione, Ottavaino del Turco erano favorevoli alla costruzione di pozzi e raffinerie fra i campi del Montepulciano.

Non abbiamo mollato per mesi e mesi, e siamo ancora qui. Finora, neanche uno di tutti i pozzi programmati per l'Abruzzo e' stato costruito. Non so se la nostra sia una vittoria, perche' i petrolieri sono li che aspettano che ci stanchiamo, ma se e' una vittoria, posso dire che vincere contro i petrolieri non e' impossibile, ci vuole solo buona volonta, testardaggine e la convinzione della proprie idee. Non si deve mollare mai e ogni giorno osare un po di piu'. L'Italia e' nostra
e non dei petrolieri venuti chissa da dove.

Mi auguro che lo stesso spirito di combattivita' che ha pervaso la societa' civile abruzzese possa sorgere anche in ER.