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Monday, May 12, 2014

Il fracking su Report di Milena Gabanelli


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 Un sacco di gente mi scrive sulla puntata di Report e sul perche' non c'ero. Non lo so. 
Occorre chiedere al pseudo giornalista Roberto Pozzan ed alla Gabanelli.
Pero' di certo il mio blog l'hanno letto, eccome!

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Oggi 14 Maggio 2014 mi ha scritto il diretto interessato Roberto Pozzan per dirmi
che temeva che io volessi approfittarne per fare un viaggio negli USA a spese della RAI
(a questa vilta' neppure i petrolieri sono mai arrivati)

Vivo negli USA e anche se dal petrolio non si ho guadagnato ne soldi
ne carriere politiche i soldi per un volo LAX-Ohio ce li ho.

Per telefono il Pozzan mi dava del tu, come se fossimo amici di vecchia data.
Per email si passa al lei, si vergognava?

Mi ha scritto e telefonato sia negli USA che in Italia ma poi mi scrive che non aveva
i miei recapiti e che e' per questo che non poteva contattarmi!!

Dalla puntata dei fracking si vedeva nel retro il mio blog.

Cara Milena, complimenti per il "giornalista" che si e' scelta.


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Il giorno di Thanksgiving, a fine Novembre 2013 ero a casa che "cucinavo". Erano venuti a trovarmi mio fratello ed altri amici, e sarebbero poi venute a cena varie persone, fra cui Pierluigi. Non mi sono cimentata con un tacchino intero, ma eravamo alle prese con un pollo ruspante - una impresa piu' modesta.

Durante la mattina fra patate da sbucciare e cranberry sauce da improvvisare, mi chiama il giornalista Roberto Pozzan di Report che mi aveva gia' contattata per email e a cui avevo dato i miei recapiti. Mi dice che la Gabanelli gli aveva dato l'OK per una trasmissione sul fracking da mandare in onda in primavera e che quindi voleva farsi una "chiaccherata" con me.

Mi fa tante domande, e siamo rimasti al telefono per quasi due ore. Gli indico il mio blog e gli dico che e' tutto li. Gli dico di Rivara e che ci sono altri casi di fracking in Italia. Gli dico che ho scritto in lungo e in largo di cosa accade negli USA, della correlazione con la sismicita' indotta, delle proteste che si susseguono fra New York e California e con tutto quello che c'e' in mezzo. Una telefonata cordiale, che lascia intendere che ci sara' un dopo.

E poi?

Poi non l'ho piu sentito. Scomparso.

Ieri domenica 11 Maggio, dopo sei mesi, mi chiama per dirmi che la sua trasmissione andra' in onda stasera. Non ho ben capito perche' volesse comunicarmi questa notizia, e infatti l'ho sentito un po imbarazzato.

Ho tagliato corto perche' non sapevo cosa dire e perche' mi feriva sentire quelle parole di circostanza.

Nonostante parli di fracking da anni, non sono stata considerata degna di apparire in questo programma.

Ci sono rimasta male perche' come ho gia' detto sarebbe stato una specie di "grazie", un modo per incoraggiarmi ad andare avanti e per sentire che tutto questo enorme lavoro non e' inutile. Come detto, adesso tutti parlano di fracking (e di acidi e di sismicita' indotta e di H2S e di fanghi e di trivelle a mare e di pesci inquinati e di cementificazioni improprie) ma li dietro c'e' un enorme lavoro di diffusione e di sensibilizzazione che in pochi hanno cercato di fare. Soprattutto, per ognuna di queste cose c'e' sempre stato un periodo iniziale di derisione, come dire: ma che dice quella esaltata, le trivelle non possono portare ai terremoti mai e comunque.

E poi invece...

Per non parlare delle cause, e dei veleni con tutti questi galletti improvvisati ambientalisti, o dei vari Ernesto Galli della Loggia o Ferruccio de Bortoli che si "ispirano" perche' non hanno argomenti, e poi mi chiedono di scrivere perche' non sanno cosa dire, e poi ancora mi censurano perche' certe cose non si possono dire. O dei vari Chicco Testa che invece di rispondere sul tema dei propri conflitti di interesse passa ad attaccarmi sul personale. O di gente come Mariastella Bianchi che non sa che scrivere sulle proprie risoluzioni e copia pezzi interi da me. O Sergio Morandi della Medoigas che cerca di usare i tribunali contro di me.

Perche' dunque questo trattamento da parte di Report?

Leggo la locandina della puntata. Dicono cose come: abbiamo fatto un viaggio in vari stati americani, c'e' la sismicita' indotta, ci sono controversie, i politici sono informati in Italia su questi argomenti?

C'e' qualcosa di diverso da quello che ripeto da anni a questa parte? Non so, non credo. Mi pare che sia l'essenza di quello che dico da anni e anni, nonostante gli insulti e gli approfittatori di vario genere.

Di nuovo perche' questo trattamento?

Sono scomoda pure alla Gabanelli? Pensano che occorre trovare un compromesso e io sia una del "no"? O al giornalista dava fastidio che tutte queste cose sono state gia' raccontate da anni ed anni ormai e che Report arriva tardi? Oppure che non ho il patentino da geologa? Non lo so.

So solo che la prima volta che si e' parlato di fracking in Italia - con Rivara - e' stato perche' sono stata tre giorni e tre notti a indagare, gratis, per amore, e da sola. E rivedere per filo e per segno le cose riprese dal mio blog non e' stato carino.

Ecco:

Fracking a Ribolla

tutto scovato dalla sottoscritta, mentre che i capoccioni delle unviersita' italiane continuavano a ripetere che in Italia mai e poi mai c'era fracking in Italia, che le trivelle non possono mai e poi mai causare terremoti, che in Italia siamo piu' bravi e mentre che il giornalismo italiano, incluso Report,  dormiva.

Ecco qui sulla pizza Chevron
 
La prova di tutto e' che se l'avessero scovate quelli di Report queste cose, io me ne sarei rimasta a casa mia e mai mi sarei messa a fare attivismo dalla California.

Nota: questo e' quello che viene fuori dal mio contatore.  Non sempre lo guardo, non sempre conservo. Non riesco nemmeno a monitorarlo piu' di tanto, per cui molto probabilmente questa e' solo una piccola sezione del tutto. 












Saturday, November 27, 2010

La Total e i lavori forzati: vergogna francese in Birmania

Christophe de Margerie, capo di Total


il CEO Christophe de Margerie, e' morto in Russia a 63 anni**


Il suo aereo si e' schiantato contro una macchina spalaneve all'aereoporto Vnukovo International Airport di Moscow. Pare che l'autista della macchina spalaneve fosse ubriaco e che ci fosse molta nebbia. Sono morte altre tre persone con lui.

Che ci faceva a Mosca de Margerie?

Era andato li per difendere gli affari della Total e per mostrare il suo appoggio alla Russia nel conflitto Russia-Ucraina. Si era incontrato con il primo ministro Dmitri A. Medvedev e stava tornando in Francia.

Infatti, nonostante le sanzioni imposte alla Russia per la questione Ucraina, la Total aveva continuato a fare affari con Putin - come del resto gli altri petrolieri. Il quale Putin ha invitato un messaggio al presidente francese Hollande per dire che la Russia aveva perso un amico.

de Margerie era un fervente sostenitore della Russia. Allo stesso tempo la Total aveva interessi nel paese fra cui una percentuale nel campo Kharyaga e una quota di partecipazione in Novatek, il secondo conglomerato di produzione di gas in Russia, dopo Gazprom.

Assieme a Novatek, la Total voleva costruire un impianto di liquefazione del gas naturale nella penisola di Yamal per mandare il gas in Cina. de Margerie anche contento che i cambiamenti climatici avessero aperto dei varchi nell'Artico, cosi da facilitare gli spostamenti dalla Russia alla Cina. In totale nel 2012, Total ha prodotto circa 180 mila barili di petrolio in Russia.

E grazie che e' amico di Putin!

de Margerie lavorava in Total dal 1974 ed era il nipote del fondatore della casa produttrice di Taittinger Champagne. Fra i suoi antenati una lunga lista di ambasciatori e uomini d'affari.

Grazie a lui - e ai suoi metodi poco ortodossi - la Total riesce a stabilirsi in Qatar, Russia e Arabia Saudita, mostrandosi meno filo-americano o filo-anglosassone degli altri mega colossi del petrolio.

Completa la fusione con la Elf, gia' iniziata dal suo precedessore Thierry Desmarest e si espande ache verso le fonti fossili "estreme", nelle Tar Sands del Canada, nei mari di Norgevia e di Gran Bretagna.

Non era molto contento del divieto di fracking in Francia, e cosi' la Total acquisto' dei permessi di fracking nel Regno Unito, forse per far dispetto alla Francia stessa. Ciononostante aveva spesso accompagnato il primo ministro Hollande in visite in paesi "strategici", petroliferamente parlando: Brasile, Polonia, Emirati Arabi.

Gia' si parla di successori - fra cui Patrick Pouyanné attualemente presidente Total del ramo raffinazione e petrolchimica, oppure Philippe Boisseau, che invece guida il reparto gas ed energia alternativa.

Qui l'obituario della Total .


Qui invece una vicenda di tanti anni fa, dove e' evidente di che pasta era fatto Mr. de Margerie.


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L'ENI, lo sappiamo, fa disastri in tutto il mondo. Non sono migliori certo le altre ditte petrolifere. Ecco allora un po la storia della Total di Francia, che la regione Basilicata sta allegramente pensando di invitare a casa sua - a suon di affari poco chiari e all'ombra di presunte mazzette.

La Total nasce nel 1924 in Francia, come ente nazionale per l'approvigionamento del petrolio e nel corso degli anni si e' fusa con Elf e Fina. A suo capo c'e' oggi un certo Christophe de Margerie.

La Total, come tutti i petrolieri, vanta una storia di morte e di distruzione ambientale da brividi. Questo e' come opera in Birmania.

La Birmania, ora nota come Myanmar, e' governata da una giunta militare ferrea. La stessa che ha tenuto per anni in carcere o agli arresti domiciliari l'attivista per la democrazia Aung San Suu Kyi che ha vinto una lunga lista di premi, fra cui, nel 1991, il Nobel per la pace. In vari modi e localita' Suu Kyi e' stata detenuta dal 1989 al 2010.

Bene, questa nazione, fra i suoi vanti ha pure quello di autorizzare i lavori forzati. In teoria sono stati vietati dal 1999 (un po tardi!) ma in pratica la usano ancora adesso.

Nel 1992 la compagnia francese Total firmo' un contratto con la giunta militare della Birmania per il progetto Yadana, che avrebbe estratto gas nel mare Andamano e portato il gas via tubature in Thailandia. Altri partner di minoranza erano l'americana UnoCal e la Thailandese PTTEP. L'americana Chevron ha acquistato la UnoCal nel 2008.

Sotto la guida di Total questo trio avrebbe dovuto costruire l'oleodotto in Birmania, per un totale di 60 km. La giunta militare impose che il 50% dei profitti dovessero andare nelle proprie casse - altro che royalties italiane del 10%!

Quasi da subito, inziarono a fioccare le voci di sfruttamento inumano della manodopera locale. Una gran mole di personale militare obbligo' gli abitanti della zona ai lavori forzati per costruire infrastrutture e per trasportare equipaggiamento. Ci furono anche casi di confisca dei terreni senza compenso, evacuazioni forzate, tortura, violenza sessuale e omicidio per chi osava ribellarsi. Uno scenario di violenza diffusa e corruzione ad alto livello di cui pochi sanno nel resto del mondo perche' la Birmania non fa notizia come il golfo del Messico.

Total non ha fatto niente per evitare tutto cio', e anzi, e' stata connivente mandando milioni di dollari nelle casse dei militari, e accettando i lavori forzati e violenze per la realizzazione dei suoi progetti. A parte i lavori forzati, la Total non ha portato lavoro a nessuno.

Le comunita' locali di popolazioni indigene, Mon, Karen e Tavoyan non solo sono state sfruttate senza pieta', ma hanno visto il loro habitat distrutto, dalle scure di Total. Ma alla Total non gliene importa niente, dicono che omicidi e violenza ci sono, ma che non sono problemi loro.

Sara' , ma gia' nel 2005 la Total ha accettato di pagare 6 milioni di dollari per evitare una causa contro di loro sulla questione della violazione dei diritti umani e per mettere le voci a tacere. Una regista, Milena Kaneva ne fece anche un film chiamato Total Denial.

Chi segue il caso dall'inizio e' una associazione internazionale, detta Earth Rights International (ERI). Dal 1996 ad oggi hanno catalogato e denunciato tutte le malefatte del governo birmano e dei petrolieri conniventi in questa storia di torture e di sfruttamento. Ma dopo i soldi del 2005, nulla e' cambiato e Earth Rights International continua a rompergli le scatole.

Total e suoi compari hanno versato 5 miliardi di dollari alla giunta militare (1000 volte in piu' dei soldi dati al popolo birmano nel 2005 per evitare la causa), con i quali soldi la Birmania ha inziato un programma di collaborazione con la Corea del Nord (!) per la proliferazione di armi nucleari.

Nel report del 2009 quelli dell'ERI dicono:

Total continues to mislead policymakers, investors, and the general public about its direct and indirect impacts in the Southeast Asian country.

[Total] has again misled the general public, investors and policymakers regarding the impact of their pipeline in Burma. The companies are still linked to violent abuses such as forced labor and killings in their project area and their project has generated multi-billion dollar revenues for the Burmese military regime.

Con raffinata eleganza francese, il CEO di Total dice che i critici dell'oleodotto francese possono andare a quel paese "can go to hell" , che lui fa solo il gioco dell'industria petrolifera, che va dove gli viene detto di andare, e che non e' colpa sua se i thailandesi vogliono il gas della Birmania. Lui semplicemente lo prende dalla Birmania, paga chi deve pagare, e pensa ai suoi affari.

Un altro Ponzio Pilato.

Pensate che questo tipo abbia a cuore i calanchi della Basilicata? I fagioli della Basilicata?
I figli della Basilicata? Io ho miei dubbi.

Vito de Filippo ha qualcosa da dire in merito a tutto cio'? Il vescovo di Potenza, Agostino Superbo, ha qualcosa da dire in tutto cio'?



Fonti: Earth Rights International, The Independent, Newsweek, Irrawaddy, Earth Rights International 2, Total denial

Saturday, July 4, 2009

PESCARA 18 LUGLIO 2009


Ci siamo, finalmente il 18 luglio ci vediamo tutti a Pescara per manifestare contro l'Abruzzo petrolifero in spiaggia.

Ci si vede alle 10:30 davanti alla statua di Cascella, in riva al mare.

Siamo tutti invitati: cittadini, movimenti, sindaci, associazioni, agricoltori, produttori, esercenti, artigiani, operatori turistici, pescatori e tutti quelli che amano l'Abruzzo.

GIANNI CHIODI e DANIELA STATI DEVONO PRENDERE UNA POSIZIONE CHIARA PER SALVARE LA NOSTRA TERRA

L'ABRUZZO CHIEDE IL BLOCCO TOTALE DELL' ATTIVITA' PETROLIFERA PER ALMENO 30 ANNI NELLA NOSTRA REGIONE

In questi giorni sono in Sardegna ad un meeting sul petrolio in varie parti del mondo. E' sconvolgente ascoltare quello che succede, anche per me che credevo di avere letto e sentito tutto. In Nigeria, in Ecuador, nel Canada, fa veramente male vedere ed ascoltare di prima persona quello che succede alle popolazioni locali, dei paesi del primo e del terzo mondo in ugual misura, ogni volta che arriva il dio petrolio.

Malattie, terreni devastati, acqua mista a petrolio, pesci morti, foreste disboscate. L'ENI, come la Shell, la Total e le loro amiche piu o meno grandi, non risparmiano niente, figuriamoci se andranno con i guanti bianchi in Abruzzo.

In questo meeting c'era anche il giornalista che ha realizzato il servizio di Report sulla Nigeria per Milena Gabanelli, nonche' uno dei principali attivisti pacifici per la Nigeria: Nnimmo Bassey, presidente di Oilwatch Africa e di Friends of the Earth Africa, un architetto diventato attivista, arrestato varie volte nel suo paese e che predica metodi non violenti per liberare la Nigeria da pratiche disumane come il gas flaring.

Praticamente, in Nigeria non gli fanno nemmeno il "centro oli": il gas di risulta e gli scarti sulfurei li bruciano direttamente in aria, al 100%. Vicino a questi tubi sputa fuoco e' sempre giorno. Parlare con il signor Bassey mi ha fatto sentire piccola, perche' noi qui abbiamo tutte le comodita' del primo mondo e dovremmo non solo rispedire i petrolieri a casa loro senza mezze misure ma denunciare tutte le schifezze che ENi e compagnia bella vanno facendo in giro per il mondo ai popoli piu' vunerabili. Naturalemente da Americana, paese che divora il petrolio come fosse acqua in rispetto agli altri paesi del mondo, mi sento particolarmente colpevole dell'orrore laggiu'.

C'erano anche alcuni rappresentanti del Congo, dove l'ENI andra' ben presto a trivellare sabbie bituminose, il petrolio piu' schifoso del mondo in assoluto. Avrei tanto voluto poter far per loro la stessa cosa che stiamo facendo in Abruzzo: spiegare alla gente di che si tratta, e dopo aver imparato, dirgli di arrabiarsi e di lottare con le armi della parola, dell'intelligenza, della democrazia, ma purtroppo non posso fare piu battaglie di quanta energia io abbia.

In Abruzzo, dobbiamo lottare e vincere: per noi, per i nostri figli e anche per mostrare al resto del mondo che i petrolieri non sempre la spuntano e che si puo' sconfiggere questa banda di criminali che anche se veste con i vestiti di lino, e va in giro con il sorriso finto e le risposte prestampate, sempre criminali sono.

Monday, June 8, 2009

Milena Gabanelli e il petrolio d'Italia


Mi sono arrivate varie segnalazioni del fatto che Milena Gabanelli ha raccontato degli scempi petroliferi in Nigeria, nel suo programma Report, domenica 7 giugno alle 21:00.

Il titolo del programma e' stato "La violenza dei forti". Non ho ancora visto il programma, e non essendo in Italia, non sapevo neppure che fosse andato in onda, ma sono veramente contenta che qualcuno abbia avuto il coraggio di parlarne. Grazie a Milena Gabanelli, per la sua professionalitá e per avere avuto il coraggio della denuncia.

Oggi, 8 giugno dalle 5 alle 6 di sera, la Gabanelli sara' online per parlare del suo programma. Magari possiamo parlare a chattare con lei di petrolio in Abruzzo? Qui il link io ci provero', speriamo che siamo in tanti.

Il link della tramssione invece, come mi hanno segnalato Carlo, Maria Paola e Massimiliano e' qui

Queste le repliche su Rai sat al canale 121:

Lunedì 08/06 alle 10.00 e alle 21.00
Giovedì 11/06 alle 16.45
Venerdì 12/06 alle 24.00

In fondo il testo del riassunto della puntata. Ricordo che il gas flaring consiste nel bruciare direttamente gli scarti sulfurei (fra cui l'idrogeno solforato) invece che mandarli al desolforatore prima. Nel desolforatore ci sono prima delle reazioni chimiche (il cosiddetto processo Claus) che trasforma gli scarti sulfurei in zolfo puro allo stato solido. La parte di gas che non si riesce a smaltire viene poi bruciata. La percentuale di recupero dello zolfo di solito e' del 95-96%, per cui in teoria "solo" il 5% dell'idrogeno solforato finisce in atmosfera.

Ora, costruire desolforatori costa, ovviamente tanto piu' quanto piu'alta e' la percentuale di idrogeno solforato che riesci ad evitare di immettere nell'ambiente. A Viggiano il desolforatore
che viene chiamato "centro oli" ha portato alla distruzione di tutta l'agricoltura nel circondiario, a Sarroch trovano zolfo nei pesci per colpa del desolforatore di Mr Moratti. Tutto questo in presenza di impianti che dovrebbero smaltire l'idrogeno solforato al 95%.

Immaginate voi come si vive in Nigeria dove il DESOLFORATORE NON C'E' E DOVE TUTTO l'H2S VIENE BRUCIATO AL 100% in queste enormi torri di fuoco. L'immagine di cui sopra e' un esempio di gas flaring nigeriano. Una specie di fiammella del centro petroli moltiplicata per vari fattori.

Per tutto questo occorre ringraziare l'ENI, di cui ciascuno di noi e' membro, visto che al 30% appartiene ancora allo stato Italiano e cioe' a tutti noi.

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In Nigeria, tutta la regione del delta del Niger, un tempo ricchissima di pesce e di coltivazioni agricole, è stata appaltata alle attività di estrazione e ricerca di petrolio delle multinazionali straniere, dalla Shell all’Agip.

Uno degli aspetti più controversi è il “gas flaring”, il gas che fuoriesce dai giacimenti di petrolio e che viene bruciato dalle compagnie perché sarebbe costoso riutilizzarlo. Una pratica vietata in Nigeria e contrastata dalle Nazioni unite perché altamente inquinante. Ma nonostante i divieti e le sentenze della Corte Federale Nigeriana, la pratica del gas flaring ancora oggi viene adottata anche perché l’entità delle multe che dovrebbero dissuadere le grandi aziende è risibile. Alla fine anche i governanti africani sembrano tollerare e chiudere un occhio. Allora di chi è la responsabilità di un inquinamento che ha devastato il delicato ecosistema fluviale, distrutto la pesca e reso imbevibile l’acqua? E lo sfruttamento delle risorse alle spalle della popolazione locale? Negli anni la tensione è degenerata in una vera e propria guerra. A confrontarsi i guerriglieri, l’esercito nigeriano e le polizie private che proteggono le strutture e i cantieri delle multinazionali.