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Monday, June 29, 2009

L'ENI e il parco del Ticino


Ieri sono stata a LettoManoppello per parlare di nuovo di petrolio. E' stato, come sempre quando arrivo nei paesini delle montagne e dei colli abruzzesi, un viaggio emozionante, con le vedute di parchi, campi, boschi e mare. Mi ha fatto ancora piu piacere incontrare il gruppo Libera Scelta di LettoManoppello, perche' fatto quasi interamente di ragazzi venticinquenni che fanno del loro meglio per il bene del proprio paese, organizzando eventi e vigilando sull'operato di chi ha il potere. E' solo cosi' che ci riappropriemo del nostro paese, e non solo per il petrolio, o per l'ambiente, ma per la democrazia nel suo complesso. Sono stata veramente contenta di vedere tante persone giovani ieri.

Intanto, mi sono messa ad indagare un po di piu su Trecate, il paese in provincia di Novara dove esplose il pozzo ENI nel 1994. Piu precisamente il pozzo si trova a ridosso del parco del Ticino. A suo tempo, per quasi tre giorni ci fu pioggia ininterrotta di petrolio, con puzza di idrogeno solforato nell'aria e con campi impraticabili per anni su un area di almeno quaranta chilometri quadrati. Furono riversate in aria e poi nei campi circa 15 mila tonnellate di petrolio sporco. La parte piu' vicina al pozzo non e' stata mai bonificata.

Intanto, nel 2004, non felice dello schifo che aveva fatto a Trecate, l'ENI decise di aprire altri pozzi di petrolio sempre nel parco del Ticino, senza permessi, e facendo e disfacendo a suo piacimento. Il presidente della provincia dell'epoca, Maurizio Pagani, non ebbe dubbi a mostrare la sua contrarieta':

L'Eni è una società di diritto privato che si arroga il diritto di effettuare prove sul territorio senza disporre, stando a quanto mi risulta, dell'autorizzazione ministeriale.

I cittadini raccolsero le firme, un sacerdote ando' a celebrare la messa nel sito proposto per il pozzo detto Buscaglino 1 e piantarono pure una croce di tre metri sul terreno. Ci fu una forte protesta generale da parte della popolazione che incluse la coldiretti, sindaci, cittadini, ambientalisti. Grazie a tutte questa movimentazione, la regione non diede il permesso per le trivelle, e cosi il progetto fu bloccato.

Proprio uguale ai nostri politici che invece li devi supplicare in ginocchio che almeno ti stiano a sentire.

Intanto gli incidenti nel Ticino si sono ripetuti: un altro pozzo vicino a quello di Trecate, detto Boffalora, esplose nell'aprile del 2005, assieme a tutto l'oleodotto associato. Per mezza giornata il parco del Ticino si e' annerito di nuovo di petrolio: nei campi, negli allevamenti, nei fiumi. In quella zona c'erano colture di mais biologico, allevamenti di gamberi e progetti di turismo eco-compatibile: per dodici ore e' tutto stato invaso da un flusso ininterrotto di petrolio che ha distrutto tutto. Ecco varie testimonianze dei contadini della zona:

"Abbiamo avuto danni ingentissimi. Noi siamo specializzati in agricoltura biologica e integrata e il raccolto è andato in fumo. La mia proprietà è così compromessa che non posso neppure metterla in vendita" .

"Ci vorranno anni prima di tornare alla normalità"

"Dopo l' esplosione abbiamo raccolto sacchi e sacchi di gamberetti morti"

Dopo l'incidente di Aprile, nel giugno del 2005 un altra perdita allo stesso oleodotto ha causato lo sversamento di petrolio su un area di mille metri quadrati.

Secondo Legambiente, sarebbe stato possibilissimo portare in causa l'ENI-AGIP per disastro ambientale, ma siccome in Italia l'ambiente, il parco, la qualita' della vita non sono poi cosi importanti, invece di citare in causa l'ENI-AGIP per disastro ambientale, i giudici hanno optato per contestazioni più lievi, cioè contravvenzioni nell' ambito della normativa sui rifiuti.

Il tutto e' poi morto perche' poi l'ENI, come solito fare da parte delle ditte petrolifere, ha deciso di
offire risarcimenti al parco del Ticino, al comune di Bernate Ticino a Legambiente, ai Verdi e ai cittadini privati che hanno subito danni. L'omertosa ENI preferisce non parlare di cifre precise
ma si tratta di almeno 500,000 euro.

Sembrano tanti, visti come somma complessiva, ma che ne e' della bonifica? Secondo la Repubblica, gli interventi non sono semplici perché bisogna rimuovere il terreno inquinato e aspettare che si rigeneri autonomamente. E' cosi' dopo tre anni, quello che doveva essere un investimento per produrre mais biologico, e' una specie di monumento all'ingordigia dell'ENI, abbandonato ed annerito.

Intanto, la concessione di Buscaglino nel Ticino e' stata ceduta alla Petroceltic, quella che dice che noi siamo una nazione con "low political risk", e "a good place to do buisness".

Nuovo giro, nuova corsa, nuova lotta. I petrolieri non cedono. Via dall'Abruzzo, dalla Basilicata, dalla Lombardia, dall'Italia tutta.

Fonti: La Repubblica, Corriere della Sera, Comitato NoTriv, Corriere della Sera 2, Corriere della Sera 3, PeaceLink,

Thursday, June 25, 2009

Impressioni


Come potete notare la frequenza di scrittura di questo blog nelle scorse settimane e' un po diminuita. Ho veramente tantissime cose da fare, email da scrivere, posti da visitare, persone da convincere e un pochino la mia famiglia che mi reclama. Ringrazio pubblicamente Fabrizia che tanto si sta spendendo per coordinare i vari incontri e tutte le persone che finora sono state d'aiuto per i spostamenti e per l'organizzazione nei vari comuni. Grazie - senza di voi tutto sarebbe impossibile.

Intanto, qui sotto, l'elenco completo delle manifestazioni per ora. Questa sera sono a Casoli, alle 9 di sera, come da invito degli amministratori della citta'. Di tutti gli eventi, quello che piu' mi sta a cuore e' la manifestazione in spiaggia che tentativamente e' fissata per il 18 luglio a Pescara. Spero che davvero ci sia tanta gente e che sia una forte manifestazione di amore per la nostra terra e per il nostro mare.

L'impressione principale che porto via da questi primi giorni di Abruzzo e' che non si sente ancora l'urgenza dei tempi. Il primo gennaio 2010 e' dietro le porte e da allora non avremo piu' alcuno strumento utile che potra' difenderci. In questi giorni ho incontrato sia il senatore Legnini, esponente del PD che il presidente della provincia di Chieti, Di Giuseppantonio di centro-destra.

Sono stati entrambi gentili e disponibili con me, ma poi nei fatti, l'onere di portare avanti la battaglia l'hanno lasciato a me. Mi e' sembrato come se il petrolio in Abruzzo fosse un problema mio - una volontaria - e non loro - pagati profutamente per trovare le soluzioni. Come se fosse una cosa fra le tante a cui devono pensare, magari nei ritagli di tempo.

Legnini mi ha detto di pensare a cosa voglio e poi di scrivergli. Di Giuseppantonio ha promesso che sarebbe venuto a Chieti ieri e poi non si e' fatto vivo. Cosa devo pensare? Non sono mica Mandrake! Perche' chi e' preposto a trovare soluzioni sembra essere cosi' lontano dall'averne una volonta' vera? Per me la vita e' semplice: c'e' un obiettivo, si lavora per raggiungerlo.

Cosa voglio io? Che i petrolieri non vengano in Abruzzo. Semplice. Non credo di dover essere io a trovare lo strumento legislativo giusto, non sono un politico, ne' un avvocato o cose di questo genere. Non lo so come si fa, ma qualcosa deve essere fatto, nero su bianco. Qualcosa mi inventero'. Sopratutto non demordero' - sono cosi convinta della giustezza delle mie argomentazioni che continuero' a rompere le scatole a tutti. Che altro posso fare?

Intanto, da Gianni Chiodi e Daniela Stati ancora il mutismo piu' totale sul tema petrolio in Abruzzo. Che governanti inutili.

Una cosa positiva pero' ci e' stata detta dal senatore Legnini: che i motivi secondo i quali l'ENI ha deciso (temporaneamente) di non portare avanti il progetto della raffineria di Ortona sono tre: il prezzo del petrolio, le proteste del popolo e l'opposizione dei vescovi. Anche se non sappiamo la proporzione di questi tre elementi, due su tre sono dovuti al nostro impegno di cittadini. Sono sicurissima che senza tutto l'operato di noi persone e dei vari comitati locali, la raffineria sarebbe gia li a sputare veleni. Dunque occorre continuare, a lottare, a firmare, ad arrabbiarsi.

E poi, in questi giorni di pioggia intrammisto a sereno l'Abruzzo diventa piu bello. La luce e' diversa, il verde e' piu fresco, piu intenso. L'aria e' rarefatta, si vede la montagna ed il mare sembra piu' blu. In un qualsiasi altro posto del mondo questo immenso giardino in cui viviamo sarebbe protetto, amato, pubblicizzato, valorizzato, esteso.

Invece qui duole vedere le troppe schifezze dell'operato umano. Dall'immondizia gettata a casaccio ai bordi della strada, o che affiora in riva al mare, fino alla costa teatina che inizia a riempirsi di pozzi di petrolio nel mare, di cartelli "vendesi appartamenti con vista mare" o a quello scempio del porto di Ortona che mostruosamente invade il mare in un tentacolo di morte. Per non parlare di costruzioni inutilizzate e lasciate languire senza scopo, come il relitto ENI di Ortona fra le colline. Perche' nessuno pensa che lo sviluppo possa consisitere nel trasformare il costruito esistente in qualcosa di utile, di buono o magari di abbattere lo schifo inutilizzato?

Pare tutto fatto a casaccio, senza un piano, senza una linea di sviluppo, senza un progetto grande, duraturo nel tempo e fatto per il bene della gente e non di petrolieri, cementificatori, o corruttori di vario genere. Soprattutto fatto per amore, del popolo, della terra, del futuro.

E' un po cosi' in tutte le cose italiche di questi tempi, ed e' triste vedere le potenzialita' di questa nazione, di questa regione buttate al vento cosi'.


25 Giugno - Casoli ore 21 nella sede del Comune

26 Roccamontepiano - cena Emergenza Abruzzo per l'Aquila

28 Lettomanoppello ore 18.30 presso gli impianti sportivi comunali
"I Campetti" Via Collerotondo (PE)

1- 4 Luglio Sardegna Iglesias - Campagna Riforma Banca Mondiale

5 Luglio Torino di Sangro Sala Priori, ore 19-20

6 Luglio Fossacesia presso la sede del comune

8 Luglio Bucchianico conferenza 18.30 chiesetta di Sant'Antonio nel centro
storico di Bucchianico (dietro la chiesa grande di S.Urbano)

11 Luglio Basilicata

14 Luglio Mosciano, organizzata dal comune

15 Luglio Vasto

16 Luglio Fara Filiorum Petri ore 21, organizzata dal comune

18 Luglio Manifestazione in spiaggia a Pescara

Sunday, June 21, 2009

Ritorno in Abruzzo


Sono arrivata in Abruzzo da poche ore, dopo un lungo ed interessante periodo in giro per il nord-Italia. Sono qui fino alla fine di luglio e speriamo di poter fare tutti del nostro meglio per informare, per arrabbiarci e per mettere pressione ai politici. Nessuno deve arrendersi.

Dovunque andro' incoraggero' le persone a firmare le petizioni che circolano gia' da un po' e di diventare attivamente un raccoglitore di firme. Vorrei anche che organizzassimo una maximanifestazione e cerchero' di lavorare anche in quella direzione li. Occorre crederci.

Se non facciamo niente, dal 1 gennaio 2010, i petrolieri potranno fare quel che vogliono alla nostra terra.

La prima tappa del mio viaggio italiano e' stata Rovagnate, un comune in provincia di Lecco, dove la Po Valley, una ditta australiana, vuole mettere due "pozzetti esplorativi" nel bel mezzo di un parco chiamato del Curone. Una oasi bellissima a venti chilometri di Milano, verde, agricola, sana, dove c'e' gente che ancora fa nascere i propri vitelli, alleva capre, fa l'uva, il vino. La zona e' nota per la produzione di salvia e di rosmarino. Gia' 10 anni fa l'ENI voleva trivellarli, poi il ministero non dette l'approvazione, anche in seguito alle proteste dei cittadini.

Parco del Curone, Colline del Montepulciano, Acquabella, Riserva di Punta Aderci, Oasi marina del Cerrano di Pineto: che vuoi che gliene importi ai petrolieri del territorio, della gente, di noi?

In Brianza sono stati tutti gentilissimi con me, e abbiamo deciso, per quanto possibile, di coordinarci. Era presente il sindaco che ha giurisdizione sul parco, ed altri di citta' confinanti. Sono stati tutti severissimi e determinati a dire no alle trivelle senza compromessi. La sala era piena straboccante di persone. Grazie soprattutto ad Hermes, che e' venuto fin da Roma per parlarne. Malinconicamente ho pensato a Fratino, che invece di difendere le sue colline ha partecipato al gioco degli inciuci coi petrolieri. Quanto di piu avremmo potuto fare con una classe politica piu intelligente, piu onesta, piu' a servizio della gente.

Poi arrivo a Milano, per una mezza giornata. Mi ha fatto veramente impressione vedere la citta', la stazione, tappezzata di poster "Investi con l'ENI", con il cane sputafuoco, e ancora di piu' sbirciare dai titoli dei vari viaggiatori che leggevano il Sole 24 Ore che la raccolta dei fondi procede a gonfie vele. Della serie: lascia il tuo popolo nell'ignoranza e rendilo partecipe della sua stessa distruzione.

A Padova per lavoro per un paio di giorni (ma anche li informalmente li ho bombardati di attivita' anti-ENI, ricordandogli delle alluvioni del Polesine e della loro laguna a rischio trivelle e raccontando a tutti di cosa vogliono fare in Abruzzo) e poi a Modena. Li siamo stati a fare delle registrazioni televisive per la redazione italiana di Arcoris, una webtv internazionale, assieme a Stefano Montanari e a sua moglie Antonietta Gatti. Due forze della natura, che lottano con tenacia contro gli effetti dell'inquinamento da nano-particelle. I famosi PM10, particelle piccolissime che entrano nelle zone piu interne dei polmoni e che causano malattie, dall'asma ai tumori. Finche' ci sono persone come loro in questa nazione, restera' un filo di speranza.

Infine ieri dal finestrino ho visto Pineto. I pini marittimi sembravano non finire piu dal treno in corsa. Per qualche minuto c'e' stato un alternarsi fra il turchese del mare, statico e orizzontale, ed i tronchi esili degli alberi in spiaggia, con le chiome mosse e disordinate. Ho pensato a come le piattaforme distruggeranno tutto questo equilibrio sia naturale che visivo, e da cui tanto benessere trae la citta'. Mi ha fatto veramente piacere pensare al sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, che e' stato bravissimo a prendere posizione, e a farsi approvare, nonostante i mille cavilli burocratici, il parco marino del Cerrano. Un piccolo ma importante passo per fermare le trivelle.

Avrei tante cose ancora da dire, ma il messaggio di base e' questo: OCCORRE CHE NOI ABRUZZESI FACCIAMO DI PIU'. Arriva l'estate: organizziamo, parliamo ai turisti, rompiamo le scatole ai politici, manifestiamo. Anche io mi scoraggio, ma l'importante e' continuare a marciare.

Stasera ci vediamo alle 9 a Roccamontepiano.

Thursday, June 18, 2009

Una piccola intrusione




Come avete potuto notare sono passati un po' di giorni dall'ultimo post di Maria Rita su questo blog. Cosa succede, Maria Rita si e' stancata ? Maria Rita ha mollato ? Molti di coloro che leggono questo blog dagli uffici delle varie aziende petrolifere sarebbero contenti. Invece no, tutt'altro.

Maria Rita mi chiesto di aggiornare il blog visto che lei e' impossibilitata per i continui spostamenti e impegni, e visto che non e' sua consuetudine lasciar passare diversi giorni tra un post e l'altro. Ho ricevuto un paio di email di 4 righe ciascuno, quindi quel poco che so, lo condivido con voi.

Dopo aver trascorso un mese in Spagna per lavoro, Maria Rita e' impegnata in diverse regioni italiane per informare i cittadini sulle problematiche relative all'estrazione e lavorazione del petrolio. I nostri petrolieri la avevano lasciata in Abruzzo pensando che se ne stesse li buona, invece se la ritrovano ora in giro per l'Italia. Considerando i consensi che raccoglie, questa e' una pessima notizia per loro, ottima per chi non vuole svendere il proprio territorio e la propria salute ai petrolieri in cambio di royalties del 4%.

Due eventi a cui ha partecipato Maria Rita sono raccontati da il quotidiano Il Giorno nelle pagine della provincia di Lecco. Gli articoli sono qui e qui (grazie Giosue' per la segnalazione). Ironia della sorte, il secondo dei due link segnalati si e' aperto con con una mega pubblicità dell'Eni: a sinistra l'articolo dedicato ai danni del petrolio, a destra la pubblicità dell'Eni (figura sotto).
Scherzi dei server per la gestione della pubblicità online.

Tra qualche giorno Maria Rita sarà di nuovo in Abruzzo per occuparsi ancora della petrolizzazione della nostra regione, che nonostante le chiacchiere di molti dei nostri politici, prosegue. Domenica 21 Giugno, si ricomincia in Abruzzo da Roccamontepiano alle ore 21.

Una piccola intrusione,
-danilo



Saturday, June 13, 2009

L'ENI e i pastori



 Ecco cosa succede al formaggio lucano:

La storia di Giovanni Grieco è diventata quasi un classico. Allevatore a Pisticci un’area dove la produzione e' di 121 barili di greggio al giorno, Grieco produceva un formaggio canestrato che esportava in Giappone. I suoi clienti lo hanno fatto esaminare trovandovi presenze di diossina. Risultato: fine delle esportazioni,conun risarcimento di 27mila euro imposto dai giapponesi per smaltire il formaggio considerato rifiuto inquinante.



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Ecco cosa diceva l'ENI, che l'inquinamento era colpa dei pastori. 


Il 28 Maggio 2009, nell'aula magna dell'Universita' di Potenza, in Basilicata, l'ENI ha presentato una conferenza dal nome poetico: La Biodiversita' in Val D'Agri, naturalmente sotto il patrocinio della Fondazione Enrico Mattei, l'uomo del petrolio - disonesto ma onesto.

C'era anche il direttore del WWF Italia, l'ENI ci tiene a precisarlo.

Dicono, nel loro sito ufficiale, che vogliono sviluppare progetti di biodiversita' assieme, guarda tu, a quegli altri santi della Shell, gli stessi che vogliono venire a indagare il sottosuolo petrolfiero della Majella per "amore della conoscenza". Dicono che vogliono IDENTIFICARE gli impatti delle trivellazioni petrolifere (dopo 15 anni!! ben svegliati!!) e aiutare a mappare la biodiversita' nella Val D'Agri.

Nel loro comunicato ci sono un sacco di belle parole su questa benedetta biodiversita' ma solo per sciacquarsi la bocca, per fare propaganda, per far vedere, e, alla fine, per non dire veramente, per non fare veramente niente.

Magari c'e' qualcuno che pure gli crede, io no.

Tutto questo mi fa solo ridere (o piangere?). Come biodiversita' vogliamo anche includere il miele agli idrocarburi che ora si produce nella Val D'Agri? Vogliamo includere l'acqua al petrolio come sgorga dalle falde idriche nei boschi lucani? O quella con i residui dei fanghi perforanti dentro? Come biodiversita' vogliamo aggiungere le persone giovani a cui, misteriosamente vengono tumori e leucemie? Anche l'uva annerita e puzzolente e' biodiversita'? Anche l'insalata con le foglie morticcie e' da considerarsi una nuova varieta' pregiata?

L'ENI che sponsorizza queste delicate conferenze, e' la stessa che gli ha inquinato tutto il territorio e che e' sotto processo per inquinamento ambientale nella stessa Val D'Agri. L'ENI che gli sponsorizza questo convegno e' la stessa che va a bucare il parco nazionale della Val D'Agri, dove capita capita, e pazienza se i pozzi sono dentro al parco. E' la stessa che per DIECI LUNGHI ANNI si e' rifiutata di fare i monitoraggi ambientali, e che ancora adesso si RIFIUTA si monitorare le emissioni degli inquinanti piu gravi, primo fra tutti l'idrogeno solforato.

Mi fa senso che in tutto questo ci sia anche il WWF. Che tristezza. Sedersi a tavola con il nemico, tacitamente approvando e non per dirgli: guarda che te ne devi andare da qui, altro che conferenze, devi pagare profutamente per avere distrutto la vita delle persone, della flora e della fauna.

La chicca finale, e' quando parlano dei loro risultati. A Manfredonia la gente moriva in casa ENI per colpa delle aragoste. A Viggiano, invece secondo l'ENI la colpa della perdita di biodiversita' ... e' per colpa dell'agricoltura, della cementificazione, della pastorizia, dell'urbanizzazione!

Loro non c'entrano, e come Robin Hood verranno ad aggiustare tutto!

The results show that in the last 50 years the habitat of the high valley has undergone a gradual ecological fragmentation related to more intensive agricultural use, the expansion of infrastructure, the cementification of the Agri River and the widespread urbanisation of the area.

In some of these areas the increased pressure for pasture interacts negatively with efforts to recover areas of well stations and the paths for oil pipelines.


IN ALCUNE AREE, L'URGENZA DI CREARE PASCOLI PER ANIMALI INTERAGISCE NEGATIVAMENTE CON GLI SFORZI DI RIPRISTINO AMBIENTALE DEI POZZI DI PETROLIO E DEI TRACCIATI DEGLI OLEODOTTI

Certo, secondo l'ENI, LA COLPA ORA E' DEI PASTORI !!!

Non e' mai colpa delle schifezze che mettono nei terreni, nell'acqua e nell'aria. Mai. Loro sono sempre santi, e buoni, e rispettosi di Santa Romana Chiesa. Sono sicura che trovano risposte altrettanto comiche quanto sciocche per tutti altri siti che hanno inquinato in tutta Italia.

Non c'e' piu cieco di chi non vuol vedere. Spero che si vergognino di quanto schifo faccia, oltre l'inquinamento che hanno portato alla Basilicata, questo pensare che la gente sia scema e pronta a bersi tutte le fandonie che gli raccontano. L'ignoranza e' una brutta bestia.

Wednesday, June 10, 2009

Viaggio in Italia


Come qualcuno di voi gia' sa, sono stata in Spagna per un mese, per lavoro a Barcellona. Saro' qui ancora per qualche giorno: e' stata una bella esperienza e sono stata contenta di venire qui. Purtroppo per noi, gli Spagnoli stanno molto (molto) avanti rispetto all'Italia. Il metro´ funziona ed e' splendente, l'Universita' e' nuova, la gente cordiale e non troppo montata, ed ancora ci si scandalizza delle cose brutte ed antidemocratiche.

Il nuovo presidente della provincia di Chieti, Di Giuseppeantonio dice che vorrebbe trasformare la nostra provincia nella Catalogna d'Italia. Barcellona e' la capitale della Catalogna. Se questa aspirazione e' vera, abbiamo molta strada ancora da fare!

Non e' di questo pero' che vorrei parlare, ma del fatto che dal 20 giugno, piu' o meno, sono in Italia e per un mese intero, fino a fine luglio. Di nuovo, a scopo di petrolio.

Prima di venire in Abruzzo saro' in Brianza, a parlare anche coi lombardi della deriva petrolifera in Italia e poi per alcune registrazioni radiotelevisive a Modena, sempre per parlare di petrolio.

Gia' mi sono arrivate richieste di incontri, e saro' ben lieta di andare dovunque verro' invitata, con umilta'. Io pero' vorrei che quest' estate fosse anche un occasione per incontrare tutti i bloggers, e coloro a cui possa interessare, per conoscerci e per pensare a varie attivita' insieme. Manifestazioni, eventi estivi. Fiaccolate, giornate al mare, il G8 all'Aquila con semplici magliette con scritto No alla deriva petrolifera in Abruzzo. Cose anche piccole ma che almeno siano un segnale che siamo ancora arrabbiati e desiderosi di proteggere la nostra terra.

Ad esempio, questa cosa che ce qui sotto, da youtube, l'hanno fatta in Sardegna per evitare il passaggio di petroliere nei loro mari. A quanto pare, sono riuscti a deviare il corso delle navi. Me l'ha mandato SinceraMente, che saluto con affetto. Non possiamo farla anche noi?

Propongo di vederci tutti a Pescara, che e' un punto abbastanza centrale fra il 20-25 giugno. Che ne pensate? Potete scrivermi all'email di posta: dorsogna chiocciola math punto ucla punto edu.

Non so se vinciamo, se perdiamo questa battaglia, che per molti versi e' molto piu grande di noi. Le belle notizie sono che abbiamo evitato (a quanto pare!) la raffineria di Ortona, e che Remo di Martino non e' stato eletto, sebbene si presentasse con il primo partito d'Italia.

C'e' ancora pero' molto, moltissimo da fare. Fare la raffineria a Navelli o a Teramo per me e' la stessa cosa che se la vogliono fare ad Ortona. Sempre la mia regione e'. Il porto petrolifero di Ortona forse non e' la stessa cosa che la raffineria, ma e' un suo stretto parente.

Io lo so che il petrolio non portera nulla di buono all'Abruzzo e questo mi da la forza di continuare ancora ad urlare la mia verita', le mie certezze anche quando penso che non ne valga piu la pena.

Cerchiamo di essere uniti, di lavorare assieme, di focalizzarci verso la meta, di non perdere la freschezza e la rabbia. L'Italia, che sarebbe il nostro paese, ha bisogno di noi.

Fatemi sapere che ne pensate di incontrarci da qualche parte in carne ed ossa.
Un bacio a tutti e grazie - Maria Rita

Tuesday, June 9, 2009

L'Italia come l'Algeria


Non e' solo il nostro primo ministro a dire che Roma e Milano assomigliano sempre piu' a citta' africane. Anche la Petroceltic, ditta petrolifera irlandese in data 3 giugno 2009 ci ha messo nella stessa casella dell'Algeria. Come infatti riporta L'African Buisness News il capo della Petroceltic, tale Andrew Bostock dichiara:

"I am pleased to be able to report that all of the resolutions at today's AGM have been approved, including the recently announced share placing, which will now proceed to completion. Petroceltic has raised aggregate gross proceeds of £27.5 million from this placing and is now well funded for active programs in both Algeria and Italy throughout 2009 and 2010. These programs will appraise the extent of discoveries already made in both areas and also extend our operations into new exploration prospects. We are optimistic that this program will start to unlock the value which we believe exists in our portfolio.

Funding from the placing has also enabled the Company to accelerate the Italian exploration and appraisal program. We are now preparing for the drilling of up to three wells on our Italian acreage during 2009/10."

Cioe' e' stato tutto liscio avere permessi, in Algeria come in Italia. Uguale. Dicono di avere sufficienti soldi per trivellare durante il 2009 e il 2010 e che addirittura vogliono accelerare i tempi per le trivelle italiane.

Nessuno ricorda che in Algeria ci sono i deserti, mentre in Abruzzo c'e' il mare, l'uva e la vita delle persone. Forse non lo ricordano nemmeno gli italiani.

Nel silenzio generale dunque, Ortona, l'Abruzzo, lo sciapito Gianni Chiodi, il prepotente Mauro Febbo, la muta Daniela Stati e in generale il popolo intero d'Italia regala la sua spiaggia, il suo mare, la sua pesca, la sua terra ad un gruppo di irlandesi.

Si sente solo il fruscio delle banconote del sindaco di Ortona, Nicola Fratino che già conta i soldi per il trasporto del petrolio tramite il suo porto dai colori psichedelici. Che schifo.

Un motivo ci sarà pure se l´Italia lentamente declina - turisticamente, culturalmente, economicamente, politicamente e secondo me la base di tutto sta in questo orrendo non curarsi del bene comune. In questa idea che se penso al mio orticello, andra' tutto bene. In questa rassegnazione che tanto io che ci posso fare. In questo piegarsi la schiena tutti i giorni e pensare che solo i matti possono urlare la verita'. In questo lasciare che tanto ci pensera' un altro a far qualcosa.

In California e' dal 1969 che non si azzardano a mettere più trivelle nel mare. L'anno scorso negli USA si parlava di diminuire le distanze trivellabili dalle coste, da 160km ad 80km. Ci fu la rivolta di governatori e popolo - se ne parlo' per settimane. Il governatore Schwarzenegger disse che non se ne parlava nemmeno in California, e con lui quello del Maine, della Florida, dell'Oregon. Alzarono la voce, e non da politici di questo o di quel partito, ma da governatori interessati al bene del proprio popolo. Io non ho dovuto far nulla, perche' ci ha pensato chi di dovere.

Tutto questo fracasso per portare il limite ad 80 chilometri. In Italia non esiste nessun limite e non gliene importa niente a nessuno se gli vengono a mettere le trivelle sotto il naso. Ma proprio niente.

La TV italiana, se uno la guarda agli orari giusti, continua a mostrare storie di morte e di distruzione, per colpa della Camorra, della Mafia, del terremoto, delle regole inesistenti sul trasporto su strada, qualche volta dell'ENI. Ma per una volta che le tragedie potrebbero essere PREVENUTE, in Abruzzo come in Sicilia, il silenzio piu totale.

Ci piacciono i morti gia' morti.

Ma poi, ognuno ha quel che si merita e ciascuno e' artefice della propria fortuna, compresi i popoli. Come posso pensare che ci si indigni per trivelle in mare, quando non ci si indigna che la Mafia e' la prima azienda del paese?

Questa storia del petrolio in Abruzzo si e' snodata esattamente allo stesso modo in cui tutto si snoda in Italia: con pochissime persone disposte davvero a lottare con intelligenza, senza distogliere lo sguardo dall'obiettivo vero e senza volerne approfittarne - politicamente o economicamente.

Dove sono gli altri accademici? Dove sono i ricchi d'Abruzzo? Dov'e' Mr Pasta De Cecco? Dov'e' la gente che spontaneamente si riversa nelle piazze? Dove sono i politici? Davvero si crede alle parole di Chiodi? E ricordo che sono parole, e non fatti, quelli sono inesistenti.

Il primo gennaio 2010 e' sempre piu' vicino. Da allora i petrolieri potranno fare cio' che vogliono alla nostra terra. Si vede che agli abruzzesi gli sta bene cosi'.

Ma come già so dal primo giorno di questa storia, tutto ciò non scalfisce di un millimetro la mia vita personale. Alla fine dei conti, non sono io che devo andare al mare ad Ortona, a Vasto, a Pineto. Non sono io che dovrò portare i miei bambini a giocare all'ombra delle piattaforme, fra il cemento e circondata da spiagge che scompaiono a San Vito, a Pescara, a Montesilvano.

Malibu e' molto più vicina.

Monday, June 8, 2009

Ken Saro Wiwa e il petrolio nigeriano





Disastri Shell in Nigeria:







La tribu Ogoni si trova nel sudest della Nigeria, e nel cuore della zona petrolifera del Delta del Niger. Questo gruppo etnico di circa mezzo milione di persone per secoli fu dedito alla pesca e all'agricoltura.

Nel 1958 la Shell trovo' petrolio nelle terre degli Ogoni. Per decenni la Shell, ma anche la Exxon-Mobil, la Texaco, la British Petroleum l'Elf e la nostra beneamata ENI, sotto il logo Agip, estrassero petrolio semi-indisturbati e per un totale di oltre 30 miliardi di dollari.

A queste estrazioni si accompagno', guarda caso, la distruzione dell'ambiente naturale degli Ogoni: la puzza di zolfo a pervadere tutto, pozzi e fiumi inquinati, il cielo punzecchiato da fiammate altissime a tutte le ore del giorno e della notte, terreni violati per metterci oleodotti senza chiedere niente a nessuno. La pesca scomparve e l'agricoltura fu fortemente compromessa. Aumentarono i casi di asma, bronchiti e malattie alla pelle a causa dell'inquinamento.

Come spiegato ieri, li non hanno nemmeno messo i "centro oli": l'idrogeno solforato veniva incenerito al 100% con questa tecnica del gas flaring, e rilasciato direttamente in aria.

La Shell diceva che non era vero che c'era tutto questo inquinamento e che anche se c'era la colpa era delle popolazioni locali. Storie petrolifere di tutti i giorni.

Nel 1990 Ken Saro-Wiwa, un poeta e scrittore della comunita' Ogoni, con una certa notorieta' televisiva, fondo' il movimento per la sopravvivenza degli Ogoni, il MOSOP, the Movement for the Survivial of the Ogoni People.

A partire dal 1991 Saro-Wiwa inizio' a denunciare la devastazione della sua terra al mondo, a conferenze ambientali, ad Amnesty International, alle Nazioni Unite. Si calcolo' che la Shell aveva omesso di pagare almeno 10 milioni di dollari per ripristino dei danni ambientali e per royalties.

Gli incidenti iniziarono a crescere in parallelo con la notorieta' di Saro-Wiwa: all'inizio erano manifestazioni pacifiche ma spesso, anche a causa dell'intervento della polizia diventarono violenti. Nel 1993 in vari attacchi su villaggi Ogoni morirono quasi 900 persone. La polizia disse che la colpa era di lotte interne fra etnie Ogoni diverse. Saro-Wiwa denuncio' invece la lunga mano della Shell dietro queste sommosse. Il tutto si ripete' nel 1994 e nel 1995 in scontri nei palazzi governativi.

Il dittatore nigeriano Sani Abacha era dalla parte della Shell e in un comunicato militare il suo fedele generale Paul Okuntimo disse:

"Shell operations still impossible unless ruthless military operations are undertaken for smooth economic activities to commence"

Finalmente, nel 1995 Saro-Wiwa fu ingiustamente arrestato, torturato, ucciso e gettato in una fossa comune, nonostante l'intervento di Amnesty International, Greenpeace, The Sierra Club, PEN international e the Human Rights Watch. Il commonweath britannico sospese la Nigeria, gli USA richiamarono il loro ambasciatore. Ci fu un boicottaggio internazionale per la morte di quello che veniva ritenuto un attivista pacifico.

La Shell dovette abbandonare la terra degli Ogoni a causa dello scandalo internazionale.

La famiglia di Saro-Wiwa porto' avanti la sua battaglia anche dopo la sua morte. Il fratello emigro' in Canada. Le sue spoglie furono finalmente trovate e date una seplotura con nome e cognome solo nel 2005.

Dopo innumerevoli difficolta', ritardi e resistenze, la Shell fu portata in un tribunale di New York da un gruppo americano per la difesa dei diritti umani, the Center for Constitutional Rights. Come ormai prassi, si cerca sempre di discutere queste cause negli USA dove le norme ambientali sono piu severe.

La legge e'del 1789. Questa prevede che i tribunali americani possano giudicare reati contro i diritti umani anche se questi vengono commessi all'estero, da o contro stranieri.

La causa inizio' nel 1996. Solo oggi 8 Giugno 2009, dopo 13 anni, la Shell ha patteggiato e ora dovra' pagare 15 milioni di dollari per avere partecipato indirettamente alla morte di Saro-Wiwa e per inquinamento. La Shell era accusata di avere fornito le armi alla polizia e di avere ingaggiato bande locali per sparare alla gente che protestava. Meta' del denaro andra' per la bonifica dei siti inquinati e per le comunita' Ogoni.

L'avvocato dell'accusa, Jennie Green ha dichiarato:

"This was one of the first cases to charge a multinational corporation with human-rights violations, and this settlement confirms that multinational corporations can no longer act with the impunity they once enjoyed,"

Questo e' uno dei primi casi in cui una multinazionale e' stata condannata per violazione dei diritti umani e questo esito conferma che le corporazioni multinazionali non possono piu' agire con l'impuntia' di un tempo.

La Shell non ha rilasciato dichiarazioni. L'ENI, che continua a distruggere ogni cosa che tocca, anche la Nigeria dove opera ancora, neppure.

Fonti: CNN, The politics of bones, BBC

Milena Gabanelli e il petrolio d'Italia


Mi sono arrivate varie segnalazioni del fatto che Milena Gabanelli ha raccontato degli scempi petroliferi in Nigeria, nel suo programma Report, domenica 7 giugno alle 21:00.

Il titolo del programma e' stato "La violenza dei forti". Non ho ancora visto il programma, e non essendo in Italia, non sapevo neppure che fosse andato in onda, ma sono veramente contenta che qualcuno abbia avuto il coraggio di parlarne. Grazie a Milena Gabanelli, per la sua professionalitá e per avere avuto il coraggio della denuncia.

Oggi, 8 giugno dalle 5 alle 6 di sera, la Gabanelli sara' online per parlare del suo programma. Magari possiamo parlare a chattare con lei di petrolio in Abruzzo? Qui il link io ci provero', speriamo che siamo in tanti.

Il link della tramssione invece, come mi hanno segnalato Carlo, Maria Paola e Massimiliano e' qui

Queste le repliche su Rai sat al canale 121:

Lunedì 08/06 alle 10.00 e alle 21.00
Giovedì 11/06 alle 16.45
Venerdì 12/06 alle 24.00

In fondo il testo del riassunto della puntata. Ricordo che il gas flaring consiste nel bruciare direttamente gli scarti sulfurei (fra cui l'idrogeno solforato) invece che mandarli al desolforatore prima. Nel desolforatore ci sono prima delle reazioni chimiche (il cosiddetto processo Claus) che trasforma gli scarti sulfurei in zolfo puro allo stato solido. La parte di gas che non si riesce a smaltire viene poi bruciata. La percentuale di recupero dello zolfo di solito e' del 95-96%, per cui in teoria "solo" il 5% dell'idrogeno solforato finisce in atmosfera.

Ora, costruire desolforatori costa, ovviamente tanto piu' quanto piu'alta e' la percentuale di idrogeno solforato che riesci ad evitare di immettere nell'ambiente. A Viggiano il desolforatore
che viene chiamato "centro oli" ha portato alla distruzione di tutta l'agricoltura nel circondiario, a Sarroch trovano zolfo nei pesci per colpa del desolforatore di Mr Moratti. Tutto questo in presenza di impianti che dovrebbero smaltire l'idrogeno solforato al 95%.

Immaginate voi come si vive in Nigeria dove il DESOLFORATORE NON C'E' E DOVE TUTTO l'H2S VIENE BRUCIATO AL 100% in queste enormi torri di fuoco. L'immagine di cui sopra e' un esempio di gas flaring nigeriano. Una specie di fiammella del centro petroli moltiplicata per vari fattori.

Per tutto questo occorre ringraziare l'ENI, di cui ciascuno di noi e' membro, visto che al 30% appartiene ancora allo stato Italiano e cioe' a tutti noi.

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In Nigeria, tutta la regione del delta del Niger, un tempo ricchissima di pesce e di coltivazioni agricole, è stata appaltata alle attività di estrazione e ricerca di petrolio delle multinazionali straniere, dalla Shell all’Agip.

Uno degli aspetti più controversi è il “gas flaring”, il gas che fuoriesce dai giacimenti di petrolio e che viene bruciato dalle compagnie perché sarebbe costoso riutilizzarlo. Una pratica vietata in Nigeria e contrastata dalle Nazioni unite perché altamente inquinante. Ma nonostante i divieti e le sentenze della Corte Federale Nigeriana, la pratica del gas flaring ancora oggi viene adottata anche perché l’entità delle multe che dovrebbero dissuadere le grandi aziende è risibile. Alla fine anche i governanti africani sembrano tollerare e chiudere un occhio. Allora di chi è la responsabilità di un inquinamento che ha devastato il delicato ecosistema fluviale, distrutto la pesca e reso imbevibile l’acqua? E lo sfruttamento delle risorse alle spalle della popolazione locale? Negli anni la tensione è degenerata in una vera e propria guerra. A confrontarsi i guerriglieri, l’esercito nigeriano e le polizie private che proteggono le strutture e i cantieri delle multinazionali.

Friday, June 5, 2009

Televisioni a confronto: Chevron ed ENI


Qualche tempo fa RAI UNO mostro' un film documentario su Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI che venne dipinto come una specie di scaltrissimo uomo d'affari, corruttore ma onesto, come se le due cose potessero coesisitere. Non una parola sugli schifi fatti all'ambiente di Nigeria ed Ecuador, con i loro oleodotti e le loro raffinerie sputa veleni. Ci fu pure una serata da Vespa per celebrare Enrico Mattei, e anche qui, silenzio piu' totale su Gela, Manfredonia, Crotone, Pieve Virgonte, Melilli, Augusta, Priolo. Nada.

Ma si sa, la colpa e' delle aragoste!

Nello stesso periodo, la TV USA, sul canale CBS (Central Broadcasting Station) mando' in onda in prima serata la storia della Chevron-Texaco e dell'inquinamento devastante che queste ditte hanno portato alla comunita' indigena dell'Ecuador.

Agli americani che non lo sapessero e' stato spiegato come la Texaco per 23 anni ha buttato gli scarti tossici petroliferi in pozzetti scavati alla meno peggio e che spesso dopo le pioggie ridondavano robaccia fra i campi. La gente ha sentito in maniera chiara dalla TV che la Texaco ha avvelenato l'acqua, ha trattato l'Ecuador come una pattumiera, ha lasciato che gli indigeni usassero quell'acqua per lavarsi, vestirsi, cucinare.

Gli americani hanno sentito che la Texaco ha fatto delle cose che assolutamente non sarebbero state tollerate negli USA - vedi la storia di ieri sul fatto che per avere inquinato per tre anni due texani rischiano otto anni di galera.

Dopo aver fatto il comodo proprio in Ecuador per un quarto di secolo, la Texaco fu finalmente acquistata dalla Chevron, nel 1992.

Fu in quello stesso periodo che la comunita' ecuadoregna decise di portare la Chevron in tribunale. Guidati da un avvocato di New York, Steven Donziger, chiesero 27 miliardi di dollari in danni come stimati da un ingegnere ecuadoregno, Richard Cabrera.

La Chevron, come ogni ditta petrolifera che si rispetti, non vuole pagare e dice che il sistema ecuadoregno e' corrotto e che loro hanno sempre seguito le regole.

All'inizio, nel 1993 gli ecuadoregni e Donziger, presentarono la causa in un tribunale di New York, ma la Chevron rispose, per nove anni, che la causa doveva essere discussa in Ecuador, Li infatti le leggi per la difesa dell'ambiente sono molto piu' blande che negli USA.

Nel 2003 la spuntarono e finalmente inizio' la causa, in Ecuador. La Chevron allora disse che non volevano la causa nemmeno li, perche' a suo tempo, la Texaco e il governo dell'Ecuador avevano stabilito un patto secondo cui la ditta petrolifera avrebbe ripuito la terra in cambio del rinuncio a citazioni in tribunali.

Dicono pure che siccome la Texaco era in partnership con una ditta locale, la Petroecuador, questi ultimi sono responsabili della pulizia tanto quanto loro.

Donziger controbatte che anche se erano in partnership con Petroecuador, il responsabile unico delle operazioni di trivellamento e produzione era la Texaco. Dice pure che l'accordo era firmato dal governo e dalla Chevron, e non DALLA GENTE, che dunque non ha rinuciato ai suoi diritti e che e' autorizzata a richiedere l'intervento giudiziario e il risarcimento dei danni.

Dei 916 pozzi illegali, solo 162 sono stati ripuiti finora, e qualcuno di questi non e' stato neppure sistemato per bene. La Chevron dice che sono meno di 916, anche se si rifiuta di dire quanti e dove sono. Affermano anche che i loro studi dicono che la pulizia che hanno fatto va bene.

Il giornalista USA va a parlare con la rappresentante della Chevron e gli fa le domande difficili: proprio come Vespa a Scaroni e compagni alla televisione! La sentenza dovrebbe uscire nelle prossime settimane. Vediamo come va a finiie.

I petrolieri pensano ai loro affari, negli USA come in Italia. Non ci sono santi da nessuna parte. Quel che pero' e' diverso e' che negli USA ci si indigna, ci si scandalizza, la TV e' un po piu' obiettiva, i giornalisti non hanno paura di chiedere, non devono ringraziare nessuno. Anzi, piu' cose di questo genere fai, piu' sei stimato. Lo senti quando parlano che per loro Chevron, Texaco e cosi via sono entita' a se stanti, giganti da criticare e non qualcosa da rispettare, da adulare.

Da Vespa invece sembrava un gran inciucio pro ENI, tutti li imbalsamati e timorati del DIO ENI, del DIO Mattei. Come puo essere altrimenti quando l'ENI e' stata lasciata entrare dappertutto come una piovra dai mille tentacoli? Giornali, chiesa cattolica, universita, Hanno contaminato tutto.

Intanto la distruzione del pianeta continua.
Ora ci sono i cinesi in Ecuador.


Fonti: Ecuador Crude, CBS
















Voglio vedere quando la RAI portera' in prima serata le schifezze che l'ENI ha fatto, e sta facendo il Nigeria, nella stessa Ecuador, a Manfredonia.

Thursday, June 4, 2009

Giustizia Texana


La Texas Oil and Gathering e' una ditta petrolifera che opera in Texas.

Nel 2000 il proprietario e il manager delle operazioni logistiche, tali John Kessel e Edgar Pettijohn, hanno iniziato a scaricare rifiuti petroliferi pericolosi in maniera illegale in alcuni pozzi dismessi.

Compravano materiale di scarto da varie operazioni petrolchimiche e di raffinazione della zona, li processavano ulteriormente nella loro raffineria nei pressi di Houston, e cio' che non si poteva piu' lavorare li andavano a buttare in questi pozzi dismessi, alla meno peggio. Un po stile Gomorra.

I due falsificavano i documenti che classificavano questi scarti come non tossici, fatti solo di acque saline e di brine (non certo elisir di lunga vita) mentre invece questi rifiuti contenevano alte concetrazioni di toluene, xylene e benzene, tutte sostanze provate cancerogene.

L'affare gli e' andato bene per tre anni. Poi, nel 2003 uno dei pozzi sotterrranei esplose, uccidendo tre lavoratori. Lo scoppio del pozzo in questione era diverso da quello usato dalla Texas Oil and Gathering, ma lo stesso le autorita' hanno iniziato ad indagare su cosa andava a finire in quei pozzi.

I due tizi sono stati cosi condannati su quattordici accuse di crimine contro l'ambiente e la collettivita', fra cui: conspirazione, violazione delle leggi per la sicurezza dell'acqua potabile (The Safe Drinking Water Act) e violazione delle leggi per la conservazione delle risorse (The Resource Conservation and Recovery Act).

I due si sono dichiarati colpevoli, ma questo non gli risparmiera' il carcere. L'accusa ha proposto una multa di almeno $500,000 alla ditta e della stessa cifra a ciascuno dei due come individui. Per ciascuno di loro si parla di una condanna che puo' arrivare ad otto anni di prigione. La colpevolzza e' certa. La sentenza ufficiale sulla pena da scontare esce a Settembre 2009.

L'ufficio per il controllo dei crimini ambientali di Dallas del ministero americano dell´ambiente l'EPA, (the Environmental Protection Agency) ha dichiarato:

The defendants tried to make an illegal end run around our environmental laws in order to increase their bottom line. These guilty pleas serve as a reminder that senior company executives who decide to commit environmental crimes will be prosecuted, not just the company.

I due accusati hanno cercato di raggirare le nostre leggi sulla protezione dell'ambiente per aumentare i loro profitti. Queste condanne ci ricordano che chiunque decidera' di commettere crimini contro l'ambiente verra' portato in tribunale, e non solo la compagnia ma anche gli individui responsabili.



L'occasione fa l'uomo ladro: se i due tizi del Texas hanno fatto queste nefandezze in uno stato dove la ti dicono che ti processeranno con la piena autorita' della legge e ti mandano in galera per il doppio del tempo che hai inquinato, figuriamoci in Abruzzo quante altre schifezze faranno i petrolieri alla nostra regione, dove i controlli sono leggeri come l'aria di primavera.

Quante altre Bussi petrolifere volgliamo? Quante altre discariche illegali vogliamo? Quanta altra morte vogliamo? Potrei sbagliarmi, ma non mi risulta che nessuno sia ancora mai andato in galera in Abruzzo per avere inquinato l'ambiente.

Fonti:
Environmetal News Service
Environmental Compliance

Wednesday, June 3, 2009

L'Emilia Romagna petrolizzata e altri pensieri


Ecco qui cosa accade al nostro territorio, senza che nessuno ci dica niente, e per il beneficio di multinazionali che non lasciano nulla al territorio. Ci prendono pure in giro dicendo che in Italia i regimi fiscali sono facili, la benzina e' cara, l'opposione politica bassa e i guadagni facilissimi. Anche l´Emilia Romagna si appresta a diventare un gigiantesco campo di idrocarburi?

Su questo sito e' possibile vedere lo status del resto d'Italia.

Altro appunto. In questo blog non parlo quasi mai di cose non strettamente legate al petrolio perche' ho deciso fin dall'inizio che il mio scopo era uno solo: evitare la petrolizzazione dell´Abruzzo, e su piu larga scala, per quanto mi era possibile, del resto d'Italia.

Come corollario c'e' il desiderio forte di svergognare, di urlare a tutti i metodi incivili, ignobili e da veri polipi della societa' civile delle compagnie petrolfiere, prime fra tutte l´ENI che ha seminato morte e distruzione dovunque sia andata, a Manfredonia come in Nigeria.

Non ho mai parlato troppo di inceneritori, nucleare, fiumi inquinati, monnezza di Napoli, Bussi e cose simili perche' mi sarebbe sembrato di deviare dal mio intento, anche se di cose da dire al riguardo ne avrei tante.

Oggi voglio solo esprimere lo schifo piu totale verso le persone arrestate a Napoli per avere dato collaudi e approvazioni allo smaltimento di rifiuti che in realta' non erano adatti ad essere processati dall'inceneritore di Acerra. Fra questa gente ci sono pure dei professori universitari.

Una parte di me non vuole crederci, nel senso che siccome frequento accademici dalla mattina alla sera, nel bene e nel male, tendo sempre a pensare che siano persone pure, al servizio solo e sempre della verita', incorruttibili, retti. Mi fa veramente schifo quando sento di queste cose perche' i loro comportamenti danneggiano e distruggono la credibilita' dell'intera comunita' universitaria. Questa gente mi fa veramente venire il voltastomaco. Mi vergogno per loro e ne prendo le distanze.

Ecco i loro nomi. Sono tutti accusati di avere taroccato i certificati per l´inceneritore.
A Napoli e dintorni i tassi di tumore sono in continuo aumento.

Ma cosa gli insegneremo mai ai nostri figli?

ANIELLO CIMITILE, presidente della provincia di Benevento, rettore dell´ Universita' degli Studi del Sannio

ORESTE GRECO, professore universitario in Ingeneria dell Informazione

GIUSEPPE SICA, architetto

CLAUDIO DE BIASIO, archietto, sub commissario per l'emergenza rifiuti in Campania, gia' arrestato nel 2008

VINCENZO NASO, docente di ingegneria alla Federico II;

GIUSEPPE VACCA, ingegnere, direttore dei lavori dell'inceneritore di Acerra. A Marzo aveva detto che il suo 'termovalorizzatore' ad Acerra avrebbe portato ad un "rischio zero per la popolazione". Come tutti, arrestato per falso.

VITTORIO COLAVITA , ingegnere, revisore dei conti dei Confservizi Campania

ALFREDO NAPPO, ingegnere, esperto in beni ambientali

VITALE CARDAMONE, ingegnere;

RITA MASTRULLO, docente di Fisica Tecnica alla Federico II;

FILIPPO DE ROSSI, ordinario di Fisica Tecnica, preside della facolta' di Ingegneria dell´Universita' del Sannio;

LUIGI TRAVAGLIONE, ingegnere ufficio tecnico Benevento, fiduciario del CONI di Benevento

MARIO CINI

FRANCESCO SCALINGIA

Monday, June 1, 2009

La deriva petrolifera nelle Marche


E' strabiliante come la deriva petrolfiera italiana vada avanti nel silenzio piu' generale. Quando questa storia e' iniziata per me - circa due anni fa - ero convinta che si trattasse solo di un problema della citta' abruzzese di Ortona. Invece piu' passa il tempo e piu' mi rendo conto di quanto estesa e capillare sia la problematica petrolfiera. Praticamente e' tutto il teritorio italiano ad essere interessato dalle trivelle. Alcuni, per caso o per merito lo sanno, altri no.

Un paio di settimane fa Allegria di Naufragi ci ricordo' delle estrazioni petrolifere nella Brianza. Qualche giorno fa gli amici del Comitato Abruzzese dei Beni Comuni che opera nel Teramano mi hanno segnalato la mappa dei permessi petroliferi delle Marche, che ho messo sopra e di cui sapevo poco.

Il loro mare presto si riempira' di trivelle senza che nessuno abbia fatto niente. La mappa mostra aree tutte rosse. Li i petrolieri hanno gia' i permessi di coltivazione. Li potranno sorgere piattaforme come i petrolieri meglio credono. Ricordo che in Italia non esiste nessun limite per le trivelle in mare. Negli USA, sulle coste est e ovest il limite e' di 160km dalla spiaggia. In Alaska le nuove trivelle dorvranno rispettare il limite dei 250km. In California e' del 1969 che non sono piu state messe piattaforme in mare.

Dunque, l'Italia presto diventera' il paradiso dei petrolieri, non solo nelle parole, come hanno detto piu e piu volte in tutti i loro comunicati, ma anche dei fatti. Di nuovo, trovo strabiliante che tutto proceda nell'ignoranza e nel disinteresse piu' totale, della politica e della gente.

Questo e' il dramma di una popolazione, quella italiana, poco attenta, poco sensibile, in generale, ai temi ambientali, ma anche di mille altri risvolti della vera vita democratica. Di una popolazione non abituata a farsi domande, a mettere assieme i tasselli, a guardare avanti alle conseguenze per il domani dei comportamenti dell'oggi. Se per tradizione, storia, o per scarsa voglia, il fatto resta che stiamo distruggendo la nostra penisola da soli.

Intanto The Independent denuncia che siamo il paese piu' inquinato d'Europa. Domenica scorsa il papa ha pure condannato l'inquinamento morale e ambientale della nostra societa'. Chissa se l'ENI e tutti i suoi tentacoli erano li ad ascoltare.

Dopo la conferenza dell'anno scorso a Pescara, in cui ho dibattuto l'ENI, Roberto Poli, il suo presidente, ando' con la coda fra le gambe a dire al vescovo di Ortona che lui era un bravo crisitano, e che le informazioni che io avevo portato sia a lui che al popolo abruzzese erano sbagliate. Per fortuna il vescovo non gli credette.

Chissa' se ora Roberto Poli si comportera da bravo cristiano e decidera' di seguire le indicazioni del papa. L'ENI ha solo l'imbarazzo della scelta nel cambio del suo modo di fare, per le molte nefandezze, sia morali che ambientali che accompagnano la sua storia e il suo presente.

Io posso solo continuare ad urlare il mio no ad Ortona, all'Abruzzo e all'Italia intera petrolizzate senza spostare le mie posizioni di un millimetro.

A chi interessa, gli effetti sulla pesca delle piattaforme in mare, come riportati da uno studio federale americano per il mare ed i pesci del Texas, sono qui elencati.