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Monday, June 25, 2018

India: divieto alla plastica monouso per 100 milioni di persone

















Stato di Maharashtra, India.

Sede della città di Bombay (Mumbai).

Cento milioni di persone.

Immondizia dappertutto.

Distese di plastica. 

Un mare di plastica.

Qualcosa deve essere fatto.

Il giorno 23 Giugno 2018 e' finalmente arrivato il divieto della vendita e dell'uso della plastica monouso.

E cioè sono diventati fuorilegge buste della spesa, contenitori di plastica, bicchieri, forchetta e di plastica, coperchi del caffe' da portare via e involucri di plastica del cibo da asporto.

In realta' in India il consumo pro-capite di plastica e' basso, e questo perché gran parte della popolazione vive in zone rurali e la società non e' ancora arrivata al livello di consumismo dei paesi d'Europa o del Nord America. Ogni indiano, in media usa 11 chili di plastica all'anno contro i 109 degli USA.

Pero' in India il tasso di recupero, riciclo, smaltimento della plastica e' tra i peggiori al mondo. La maggior parte della plastica finisce nell'ambiente, le discariche sono al limite e anzi, molte sono le discariche illegali. Gli immondezzai di Delhi, Bombay e di Calcutta sono fra le piu' grandi, piu' pericolose e meno controllate del mondo.

Ed oltre alle montagnole di monnezza, per chi e' stato in India e' impossibile non aver visto quelle distese infinite di plastica gettata dappertutto. Oltre che per "l'ambiente" in senso generale questo divieto si propone di migliorare l'ambiente reale, senza vedere tutta questa plastica colorata stagnante nei campi, lungo le strage, lungo le spiagge.

Il primo ministro dell'India Narendra Modi, ha chiamato la plastica una minaccia all'umanità e ha annunciato di volere abolire tutta la plastica usa e getta nel subcontinente indiano, popolazione 1.3 miliardi di persone, entro il 2022.

In questo momento, 25 su 29 stati dell'India hanno divieti totali o parziali sull'uso della plastica usa e getta, ma questi divieti non sono ancora entrati in vigore, oppure i controlli sono incompleti.

Lo stato del Maharashtra invece ha deciso di andare avanti a vele spiegate contro la plastica monouso, nel concreto. E cioè' passare e fare rispettare una legge anti plastica. E hanno fatto sul serio con ispettori statali vestiti di blu a multare chi distribuiva buste e contenitori di plastica. 

Dai McDonald's della zona arrivano cosi' le forchette di legno, e le cannucce di mais.

Ma sono arrivate anche le multe sia a McDonald's che a Starbucks perché invece i coperchi delle bibite calde (caffe' e the) non sono ancora stati prodotti in materiale reciclabile e non in plastica.

Le multe sono salate per un cittadino e per la piccola industria media indiana, ma piccole per le multinazionali: $73 per la prima infrazione e poi fino a $367 per violazioni successive. Se le violazioni sono numerose, ci può anche essere l'arresto fino a tre mesi.

Il primo giorno dopo l'entrata in vigore del divieto sono stati racimolati circa $5900 in multe da 80 ditte a Bombay, e circa altrettanti nella città di Pune, la seconda città piu' grande dello stato.

Ovviamente il settore di produzione della plastica e' in subbuglio.

Il segretario della Plastic Bags Manufacturers Association of India, Neemit Punamiya, stima che l'industria della plastica potrebbe perdere 300,000 posti di lavori a causa del divieto, danneggiando l'economia.

Gli addetti del settore parlano della necessita' di migliori leggi per limitare la cattiva gestione dei rifiuti, non della diminuzione della produzione. Non ci riescono proprio ad accettare il legame fra produzione senza limiti della plastica e inquinamento.

Altri lamentano che iniziano ad esserci casi di estorsione e di corruzione da parte dei controllori; o che la pioggia rende difficile usare altri materiali per il trasporto di materiale, come per esempio le borse di stoffa.

In questo momento nello stato del Maharashtra si possono produrre in plastica sono i contenitori di medicine, latte e immondizia, oppure materiali per l'esportazione. 

Ma la strada e' molto lunga, ancora, come riporta questo servizio del New York Times.
A Bombay il 73% dell'immondizia prodotta e' di cibo.

A Delhi le discariche, legali ed illegali, sono alte come delle piccole montagne ed emettono sostanze tossiche che portano tubrecolosi e dengue ai residenti, oltre ad inquinare tutta l'acqua. A volte dei pezzi di discarica cadono giu' sulle case dei residenti, portando la morte con se.

A Delhi non ci sono contenitori per la monnezza, non esiste un vero servizio di raccolta monnezza e la gente e' abituata a gettar via tutto in strada.  E cosi le montagnole di rifiuti si accumulano dappertutto, dai condomini di lusso fino agli uffici governativi. Spesso ci sono interi quartieri senza neanche il servizio fognario. 

La popolazione di Dehli e' cresciuta in pochi anni da 12 milioni di persone a 19 milioni e i servizi non hanno tenuto il passo.

La produzione di monnezza e' passata da 4kg per persona a 10kg al giorno. Meta' viene mandata al compostaggio o recuperata. Ma il resto accumula in queste discariche piu' o meno legali, portando malattie e crescendo a dismisura, oltre i 20 metri di altezza.

La Corte Suprema dell'India ha deciso che il traffico aereo dell'aereporto di Dehli dovra' essere riconfigurato per evitare l'immondizia.

Si' la strada da fare e' ancora lunga.

























Wednesday, October 22, 2014

Ottobre 2014: Abruzzo vs. North Dakota



Le colline verdi d'Abruzzo di Umberto Tiberio 
spetrolizzate

vs.

I campi di grano di Steve Jensen in North Dakota,
insozzati un anno fa da perdite di petrolio


 Perdite di petrolio in North Dakota - un anno dopo.


Circa un anno fa, un oleodotto della ditta petrolifera Tesoro, ebbe una perdita che rilascio' circa 20,000 barili di petrolio nell'ambiente. Una perdita enorme - oltre tre milioni di litri, uno dei piu' grandi su terraferma negli USA.


Costo delle operazioni di pulizia? 

Dai $4 millioni iniziali si e' passati a circa $20 millioni e ancora un altro anno di lavori.

Il terreno era agricolo ed ora inutilizzabile, visto che e' ancora saturo di petrolio. Gli agricoltori non fanno altro che partecipare alle operazioni di pulizia, visto che sono impossibilitati a fare il resto.

A scropire il disastro Steve Jensen che il giorno 29 Settembre 2013 scopri' delle perdite sul suo ranch coltivato a grano vicino a Tioga. Nessuno l'aveva visto prima di lui e il petrolio fuoriusci' per due settimane senza che nessuno facesse niente. L'oleodotto non aveva apparecchiature per controllare perdite.

Da un lato la Tesoro dice che faranno tutto come si deve e che e' stato un incidente, dall'altro Steve Jensen che si chiede, come ogni persona di buonsenso, come abbia fatto l'oleodotto a perdere tutto quel petrolio e nessuno che se ne accorgesse.

Multe? Non ancora.

Intanto, in questo tempo, hanno cercato di bruciare il petrolio o di aspirarlo, ma circa due terzi del petrolio - cioe' due milioni di litri - e' ancora saturato nel terreno.  Nessuno sa cosa fare. Hanno anche chiamato degli esperti dell'  Universita' del North Dakota.

In Abruzzo intanto le vigne si tingono di rosso e di giallo. Al massimo compaiono le scritte No Petrolio.






Tuesday, April 8, 2014

Exxon Valdez - oil spills are forever






















Ventisei anni e undici milioni di galloni di petrolio dopo, ecco il risultato. Le killer whales - in italiano orche assassine sono quasi scomparse dai mari dell'Alaska, per colpa del riversamento del 1989.

Subito dopo l'incidente vennero scoperte due branchi di orche colpite dal petrolio, o direttamente o perche' risiedevano in posti vicino alle perdite della Exxon Valdez.  Vivono normalmente fra i 50 e i 100 anni. Di questi due branchi, una aveva 36 membri - 14 morirono subito. L'altro ne aveva 22. Nove di queste orche morirono subito, altre sei scomparvero e non si sono piu' ritrovate. Ne sono rimaste solo sette.

Le orche di questo secondo branco furono monitorate e studiate da allora e per tutti questi anni. Di loro, essuna si e' riprodotta, e siccome le femmine sono troppo vecchie, il branco e' destinato alla morte.

Perche' le orche del secondo gruppo non si sono riprodotte? Secondo gli studi scientifici della zona e' stato a causa degli scombussolamenti sociali nel gruppo e a causa della gran moria di foche, il cibo primario delle orche, in seguito al petrolio riversato in mare dalla Exxon Valdez.  Qualcuno parla anche di pesticidi e di inquinanti dalla Cina visto che le carcasse delle orche morte avevano DDT,  PCB ed altre sostanze chimiche in corpo.

Ma e' inevitabile che il petorlio abbia avuto il suo ruolo: perche' e' ancora li, che piaccia o no e pesci e crostacei, ventisei anni dopo ci sguazzano ancora dentro. Anche se le orche non mangiano tutte queste specie e' la catena alimentare che e' contaminata, e che alla fine arriva pure alle orche.

Secondo il governo centrale americano solo la meta' della vita selvatica attorno a Prince William Sound e' tornata ai livelli pre-1989. Per tutti gli altri si e' trattato di una decimazione. 



This Exxon Valdez oil is decreasing at a 
rate of 0 - 4 percent per year. 
At this rate, the remaining oil will take decades 
and possibly centuries to disappear entirely.

Il petrolio della Exxon Valdez cala ad un tasso
 compreso fra lo 0 ed il 4 percento annuo. 
A questi ritmi ci vorranno decenni e 
possibilmente secoli per farlo scomparire del tutto.





You pretty much lived there, you got your clams and crabs and fish. 
And then somebody came and dumped oil all over it.

Cordova, Alaska



Erano poco piu di 25 anni fa. 

Poco dopo la mezzanotte del 24 marzo 1989, la petroliera Exxon Valdez colpi' Bligh Reef nei pressi di Prince William Sound, in Alaska. La petroliera riverso' in mare almeno 11 milioni di galloni di petrolio grezzo che sommersero 1.300 miglia di costa dell'Alaska.  

I danni ai pesci, agli uccelli, alle comunita locali furono incalcolabili. Fu tutto devastato.  Uno dei residenti dice

"You could smell the oil before you ever saw it. There was no fish, no birds chasing fish. You could sit there and it'd just be dead quiet. So everybody called it the dead zone.

Dopo 25 anni e 2,1 miliardi dollari in costi di pulizia, le tracce del petrolio e della monnezza persistono ancora sulle spiagge dell'Alaska e sulla psiche di chi vive li.

Ci sono ancora cause in corso per determinare l'esatto ammontare delle ricompense da offrire ai residenti e allo stato dell'Alaska, molti sono andati via e non sono piu' tornati. Il petrolio e' arrivato a distanze di 700 chilometri dal punto di impatto.

Inizialmente i giudici decisero che fra danni all'ecosistema e danni puntivi - cioe' per dare l'esempio - la 
Exxon dovesse pagare 5 miliardi di dollari. Dopo vari tira e molla legali, la cifra si ridusse di $250 milioni per compensare i danni piu' $507 milioni in danni punitivi piu' $470 milioni in interesse. La Exxon dice di avere speso 4 miliardi e 300 milioni di dollari per il ripristino.

Morirono circa 250,000 uccelli, 2,800 lontre e 300 foche morirono. In totale il 40% delle lontre perse la vita a causa del petrolio dell'Alaska. Per le lontre ci sono voluti esattamente 25 anni per il ritorno alla normalita', che e' stato annunciato dall' US Geological Survey -- l'USGS -- a Marzo 2014.

Il motivo di questa lentezza?

“Chronic exposure to hydrocarbons” secondo la Exxon Valdez Oil Spill Trustee Council, creata per gestire il riprisino ambientale in Alaska. Durante questi decenni,  le foche avevano tassi di mortalita' elevati e abnormalita' genetiche consistenti con la presenza di idrocarburi nell'ambiente.

Per altre specie il ritorno allo stato pre-petrolio non e' ancora arrivato.

Cinque anni fa, in occasione del ventesimo anniversario del disastro, lo stesso Counsil scrisse che


"Exxon Valdez oil persists in the environment and, in places, is nearly as toxic as it was the first few weeks after the spill."

Il petrolio della Exxon Valdez persiste nell'ambiente e, in alcuni casi, e' tossico tanto quanto lo era durante le prima settimane dallo scoppio.

Non credo che che le cose siano molto migliorate in questi cinque anni.

E gli umani? La storia piu' triste e' forse quella di Cordova, Alaska, dove la pesca scomparve del tutto, e con essa il modo di vivere di una intera citta': crollo della pesca, crollo dell'economia locale, aumento di consumo di droga, malattie e suicidi.

Ancora adesso pescano petrolio dai mari di Cordova.

In Italia ci continuano a dire che gli incidenti non ci saranno o che in merito a possibili perdite "il progetto esclude tali eventualità". Ma nessuno ha la sfera di cristallo, e come sempre basta un solo incidente per rovinare l'ecosistema per sempre, o quasi.

Oil spills are forever.



Tuesday, October 25, 2011

Norme piu' severe per trivellare i nostri mari

Petrolio sardo, 2011

E' tutto da verificare, tutto da capire, ma questo e' quello che mi manda Nunzio Di Lauro da Trani: un comunicato ANSA su nuove regole Europee che aiuteranno a combattere le trivelle in mare.

Le aziende diventano repsonsabili dei loro pozzi fino a 370km da riva. Quindi, se inquinano, pagano. E prima di trivellare devono mostrare di avere i soldi per ripulire. Senno ciao!

La parte piu' bella dell'ANSA e' qui:

Un'autorita' nazionale indipendente avra' il compito di verificare che le imprese siano in possesso dei fondi necessari in caso di bisogno, mentre un'altra autorita' nazionale distinta sara' incaricata di valutare le condizioni di sicurezza, caso per caso. ''L'obiettivo - spiegano fondi comunitarie - e' quello della sicurezza ambientale, facendo prevenzione per evitare un disastro, come e' avvenuto nel Golfo del Messico, e rendendo le aziende responsabili.

Quetso vuol dire che le microsocieta' che vogliono venire a trivellare in Italia con capitali sociali ridicoli possono fare le valigie.

Non e' la fine, non e' la vittoria, ma e' un passo avanti e io credo che questa sia anche una piccola vittoria di noi tutti, dall'Abruzzo, alla Sicilia, alla Basilicata, alla Puglia, al Veneto.

Sono contenta. Continuiamo a riprenderci il nostro mare, la nostra terra.

Ad majora.

Friday, March 26, 2010

Multe americane


L'altro giorno qualcuno mi ha chiesto perche' qui negli USA le raffinerie non si fanno piu' dal 1976. Fra i vari motivi c'e' il fatto che i controlli, le limitazioni, i requisiti sono tutti cosi' stringenti che e' difficile farne una con un ampio margine di guadagno. E in caso di incidenti o di cose fatte male le multe sono salate. Meglio raffinare i prodotti petroliferi altrove o usare quelle che gia' ci sono. Giusto o sbagliato che sia, e' cosi.

E allora ecco qui in giro per l'America un po di multe petrolifere di vario genere. La maggior parte le ho trivate online, sono sicura che ce ne sono tante altre:

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2009: La Exxon-Mobil dovra' pagare 1 miliardo di dollari allo stato del Texas - 1000 milioni di dollari - per avere sabotato i propri pozzi di petrolio in quello stato. Hanno avuto un contenzioso con la famiglia O'Connor, co-proprietaria di alcuni pozzi con la Exxon stessa, e cosi hanno abbandonato questi pozzi. Praticamente non sono riusciti a mettersi d'accordo su come spartire i soldi ricavati dall'estrazione di idrocarburi. Ma prima di andarsene, per impedire alla famiglia O'Connor di poter estrarre petrolio da se', hanno sabotato i propri impianti.

Praticamente, hanno riempito i pozzi dimessi con rifiuti di varia natura, testate di cemento illegali ed esplosivi in modo che nessun altro potesse trivellarli in futuro.

La multa e' stata calcolata sulla base di $10,000 al giorno per pozzo.

La Exxon ha cercato di difendersi dicendo che queste opere erano necessarie per la sicurezza dei pozzi, ma nessuno gli ha creduto. Nel report della apposita commissione che ha studiato il caso, presieduta da Jerry Patterson si dice:

Exxon committed irrefutable, intentional and flagrant violations of state rules regulating the oilfield. The senseless waste of our natural resources, the sabotage of a producing oilfield and cover-up by Exxon is a malicious act that must be dealt with by the state of Texas.

La Exxon ha commesso un innegabile, intenzionale e flagrante violazione delle regole di stato che governano le concessioni petrolifere. Lo spreco insensato di risorse naturali, con il sabotaggio di un campo di petrolio ancora attivo e i tentativi di insabbiatura da parte della Exxon e' un atto malizioso che deve essere affrontato dallo Stato del Texas.

Chiaro. 1 miliardo di dollari di multa.

Per mettere le cose in prospettiva: per lo scoppio della petroliera Exxon-Valdez in Alaska, finora la Exxon ha pagato finora 5 miliardi di dollari di multa.

Un miliardo di dollari rappresenta il 2% del suo fatturato annuo. Patterson dice che ha cercato di spingere la multa al massimo che ha potuto, ma che non e' potuto andare oltre. Avrebbe voluto lui fargli male alla Exxon ma e' lui stesso a riconoscere che questa cifra non intacchera' minimamente i profitti della Exxon, una delle piu' grandi aziende petrolifere del mondo. Guadagna circa 45 miliardi di dollari l'anno - 6 dollari per ogni uomo, donna, bambino, vivente sul pianeta.

E' piu' un danno di immagine si dice, ma intanto gli hanno mollato 1 miliardo di dollari di multa.

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2005: La ConocoPhillips dovra' pagare 540 milioni di dollari per avere violato la cosiddetta Clean Air Act, in quanto non aveva migliorato il proprio sistema di filtraggio e riparato le proprie perdite in Illinois. Sono anche stati condannati a tagliare le proprie emissioni di fumi tossici di circa 17,000 tonnellate l'anno.

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2009: La Frontier Oil Corporation del Kansas e del Wyoming dovra' pagare 128 milioni di dollari per avere sfondato i limiti di emissioni. Dovra' anche diminuire le emissioni stesse. In quella occasione l'EPA (una specie di ministero dell'ambiente americano) disse:

Today's settlements demonstrate EPA's continuing efforts to reduce emissions of nitrogen oxide and sulfur dioxide, which can cause severe respiratory problems and contribute to childhood asthma, smog and haze, as well as other health and environmental effects.

Gli accordi di oggi mostrano i continui sforzi da parte dell'EPA di ridurre le emissioni di nitrati e di solfati che possono causae gravi problemi respiratori e contribuire all'asma dei bambini, smog e nebbia e altri problemi all'ambiente e alla salute.

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2005: La British Petroleum paga 21 milioni di dollari per non avere adeguatamente installato i sistemi di sicurezza in una raffineria Texana. Il 30 Ottobre del 2009, siccome l'EPA ha stabilito che i sistemi non erano migliorati, la multa e' stata quadruplicata a 87 milioni di dollari.

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In Basilicata, in modi e tempistiche diverse, sfondamenti, porcherie rigettate nel sottosuolo sono all'ordine del giorno. Sul sito della OLA l'Organizzazione Lucana Ambientalista ci sono innumerevoli esempi di scempi ambientali dell'ENI che la gente scopre per caso. Non ho mai sentito di commissioni, di studi, di enti TERZI fare indagini serie e portare a multe serie contro l'ENI in Basilicata. Mai.


Per il riversamento di petrolio nel fiume Lambro, le cui conseguenze sono state molto piu' gravi dei pozzi sabotati in Texas o delle misure di sicurezza non aggiornate o degli sfondamenti in Kansas, finora, non e' colpa di nessuno. Anzi, il nostro governo depenalizza gli scarichi tossici!

Nessuno avra' paura di rifare un gesto simile in futuro. Nessuno pensera' al dopo, alla legge, alle punizioni, ai danni d'immagine. Non avremo imparato nulla.

Speriamo almeno che l'ENI paghi la multa da 1.9 miliardi di Euro per avere inquinato il lago Maggiore a Pieve Vergonte con il DDT per sei anni. Sono al ricorso e dicono di considerare del tutto infondati la condanna e l'ammontare del risarcimento danni quantificato. Cioe' non vogliono pagare.

Evviva l'Italia.

Thursday, June 4, 2009

Giustizia Texana


La Texas Oil and Gathering e' una ditta petrolifera che opera in Texas.

Nel 2000 il proprietario e il manager delle operazioni logistiche, tali John Kessel e Edgar Pettijohn, hanno iniziato a scaricare rifiuti petroliferi pericolosi in maniera illegale in alcuni pozzi dismessi.

Compravano materiale di scarto da varie operazioni petrolchimiche e di raffinazione della zona, li processavano ulteriormente nella loro raffineria nei pressi di Houston, e cio' che non si poteva piu' lavorare li andavano a buttare in questi pozzi dismessi, alla meno peggio. Un po stile Gomorra.

I due falsificavano i documenti che classificavano questi scarti come non tossici, fatti solo di acque saline e di brine (non certo elisir di lunga vita) mentre invece questi rifiuti contenevano alte concetrazioni di toluene, xylene e benzene, tutte sostanze provate cancerogene.

L'affare gli e' andato bene per tre anni. Poi, nel 2003 uno dei pozzi sotterrranei esplose, uccidendo tre lavoratori. Lo scoppio del pozzo in questione era diverso da quello usato dalla Texas Oil and Gathering, ma lo stesso le autorita' hanno iniziato ad indagare su cosa andava a finire in quei pozzi.

I due tizi sono stati cosi condannati su quattordici accuse di crimine contro l'ambiente e la collettivita', fra cui: conspirazione, violazione delle leggi per la sicurezza dell'acqua potabile (The Safe Drinking Water Act) e violazione delle leggi per la conservazione delle risorse (The Resource Conservation and Recovery Act).

I due si sono dichiarati colpevoli, ma questo non gli risparmiera' il carcere. L'accusa ha proposto una multa di almeno $500,000 alla ditta e della stessa cifra a ciascuno dei due come individui. Per ciascuno di loro si parla di una condanna che puo' arrivare ad otto anni di prigione. La colpevolzza e' certa. La sentenza ufficiale sulla pena da scontare esce a Settembre 2009.

L'ufficio per il controllo dei crimini ambientali di Dallas del ministero americano dell´ambiente l'EPA, (the Environmental Protection Agency) ha dichiarato:

The defendants tried to make an illegal end run around our environmental laws in order to increase their bottom line. These guilty pleas serve as a reminder that senior company executives who decide to commit environmental crimes will be prosecuted, not just the company.

I due accusati hanno cercato di raggirare le nostre leggi sulla protezione dell'ambiente per aumentare i loro profitti. Queste condanne ci ricordano che chiunque decidera' di commettere crimini contro l'ambiente verra' portato in tribunale, e non solo la compagnia ma anche gli individui responsabili.



L'occasione fa l'uomo ladro: se i due tizi del Texas hanno fatto queste nefandezze in uno stato dove la ti dicono che ti processeranno con la piena autorita' della legge e ti mandano in galera per il doppio del tempo che hai inquinato, figuriamoci in Abruzzo quante altre schifezze faranno i petrolieri alla nostra regione, dove i controlli sono leggeri come l'aria di primavera.

Quante altre Bussi petrolifere volgliamo? Quante altre discariche illegali vogliamo? Quanta altra morte vogliamo? Potrei sbagliarmi, ma non mi risulta che nessuno sia ancora mai andato in galera in Abruzzo per avere inquinato l'ambiente.

Fonti:
Environmetal News Service
Environmental Compliance

Thursday, October 16, 2008

Ortona e il global warming


** Mia mamma mi riferisce che anche Famiglia Cristiana di questa settimaan ha un articolo contro il centro oli a firma di Fulvio Scaglione. Se qualcuno di voi puo' scannarlo o metterlo su qualche sito web, e' un altro tassello in nostro favore. Non sono riuscita a trovarlo on line. ***

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Oltre all'idrogeno solforato una raffineria emette tipicamente anche grandi quantita' di anidride carbonica, oltre a solfati, nitrati, ammoniaca, metalli, composti organici volatili e particelle fini. Questi scarti finiscono o nei fumi o nelle acque di scarico.

Si stima che il dieci per cento dell'energia prodotta da una raffineria sia utilizzato per mantenere il ciclo produttivo all'interno dell'impianto stesso. Il 5% delle emissioni mondiali di CO2 e' dovuto alle raffinerie di petrolio che sono responsabili per l'immissione di oltre 800 milioni di tonnellate di CO2 nell'aria. Siccome nel mondo ci sono circa 700 raffinerie di petrolio, ciascuna di esse emette circa 1 milione di tonnellate di CO2 l'anno.

L'anidride carbonica e' il gas maggiormente responsabile dell'effetto serra, e il trattato di Kyoto del 1997 si poneva come obiettivo finale quello di contenere l'esplosione dei valori di CO2 per proteggere la natura, e la vita su questo pianeta. L'Italia firmo'.

Passano dieci anni e l'Italia si accorge di avere forti problemi a mantenere le promesse di Kyoto. Secondo questi impegni entro il 2020 l'Italia dovrebbe ridurre del 20% le emissioni di gas nocivi rispetto ai livelli del 1990, aumentare del 20% i consumi da energie rinnovabili e incrementare del 20% l'efficienza energetica. Per ora altro che -20%! Siamo a +13%. Cioe' ampiamente al di fuori di questi parametri. Se non facciamo niente, ci saranno multe salate da pagare. Ma tanto, a quelle mi sa che siamo gia' abituati.

Il governo dice che noi italiani abbiamo problemi non con il raggiungimento degli obiettivi, quanto con la rigidita'. Beh, se tu stesso ti impegni e firmi per il 20%, ben sapendo le scadenze, non puoi dopo vari anni, avendo fatto ben poco per venire incontro a questi impegni di cui sapevi da tempo, a un certo punto svegliarti e dire "oddio, il calendario e' troppo rigido".

Si dice che noi siamo un paese manifatturiero e non possiamo dare alle nostre industrie questo onere cosi grande. Occorre che sia tutta l'Europa a prendersene carico. Non possiamo pretendere che l'industria automobilistica si metta a costruire auto pulite senza dargli una mano. Non possiamo fare i don Chisciotte della situazione.

Sara' tutto vero, anche se il commissario europeo dell'ambiente, Stavros Dimas, dice che i costi stimati dall'Italia sono esagerati, ma dove sta la programmazione a monte? La Toyota e' dieci anni che produce e commercilializza auto ibride, senza aiuti del governo giapponese ma solo perche' ha capito che c'era mercato per la sua Prius, una ibrida che va ad elettricita' prima e quando finisce la carica della batteria, a benzina. Costa circa $25,000. Qui in California va a ruba. Dove sono stati i graduali abbassamenti dei limiti legali di sostanze inquinanti che in Italia sono stratosferici? Non solo per l'idrogeno solforato ma per molte altre sostanze tossiche, prima fra tutte le diossina. Dove sono le poltiche di incentivazione all'energia alternativa? Perche' in Abruzzo avro' visto si e no dieci edifici con pannelli fotovoltaici e qui a Los Angeles spuntano come funghi?

E come mai in Italia si continuano a costruire centrali a carbone, raffinerie di petrolio, megadesolforatori, rigassificatori, stazioni turbogas e mai invece ad incentivare invece l'energia alternativa? Perche' la Danimarca deriva il 20% della sua energia dalle fonti eoliche e noi no? Perche' la Germania e' uno dei paesi piu' all'avanguardia per l'installazione, la fabbricazione e lo sviluppo di pannelli fotovoltaici? Perche' anche la povera Romania fa qualcosa nel suo piccolo, imponendo a chi si sposa o a chi compra una macchina di piantare un albero e noi non riusciamo a trovare soluzioni creative di qualsiasi genere? Perche' solo l'Italia e la Polonia si lamentano dei limiti? Cosa abbiamo fatto, in tutti i governi, di tutti i colori, in questi anni da Kyoto fino ad oggi?


Se invece di mendicare l'Europa di aspettare fino a dicembre per prendere decisioni (ma che deve succedere da qui a dicembre? Misteri..) ci impegnassimo davvero con le energie alternative? Questo porta, fra le altre cose anche occupazione, sviluppo dell'imprenditoria locale, della creativita'. C'e' un editorialista del New York Times, Thomas Friedman che ne ha scritto anche un libro. Lui sostiene che dopo la rivoluzione dell'information technology ci sara' la rivoluzione dell'industria verde. Mi sa che dopo avere perso le scommesse dell'IT, del biotech, del nanotech, ora perderemo anche quella del green tech e continueremo ad aggrapparci all'idea di essere un paese manifatturiero. Li c'e' solo da perdere perche' non competeremo mai con Cina e India se non per prodotti di lusso.

Cio' che fa piu' tristezza e' che nel caso del green tech abbiamo tutte le materie prime necessarie e piu' degli altri, sole e vento. ma e' piu' facile fare piagnistei all'UE piuttosto che azionare il cervello. La mia piccola proposta: iniziamo risparmiandoci il nostro milionicino di tonnellate di CO2 l'anno da Ortona. Il centro petroli non ci serve.

Fonti: Corriere della Sera 17 Ottobre , Corriere della Sera 16 Ottobre

Thursday, September 18, 2008

Italia peggior inquinatore d'Europa


Questo almeno secondo la commissione europea per l'ambiente, presieduta dal greco Stavors Dimas e secondo un report pubblicato dall' Independent, un quotidiano inglese. Nel 2006 ci sono state 80 infrazioni ambientali accertate contro i 59 della Spagna, e i 37 della Francia e della Gran Bretagna.

Secondo il su citato commissario l'Italia spesso non rispetta le norme europee e nemmeno collabora quando le vengono poste richieste di informazioni. Vi ricordate Kyoto? Tutti a dargli all'untore a Clinton che non firmo' di accordi di Kyoto del 1997, e ora dopo vari anni qual'e' il risultato?

L'Italia assieme al Giappone deve pagare una multa di circa 13 miliardi di dollari. Lo ripeto, 13 mila milioni di dollari. L'Inghilterra e la Germania hanno rispettato gli accordi, mentre l'Italia che aveva promesso di ridurre le emissioni di CO2 del 6% si ritrova oggi con una percentuale di emissioni del 12% maggiore. Chi paghera'? Ma certo,
i cittadini! Cosi' come pagano o pagheranno per Rete4, per l'Alitalia e per chissa' quante altre scelte sbagliate o non scelte dei governanti che si sono susseguiti nel corso degli anni.

Grazie al taglio dell'ICI, i fondi stanziati dal governo per adeguarsi ai canoni di Kyoto sono: zero. Anche gli interventi sulla linea ferroviaria Pescara-Roma, che doveva essere migliorata e resa piu' veloce (perche' fa abbastanza ridere cosi' com'e' oggi) sono stati cancellati. Nulla. Intanto abbiamo il doppio dei tumori infantili del resto d'Europa. Che gioia.

Abbiamo proprio bisogno della raffineria di Ortona? Abbiamo proprio bisogno della petrolizzazione dell'Abruzzo? Non sarebbe piu' intelligente puntare energie-tecnologie-risorse umane per ricerca e installazione di impianti di energia alternativa? Non sarebbe stato piu' intelligente usare i soldi del porto di Ortona per migliorare, per esempio, il collegamento in treno da Roma a Pescara, risparmiando petrolio, emissioni di CO2 e soldi delle multe di Kyoto?

Fonti:Bloomberg News
La repubblica