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Sunday, May 31, 2009

L'Alaska e i 250 chilometri


Oggi un articolo sul Corriere della Sera ripreso da Science sulla corsa al petrolio nel polo Nord.

A causa del riscaldamento globale - che esiste, e' vero e accettato dalla stragrande maggiornanza delle persone di scienza checche ne dicano le menti ignoranti del ragionier Mauro Febbo o di Giuliano Ferrara - la calotta glaciale artica va sciogliendosi. Parte cosi' la corsa allo sfruttamento di tutte le risorse, anche petrolifere, che stanno sotto le nevi, prima perenni, ora non tanto.

Trovare nuovi giacimenti petroliferi sulla parte del globo abitata ed accessibile all'uomo si rivela sempre piu' difficile. E' dalla fine del 1800 che l'uomo cerca giacimenti buoni, e una nuova Arabia Saudita non la troviamo piu': e' stato gia tutto sondato, studiato, cercato.

Non c'e' n'e' piu' di giacimenti petroliferi grandi, facili, e di petrolio buono. Le nostre "risorse" italiche - scadenti sia in qualita' che in quantita' - erano note gia da anni, ma non sono mai state pienamente "sfruttate" perche' economicamente poco convenienti. Adesso, come mi dissero gli ENI-men a Pescara, c'e' la corsa al raschiamento del fondo del barile, di cui fa parte anche l'Abruzzo, la Basilicata, la Pianura Padana. Fanno parte dello stesso discorso, su scala internazionale, le sabbie petrolifere del Canada e del Congo, il peggior petrolio che esiste sul pianeta.

Nel Polo Nord, la parte del leone la giochera' la Russia, che si dice anche pronta ad usare la forza per difendere il suo diritto alle trivelle. E gli USA? Anche il mio paese andra' a trivellare lassu', ma il Congresso americano ha imposto il limite di 250 chilometri al largo delle coste. Subito sono partite le proteste di chi dice che anche 250 km sono pochi e che occorre molto di piu' per proteggere il fragilissimo ecosistema artico.

Lisa Speer e' la direttrice dell'International Ocean Program al National Resources Defence Council. Questa associazione e' una delle piu' potenti associazioni ambientali in America ed e' specializzata in cause legali per la difesa dell'ambiente. Negli USA e' nota semplicemente sotto le iniziali NRDC. Ci fa parte anche Robert Redford che ha donato i soldi per la loro sede a Santa Monica, un palazzo sulla seconda strada in pieno centro. Regalato.

Lisa afferma quello che andiamo predicando da tempo per l'Abruzzo: trivellare l'Artico potrebbe causare il rilascio di elementi tossici come arsenico, mercurio e piombo nell'Oceano: «Abbiamo bisogno di criteri uniformi e severi per ogni attività off-shore di petrolio: un solo Paese ha il potenziale di produrre conseguenze ben oltre i suoi confini».

E da noi? In Italia non abbiamo limiti per nessuna di queste attivita' di trivelle in mare. Nessun limite! Il nostro parlmento non si pone questi problemi. Non gliene importa, non sa, non chiede, non lotta per la gente. Anzi avvantaggia i petrolieri in tutti i modi possibili.

Non so se avete presente cosa sono DUECENTO CINQUANTA CHILOMETRI. E' la distanza da Roma a Pescara piu' o meno, e' la distanza fra Roma e Firenze, e il NDRC e' preoccupato per questo.

Pensiamo che le specie animali e vegetali d'Abruzzo siano meno importanti di quelle del Polo Nord? Pensiamo che le colline o i parchi italiani siano meno importanti che le nevi o gli orsi del polo nord? Pensiamo che le trivelle nel mare italiano ci daranno pesce piu' sano? Aumenteranno il turismo? Miglioreranno la qualita' dell'acqua? Solo una persona ignorante o con interessi economici sotto puo' pensare cosi'. O pensiamo anche qui che debba venire qualcuno dall'altra parte del mondo a salvarci? Magari quelli dell'NDRC?

In Abruzzo vogliono trivellare a DUE chilometri dalla nostra costa. Idem nel Veneto, in Emilia Romagna, in Basilicata, in Sicilia. In Brianza vogliono andare a mettere le trivelle in un parco, come nella Majella o nel parco nazionale della val d'Agri. Le concessioni petrolifere avanzano in Toscana, Emilia Romagna, nelle Marche senza che quasi nessuno faccia niente.

MA PERCHE' NESSUNO PROTESTA? PERCHE' NON CI RIBELLIAMO?

PERCHE GLI ITALIANI NON AMANO L'ITALIA?

NON E' GIUSTO che un gruppo di californiani vada a fare la lotta per salvare l'orso polare a 250km dalla costa del polo nord, mentre gli italiani dormono.

Non e' giusto. La democrazia e' tutt'altra cosa ma gli italiani non lo sanno, non gliene importa. Pensano a farsi gli affari loro. Oppure che tanto che lotto a fare, non vincero' mai. Sono tutti ossessionati dal dare tutto il possibile ai loro figli ma non un ambiente sano in cui crescere. Gli italiani pensano che qualcuno da qualche parte fara' forse qualcosa per risolvere i guai di questa nazione, di cui il petrolio e' solo un grave esempio. Pochi pensano che qualcuno siamo noi tutti.

Come sempre, si raccoglie quel che si semina.

Thursday, May 28, 2009

Come pensa un petroliere: Pierluigi Vecchia


Leggendo il blog del gruppo che lotta in Brianza contro la petrolizzazione del parco del Curone mi imbatto nel limpidissimo pensiero di Pierluigi Vecchia, geologo, uno dei manager della Po Valley e dunque uno stipendiato dei petrolieri. Di lui avevo gia' parlato circa un anno fa qui. Riporto il suo pensiero come l'hanno trascritto gli amici del sito del parco del Curone, con le mie osservazioni di fisico, docente universitario e senza legame alcuno con l'industria petrolifera.

"Non sappiamo se troveremo la risorsa e in quali quantità fino a quando non facciamo il pozzo. Gli studi che facciamo a monte, così come quelli che abbiamo acquistato dall`ENI, sono di tipo indiretto. Finché non tocchiamo con mano il sottosuolo non possiamo sapere nulla".

Cosa vuol dire questo? Se si trivella e non si trova niente, si sara' soltanto deturpato un parco, se lo si trivella e si trova petrolio poi si chiedera' di estrarlo, no? L'intelligenza vorrebbe che uno DECIDE A MONTE: siamo disposti, come collettivita' ad accettare che questo parco venga trasformato in un campo petrolifero? Se la riposta e' si, allora si trivella e si osserva poi cosa offre il sottosuolo. Se si decide che la risposta e' no, allora NESSUN tipo di trivella deve essere usata, ne esplorativa ne permanente. Che senso ha trivellare per scoprire cosa c'e' sottoterra?

E' la strategia del carciofo cosi' cara a petrolieri di ogni tipo: inizano piano piano con un pozzetto, un'esplorazioncina, un indagine per il bene dell'umanita'. Poi, lentamente ma inesorabilmente, arrivano al cuore di cio' che vogliono: estrarre petrolio il piu' indisturbatamente possibile. Questa e' la stessa tattica che la Shell usa per la Majella, dicendo che a LettoManoppello vogliono solo studiare la conformazione geografica delle nostre montagne e vedere cosa c'e' nel sottosuolo per amore della conoscenza. E lo dicono pure con convinzione!

"Questo modello, semplicemente, ci porta a dire che è stato possibile individuare un oggetto di modalità e dimensioni tali da ipotizzare la presenza in quantità economicamente sfruttabili di idrocarburi".

E dopo? Se il petrolio c'e' che ne sara' del parco? C'e' lo puo' dire Mr. Vecchia? E se ci sara' bisogno del desolforatore, dove lo faranno? E gli oleodotti? E le strade di accesso? La raffineria di Trecate e' circa 50 km di distanza se non mi sbaglio, e io non sono cosi' sicura che il petrolio italiano, saturo di zolfo, una fanghiglia melmosa, corrosiva e di bassa qualita' possa essere trasportato su cosi lunghe distanze. In Basilicata stanno costruendo il secondo desolforatore a 20 km dal primo, perche' e' piu' conveniente averne un altro piuttosto che trasportare il petrolio su distanza di venti chilometri.

"Su 130 anni di pozzi fatti in Italia, per un totale di oltre 6000 siti, Trecate è l`unico che ha registrato un incidente di inquinamento ambientale rilevante. Perchè non si considerano i danni fatti da un`industria chimica o da una fabbrica di vernici? Ci sono attività industriali che passano molto più sotto silenzio rispetto alla nostra attività industriale".

Altro mito promosso da una informazione al bavaglio. Gli incidenti legati all'industria petrolifera sono comuni in Italia. In Basilicata i riversamenti di camion con petrolio sono all'ordine del giorno, la puzza di idrogeno solforato pervade tutta la provincia di Potenza, non si contano i siti inquinati, anche all'interno del parco nazionale della Val d'Agri. Ogni tanto si vedono vampate nere. Le estrazioni petrolifere hanno inquinato le falde idriche della zona, ad esempio la sorgente di Calvello o dell'Acqua dell'Abete che sono chiuse. L'ENI e' sotto processo per inquinamento ambientale in Basilicata. I giornali non ne parlano perche' l'Agenzia Giornalistica Italiana e' in mano all'ENI (la controlla al 100%), Lucia Annuniziata e' al soldo della stessa ditta che la paga 150,000 euro per scrivere su OIL e Ferruccio De Bortoli, del Corriere della Sera e' membro della fondazione Enrico Mattei.

Di Trecate, incidente del 1994, non si e' potuto tacere perche' la tragedia e' stata troppo grande, proprio come a Sarroch. La zona di Trecate, e' stata impraticabile agli agricoltori per piu di un decennio.

Il fatto che l'industria chimica faccia nefandezze anche lei, non significa che dobbiamo per forza accettare anche tutto il resto. Non stiamo giocando a chi fa piu' scempi sul territorio.

In Basilicata l'agricoltura e' scomparsa, il vino, i pomodori, l'insalata, i fagioli sono diventati di pessima qualita' dopo il petrolio. Lo riporta tutta la stampa lucana. Non so cosa ci sia dentro al parco del Curone, ma di certo le esalazioni dei pozzi bene non gli faranno. Si vivra' con la paura di esalazioni e di scoppi e tutto sara' reso secco dai vapori di zolfo, gli stessi che causano la pioggia acida. E' tutto gia' scritto.

Infine, ricordo che in interviste passate Mr Vecchia neppure sapeva cosa fosse Trecate, infatti faceva confusione con Tradate , che e' in provincia di Varese e non di Novara.


"È chiaro che agli enti coinvolti abbiamo detto che la tipologia di compensazioni ambientali cambierà a seconda se le prove estrattive sono positive o meno. Chiaramente se la presenza sul territorio della PoValley dovesse prolungarsi nel tempo la compensazione avrà un altro valore"
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Ecco, come sempre il tentativo di trovare il COMPROMESSO. Soldi in cambio di distruzione. Da come la vedo io, non ci sono somme di denaro che possano compensare la perdita di un cuore verde e della salute delle persone, per il beneficio di una ditta petrolfiera australiana.

"Perchè durante una riunione è uscito che già l`ENI una decina di anni fa aveva fatto una proposta simile e come geologo mi sono sentito di rispondere che si trattava di un`area ottimale".

Questa si commenta da sola. Certo che un parco e' ottimale per i petrolieri: non devi preoccuparti di espropri su vari appezzamenti privati, non devi preoccuparti di vicini, di case, di rumori, di strade anguste, di persone e puoi fare quello che vuoi in spazi aperti. Non per niente il posto piu' adatto per trivellare e' IL DESERTO. Un parco ideato a difesa e per il beneficio della gente dovrebbe essere protetto invece.

Infine, questo e' quello che Pierluigi Vecchia diceva in un altra intervista, sul perche' una ditta australiana voglia venire a bucare l'Italia:

"Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e AFFETTIVO"

Affettivo? Ma a chi vogliono darla a bere? Cara Po Valley, cara MOG, cara Petroceltic, cari petrolieri d'assalto: andate a dare il vostro affetto all'Australia, alla UK, all'Irlanda e lasciate stare in pace quel poco di sano che e' rimasto in Italia.

Wednesday, May 27, 2009

Tumori: Italia vs. USA


Abbiamo gia' parlato delle statistiche del 2008 sulla percentuale di tumori infantili che in Italia
e' il doppio rispetto a quella degli altri paesi europei e rispeto agli Stati Uniti.

Oggi sono uscite delle statistiche americane condotte dall'American Cancer Society. Secondo questa indagine, negli USA i quattro tipi principali di tumori fra gli adulti sono in via di declino: quelli alla prostata, ai polmoni, al colon, e al seno, che sono anche i piu' letali. Queste tendenze vanno avanti dal 1990 e oggi si parla di un abbassamento dei tumori di quasi il 20% negli uomini e dell'11% nelle donne, in 15 anni.

Il che vuol dire 650,000 morti in meno. Il capo dello studio Ahmedin Jamal ha detto:

This is good news because cancer death rates have continued to decrease since the early 1990s because of prevention and improved treatment for many cancers. We have to be optimistic based on the trends. We are on the right track.

I motivi di questo calo dei morti per tumore e' dovuto principalmente ad una miglior prevenzione e a trattamenti migliori. Ci sono meno casi di Hormone Replacement Therapy (terapia ormonale sostitutiva), rispetto al passato e un minor numero di mammografie in donne giovani: per entrambi questi tipi di interventi, i rischi sono maggior dei benefici. Ci sono piu' colonoscopie e il divieto di fumare diventa sempre piu' capillare. Almeno in California, fumare e' considerato roba da sfigati ed e' vietato dappertutto, anche al mare.

Nell'articolo si dice anche che c'e' molto da lavorare, specie per combattere i tumori legati all'obesita', una piaga sociale negli USA e per continuare ad abbassare questi tassi. Cioe' vogliono fare ancora meglio.

Io personalmente sono anche convinta che il calo dei tumori sia da attribuirsi anche ad una miglior cura dell'ambiente, e a severi limiti emissivi di inquinanti di ogni genere. Non per niente costruire raffinerie e' diventato anti-economico dal 1976. Quando sono in Italia spesso leggo di cose prese da questo blog e citate un po a sproposito: in America non ci sono leggi che vietano le raffinerie, ma e' un dato di fatto che non vengono costruite piu' da piu di trenta anni. Perche'? Perche' sono anti-economiche: i costi dovuti al rispetto delle norme ambientali e' cosi alto che si preferisce importare i prodotti finali raffinati altrove.

E in Italia? Sappiamo gia' di essere il paradiso dei petrolieri, che vendiamo all'estero il 25% della benzina che raffiniamo, che la gente muore in tutte le citta' legate alla sua lavorazione ed estrazione, sia negli stabilimenti, come a Sarroch, sia per malattie insidiose dovute alla vicinanza a raffinerie e profumati centri oli, come a Manfredonia, dove pero' e' colpa delle aragoste.

Bene, gli stessi tumori che in USA sono calati di circa il 15%, facendo la media fra uomini e donne, in Italia sono in COSTANTE AUMENTO.

L'associazione italiana di oncologia medica in un congresso a Verona ha affermato che tutti e quattro i principali cancri di cui sopra (colon, seno, polmoni, prostata) sono in netto aumento nel Bel Paese.

C'e' qualcosa da stupirsi? Come sempre, si raccoglie quel che si semina. Se butti porcherie in aria, e' evidente che la gente si ammala. Se i limiti legali sono tutti al disopra di cio' che raccomanda l'OMS e' naturale che poi ne paghi le conseguenze. Se nessuno controlla, nessuno viene multato, e' una conseguenza logica che i morti aumentano. Per dirne una, lasciare a Mafia e Camorra di controllare tre regioni italiane (e secondo me anche l'Abruzzo si avvia verso questa strada) che le trasformano il territorio in repositorio di roba tossica, cosa altro ci aspettiamo se non aumenti di cancro?

Pensiamo che petrolizzare l'Abruzzo non avra' questi tipi di conseguenze? Non ci basta Bussi inquinata?

Ultima nota: la notizia USA e' di oggi ed e' uscita sulla prima pagina di CNN e di tutte le altre testate web americane. Quella Italiana, che sarebbe anche la piu' importante da sapere, cosi magari la gente cerca di migliorare il proprio stile di vita, ribellarsi ed arrabbiarsi e' stata relegata ad un ansa che nessuno ha mai letto.

Meglio non sapere.

Tuesday, May 26, 2009

La morte Saras a Sarroch


Tre vite se ne sono andate oggi dentro lo stabilimento Saras della famiglia Moratti: Daniele Melis, di 26 anni, Luigi Solinas, di 27, e Bruno Muntoni, di 52.

E' molto triste che i tre morti della raffineria cadano negli stessi giorni in cui il sindaco della citta' di Sarroch, Mauro Cois, ha decantato le lodi dello stabilimento, come se si trattasse di una fabbrica di sogni. Beato lui che ci crede e che vive tranquillo con la testa sotto la sabbia.

Le morti sono avvenute nel desolforatore, e cioe' il quello che ad Ortona avrebbero chiamato centro oli.

Dalle pagine del quotidiano la Nuova Sardegna, il sindaco Mauro Cois in data 24 maggio 2009 aveva detto: 'Siamo felici e c'e' la salute a Sarroch'. Parla delle solite cose care ai politici privi di spina dorsale, cosi abbondanti anche in Abruzzo, e cioe' dei compromessi, del mettere tutto sotto un tappeto rosso splendente e di non vedere, non sentire, non fare, finche' e' troppo tardi. Finche' la gente non muore.

E intanto si mette la censura a chiunque abbia voglia e coraggio di denunciare la verita´ come ad esempio il regista Massimilano Mazzotta, che ha girato il documentario OIL e che da mesi cerca di spiegare alla gente che lo stabilimento dei Moratti tanto sicuro non e'.

Due giorni fa il sindaco, in occasione della censura al film, aveva spudoratamente detto:

Allarmismi e strumentalizzazioni non sono accettabili. La verità è che dobbiamo avvicinarci il più possibile al giusto equilibrio tra ambiente, salute e raffineria. Possiamo riuscirci, aumentando la rete di monitoraggio. Per questo è importante confrontarci con la Saras senza preconcetti, senza riverenze e, allo stesso tempo la Saras dev’essere una casa di vetro. L’impresa della famiglia Moratti si vanta da sempre di esserlo, con i suoi certificati ambientali e di sicurezza, con le indagini epidemiologiche dell’università cagliaritana CHE LE DANNO RAGIONE E SMENTISCONO OIL.

Nel 2008 su ventidue casi a rischio le centraline dell’Arpas hanno rilevato numeri sempre inferiori e di molto alla soglia d’emergenza. Ebbene sì, VIVIAMO TRANQUILLI ma sulla sicurezza le maglie continuerano a essere strettissime

E siccome quando la volpe non ci arriva deve dire che l'uva e' acerba in sindaco conclude:

Non invidio chi oggi vive di solo turismo
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Bene, caro Cois, nelle citta' turistiche la gente non muore avvelenata da esalazioni tossiche dentro una raffinieria. In piu' i suoi controlli sono inutili perche' le leggi italiane lasciano le raffinerie sputare di tutto. Tre persone sono morte. Voglio vedere se lei si fara' promotore di una richiesta forte di risaricimento per le vittime. Spero che lei si vergogni delle sue parole e che chieda scusa ai suoi cittadini.

Intanto, la domanda diventa: di cosa sono morti esattamente quegli operai? Si parla di esalazioni di azoto, le cui modalita' di morte sono simili a quelle dovute all H2S: morte per asfissia e repentina. I nitrati (a base di azoto) sono un altra sostanza di scarto dei desolforatori. A me il dubbio resta, e fortissimo, che possa essersi invece trattato di H2S, idrogeno solforato.

COME HANNO FATTO A FARE LE INDAGINI SUI CADAVERI COSI REPENTINAMENTE? SIAMO IN UNO STABILIMENTO DI DESOLFORAZIONE. MI SEMBRA STRANO ESCLUDERE IDROGENO SOLFORATO O QUALCHE ALTRO DERIVATO DI ZOLFO CON COSI GRANDE RAPIDITA'.

Ma ormai dell'informazione italiana non mi stupisce piu' nulla.

Quello che sappiamo da Sarroch e' che gia un anno fa ci fu un fortissimo incidente con emissioni di idrogeno solforato a Sarroch. Lega Ambiente aveva evidenziato che le fuoriuscite erano di 6 volte superiori ai limiti stabiliti per legge. I Moratti non fecero nulla di concreto per migliorare le condizioni lavorative.

Ricordo che per le raffinerie italiane vige il limite dei 30ppm. Per cui l'incidente di un anno fa aveva causato rilasci di H2S di circa 200ppm. Una vera enormita, specie se rapportato ai limiti fissati dall'OMS di 0.005ppm. Dopo qualche tempo, la Saras fece una relazione per cercare di spiegare cosa era successo. A suo tempo il sindaco Cois aveva denunciato:

Una relazione generica. Aspettavamo che l'azienda mettesse tutto per iscritto perché in una situazione in cui si supera di sei volte il limite consentito dalla legge, non basta che la Saras parli genericamente di guasto. È una vicenda su cui bisogna fare assolutamente chiarezza. Intanto il piano di emergenza non ha funzionatovisto che mentre noi informavamo l'azienda che i picchi di solfuro di idrogeno letti da una delle centraline erano preoccupanti, l'azienda rispondeva che era tutto in ordine.

Il sindaco, a quanto pare ha la memoria corta sulle centraline. I Moratti sono partiti per la Sardegna a piangere lacrime di coccodrillo. Fini ha deciso di osservare tre minuti di silenzio. Politici e amministratori saranno dispiaciuti per un po´, nessuno fara' niente per punire i Moratti e fra qualche mese ci saranno altri morti, a Sarroch o in qualche altro desolforatore d'Italia, non importa. Nuovo giro, nuova corsa.

Il piu' giovane di quei lavoratori aveva 26 anni.


Fonti: La Repubblica, Il Corriere della Sera



Monday, May 25, 2009

Riflessioni teramane


Domenica sera sono stata ospite a Corropoli, in provincia di Teramo per incontrare la popolazione e per discutere i problemi dell'Abruzzo petrolizzato anche nel teramano. A Corropoli ci sono concessioni varie date alla MOG, la Mediterranean Oil and Gas, che si estendono fino alle Marche. Sono stata molto grata agli organizzatori, Claudio, Marisa, Fabrizio, Gemma, e le tante altre persone che si sono adoperate per organizzare questo evento nell'ex abbazia di Corropoli. Grazie!

Altresi' ringrazio Giovanni ed il presidente dell'Unione dei Comuni teramani che si sono impeganti a promuovere incontri simili a Teramo e in tutte le cittadine del teramano e della sua costa trivellanda. E' importante che la gente sappia, e come io mi auguro sempre che questo porti a movimentazioni forti di piazza, di cittadini, di persone consapevoli delle responsabilita' che la democrazia comporta.

C'e' stata una lunga discussione con il pubblico, e sono stata particolarmente contenta di vedere la partecipazione di una scuola media e delle giovani reporter Chiara, Eleonora e Camilla. Voglio anche ringraziare pubblicamente Hermes che e' venuto direttamente da Roma per essere presente che ne ha parlato sul suo blog, e Lorenzo, da Casalbordino. Grazie. Sono stata davvero onorata che in una cosi bella giornata di sole abbiate deciso di venire a parlare di petrolio. E' stato anche molto bello vedere l'impegno di cosi tante donne, coinvolte nei movimento per la difesa dell'Abruzzo, cosi forti, intelligenti, attive, concrete.

Come sempre un viaggio fra le colline abruzzesi - questa volta fatto con il sempreverde Filippo - e' sempre un viaggio emozionante, per chi abbia gli occhi di poter rendersi conto di tutta la bellezza che e' stata data al nostro territorio e che non sappiamo valorizzare ed amare a sufficienza.

Fra le cose che mi hanno colpito di questo pomeriggio sono state le parole del sindaco di Corropoli dove si diceva che 'occorre trovare un compromesso fra il progresso e la salute'.

Non mi stanchero' mai di dire che scavare petrolio in Abruzzo non e' progresso, anzi e' tutto l'opposto del progresso. Il progresso vero e' quando il territorio viene sviluppato in maniera organica, quando tutte le attivita' produttive ed economiche sono fatte in pieno rispetto di quelle gia' esisitenti. Il progresso e' quando e' la gente a scegliere come meglio gestire il proprio territorio. Come ho detto tante volte, il modello di progresso "distruggi e fuggi" e' fermo al 1950, dove raffinerie ed industria pesante messe alla meno peggio hanno sempre, e senza eccezioni, portato solo a morte e distruzione in tutta Italia. Chiunque abbia optato per uno sviluppo fatto in armonia con il territorio, alla lunga, ha vinto la scommessa con il futuro.

Esempio? Del famoso triangolo della morte siciliano, Priolo, Augusta, Melilli, doveva far parte anche Taormina. Quella citta' si rifiuto' e decise invece di puntare su un altro modello, basato sul turismo, eventi culturali, agricoltura. Il risultato? Taormina e' un piccolo gioiello archeologico, che attrae turisti da varie parte del mondo. Quattro o cinque anni fa ci sono andata in occasione di un convegno di fisici, e Taormina e' stata scelta da visitare perche' la localita' era bella. Mica ci hanno portato a vedere Priolo? Ancora, proprio l'altro ieri, il primo ministro Berlusconi e sua figlia Marina hanno annunciato di voler comprare una casa a Taormina - una mega villa da dieci milioni di euro.

Non mi risulta che i Berlusconi abbiano mai comprato casa a Gela, Priolo o anche a Siracusa. L'industria petrolchimica ha tarpato le ali a tutto il resto in quelle citta' ed in Abruzzo fara' esattamente la stessa cosa.

Abbiamo anche discusso di America, e del fatto che l'incidenza di malattie tumorali e' in declino li. Lo credo bene: le leggi e i controlli sono severi e meta' degli scempi sull'ambiente che fanno gli industriali in Italia sarebbero considerate illegali negli Stati Uniti. Le leggi sono rispettate e i petrolieri non potrebbero operare nemmeno per sogno con tutta l'impunita' che hanno in Italia, a partire da scandalose sentenze dove la colpa dei tumori e' delle aragoste, come a Manfredonia, o dove i bimbi deformi sono incidenti di percorso.

Una curiosita': nella petrolizzata Texas esistono uffici legali INTERAMENTE DEDICATI E SPECIALIZZATI a fare le cause ai petrolieri, per incidenti di qualsiasi genere, dalle esplosioni, alle esposizioni a sostanze chimiche, alla class action. Ecco qui un esempio di avvocati di Houston:

We handle every complex detail and fight with justice on your side. We are ready to fight for just and deserved compensation for you and your family. We
have the resources to investigate and prepare your case using expert witnesses, medical specialists and insurance professionals. We handle everything for you, from gathering initial accident reports to medical records and legal strategies to win in court. We know how big the Texas and Louisiana petro-chemical industry is and we know how hard their defense lawyers fight to protect profits. But we also know that you have justice on your side.

"
Ci prendiamo cura di ogni dettaglio e combiattiamo con la giustizia dalla tua parte. Siamo pronti a lottare per una giusta ricompensa per te e per la tua famiglia. Abbiamo tutte le risorse per investigare e per preparare la tua causa con esperti testimoni, medici specialisti, e professionisti delle assicurazioni. Ci prendiamo cura di tutto, dalla raccolta di documenti legali, ai referti medici, alle strategie utili per vincere in corte. SAPPIAMO QUANTO GRANDI E POTENTI SIANO LE DITTE PETROLIFERE DI TEXAS E LOUISIANA E QUANTO DURAMENTE I LORO AVVOCATI LAVORINO PER PROTEGGERE I LORO PROFITTI. PERO' SAPPIAMO ANCHE LE GIUSTIZIA E' DALLA TUA PARTE. "

If you are concerned about an illness or injury you have suffered because of possible exposure to a toxic chemical, gas or product, talk to one of our trial lawyers. These cases involve significant research and investigation and may result in a group action or class action law suit. We hold manufacturers and property owners responsible for the safety of the consumer and public.


Se sei preoccupato per una malattia o incidenti che hai avuto a causa di esposizioni a sostanze chimiche tossiche, a gas o altri prodotti, parla con uno dei nostri avvocati. Questi casi abbisognano di molta ricerca e investigazioni e possono anche avere come conseguenza una azione di gruppo o in una class action. NOI SIAMO CONVINTI CHE I MANIFATTURIERI E PROPRIETARI DELLE AZIENDE SIANO RESPONSABILI DELLA SICUREZZA DEI CONSUMATORI E DEL PUBBLICO.

Occorrerebbe dire tutte queste cose anche alla Stefania Prestigiacomo, proprietaria di industrie inquinanti nel triangolo della morte. Occorerebbe dirlo anche a Paolo Scaroni dell'ENI, azienda che ha inquinato mezza Italia con scarsissime conseguenze penali.

Non e' mica giusto che in un'altra parte del mondo tutti i morti dell'industria petrolchimica possono almeno sperare in un processo ed a avere giustizia mentre in Italia, come insegna Manfredonia, i processi si fanno trenta anni dopo i fatti e alla fine la colpa e' delle aragoste.

No. Non e' giusto proprio per niente, e non sono ancora stanca di dirlo.

Thursday, May 21, 2009

L'affondamento della Prestige: nunca mais






La petroliera Prestige si inabisso' lungo le coste spagnole della Galizia nel 2002. Fu il peggior disastro ambientale della storia della Spagna. Migliaia e migliaia di chilometri di costa e di spiagge spagnole e francesi furono devastate. Furono contaminate anche l'isola di Wight, e le isole Canarie.

L'incidente fu a causa di una tempesta che causo' il distacco di un pezzo di nave e da cui vennero riversati in mare 20 milioni di galloni di petrolio, circa 80 milioni di litri. La nave peregrino' per vari porti perche' nessuno voleva accoglierla, e alla fine si inabisso' nel mare. Il comandate della nave fu arrestato per non avere collaborato nell'opera di salvataggio e per distruzione ambientale. Il rilascio del carico di petrolio della Prestige duro' per mesi, riversando 500 litri al giorno senza sosta.

Il risultato e' che ci furono morie di coralli, squali, pesci e di uccelli. L'industria della pesca soffri' moltissimo e tutta l'attivita' fu fermata per sei mesi a causa del grave inquinamento. Il governo spagnolo fu accusato di voler minimizzare la portata dell´incidente per non creare danni di immagine.

Nonostante l'opera di pulizia, portata avanti soprattutto dai volontari della Galizia e nonostante le premure di tenere tutto a tacere, l'inquinamento persistette, anche se non in modo visibile come le macchie nere del petrolio. Dopo un anno dall'incidente infatti, ci furono studi dell'Universita' de La Coruna a mostrare che a causa del petrolio della Prestige, pesci, crostacei e polipi avevano alti livelli di idrocarburi aromatici policiclici (il benzene), che sono cancerogeni.

Si calcolo' che la vita marina sarebbe stata impattata dagli scarichi per almeno 10 anni e che tutta la catena alimentare ne avrebbe risentito, dal plankton all'uomo. Il fermo dei sei mesi, secondo vari ricercatori non e' stato sufficiente a garantire l'assoluta sicurezza dei prodotti marini, infatti si consiglia ancora di non mangiare pesce della Galizia.

Alla fine dell'operazione pulizia i cittadini formarono un gruppo detto "Nunca mais" per vigilare sul loro mare e per chiedere risarcimenti. Il costo sia economico che ambientale, fu paragonabile a quello della petroliera americana che si inabisso nell'Alaska, la Exxon Valdez: entrambi gli incidenti costarono attorno ai 2 mila miliardi di euro.

Il porto di Ortona continua ad ingrandirsi, nel silenzio generale. Nonostante le parole di Scaroni all´Aquila, quel porto e' li per commerciare petrolio, che arrivera' da Ombrina, Pineto, Miglianico, Vasto, Teramo e da altre localita' dell´entroterra pronte ad essere trivellate a partire dal primo gennaio 2010. Come ho ripetuto all'inverosimile, gli incidenti petroliferi sono frequenti, gravi, e riversibili solo su scale molto molto lunghe ed il porto in quella posizione cosi centrale per la costa teatina e per questo infelice ne aumentera' le possibilita'.

Ad Ortona, cittadini e amministratori avevano una scelta: turismo o petrolio. A parte qualche eroico gruppo di persone, la maggior parte degli Ortonesi, per silenzio, ignavia o menefreghismo ha effettivamente scelto il petrolio per la propria citta.

E' triste ma e' cosi.



Fonti:New Scientist, Wikipedia

Tuesday, May 19, 2009

1996: Viggiano e le nuove norme di legge


Ho riletto con miglior atttenzione il famoso decreto 1195 di cui ho gia' parlato qui. Quello che mi ha colpito e' che in questo nuovo decreto si fa molto spesso riferimento alla legge 128 del 9 Aprile 1959 poi sostituita e integrata dalla legge 624 del 25 Novembre 1996. Si parla anche del decreto legge 886 del 24 Maggio 1979. Sono tutti atti legislativi che regolamentano le estrazioni e la ricerca di petrolio e gas, nonche' l'attivita' delle cave.

Mi sono incuriosita allora e sono andata ad indagare. Nella legge del 1959 venivano imposti limiti numerici seri. In quella del 1979 si agiungevano norme per i casi di incidente, di chi fosse la responsabilita' e cosa fare.

Poi in quella del 1996 tutti i limiti quantificati in numeri vengono trasformati in "ove adatto" o "ove opportuno", i limiti di metri e chilometri magicamente scompaiono e cosi pure le norme scritte in difesa di cittadini e lavoratori.

Il 1996 e' anche, guarda caso, l'inizio delle operazioni su larga scala delle estrazioni petrolifere in Basilicata e la data di costruzione della raffineria di petrolio a Viggiano. Coincidenza? Non lo so. Ormai non mi stupisce piu' niente.

Ci sono delle cose agghiaccianti in questo decreto del 1996. Ad esempio, la legge del 1959 diceva (scrollare fino all'articolo 74 e poi 94) che non si poteva accumulare materiale combustibile ne' creare depositi di benzina o usare fiamme libere fino a 30 metri dal pozzo. Al massimo se facevi domanda al ministero potevi sperare di arrivare al limite di 20 o 10 metri ma in ogni caso solo per pozzi di meno di mille metri di profondita.

Tutto questo per evitare scoppi ed esplosioni. In questo decreto del 1996, la distanza di 30 metri viene tolta e si diventa piu' vaghi:

"Entro 30 m dall'asse del pozzo" (1959, articolo 74) sono sostituite da:
"Nell'intorno dei pozzi e nei luoghi ove la valutazione dei rischi abbia evidenziato la possibilita' di accumulo di gas, ed in ogni caso entro le aree pericolose"
(1996, articolo 81)

e poi ancora

"Distanze minori, fino a 20 m e l0 m rispettivamente, possono essere consentite dal capo della Sezione dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi al servizio di impianto per profondita' inferiore ai l000 m" (1959, articolo 94) sono sostituite dalle seguenti:
"Distanze minori, su richiesta motivata del titolare, possono essere consentite dall'autorita' di vigilanza, purche' siano adottate misure di sicurezza equivalenti
" (1996, articolo 82)

Cioe' non ci sono limiti veri, se non quelli della "valutazione dei rischi", ma se vuoi puoi sfondare pure questi basta solo che adotti misure "equivalenti". Ma cosa vuol dire? Chi deve giudicare l'"equivalente"? Notare che il limite dei 1000 metri e' stato tolto. In Abruzzo i pozzi sono di tre o quattro chilometri sotto la crosta terrestre.

Un altro articolo - il 51 del 1959 - diceva che tutti questi regolamenti (ce ne sono diversi sulla sicurezza, limiti e aggiornamenti) dovevano essere esposti ed accessibili agli operai:

Deve essere redatto un regolamento interno contenente le disposizioni particolari per l'applicazione del presente decreto. Il regolamento predetto e' sottoposto all'approvazione dell'ingegnere capo e distribuito agli interessati. Copia di esso deve essere consultabile in luogo frequentato dagli operai. (1959, articolo 51)

Qui non c'hanno nemmeno pensato a riscriverlo. Questo articolo e' stato CANCELLATO in toto! Chi lavora per i petrolieri in teoria ha dei diritti, ma non quello di saperli.

L'elenco delle note cancellate e' sotto l'articolo 103 della legge del 1996. Un altro articolo cancellato e' quello sulla sicurezza:

Ogni impianto di perforazione deve essere dotato di almeno cinque estintori di ogni tipo e potenzialita riconosciuti adeguati dalla sezione dell'ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi in relazione all'uso specifico cui sono destinati. Ogni pozzo in produzione deve essere dotato di almeno due estintori. La direzione del cantiere deve curare l'addestramento del personale addetto ai pozzi sull'uso degli estintori e sulla lotta contro gli incendi.

Chissa', cinque estintori per pozzo sono troppo costosi per i petrolieri. Cosi gli operai diventano carne al macero, petrolieri e industriali possono dire "e' tutto a norma di legge" e l'ENI o chi per essa risparmia il costo degli estintori.

Ancora, della serie: inganniamoli tutti, l'articolo 411 del 1959 diceva che:

La corrente d'aria deve avere intensita' tale che nei cantieri e nelle vie l'atmosfera, in piena corrente, non conteng tenori superiori all'uno per cento di anidride carbonica, al cinque per centomila di ossido di carbonio, al due per centomila di idrogeno solforato, all'uno per centomila di anidride solforosa e al 2.5 per centomila di ossido di azoto.

Due per centomila rappresenta 20 ppm, un altro patetico limite italiano per l'idrogeno solforato. Come ripetuto all'inverosimile, il limite stabilito dall'organizzazione mondiale della sanita' e' di 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e nel Massachussetts si arriva addirittura a 0.0006ppm. Per quanto offensiva all'intelligenza umana, questa norma e' rimasta, ma quel che e' stato abrogato e' il pezzo seguente:

Gli accertamenti effettuati con l'ausilio di indicatori a lettura diretta, riconosciuti idonei, sono eseguiti nei luoghi e secondo modalita' stabilita con ordine di servizio del direttore. Quando siano presenti in miscela, nell'atmosfera del sotterraneo, piu' gas tossici o altrimenti nocivi fra quelli sopra indicati, le percentuali volumetriche ammesse per ciascuno di essi, in dipendenza di una loro azione sinergica e avuto ruguardo anche della temperatura e umidita' dell'aria devono essere ridotte in misura stabilita dall'ingegnere capo, sentito il direttore.

Cioe' ci sono dei limiti (patetici), ma non c'e' piu' l'obbligo di misurarli e di farli sapere alla gente! Che ce ne facciamo di limiti vari se nessuno e' piu' tenuto a misurarli e a renderli noti? In piu', il fatto che insieme queste sostanze facciano ancora piu' male a chi le respira non e' qualcosa che interessa al governo italiano.

Ancora: dovevi mettere un operaio apposta per controllare tutto il reparto sicurezza. Articolo 535 del 1959: abrogato.

Dovevi denunciare l'inizio delle operazioni di trivellamento, con tutto il tuo programma ed una cartina dettagliata all'ufficio nazionale minerario per approvazione. Questo ufficio poteva anche decidere di farti cambiare la sede del pozzo, per ragioni di sicurezza. Altro 60 del 1959: abrogato.


Dovevi denunciare qualsiasi tipo di incidente alle autorita' competenti, e dovevi scrivere un verbale sia che si trattasse della morte di un tuo operaio fino agli incidenti guaribili in 3 giorni. Articolo 10 e 11 del 1979: abrogato.

Dovevi presentare una relazione sul tuo piano antiincendio per le piattaforme di petrolio in mare ed in terra. Articolo 41 del 1979: abrogato.

Dovevi mettere dei sensori acustici udibili per allertare operai e popolazione in caso di incidente, specialmente in luoghi chiusi e spiegando le misure da adottare in caso di incidenti. Articolo 50 del 1979: abrogato.


Come ho gia' detto, non sono un giurista, e potrei sbagliarmi nella lettura di queste frasi, anche se non mi pare che ci sia troppo spazio per ambigiuta' quando scrivono che una norma e' abrogata.

Dal 1996 a Viggiano si vive con raffinerie e attivita' pertrolifera. La devastazione su vari aspetti della vita, sociale, ambientale, civile, e' stata forte e ne parliamo spesso. Ma non ci si scandalizza poi tanto: e' tutto a norma di legge.

Monday, May 18, 2009

Moratti: l'Inter e i morti di Sarroch


Abbiami gia' parlato su questo blog della raffineria Saras che sorge in provincia di Cagliari, in una cittadina di nome Sarroch. La Saras e' di proprieta' di Massimo e Gianfranco Moratti, che in questi giorni sono un po' piu' felici perche' l'Inter ha vinto lo scudetto.

I post sono qui, qui e qui. Peccato che parte dei fondi con cui i Moratti finanziano i loro acquisti di calciatori provengono da questo stabilimento di morte dove non vengono fatte migliorie da anni. Anche qua, pecunia non olet.

Il regista sardo-leccese, Massimiliano Mazzotta ha realizzato un film di un ora circa in cui mostra come si vive a Sarroch. Il trailer di OIL e' riportato alla fine di questo post. Mazzotta se l'e' autoprodotto e cerca di sensibilizzare il piu' possibile il resto d'Italia sulle schifezze che l'elegante famiglia Moratti fa in Sardegna da anni, nel silenzio generale. Mutazioni del DNA, pesci con due teste, gente di trenta o quaranta anni che muore di tumori e leucemie senza aver mai fumato e senza particolari storie di cancro in famiglia.

Venerdi' 15 Maggio questo filmato doveva essere proiettato da una associazione studentesca a Cagliari, chiamata Pesa.

Gli avvocati Saras ANGELO LUMINOSO e GUIDO CHIESA MIGLIOR hanno pero' chiesto in via urgente di sequestrare il filmato, una condanna per Mazzotta, il risarcimento dei danni e la restituzione di materiale utilizzato per la produzione del film.

I rappresentanti dei due fratelli Moratti dicono che si devono eliminare dal film le immagini dei funerali di un operaio di 31 anni che lavorava vicino alla Saras, perche' sono alternate a quelle di Massimo Moratti che sorride. Dicono anche che i quattro dirigenti che hanno accettato di parlare dell’impianto di Sarroch davanti alla telecamera non hanno dato il loro assenso per iscritto. Infine, dicono che non e' censura ma una contromossa legale per limitare i danni d’immagine che il documentario potrebbe provocare.

Danno d'immagine, eh? E i danni della salute di chi e' costretto a respirare fumi di idrogeno solforato tutti i santi giorni? So che loro diranno che e' tutto a norma di legge, ma le norme di legge in Italia non sono minimamente fatte per proteggere le persone, non quando l'OMS dice 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e la legge Italiana lascia ai petrolieri emettere 30ppm!

Per ora il giudice non ha rilevato alcun contenuto diffamatorio e Mazzotta continua a proiettare il suo filmato. In precedenza pero' OIL e' stato censurato da Sky: gli avevano detto che lo avrebbero proiettato in alcune date ben precise e poi il filmato non e' mai andato in onda, senza spiegazioni, senza rimandi ad altre date.

Sky appartiene all'australiano Rupert Murdock. Letizia Moratti per un anno e' stata l'amministratore delegato della Sky Europa, nel 1999. Non so se le due cose possano essere collegate, ma di certo alla famiglia Moratti non mancano modi per arrivare a Sky.

La storia si ripete - appena il cittadino medio si risveglia dal suo torpore, parte l'impeterrita macchina delle multinazionali, che ti devono schiacciare con tutta la loro potenza. I Moratti contro un giovane regista in Sardegna, l'ENI che si mette sotto casa dei contadini in Abruzzo per intimidirli a vendergli le terre.

Come il decreto legge 1195 di ieri, come le mille altre denuncie che abbiamo fatto in questi mesi, nessuno si scandalizzera' mai della storia di Mazzotta, che vincano o che non vincano i Moratti.

Il bello e' che Mazzotta nemmeno chiede che la Saras venga chiusa ma solo che

le misure di sicurezza della pratica quotidiana, che impediscono alla più grande raffineria d’Europa o meglio al grande polo petrolchimico del sud ovest della Sardegna, di inquinare meno, produrre meno tumori e meno malattie respiratorie, essere in grado, anche attraverso strutture sanitarie adeguate - da tempo si parla di costruire un piccolo ospedale - di monitorare la salute di operai e abitanti.

Si tratta solamente di buonsenso, di amore per il tuo prossimo, di voler fare il bene per i piu' deboli. Tutto questo da parte di una delle famiglie piu' ricche d'Italia. Penso ai ricchi americani,
Bill Gates, William Buffett, Eli Broad della generazione attuale: tutta gente che alla fine della propria carriera ha regalato i propri soldi per il bene della collettivita' ad associazioni benevole. In Italia i Moratti non possono neppure ammodernizzare la loro raffineria. Neanche questo. Devono risparmiare fino all'ultima lira sulla pelle della gente.

A volte mi sembra che questo paese non abbia piu' speranze, dai troppi egoismi individuali alla grettezza della quasi totalita' della classe politica. E' l'amore che ci manca.



Fonti: La nuova Sardegna, La nuova Sardegna 2

Saturday, May 16, 2009

La non-democrazia italiana


Su segnalazione del blog "Allegria di naufragi" (grazie Lorenzo!) arriva la notizia che in parlamento hanno approvato il Decreto Legge 1195, in data 14 Maggio 2009.

Il titolo di questo decreto e' "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" ed e' stato approvato dalla Camera dei deputati in base all'originale testo presentato il 5 agosto 2008 e chiamato 1441.

Gia' il titolo fa confondere le idee, perche' sembra voler parlare di tutt'altro. A molti di noi infatti sia il numero che il titolo non dice nulla legato alla petrolizzazione dell'Abruzzo e dell'Italia, e anzi, ci sono tutta una serie di parole arzigorose e di riferimenti a commi e postille, che non si capisce niente. Come ho gia' avuto modo di dire, non sta scritto da nessuna parte che le leggi in Italia debbano essere cosi' confuse, contorte e incomprensibili al cittadino medio.

La legge e' qui, sotto versione .pdf.

Nell'articolo 19 del decreto si modificano i commi dal 77 all' 82 bis della vecchia legge sugli idrocarburi, la 239 risalente al 23 Agosto 2004 nel seguente modo:

Articolo 19, comma 77)
: Il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma e' rilasciato a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni statali e regionali interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazioni e con le modalita' di cui alla legge 7 agosto 1990, n.241. Esso consente lo svolgimento di attivita' di prospensione consistente in rilievi geologici, geofisici e geochimici, eseguiti con qualunque metodo o mezzo e ogni altra operazione volta al rinvenimento di giacimenti, escluse le perforazioni dei pozzi esplorativi. Del rilascio del permesso di ricerca e' data comunicazione ai comuni interessati.

Articolo 19, comma 78): L'autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo, alla costruzione degli impianti e delle opere necessari, delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili all'attivita' di perforazione, che sono dichiarati di pubblica utilità, e' concessa, previa valutazione di impatto ambientale, da parte dell'ufficio territoriale minerario per gli idrocarburi e la geotermia competente, a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano la regione e gli enti locali interessati, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalita' di cui alla legge 7 agosto 1990, n,241.

Articolo 19, comma 82): La concessione di coltivazione di idrocarburi in terraferma costituisce titolo per la costruzione degli impianti e delle opere necessarie, degli inteventi di modifica, delle opere connesse e delle infrastrutture indisepensabili all'esercizio, che sono considerati di pubblica utilita' ai sensi della legislazione vigente.

Articolo 19, Comma 82 bis): Qualora le opere di cui al comma 82 comportino variazioni degli strumenti urbanistici, il rilascio del permesso o della concessione di cui al medesimo comma 82 ha effetto di variante urbanistica.

Articolo 20): Le disposizioni di cui ai commi da 77 a 82-bis si applicano anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, eccetto quelli per i quali sia completata la procedura per il rilascio dell'intesa da parte della regione competente.

Per quanto scandalose, molte di queste affermazioni erano gia' previste nella legge precedente, quella appunto del 2004, fra cui anche il fatto che l'approvazione a trivellare significa automaticamente che non ti servono nemmeno le varianti urbanistiche.

Quello che spicca ai miei occhi, e' che qui si rende specifico per la prima volta che l'unica sede di discussione e' l'ufficio territoriale minerario, che fa capo al ministero dello sviluppo economico, che sarebbe poi Scajola, che sarebbe poi amico dell'ENI. Prima, questa specifica non c'era e magari si sarebbe potuto conteplare che quell'unica sede decisionale fosse il governo regionale, o provinciale. Ora no, ti dicono che e' solo Roma a decidere. Sindaci e regioni non contano piu' nulla. Per di piu' viene specificato che ai comuni gli viene solo detto ALLA FINE che il permesso e' stato accordato, e non prima o quando l'istanza di ricerca viene presentata, cosi magari il comune puo' presentare un ricorso, intervenire preventivamente, o fare delle osservazioni prima che il governo gli dica si. Magari anche solo farlo sapere alla gente.

Questo, secondo me e' molto molto grave, e viola, anche se non sono un esperto di leggi, il diritto internazionale di Aarhus che dice che deve essere un territorio a decidere come meglio
utilizzare le proprie risorse e non il governo centrale.

Per di piu' , nella prima istanza di presentazione di questa legge, la 1441 nel comma 82 c'era una frase che diceva:

Gli atti di cui al comma 77 indicano le prescrizioni e gli obblighi di informativa posti a carico del richiedente per garantire la tutela ambientale e dei beni culturali.

Questa frase e' stata cancellata nella versione finale ed e' nello stesso spirito del "facciamo glielo sapere alla gente solo alla fine". Con questa nuova legge i petrolieri non hanno nessun obbligo di rendere la gente partecipe o di informarla, alla faccia della democrazia e di Aarhus! Nessuno sapra' niente finche' non vedremo la terra messa a soqquadro da ruspe e petrolieri. Proprio una democrazia moderna.

Infine, l'ultima osservazione e' che tutto viene fatto retroattivamente. Prima, nella proposta 1441 si diceva che il nuovo processo era valido per tutte i procedimenti

eccetto quelli per i quali sia completata la procedura di valutazione di impatto ambientale, ovvero quelli per cui sia in corso di conclusione il relativo procedimento su dichiarazione del proponente.

Questa frase e' stata cambiata con:

eccetto quelli per i quali sia completata la procedura per il rilascio dell’intesa da parte della regione competente.

Cioe' la legge e' rettroattiva per tutti, ad eccezione quelli per cui sindaci e regioni hanno gia' detto si alle trivelle. Ci prendono pure in giro!

Non sono un esperto di leggi - spero che qualche avvocato possa avere voglia di chiedersi se tutto cio' sia costituzionale e soprattutto se si rispetti il trattato di Aarhus che l'Italia ha firmato.

Il partito democratico nelle parole di Filippo Bubbico e' tutto fiero di avere inserito una postilla che dice che alle regioni che ospitano sul proprio territorio queste fabbriche di morte andra' uno sconto sulla benzina. Sai che gioia, andassero a vedere come si vive in Basilicata, e quanti sconti sulla benzina ci sono da loro, dopo 15 anni di attivita' estrattiva. Io credo che se venisse spiegato alla gente che tipo di petrolio abbiamo e quanta e quale devstazione trivellare l'Italia comportera' tutte le persone sensate rinuncerebbero a pochi spiccioli di sconto sulla benzina.

Andiamo avanti verso il baratro.

1996: Viggiano e le norme di legge

Ho riletto con miglior atttenzione il famoso decreto 1195 di cui ho gia' parlato qui. Quello che mi ha colpito e' che in questo nuovo decreto si fa molto spesso riferimento alla legge 128 del 9 Aprile 1959 poi sostituita e integrata dalla legge 624 del 25 Novembre 1996. Si parla anche del decreto legge 886 del 24 Maggio 1979. Sono tutti atti legislativi che regolamentano le estrazioni e la ricerca di petrolio e gas, nonche' l'attivita' delle cave.

Mi sono incuriosita allora e sono andata ad indagare. Nella legge del 1959 venivano imposti limiti numerici seri. In quella del 1979 si agiungevano norme per i casi di incidente, di chi fosse la responsabilita' e cosa fare.

Poi in quella del 1996 tutti i limiti quantificati in numeri vengono trasformati in "ove adatto" o "ove opportuno", i limiti di metri e chilometri magicamente scompaiono e cosi pure le norme scritte in difesa di cittadini e lavoratori.

Il 1996 e' anche, guarda caso, l'inizio delle operazioni su larga scala delle estrazioni petrolifere in Basilicata e la data di costruzione della raffineria di petrolio a Viggiano. Coincidenza? Non lo so. Ormai non mi stupisce piu' niente.

Ci sono delle cose agghiaccianti in questo decreto del 1996. Ad esempio, la legge del 1959 diceva (scrollare fino all'articolo 74 e poi 94) che non si poteva accumulare materiale combustibile ne' creare depositi di benzina o usare fiamme libere fino a 30 metri dal pozzo. Al massimo se facevi domanda al ministero potevi sperare di arrivare al limite di 20 o 10 metri. Tutto questo per evitare scoppi ed esplosioni. In questo decreto del 1996, la distanza di 30 metri viene tolta e si diventa piu' vaghi:

"Entro 30 m dall'asse del pozzo" (1959, articolo 74) sono sostituite da:
"Nell'intorno dei pozzi e nei luoghi ove la valutazione dei rischi abbia evidenziato la possibilita' di accumulo di gas, ed in ogni caso entro le aree pericolose"
(1996, articolo 81)

e poi ancora

"Distanze minori, fino a 20 m e l0 m rispettivamente, possono essere consentite dal capo della Sezione dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi al servizio di impianto per profondita' inferiore ai l000 m" (1959, articolo 94) sono sostituite dalle seguenti:
"Distanze minori, su richiesta motivata del titolare, possono essere consentite dall'autorita' di vigilanza, purche' siano adottate misure di sicurezza equivalenti
" (1996, articolo 82)

Cioe' non ci sono limiti veri, se non quelli della "valutazione dei rischi", ma se vuoi puoi sfondare pure questi basta solo che adotti misure "equivalenti". Ma cosa vuol dire? Chi deve giudicare l'"equivalente"?

Un altro articolo - il 51 del 1959 - diceva che tutti questi regolamenti (ce ne sono diversi sulla sicurezza, limiti e aggiornamenti) dovevano essere esposti ed accessibili agli operai:

Deve essere redatto un regolamento interno contenente le disposizioni particolari per l'applicazione del presente decreto. Il regolamento predetto e' sottoposto all'approvazione dell'ingegnere capo e distribuito agli interessati. Copia di esso deve essere consultabile in luogo frequentato dagli operai. (1959, articolo 51)

Qui non c'hanno nemmeno pensato a riscriverlo. Questo articolo e' stato CANCELLATO in toto! Chi lavora per i petrolieri in teoria ha dei diritti, ma non quello di saperli.

L'elenco delle note cancellate e' sotto l'articolo 103 della legge del 1996. Un altro articolo cancellato e' quello sulla sicurezza:

Ogni impianto di perforazione deve essere dotato di almeno cinque estintori di ogni tipo e potenzialita riconosciuti adeguati dalla sezione dell'ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi in relazione all'uso specifico cui sono destinati. Ogni pozzo in produzione deve essere dotato di almeno due estintori. La direzione del cantiere deve curare l'addestramento del personale addetto ai pozzi sull'uso degli estintori e sulla lotta contro gli incendi.

Chissa', cinque estintori per pozzo sono troppo costosi per i petrolieri. Cosi gli operai diventano carne al macero, petrolieri e industriali possono dire "e' tutto a norma di legge" e l'ENI o chi per essa risparmia il costo degli estintori.

Ancora, della serie: inganniamoli tutti, l'articolo 411 del 1959 diceva che:

La corrente d'aria deve avere intensita' tale che nei cantieri e nelle vie l'atmosfera, in piena corrente, non conteng tenori superiori all'uno per cento di anidride carbonica, al cinque per centomila di ossido di carbonio, al due per centomila di idrogeno solforato, all'uno per centomila di anidride solforosa e al 2.5 per centomila di ossido di azoto.

Due per centomila rappresenta 20 ppm, un altro patetico limite italiano per l'idrogeno solforato. Come ripetuto all'inverosimile, il limite stabilito dall'organizzazione mondiale della sanita' e' di 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e nel Massachusetts si arriva addirittura a 0.0006ppm. Per quanto offensiva all'intelligenza umana, questa norma e' rimasta, ma quel che e' stato abrogato e' il pezzo seguente:

Gli accertamenti effettuati con l'ausilio di indicatori a lettura diretta, riconosciuti idonei, sono eseguiti nei luoghi e secondo modalita' stabilita con ordine di servizio del direttore. Quando siano presenti in miscela, nell'atmosfera del sotterraneo, piu' gas tossici o altrimenti nocivi fra quelli sopra indicati, le percentuali volumetriche ammesse per ciascuno di essi, in dipendenza di una loro azione sinergica e avuto ruguardo anche della temperatura e umidita' dell'aria devono essere ridotte in misura stabilita dall'ingegnere capo, sentito il direttore.

Cioe' ci sono dei limiti (patetici), ma non c'e' piu' l'obbligo di misurarli e di farli sapere alla gente! Che ce ne facciamo di limiti vari se nessuno e' piu' tenuto a misurarli e a renderli noti? In piu', il fatto che insieme queste sostanze facciano ancora piu' male a chi le respira non e' qualcosa che interessa al governo italiano.

Ancora: dovevi mettere un operaio apposta per controllare tutto il reparto sicurezza. Articolo 535 del 1959: abrogato.

Dovevi denunciare qualsiasi tipo di incidente alle autorita' competenti, e dovevi scrivere un verbale sia che si trattasse della morte di un tuo operaio fino agli incidenti guaribili in 3 giorni. Articolo 10 e 11 del 1979: abrogato.

Dovevi presentare una relazione sul tuo piano antiincendio per le piattaforme di petrolio in mare ed in terra. Articolo 41 del 1979: abrogato.

Dovevi mettere dei sensori acustici udibili per allertare operai e popolazione in caso di incidente, specialmente in luoghi chiusi e spiegando le misure da adottare in caso di incidenti. Articolo 50 del 1979: abrogato.

Come ho gia' detto, non sono un giurista, e potrei sbagliarmi nella lettura di queste frasi, anche se non mi pare che ci sia troppo spazio per ambigiuta' quando scrivono che una norma e' abrogata.

Dal 1996 a Viggiano si vive con raffinerie e attivita' pertrolifera. La devastazione su vari aspetti della vita, sociale, ambientale, civile, e' stata forte e ne parliamo spesso. Ma nessuno fa niente, perche' tanto e' tutto a norma di legge.









Ancora, dovevi denunciare l'inizio delle operazioni di trivellamento, con tutto il tuo programma ed una cartina dettagliata all'ufficio nazionale minerario per approvazione. Questo ufficio poteva anche decidere di farti cambiare la sede del pozzo, per ragioni di sicurezza. Altro articolo cancellato (1959, articolo 60)


Ad intervalli regolari, in tutti i luoghi di lavoro abitualmente occupati devono essere effettuate esercitazioni di sicurezza nel corso delle quali:
a) si cura e si verifica l'addestramento dei lavoratori incaricati, in caso di emergenza, di compiti specifici per i quali sia necessario usare, maneggiare o mettere in funzione attrezzature di soccorso, nonche' la loro attitudine ad eseguire i compiti loro affidati; ove possibile, i lavoratori devono potersi esercitare ad usare, maneggiare o mettere in funzione dette attrezzature;
b) tutte le attrezzature di soccorso usate durante l'esercitazione sono esaminate, pulite ed eventualmente ricaricate o sostituite e tutte le attrezzature portatili rimesse nel luogo nel quale abitualmente sono riposte;
c) viene verificato, per le attivita' che si svolgono in mare, il funzionamento delle imbarcazioni di sopravvivenza.

Corropoli, 24 Maggio

Iniziano a trivellare anche in Brianza, la patria del nostro primo ministro Silvio Berlusconi. Il Corriere della Sera na he fatto un articolo, qui. Io invito tutti i lettori del blog a contattare il giornalista, Alessandro Sala, e a spronarlo, in modo gentile, ad interessarsi anche dell'Abruzzo petrlizzato. Il suo email e' qui: asala@corriere.it. Io gli ho gia scritto: come sempre, se siamo in molti il messaggio e' piu' incisivo.

Intanto, questo e' quello che ho da dire a Gianni Chiodi. Mi sono davvero sentita ferita che lui sia andato allegramente ad accogliere il condannato Paolo Scaroni all'Aquila e a portargli in dono la nostra terra e i nostri giovani e che continui a rifiutare di parlare con la gente dell'Abruzzo petrolizzato.

Come ho gia detto, se Paolo Scaroni voleva far qualcosa di buono per l'Abruzzo, prendeva i soldi suoi personali e li regalava all'Abruzzo. L'ENI poteva staccare un assegno senza chiedere nulla in cambio. Invece no, soneo venuti solo per speculare sulla tragedia e per assicurarsi altri yes-men al loro servizio.

Un dettaglio brutto e' che se uno va sul sito della regione Abruzzo, non ci sono email di nessun rappresentante. C'e' solo un area riservata per la posta elettronica a cui la gente normale non puo' accedere. Questo in un qualsiasi altra democrazia non sarebbe accettabile.

Comunque, sono in Spagna fino alla meta' di giugno. Il 24 Maggio sono a Corropoli per parlare con la cittadinanza e con chiunque volesse ascoltare. Saro' poi in Abruzzo per varie settimane di fine giugno-luglio. Vorrei tanto discutere della possibilita' di manifestare: secondo me e' importante.

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Caro Presidente Chiodi,

Le scrivo dopo avere letto della sua presenza all' Universita' de L'Aquila in occasione dell' arrivo di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell' ENI, gia' condannato in vari appelli per tangenti, corruzione, disastro ambientale e inquinamento.

In questo incontro l'ENI si e' impegnata a versare 20 milioni di euro all'Universita' per finanziare studi legati alla ricerca e all'estrazione di gas e petrolio. Si parla di circa cento ricercatori che lavoreranno non in liberta' ma su progetti commissionati dall'ENI.

Non vorrei dubitare della buona fede di Paolo Scaroni, anche se mi sembra alquanto infelice la scelta di arrivare in Abruzzo proprio adesso, quando la regione e' particolarmente vulnerabile agli attacchi delle multinazionali.

Sapra' meglio di me che abbiamo forti problemi di bilancio, che ci ha colpito un terremoto devastante - della scala 6.3 Richter secondo l'ente governativo americano, l'United States Geological Survey - e soprattutto quando c'e' meta' regione petrolizzanda, in gran parte per iniziativa dell'ENI stessa.

Quello che invece mi ferisce profondamente e' che lei sembra non essere minimamente interessato al problema della deriva petrolifera, che invece preoccupa buona parte della popolazione abruzzese, come testimoniano le innumerevoli richieste di conferenze informative che in sono giunte in questi giorni.

Sono altresi' ferita per il fatto che sono mesi che cerco di contattarla per dialogare con lei dell'
Abruzzo petrolizzato, per metterla al corrente dei pericoli a cui stiamo andando incontro.

Ho usato tutti gli strumenti che ho a mia disposizione: e-mail, persone che sono in contatto con il suo ufficio di relazioni pubbliche, il mio blog, richieste piu' o meno pubbliche per una moratoria trentennale senza mai riuscire a creare un vero dialogo con lei.

Sebbene lei si sia impegnato a non far realizzare la raffineria di Ortona, non ha mai affrontato direttamente la questione centrale:

L'ABRUZZO INTERO REGIONE MINERARIA,

DAL MARE ALLA MONTAGNA

Saro' il 24 Maggio a Corropoli (TE) per incontrare la cittadinanza e le istituzioni, e poi di nuovo alla fine di giugno e per tutto il mese di luglio in giro per l'Abruzzo a parlare di petrolio. Spero vivissimanente che lei vorra' finalmente incontrarmi a Corropoli, o in qualsiasi luogo o tempo che lei preferisce.

Credo di meritare almeno questo, visto che sono due anni che dedico tutto il mio tempo a questa causa con la fedina penale pulita e solo per amore.

Grazie,
MRD

Thursday, May 14, 2009

Solarexpo


A Verona dal 7 al 9 di Maggio c'e' stato il Solarexpo, un convegno ed una mostra sulle energie rinnovabili, per mostrare gli ultimi progressi recenti sullo sviluppo e le possibilita' dell'energia solare. Dal mio punto di vista, l'energia distribuita - ciascuno se la produce da se - e' la soluzione piu' intelligente per aiutare a risolvere i problemi energetici, allo stesso modo in cui il compostaggio a casa e' quello migliore per dimunire il piu' possibile il quantitativo di immondizia prodotta da ciascuno.

Al Solarexpo c'erano mille ditte, da tutto il mondo: per una volta sono stata contenta di vedere una cosi grande presenza di imprenditori italiani nella lista e di sapere che il numero totale di visitatori e' stato di quasi 64,000 persone per un'area espositiva di 57,000 metri quadrati.

La piccola digressione che voglio fare e' che l'ingegno italiano e' fra i piu' fini che io conosca, siamo un popolo creativo e intelligente quando vogliamo. Quanto meglio potrebbero essere le cose e la vita in Italia se solo avessimo al timone poltici seri, istruiti in temi moderni e capaci di chiedere consigli a chi ne sa piu' di loro quando ce n'e' bisogno.

Al Solarexpo, il portavoce dell'organizzazione, Arturo Lorenzoni dell'Universita' di Padova e della Bocconi dice che l'obiettivo da raggiungere per rendere i fotovoltaici economicamente redditizi, e per giocarsela alla pari con l'energia tradizionale e' il limite di un dollaro di costo per ogni watt prodotto. Alcuni costruttori hanno gia' superato questo limite e anzi, ci si prospetta di andare sotto ai 70 centesimi per watt nel 2012.

Per ogni megawatt di potenza installata si creano 2 posti di lavoro per venti anni e uno per ogni megawatt di potenza prodotta dal sole (1 watt = 1 joule per secondo. 1 megawatt = 1000 watt. In media, una persona che sale le scale usa una potenza di 200 watt. Una lampadina incandescente ne usa dai 5 ai 30.)

Per il 2009 si stima che verranno creati 900 megawatt in Italia, che nel 2011 potrebbero salire a 2200 megawatt. La cosa bella, sottolinea Lorenzoni e' che:

tutto ciò sta dando interessanti frutti come la creazione di nuovi posti di lavoro. Sono lavori che rimangono nel lungo periodo e sul territorio. Quanti settori industriali possono fare lo stesso?

Aggiungerei io che non si tratta nemmeno di lavori con la mascherina antigas contro l l'H2S durante le ore lavorative e per conto dell'ENI, ma lavori di installazione e di manutenzione dove si creano piccole e grandi aziende locali con tecnici qualificati. Questo e' lavoro sano, che crea ricchezza vera, perche' invece di regalare i soldi ad una multinazionale si crea imprenditoria piccola ed indipendente, con una fonte rinnovabile e senza inquinare l'ambiente e i polmoni della gente. Continua Lorenzoni:

Non si è visto in nessun altro settore industriale del nostro paese una crescita così elevata. Questo è il punto di partenza che dovrebbe guidare imprese e amministratori ad una visione ottimistica per gli anni a venire per questo settore. Nel breve periodo tutto il settore dell'energia verde sta avendo un ruolo “anticiclico” rispetto alla crisi in atto.

Bene, uno direbbe: abbiamo perso gia' mille treni (biotech, nanotech, information technology), questo del solare tienamocelo stretto. Abbiamo tutte le caratterische giuste, non solo il sole, ma il sapere lavorare in maniera distribuita, con una miriade di piccole e medie imprese. Si penserebbe che i poltici vogliano fare a gara a chi aiuta di piu' questo settore e a fare dell'Italia la punta di diamante, per una volta, in un settore legato alla conoscenza e alla tecnologia.

Secondo il blog di Antonio Cianciullo de La Repubblica, negli anni Ottanta l'Italia stava facendo grandi passi in avanti nel campo dell'energia fotovoltaica. Una politica miope pero' decise di non aiutare, con sgravi ed incentivi, il nascente filone energetico, e anzi si crearono un sacco di ostacoli. Subentrarono tedeschi, danesi, e spagnoli che hanno potuto contare su un sistema normativo più certo e affidabile e che ora sono piu' avanti di noi.

Ora si riparte, e di nuovo, l'ingegno c'e'. Gli organizzatori avevano anche invitato per questa decima edizione, e la piu' importante d'Europa, anche Stefania Prestigiacomo, ministro dell'ambiente, Claudio Scajola, ministro per lo sviluppo economico.

Ma i due non ci sono andati. Evidentemente sono troppo impegnati a fare accordi con l'ENI e a piangere alla corte europea per non multarci sui non rispettati accordi di Kyoto per rendesi conto dell'ennesima opportunita' per il futuro che stanno buttando via.

Monday, May 11, 2009

NON VOTATE REMO DI MARTINO


E' ufficiale, Remo Di Martino si presenta delle liste elettorali del Partito della liberta', come riporta Prima Da Noi.

Per chi ama l'Abruzzo e non lo vuole petrolizzato,
non votate Remo Di Martino.


Quest'uomo e' stato il piu' grande sostenitore di Ortona petrolizzata, tutto lascia presupporre che sara' anche il piu' grande sostenitore dell'Abruzzo petrolizzato.

Non votatelo.

Saturday, May 9, 2009

La "scuola-dottrina" dell'ENI


E cosi visto che non sono riusciti a domarci come pensavano, ora l'ENI passa ad altri metodi: cercano di comprare la nostra terra spacciandosi per salvatori della patria. Nel nostro caso, cercano di fare la figura degli amici dell'Abruzzo ai tempi del terremoto per infiltrarsi squallidamente nel tessuto umano della nostra regione.

Leggo infatti da primadanoi che Paolo Scaroni, pluri-processato, pluri-condannato per inquinamento, disastro ambientale, tangenti e corruzione sia all'ENI che in altre ditte a partire dalla fine degli anni '90 e' andato all'Aquila a dire che vogliono "investire" nella ricerca. Da notare come l'ENI si e' scelta un amministratore delegato gia condannato PRIMA di arrivare da loro.

Scaroni ha cosi' ha deciso di portare avanti all'Aquila una "centrale di teleriscaldamento" sotto il nome di ENIpower. Pagheranno 50 dottorandi e ricercatori a cui daranno anche da mangiare e bere e che potranno lavorare su progetti ad hoc per loro. Metteranno su 50 laboratori usando fonti rinnovabili. Le loro strutture potranno ospitare fino a 100 persone. Scaroni dice che il tutto gli costera' 20 milioni di euro ma che lo fanno a scopo di bene.

Ma chi gli crede?

Che cos'e' esattamente questa centrale di teleriscaldamento, non si sa bene. Si dice solo che funzionera' a gas e per il 10% dalle biomasse. Dal canto opposto pero' Scaroni non si risparmia niente sul piano della pura propaganda.

Dice infatti di fare tutto questo per aiutare l'Universita' abruzzese, cosi' messa in ginocchio dal terremoto. Vogliono darci la possibilita' di svilupparci in modo "autonomo e sostenibile" e che "guardi al futuro". Vedono potenzialita' enormi all'Aquila. Ci aiutano come possono ed usando cio' che sanno fare meglio, come ad esempio l'attivita' di ricerca nel petrolio e nel gas.


QUESTO E' PURO SCIACALLAGGIO!


Innanzitutto, se davvero volevano fare qualcosa di utile e buono per l'Abruzzo, prendevano quei 20 milioni di euro (bazzeccole per l'ENI) e li davano all'Universita' "no strings attached", come dicono qui in America, cioe' senza condizioni. Avrebbero detto al rettore, ecco qui il nostro contributo, usateli come meglio potete. Non ci aspettiamo niente in cambio.

Madonna, americana e che conosce l'Abruzzo solo vagamente e solo perche' e' la terra dei suoi nonni, ha preso e ha staccato un assegno di 500,000 sterline senza fiatare e senza chiedere nulla. E i ricchi d'Italia? E il cittadino privato Paolo Scaroni? Questo uomo ha lasciato l'ENEL (da condannato) con una buonuscita di 10,300,000 euro nel 2005, con bonus di 500,000 euro per avere venduto Wind. All'ENI questo condannato guadagna circa 3,000,000 di euro l'anno, secondo il libro "La paga dei padroni". Penso che il conto in banca di Scaroni abbia molti zeri.

Cosa ha dato di tasca sua Scaroni ai terremotati? Perche' Madonna, che con l'Abruzzo ha poco a da spartire offre 500,000 sterline e lui invece usa il terremoto come un modo per corrompere moralmente l'Abruzzo?

Non so cosa dire del rettore, Ferdinando di Orio, che ha accettato di trasformare la sua universita' in una succursale dell'ENI cosi a cuor leggero. Si vede che pecunia non olet.

Ma secondo voi questi saranno davvero universitari liberi, seri, che formeranno la gente in modo corretto e indipendente, o il centro ENI sara' piuttosto una grande scuola di lavaggio del cervello ed indottrinamento?

Chi glieli fara' i corsi di ingegneria ambientale? Paolo Andreussi di Pisa, consulente ENI da 20 anni che sugli articoli scrive che l'idrogeno solforato fa male, e poi invece quando viene a parlare con la gente mente spudoratamente e dice che va tutto bene, i lucani hanno l'odorato sensibile ed e' tutto sotto la norma? Quando messi di fronte a fatti incontestabili di inquinamento e di corruzione, diranno ai loro studenti, come fatto con me "signorina lei e' troppo giovane per capire come funziona il mondo"?

Glielo diranno a questi studenti di tutte le porcherie che l'ENI ha fatto sul suolo italiano?

Oppure inviteranno quei medici di Bari che dicono che gli operai morti a Manfredonia si sono ammalati di tumore per colpa delle troppe aragoste e non certo perche' l'ENI gli ha avvelenato terra ed aria?

Glielo diranno che la meta' dei siti inquinati di interesse nazionale porta la firma ENI?

I loro dipendenti, ingegneri e tecnici, stileranno rapporti di compatibilita' ambientale che guardino in faccia alla realta' e senza ricordare che e' il loro padrone a commissionarli, oppure chuideranno un occhio o tutti e due in favore del petrolio?

Sotto queste condizioni, sentiremo mai una voce ufficiale dell'Universita' dell'Aquila dire il suo no all'Abruzzo petrolizzato?

Come sempre, non ci si puo' aspettare che tutti vivano da eroi, specie in Italia, e io sono convinta che la maggior parte di quei 50 o 100 ricercatori aquilani non sputera' mai nel piatto in cui mangia. Ci ritroveremo, nella migliore delle ipotesi, con 50 o 100 nuovi yes-men aquilani che convinceranno le proprie famiglie, i propri amici sulla santita' dell'ENI. Gli sara' molto piu' facile dire che Maria Rita e' matta.

L'Abruzzo petrolizzato passa anche per qui.


Non bisogna mai credere ad una sola parola, a nessun buon sentimento dell'ENI. E' tutto finto, e' tutto fatto solo perche' ci devono guadagnare qualcosa. Ai miei occhi sono solo una patetica banda di criminali e corruttori, dal primo all'ultimo.

Friday, May 8, 2009

Il piu' bravo


Uno dei commenti di oggi parlava di una possibile presentazione di Remo di Martino alle liste europee. Questo personaggio e' attualmente presidente del consiglio comunale di Ortona, ed assieme al sindaco Nicola Fratino ha approvato tutte le autorizzazioni comunali per l'installazione della raffineria di petrolio a 500 metri dal mare e fra i vigneti del Montepulciano doc.

Sono allora andata ad indagare, per l'ennesima volta, sul suddetto personaggio in rete. Meraviglia delle meraviglie, trovo in rete il suo blog baffuto! Guardatelo, e' un capolavoro dell'autocelebrazione e del potere dei sogni.

Seguiro' questo blog con molta attenzione, se non altro per farmici due risate. A Remo, amante della democrazia, io non posso scrivere piu' perche' gli sono "molesta", come mi scrisse qualche tempo fa. Continua anche a dire che io sia una figura immaginaria della rete. Forse dovro' crescermi i baffi anche io e metterne una foto nel blog per convincerlo che sono viva e vegeta.

Sul sito di Remo Di Martino c'e' una lettera, postata in data 1 Aprile 2009, scritta dal nostro eroe a Gianni Lannes, giornalista che scrive per La Stampa e che e' venuto ad Ortona per indagare maggiormente la questione del petrolio in Abruzzo. Non si sa quando esattamente questo messaggio sia stato scritto.

Comunque, di questa lettera, alcuni modi di fare, di presentarsi mi sono familiari. Ricordo che Remo Di Martino fu uno dei primi politici di Ortona che contattai all'inizio di questa faccenda nel tardo 2007. Anche con me cerco' di dipingersi come di un eroe dal lavoro "diuturno e absoleto". Anche a me cerco' di minimizzare la questione petrolio in Abruzzo dicendo "lei e' poco informata", anche con me cerco' di fare gli inciuci dicendo "venga che le faccio vedere Ortona e ci prendiamo un caffe'". Non mi feci ingannare e gli diventai "molesta".

Torniamo alla lettera. Si inizia con un complotto contro di lui. Addirittura! Scrive il nostro eroe, riferendosi a Gianni Lannes:

Qualcuno ha tentato di armare la sua penna, per eseguire una sentenza di condanna che non sarebbe “del popolo”, ma di una ben individuata parte politica.

Secondo lui questi corruttori innominabili di Ortona sono cosi potenti da arrivare a un giornalista di cosi grande notorieta' per fargli dispetto a lui, Remo di Martino? E poi se ben individuati perche' non dirlo? Forse perche' non esiste?

Gli e' mai sorto il dubbio a Remo di Martino che forse non e' poi cosi' amato ad Ortona come crede di essere nei suoi deliri di onnipotenza?

Andiamo avanti. La lettera continua con la storia quasi strappalacrime della sua carriera. Non manca di tirare in ballo sua mamma, le case popolari, il fatto che nessuno lo voleva ad Ortona a fare pratica perche' non era "inserito un contesto sociopolitico ragguardevole" . Potrebbe essere che non lo volevano perche' forse non era poi un cosi bravo avvocato? Potrebbe essere una possibilita' no? Ma, si sa, fa piu' audience la figura dell'eroe solo contro tutti. Continua:

Sto quattro anni a Pescara e divento il beniamino di quel foro

Mi alzo alle sei vado a lavorare alle sei e mezza smetto alle 22.

In poco tempo il mio studio diventa uno dei migliori della città.

La logica clientelare affaristica di basso cabotaggio non consentiva alcun progresso della città.

TUTTI VEDONO CHE SONO IL PIU' BRAVO, IL PIU' ONESTO ED IL PIU' LEALE

Non ho neppure la stanza, uso quella del Sindaco e FACCIO DELLE COSE MIRABOLANTI, dal porto alla società per la trasformazione, passando per il teatro, il Ciavocco, l’Orientale

Non c’è una parte di Ortona che non viene investita dalla nostra operosità.

Per farla breve FACCIO TUTTO DA SOLO e con pochi, veramente pochi collaboratori.

Uno sforzo diuturno e continuo che porta Ortona, rinnovata nelle sue strutture, ad essere LA CITTA' PIU' IMPORTANTE DELL'ABRUZZO


San Tommaso diventa IL TRAINO DEL TURISMO RELIGIOSO REGIONALE

C’è qualcuno che ha una visione strategica della città.

Divento il primo partito


Infine, la chicca sulla raffineria di Ortona:

Del “centro oli” non mi interesso sino alla fine del 2006 quando il Sindaco mi dice che lui non può occuparsene, perchè non vuole che si dica che ha interessi con l’Eni.

Vedo di che si tratta e sembra UNA COSA NON BUONA MA STRORDINARIA!

Per il centro oli non c’è una voce contraria.

Non vado in ferie, vede tra le fortune che ho è quella di avere una casa vicino a Madonna di Campiglio, veramente è dei genitori di mia moglie, dove vado tutti gli anni.

Tra agosto e settembre organizzo riunioni pubbliche nella sala del consiglio comunale con tutti: con i sindacati, con l’Eni, con gli imprenditori, perfino con Natura Verde, che si è costituita in quei giorni (le mando anche i verbali di tutte le riunioni).


Che esiste la D’Orsogna (famosa scienziata sic!) nessuno lo sa.

Viene approvata la delibera, nonostante che il Presidente della Provincia con “revireman” degno del miglior trasformismo, dichiari che vuole affidare al Mario Negri sud una perizia per verificare la pericolosità dell’impianto.

Perizia che arriva dopo mesi senza che dica una cosa diversa da quella che sapevamo già.

I contadini avevano venduto tranquillamente la terra, gli imprenditori, c’è un indotto con circa 60 ditte e 400.000 addetti, erano contenti, i sindacati ancora di più,

LA CITTADINANZA NON ASPETTAVA ALTRO.

Facciamo una convenzione con la quale per il comune, oltre che le “royaltis”, strappiamo letteralmente perchè le trattative sono lunghe e difficili: 100.000 euro per la squadra di calcio, 100.000 per il Teatro, 100.000 per la pesca e tanto altro, totale 6.000.000,oo di euro “cash”.


Dunque, secondo Di Martino l'indotto Eni rappresenta con 400,000 unita' circa la meta' dell'Abruzzo, compresi neonati, bambini e pensionati.

Del 1,100,000 euro che si e' presa la ditta di Fratino, neppure un rigo.

Del contento del report del Mario Negri sud e della tonnellata e mezza di inquinanti "diuturni" che il petrolchimico avrebbe dato ad Ortona, nemmeno una virgola.

Del fatto che la popolazione ne e' venuta a sapere per caso e non certo perche' li avesse informati lui nell'ottobre 2007, se n'e' dimenticato.

Dei contadini discesi su Ortona nel 2007 con una sfilza di trattori in piazza per dire no, non se ne parla.

Di quegli altri seimila che sono andati a pretendere la moratoria regionale all'Aquila, costringendo finanche Del Turco a firmarla, non c'e' traccia.

Dei quasi 100 medici di Ortona che si sono pronuciati contro i progetti petroliferi perche' dannosi alla salute, non si fa menzione.

Del fatto che anche l'intera conferenza episcopale abruzzese e molisana abbiano detto no n'e' scordato.

Del fatto che l'ENI abbia minacciato i contadini "diuturnamente", non se ne parla.

Della salute dei suoi cittadini, non sembra essere preoccupato. Sara', ha la casa a Madonna di Campiglio, mica alla contrade Feudo o Savini.


Remo Di Martino e Nicola Fratino si sono venduti Ortona in cambio di 300,000 euro per il calcetto, la pesca e il teatro. E poi per sei milioni in contanti. (Stai con l'italiano che l'inglese non e' il tuo forte, Remo). Chissa' chi li spendera' e controllera' questi soldi. Chissa' se in quella conta ci sono anche i soldi per gli affari della Buonefra, del sindaco Fratino e per non meglio specificate parcelle legali.