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Saturday, June 13, 2009

L'ENI, la Basilicata e i pastori




 Ecco cosa succede al formaggio lucano:

La storia di Giovanni Grieco è diventata quasi un classico. Allevatore a Pisticci un’area dove la produzione e' di 121 barili di greggio al giorno, Grieco produceva un formaggio canestrato che esportava in Giappone. I suoi clienti lo hanno fatto esaminare trovandovi presenze di diossina. Risultato: fine delle esportazioni,conun risarcimento di 27mila euro imposto dai giapponesi per smaltire il formaggio considerato rifiuto inquinante.



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Ecco cosa diceva l'ENI, che l'inquinamento era colpa dei pastori. 


Il 28 Maggio 2009, nell'aula magna dell'Universita' di Potenza, in Basilicata, l'ENI ha presentato una conferenza dal nome poetico: La Biodiversita' in Val D'Agri, naturalmente sotto il patrocinio della Fondazione Enrico Mattei, l'uomo del petrolio - disonesto ma onesto.

C'era anche il direttore del WWF Italia, l'ENI ci tiene a precisarlo.

Dicono, nel loro sito ufficiale, che vogliono sviluppare progetti di biodiversita' assieme, guarda tu, a quegli altri santi della Shell, gli stessi che vogliono venire a indagare il sottosuolo petrolfiero della Majella per "amore della conoscenza".

Dicono che vogliono IDENTIFICARE gli impatti delle trivellazioni petrolifere (dopo 15 anni!! ben svegliati!!) e aiutare a mappare la biodiversita' nella Val D'Agri.

Nel loro comunicato ci sono un sacco di belle parole su questa benedetta biodiversita' ma solo per sciacquarsi la bocca, per fare propaganda, per far vedere, e, alla fine, per non dire veramente, per non fare veramente niente.

Magari c'e' qualcuno che pure gli crede, io no.

Tutto questo mi fa solo ridere (o piangere?). Come biodiversita' vogliamo anche includere il miele agli idrocarburi che ora si produce nella Val D'Agri? Vogliamo includere l'acqua al petrolio come sgorga dalle falde idriche nei boschi lucani? O quella con i residui dei fanghi perforanti dentro? Come biodiversita' vogliamo aggiungere le persone giovani a cui, misteriosamente vengono tumori e leucemie? Anche l'uva annerita e puzzolente e' biodiversita'? Anche l'insalata con le foglie morticcie e' da considerarsi una nuova varieta' pregiata?

L'ENI che sponsorizza queste delicate conferenze, e' la stessa che gli ha inquinato tutto il territorio e che e' sotto processo per inquinamento ambientale nella stessa Val D'Agri. L'ENI che gli sponsorizza questo convegno e' la stessa che va a bucare il parco nazionale della Val D'Agri, dove capita capita, e pazienza se i pozzi sono dentro al parco. E' la stessa che per DIECI LUNGHI ANNI si e' rifiutata di fare i monitoraggi ambientali, e che ancora adesso si RIFIUTA si monitorare le emissioni degli inquinanti piu gravi, primo fra tutti l'idrogeno solforato.

Mi fa senso che in tutto questo ci sia anche il WWF. Che tristezza. Sedersi a tavola con il nemico, tacitamente approvando e non per dirgli: guarda che te ne devi andare da qui, altro che conferenze, devi pagare profutamente per avere distrutto la vita delle persone, della flora e della fauna.

La chicca finale, e' quando parlano dei loro risultati. A Manfredonia la gente moriva in casa ENI per colpa delle aragoste. A Viggiano, invece secondo l'ENI la colpa della perdita di biodiversita' ... e' per colpa dell'agricoltura, della cementificazione, della pastorizia, dell'urbanizzazione!

Loro non c'entrano, e come Robin Hood verranno ad aggiustare tutto!

The results show that in the last 50 years the habitat of the high valley has undergone a gradual ecological fragmentation related to more intensive agricultural use, the expansion of infrastructure, the cementification of the Agri River and the widespread urbanisation of the area.

In some of these areas the increased pressure for pasture interacts negatively with efforts to recover areas of well stations and the paths for oil pipelines.


IN ALCUNE AREE, L'URGENZA DI CREARE PASCOLI PER ANIMALI INTERAGISCE NEGATIVAMENTE CON GLI SFORZI DI RIPRISTINO AMBIENTALE DEI POZZI DI PETROLIO E DEI TRACCIATI DEGLI OLEODOTTI

Certo, secondo l'ENI, LA COLPA ORA E' DEI PASTORI !!!

Non e' mai colpa delle schifezze che mettono nei terreni, nell'acqua e nell'aria. Mai. Loro sono sempre santi, e buoni, e rispettosi di Santa Romana Chiesa. Sono sicura che trovano risposte altrettanto comiche quanto sciocche per tutti altri siti che hanno inquinato in tutta Italia.

Non c'e' piu cieco di chi non vuol vedere. Spero che si vergognino di quanto schifo faccia, oltre l'inquinamento che hanno portato alla Basilicata, questo pensare che la gente sia scema e pronta a bersi tutte le fandonie che gli raccontano. L'ignoranza e' una brutta bestia.

Wednesday, June 10, 2009

Viaggio in Italia


Come qualcuno di voi gia' sa, sono stata in Spagna per un mese, per lavoro a Barcellona. Saro' qui ancora per qualche giorno: e' stata una bella esperienza e sono stata contenta di venire qui. Purtroppo per noi, gli Spagnoli stanno molto (molto) avanti rispetto all'Italia. Il metro´ funziona ed e' splendente, l'Universita' e' nuova, la gente cordiale e non troppo montata, ed ancora ci si scandalizza delle cose brutte ed antidemocratiche.

Il nuovo presidente della provincia di Chieti, Di Giuseppeantonio dice che vorrebbe trasformare la nostra provincia nella Catalogna d'Italia. Barcellona e' la capitale della Catalogna. Se questa aspirazione e' vera, abbiamo molta strada ancora da fare!

Non e' di questo pero' che vorrei parlare, ma del fatto che dal 20 giugno, piu' o meno, sono in Italia e per un mese intero, fino a fine luglio. Di nuovo, a scopo di petrolio.

Prima di venire in Abruzzo saro' in Brianza, a parlare anche coi lombardi della deriva petrolifera in Italia e poi per alcune registrazioni radiotelevisive a Modena, sempre per parlare di petrolio.

Gia' mi sono arrivate richieste di incontri, e saro' ben lieta di andare dovunque verro' invitata, con umilta'. Io pero' vorrei che quest' estate fosse anche un occasione per incontrare tutti i bloggers, e coloro a cui possa interessare, per conoscerci e per pensare a varie attivita' insieme. Manifestazioni, eventi estivi. Fiaccolate, giornate al mare, il G8 all'Aquila con semplici magliette con scritto No alla deriva petrolifera in Abruzzo. Cose anche piccole ma che almeno siano un segnale che siamo ancora arrabbiati e desiderosi di proteggere la nostra terra.

Ad esempio, questa cosa che ce qui sotto, da youtube, l'hanno fatta in Sardegna per evitare il passaggio di petroliere nei loro mari. A quanto pare, sono riuscti a deviare il corso delle navi. Me l'ha mandato SinceraMente, che saluto con affetto. Non possiamo farla anche noi?

Propongo di vederci tutti a Pescara, che e' un punto abbastanza centrale fra il 20-25 giugno. Che ne pensate? Potete scrivermi all'email di posta: dorsogna chiocciola math punto ucla punto edu.

Non so se vinciamo, se perdiamo questa battaglia, che per molti versi e' molto piu grande di noi. Le belle notizie sono che abbiamo evitato (a quanto pare!) la raffineria di Ortona, e che Remo di Martino non e' stato eletto, sebbene si presentasse con il primo partito d'Italia.

C'e' ancora pero' molto, moltissimo da fare. Fare la raffineria a Navelli o a Teramo per me e' la stessa cosa che se la vogliono fare ad Ortona. Sempre la mia regione e'. Il porto petrolifero di Ortona forse non e' la stessa cosa che la raffineria, ma e' un suo stretto parente.

Io lo so che il petrolio non portera nulla di buono all'Abruzzo e questo mi da la forza di continuare ancora ad urlare la mia verita', le mie certezze anche quando penso che non ne valga piu la pena.

Cerchiamo di essere uniti, di lavorare assieme, di focalizzarci verso la meta, di non perdere la freschezza e la rabbia. L'Italia, che sarebbe il nostro paese, ha bisogno di noi.

Fatemi sapere che ne pensate di incontrarci da qualche parte in carne ed ossa.
Un bacio a tutti e grazie - Maria Rita

Tuesday, June 9, 2009

L'Italia come l'Algeria


Non e' solo il nostro primo ministro a dire che Roma e Milano assomigliano sempre piu' a citta' africane. Anche la Petroceltic, ditta petrolifera irlandese in data 3 giugno 2009 ci ha messo nella stessa casella dell'Algeria. Come infatti riporta L'African Buisness News il capo della Petroceltic, tale Andrew Bostock dichiara:

"I am pleased to be able to report that all of the resolutions at today's AGM have been approved, including the recently announced share placing, which will now proceed to completion. Petroceltic has raised aggregate gross proceeds of £27.5 million from this placing and is now well funded for active programs in both Algeria and Italy throughout 2009 and 2010. These programs will appraise the extent of discoveries already made in both areas and also extend our operations into new exploration prospects. We are optimistic that this program will start to unlock the value which we believe exists in our portfolio.

Funding from the placing has also enabled the Company to accelerate the Italian exploration and appraisal program. We are now preparing for the drilling of up to three wells on our Italian acreage during 2009/10."

Cioe' e' stato tutto liscio avere permessi, in Algeria come in Italia. Uguale. Dicono di avere sufficienti soldi per trivellare durante il 2009 e il 2010 e che addirittura vogliono accelerare i tempi per le trivelle italiane.

Nessuno ricorda che in Algeria ci sono i deserti, mentre in Abruzzo c'e' il mare, l'uva e la vita delle persone. Forse non lo ricordano nemmeno gli italiani.

Nel silenzio generale dunque, Ortona, l'Abruzzo, lo sciapito Gianni Chiodi, il prepotente Mauro Febbo, la muta Daniela Stati e in generale il popolo intero d'Italia regala la sua spiaggia, il suo mare, la sua pesca, la sua terra ad un gruppo di irlandesi.

Si sente solo il fruscio delle banconote del sindaco di Ortona, Nicola Fratino che già conta i soldi per il trasporto del petrolio tramite il suo porto dai colori psichedelici. Che schifo.

Un motivo ci sarà pure se l´Italia lentamente declina - turisticamente, culturalmente, economicamente, politicamente e secondo me la base di tutto sta in questo orrendo non curarsi del bene comune. In questa idea che se penso al mio orticello, andra' tutto bene. In questa rassegnazione che tanto io che ci posso fare. In questo piegarsi la schiena tutti i giorni e pensare che solo i matti possono urlare la verita'. In questo lasciare che tanto ci pensera' un altro a far qualcosa.

In California e' dal 1969 che non si azzardano a mettere più trivelle nel mare. L'anno scorso negli USA si parlava di diminuire le distanze trivellabili dalle coste, da 160km ad 80km. Ci fu la rivolta di governatori e popolo - se ne parlo' per settimane. Il governatore Schwarzenegger disse che non se ne parlava nemmeno in California, e con lui quello del Maine, della Florida, dell'Oregon. Alzarono la voce, e non da politici di questo o di quel partito, ma da governatori interessati al bene del proprio popolo. Io non ho dovuto far nulla, perche' ci ha pensato chi di dovere.

Tutto questo fracasso per portare il limite ad 80 chilometri. In Italia non esiste nessun limite e non gliene importa niente a nessuno se gli vengono a mettere le trivelle sotto il naso. Ma proprio niente.

La TV italiana, se uno la guarda agli orari giusti, continua a mostrare storie di morte e di distruzione, per colpa della Camorra, della Mafia, del terremoto, delle regole inesistenti sul trasporto su strada, qualche volta dell'ENI. Ma per una volta che le tragedie potrebbero essere PREVENUTE, in Abruzzo come in Sicilia, il silenzio piu totale.

Ci piacciono i morti gia' morti.

Ma poi, ognuno ha quel che si merita e ciascuno e' artefice della propria fortuna, compresi i popoli. Come posso pensare che ci si indigni per trivelle in mare, quando non ci si indigna che la Mafia e' la prima azienda del paese?

Questa storia del petrolio in Abruzzo si e' snodata esattamente allo stesso modo in cui tutto si snoda in Italia: con pochissime persone disposte davvero a lottare con intelligenza, senza distogliere lo sguardo dall'obiettivo vero e senza volerne approfittarne - politicamente o economicamente.

Dove sono gli altri accademici? Dove sono i ricchi d'Abruzzo? Dov'e' Mr Pasta De Cecco? Dov'e' la gente che spontaneamente si riversa nelle piazze? Dove sono i politici? Davvero si crede alle parole di Chiodi? E ricordo che sono parole, e non fatti, quelli sono inesistenti.

Il primo gennaio 2010 e' sempre piu' vicino. Da allora i petrolieri potranno fare cio' che vogliono alla nostra terra. Si vede che agli abruzzesi gli sta bene cosi'.

Ma come già so dal primo giorno di questa storia, tutto ciò non scalfisce di un millimetro la mia vita personale. Alla fine dei conti, non sono io che devo andare al mare ad Ortona, a Vasto, a Pineto. Non sono io che dovrò portare i miei bambini a giocare all'ombra delle piattaforme, fra il cemento e circondata da spiagge che scompaiono a San Vito, a Pescara, a Montesilvano.

Malibu e' molto più vicina.

Monday, June 8, 2009

Ken Saro Wiwa e il petrolio nigeriano





Disastri Shell in Nigeria:







La tribu Ogoni si trova nel sudest della Nigeria, e nel cuore della zona petrolifera del Delta del Niger. Questo gruppo etnico di circa mezzo milione di persone per secoli fu dedito alla pesca e all'agricoltura.

Nel 1958 la Shell trovo' petrolio nelle terre degli Ogoni. Per decenni la Shell, ma anche la Exxon-Mobil, la Texaco, la British Petroleum l'Elf e la nostra beneamata ENI, sotto il logo Agip, estrassero petrolio semi-indisturbati e per un totale di oltre 30 miliardi di dollari.

A queste estrazioni si accompagno', guarda caso, la distruzione dell'ambiente naturale degli Ogoni: la puzza di zolfo a pervadere tutto, pozzi e fiumi inquinati, il cielo punzecchiato da fiammate altissime a tutte le ore del giorno e della notte, terreni violati per metterci oleodotti senza chiedere niente a nessuno. La pesca scomparve e l'agricoltura fu fortemente compromessa. Aumentarono i casi di asma, bronchiti e malattie alla pelle a causa dell'inquinamento.

Come spiegato ieri, li non hanno nemmeno messo i "centro oli": l'idrogeno solforato veniva incenerito al 100% con questa tecnica del gas flaring, e rilasciato direttamente in aria.

La Shell diceva che non era vero che c'era tutto questo inquinamento e che anche se c'era la colpa era delle popolazioni locali. Storie petrolifere di tutti i giorni.

Nel 1990 Ken Saro-Wiwa, un poeta e scrittore della comunita' Ogoni, con una certa notorieta' televisiva, fondo' il movimento per la sopravvivenza degli Ogoni, il MOSOP, the Movement for the Survivial of the Ogoni People.

A partire dal 1991 Saro-Wiwa inizio' a denunciare la devastazione della sua terra al mondo, a conferenze ambientali, ad Amnesty International, alle Nazioni Unite. Si calcolo' che la Shell aveva omesso di pagare almeno 10 milioni di dollari per ripristino dei danni ambientali e per royalties.

Gli incidenti iniziarono a crescere in parallelo con la notorieta' di Saro-Wiwa: all'inizio erano manifestazioni pacifiche ma spesso, anche a causa dell'intervento della polizia diventarono violenti. Nel 1993 in vari attacchi su villaggi Ogoni morirono quasi 900 persone. La polizia disse che la colpa era di lotte interne fra etnie Ogoni diverse. Saro-Wiwa denuncio' invece la lunga mano della Shell dietro queste sommosse. Il tutto si ripete' nel 1994 e nel 1995 in scontri nei palazzi governativi.

Il dittatore nigeriano Sani Abacha era dalla parte della Shell e in un comunicato militare il suo fedele generale Paul Okuntimo disse:

"Shell operations still impossible unless ruthless military operations are undertaken for smooth economic activities to commence"

Finalmente, nel 1995 Saro-Wiwa fu ingiustamente arrestato, torturato, ucciso e gettato in una fossa comune, nonostante l'intervento di Amnesty International, Greenpeace, The Sierra Club, PEN international e the Human Rights Watch. Il commonweath britannico sospese la Nigeria, gli USA richiamarono il loro ambasciatore. Ci fu un boicottaggio internazionale per la morte di quello che veniva ritenuto un attivista pacifico.

La Shell dovette abbandonare la terra degli Ogoni a causa dello scandalo internazionale.

La famiglia di Saro-Wiwa porto' avanti la sua battaglia anche dopo la sua morte. Il fratello emigro' in Canada. Le sue spoglie furono finalmente trovate e date una seplotura con nome e cognome solo nel 2005.

Dopo innumerevoli difficolta', ritardi e resistenze, la Shell fu portata in un tribunale di New York da un gruppo americano per la difesa dei diritti umani, the Center for Constitutional Rights. Come ormai prassi, si cerca sempre di discutere queste cause negli USA dove le norme ambientali sono piu severe.

La legge e'del 1789. Questa prevede che i tribunali americani possano giudicare reati contro i diritti umani anche se questi vengono commessi all'estero, da o contro stranieri.

La causa inizio' nel 1996. Solo oggi 8 Giugno 2009, dopo 13 anni, la Shell ha patteggiato e ora dovra' pagare 15 milioni di dollari per avere partecipato indirettamente alla morte di Saro-Wiwa e per inquinamento. La Shell era accusata di avere fornito le armi alla polizia e di avere ingaggiato bande locali per sparare alla gente che protestava. Meta' del denaro andra' per la bonifica dei siti inquinati e per le comunita' Ogoni.

L'avvocato dell'accusa, Jennie Green ha dichiarato:

"This was one of the first cases to charge a multinational corporation with human-rights violations, and this settlement confirms that multinational corporations can no longer act with the impunity they once enjoyed,"

Questo e' uno dei primi casi in cui una multinazionale e' stata condannata per violazione dei diritti umani e questo esito conferma che le corporazioni multinazionali non possono piu' agire con l'impuntia' di un tempo.

La Shell non ha rilasciato dichiarazioni. L'ENI, che continua a distruggere ogni cosa che tocca, anche la Nigeria dove opera ancora, neppure.

Fonti: CNN, The politics of bones, BBC

Milena Gabanelli e il petrolio d'Italia


Mi sono arrivate varie segnalazioni del fatto che Milena Gabanelli ha raccontato degli scempi petroliferi in Nigeria, nel suo programma Report, domenica 7 giugno alle 21:00.

Il titolo del programma e' stato "La violenza dei forti". Non ho ancora visto il programma, e non essendo in Italia, non sapevo neppure che fosse andato in onda, ma sono veramente contenta che qualcuno abbia avuto il coraggio di parlarne. Grazie a Milena Gabanelli, per la sua professionalitá e per avere avuto il coraggio della denuncia.

Oggi, 8 giugno dalle 5 alle 6 di sera, la Gabanelli sara' online per parlare del suo programma. Magari possiamo parlare a chattare con lei di petrolio in Abruzzo? Qui il link io ci provero', speriamo che siamo in tanti.

Il link della tramssione invece, come mi hanno segnalato Carlo, Maria Paola e Massimiliano e' qui

Queste le repliche su Rai sat al canale 121:

Lunedì 08/06 alle 10.00 e alle 21.00
Giovedì 11/06 alle 16.45
Venerdì 12/06 alle 24.00

In fondo il testo del riassunto della puntata. Ricordo che il gas flaring consiste nel bruciare direttamente gli scarti sulfurei (fra cui l'idrogeno solforato) invece che mandarli al desolforatore prima. Nel desolforatore ci sono prima delle reazioni chimiche (il cosiddetto processo Claus) che trasforma gli scarti sulfurei in zolfo puro allo stato solido. La parte di gas che non si riesce a smaltire viene poi bruciata. La percentuale di recupero dello zolfo di solito e' del 95-96%, per cui in teoria "solo" il 5% dell'idrogeno solforato finisce in atmosfera.

Ora, costruire desolforatori costa, ovviamente tanto piu' quanto piu'alta e' la percentuale di idrogeno solforato che riesci ad evitare di immettere nell'ambiente. A Viggiano il desolforatore
che viene chiamato "centro oli" ha portato alla distruzione di tutta l'agricoltura nel circondiario, a Sarroch trovano zolfo nei pesci per colpa del desolforatore di Mr Moratti. Tutto questo in presenza di impianti che dovrebbero smaltire l'idrogeno solforato al 95%.

Immaginate voi come si vive in Nigeria dove il DESOLFORATORE NON C'E' E DOVE TUTTO l'H2S VIENE BRUCIATO AL 100% in queste enormi torri di fuoco. L'immagine di cui sopra e' un esempio di gas flaring nigeriano. Una specie di fiammella del centro petroli moltiplicata per vari fattori.

Per tutto questo occorre ringraziare l'ENI, di cui ciascuno di noi e' membro, visto che al 30% appartiene ancora allo stato Italiano e cioe' a tutti noi.

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In Nigeria, tutta la regione del delta del Niger, un tempo ricchissima di pesce e di coltivazioni agricole, è stata appaltata alle attività di estrazione e ricerca di petrolio delle multinazionali straniere, dalla Shell all’Agip.

Uno degli aspetti più controversi è il “gas flaring”, il gas che fuoriesce dai giacimenti di petrolio e che viene bruciato dalle compagnie perché sarebbe costoso riutilizzarlo. Una pratica vietata in Nigeria e contrastata dalle Nazioni unite perché altamente inquinante. Ma nonostante i divieti e le sentenze della Corte Federale Nigeriana, la pratica del gas flaring ancora oggi viene adottata anche perché l’entità delle multe che dovrebbero dissuadere le grandi aziende è risibile. Alla fine anche i governanti africani sembrano tollerare e chiudere un occhio. Allora di chi è la responsabilità di un inquinamento che ha devastato il delicato ecosistema fluviale, distrutto la pesca e reso imbevibile l’acqua? E lo sfruttamento delle risorse alle spalle della popolazione locale? Negli anni la tensione è degenerata in una vera e propria guerra. A confrontarsi i guerriglieri, l’esercito nigeriano e le polizie private che proteggono le strutture e i cantieri delle multinazionali.

Friday, June 5, 2009

Televisioni a confronto: Chevron ed ENI


Qualche tempo fa RAI UNO mostro' un film documentario su Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI che venne dipinto come una specie di scaltrissimo uomo d'affari, corruttore ma onesto, come se le due cose potessero coesisitere. Non una parola sugli schifi fatti all'ambiente di Nigeria ed Ecuador, con i loro oleodotti e le loro raffinerie sputa veleni. Ci fu pure una serata da Vespa per celebrare Enrico Mattei, e anche qui, silenzio piu' totale su Gela, Manfredonia, Crotone, Pieve Virgonte, Melilli, Augusta, Priolo. Nada.

Ma si sa, la colpa e' delle aragoste!

Nello stesso periodo, la TV USA, sul canale CBS (Central Broadcasting Station) mando' in onda in prima serata la storia della Chevron-Texaco e dell'inquinamento devastante che queste ditte hanno portato alla comunita' indigena dell'Ecuador.

Agli americani che non lo sapessero e' stato spiegato come la Texaco per 23 anni ha buttato gli scarti tossici petroliferi in pozzetti scavati alla meno peggio e che spesso dopo le pioggie ridondavano robaccia fra i campi. La gente ha sentito in maniera chiara dalla TV che la Texaco ha avvelenato l'acqua, ha trattato l'Ecuador come una pattumiera, ha lasciato che gli indigeni usassero quell'acqua per lavarsi, vestirsi, cucinare.

Gli americani hanno sentito che la Texaco ha fatto delle cose che assolutamente non sarebbero state tollerate negli USA - vedi la storia di ieri sul fatto che per avere inquinato per tre anni due texani rischiano otto anni di galera.

Dopo aver fatto il comodo proprio in Ecuador per un quarto di secolo, la Texaco fu finalmente acquistata dalla Chevron, nel 1992.

Fu in quello stesso periodo che la comunita' ecuadoregna decise di portare la Chevron in tribunale. Guidati da un avvocato di New York, Steven Donziger, chiesero 27 miliardi di dollari in danni come stimati da un ingegnere ecuadoregno, Richard Cabrera.

La Chevron, come ogni ditta petrolifera che si rispetti, non vuole pagare e dice che il sistema ecuadoregno e' corrotto e che loro hanno sempre seguito le regole.

All'inizio, nel 1993 gli ecuadoregni e Donziger, presentarono la causa in un tribunale di New York, ma la Chevron rispose, per nove anni, che la causa doveva essere discussa in Ecuador, Li infatti le leggi per la difesa dell'ambiente sono molto piu' blande che negli USA.

Nel 2003 la spuntarono e finalmente inizio' la causa, in Ecuador. La Chevron allora disse che non volevano la causa nemmeno li, perche' a suo tempo, la Texaco e il governo dell'Ecuador avevano stabilito un patto secondo cui la ditta petrolifera avrebbe ripuito la terra in cambio del rinuncio a citazioni in tribunali.

Dicono pure che siccome la Texaco era in partnership con una ditta locale, la Petroecuador, questi ultimi sono responsabili della pulizia tanto quanto loro.

Donziger controbatte che anche se erano in partnership con Petroecuador, il responsabile unico delle operazioni di trivellamento e produzione era la Texaco. Dice pure che l'accordo era firmato dal governo e dalla Chevron, e non DALLA GENTE, che dunque non ha rinuciato ai suoi diritti e che e' autorizzata a richiedere l'intervento giudiziario e il risarcimento dei danni.

Dei 916 pozzi illegali, solo 162 sono stati ripuiti finora, e qualcuno di questi non e' stato neppure sistemato per bene. La Chevron dice che sono meno di 916, anche se si rifiuta di dire quanti e dove sono. Affermano anche che i loro studi dicono che la pulizia che hanno fatto va bene.

Il giornalista USA va a parlare con la rappresentante della Chevron e gli fa le domande difficili: proprio come Vespa a Scaroni e compagni alla televisione! La sentenza dovrebbe uscire nelle prossime settimane. Vediamo come va a finiie.

I petrolieri pensano ai loro affari, negli USA come in Italia. Non ci sono santi da nessuna parte. Quel che pero' e' diverso e' che negli USA ci si indigna, ci si scandalizza, la TV e' un po piu' obiettiva, i giornalisti non hanno paura di chiedere, non devono ringraziare nessuno. Anzi, piu' cose di questo genere fai, piu' sei stimato. Lo senti quando parlano che per loro Chevron, Texaco e cosi via sono entita' a se stanti, giganti da criticare e non qualcosa da rispettare, da adulare.

Da Vespa invece sembrava un gran inciucio pro ENI, tutti li imbalsamati e timorati del DIO ENI, del DIO Mattei. Come puo essere altrimenti quando l'ENI e' stata lasciata entrare dappertutto come una piovra dai mille tentacoli? Giornali, chiesa cattolica, universita, Hanno contaminato tutto.

Intanto la distruzione del pianeta continua.
Ora ci sono i cinesi in Ecuador.


Fonti: Ecuador Crude, CBS
















Voglio vedere quando la RAI portera' in prima serata le schifezze che l'ENI ha fatto, e sta facendo il Nigeria, nella stessa Ecuador, a Manfredonia.

Thursday, June 4, 2009

Giustizia Texana


La Texas Oil and Gathering e' una ditta petrolifera che opera in Texas.

Nel 2000 il proprietario e il manager delle operazioni logistiche, tali John Kessel e Edgar Pettijohn, hanno iniziato a scaricare rifiuti petroliferi pericolosi in maniera illegale in alcuni pozzi dismessi.

Compravano materiale di scarto da varie operazioni petrolchimiche e di raffinazione della zona, li processavano ulteriormente nella loro raffineria nei pressi di Houston, e cio' che non si poteva piu' lavorare li andavano a buttare in questi pozzi dismessi, alla meno peggio. Un po stile Gomorra.

I due falsificavano i documenti che classificavano questi scarti come non tossici, fatti solo di acque saline e di brine (non certo elisir di lunga vita) mentre invece questi rifiuti contenevano alte concetrazioni di toluene, xylene e benzene, tutte sostanze provate cancerogene.

L'affare gli e' andato bene per tre anni. Poi, nel 2003 uno dei pozzi sotterrranei esplose, uccidendo tre lavoratori. Lo scoppio del pozzo in questione era diverso da quello usato dalla Texas Oil and Gathering, ma lo stesso le autorita' hanno iniziato ad indagare su cosa andava a finire in quei pozzi.

I due tizi sono stati cosi condannati su quattordici accuse di crimine contro l'ambiente e la collettivita', fra cui: conspirazione, violazione delle leggi per la sicurezza dell'acqua potabile (The Safe Drinking Water Act) e violazione delle leggi per la conservazione delle risorse (The Resource Conservation and Recovery Act).

I due si sono dichiarati colpevoli, ma questo non gli risparmiera' il carcere. L'accusa ha proposto una multa di almeno $500,000 alla ditta e della stessa cifra a ciascuno dei due come individui. Per ciascuno di loro si parla di una condanna che puo' arrivare ad otto anni di prigione. La colpevolzza e' certa. La sentenza ufficiale sulla pena da scontare esce a Settembre 2009.

L'ufficio per il controllo dei crimini ambientali di Dallas del ministero americano dell´ambiente l'EPA, (the Environmental Protection Agency) ha dichiarato:

The defendants tried to make an illegal end run around our environmental laws in order to increase their bottom line. These guilty pleas serve as a reminder that senior company executives who decide to commit environmental crimes will be prosecuted, not just the company.

I due accusati hanno cercato di raggirare le nostre leggi sulla protezione dell'ambiente per aumentare i loro profitti. Queste condanne ci ricordano che chiunque decidera' di commettere crimini contro l'ambiente verra' portato in tribunale, e non solo la compagnia ma anche gli individui responsabili.



L'occasione fa l'uomo ladro: se i due tizi del Texas hanno fatto queste nefandezze in uno stato dove la ti dicono che ti processeranno con la piena autorita' della legge e ti mandano in galera per il doppio del tempo che hai inquinato, figuriamoci in Abruzzo quante altre schifezze faranno i petrolieri alla nostra regione, dove i controlli sono leggeri come l'aria di primavera.

Quante altre Bussi petrolifere volgliamo? Quante altre discariche illegali vogliamo? Quanta altra morte vogliamo? Potrei sbagliarmi, ma non mi risulta che nessuno sia ancora mai andato in galera in Abruzzo per avere inquinato l'ambiente.

Fonti:
Environmetal News Service
Environmental Compliance