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Thursday, February 5, 2009

Limiti di Idrogeno solforato





Sul web, su Facebook e anche su questo blog, si parla dell'emendamento 'Mascitelli' per proporre limiti piu severi sulle emissioni di idrogeno solforato in Italia.

Innanzitutto, vorrei specificare che questo non e' un emendamento 'Mascitelli'. Parlando coi lucani viene infatti fuori che e' stata l'idea di un senatore lucano, Felice Belisario. A Gennaio, lui e qualcuno del suo staff venne a sentire la mia conferenza a Marsicovetere, attaccato a Viggiano, chiese maggiori informazioni ai comitati locali e qualche giorno fa e' comparsa questa proposta. Mascitelli dunque, e' solo stato uno dei primi firmatari. Meglio tardi che mai, ma per correttezza, occorre specificare che l'idea non e' sua.

Ora, passata l'euforia iniziale ecco cosa penso. Questa idea di diminuire le emissioni di idrogeno solforato, chiunque l'abbia avuta, e' eccellente, ma solo per i centri emissivi GIA' ESISTENTI. Nel senso che, non creda NESSUNO che questa sia una via facile per fare entrare il petrolio in Abruzzo, dicendo, si ma adesso abbiamo limiti minori o cose di questo genere. Un po' e' come quando l'ENI dice, si ma adesso mettiamo un filtro migliore.

Nemmeno l'ombra del petrolio ci deve arrivare qui in Abruzzo.

I limiti, si sa, non c'e' nessuno che davvero li controlli in Italia, e quant'anche fosse, le conseguenze legali sono cosi insignificanti, e le multe cosi basse, che sono convinta che i petrolieri continuerebbero ad inquinare.

Per dirne una, La Gas Plus Italia, che trivella in Basilicata, al suo comunicato Consob, a pagina 280, dice le seguenti cose:

"Gas Plus attualmente non ritiene che vi saranno effetti negativi particolarmente significativi sul bilancio dovuti al mancato rispetto della normativa ambientale."

Devo aggiungere altro? Ci pensate alla faccia fresca di questa gente che addirittura dice ai suoi investitori: non vi preoccupate se inquiniamo, tanto non ci fanno niente!

Se questi senatori fossero lungimiranti, e davvero avessero a cuore l'Italia, proporrebbero di RIVEDERE TUTTE LE NORME EMISSIVE IN ITALIA.

I limiti per la diossina sono 1000 volte piu' alti che in Germania. Addirittura non abbiamo limiti legali per le concentrazioni di mercurio. Dell'idrogeno solforato abbiamo parlato piu' volte e fatto notare come le nostre raffinerie possono emettere fino a 10,000 di piu' che in Massachusetts!

E queste sono solo tre sostanze che conosco io. Sono certa che se uno indagasse a fondo e facesse un po di paragoni troverebbe altre cose scandalose.

Ci vorrebbe un gruppo di esperti totalmente svincolati ad analizzare la situazione attuale e a mettere norme piu severe su tutti gli inquinanti, senza dover rendere conto a petrolieri, faccendieri, lobbisti, e industriali dalla dubbia moralita'.

Sogno, lo so.

Fonti: Gas Plus Italiana pagina 280 del documento.

Monday, February 2, 2009

Il nuovo assessore all'ambiente: Daniela Stati


Ecco cosa le ho scritto. Spero che vogliate scriverle anche voi, e magari mettere in copia
cc al presidente Chiodi e al suo staff. Occorre che capiscano tutti che si tratta di un problema grave, che riguarda tutta la regione e che non si puo' continuare ad aspettare.

daniela.stati@regione.abruzzo.it,
presidente@giannichiodi.com
stampa@giannichiodi.com

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Gentile assessore Stati,

mi chiamo Maria Rita D'Orsogna, sono un fisico, ho 36 anni, sono abruzzese, ma da vari anni vivo e lavoro a Los Angeles dove sono docente universitario.

Le scrivo in merito alla questione della petrolizazione della nostra regione, un problema gravissimo che ci riguarda tutti: da Vasto a Teramo, e passando per l'entroterra: la Majella, LettoManoppello, Sulmona e Navelli sono tutte localita' dove l'industria petrolifera vorrebbe insediarsi.

Tutto questo e' assolutamente incompatibile con l'Abruzzo che conosciamo oggi. Se decidiamo di percorrerla, sara' una strada a senso unico, un processo che irreversibilmente peggiorera' il nostro territorio e la nostra salute.

Ci sono migliaia di articoli scientifici che mostrano come le attivita' estrattive e lavorative del petrolio peggiorino la qualita' della vita delle persone, la loro salute, quella del territorio e delle specie animali e vegetali. In particolar modo le emissioni tossiche derivanti dall'attivita petrolifera causano: danni ai polmoni, al sistema circolatorio, neurologico, alla pelle agli occhi, asma, edemi, aborti spontanei nelle donne, difetti al DNA, tumori, leucemie, linfomi e deformita' nei nascituri.

Le esperienze di Falconara, Busalla, Gela, Viggiano, Priolo, Augusta, Sarroch, Porto Marghera e Manfredonia, Cremona, Trecate e Mantova mostrano inequivocabilmente che in presenza di impianti petroliferi (pozzi e/o raffinerie di qualsiasi genere) i tumori di persone e bambini aumentano drasticamente, i terreni si impregnano di sostanze tossiche, l'agricoltura, il turismo e la pesca muoiono.

In Basilicata il petrolio ha distrutto l'agricoltura. Trovano traccie di idrocarburi nei vini, nel miele, nel bestiame, nelle persone. Il turismo e l'immagine della regione in generale e' in declino, l'emigrazione aumenta. Dal petrolio il popolo non ha avuto nulla e nulla e' stato salvato dalla furia petrolifera. Hanno persino impiantato 15 pozzi di petrolio all'interno dei parchi regionali, inquinando falde acquifere e terreni. Non possiamo permettere che questo accada anche da noi. Sarebbe uno schiaffo morale ai nostri nonni che hanno difeso la terra durante la guerra e ai nostri figli che hanno diritto ad una vita sana.

Spero vivissimamente che anche lei senta questo problema come uno dei piu' gravi della nostra generazione di cittadini abruzzesi. Spero altresi che lei ed il suo assessorato vogliate contrastare in maniera decisa, forte e senza tentennazione alcuna qualsiasi tipo di progettazione petrolifera, scellerata e inutile per l'Abruzzo.

In qualita' di assessore all'Ambiente, lei ha una grande responsabilita' in questo senso, e il futuro delle prossime generazioni di abruzzesi e' nelle sue mani. Come donna, e come mamma, spero che lei abbia a cuore il futuro della nostra gente e che si adoperi in tutti i modi per dire no all'Abruzzo petrolizzato e per dare ai nostri figli un Abruzzo piu' sano, piu' giusto, e non degradato, inquinato e tossico.

Da persona di scienza ho ritenuto di dover fare la mia parte ed ho visitato in lungo ed in largo l'Abruzzo, usando il mio tempo e a mie spese, facendo informazione scientifica, accurata ma comprensibile, riempendo lo scandaloso vuoto che quelli che l'hanno preceduta hanno creato.

Finora la regione Abruzzo come istituzione non ha fatto nulla per l'informazione concreta, organizzata e reale per i cittadini su questo tema. Spero che questo possa cambiare e che lei senta di potersi fare promotrice di eventi e manifestazioni a livello regionale per continuare a sensibilizzare la popolazione ed in supporto, anche materiale, alle decine e decine di associazioni sorte sul territorio per proteggerlo.

Se desidera maggiori informazioni a proposito, sono disposta a mandarle tutta l'informazione che ho raccolto in questi mesi.

Non vivo in Abruzzo, e il mio futuro quasi certamente si svolgera' lontano dalla mia terra d'origine. Ho dedicato a questo tema molti mesi ormai, con duro lavoro e impegno costante.
Il tutto solo perche' da persona di scienza so che quello ci si prospetta e' molto grave ed io sento l'urgenza fortissima e irrestibile di lavorare per difendere e migliorare il posto da dove vengo anche se non mi e' dato di poterci vivere.

Spero che lo stesso sentimento animi anche lei, e che possa abbracciare questa causa con tutta la passione che ha.

Grazie,

MRD

Sunday, February 1, 2009

L'ENI a Paderno Dugnano


Nel 1998 la guardia di finanza mando' ben 18 avvisi di garanzia a membri e dirigenti della ENIrisorse e sue associate a Paderno, vicino Monza. La ENIrisorse al tempo era una ditta controllata al 100% dall'ENI e la rappresentava a livello metallurgico. Oggi ha cambiato nome e si chiama Syndial, ma appartiene ancora all'ENI.

A quel tempo, vennero messi sotto sequestro uno stabilimento per l'incerimento e lo stoccaggio di batterie esaurite. A Paderno si raccoglievano e si trituravano le batterie usate, diciamo in modo non proprio ottimale. Vennero sequestrati 120,000 metri cubi di veleni, in larga parte piombo, 80,000 nella stessa Paderno e poi altri 40,000 a Marcianise, in provincia di Caserta.
Altro materiale fini' sotto sequestro a Gioia Tauro, in provincia di Cosenza.

Questi volumi equivalgono, piu o meno a una palazzina con base grande quanto un campo di calcio di 4 piani. I report ENI parlano di un milione di chilogrammi di sostanze di scarto prodotte a Paderno Dugano. Se ne recuperavano 3 milioni.

La collina dei veleni, cosi la chiamavano gli abitanti di Paderno: si poteva vedere anche da lontano. Quando pioveva, da questi stoccaggi a cielo aperto veniva fuori una acqua rossastra, che finica dritta dritta nel terreno.

Negli stabilimenti ENIrisorse, tutto veniva fatto alla meno peggio. Erano stati superati i limiti di autorizzazione di scorie tossiche, il terreno non era stato impermeabilizzato adeguatamente, e le falde acquifere erano a forte rischio di inquinamento. Veniva prodotta troppa diossina perche' le temperature non erano sufficientemente elevate, Parte delle scorie, classificate come pericolose, venivano poi mandate a Cervesina, in provincia di Pavia, dopo essere state coperte da una colata di cemento.

Neanche a dirsi, era una operazione illegale: i rifiuti avevano concentrazioni di piombo 10 volte superiori rispetto a cio' che era ammissibilie dalla legge. In piu' la discarica di Cervesina non era autorizzata ad ospitare tali rifiuti. Anche qui il materiale fini' sotto sequestro.

Nelle carte la ENIrisorse doveva ricilare plastica e non veleni. Nella pratica, le indagini mostrarono che l'85% dei rifiuti era invece composto di metalli pesanti e cancerogeni come appunto il piombo. Varie analisi da uffici pubblici e di varie procure hanno mostrato che questi rifiuti erano altamente tossici.

Si stima che il costo dello smaltimento delle batterie sarebbe stato di 60 miliardi delle vecchie lire se fatto in modo giusto. Con tutti i sotterfugi, e le operazioni di scarto illegale, l'ENIrisorse risparmio' 40 miliardi di lire. Inoltre si penso' di trasportare questi rifiuti un po in tutta Italia cosi' da diluire costi, sostanze tossiche, e visibilita'.

Tutto questo e' scritto in una relazione fatta alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica Italiana.

L'ENIrisorse fece nocomment in pubblico. Vendette lo stabilimento alla Sitindustrie e poi si rifiuto' di pagare le spese per la bonifica del terreno. Da quanto mi risulta, al maggio 2008, la zona non era stata ancora bonificata. Il rapporto di VAS ufficiale della citta' di Paderno indica che la criticita' ambientale nel suolo e lungo le acque superficiali (fiumi) e' molto alta. Coincidenza?

Intanto, recidiva, ora che non si poteva piu' usare Paderno come discarica, l'ENI pensava gia' a come trasportare altri rifiuti legati all'operazione "batterie tossiche" in Toscana, vicino Grosseto.

Ma questa e' un altra storia, anche se dello stesso sapore.

Fonti: Corriere della Sera

Friday, January 30, 2009

I misteri dell' Acqua dell'Abete



All'interno del parco nazionale dell'appennino lucano della Val D'Agri c'e' una area attrezzata che si chiama Acqua dell'Abete. Poco distante, sempre all'interno del parco (!!), c'e' il pozzo detto Cerro-Falcone dell'ENI.

Il 20 Novembre 2008, il Corpo Forestale dello Stato ha dovuto sequestrare la zona, che fa parte del comune di Calvello (PZ), a causa del ritrovamento di non meglio specificate sostanze tossiche vicino alla fontana in un area picnic. Data la vicinanza dell'area, boschiva e naturale, al pozzo di petrolio, non mi pare molto difficile collegare le misteriose sostanze tossiche dell'area sotto sequestro alla presenza del pozzo ENI, tanto piu' che si sentono pure i rumori delle trivelle dall'area picnic.

Gia' nel 2004 si erano scoperti riversamenti di liquami rossastri oleosi e di idrocarburi. I carabinieri ed il NOE (nucleo operativo ecologico) fecero la loro parte, denunciando il tutto alla Procura di Potenza, ma poi nessuno fece piu' nulla. In Italia, purtroppo, la precauzione non e' una virtu' ed oggi la situazione si ripete. Intanto per quattro anni centinaia di turisti, abitanti e bimbi, hanno bevuto l'acqua di quella fonte inquinata.

Si pensa che tutto l'inquinamento sia dovuto a sversamenti di sostanze tossiche durante l'estrazione del petrolio, com'e' gia' accaduto tante volte in passato. La zona e' stata classificata dal CNR e dall'Universita' della Basilicata ad alta vulnerabilita' per le falde acquifere. Nel 2000 avevano anche trovato dei pozzi dove l'acqua da bere era "frammista a greggio". Il sindaco di Viggiano aveva vietato di usarla. Poco lontano, un altra sorgente naturale detta 'Acqua sulfurea' risulta inquinata da sostanze non presenti in natura. Si pensa che siano fanghi di scarto delle trivelle.

Quello che fa scandalo e' che dopo due mesi dal sequestro i lucani non sanno nulla dei motivi, dei perche' dei responsabili. NESSUNA AUTORITA' GLIELO HA MAI DETTO, nonostante le richieste di cittadini e comitati. Nessuno ha mai risposto, ne adesso ne in passato a nessuna domanda. Cosa c'e' nel terreno a contaminarlo? Quanto c'e' n'e'? Cosa e' stato fatto per salvare la salute pubblica, quella degli animali e della vegetazione locale? Che tipo di monitoraggio ambientale viene fatto ora e quale sara' quella fatta dopo il sequestro? Di chi e' la colpa ufficiale? Chi paghera' i danni? Chi ripristinera l'area? Chi chiedera' scusa alla gente per un nuovo ennesimo attacco alla salute, a cio' che gli appartiene: il proprio territorio?

Intanto i comitati invitano la gente a non bere l'acqua delle fontanelle nel parco e di non far abbeverare gli animali nelle varie vasche della zona. Hanno scritto al "ministro dell'ambiente" Stefania Prestigiacomo e pure al direttore generale nazionale della protezione della natura, Aldo Cosentino. Chissa' se avranno la decenza di rispondere.

Dall'assessore all'ambiente della regione Basilicata, Vincenzo Santochirico, neanche una parola, ne' di scusa, ne' di spiegazione, ne' di informazione. I lucani ne chiedono le dimissioni, giustamente. Dall'ENI non si e' sentita nemmeno una mosca volare, infatti le hanno uccise tutte con i loro fumi tossici di H2S.

E' scandaloso che nel 2009 ci si senta in diritto di maltrattare in questa maniera i cittadini. Dell ' ENI sappiamo tanti malaffari. Vorrei non scandalizzarmi piu'. Eppure ogni volta mi arrabbio. Ai miei occhi questo e' un ente sporco, indegno di avere nella sua sigla la dicitura 'nazionale' perche' non rappresenta l'Italia. Sono solo una banda di opportunisti: purtroppo questo caso e' l'ennesimo di sfruttammento, inganno e disumanita'.

Non va bene.

Fonti: OLA, Aqaa news, Il giornale di Calvello

Thursday, January 29, 2009

Petrolio ad Arcore?


Su in alto la concessione petrolifera accordata il 19 dicembre alla Petroceltic per estrarre petrolio a Colle San Giovanni, nel teramano.

A Luglio, sul Corriere della Sera, fu pubblicato un articolo a firma di Cesare Zapperi secondo cui la ditta australiana Po Valley avrebbe intenzione di sondare il terreno per ispezioni petrolifere nel nord Italia. Il permesso estrattivo si chiama Ossola, copre un area di 300 chilometri quadrati e riguarda ben 80 comuni nelle provincie di Lecco, Bergamo e Milano.

Fanno sul serio gli Australiani. Notare che in Italia vogliamo bene a tutti, irlandesi, americani, italiani, inglesi, olandesi, francesi, australiani e chi piu' ne ha piu ne metta. Tutti a scavare petrolio in Italia, la nuova Nigeria d'Europa!

Restando con la nostra amica australiana, risulta che fra le citta' interessate nel bergamasco ci sono: Dalmine, Ponte S. Pietro, Caprino Bergamasco, Pontida, Sotto il Monte, Martinengo, Suisio e Villa d' Adda.

Venti invece sono i comuni in provincia di Lecco tra i quali Brivio, Calco, Paderno d' Adda, Robbiate, Verderio Inferiore e Superiore, Viganò.

Creme de la creme, diciassette paesi del Milanese. Oltre Milano stessa (roba da matti!) vogliono trivellare anche ARCORE, Carnate, Cornate, Lesmo, Trezzo d' Adda.

Arcore e' la citta' di provenienza del primo ministro Italiano, Silvio Berlusconi. Chissa' che ne pensa di pozzi con tanto di oleodotti, trivelle, puzze e magari raffinerie nel suo territorio. Dopo la Sky di Murdock, ora anche il petrolio ad Arcore!

I sindaci del comprensorio pero', a differenza del sindaco di Ortona Nicola Fratino che coi petrolieri e' andato quasi a nozze, si sono mostrati preoccupati ed hanno posto il veto alle perforazioni, almeno temporalmente. Evidententemente nessuno loro gestisce i porti o fa parte di societa' nate APPOSTA per fornire servizi ai petrolieri.

Come da copione, anche i petrolieri australiani minimizzano. Pierluigi Vecchia, manager della Po Valley afferma:

Nell'immaginario collettivo l'attività petrolifera è considerata una delle più inquinanti del mondo. Lo è stato in passato, ma oggi le cose vanno diversamente. Questo tipo di attività è così nell'occhio del ciclone che ormai si fa di tutto per limitare al minimo l'impatto. Negli ultimi 130 anni in Italia sono stati realizzati più di 6 mila pozzi. Ebbene, c'è stato solo un caso di incidente rilevante, quello di Tradate all'inizio degli anni ?90. L'incidenza degli incidenti è quindi irrilevante».

In aree urbanizzate si possono tranquillamente realizzare pozzi. Si badi inoltre che i pozzi sono meno impattanti di una fabbrica chimica. Inoltre la nostra presenza è limitata nel tempo. Quanto poi agli oleodotti, non si dimentichi che si tratta soltanto di tubi che passano nel sottosuolo. Forse ci dimentichiamo di quanti tubi ci passano sotto i piedi e nelle zone agricole per i cosiddetti sottoservizi.

Innanzitutto, si vede proprio quanto bene il signor Pierluigi Vecchia conosca la zona che vuole trivellare. Il comune interessato allo scoppio fu Trecate, in provincia di Novara e non Tradate. Quello e' in provincia di Varese, mio caro.

Forse il signor Vecchia non legge i giornali esteri, ma scoppi di pozzi di petrolio continuano ad accadere in tutto il mondo. Negli ultimi anni sono scopiate raffinerie in Texas, pozzi in
mare ed in terra, in Egitto, India, Korea. Queste cose abbisognano di ANNI per essere rimediate. Per cui non e' vero che l'incidenza degli incidenti e' irrilevante. Quelli piu' spettacolari (come appunto Trecate) sono forse meno frequenti, ma portano con se conseguenze che durano a lungo. I siti di Trecate sono stati inquinati per anni e il terreno ancora ne mostra le traccie.

Vogliamo poi parlare dei piccoli e medi incidenti? Quelli che non arrivano ai giornali ma che ogni giorno rilasciano fughe di idrogeno solforato o risversamenti nelle campagne? In Basilicata sono all'ordine del giorno.

La cosa piu' vile e' che ancora si va avanti con la storia del "c'e' di peggio". Ancora con la storia del "moriamo del male minore". Invece del "c'e' di peggio", caro signor Vecchia, io le dico che c'e' molto di meglio che scavare petrolio scadente e in quantita' insignificante in Italia. C'e'
l'energia solare. Obama non fa altro che parlare di opere statali per dar lavoro alla gente che siano focalizzate sull' energia alternativa e sull'ammodernare edifici federali in questa direzione.
So che questo non porterebbe pane a casa alla Po Valley, ma questo e' un problema della Po Valley, non degli italiani.

Intanto, nonostante le balle del Signor Vecchia a cui la Brianza non ha creduto, e a causa delle prese di posizione negative dei sindaci della zona, il 20 ottobre 2008, il ministero dello sviluppo economico ha sospeso i permessi estrattivi per sei mesi per meglio analizzare la situazione.

Occorre seguire questa storia perche' quello che non puo' essere accettato in Brianza, non puo' nemmeno essere accettato in Abruzzo, anche se da noi le concessioni le hanno gia' date. Spero che oltre al sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, anche altri possano far sentire la propria voce, in maniera ferma e assoluta.

Come ha detto ieri Salvatore Borsellino: Resistere, Resistere, Resistere.


Fonti: Corriere della Sera, Po Valley Legambiente

Tuesday, January 27, 2009

Parlare a vanvera


Un nuovo incontro il 31 gennaio a Giulianova, questa volta per sensibilizzare al problema anche gli operatori turistici (Hotel Katia del lido Riccio di Ortona, ci senti? )

Intanto, leggo da primadanoi, che proprio oggi il segretario regionale della Filcem (che sta per Federazione Italiana Lavoratori Chimici), Nicola Primavera, dice che sulla raffineria di Ortona occorre decidere 'obiettivamente e dati alla mano'. Assieme a lui a difendere l'indifendibile il segretario provinciale, Carmine Torricella.

Sono pronta alla sfida dell'obiettivita' e dei dati alla mano.

Ma quanti piu' dati vogliono i signori Primavera e Torricella?

Non gli sono bastate le centinaia e centinaia di articoli scientifici prodotti sui danni alle persone da raffinerie ed opere petrolifere in centri abitati? Non gli bastato il fatto che circa 100 medici della zona abbiano detto no? Non gli basta il fatto che dei 50 siti inquinati di interesse nazionale LA META' sono a firma ENI? Non gli basta il fatto che a Viggiano l'agricoltura sia in ginocchio? Non gli basta il fatto che la gente emigra a piu' non posso dalla Basilicata devastata dall'ENI e dalla Total? Non gli basta l'esperienza di Gela? Di Falconara? Di Augusta? Di Melilli? Di Sarroch?

Quali dati vogliono o possono portare dal canto loro i signori Primavera e Torricella a parte affermazioni insensate sparate li a casaccio e prive di ogni fondamento scientifico o anche di buon senso? Cosa puo' dire il signor Primavera in difesa del petolio in Abruzzo che NON ABBIA LO STAMPINO ENI? Che venga da un qualche accademico, medico, scienziato che sia svincolato da ogni interesse personale? Quali sono le credenziali scientifiche del signor Primavera o del signor Torricelli? Ci sono mai stati i signori Primavera e Torricella a Viggiano?

Dice l'intelligente signor Primavera:

Noi siamo convinti che tutte le nuove iniziative siano esse industriali, artigianali, agricole, turistiche, e tutte le innovazioni previste dai nuovi piani di sviluppo, in qualsiasi settore produttivo, provocano immancabilmente delle trasformazioni degli equilibri del sistema. Questo deve significare l'obbligo per chi realmente rappresenta la popolazione di chiedere garanzie e verifiche continue ed aggiornate soprattutto in materia ambientale. Non bisogna rischiare, come sta avvenendo, di porsi come un freno al progresso cercando di trovare per qualsiasi investimento ed innovazione un motivo per essere sempre contro.

Beh, se vuol vivere in un posto dove il progresso non e' stato frenato, il signor Primavera
puo' benissimo andare a Viggiano, e cosi risolvere tutti i suoi problemi. Ci si trasferisca a Viggiano per un mese. Ci si trasferisca assieme a figli e mogli inuna delle tante case abbandonate a ridosso del centro petrolifero di Viggiano. Sopratutto per un mese nutra i suoi familiari solo con i prodotti della terra di Viggiano. Se il signor Primavera questo non lo sa, TUTTO IL CICLO VEGETALE LUCANO E' STATO COMPROMESSO! Dal miele, all'uva, al bestiame. Non e' rimasto nulla. E lei questo lo chiama progresso? Forse nel 1950 lo era!

Aggiunge poi Torricella:


La presenza dell'Eni nella nostra regione rappresenta da oltre cinquant'anni un forte volano per lo sviluppo industriale», ha spiegato il segretario provinciale Filcem, Carmine Torricella, «lo testimoniano gli insediamenti di Valle Cupa di Alanno, Montalfano di Cupello, Pineto, Torrente Tona di Rotello e Santa Maria Imbaro di Lanciano, impianti che si sono sempre caratterizzati per la grande capacità tecnica ed il forte rispetto per la tutela dell'ambiente, della sicurezza e della salute dei procuratori, intorno ai quali si trovano anche i più grandi insediamenti industriali del centro sud».

Certo, anche la pompa della benzina e' un impianto AGIP/ENI, ma ci sono vari livelli di intromissione in un territorio. Le estrazioni e la lavorazione del petrolio sulla scala e sulla portata attuale SONO INCOMPATIBILI con l'Abruzzo che conosciamo. Punto e basta.

Il progesso, caro signor Torricella, sta altrove. Il progresso non sta nell'avelenare i proprio figli, vivendo da struzzi e con la testa sottoterrra quanto invece nel cercare di coniugare benessere economico con la salute e iol rispetto della terra. Il petrolio in Abruzzo non portera' a nessuna di queste cose.

Mai sentito parlare di energie alternative? Mai sentito parlare di sviluppo sostenibile?

Infine, si, caro Primavera, caro Torricelli, caro Febbo, cara ENI, caro Fratino.

Io parlo, e con convinzione, di distruzione di un territorio, io sono terrorizzata alla prospettiva che possiamo diventare come la Basilicata, per me non esistono compromessi, zone grigie, ambigiuta' di qualsiasi tipo. E perche' sono cosi' forte nelle mie idee? Perche' ho letto, perche' ho visto, perche' ho analizzato referti, articoli da persona libera, perche' ho avuto l'umilta' di ascoltare chi ne sapeva piu di me, perche' ho avuto la mente ed il cuore svincolati da interessi chimici, petroliferi, monetari, politici.

Le estrazioni petrolifere non porteranno nulla buono all'Abruzzo e al suo futuro, del quale vi ricordo, fanno parte anche i vostri figli.

Vorrei tanto sapere chi finanzia la Finchem....

Sunday, January 25, 2009

Forte e gentile, o pesante ed amaro?


Ho notato, dagli email che mi giungono e dalla provenienza dei lettori del blog, che ci sono molte persone nuove. Voglio allora fare un breve punto della situazione e questa volta essere un po piu' precisa dal punto di vista scientifico. Il mio amico Charles, un geologo americano che ringrazio vivissimamente (thanks Charlie, I owe you one!), mi aiutato a compilare questa piccola prima inchiesta sul nostro petrolio, pesante ed amaro.

Innanzitutto ricordo a tutti che la partita petrolio deve ancora cominiciare. Non e' vero ne' che "tanto alla fine non si fa", tanto meno che "tanto alla fine si fa". Cio' che sappiamo e' che il problema riguarda tutto l'Abruzzo e che occorre l'azione coordinata di tutti: in qualsiasi modo possiamo dare il nostro contributo DOBBIAMO farlo. Incominciamo. Questa battaglia non e' per gli ammosciati.

Il petrolio abruzzese e' PESANTE.

Il petrolio migliore e' quello piu' leggero, con le molecole di lunghezza giusta per farci la benzina. Per accertare la bonta' del petrolio esiste l'indice API (American Petroleum Institute). Piu' e' alto questo indice, migliore e' il petrolio.

Il petrolio ideale ha indice API fra 40 e 45.
Il petrolio leggero ha indice API fra 31.1 e 40.
Il petrolio medio ha indice API fra 22.3 e 31.1.
Il petrolio pesante ha indice API minore di 22.3.
Il petrolio con indice API minore di 10 e' petrolio extra pesante o bitume, detto anche asfaltene.

Il petrolio peggiore del mondo e' quello delle sabbie dell'Alberta in Canada, con indice API 8. Il petrolio che si estrae nei mari del nord ha un indice API 38. Il petrolio Texano ha indice 40. Quello di Dubai 31.

E in Abruzzo? Come diciamo spesso, e come dice l'ENI, il nostro petrolio e' molto viscoso, con densita' specifica di circa 0,9860. La formula matematica e' semplicissima: Indice API = 141.5/densita' specifica - 131.5. Per noi allora l'indice e' di 12 GRADI API.

TEXAS 40, ABRUZZO 12: IL NOSTRO PETROLIO FA SCHIFO !

Naturalmente piu' l'indice API e' basso, piu' difficile, costosa ed inquinante e' l'opera di raffinamento. Non tutte le raffinerie in Europa o nel mondo sono in grado di trattare petrolio come il nostro. I posti utili sarebbero la IPLOM di Busalla (Genova), la raffineria di Tarragona in Spagna oppure la Brunsbuttell (Germania). Falconara, per esempio non sarebbe in grado di trattare il petrolio abruzzese, con o senza impurita' sulfuree. Logisticamente pero' trasportare il nostro petrolio in qualche altra parte del mondo sarebbe troppo costoso. Ecco allora il rischio e la volonta' del petrolieri di riempire Abruzzo e Basilicata con questi bei "centri oli". Immaginate voi.

Il petrolio di tutto l'Adriatico ha queste caratteristiche a causa della conformazione geofisica del territorio: siamo un continente ancora relativamente giovane. Geologicamente, potremmo perforare ovunque, trovando sempre un greggio con le caratteristiche simili al petrolio di Ortona, Pineto o LettoManoppello. Ecco dunque il fioccare di richieste di trivelle sul 35% della regione. Io non mi stanchero' mai di dire che IL PROBLEMA E' DI TUTTO L'ABRUZZO


Il petrolio abruzzese e' AMARO.

Come ripetuto all'inverosimile, il nostro petrolio ha un forte tasso di impurita' sulfuree al suo interno come l'idrogeno solforato (H2S). Il costo di perforazione e di coltivazione di questo tipo di petrolio e' molto rilevante. La perforazione richiede tecnologie e materiali speciali anticorrosivi, perche' l'H2S a contatto con l'ossigeno si combina in H2(SO)4, un acido ancora piu' corrosivo. Occorre personale altamente specializzato, capace di far fronte, per esempio, ad una fuga diH2S nella fase di perforazione. In Italia sono rarissimi i casi di figure professionali in grado di gestire situazioni simili. Non si puo' pensare di assumere giovani per prima occupazione e, dopo brevi corsi di qualificazione, ritenerli capaci di saper fronteggiare scenari potenzialmente catastrofici.

E gli Abruzzesi? Chi ci insegna a far fronte a fughe di H2S durante l'estrazione del petrolio? Quale politico si e' degnato di indagare su che tipo di petrolio esiste in Abruzzo?

Se ho capito bene il nuovo assessore all'ambiente e' Daniela Stati. Angelo di Paolo invece dovra' occuparsi della difesa del suolo. Spero che i due abbiano l'umilta' di indagare sul gravissimo problema del petrolio in Abruzzo, dal mio punto di vista il piu' importante, per la sua irreversibilita' e per la sua estensione territoriale, dei pur tanti che affliggono la difesa e la valorizzazione dell'Abruzzo e della sua gente.