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Sunday, March 22, 2015

ENI in Nigeria: petrolio fra mangrovie e fiumi



















“ENI has clearly lost control over its operations in the Niger Delta,”

“The Italian Government must investigate what is happening in ENI’s Nigerian operations. These figures raise serious questions about potential negligence by the company going back many years."



Esce in questi giorni un rapporto di Amnesty International sulle attivita' di ENI e di Shell in Nigeria. Non e' un rapporto molto edificante per nessuna delle due, specie per l'Italia.

Fra gli italiani dell'ENI e gli olandesi della Shell si contano infatti piu di 550 perdite di petrolio nella regione del Niger Delta nel solo 2014.  In questo caso' e' l'Italia che vince con 349 riversamenti. Uno al giorno.  Nel 2013 le perdite ENI erano state 500, sempre secondo Amnesty.  Nel 2012 quasi lo stesso, con 474 perdite secondo i dati governativi nigeriani.

La Shell nel 2014 ha riportato "solo" 204 perdite.  In totale quindi fanno uno sversamento e mezzo al giorno. In Nigeria. In Europa, invece in media ce ne sono stati dieci all'anno, fra il 1971 ed il 2011.
I nigeriani sono figli di un dio minore? Perche' quello che per noi sarebbe uno scandalo, e' tuttapposto in Africa?

Per di piu' Amnesty afferma che molto probabilmente il numero di perdite ed il quantitativo di petrolio sono sottostimati, a causa della scarsa accuratezza nel riportare i dati.

La Nigeria produce circa 2 milioni di barili di petrolio al giorno, ed e' una nazione i cui residenti sono poveri. Audrey Gaughran, direttore di Amnesty International si augura che ci sia una investigazione in Italia per negligenza da parte dell'ENI in Nigeria. Mi viene da sorridere, amaramente.  L'Italia su questi temi e' veramente indietro e se non riusciamo a sistemare la "negligenza" dell'Ilva di Taranto, o delle fiammate del centro oli di Viggiano, o dei veleni di Bussi, e ancora adesso, nel 2015, non ci sono leggi adeguate per la difesa dell'ambiente, come si puo' sperare che venga fatta qualsiasi cosa per le mangrovie e i ruscelli di Nigeria?

E certo, tutti ricordiamo la causa di qualche settimana fa, con la Shell che paghera' un risarcimento ai 15,000 pescatori coinvolti nell'inquinamento della comunita' di Bodo per oltre ottanta milioni di dollari, ma per ogni causa che miracolosamente arriva ad un tribunale londinese, ci sono centinaia di disastri ambienali in Nigeria di cui nessuno sentira' mai parlare.  E anzi, qui e' stato tutto grazie all'avvocato Martyn Day di Londra che se l'e' presa a cuore. Non so se ci siano studi legali che vorranno fare la stessa cosa in Italia.

Bloomberg ha contattato il rappresentante ENI Filippo Cotalini, che non ha risposto, come pure il rappresentante Shell in Nigeria, Precious Okolobo. Silenzio.

Claudio Descalzi vuole lui dirci qualcosa? 

Friday, January 30, 2009

I misteri dell' Acqua dell'Abete



All'interno del parco nazionale dell'appennino lucano della Val D'Agri c'e' una area attrezzata che si chiama Acqua dell'Abete. Poco distante, sempre all'interno del parco (!!), c'e' il pozzo detto Cerro-Falcone dell'ENI.

Il 20 Novembre 2008, il Corpo Forestale dello Stato ha dovuto sequestrare la zona, che fa parte del comune di Calvello (PZ), a causa del ritrovamento di non meglio specificate sostanze tossiche vicino alla fontana in un area picnic. Data la vicinanza dell'area, boschiva e naturale, al pozzo di petrolio, non mi pare molto difficile collegare le misteriose sostanze tossiche dell'area sotto sequestro alla presenza del pozzo ENI, tanto piu' che si sentono pure i rumori delle trivelle dall'area picnic.

Gia' nel 2004 si erano scoperti riversamenti di liquami rossastri oleosi e di idrocarburi. I carabinieri ed il NOE (nucleo operativo ecologico) fecero la loro parte, denunciando il tutto alla Procura di Potenza, ma poi nessuno fece piu' nulla. In Italia, purtroppo, la precauzione non e' una virtu' ed oggi la situazione si ripete. Intanto per quattro anni centinaia di turisti, abitanti e bimbi, hanno bevuto l'acqua di quella fonte inquinata.

Si pensa che tutto l'inquinamento sia dovuto a sversamenti di sostanze tossiche durante l'estrazione del petrolio, com'e' gia' accaduto tante volte in passato. La zona e' stata classificata dal CNR e dall'Universita' della Basilicata ad alta vulnerabilita' per le falde acquifere. Nel 2000 avevano anche trovato dei pozzi dove l'acqua da bere era "frammista a greggio". Il sindaco di Viggiano aveva vietato di usarla. Poco lontano, un altra sorgente naturale detta 'Acqua sulfurea' risulta inquinata da sostanze non presenti in natura. Si pensa che siano fanghi di scarto delle trivelle.

Quello che fa scandalo e' che dopo due mesi dal sequestro i lucani non sanno nulla dei motivi, dei perche' dei responsabili. NESSUNA AUTORITA' GLIELO HA MAI DETTO, nonostante le richieste di cittadini e comitati. Nessuno ha mai risposto, ne adesso ne in passato a nessuna domanda. Cosa c'e' nel terreno a contaminarlo? Quanto c'e' n'e'? Cosa e' stato fatto per salvare la salute pubblica, quella degli animali e della vegetazione locale? Che tipo di monitoraggio ambientale viene fatto ora e quale sara' quella fatta dopo il sequestro? Di chi e' la colpa ufficiale? Chi paghera' i danni? Chi ripristinera l'area? Chi chiedera' scusa alla gente per un nuovo ennesimo attacco alla salute, a cio' che gli appartiene: il proprio territorio?

Intanto i comitati invitano la gente a non bere l'acqua delle fontanelle nel parco e di non far abbeverare gli animali nelle varie vasche della zona. Hanno scritto al "ministro dell'ambiente" Stefania Prestigiacomo e pure al direttore generale nazionale della protezione della natura, Aldo Cosentino. Chissa' se avranno la decenza di rispondere.

Dall'assessore all'ambiente della regione Basilicata, Vincenzo Santochirico, neanche una parola, ne' di scusa, ne' di spiegazione, ne' di informazione. I lucani ne chiedono le dimissioni, giustamente. Dall'ENI non si e' sentita nemmeno una mosca volare, infatti le hanno uccise tutte con i loro fumi tossici di H2S.

E' scandaloso che nel 2009 ci si senta in diritto di maltrattare in questa maniera i cittadini. Dell ' ENI sappiamo tanti malaffari. Vorrei non scandalizzarmi piu'. Eppure ogni volta mi arrabbio. Ai miei occhi questo e' un ente sporco, indegno di avere nella sua sigla la dicitura 'nazionale' perche' non rappresenta l'Italia. Sono solo una banda di opportunisti: purtroppo questo caso e' l'ennesimo di sfruttammento, inganno e disumanita'.

Non va bene.

Fonti: OLA, Aqaa news, Il giornale di Calvello