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Friday, January 30, 2009

I misteri dell' Acqua dell'Abete



All'interno del parco nazionale dell'appennino lucano della Val D'Agri c'e' una area attrezzata che si chiama Acqua dell'Abete. Poco distante, sempre all'interno del parco (!!), c'e' il pozzo detto Cerro-Falcone dell'ENI.

Il 20 Novembre 2008, il Corpo Forestale dello Stato ha dovuto sequestrare la zona, che fa parte del comune di Calvello (PZ), a causa del ritrovamento di non meglio specificate sostanze tossiche vicino alla fontana in un area picnic. Data la vicinanza dell'area, boschiva e naturale, al pozzo di petrolio, non mi pare molto difficile collegare le misteriose sostanze tossiche dell'area sotto sequestro alla presenza del pozzo ENI, tanto piu' che si sentono pure i rumori delle trivelle dall'area picnic.

Gia' nel 2004 si erano scoperti riversamenti di liquami rossastri oleosi e di idrocarburi. I carabinieri ed il NOE (nucleo operativo ecologico) fecero la loro parte, denunciando il tutto alla Procura di Potenza, ma poi nessuno fece piu' nulla. In Italia, purtroppo, la precauzione non e' una virtu' ed oggi la situazione si ripete. Intanto per quattro anni centinaia di turisti, abitanti e bimbi, hanno bevuto l'acqua di quella fonte inquinata.

Si pensa che tutto l'inquinamento sia dovuto a sversamenti di sostanze tossiche durante l'estrazione del petrolio, com'e' gia' accaduto tante volte in passato. La zona e' stata classificata dal CNR e dall'Universita' della Basilicata ad alta vulnerabilita' per le falde acquifere. Nel 2000 avevano anche trovato dei pozzi dove l'acqua da bere era "frammista a greggio". Il sindaco di Viggiano aveva vietato di usarla. Poco lontano, un altra sorgente naturale detta 'Acqua sulfurea' risulta inquinata da sostanze non presenti in natura. Si pensa che siano fanghi di scarto delle trivelle.

Quello che fa scandalo e' che dopo due mesi dal sequestro i lucani non sanno nulla dei motivi, dei perche' dei responsabili. NESSUNA AUTORITA' GLIELO HA MAI DETTO, nonostante le richieste di cittadini e comitati. Nessuno ha mai risposto, ne adesso ne in passato a nessuna domanda. Cosa c'e' nel terreno a contaminarlo? Quanto c'e' n'e'? Cosa e' stato fatto per salvare la salute pubblica, quella degli animali e della vegetazione locale? Che tipo di monitoraggio ambientale viene fatto ora e quale sara' quella fatta dopo il sequestro? Di chi e' la colpa ufficiale? Chi paghera' i danni? Chi ripristinera l'area? Chi chiedera' scusa alla gente per un nuovo ennesimo attacco alla salute, a cio' che gli appartiene: il proprio territorio?

Intanto i comitati invitano la gente a non bere l'acqua delle fontanelle nel parco e di non far abbeverare gli animali nelle varie vasche della zona. Hanno scritto al "ministro dell'ambiente" Stefania Prestigiacomo e pure al direttore generale nazionale della protezione della natura, Aldo Cosentino. Chissa' se avranno la decenza di rispondere.

Dall'assessore all'ambiente della regione Basilicata, Vincenzo Santochirico, neanche una parola, ne' di scusa, ne' di spiegazione, ne' di informazione. I lucani ne chiedono le dimissioni, giustamente. Dall'ENI non si e' sentita nemmeno una mosca volare, infatti le hanno uccise tutte con i loro fumi tossici di H2S.

E' scandaloso che nel 2009 ci si senta in diritto di maltrattare in questa maniera i cittadini. Dell ' ENI sappiamo tanti malaffari. Vorrei non scandalizzarmi piu'. Eppure ogni volta mi arrabbio. Ai miei occhi questo e' un ente sporco, indegno di avere nella sua sigla la dicitura 'nazionale' perche' non rappresenta l'Italia. Sono solo una banda di opportunisti: purtroppo questo caso e' l'ennesimo di sfruttammento, inganno e disumanita'.

Non va bene.

Fonti: OLA, Aqaa news, Il giornale di Calvello

5 comments:

Anonymous said...

di tanti posti desertici del mondo
,proprio questa penisola con una densita' di abitanti importante, si doveva traforare?e poi vista la scarsa qualita'quanto costa alla fine un litro di carburante.visto i vari problemi anche economici che si ingenerano anche sul servizio sanitario nazionale .
le nazioni tutte insieme potrebbero sicuramente invertire la rotta sul nostro pianeta.tutto questo solo se tutti quelli che guadagnano sul petrolio dovessero da domani cambiare mestiere per forza o per necessita'.che bella utopia.................. carlo ciccioni

Anonymous said...

L'Eni è sporca,i Ministri dell'Ambiente sono sporchi,i Sindaci sono sporchi,i Verdi sono sporchi.....
Chi ci deve tutelare per prima ci abbandona e ci tradisce.
Questa è la cruda realtà.

mario franco basilico said...

Gli scandali succedono in Basilicata ed altrove, dico uno a caso “ Bussi” l’informazione non lo danno per guadagnarci di più e senza noie, sperano che tutto vada liscio, tanto quando vengono scoperti non solo non rischiano niente, hanno la certezza di usufruire di altri fondi pubblici per la messa a norma e, a quali norme!!!

Viler said...

Cara Maria Rita, il pozzo Cerro Falcone 2X si trova dentro il parco, in zona 1 (all'interno del SIC Serra di Calvello della ZPS Monte Volturino.) Sotto il pozzo c'è Acqua dell'Abete.

Pietro Dommarco said...

Gentile Maria Rita D'Orsogna, complimenti per l'impostazione del presente post. Però, vorrei soffermarmi un attimo su una questione che ci sta molto a cuore, cioè quella dell'annoso binomio tra Parco della Val d'Agri e Petrolio, che ancora gli amministratori lucani tentano di supportare, trovando tante e tante giustificazioni in merito. Non si può parlare di binomio perchè il Parco della Val d'Agri ha vissuto e vive una vita tormentata, causata dall'esistenza al suo interno, proprio dei pozzi di petrolio. Ad oggi se ne contano 11 (+ 700 Km di oleodotti) più 4 autorizzati di recente (http://www.olambientalista.it/petrolioart94.htm). E siamo a quota 15! Tra questi 15 c'è anche il Pozzo Cerro Falcone 2X, da Lei citato, come "appena fuori", all'inizio di questo post. Vista e considerata l'autorevolezza che si associa alla Sua "voce di sostegno della battaglia anti-petrolieri" e la precisa fonte che Lei ha citato in calce (http://www.olambientalista.it/petrolioart100.htm), sarebbe opportuno che Lei rettificasse qunto sopra da me citato. Tutto questo per il rispetto di una corretta informazioni, senza stravolgimenti del reale, che farebbero solo il gioco delle multinazionali petroliferi che vivono di slogan e comuicazioni fallanti. La ringrazio. Cordiali saluti, Pietro Dommarco, presidente OLA.