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Tuesday, April 12, 2016

Il 2016: l'anno della petrol-vergogna





"Ripeto fino alla noia, scusandomi con chi ha già sentito queste considerazioni, sulla bufala trivelle. Non c’è nessun referendum sulle trivelle. Non c’è una sola trivella in discussione: solo la scelta se continuare a estrarre carbone e gas fino all’esaurimento del giacimento senza sprecare ciò che già stiamo utilizzando oppure fermarsi a metà alla scadenza della concessione"


"pieno diritto di espressione alle posizioni del sì e a quelle del no o dell’astensione"



Matteo: ma guarda che il carbone non lo si estrae mica dalle piattaforme a mare!

Qui di bufala c'e' solo il fatto che lei e' un presidente del consiglio
non votato da nessuno e a cui non importa niente dell'Italia
 








 Emendamento pro Total bocciato nel decreto
Sblocca Italia e approvato nella
successiva Legge di Stabilita' 2015
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"Le rinnovabili vedo no l'Italia tra i leader mondiali. Ma un mondo che va avanti solo a rinnovabili e' ancora un sogno. Petrolio e gas naturale serviranno ancora a lungo: non sprecare cio' che abbiamo e' il primo comandamento per tutti noi".

"Se investiamo in tecnologia, possiamo creare un mondo nuovo"

"Spero che il referendum sulle trivelle fallisca"

"Noi siamo oggettivamente diversi da chi ci ha preceduto: se uno sbaglia con
noi paga. E a quelli che vogliono far credere che siamo tutti
uguali rispondiamo con i fatti"


"Quell'emendamento l'ho voluto io" 

"Questo referendum si fa in un giorno diverso dalle amministrative perche' lo prevede la legge italiana, non perche' lo abbiamo scelto noi"

"L'idea di sbloccare le opere pubbliche e private l'abbiamo presa noi"

Le trivelle italiane sono "all’avanguardia in sicurezza" 
chiuderle vorrebbe dire "bloccare 11 mila posti di lavoro"




Matteo Renzi

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"Il ministro per i rapporti con il Parlamento, cioè io da regolamento deve autorizzare tutti gli emendamenti del governo. 
Tempa Rossa è un progetto strategico per il Paese che prevede 
molti occupati nel Mezzogiorno e 
lo rifirmerei domattina"


Maria Elena Boschi 


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"Macché avvelenatori, noi tranquilli su tutto"

"È la cosa che mi fa indignare di più  perchè non avveleniamo nessuno, 
lo fa invece chi racconta cose senza capire e approfondire, avvelenando il
sistema industriale e l'ambiente sociale". 

"Siamo tranquilli per tutte l'attività che abbiamofatto
e sulle verifiche che facciamo,
su cui metto le mani sul fuoco"


"Quando ripartirà la produzione non lo so. 
L'importante non è riprenderla, ma fare chiarezza su quello che succede. 
Vogliamo andare fino in fondo a questa vicenda 
prima di tutto per il rispetto e l'attenzione che abbiamo 
nei confronti dei territori che
ci accolgono"


"Con tutto il rispetto per la magistratura, noi siamo tranquilli per tutte le attività
che abbiamo fatto e le verifiche che facciamo, su cui metto le mani sul fuoco:
non avveleniamo nessuno. Anzi, l’Eni ha investito 4,2 mld di euro in sicurezza
e sostenibilità ambientale e ne investiremo altri 2,5"

Claudio De Scalzi, CEO ENI

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Grazie a questo testo si sono garantiti oltre 300 posti di lavoro, tutelando non solo la Total,
che è un soggetto privato come un altro, ma soprattutto la serietà del Governo che è
riuscito ancora una volta a rendere l'Italia attrattiva per i grandi
investimenti.


Simona Vicari, architetto. Sottosegretario all'Economia

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“Oltre il 70 per cento stanno prendendo i 5
Stelle qua ad Augusta. Hanno ragione
a incazzarsi, ma m'incazzo anche io. Lo sai? E a Gela?
Più che altro pensa che se prendono anche Gela avrebbero
le città con le raffinerie"


"Non si potrà fare più neanche un rifornimento di diesel
per uscire la domenica con i
propri figli per andare a mare."



“Mi sto vedendo di organizzare perché c'è Federica che è incazzata come
una iena per ragioni serie, infatti le ho detto ‘punta i piedi
perché va a finire che fai la figura
della pellegrina"



"Mi preme sottolineare la mia estraneità ad ogni condotta illecita e rendo noto che per il
tramite del mio avvocato Paolo Carbone del foro di Salerno
ho già chiesto al procuratore della Repubblica aggiunto
presso il tribunale di Potenza di poter chiarire la mia posizione"



..."da gennaio cominciamo pure su Saipem... tramite Confindustria
ci arrivo, mi segui? C'arrivo pure abbastanza bene. Quindi vediamo
come farlo e... facciamo una passeggiata in Sardegna, ci stiamo
unpaio di giorni, facciamo le presentazioni,
bordelli... e quello che dobbiamo
fare facciamo" 



"Minchia ti informo, ti informo che già siete entrati! questa è bellissima! ma tu lo sai che io martedì... te l’ho detto che ce lì ho tutti invitati al convegno, martedì prossimo... a Roma... tutti, tutti ci sono, quelli che contano ci sono!.. dai che sta andando come volevamo noi, perfetto!... gioia mi pare che stiamo andando nella direzione giusta, dai!... quant’era sette milioni ? Mi sa che sarai condannato a pagarmi quattro mila euro al mese a partire dal 2016... noi da qui a metà mese, massimo fine mese dobbiamo andare in Tecnimont, ma io me la chiudo martedì prossimo"
 

Gianluca Gemelli, fidanzato di Federica Guidi


GG: "Io sono sempre dietro ai mutui ma va bene lo
stesso... oh, sto andando avanti con 12
persone...se non fosse perché sono vendute
all’Eni... altrimenti sarei alla fine"


FG: "Per quello dico
che dovresti riuscire a prendere altri lavori
Gianluca"


GG: "Lo so gioia, non è che mi sono fermato"


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"Non ci devono essere danni per entrambi"

"Però ora basta... non stiamo
qui a parlarne adesso"


Federica Guidi a Gianluca Gemelli



"Mi preme segnalare l'urgenza del parere"

Federica Guidi a Laura Boldrini

"Non ho favorito mio marito".

"colui che considero a tutti
gli effetti mio marito"


"Mi stai utilizzando"

"Con Gianluca? Ci vedevamo ogni
7-15 giorni"


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"Considerare ogni area in cui siamo presenti come casa nostra e per nessuna ragione
metteremmo a repentaglio chi la abita e ci lavora"


Pubblicita' ENI

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per entrambi i sessi, un eccesso di mortalita' per tumori maligni allo stomaco 
ma anche per infarto, malattie del sistema respiratorio 
e malattie dell'apparato digerente

per gli uomini residenti sul territorio eccessi di mortalita' 
per leucemia linfoide, diabete, malattie del sistema circolatorio

Associazione medici di base della Basilicata

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"Da quando e' esplosa la vicenda giudiziaria, tra i
miei concittadini sono aumentati i diffidenti, quelli che hanno paura
per gli effetti sulla salute. Certi elementi dell’indagine ci hanno
sbandato"


"L’inversione di tendenzadeve essere, senza allarmismi, la
chiarezza totale sugli eventuali pericoli che corre la salute per i
pozzi petroliferi. L’estrazione ormai c’è,dobbiamo controllarla
ed evitare guasti"


Sindaco di Viggiano

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"È fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”



Comunicazione alle amministrazioni pubbliche 
sul referendum e la comunicazione


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"Le acque di reiniezione non sono acque pericolose, ne da un punto di vista della normativa sui rifiuti, ne da un punto di vista sostanzale. L'attivita di reiniezione svolta presso il Centro Oli e' conforme alla legge italiana e alle autorizzazioni vigenti e risponde alla migliore prassi internazionale"

"lo stato di qualità dell’ambiente, studiato e monitorato in tutte le sue matrici circostanti
il centro oli di Viggiano e' ottimo secondo gli standard
normativi vigenti".
"Studi commissionati ad esperti di conclamata esperienza professionale ed autorevolezza in campo scientifico sia a livello nazionale che internazionale"
 "tutti in totale trasparenza"

"ENI intende chiedere l'accertamento in campo e in contraddiorio, mediante un incidente probatorio,
della correttezza delle modalita' di operativita' dell'impianto e in particolare della mancanza di pericolosita' delle acque reiniettate"


ENI


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"Per celare le inefficienze dell’impianto, i vertici del centro oli decidevano deliberatamente
e in diverse occasioni di comunicare il superamento dei parametri con una condotta fraudolenta ovvero dando una giustificazione tecnica che non corrispondeva al vero diversa da quella effettiva."

Si ipotizzano "manomissioni" delle comunicazioni agli enti di controllo 
sui superamenti dei limiti
di legge per "non allarmarli". 

"Io ora preparo le comunicazioni"

"ci inventiamo... una motivazione"

"Mi si è gelato il sangue"

 "Mi sono cagato sotto"

Dalle intercettazioni
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"Dispiace rilevare che per risparmiare denaro ci si riduca ad avvelenare un territorio con meccanismi truffaldini. Il risparmio dei costi  del corretto
smaltimento dei rifiuti prodotti dal centro oli con rifiuti speciali pericolosi che venivano "dal management Eni qualificati in maniera del tutto arbitraria e illecit" con un codice che li
indicava come «non pericolosi», e poi inviati con autobotti agli impianti di
smaltimento (come Tecnoparco, in Valbasento), e con «un trattamento
non adeguato e notevolmente più economico»


Il risparmio ipotizzabile per questo "sistema" sarebbe tra il 22% e il 272% (in
base a diversi preventivi acquisiti), e si tradurrebbe in una cifra che oscilla
tra i 44 e i 110 milioni di euro ogni anno.

La restante parte dei reflui liquidi sarebbe stata trasferita nel pozzo “Costa
Molina 2” (sotto sequestro), in cui "i liquidi venivano reiniettati, sebbene
l’attività di reiniezione  non risultasse ammissibile per la
presenza di sostanze pericolose


Il Procuratore nazionale antimafia,
Franco Roberti


"potrebbe aver scoperchiato un giochetto capace di far risparmiare
all’Eni 37 milioni di euro in due anni e gettare nuove,
inquietanti ombre sulla tutela della salute e dell’ambiente
in una delle regioni più martoriate
d’Italia."


La Procura di Potenza 


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"Cercano di ridurre il numero di comunicazioni sugli sforamenti invece di incidere direttamente sulla causa del malfunzionamento o dell'evento allo scopo di non allarmare gli enti di controllo" 

Ordinanza di custodia cautelare per vari petrol-indagati
 
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Vivere qui non e' facile, produco latte che esporto in Germania e
Stati Uniti. Prima producevo vino, ora sono preoccupato

Allevatore lucano





Sunday, April 10, 2016

Le comunita' indigene del Canada dicono no all'oleodotto e a un miliardo e mezzo di dollari





Siamo in un mondo e in un tempo in cui al prezzo giusto, tutto o quasi tutto, si puo' comprare.  

A volte pero' ci sono persone che sanno dire di no. Mi viene in mente come splendido esempio, il signor Armando Orsini di Ortona. Aveva piu di settanta anni e suo tempo disse no ai 200mila euro che l'ENI voleva dargli per il suo pezzettino di terra coltivato ad ulivi,  dove il mostro a sei zampe avrebbe installato il suo bel Centro Oli d'Abruzzo.

Questa di oggi non e' una storia non diversa, solo che coivolge una comunita' molto piu' grande e tanti piu soldi.

Siamo nel nord-ovest del Canada, provincia del British Columbia. Una ditta della Malesia (!!), la Petronas, vuole costruire un centro di stoccaggio e un oledotto per il trasporto di gas liquefatto naturale (GPL). Il gas cosi verra' esportato dalle coste canadesi della British Columbia all'Asia.

Si tratta di una mega operazione, da vari miliardi di dollari, fra oleodotto e deposito.

Entrano in scena i salmoni.

Si, perche' il deposito di GPL dovrebbe essere costruito vicino alla foce del fiume Skeena, il secondo piu grande del Canada per la riproduaizone dei salmoni, e in territorio di residenza della tribu' indigena Lax Kw’alaams.

Il salmone e' una delle fonti principali di sostentamento e di economia per gli indigeni.
I Lax Kw'alaams non sono particolarmente ricchi, anzi. 

Ben sapendolo, la Petronas, offre alla tribu canadese ben 1.5 miliardi di dollari.

Gli indigeni vanno ad un voto interno.

Tutti dicono no. No all'oleodotto, no allo stoccaggio, no al gas della Malesia.

Tutti.

E questo da una comunita' non certo ricca, e con molte difficolta' a sopravvivere.   Quello che pero' li rende ricchi e' la bellezza e l'amore per le loro tradizioni. Quando il salmone inizia a risalire il fiume c'e' festa collettiva,  come scandito da ritmi millenari.
  
Il capo della comunita' si chiama Yahaan e dice che tutti quei soldi non vengono tutti i giorni e lui e' fiero che la sua gente non si sia fatta comprare dal denaro della Malesia.

“Opportunities like that don’t come to your door every day. But I give my people credit for taking that bold step. They showed their love and their passion for the land and water. No amount of money can compare to the richness of the river and what it gives us.”

Bene.

Storia finita?

Non proprio. Perche' il governo del British Columbia, nonostante tutto,  ha dato lo stesso il suo si alla Petronas, ingorando il parere opposto degli indigeni. E cosi nel 2015 Yahaan e la sua tribu hanno aperto un campo di protesta sull'isola di Lelu, proprio accanto al proposto sito di stoccaggio.  E questo per proteggere il salmone, e i loro diritti.

Non e' stato e non e'  facile. Il governo in questi anni, sia del British Columbia che del governo centrale canadese ha cercato in tutti i modi di fare passare questi indigeni come degli esaltati, il partito del no, "ma cosa vogliono" questi, sono i soliti nimby eccetera eccetera.

Lo sappiamo tutti come funziona, perche' sono le tecniche che usano anche in Italia, e in realta' in ogni parte del pianeta. Fare apparire chi dice no come un eretico e un esalatato. Dal canto suo la Petronas veniva qui ogni tanto con le sue barche a studiare la situazione, a mettere pressione, a mettere paura.

Le proteste degli indigeni hanno avuto successo finora, nel senso che il terminal e l'oleodotto non sono ancora stati costruiti, ma il finale e' ancora tutto da scriversi.

La storia e' sempre la stessa: governi e autorita' che vogliono spremere, estrarre, trivellare il sottosuolo come folli, e comunita' di residenti che cercano di opporsi, allo sfruttamento e alle promesse-bugie.

In questo caso oltre al milione e mezzo di dollari si petro-promettevano decine e centinaia di pozzi di gas, 100mila posti di lavoro, e le solite balle che si dicono sempre, e che tutti sanno alla fine si risolvono in petrol-soldi per pochi, e petrol-danni per molti, come insegna il caso Basilicata.

Ma siccome anche i signori dell'oil and gas lo sanno che nessuno crede piu' alle loro fantasie, iniziano ad offrire soldi, sempre di piu. Appunto, 1 miliardo e mezzo di dollari.

Non sono bastati, come visto. 

Come andra' a finire?

Beh, il gran figo che pero' sotto sotto ha un cuore fossile pure lui, Justin Trudeau, il primo ministro del Canada dovra' prima o poi decidere, visto che adesso la decisone spetta a lui.

Ha sempre detto che sarebbero state le comunita' locali a decidere, ma diciamo che non sempre il suo governo ha messo in atto cio' che lui prometteva. In altre parti del Canada e per altri progetti, Trudeau ha promesso sconti alle tasse per i petrolieri di gas liquefatto; ha gia' approvato terminal di GPL piu' piccoli in British Columbia.

E qui?

Grazie all'azione degli indigeni-attivisti, il governo e' stato sommerso da lettere, osservazioni, commenti in merito a questo terminal GPL, e per ora Trudeau vacilla. Si attenda una sua decisione da tre mesi.

In una parola: non sa che pesci pigliare, tanto piu' che nel 2015 e' stato pubblicato un articolo su  Science in cui si arriva alla conclusione che il deposito GPL potrebbe portare al collasso delle popolazioni di salmone allo stato naturale in British Columbia.

Anzi, addirittura, lo stesso governo del British Columbia dice che qualsiasi tipo di industria pesante in questa sone porterebbe alla distruzione totale del complesso ecosistema della zona.

Si vede che il governo ha dimenticato le cose che diceva 40 anni fa!

O forse pensano che l'ecosistema e' diventato piu' forte in quaranta anni o che il GPL "che vuoi che sia".

Per ora abbiamo una gran lezione di civilta': una comunita' di indigeni, fra le piu povere del Canada che dice no a 1.5 milardi di dollari in cambio di salmone, fiumi, le loro tradizioni e la loro dignita. 










Friday, April 8, 2016

Perche' votare e perche' votare si al referendum del 17 Aprile 2016



Il petrolio prima ancora che l'ambiente inquina la democrazia. 



Non avrei mai immaginato che questo referendum aprisse una cosi violenta discussione sul tema petrolio in Italia o che venissero fuori tutti questi scandali, uno piu' deprimente dell'altro per chiunque ami l'Italia.  Essenzialmente predico tutte queste cose da anni, ma questa cosi grande macchina organizzativa per taroccare i controlli, per mentire alla gente, per farci soldi sopra, con la piu' totale incuranza per l'ambiente, il pianeta, la gente e' veramente strabiliante.  I petrolieri hanno giocato con i polmoni, con il mare, con la fiducia degli italiani e questo da solo e' un motivo forte per votare SI il giorno 17 Aprile 2016.


Gli altri li elenchero' fra qualche paragrafo. Ma e' quanto di piu' meschino e antidemocratico invitare la gente all'astensionismo come cercano di fare in molti nel PD. Quale che sia stato l'iter di questo referendum siamo adesso chiamati alle urne, e occorre andare a votare per non sprecare i 3-400 milioni di euro che questo referendum costera'.  Vincere sperando che non si raggiunga il quorum e' uno schiaffo al vivere civile e a tutti quelli che hanno dato la vita, generazioni fa, per darci il suffragio universale.


Il quesito e' sulla durata temporale delle trivelle. Le concessioni adesso durano 30 anni con possibilta' di proroga fino all'esaurimento del giacimento. Il referendum vuole che, per il futuro e per le sole concessioni entro le 12 miglia, una volta scaduti questi 30 anni, non possano esserci proroghe. Il quesito riguarda una ventina di concessioni della Edison e dell'ENI che "scadranno" fra il 2017 e il 2027. Sono in Adriatico (Emilia Romagna, Marche e Abruzzo), in Sicilia e nel mar Ionio (Calabria).   Di queste concessioni una e' unicamente a petrolio, Rospo Mare in Abruzzo, le altre sono tutte a gas o miste. Le piattaforme fuori dalle 12 miglia non sono interessate.


Il voto e' un voto simbolico. I quesiti iniziali erano sei, ma di questi cinque sono stati cancellati, grazie a sgambetti piu' o meno aperti da parte del governo. Hanno una gran paura del voto. Oltre a cancellare cinque quesiti su sei, hanno pure deciso di non voler incorporare il voto con le amministrative di Giugno, sperando nell'astensionismo. Essendo un voto simbolico, anche l'espressione del voto deve essere simbolico.


Non votiamo per trenta o trentuno anni di trivelle. Votiamo per dire al governo che tipo di Italia vogliamo. Una Italia fossile, che si ancora stretta stretta al passato, con tutte questa petrol-molassa di morte, di ministri, di amanti, di bugie, o una Italia che con coraggio guarda al futuro e programma un paradigma energetico diverso, fatto non solo di energia pulita, ma di coscienze pulite.  


Non e' vero che non si puo'. I perdenti, i vecchi dentro, quelli che hanno le mani in pasta, dicono che non si puo'. L'uomo e' piu' intelligente dei buchi. Se abbiamo messo un uomo sulla luna possiamo anche portare sulla terra sole e vento per fare tutto quello che facciamo con il petrolio, senza avvelenare nessuno.  Lo so. E' la storia che ce lo dice.



Ecco perche' votare si:


1. Dalle trivelle italiane, esistenti e future, non ci guadagnano niente gli italiani, solo i petrolieri.  Importiamo ancora la maggior parte del petrolio e del gas che usiamo e sara' sempre cosi perche' ce ne abbiamo troppo poco e scadente per farne affidamento. Non sono le trivelle in mare a portare ricchezza agli italiani. E' l'ambiente sano, un turismo intelligente e moderno, la bellezza, la poesia del nostro paeseaggio che ci salveranno, non i buchi. Ogni Gela e' una Taormina mancata.


2. L'Italia e' un paese fraglie. Trivellare significa stuzzicare e modificare delicati equlibri naturali di cui non sappiamo niente. Tutto il Ravenate e' sottoposto a fortissima subsidenza, spiagge intere sprofondano.  Studi commissionati dagli stessi petrolieri in tempi recenti confermano che la maggior parte della subsidenza e' causata dalle estrazioni metanifere. La subsidenza e' un fenomeno irreversibile: una volta che la terra si abbassa non si torna indietro. La subsidenza si puo' solo rallentare. Chi da il diritto ai petrolieri di lasciare questa eredita' alle generazioni future?


3. Quello che emerge da Viggiano (Basilicata) in questi giorni e' *normale* per l'industria petrolifera. In alcune localita' del mondo i controlli sono superiori, altrove, come in Italia, arrivano tardi e c'e' una spettacolare corruzione fra controllo e controllato. Ma i tentativi di avvelenare residenti e ambiente per risparmiare costi, esistono ovunque. E' questa la triste verita' dell'industria petrolifera: ancora piu' che i sussidi governativi i loro business lucrano con i sussidi non quantificabili delle nostre vite e del nostro ambiente. Ci avvelenano i polmoni ed i figli, ci deumanificano le coste con brutture industriali, puzze sulfuree insopportabili, e cozze e pesci tossici. Sono sicura che se si indagassero tutte le piattaforme d'Italia si troveranno concentrarzioni elevate di materiale tossico in ciascuna di queste. E' inevetabile. Prima ci lasciamo questo modus vivendi alle spalle, meglio sara'.


4. A Ragusa, allo scadere della concessione Vega A approvata nel 1984, hanno fatto richiesta per trivellare altri dodici pozzi nel quasi silenzio generale. Viene fuori adesso che dopo decenni attorno alla piattaforma Vega A ci sono elevate concentrazioni di metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE e che non e' possibile il totale ripristino ambientale.  A Ravenna invece viene fuori che le cozze "sane" pescate vicino alle piattaforme erano invece state prese altrove. Quelle vere invece avevano altre concentrazioni, anche qui, di metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Chi mangia quelle cozze? Anche qui, tutto questo e' *normale* perche' si tratta di infrastrutture che invecchiano, di sostanze tossiche e corrosive, e di controlli scarsi e difficili. Un giorno in piu' di proroga e' un giorno in piu' di mare malato.


5. E se qualcuna delle trivelle ha incidenti o malfunzionamenti? Dalla piattaforma Paguro, da cui sono morte tre persone, non vogliamo veramente imparare niente? O vogliamo dimenticare la piattaforma ENI Temash incendiatasi nel 2004 solo perche' e' in Egitto? O del fatto che l'ENI-Saipem ha trivellato senza certificazioni? O che l'ENI in Norvegia ha ammesso una "lack of competence" nel trivellare i mari del nord? O vogliamo dimenticare che quando in Abruzzo ci furono perdite da Rospo Mare, prima si parlo' di petrolio e *dopo quattro giorni* i petrolieri corressero la stampa parlando di erba e fango, come se loro stessi non fossero capaci di distinguere il petrolio dal fango immediatamente? 



6. Non e' vero che se non lo estraiamo noi lo faranno i Croati con magiche trivelle "a 45 gradi" come scrive qualche petrol-giornalista. Per tutto il parlare che si e' fatto di petrolio in Croazia, i residenti dell'ex-Yugoslavia non hanno trivellato un solo pozzo. In Italia invece tiramo fuori petrolio dagli anni '50 in Adriatico, senza chiedere niente a nessuno. Non sarebbe il caso di dare l'esempio e di decidere *assieme* ai croati di chiudere il mar nostrum ai petrolieri da ambo i lati?


7. Non e' vero che diminuira' l'occupazione. Nessuna piattaforma chiudera' il 18 Aprile. Per di piu' il lavoro petrolifero e' altamente automatizzato e sono poche le persone che lavorano sulle piattaforme. Di contro, chi protegge il lavoro delle migliaia di pescatori che non sanno se pescano pesce o concentrati di monnezza tossica?

8. E se invece di preoccuparci di petrol-lavoro, ci preoccupassimo del lavoro green? La tendenza mondiale e' di occupazione verde che cresce. In Canada gli ex lavoratori del petrolio chiedono di essere riqualificati per il lavoro nell'industria delle rinnovabili, negli USA il lavoro nelle rinnovabili ha superato quello nell'industria petrolifera. E la cosa bella del lavoro verde e' che spesso si tratta di piccole industrie, e quindi di ricchezza distribuita invece che di colossi e multinazionali. Invece di fare la guerra al referendum, perche' il governo di Matteo Renzi non fa piu' politiche per incentivare le rinnovabili? L'uso di automobili elettriche? Il risparmio energetico? Nel 2014 il governo addirittura fece dei tagli retroattivi sugli impianti di energia verde, causando l'ira degli investitori stranieri e pure del Wall Street Journal.  Forse perche' Matteo Renzi ha piu' petrol-amici che amore per le rinnovabili? 


9. Giustificare le trivelle d'Italia perche' "se non lo facciamo noi, lo faranno in Mozambico e in Nigeria" e' una offesa al Mozambico e alla Nigeria, e a tutti quelli che vivono vicino a pozzi e trivelle e mare malato. Ai Nigeriani non importa se trivelliamo Tempa Rossa o Ravenna o Ombrina. Ai Nigeriani importa che il loro dolore cessi e che non debbano piu' respirare, mangiare e vivere petrolio.  A chi pensa cosi' due cose dico. Intanto, se vogliamo proprio fare questo ragionamento, e allora dovremmo dire "se non lo facciamo nel giardino del mio condominio, lo faranno in Basilicata" e quindi che si aprissero loro un Centro Oli nelle loro citta', o una FPSO nel loro mare. Andassero al mare a Falconara. E sopratutto. Se vi dispiace (ma veramente!) per la Nigeria e per il Mozambico, diventate attivisti per la Nigeria e per il Mozambico. Ce n'e' tanto bisogno. E no, non e' impossibile. Se l'ho fatto io dalla Calfornia per l'Italia, lo potete fare anche voi per il Mozambico e per la Nigeria. Ai politici che seguono questo pensiero dico: perche' invece non mettete su delle commissioni d'inchiesta per studiare cosa esattamente l'ENI e l'AGIP abbiano combinato in Nigeria, se veramente ci tenete?  Non e' distruggendo l'Italia che si migliora il resto del mondo. Invece di giocare al ribasso, miglioriamolo il pianeta.


10. Il pianeta muore per colpa nostra. Del nostro uso smodato di fonti fossili. Ogni giorno leggiamo di cambiamenti climatici che progrediscono e che alterano i delicati equilibri naturali. I ghiacciai che si sciolgono, le barriere coralline che muoiono, isole che scompaiono, gli oceani che si acdificano. Non e' giusto. Da qualche parte si deve pur iniziare per cambiare le cose, e cercare di salvare il salvabile. L'Italia ha firmato decine di accordi da Kyoto a Parigi e sarebbe tutto vuoto se ci ostinassimo a trivellare il pianeta fino all'ultima goccia. Occore invece affrontare la sfida energetica con coraggio: iniziamo da qui, dal 17 Aprile.


Non c'e' sfida alcuna davanti cui l'uomo non abbia messo tutta la sua intelligenza e il suo volere e non ci sia riuscito.

Possiamo farcela. Ce l'abbiamo sempre fatta.

Thursday, April 7, 2016

Norvegia, Olanda: 100% di automobili elettriche entro il 2025. India, entro il 2030






Hanno iniziato in Norvegia.  Il nuovo "piano nazionale dei trasporti" prevede di avere zero automobili a petrolio in vendita entro il 2025. Tutte le macchine nuove dovranno avere motori elettrici o ad idrogeno. Con le automobili i camion di media grandezza. Per gli autobus ed i camion piu' grandi, il progetto e' piu' a lungo termine:  l'obiettivo e' del 75% di autobus ed il 50% di TIR a zero petrolio entro il 2030.

Fantascienza? No.

E' una legge proposta in parlamento a Febbraio e che attende di essere approvata in parlamento. Gia' adesso in Norvegia il 20% delle nuove automobili vendute e' elettrica, e quindi e' un obiettivo del tutto realistico.

Per di piu' in Norvegia sono gia' stati stanziati un miliardo di euro per piste ciclabili.

Ma.. non era la Norvegia il paese del petrolio? Perche' fanno questo allora? Perche' il tempo del petrolio e' finito: i loro campi di petrolio e di gas sono vecchi e poco produttivi rispetto a qualche decennio fa, perche' la popolazione chiede una economia ed una mobilita' green, e sopratutto perche' sanno che il futuro e' altrove, e invece che rincorrere gli altri, vogliono guidare. Nulla nasce a caso, e la mobilita' elettrica in Norvegia ha dietro di se generose politiche di finanziamento nel corso degli anni. 

Anche in Olanda la storia e' simile: la proposta del Partij van de Arbeid (PvdA) qui e' di vietare la vendita di nuove automobili a benzina e diesel entro il 2025 con una transizione totale verso le automobili green. La mozione e' stata approvata dalla Tweede Kamer, e attende l'approvazione finale.

Secondo questa nuova legge, anche le vetture ibride (meta' elettriche e meta' a benzina) dovrebbero essere vietate. Anche qui, solo macchine elettriche e ad idrogeno saranno legali.

Anche qui c'e' qui grida ad un piano "troppo ambizioso e non realistico", incluso il ministro degli affari economici Henk Kamp. Ma il rappresentante del PvdA's, Jan Vos, dice che tutto questo e' il futuro e che l'Olanda potra' farcela.

E poi c'e' l'India. Chi l'avrebbe mai detto?

Bene, in questo paese il ministro dell'energia, del carbone e delle rinnovabili,  Piyush Goyal, ha detto che proporra' incentivi per l'acquisto di automobili elettriche e che il loro piano e' di arrivare al 100% di automobli elettriche entro il 2030, e che le persone potranno poi finanziare da se il resto con i risparmi provenienti dal costo della benzina.

Il ministro dice pure che Toyota e Nissan dovrebbero essere particolarmente interessate al mercato indiano e prevede un gran successo della sua idea, con risparmi per i cittadini.
  
“…the move towards electric and hybrid vehicles will also help reduce fossil fuel dependency, which will help decline oil imports, leading to extensive monetary savings. As a result, the ministry is also working to see if the savings can be monetized to provide cheaper electricity for charging these cars.“

E' cosi che vogliono diminuire la dipedenza dalle fonti fossili, non certo trivellando il loro paese.

Saranno approvate queste leggi? Saranno implementabili?  La Model 3 di Elon Musk ce la fara'? Veramente un miliardo e passa di indiani useranno auto elettriche?  Non lo sappiamo, ma e' questo il futuro ed e' bello esserne parte.

A noi la scelta - restare in Italia con la melassa di inquinamento e di corruzione petrolifera, esser sempre gli ultimi, o per una volta guardare avanti e voler eccellere?

Wednesday, April 6, 2016

Elon Musk: la Tesla solare per tutti



"Tesla doesn't make slow cars"
Elon Musk.

Elon Musk annuncia l'arrivo della Model 3 della Tesla il giorno 31 Marzo 2016. File, foto ed entusiasmo. Investitori, acquirenti, tutti in tilt. Non si aspettava nessuno questo gran successo di vendite e di ordini. In molti l'hanno descritto come il lancio di un nuovo smartphone ai tempi d'oro della Apple. Dopo meno di una settimana la Tesla aveva ricevuto quasi 325mila pre-ordini per un totale di 14 miliardi di dollari al momento della consegna. Per averla molti di quelli che l'hanno ordinata dovranno aspettare almeno la fine 2017, ma questo non ha spaventato nessuno.

Volevano tutti essere parte della storia.

La Model 3 e' al 100% elettrica, ha batterie al litio di ultima generazione, fa 215 miglia di guida indipendente (cioe' 350 chilometri fra una ricarica e l'altra) e passera' da 0 a 60 miglia l'ora in sei secondi. Il costo base e' 35,000 dollari. Per il costo della vita americano e' un prezzo di portata medio-alto. Le altre Tesla venivano vendute a prezzo base minimo di 100,000 dollari l'una.

Il piano della Tesla era questo per tutto il tempo: iniziare a produrre macchine di lusso, in modo che le azioni e le vendite potessero aiutare a sostenere la creazione di milioni di automobili elettriche *per tutti*.

L'avevano gia' detto nel 2006. Prima la Tesla Roadster, di lusso e di bassa tiratura per mostrare al mondo che "si, si puo'". E poi la Model S, di prezzo inferiore alla Roadster anche se ancora costosa, e finalmente, oggi, la Model 3.

La cosa interessante e bella e' che il giorno dell'annuncio, invece di iniziare a parlare della sua autombile, Elon Musk ha speso almeno una mezza dozzina di minuti a parlare ad investitori ed acquirenti di cambiamenti climatici. Musk ha fatto la sua lezioncina a chi lo ascoltava, e ai giornalisti riuniti per sentire della Model 3 ha detto che la temperatura aumenta come mai prima e tutti i cambiamenti che avrebbero dovuto sgranarsi nel corso di millenni adesso li vediamo completarsi nel corso di decenni.  Ha ricordato che siccome i cambiamenti sono cosi repentini, le specie animali e vegetali non hanno il tempo di adattarsi, il clima cambia, gli oceani si acidificano, i ghiacciai si sciolgono. Ha detto loro che viviamo in un pianeta che presto non riconosceremo piu. 

Io lo so che in questi tempi in cui, specie in Italia, c'e'  diffidenza per le motivazioni dietro le azioni di ciascuno, i cinici non mancheranno."Musk fa questo per il suo tornaconto, per le sue ditte" etc. Ma dalla sua voce, dalle sue parole, e' evidente che ci crede, che ha analizzato la questione a fondo, che e' convinto che occorre fare tutto il possibile per scappare dalle fonti fossili. In questi dieci anni ci ha messo la faccia ed il portafoglio: tutto cio' che ha cercato di fare da imprenditore, dalla batteria Tesla "in casa", ai suoi investimenti in Solar City, hanno l'intento di aiutare a lasciare le fonti fossili sottoterra.

Le autombili elettriche salveranno il mondo? Forse si, forse no. Non lo sappiamo. Ma se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo usare la creativita' umana e l'intelligenza per usarne sempre meno di fonti fossili. Tutti dovviamo volerlo con il ruolo che abbiamo.  Non c'e' altra strada.

Si possono dire tante cose di Musk. Io lo ammiro. E' bello che abbia deciso di fare l'imprenditore del futuro, del verde, della speranza. Quale miglior modo di spendere i propri anni su questa terra che non lavorare per qualcosa di grande, impattante, con una visione ottimista? 

Come sempre, il futuro non e' di chi si aggrappa allo status quo, o all'ultima goccia di petrolio. Il futuro e' di chi osa, di chi vuole, di chi pensa in grande. Di chi non ha paura ne di sbagliare, ne delle sfide davanti.

Marchionne, ti aspettiamo.

Tuesday, April 5, 2016

To all dual citizens of Italy: please vote SI on the April 17th referendum


Dear friends,

my name is Maria D'Orsogna. I am Bronx born, I lived in Italy for 15 years and am now California based. I am a physicist and professor of mathematics. I am also one of the drivers behind the April 17th referendum you have received a ballot for in your mailboxes.
 
Please vote SI!

The vote is in regards to offshore drilling.  In particular, it is to deny that oil and gas leases be allowed in Italian coastal waters without time limitations. Currently, an oil and gas lease may "live" forever, or as it says "per la durata della vita utile del giacimento".

Passing of the referendum would restrict the life of these leases to 30 years. After that, as I understand it, oil and gas companies would have to reapply from the start if they wanted to continue drilling, or shut down.

Italian law allows only for the repeal of existing legal texts, so by voting YES (SI) you are agreeing to *repeal* the text where eternity is granted to oil and gas companies.

I know it sounds complicated, but YES (SI) means no to unlimited temporal length of oil and gas leases, and NO keeps the status quo where they have the right to drill until there is no oil left.

I humbly ask you to vote YES.

Italian law also stipulates that in order for any referendum to be valid, at least 50% +1 of the votes be turned in, so it is very important to reach this target and that everyone cast their votes.

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For almost ten years I have devoted much of my life to combating oil companies that would like to drill Italy - onshore, offshore. It all started when the oil people decided to drill near the little town I used to live in as a child, Ortona, Abruzzo. I moved there at the age of 7 after having lived in NY.

I learnt about oil and gas plans almost by chance in 2007 and could not absolutely accept it. It started as a small, almost impossible battle. How could I, from California, stop Italy's biggest oil company from drilling and building a refinery in Ortona? But against all odds, we won.  In time, we learnt that oil and gas facilities were being planned for the entire country, and I became some sort of scientific guidance and activist leader in fighting oil companies throughout the country.  Sometimes they have called me the Erin Brockovich of Italy.  I have been sued multiple times, but luckily won all of the lawsuits against me.

Currently there are offshore plans to drill Sicily, Sardinia, Puglia, Marche, Abruzzo. And believe it or not, even the Venice lagoon.  Some leases were proposed as close as one or two miles from shore in places that are spectacularly beautiful.  I truly cannot imagine who in their right mind would ever think of drilling them. Other onshore drilling plans are in works as well.

After almost ten years of community organization and resistance, finally 9 governors decided to propose this referendum. They are governors from coastal regions. All of them are either worried about their communities or pressured by residents, the vast majority of which are vehemently opposed to oil drilling.

Six oil related propositions were presented for approval.

As you can imagine the oil companies did not like this in the least and lobbied and pressured the government to somehow avoid any referendum, and most of all any public discussion of the topic.

Because of corruption, politicians in Rome are petroleum people's best friend, and together they tried to stop this referendum. They mostly succeeded, but not quite.  Of the original six propositions only one made it to the ballot.

The one in your envelopes.

The government is now trying to stop this vote by telling people to desert the vote, so that the 50%+1 target is not hit.

The referendum will cost 300 million euros. This is the normal cost of an election. Because it is a lot of money we activists asked in all possible ways to lump the vote with the June elections, when mayoral contests will be held nationwide. That way, instead of people voting twice (in April for oil and in June for mayors) there would have been only one election and we could have saved 300 million euros.

But the government refused: 1. they hope people will not care enough to show up at the polls just for this one oil proposition in April and 2. They can now blame activists for squandering public money.

Politicians are also trying to spread fears in the population that stopping oil and gas would create unemployment, raise prices at the pump, increase our reliance on foreign oil. You have heard it before, I am sure.

Matteo Renzi himself, the prime minister, is saying that the vote is useless. Can you imagine, a prime minister telling people not to vote!
 
Why? Because the oil lobby is ever powerful. You may have heard that the Italian Minister for the Economy, Federica Guidi, just resigned because of an oil related scandal: she was fast tracking oil projects so that her boyfriend would get 2 1/2 million euros worth of contracts.

So oil and politics go hand in hand in Italy. It usually does not matter which party is governing the nation, they are all connected and friends. Usually they don't know and don't care about the communities that will be affected. Indeed, over the past few weeks another scandal has hit the region of Basilicata, where oil companies were hiding toxic waste, cooking their emission spreadsheets, and generally not being honest about the environmental damage they were generating.

So it is important that we participate and let it be known that we are done with the fossil fuel industry coming into our seas and our little towns.

Please vote SI.

Sincerely,
Maria


This a link on "Ombrina" one of the main oil drilling projects that we were able to stop;

This is a bit more about me;

and here

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Monday, April 4, 2016

Il Ministro Gianluca Galletti e il referendum


Egregio Ministro Galletti,





Le scrivo queste poche righe perché sono veramente amareggiato per come Lei, in qualità di Ministro dell’Ambiente, sta affrontando la questione referendaria.

Dalle sue interviste Lei dichiara che vede molta disinformazione su questo tema. Su questo posso anche essere d’accordo; tuttavia, Lei sicuramente non contribuisce a dirimere queste perplessità: anzi, non entrando nel merito della questione e gridando slogan strumentali solo a fini politici, aumenta ancor di più la confusione.

Lei dichiara: “Questa consultazione è ideologica”.

Bene, non potrebbe essere altrimenti. Dietro i tecnicismi dell’unico quesito che gli italiani troveranno sulla scheda elettorale, si cela un dibattito che coinvolge il futuro modello di sviluppo del nostro Paese:-

Meglio continuare a sfruttare quel poco di gas e petrolio che abbiamo, o meglio investire in energie rinnovabili ?

Chi ha voluto che questa consultazione diventasse ideologica ? Lei sa benissimo che il Suo Governo ha fatto di tutto per affossare il referendum. Le ricordo solo l’ultima manovra: non aver legato i referendum alle prossime elezioni con la scusa di “salvaguardare il diritto all’astensione”. Avete praticamente considerato i Cittadini come degli idioti incapaci di capire che, per salvaguardare il proprio diritto all’astensione, avrebbero potuto tranquillamente rifiutare la scheda referendaria e votare solamente alle elezioni.

Ancora più meschino (mi scusi il termine) che Lei come i membri del Suo governo, dopo aver deciso di destinare due date diverse per le elezioni ed il referendum PONTIFICHIATE che si stanno perdendo 400 milioni di euro che potevano servire per gli asili nido.

Chi ha preteso ciò ? Non certo i no-triv che auspicavano che il referendum si sarebbe potuto svolgere a Maggio insieme alle elezioni in modo da avere più tempo per eliminare quella disinformazione che Lei stesso ha notato.

Ma entriamo nel merito della questione. Lei dichiara che:

“dati scientifici che provano che le trivelle fanno male alla costa non ce ne sono”.

Bene, forse è il caso di ricordarLe che l’attenzione per queste problematiche relative alla sicurezza di questi impianti deve essere sempre alta e costante. Vero è che dopo il disastro della Piper Alpha1 (la Piper Alpha era una piattaforma petrolifera che operava nel Mare del Nord, divenne tristemente nota il 6 luglio del 1988, in quanto in seguito ad un’esplosione morirono 167 persone) gli standard di sicurezza internazionali sono stati modificati, purtroppo episodi di tal genere si sono ripetuti.

Si cita la violentissima esplosione della piattaforma di trivellazione americana Odyssey al largo della costa orientale del Canada, nel novembre 1988, l’incidente provocò lo sversamento in mare di circa 132 mila tonnellate di petrolio. Lo scoppio, avvenuto il 21 agosto del 2009, della piattaforma Montara, situata al largo della costa settentrionale dell’Australia occidentale, con conseguente fuoriuscita di greggio per ben 74 giorni. Il Dipartimento delle Risorse, Energia e Turismo Australiano stimò che le perdite erano state di circa 2000 barili (320 mc)/giorno).

Continiuamo con l’inclinazione di 45° della piattaforma petrolifera di proprietà della società cinese Shengli Oifield, nel settembre 2010, nella baia di Bohai, nell'est della Cina (dei 36 operai, due dispersi). La fuoriuscita di petrolio, nel giugno 2010, da una piattaforma petrolifera situata nel mar Rosso presso Geisum, gestita dalla Geisum Oil Company, una sussidiaria della Egyptian General Petroelum Corporation. Il recente affondamento della piattaforma petrolifera Kolskaya del dicembre 2011 al largo dell’isola di Sakhalin nell’estremo oriente russo appartenente ad una società riconducibile alla Gazprom (53 morti). Lo sventato disastro ambientale della piattaforma petrolifera Kuluk di proprietà della Shell, in Alaska nel gennaio 2013. Questi recenti incidenti sono solo una piccola parte dei drammatici episodi avvenuti. L’elenco, come Lei stesso sa, potrebbe continuare ancora a lungo.

Come è possibile che in qualità di Ministro dell’Ambiente abbia potuto fare simili affermazioni ?

In proposito mi permetto di ricordarLe che non c’è bisogno di tanta scienza per capire che il Mediterraneo è un mare chiuso e che eventi di tal genere potrebbero essere amplificati da tale situazione.

A tal proposito, Le rammento anche che, in barba alle presunte stringenti normative sulla sicurezza adottate, mentre nel mondo il numero degli incidenti, relativi agli sversamenti di idrocarburi, dal 1970 al 2010 sembrerebbe in diminuzione, seppur la quantità di petrolio sversato, purtroppo, non segua questo trend (vedi fig 3.5, fonte dati ITOPF); nel Mediterraneo è invece in costante aumento (vedi fig 3.8, fonte dati REMPEC).





Queste informazioni non sono frutto di un complotto ordito da un covo di ambientalisti, ma dati scientifici forniti da organismi internazionali che sono stati ripresi dall’ISPRA nel rapporto n. 149(2011 “Sversamenti di prodotti petroliferi: sicurezza e controllo nel trasporto marittimo”. Nel documento, lo stesso ISPRA sottolinea che gli incidenti che hanno coinvolto le piattaforme di estrazione del greggio sono, purtroppo, “ben più gravi” rispetto a tutti gli altri.

L’ISPRA, un Istituto che Lei, in qualità di ministro dell’Ambiente, dovrebbe ben conoscere.

A parere dello scrivente, escludere o minimizzare tale situazione dimostra quanto meno un atteggiamento esageratamente ottimista.

Ed adesso veniamo ai presunti posti di lavoro a rischio.

Con la vittoria del Si, Lei come altri membri del Suo Governo sostiene che sono a rischio ben 10.000 posti di lavoro (attualmente qualcuno del Suo Governo dice 11.000).


Ehhh???




Ma non scherziamo, Lei sa benissimo, o almeno dovrebbe sapere, che l’art 9 comma 8 della legge 9/1991 prevede che al fine di completare lo sfruttamento del giacimento al concessionario, oltre alla proroga decennale, possono essere concesse una o più proroghe di cinque anni ciascuna (non viene specificato il numero di proroghe – ndr) se ha eseguito i programmi di coltivazione e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione o dalle proroghe.

Il quesito referendario se raggiungerà il quorum abrogherà soltanto l’art 6, comma 17, terzo periodo, del D.lgs. 152/2006, ma non l’articolo sopracitato. Di conseguenza dipenderà esclusivamente dal MISE rilasciare una o più proroghe di cinque anni ciascuna al titolare della concessione. Tutto ciò a condizione che il titolare abbia adempiuto agli obblighi derivanti dal Decreto di Concessione o dal Decreto di proroga.

Quindi, tutte le Società che avranno fatto il loro dovere ed avranno agito correttamente, non avranno motivo di paventare la perdita di posti di lavoro.

Se vincerà il SI dovranno necessariamente aumentare i controlli e renderli più stringenti (almeno si spera - ndr); se il referendum fallirà, i controlli potranno essere allentati.

Se vincerà il Si potranno andare avanti le Società che avranno rispettato il Decreto di Concessione o di Proroga (ripetiamo: almeno si spera); se vincerà il NO potrete tranquillamente rilasciare le proroghe di Concessione come il Suo Governo sta attualmente facendo.

Cito ad esempio il caso di VEGA B, per cui il Suo governo, tramite il MISE, ha rilasciato la proroga della Concessione alla EDISON, permettendole di realizzare una seconda piattaforma, all’interno dei limiti delle dodici miglia da un’area protetta, ben sapendo che quest’ultima doveva essere realizzata in regime di concessione e non di proroga.

Lei sa benissimo che i 10.000 posti di lavori a rischio sono una bufala, e se non lo sa, se lo faccia dire dall’ex Ministro GUIDI, la quale dovrebbe sapere che il referendum, forse, potrà servire ad aumentare i controlli e nient’altro.

Non spetta certamente a me giudicare se Lei sia un politico capace o l’ultimo ad aver occupato in modo approssimativo e mediocre questo Dicastero.

Posso soltanto dire che, considerati i saggi interventi del Suo primo periodo di insediamento, da Lei mi sarei aspettato di più.

Visto le molte critiche che ha ricevuto, converrà con me, che non sono certamente la sola persona che Lei ha profondamente deluso.

Cordialmente.


Mike il Cavaliere