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Sunday, April 1, 2012

Tremila delfini morti e le esplorazioni petrolifere in Peru











The dolphins may have been killed by the impact of
off-shore oil exploration and drilling in the region


Carlos Yaipen, direttore
Organization for Research and Conservation of Aquatic Animals



Ogni tanto su Facebook qualcuno posta immagini di delfini o di cetacei spiaggiatisi lungo le coste italiane. Si sono spiaggiati per cause naturali? Per colpa delle ispezioni sismiche? Per colpa delle correnti marine?

Non lo sapremo mai con certezza a causa dei pochi studi, e della difficolta' di farli questi studi. E' un vero peccato - che i delfini muoiano, e poi che non si riesca a capire il perche', in modo da evitarle queste morti.

Quello che pero' si sa e' che le esplorazioni sismiche, con i loro sonar, e il loro disturbare il sistema uditorio degli animali marini sicuramente non sono benevoli a delfini e cetacei, perche' causano lesioni, danni all'udito e al sistema dell'orientamento, confusione, e emoraggie interne.

Qui su PlosOne del 2009 uno dei pochi studi in cui si parla dello spiaggiamento di sette cetacei nella zona di Foggia. Si afferma che le ispezioni sismiche possono essere una concausa di queste morti. Qui un altro studio sullo stesso tema.

E per chi volesse saperne di piu' sul tema spiaggiamenti e petrolio, consiglio l'ottimo testo di Guido Pietroluongo.

In gergo, gli spiaggiamenti e le morie di delfini e cetacei si chiamano UME - unexplained mortality events - eventi mortali inspiegati.

La successione di morte di delfini e cetacei in collegamento con le ispezioni sismiche non e' un fatto nuovo, anzi si ripetono in Nuova Zelanda, in Spagna, in Australia, e ora anche in Peru.

Nel 2011 infatti ci sono stati ben 3,000, si tremila delfini morti lungo le coste di Lambayaque, in Peru, attribuibili, secondo il quotidiano Peru21, alle esplorazioni sismiche nella zona.


Catastrophe for Dolphins in Peru from BlueVoice.org on Vimeo.


Questo e' confermato dal direttore dell'ORCA, l'Organizzazione Scientifica per la Ricerca e la Conservazione di Animali Acquatici, Carlos Yaipen che dice

“The oil companies use different frequencies of acoustic waves and the effects produced by these bubbles are not plainly visible, but they generate effects later in the animals. That can cause death by acoustic impact, not only in dolphins, but also in marine seals and whales".

Esattamente quello che andiamo ripetendo da mesi e mesi.

Nel Febbraio 2012 avevano ritrovato circa 264 carcasse di delfini morti a 500 miglia a nord di Lima, la capitale del Peru', presso la citta' di Chiclayo.

A Marzo 2012 un altra moria di 615 delfini un po piu a sud, vicino a San Jose.
Ma non ci sono solo delfini spiaggiati, ci sono anche le sardine avvelenate e trovate morte sulla riva di Lambayeque.

Un'altra possibilita' che avanza Jorge Cabrejos, che rappresenta i pescatori della zona, e' invece, visto che nella zona ci sono gia' trivelle attive, che ci siano stati riversamenti di petrolio a contaminare il plankton, mangiato dalle sardine, mangiate dai delfini, morendo sardine e delfini.

E cosa esattamente c'e' nella zona? Come riporta il blog di Jeff Phillips, vicino alle zone di morte dei delfini del Peru' c'e' un blocco di esplorazioni petrolifere detto "Block Z34", proprio nei pressi della citta' di Chiclayo, dove gia' estraggono gas naturale.

Le ditte che estraggono o che fanno esplorazioni petrolifere sono la "Gold Oil" di Londra, la corporazione peruviana "Petrotech" in cui partecipano anche la Corea del Sud e la Colombia e la ditta americana BPZ, di Houston.

Le esplorazioni sismiche sono effettuare dalla ditta cinese BGP con la sua nave "Pioneer".

Ma ce di piu'. Nella stessa zona del Peru' ci sono stati terremoti del grado 4.8 della scala Richter, in Febbraio, due giorni dopo il ritrovamento dei 264 delfini e prorpio nella stessa zona. Coincidenza? Caso? Chi lo sa.

Le autorita' dicono che non si sa e che occorre fare indagini piu' approfondite.

Gli scienziati invece dicono che invece quando ci sono morie di delfini solo l'otto-dieci per cento finiscono sulle spiagge. Il resto resta disperso in oceano, per cui i delfini morti poterbbero essere molti molti di piu' delle carcasse ricoverate.

Ecco qui le immagini:



A volte mi chiedo chi siano le bestie vere in tutto questo.

Friday, March 30, 2012

Il fracking e gli scoppi in Pennsylvania e in Texas





Scarpe scioltesi con i residui tossici del fracking


Nel Febbraio 2012 Assomineraria di Claudio Descalzi ha promosso una conferenza sullo "shale gas". Il titolo preciso era "Shale Gas: nuove opportunità per lo sviluppo all'estero delle Imprese di Beni e Servizi".

Erano presenti:

Vincenzo Di Gennaro di Schlumberger, Maurizio Marchesini di Baker Hughes, Alfred Azer di Halliburton, Fernando Aguilar, Calfrac Well Services, oltre che i nostri eroi Sergio Polito, Presidente di Assomineraria, Roberto Nava della ditta Bain & Company Italy e poi S. Reymond e F. Gotti dell'ENI.

Me li immagino questi bei signorotti, eleganti, seduti in una qualche bella villa romana, tutti distinti come se parlassero di un torneo di bridge, magari a bersi l'acqua Perrier, con le loro valigette di pelle e le penne stilo luccianti.

E ci scommetto che in tutto il convegno non hanno mai parlato dei veri costi del fracking, di questo magico shale gas che risolvera' i problemi del mondo.

Eppure la galleria degli orrori del fracking non finisce mai. Ieri per esempio c'e stato uno scoppio in Pennsylvania, l'ultimo di una lunga serie.

E' accaduto nella Contea di Susquehanna, dove e' scoppiato un compressore usato per il trasporto del gas che e' stato fraccato in zona, vicino alle case delle persone, causando tremori per circa un chilometro dal punto di esplosione. Per fortuna non si e' fatto male nessuno.

Della Pennsylvania abbiamo gia' parlato in merito all'acqua avvelenata che la gente trova dai propri rubinetti. Ora anche le esplosioni.

Le autorita' riportano un incendio con rilascio di gas in aria:

Ecco il video:



Non e' la prima volta che ci sono scoppi collegati al fracking in Pennsylvania, che sta lentamente diventando una specie di eldorado del fracking. Qui ad esempio Canton, Pennsylvania, dove scoppio' invece un pozzo, circa un anno fa, nell'Aprile del 2011.

Ci furono migliaia di galloni di fluidi tossici riversati nell'arco di due giorni in acqua e sul suolo di roba di cui non si sa cosa ci sia dentro, se non che un report del Congresso americano dice che alcune delle componenti note sono carcinogeniche.


Qui invece un altro scoppio a Pearsall, in Texas, nella contea di Eagle Ford, nel gennaio del 2012
dove un pozzo e' stato scaraventato in aria a circa 10 metri di altezza. con rilasci di sostanze tossiche e di idrogeno solforato.



I residenti riportano tutti di odori molesti, disturbi fisici e addirittura, le scarpe che si sciolgono se si va vicino ai pozzi del fracking!


Come potevano mancare i terremoti, e infatti ci sono pure quelli ad Eagle Ford!


E come sempre, anche qui la boccetta dell'acqua "potabile" color marroncino.



Trivelle nelle foreste, acqua imbevibile, rifiuti tossici prodotti in abbondanza, scoppi e tremori, terremoti. Aria inquinata, acqua che si incendia. E che vuoi di piu!

Tuesday, March 13, 2012

Mazzette ENI ai politici stranieri


Fanno veramente schifo.

Eccoli qui i nostri eroi dell'ENI, i benefattori dell'umanita', questo mostro di ingordigia accecato dal profitto e dai soldi.

Qui infatti un articolo sulla Repubblica sulle presunte mazzette ENI in Iraq e in Kazakhstan.

E cosi, mentre noi cerchiamo di esportare l'immagine di paese turistico, cibo genuino, paesaggi da vacanza, una cultura a base di Leonardo da Vinci, Giacomo Puccini e Giorgio Armani, loro esportano la cultura delle mazzette.

Infatti, da questi articoli e dalle indagini del pubblico ministero Fabio De Pasquale traspare che per costruire impianti petroliferi a Zubair in Iraq e a Karachaganak in Kazakhstan, i signori dell'ENI abbiano pagato tangenti ai politici del posto.

Le ditte coinvolte sono



La Siirtec la conosciamo anche noi in Abruzzo perche' era la ditta coinvolta nel Majella Petroleum System, un progetto per trivellare la Majella. Questa Siirtec Nigi avrebbe costruito un desolforatore "ad impatto zero" sotto una delle montagne piu' amate d'Abruzzo.

Per quanto riguarda l'Iraq e il Kazashstan, pare che il tutto risalga al giugno 2011 quando le ditte di cui sopra hanno iniziato a "sovraffatturare" l'ENI, con i soldi della differenza usata dall'ENI stessa per corrompere i politici stranieri.

Un bellissimo strategemma per creare "provviste di denaro" per "pagamenti di tipo corruttivo", come scrive la Repubblica.

E non mi si venga a dire che questi galantuomini di cui sopra, presidenti delle sussidiarie ENI sono da considerarsi meno colpevoli che l'ENI perche' parte di un ingranaggio.

Loro hanno *acconsentito* di fare parte del gioco. Nella vita uno puo' scegliere, e questi hanno
*liberamente scelto* di partecipare al gioco della corruzione. Il fatto che ci fossero sette ditte, alcune delle quali molto note in Italia, la dice lunga sulla corruzione galoppante in Italia.

Non e' la prima volta che l'ENI e' immischiata in questioni di tangenti. L'ENI infatti e' stata gia' condannata dalla SEC americana a pagare oltre 360 milioni di dollari per corruzione, in questo caso in Nigeria.

Quindi, non hanno impartato niente e continuano ad allungare mazzette e soldi come se niente fosse.

E se fanno cosi' in Iraq e in Kazakhstan, cosa pensate che facciano in Abruzzo, Basilicata, Lombardia? Con buona pace della bonus card dei lucani!



Thursday, December 8, 2011

Giulianova, 7 Dicembre 2011


Cari amici,

eccoci di nuovo riuniti per discutere di folli progetti petroliferi nella nostra regione. Come sapete, ci sono in ballo altre quattro concessioni che riguardano la provincia di Teramo e di Pescara e che riguardano Pineto, Roseto, e addirittura la riserva naturale del Borsacchio.

Di fronte all'enormità dei progetti, e visto che sono anni che il proposito di petrolizzare l'Abruzzo in mare ed in terrra va avanti, è facile sentirsi stanchi e impotenti. E' facile sentire che è tutto così più grande di noi, e lasciare il passo alla rassegnazione, al fatalismo e rinchiudersi nel proprio tran-tran quotidiano.

Purtroppo non sarà l'ultimo degli attacchi. Anzi la difesa del territorio dalle trivelle sarà una lotta per la vita: finchè avremo petrolio sottoterra, ci sarà sempre qualcuno che vorrà trivellarlo, adesso, fra 5 o 50 anni. Non potremo mai dire di avere finito.

Sta a noi allora saperci organizzare con gli strumenti che abbiamo a disposizone e senza arrendersi perche sono imperfetti. Sta a noi dire di no, sta a noi educare i nostri figli, i cittadini del futuro al rispetto dell'ambiente. In una parola sta a noi darci da fare, senza paura e avendo fiducia che TUTTI INSIEME possiamo farcela.

E' questa la lezione che abbiamo imparato in questi anni - e andiamo per cinque: nessuno può fare molto da solo di fronte alle ditte petrolifere, ma non c'è niente e nessuno - nemmeno l'ENI - che possa fermare un popolo compatto, unito, informato, non-politicizzato, che sa agire per tempo, secondo i canali legali ed esigendo che la volontà popolare venga rispettata senza se e senza ma.

I petrolieri li abbiamo già sconfitti: ad Ortona con il Centro Oli lungo la costa dei trabocchi con Ombrina Mare. Sono certa che anche a Bomba presto si arrvierà ad una conclusione positiva per la gente: tutti, ma proprio tutti, hanno detto di no, dal Presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio, fino all'ultimo residente della zona.

E allora cosa c'è da fare nel concreto per la Provincia di Teramo? Occorre informarsi, spargere la voce, e soprattutto indiginarsi. Le ditte trivellanti dicono che va bene trivellare perchè i territori del teramano "non hanno particolare pregio". Ma chi sono loro per dire questo? Chi gliela da tutta questa arroganza? Chi li ha invitati qui? Ci sono mai stati loro a Roseto?

Che ne sanno loro di che significa quel mare, quella terra per noi?

E una volta che siamo consci di quello che vogliono fare, una volta che siamo arrabbiati perchè considerano le nostre riserve naturali "non di pregio" occorre prendere i nostri sentimenti e incanlarli in una azione costruttiva. La legge, sotto quello che si chiama trattato di Aarhus, lo dice charamente: l'opnione popolare va rispettata. E questa opinone popolare la si manifesta attraverso queste benedette "osservazioni": lettere dove ciascuno di noi ha il diritto di parlare
al suo governo, a tu per tu. Un governo da lui votato, pagato, e che deve rappresentarlo, secondo i più basilari canoni della democrazia.

Sono le osservazioni che ci hanno fatto sconfiggere Ombrina Mare, e sono le osservazioni che
i legali della Puglia hanno usato nel loro ricorso al TAR contro le trivelle alle Tremiti.

Il lavoro è stato in parte già fatto: le abbiamo scritte, preparate. Occorre solo che ciascuno di voi si prenda la briga di firmarle, riadattarle se lo vuole, e mandarle alla commissione
regionale di Valutazione di Impatto Ambientale presieduta da Antonio Sorgi e che risponde
direttamente a Gianni Chiodi.

E' questa infatti la commissoine che decide se si trivella a Teramo o no: non Roma, ma l'Aquila.

Il primo tatuaggio di Angelina Jolie dice "Know your rights" - conosci i tuoi diritti.

Tanti anni fa, qualcuno ha lottato tenacemente per darcela la democrazia, per darci il trattato di Aarhus, per darci le commissioni ambientali, per darci le riserve regionali. Sta a ciascuno di noi adesso avvalercene, sta a ciascuno di noi onorare chi ha lavorato per darci queste istituzioni, sta a ciascuno di noi sentirci investiti in prima persona e fare la sua parte, attivamente e senza aspettare mandrake.

Sono sciura che molti di voi avranno figli per i quali si dice sempre, si fanno tanti sacrifici,
di modo che non gli manchi niente: i migliori vestiti, i giochi, le vacanze, i libri. E l'aria pulita? E il mare blu? E gli spazi aperti? Perchè queste cose non sono ugualmente importanti?

Perchè non c'è più amore per tutto ciò che è patrimonio comune? Nel ricercare tutti
i documenti per la stesura delle osservazioni, viene fuori che questa riserva del Borsacchio pare
che non la voglia nessuno. Perchè? Eppure dalle foto pare bella, pare non cementificata, pare
un’occasione per uno spazio sano. Organizzatevi, ripulitela, portteci i vostri figli nel fine settimana, fa molto piu bene all'anima che un telefono nuovo, ve lo assicuro.

E come per tutte le cose, basta solo partire, provare, incamminarsi, avere fame di combattere, di non volergliela lasciare vinta alla MOG, all'ENI, agli speculatori edilizi, alla sordità di Gianni Chiodi e di Antonio Sorgi.

Tutto il resto viene da se.

Finora non ci sono riusciti a trivellarci. Ci aspetta dunque un’altra prova: e ancora una volta
se saremo testardi come dobbiamo essere, non ci sarà storia per petrolieri, per confindustria,
e per i politici alla regione che non vogliono ascoltarci: se siamo tutti uniti, non possiamo che vincere.

Tuesday, December 6, 2011

L'ignoranza di Mauro Angelucci, presidente di Confindustria Abruzzo


"All'interno dell'istanza per conferimento di Permesso di Ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi "Villa Mazzarosa" non sono istuite aree naturali protette di nessun ordine e grado" (SIC, ZPS, Parchi Regionali o Nazionali)"

Permesso Villa Mazzarosa, Novembre 2011,
pagina 54, Medoilgas.


La Medoilgas e la Societa' Adriatica Idrocarburi non hanno presentato richieste di concessioni per l’estrazione di gas bensì istanze
di permesso per la ricerca di idrocarburi gassosi.

Non estrazione quindi ma esplorazione di gas
.

Mauro Angelucci, Confindustria, Dicembre 2011.


La MOG dice una cosa, la Confindustria il contrario.
Non c'e' da fidarsi di questa gente.
Non sanno nemmeno loro di cosa parlano!

E comunque dentro a Mazzarosa c'e' la riserva del Borsacchio!


Sto morendo dalle risate. Il sito di Confinustria riprende le mie parole e scrive, con un banner continuo, come se fossero le feste di Settembre, "la legge regionale non e' stata raggirata". Che ridicoli!

Ci credono solo loro!

Il sito cita Mauro Angelucci, il presidente di Confindustria: oggi e' lui a farci fare altre risate e a venire fuori con altre balle petrolifere, che mostrano tutta l'ignoranza di Angelucci e della sua cricca di Confindustria.

Questo Angelucci manda infatti una precisazione a nome di Medoilgas e di Adriatica idrocarburi: l'una e' quella che sta dietro a Ombrina Mare, l'altra e' quella che sta dietro al Centro Oli. Infatti l'Adriatica Idrocarburi altro non e' che l'ENI sotto nuove spoglie.

E cosa dicono lorsignori della Confindustria dalla bocca profumata di Mauro Angelucci? Dicono che non si tratta di "estrazione di gas" ma di "istanze di permesso per la ricerca di idrocarburi gassosi".

Ha ha ha.

Ma sanno leggere l'italiano lorisgnori? Anche io pensavo all'inizio che si trattasse di gas, perche' sono bravi a fare propaganda, e poi mi sono letti i testi, e cosa scopro?

Scopro che sono pieni di aggettivi del tipo "petroliferi, petrolio", "idrocarburi liquidi e gassosi" e accanto a questo parole come "pozzi, 3000 metri, fanghi, torri".

Cioe' vogliono scavare alla ricerca di quel che c'e' c'e' - gas o petrolio, ma sempre monnezza satura di idrogeno solforato - e fare il buco.

Infatti come la fai la ricerca se non con il buco? E' da quello stesso buco che poi tirerai fuori la monnezza che sta nel sottosuolo. Dunque approvare questa "ricerca di idrocarburi" gassosi o liquidi che siano, altro non significa che fare 3/4 dell'opera!

Dunque, non si tratta di ricerca di gas fatta con i tarocchi, o con i pennarelli su carta, si tratta di perforazioni vere - fino a 3000 metri come dice la MOG - alla ricerca di petrolio e gas con strutture che potrebbero restare permanenti.

Se aveste letto i testi, caro Angelucci, lo sapreste, visto che e' la MOG stessa a dirlo. Siete dunque voi, cari petrolieri, cara Confindustria, a dovere dimostrare perche' dovete essere esenti dalle leggi regionali e soprattutto dalla volonta' popolare.

Ma poi gas o petrolio che sia, non vi ci vogliamo qui, lo capite l'Italiano?

Do you understand? Capisc?

E no, non c'e' niente di ideologico. Che ideologia dovrei avere? Quella di volere salvare i polmoni della gente e' una ideologia? Piuttosto, io parlerei del vostro portafoglio, altro che ideologia.

Ma poi chi e' questo Mauro Angelucci? Da dove sbuca? Che credenziali ha lui?

E poi, suvvia, lo sapete anche voi che sottoterra c'e' di tutto - c'e' petrolio, c'e' gas, c'e' idrogeno solforato! Smettelela di prendere in giro la gente, ci fate solo una figura meschina.

La gente non vi ci vuole, mettetevela via che siete stati sconfitti e AMEN!

E poi tirare in ballo le centraline della Forest Oil. Ma vi rendete conto che siete ridicoli? Non sapete piu' a cosa altro aggrapparvi, vero? E i polmoni della gente no, quelli non sono importanti, no? E la terra che sprofonda non e' importante nemmeno quella, vero? E le balle che avete raccontato alla gente? E "i sondaggi a pagamento"?

MAURO ANGELUCCI:

queste balle valle a raccontare ad altri che qui siamo piu' intelligenti di te e
delle manipolazioni di Confindustria.

All'ENI, alla MOG:
Andate a trivellare a casa vostra!

Thursday, October 27, 2011

930 no alla Forest Oil Corporation


L'arroganza di Giorgio Mazzenga e di Mr. John Klein non ha mai fine. Adesso fanno la parte degli offesi e dicono che hanno pronte "33" risposte integrative da dare alla regione Abruzzo - dopo due anni che gliele hanno chieste! - per trivellare sul lago di Bomba e che occorre dargli risposte concrete e veloci anche se tutto l'Abruzzo gli ha detto di no, ripetutamente.

SCIACALLI!

Sono due anni che noi persone normali e tutti i 930 abitanti di Bomba abbiamo detto tutti i nostri no alle trivelle sul lago e che le ripetiamo. Sono i motivi del buonsenso, dell'intelligenza. Sono i motivi che spinsero la stessa ENI a decidere di non trivellare 40 anni fa. Sono i motivi che Antonio Sorgi, presidente della commissione VIA che ha il potere di dire no, si ostina a non volere ascoltare.

Caro Mazzenga se ancora non lo sai: il lago corre il rischio di smottamenti, frane, subsidenza, alluvioni. Il lago e' zona a rischio Vajont, lo dice la tua stessa ditta. Il lago e' zona turistica, i fumi finiranno dentro le case della gente, e ci si ammalera'. Il lago e' zona verde, agricola. Non e' zona di industria pesante.

Lo scellerato Mazzenga afferma che per presentare le loro "integrazioni" ci hanno messo quasi 2 anni per la

complessità degli argomenti trattati e al loro diretto impatto sull'ambiente esterno.

Al fine di fornire risposte di alto livello tecnico-scientifico ai quesiti posti dalla Regione, sono stati coinvolti professionisti e specialisti italiani e stranieri, anche a livello accademico: tale scelta ha comportato un allungamento dei tempi di redazione delle risposte.

Tradotto in Italiano: hanno dovuto cercare di arrampicarsi sugli specchi e non sapevano come giustificare qualcosa di abominevole che nessuno vuole. Nessuno scienziato indipendente, lo posso assicurare, dira' mai che andra' bene trivellare un lago dove non si e' potuta nemmeno costruire una diga per troppo che il territorio e' traballante.

Dicono che il loro progetto e' stato eseguito nel "pieno rispetto di tutte le norme di sicurezza e tutela dell'ambiente" e che

le dichiarazioni di contrarietà al proprio progetto, espresse da esponenti politici del Comune di Bomba a seguito della visita della IV Commissione Regionale, vadano supportate e integrate dalle opportune motivazioni. Tali ragioni dovrebbero spiegare in particolare perché un amministratore locale manifesti opposizione a un progetto in grado invece di portare occupazione, investimenti e risorse per le pubbliche amministrazioni, nel pieno rispetto e tutela dell'eco-sistema.

Giorgio Mazzenga, tesoro mio: non siamo mica scemi! Tu sei che devi mostrare che il tuo progetto e' giusto per questo territorio, e lo sappiamo tutti, te compreso, che non porterai niente di buono a Bomba.

E' tutto solo speculazione per la Forest Oil. E' solo denaro facile per la Forest Oil e non certo per noi persone normali. Lo sappiamo tutti.

Questo e' quello che volete voi, ma noi no e noi diciamo: no grazie.

Capisci caro Giorgio Mazzenga?

Do you understand Mr. John Klein? We don't want your rigs here. And that's that. And the land is OURS not yours, do you get it? Go drill Boulder Colorado. Go drill Denver, Colorado. JUST LEAVE US ALONE.

We don't want you here. In what language do you want us to tell you?

Finalemente la nota della ditta di Mazzenga dice:

Un 'no' a prescindere e senza motivazioni non aiuta i cittadini a comprendere le valutazioni espresse dagli amministratori locali. L'aziende ritiene inoltre precisare che, a differenza di quanto riportato sulla stampa, non tutti gli assessori comunali sono contrari al progetto: tra questi l'assessore all'Urbanistica del Comune di Bomba Luigi Gentile, che ha espresso il proprio parere favorevole al progetto, con le opportune motivazioni.

I cittadini hanno capito tutto, cari Mazzenga e caro Klein.

Siete ridicoli, e veramente piccoli, arroganti, senza vergogna.

E va bene, siamo a 929 contro 1. E ora SPARITE e portatevi Luigi Gentile con voi.



Tuesday, October 25, 2011

Norme piu' severe per trivellare i nostri mari

Petrolio sardo, 2011

E' tutto da verificare, tutto da capire, ma questo e' quello che mi manda Nunzio Di Lauro da Trani: un comunicato ANSA su nuove regole Europee che aiuteranno a combattere le trivelle in mare.

Le aziende diventano repsonsabili dei loro pozzi fino a 370km da riva. Quindi, se inquinano, pagano. E prima di trivellare devono mostrare di avere i soldi per ripulire. Senno ciao!

La parte piu' bella dell'ANSA e' qui:

Un'autorita' nazionale indipendente avra' il compito di verificare che le imprese siano in possesso dei fondi necessari in caso di bisogno, mentre un'altra autorita' nazionale distinta sara' incaricata di valutare le condizioni di sicurezza, caso per caso. ''L'obiettivo - spiegano fondi comunitarie - e' quello della sicurezza ambientale, facendo prevenzione per evitare un disastro, come e' avvenuto nel Golfo del Messico, e rendendo le aziende responsabili.

Quetso vuol dire che le microsocieta' che vogliono venire a trivellare in Italia con capitali sociali ridicoli possono fare le valigie.

Non e' la fine, non e' la vittoria, ma e' un passo avanti e io credo che questa sia anche una piccola vittoria di noi tutti, dall'Abruzzo, alla Sicilia, alla Basilicata, alla Puglia, al Veneto.

Sono contenta. Continuiamo a riprenderci il nostro mare, la nostra terra.

Ad majora.

Thursday, October 20, 2011

Un re nigeriano contro la Shell



Cruel, inhuman or degrading treatment,
gross negligence,
violation of international treaties.


Shell has not taken any concrete steps to protect the environment,
provide safe drinking water or subject the endagered people of Nsisioken Ogale Community to medical assessment and treatment

Accuse alla Shell da parte del re Emere di Nigeria.


E cosi dopo le cause in corso contro la Chevron da parte degli indigeni dell'Ecuador presso il Lago Agrio, e dopo gli Acucar del Peru', arriva il re di una tribu' Nigeriana a fare causa contro la Shell in un tribunale americano per circa 1 miliardo di dollari.

Il re Emere Godwin Bebe Okpabi assieme ad altri capi tribali ha presentato la causa presso la corte suprema degli Stati Uniti d'America a Detroit, Michigan in cui la Shell e' accusata non solo di inquinamento, ma anche di violazione dei diritti umani ed abusi di vario genere nei confronti del popolo Nsisioken Ogale.

Hanno scelto gli USA perche' le leggi sono qui piu severe e perche' vogliono attaccare quella che loro chiamano la "cultura dell'impunita'" e di mancanza di rispetto per i nigeriani.

Nella causa si dice che la Shell non ha usato in Nigeria gli stessi standard ambientali usati altrove nel prevenire perdite da oleodotti e nel ripulire i siti minerari.

Un recente rapporto scientifico delle Nazioni Unite
infatti registra che dopo 50 anni di petrolio, la Nigeria ha falde acquifere inquinate oltre ogni standard accettabile, e che i terreni sono intrisi di petrolio per oltre 5 metri di profondita'.

I tassi di benzene, un cancerogeno, sono di oltre 900 volte di piu' che le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanita'.

L'aria sa di petrolio, soffrono quello che chiamano "inquinamento pervasivo" con effetti alla salute.

Lo stesso rapporto delle Nazione Unite afferma

"oil contamination in Ogoniland has created an environmental crisis of unprecedented proportions"

"la contaminazione di petrolio in Ogoniland ha creato una crisi ambientale di proporzioni senza precendenti"

Dicono che ci vorranno almeno 30 anni di lavoro per ripulire il tutto. Lo studio e' durato due anni.

La Shell ebbe anche un ruolo di primo piano nella morte di Ken Saro Wiwa,
l'attivista pacifico ucciso nel 1995 per difendere la sua terra dalle multinazionali del petrolio.

Nel 2005 la Shell ricevette l'ordine di non fare piu' gas flaring.
Il gas flaring continua ad oggi.

Lo fa la Shell, lo fa l'ENI.

La Shell non commenta. Vediamo se dice qualcosa il CorSera.

Friday, September 23, 2011

Moving Planet Italia





Il Moving Planet day e' oggi 24 Settembre 2011. Un giorno in tutto il mondo in difesa dell'ambiente, contro i cambiamenti climatici e per una uscita il piu' presto possibile della fossil-fuel economy.

L'organizzatore e' Bill McKibben, uno dei tanti che si e' fatto arrestare davanti la Casa Bianca contro l'oleodotto Keystone qualche mese fa.

Ci sono eventi in tutto il mondo, dall'Afghanistan allo Zimbabwe, e un gruppo di persone proiettera' da un maxi schermo a New York con tutte le foto e i filmati youtube che gli arriveranno durante la manifestazione. Il tutto verra' poi mandato alla stampa e sui social media, per far vedere che siamo tanti e tutti per un ambiente piu' sano.

Basta solo mandare le foto a photos@moving-planet.org e poi ci pensano loro!

Per l'Italia, il Moving Planet a Catania e a Teramo e' dedicato alle trivelle nostrane, per dire no a tutte queste ditte microscopiche che vogliono venire a trivellare la nostra nazione.

Un grande grazie a Carmelo Nicoloso e Guido Picchetti che hanno organizzato l'evento a Catania e in favore di Pantelleria sotto assedio dalla Audax.

Un altro grazie enorme per Moving Planet e per tutto il resto a Guido Pietroluongo, my hero, che invece organizza a Teramo, assieme con raccolta firme contro le trivelle italiane.

Ciao!

Wednesday, September 14, 2011

Le ispezioni sismiche in Nuova Zelanda e i pinguini morti




Te Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever.

Comunita' Maori della Nuova Zelanda

Un'altra storia di petrolio che alla stampa italiana non interessa.

Petrobras e' la compagnia nazionale petrolifera del Brasile - una specie di ENI brasiliana. Ha attivita' in varie parti del mondo, inclusa la Nuova Zelanda dove il governo gli ha venduto in esclusiva delle licenze petrolifere e di gas nel 2010 della durata di cinque anni.

Petrobras e' anche la compagnia petrolifera che piu' di ogni altra trivella alla ricerca di petrolio in acque profonde, ed e' nota per i suoi metodi aggressivi, per la mancanza di misure di sicurezza per ambiente e lavoratori e per avere spesso assunto personale non sufficentemente addestrato.

In tre anni, dal 1998 al 2001 la Petrobras e' stata responsabile di almeno 80 morti.
Questo un editoriale di Forbes in merito.

Ed e' proprio nei mari dell'isola del nord di Nuova Zelanda (ce ne sono due, nord e sud) che la Petrobras stava eseguendo ispezioni sismiche all'inizio del 2011, nel cosiddetto bacino di Raukumara.

La Petrobras non ha perso tempo e per varie settimane in Aprile 2011 ha portato a spasso nel mare su una nave a contratto chiamata "Orient Express" un sonar lungo 10 chilometri che ha spazzolato un area di oltre 12,000 chilometri quadrati a 110 chilometri da riva.



La Nuova Zelanda petrolizzanda - la concessione Raukumara e' in alto a destra, in verde.


Lo scopo era di eseguire ispezioni sismiche: sparare violenti getti di aria compressa in mare, ed ottenere dai segnali riflessi informazioni sui giacimenti di Raukumura. Come volevasi dimostrare, hanno subito iniziato a ritrovare pinguini morti.



Lungo la baia di Waihau Bay il giorno 28 Aprile 2011 hanno ritrovato 14 carcasse.

Particolarmente arrabbiati sono i Maori, comunita' indigene locali che ne' il governo della Nuova Zelanda, ne' la Petrobras ha provveduto ad informare di queste esplorazioni sismiche e dei progetti petroliferi.

Di queste comunita' Maori, la piu' a rischio e' la Ngati Porou, la piu' vicina alla zona delle trivelle e che vive secondo criteri naturali. Non solo nessuno gli ha detto niente, ma pare che non si parli nemmeno di quantificare costi, e benefici per la collettivita' o chi paghera' in caso di incidenti - stile BP insomma.

I Maori dipendono sulla pesca per il loro sostentamento e sono molto preoccupati di inquinamento in mare e ai pesci in caso di trivellazioni. La zona e' particolarmente fragile e altamente sismica. In piu' le trivelle Petrobras saranno in acque profonde e non ci sono pratiche standard ne protocolli da seguire - nessuno per esempio sa come progettare le valvole di sicurezza in cosi' grande profondita' e ovviamente i residenti della Nuova Zelanda e i Maori non vogliono essere le cavie della Petrobras.

E ovviamente lo sanno fin troppo bene che il petrolio porta lavoro a pochi, e ancora di meno alle comunita' locali, lasciandosi dietro invece solo mare sporco, inquinamento, perdite e possibili scoppi.

Non ne vogliono sapere!

E cosi, si sono dati da fare. Greenpeace locale, e le comunita' Maori hanno mandato delle barchette in mare per protesta ad interferire con l'Orient Express della Petrobras durante le ispezioni sismiche. Alcuni si sono pure tuffati in mare, causando il cambiamento di rotta dell'Orient Express. Sono stati li per tre settimane a rompere le scatole alla Petrobras.

Dopo avere scoperto i cadaveri dei pinguini, i Maori hanno chiesto al governo delle risposte celeri e accurate. Per loro infatti i pinguini sono animali sacri.

Hanno rilasciato questo statement durissimo:

Te Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever.
We will continue to let the Government know that te Whānau ā Apanui will oppose this exploitation of the environment for as long as it takes, and in as many forms as that opposition is necessary, until deep sea oil drilling and inland mining in our tribal territory is off the agenda forever.

Il governo della Nuova Zelanda ha detto di non potersi prounciare finche' il tutto non sarebbe stato accertato e che le morti dei pinguini potrebbero essere state a causa di condizioni climatiche eccezionali che avrebbero o causato la morte diretta dei pinguini o degli animali di cui si cibano. Hanno dato la colpa a La Nina!


Mmh - che coincidenza! Arrivano i petrolieri, spiaggiano i pinguini e la colpa e' di La Nina!


I residenti non ci credono a questa di La Nina. Dicono che le condizioni climatiche sono normali e che non ci sono state tempeste di alcun genere.

E hanno continuato a protestare. Finalmente l'8 Maggio 2011 la Petrobras ha deciso di andarsene prima del tempo. Il governo della Nuova Zelanda ha dovuto scortare l'Orient Express per paura che ci fossero azioni di disturbo alla nave ammazza pinguini.

A giugno 2011 il governo della Nuova Zelanda ha annunciato nuove misure di sicurezza per regolamentare l'attivita' petrolifera.

Vediamo come va a finire.

Personalmente penso che questo sia un risultato delle proteste e della rabbia dei Maori. Come sempre si deve rompere le scatole ai politici incessantemente ed ovunque, non c'e' altra soluzione.

E noi? E i nostri delfini? E i nostri pescatori? E la nostra rabbia?




Proteste no drilling in Nuova Zelanda

Questa storia mi e' stata gentilmente segnalata da Françoise Lienhard che da tanto tempo e' impegnata contro il fracking in Francia - grazie Francoise!







Friday, August 5, 2011

Golfo del Messico: 5000 riversamenti di petrolio in un anno


Pozzi del Golfo del Messico da cui sono state registrate perdite nell'annata 2010-2011. Sono circa 5 mila in totale.

E' passato piu' di un anno dallo scoppio del pozzo Macondo nel Golfo del Messico.

Tutti ricordiamo le immagini dell'epoca e l'angoscia di vedere 11 persone morte, e quel flusso di petrolio scrorrere per giorni e giorni che sono poi diventati quasi tre mesi.

Alla fine sono stati riversati oltre 700 milioni di litri di petrolio nel mare, il piu' grave incidente ambientale della storia americana e uno dei maggiori del mondo.

Molti penseranno che tappato il buco, fine della storia. Invece non e' cosi' perche' tutto quello che succede in mare a meno che non sia e' spesso lontano dagli occhi, e dall'attenzione della gente, dei media, della voglia di cambiare le cose.

Hanno riversato nel mare ogni sorta di materiale chimico per la dispersione, spesso causando altri problemi. Nonostante cio' molto petrolio e' rimasto sotto la superficie e non si sa bene dove sia e come si muova. Ancora adesso ogni tanto arrivano in spiaggia chiazze di petrolio, in tutto il golfo e pure in Virginia. Qualche mese fa morie di cuccioli di delfini a causa delle ingestioni di petrolio delle loro mamme.

Ma forse la cosa piu' triste e' che in un solo anno - dal giorno dell'incidente nell'April 2010 fino ad oggi sono stati registrati 5,000 - si cinquemila - altri riversamenti a mare di petrolio dai vari pozzi sparsi lungo il golfo del Messico. Ce ne sono circa 3,300 di pozzi.

La foto in alto ne segnala "solo" 3,000 di questi riversamenti. Sono tutti considerati minori, oppure le compagnie petrolifere fanno di tutto per non farlo sapere in giro.

Appunto, lontano dagli occhi, lontano dalla rabbia. E in mare e' facile.

Anche in Italia arriva l'invasione dei pozzi di petrolio - e non si tratta di salvare l'Abruzzo o la Puglia o la Sicilia, ma di proteggere tutta la nostra penisola.

Noi forse non avremo migliaia di pozzi come nel golfo del Messico, dove c'e' piu' petrolio e dove si trivella da almeno mezzo secolo, ma i nostri saranno molto piu' vicini a riva, e il nostro petrolio, in generale e' di qualita' scadente, il che significa piu' inquinamento, piu' monnezza tossica.

E' quello che succede nei mari petrolizzati: un anno, cinquemila perdite.

La cosa interessante e' che chi vive sul Golfo non si preoccupa piu' di tanto. Per loro il mare e' una cosa diversa da quel che puo' esserlo per chi invece vive lungo le coste pacifiche e atlantiche. Il risultato e' questo:

The lack of progress in creating a national oil spill cleanup capability that has a fighting chance against the next major spill; the continued reliance on chemical dispersants, despite evidence suggesting they may do more harm than good; the regular occurrence of "mystery spills" that never get resolved; the laughable results of a system that naively hopes polluters will accurately report their spills; the lack of consistent fines for polluters, a moral hazard that encourages sloppy operations and risk taking.

Non esiste negli USA un sistema capace di far fronte ad un nuovo disastro, continuiamo ad usare dispersanti chimici nonostante facciano piu' male che bene,
la ricorrenza periodica di macchie misteriose, abbiamo un sistema risibile che spera che chi inquina riportera' accuratamente le perdite in mare, non ci sono multe date con sufficenteme regolarita' un rischio morale che incoraggia operazioni poco serie e grandi rischi.


Chi va a fare il turismo sulle coste Texane? Nessuno. Chi dall'Italia pensa di venire negli USA per andare al mare a Galveston, Texas? Nessuno.

E' per questo che in Florida e in California i limiti per le trivelle sono di 160 km e 200 km da riva. Mica sono scemi.

In Italia invece facciamo di tutta l'erba un fascio. Grazie al decreto Prestigiacomo nove chilometri e puoi mettere quello che ti pare, a Pantelleria, a Venezia, ad Otranto, a Vasto, a Peschici.

Tanto da noi non succede.

Wednesday, June 1, 2011

Antonio Sorgi colpisce ancora



Update del 30 Settembre 2014

Antonio Sorgi arrestato per attivita' illecite nei lavori 
di ampliamento del cimitero di Francavilla

Dalle intercettazioni è emerso che Antonio Sorgi ... era
 considerato uomo dagli enormi poteri che tuttavia
 sembra pensasse molto anche agli affari propri
.... e per finalità meno nobili e squisitamente private.

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Update del 17 Dicembre 2013 

Antonio Sorgi e' indagato per appalti e consulenze in cambio di assunzioni
nell'ambito del progetto Caligola.
Sequestrati documenti e computer, in ufficio e a casa.


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Continuare sulla strada dei combustili fossili e
del nucleare vuol dire andare incontro alla morte,
alla distruzione del pianeta.



Enrico Turrini
Consiglio Mondiale per le energie rinnovabili
Pescara, 30 Maggio 2011


Di Lucio Petrocco e della sua Eco-petrol (mai nome piu' ingannevole!) abbiamo gia' parlato tante volte su questo blog qui e qui. Era il premuroso padre di famiglia, gia' presidente della commissione ambientale di Pescara, che voleva costruire un impianto di trattamento di monnezza petrolifera fra i campi di Civitaquana, minuscolo paesino del Pescarese. Civitacquana gli disse no.

Di Antonio Sorgi invece non abbiamo parlato mai, un po' per mancanza di tempo, un po' perche' lui e' bravo a restare nell'ombra. Eppure, zitto zitto, dietro le quinte l'architetto Antonio Sorgi dagli occhiali rossi decide cosa ne e' del nostro territorio d'Abruzzo senza preoccuparsi minimamente di noi, senza interpellarci e soprattutto senza mai prendere le decisioni nel nostro interesse collettivo.

Sono sicura che molti non l'avranno mai sentito nominare, perche' nella rare occasioni pubbliche lui e' sempre distaccato, professionale, e non si scompone mai come se lui e l'Abruzzo fossero due lontani parenti.

Ma chi e' Antonio Sorgi? E' il direttore dell'Area Territorio per: parchi, territorio, ambiente, energia, servizio politica energetica, qualita' dell'aria, inquinamento acustico ed elettromagnetico e rischio ambientale.

Si proprio cosi. Mentre in altre parti del mondo ci sarebbe un esperto distinto per ciascuna di queste cose, qui l'archietto Sorgi fa il capo di tutto. Dal parco all'inquinamento, dal territorio, alle antenne.

Sorgi e' anche quello che ha messo una delle prime firme al centro oli d'Ortona, senza chiedere niente a nessuno di chi ci vive su quel territorio.

Qui c'e' infatti la "determinazione" del 18 aprile del 2007 in cui, per sua firma, si rilascia:
L'autorizzazione, relativamente alle emissioni in atmosfera, per l'impianto di progetto di sviluppo degli idrocarburi liquidi e gassosi del giacimento denominato "Miglianico" (centrale di trattamento e due aree pozzo) - per i fini ed ai sensi dell'art. 269 D. Lgs n 152 del 03.04.2006 della ditta ENI SpA-divisione Exploration and Production da ubicarsi in c.da Feudo del Comune di Ortona.

Il testo segue con Sorgi che firma l'autorizzazione ad eccetto della conformita' urbanistica che doveva essere data dal Comune di Ortona. L'autorizzazione e' valida per 15 anni, e dunque, in mancanza di altri testi posteriori, l'ENI puo' costruire il suo bel centro oli almeno fino al 2021.

Qui il testo ufficiale - e non si preoccupino quelli della regione, l'ho gia' scaricato su tutti i miei computer.

Ricordiamo che da un lato Sorgi metteva queste belle firme - in gran segreto - dall'altro il Mario Negri Sud accertava che il progetto dell'ENI sarebbe stato obsoleto e avrebbe emesso sostanze dannose e nocive alla salute delle persone.

Beh, ora Sorgi ci riprova, questa volta esprimendo parere favorevole al trattamento di rifiuti speciali e pericolosi petroliferi in localita' Cepagatti - il famoso progetto Ecopetroli di Mr. Petrocco.

Cosa e' successo? Che Civitaquana gli ha detto di no, e Mr. Petrocco dai vari conflitti di interessi se n'e' andato a proporre lo stesso centro a Cepagatti.

A Cepagatti hanno scelto un terreno che solo a pensarci fa rabbrividire: attaccato al mercato ortofrutticolo e sopra ad una falda idrica!

Cioe' vogliono fare vasche con monnezza petrolifera costituita da liquami tossici e cancerogeni su un falda idrica, con emissioni di fumi tossici, e con possibilita' di riversamenti e puzza perenne vicino al mercato della frutta e della verdura!

E' la commissione VIA di Antonio Sorgi che parla di "odori molesti" dovuti a "matrici solide/liquide/fangose contaminate da idrocarburi" trattate a 90 gradi centigradi e con scarse se non inesistenti misure di mitigazione.

E' la commissione VIA di Antonio Sorgi che parla di "vasca interrata di liquami da trattare" che sembrerebbe "si trovi praticamente in falda".

Riassunto: attaccato al mercato della frutta e sopra la falda idrica ci mettono la monnezza del petrolio! E Sorgi, sempre senza scomporsi, gli dice si!

Infatti manco a dirsi, il comitato VIA esprime parere favorevole con "prescrizioni" che comprendono centraline e indagine semestrale delle acque.

Si, e dopo che l'hai inquinata la falda e hai fatto le indagini semestrali cosa ne fai di quel terreno? Guarda Bussi, che sta ancora come stava al tempo dell'inquinamento senza che nessuno abbia mai fatto niente.

Ci sara' mai qualcosa a cui Sorgi dica di no?

Questo e' Antonio Sorgi: si al Centro Oli, si alla Ecopetrol. Chissa' quanti altri progetti di morte firmera' e ha gia' firmato.

Il tipo era anche presente all'incontro-inganno di San Vito dove tutto il gotha della politica abruzzese ha praticamente evidenziato che il parco della costa teatina loro non lo vogliono. Lui non ha detto niente, ne di essere contro ne di essere a favore, e' stato li seduto, senza scomporsi.

Ma a Sorgi che mette le firme al Centro Oli e alla Ecopetrol, cosa volete che gli importi del Parco della Costa Teatina?

Dopo piu' di un anno, Antonio Sorgi ha ancora da esprimersi sulla questione Forest Oil a Bomba.

Voglio proprio vedere cosa dira' e se Enrico Di Giuseppantonio ed Eugenio Caporella avranno il coraggio di fare la cosa giusta o se invece andranno in vacanza in un posto a caso e all'ombra di raffinerie. Olanda - mi sussurrano gli uccellini dal cielo. A buon intenditore poche parole.

Indignamoci di questa gente.

Thursday, May 26, 2011

Altro attacco a Tremiti Vasto Termoli



Non abbiamo potuto prendere fiato per la vittoria degli scorsi giorni con Elsa 2, che ora il Ministero dell'Ambiente decide di regalare altri 300 chilometri quadrati alla Petroceltic.

E' stato infatti dato parere positivo alla d493, sempre della Petroceltic per esplorazioni sismiche al largo delle isole Tremiti, di fronte alle coste Vastesi e Molisane.

Ecco qui il decreto. Ci sono tutte le nostre osservazioni, ma non sono bastate.

La commissione VIA e VAS hanno detto si alla Petroceltic.

Il Ministero per i beni e le attivita' culturali ha detto si alla Petroceltic.

La Regione Abruzzo non ha trasmesso parere alcuno, sebbene sollecitata piu volte.

La Regione Molise non ha trasmesso parere alcuno, sebbene sollecitata piu volte.


La regione Puglia non e' stata interpellata.

Dicono di avere decretato

la compatiblita' ambientale del programma di lavori da effettuarsi nell'area d493 come presentato dalla societa' Petroceltic ed esclusivamente per quanto riguarda la parte relativa alla ricerca sismica con la tecnica di air gun.

La Petroceltic aveva fatto richiesta di questa concessione nell'Aprile del 2009. Come per la concessione d505, le pubblicazioni sono state effettuate solo in quotidiani molisani e abruzzesi: Il riformista, Il Tempo d'Abruzzo e Il Quotidiano di Termoli.

Ecco in cima l'articolo de il Centro D'Abruzzo.

Tuesday, April 12, 2011

L'arroganza di Stefania Prestigiacomo

Apro oggi questo articolo del Corriere del Mezzogiorno con le dichiarazioni del Ministro per l'Ambiente, Stefania Prestigiacomo.

Da cittadino intelligente, impegnato e informato, mi sento offesa e insultata dal suo modo fare e dalle cose che dice.

La nostra eroina esordisce con "tranquilli l'ecosistema che gravita attorno attorno alle isole Tremiti non e' a rischio perche' l'area e' distante sia dalla costa che dalle isole Diomedee".

Scusi, ma chi glielo assicura a lei che non ci sono rischi?

Che lei c'ha la bacchetta magica?

Lei ha un qualche titolo di biologia, di oceanografia, di veterinaria? O forse crede che le gente sta piu' "tranquilla" perche' "l'ha detto il ministro?". Quei tempi sono passati da molto, signora Prestigiacomo.

Ma poi, cosa, lei prima approva queste autentiche porcherie e poi va sui giornali a dire "tranqulli ghe penso mi? " Perche' ha aspettato fino ad adesso dopo che la stampa di tutto il sud si e' scandalizzata, per farsi uscire l'anima?

Dove era lei in data 29 Marzo 2011? Dove era lei ad informare Abruzzesi, Molisani, Pugliesi?
Forse che lei pensava che il tutto passasse inosservato?

Beh, lei si e' sbagliata. Siamo un popolo maturo, numeroso, compatto, sempre di piu' e non le lasceremo trasformare questa nazione in un nuovo golfo del Messico.

La Prestigiacomo poi aggiunge che non si tratta di trivellare a 12 chilometri da riva ma "molto piu' in la".

Visto che non se lo ricorda, glielo dico io: 26 chilometri dalle Tremiti e 40 da Vasto per l'esattezza, caro Ministro.

Lei sa che il disastro della Louisiana e' accaduto a circa 50 miglia, 80 chilometri da riva negli USA e ne soffrono le conseguenze ancora oggi?

Lei sa che lungo le altre rive americane - in California e lungo la costa atlantica - il divieto e' a 160 chilometri da riva per precauzione?

Lei sa che in Florida per proteggere il turismo hanno il limite di 200 chilometri da riva?

Lei sa che nel sistema dei grandi laghi, di una volta e mezza tutto l'Adriatico e' vietato trivellare per non inquinare?

Lei sa che le trivellazioni petrolifere rilasciano tonnellate di materiale tossico in mare, anche in condizioni normali?

Poi come per dire che non ci sono figli di un dio minore, spiega che ha dato concessioni non solo alle Tremiti ma anche a Pantelleria, nella sua Sicilia. Bella roba. Adesso si che siamo piu' felici. Distruggono anche Pantelleria! Mal comune, mezzo gaudio?

Ancora, il Ministero dice:

Avendo la richiesta ottemperato a tutte le condizioni imposte dalla legge - che hanno impedito da un anno a questa parte, il rilascio di molti permessi di ricerca che ricadevano entro le forche caudine della nuova normativa - gli organismi ministeriali non potevano che concedere il permesso.

Come dire, che poverini, non avevano alternative. Avete mai sentito parlare del trattato di Aarhus? Si, quello che ha firmato anche l'Italia e dove si afferma che la gente ha il diritto sacrosanto di sapere e decidere su tempi che riguardano da vicino la propria vita. Abbiamo mandato centinaia di lettere e di osservazioni, ma che vuoi che interessi a voi la vita della gente? Che vuoi che interessi a voi di Aarhus, delle leggi europee, del rispetto?

La cosa piu' buffa di tutte viene infine da questo paragrafo:

"Il via libera alle trivellazioni nell’Adriatico è stato dato in conformità all’articolo 3 del decreto, più restrittivo che esiste in Europa e forse nel mondo perche' le acque fino a 5 miglia dalle coste italiane e fino a 12 miglia dal limite esterno delle aree marine protette e di tutte le altre zone sottoposte a tutela, sono "off limits" per le trivellazioni e per le ricerche di idrocarburi. Prima di questa nuova normativa tale limite non esisteva"

Ma cosa dice! Questa norma FA RIDERE. Arriva tardissimo e con distanze ridicole. Nel 2011 e' inconcepibile che ci mettiamo a costruire pozzi di petrolio attaccati alla riva, cara Prestigiacomo!

Il Ministero continua con l'affermare che "si tratta solo di un permesso di ricerca tramite air gun e che ogni eventuale ulteriore attività dovrà essere sottoposta a nuova valutazione di impatto ambientale".

Il tutto mi fa pensare alla Monaca di Monza, che passettino dopo passettino si fece monaca perche' non ebbe mai il coraggio di dire no.

Che vuol dire sono "solo permessi di ricerca con l'air gun"? Il permesso di ricerca con l'air gun significa che se il petrolio c'e' poi si richiedera' di fare il buco, e poi di mettere una piattaforma
e poi di vedersela quella piattaforma - con petroliere, oleodotti, perdite e porti petroliferi - per i prossimi 20 o 30 anni nel bel mezzo delle Tremiti e di Punta Aderci.

Se non ce la vogliamo quella piattaforma il no deve essere deciso, sincero, ed a monte, non dopo che gli hai dato tutti i permessi.

E poi, non aveva promesso l'anno scorso che le Tremiti non sarebbero state toccate?
Promesse da marinaio? O si e' dimenticata? Oppure lei pensa che ce ne siamo scordati noi?

No, non ci siamo scordati niente.

Gli italiani siamo noi signora Prestigiacomo. Quel mare e' dei pugliesi, e' degli abruzzesi, dei molisani, non del suo Ministero che pensa di star giocando con la vita degli altri.

Ci lasci vivere in pace, e impari a difendere i cittadini e il mare piuttosto che petrolieri venuti da chissa dove.

Monday, April 11, 2011

d507: altre trivelle a Pescara-Montesilvano-Francavilla

In data 28 Febbraio 2011 il Ministero dell'Ambiente ha concesso alla Petroceltic - sempre lei - l'esito positivo per proseguimento alla VIA per "esplorare" il mare davanti a Pescara, Francavilla, Montesilvano.

La Petroceltic puo' ora iniziare il suo iter presso il Ministero dell'Ambiente con la finalita' di trivellare il mare davanti Pescara. L'iter e' sempre lo stesso. Inziano con l'air gun, e con gli spari di aria compressa, poi con il pozzo esplorativo, e poi con il pozzo permanente per i prossimi 20 o 30 anni.

La concessione e' di quasi 500 chilometri quadrati. Le prime carte per questa nuova istanza furono presentate al ministero circa un anno fa, in data 9 Marzo 2010 e poi pubblicate sul Bollettino Ufficiale della ricerca degli Idrocarburi e della Geotermia - il BUIG - in data 12 Marzo 2010.

Non ci hanno perso tempo! A noi, nessuno ci ha detto niente.

Si dice che "l'istanza interferisce con area sensibile per 0.52 chilometri quadrati".

Non si spiega quale sia questa area sensibile.

Prepariamoci ad un altro round di osservazioni e soprattutto a mettere pressione ai politici della zona. Le osservazioni sono il nostro unico strumento ufficiale, oltre che a protestare in massa e a svergognare la Petroceltic. Non abbiamo niente altro e dobbiamo fare tutto da noi.

Guerino Testa, presidente della provincia di Pescara, ora tocca a lei.

Sunday, April 3, 2011

Nel paese dei Moratti - Sarroch, Italia


No, non e' cambiato niente. 
Fiamme e fumo.
Nessun sistema di allarme.
Tuttapposto, come sempre.



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"Cambiera' tutto."
Massimo Moratti, 27 Maggio 2009

"Non e' cambiato niente."
Luca Melis, fratello di Daniele,
morto a Sarroch, 7 Gennaio 2010

Sono stata via per quasi tre settimane. Roberto, un mio amico sardo, mi ha regalato il libro di Giorgio Meletti dallo stesso titolo di questo post, sulla storia della raffineria dei Moratti, di cui abbiamo parlato qui tante volte, con tristezza e rabbia.

L'ho letto tutto di un fiato, all'andata da Atlanta fino a Buenos Aires e di nuovo, da cima a fondo, al ritorno. Il libro si legge bene, e' scorrevole, e' un miscuglio giusto di storia della raffineria, della tragedia del 2009, dei morti di Sarroch e delle loro storie personali, di analisi dell'Italia di questi anni, fatta di spolpamenti di tutte le grandi industrie - da Telecom alla Fiat - da gente che non ne sa niente di futuro e di programmazione ma che sta li a capire come sfruttare la situazione adesso e per se stessi.

E' la storia degli eleganti signori Moratti, con gli scheletri nell'armadio e poca istruzione.

Il libro fa male al cuore perche' la morte di tre persone giovani, morte asfissiate dentro una cisterna velenosa, si poteva evitare, ed evitare davvero. Eccoli:

Gigi Solinas, 27 anni,
Daniele Melis, 29 anni
Bruno Montoni, 58 anni

Sono morti due anni fa e non tornano piu'. Qualcuno di loro era precario, qualcuno lavorava per ditte esterne, qualcuno era li da poco, altri da una vita. Dal libro li vedi e li senti non come morti astratti, ma come persone normali, con una vita, degli affetti, dei problemi, dei sogni.

Sono morti per tante colpe, per leggerezza, perche' la produttivita' Saras viene prima della sicurezza, e perche' nessuno gli aveva dato uno stupidissimo strumento per accertarsi che dentro la cisterna killer ci fosse l'ossigeno.

In due righe. Occorreva pulire le cisterne della Saras in fretta - il tempo e' denaro pure per i gia' ricchi Moratti. Il metodo standard con dei vapori ad alta temperatura avrebbe richiesto troppo tempo per il successivo raffreddamento e cosi' qualcuno ha deciso di usare un getto di azoto, un metodo piu' veloce, ma non standard.

Peccato che nessuno ha detto niente agli operai. Non c'erano cartelli, non c'era formazione, e i tre lavoratori non avevano strumenti per rivelare il contenuto dell'aria. Non solo non sapevano di questo getto di azoto, ma non potevano nemmeno pensarci, perche' l'azoto li non era previsto.

Si sono calati nella cisterna uno dopo l'altro, in un ambiente saturo al 100% di azoto, con zero ossigneno, senza saperlo. Sono morti all'istante.

L'azoto ha continuato a soffiare, senza che nessuno lo sapesse, per 72 ore.

Le indagini hanno verificato DIECI violazioni di leggi da parte della Saras.

Alla Saras c'erano gia' stati problemi in passato con la sicurezza, di cui nessuno si era mai preoccupato.

Di chi e' la colpa di tutto questo?

In un paese normale il capo dell'azienda - i signori Moratti - si sarebbero presi ogni responsabilita' e avrebbero fatto si che le cose cambiassero subito e per davvero.

Invece secondo il libro, dopo la tragedia il loro unico problema era quello di curarsi l'immagine, di mostrarsi tristi e dispiaciuti che membri della loro "grande famiglia" erano morti per colpa del destino invece che della negligenza dentro un loro stabilimento.

Letizia Moratti dice che "tutta Milano" e' vicina ai morti Sarroch. Giancarlo e Massimo - gentleman dell'anno 2009 - piombano in Sardegna e la prima cosa che fanno e' di andare a parlare con i tecnici e coi giornalisti per mostrare il loro dolore in pubblico.

Parlano di tragedia, fatalita', mai di responsabilita'.

Hanno incontrato i familiari 18 ore dopo il loro arrivo.

Si dira' i Moratti non erano presenti all'ora dell'incidente. E' vero, ma quando uno e' il capo, e' il capo sempre, e di tutto quello che succede dentro la tua azienda, alla fine, il responsabilile ultimo sei tu.

Qualcuno ha anche cercato di insinuare che era colpa degli operai che fumavano o che avevano bevuto (non era vero niente) o che addirituttura andavano a lavorare senza il permesso, come se uno si sveglia alla mattina e si cala in una cisterna perche' gli piace.

Sono passati due anni da allora. Ci sono indagini, ci sono perizie, ci sono libri.

I Moratti continuano ad arricchirsi, la Saras continua a sputare veleni, le banche a dargli i soldi, il governo a dargliene altri col Cip6 e l'Inter continua a vincere.

E' solo che tre persone non ci sono piu'.

Friday, April 1, 2011

Il prosciutto davanti agli occhi


Sulla gazzetta del Mezzogiorno di qualche giorno fa e' comparso questo articolo, di fronte al quale non so se ridere o piangere.

Il dato di partenza e' che l'acqua della sorgente "Acqua dell'Abete", nel comune di Calvello, in Basilicata non si puo' piu' bere e che la sorgente e' chiusa da oltre due anni.

Altri fatti noti sono che:

1. La Basilicata e' il centro estrattivo piu' grande d'Europa. Fornisce l'80% del petrolio estratto in tutta Italia ma solo il 6% del fabbisogno nazionale.

2. Le trivelle sorgono selvaggie nei parchi, vicino alle sorgenti idriche, vicino alle dighe, case e campi. La Total ha gia' seppellito per anni monnezza petrolifera sotto i campi a Corleto Perticara.

3. L'industria del gas e del petrolio tende ad inquinare le localita' da cui il petrolio viene estratto, specie le falde idriche, questo succede in tutto il mondo.

4. L'acqua dell'abete, sorgente millenaria nel comune di Calvello (Potenza) e' inquinata da manganese, cromo e bario.

5. Il maganese, cromo e il bario sono sostanze note come additivi dei fanghi e fluidi e perforanti usati dall'industria del petrolio.

6. Vicino alla sorgente c'e' il pozzo petrolifero dell'ENI Cerro Falcone 2.

Come detto, l'acqua non si puo' piu bere. C'e' schiuma, roba tossica a la sorgente e' stata sequestrata ben due volte: nel novembre del 2008 e poi nel gennaio del 2009 dal Corpo Forestale dello Stato. Dopo un po, sempre nel 2009, il sindaco di Calvello, Mario Domenico Gallicchio, ha stabilito il fermo dell'erogazione dell'acqua dalla sorgente che andava direttamente alle fontanelle dell'area pic-nic vicino alla sorgente.

Data tutta la lista di indizi sarebbe stato quantomeno importante indagare a fondo da dove venisse tutto quel materiale tossico in una zona trivellata a piu' non posso.

Invece, dopo oltre due anni di indagini, ecco le conclusioni dei "tecnici" della procura di Potenza:

"Non vi e' alcuna contaminazione del suolo o di acque superficiali e non sono stati riscontrati rifiuti di alcuna natura."

Dicono che c'e' solo terreno ferroso - la ruggine - e che per il manganese, cromo e bario, tutto e' a norma di legge.

Ma ... dove stava negli scorsi millenni il terreno ferroso? E da dove vengono il cromo, il manganese, il bario? Come ci sono finiti li, a norma di legge, mentre prima non c'erano? Chi ce li ha messi?

Chiederselo e' troppo. Dicono che e' impossibile saperlo, e che non lo sapremo mai.

E dunque andiamo avanti cosi. Un parco dove trivellano prima e dove, dopo un po, compaiono sostanze inquinanti usate dall'industria del petrolio.

Chissa' come mai.

Sara' stato un alchimista venuto dal cielo, come sono state le troppe aragoste a far morire gli operai ENI di Manfredonia, i pastori ad impedire le opere di ripristino ambientale e i contadini ad inquinare i terreni con rifiuti speciali pericolosi.

Farebbe ridere, se non che fa piangere, se uno ci pensa davvero.

Friday, March 25, 2011

Elsa a Vasto - licenza sospesa per "interpretazione"


Se aspettiamo la stampa investigativa, o i politici d'Abruzzo, siamo freschi.

Ogni tanto mi chiedo che fine abbiano fatto i pozzi programmati per Vasto, quelli della Petroceltic, e scopro cose nuove.

Viene fuori allora che la nostra beneamata si abbina con l'ENI per trivellare il Piemonte - e probabilmente per risparmiare soldi - e sospende temporaneamente la licenza su Elsa, per allungare il brodo e per risolvere "questioni interpretative" sul decreto Prestigiacomo che vieta le trivelle a 5 miglia dalla riva.

In poche parole, sperano di poter raggirare la legge e di poter trivellare, e cosi' chiedono che i permessi siano momentaneamente congelati cosi' da rimandarne la scadenza.

Ecco infatti un comunicato da parte di Brian O’Cathain, amministratore della Petroceltic del 16 Marzo 2011 dove Mr. Petroceltic dice di stare aspettando con ansia di poter trivellare il mare d'Abruzzo:

Activity on Petroceltic's Elsa discovery, located in the Central Adriatic B.R268.RG permit, continues to be delayed due to uncertainties in the legal interpretation of Italian Legislative Decree L.D. 128, passed into law in August 2010, which prohibits drilling in the Italian seas within 5 nautical miles of the coastline and within 12 nautical miles around the perimeter of protected Marine and Coastal Parks. This decree clearly states that it does not apply to "existing titles"; however the impact of the law on existing exploration licences is as yet unclear.

Le attivita' produttive sulla scoperta Elsa, nel mare Adriatico, sono ancora ritardate a causa dell'interpretazione legale del decreto legale LD 128, che e' diventato legge in Agosto 2010. Questa legge proibisce il trivellamento nel mare italiano nella fascia costiera di 5 miglia nautcihe dalla costa e di 12 miglia nautiche nei pressi di aree marine protette. Questo decreto chiaramente afferma che non viene applicato a "titoli esistenti", ma l'impatto della legge sulle licenze esplroative esistenti non e' ancora chiaro.

In response to this uncertainty, Petroceltic has been seeking approval from the Ministry of Economic Development ("MSE") to suspend the license until these interpretation issues have been clarified. On March 1, 2011, the MSE signed the decree suspending the B.R268.RG permit. The decree will be published in the April edition of the Ministry's monthly bulletin. Petroceltic and its partners have extended existing agreements pertaining to the farm-out of this permit, with the $26M of funding, raised for the drilling of the proposed Elsa-2 appraisal well, remaining available


In risposta a questa incertezza, la Petroceltic ha richiesto al ministero dello sviluppo economico (MSE) di sospendere la licenza fino a quando queste questioni interpretative saranno chiarite. Il giorno 1 Marzo 2011, il MSE ha firmato il decreto che sospende il permesso BR 268. Il decreto sara' pubblicato nell'edizione di Aprile del bollettino mensile del ministero. La Petroceltic e i suoi partners hanno esteso tutti gli accordi che riguardano lo sfruttamento di questo permesso, con 26 milioni di dollari ancora disponibili per il trivellamente del pozzo Elsa.


Ma che c'e' da interpretare? La legge e' legge e i numeri sono numeri: il diveto e' a 5 miglia, e loro sono si e no a 3.

E poi, questi non sanno che Elsa non ha mai avuto una licenza vera, ma che la fase di VIA serviva proprio per dargliela questa licenza. Abbiamo mandato tutte le osservazioni a suo tempo proprio per fermare il processo di assegnazione della licenza di esplorazione, e il ministero non si e' mai espresso in merito. Dunque, siamo nel pieno dell'applicabilita' della legge.

E poi ancora, se notate il link, non una parola sui cittadini, sulle nostre proteste, sui desideri di un milione di persone. Come sempre, siamo solo "Adriatic interests". Non siamo un popolo, non siamo persone, non siamo bagnanti, cittadini, contadini, e non abbiamo il diritto al nostro mare, secondo loro.

Io sono schifata, come sempre, dell'amministrazione di questa nazione, che permette ad una intera regione di stare li in bilico ad aspettare per anni. E quando si decidono quelli di Roma? Che aspettano? Dobbiamo scendere in piazza un altra volta?

E Gianni Chiodi dove sta? Cosa dice? Cosa fa? Ma perche' e' cosi molle?

Enrico di Giuseppanatonio e la provincia di Chieti che ha: addetto alla stampa, assessore al turismo, all'ambiente e pure un consigliere per gli affari petroliferi le sanno queste cose? Cosa intendono fare? Perche' non leggono la stampa internazionale? Perche' non chiamano Roma a dirgli: amici miei, quei pozzi non ce li vogliamo, ne' ora ne' mai e vedete di darvi una mossa a bocciare Elsa in via definitiva invece di contiunare questo balletto estenuante?

E cosi, come per tutta questa faccenda del petrolio, ad accorgersi dei piani petroliferi, a sollevare rumore, a rompere le scatole e ad aggiustare le cose non sono le persone votate e pagate per rappresentare i cittadini, ma i cittadini stessi, gratis e come se questo fosse normale.

L'Italia non andra' lontano cosi.

Fonti: Rigzone