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Monday, August 27, 2018

L'ENI combina guai in Norvegia e viene sgridata dall'ente di sicurezza petrolifero








Eccoli qui, quella della nostra armata brancaleone.

L'ENI in Norvegia che periodicamente recepisce avvisi di mancato adempimento alle norme di sicurezza in Norvegia. 
 
Il castigatore e' sempre lo stesso, il Petroleum Safety Authority (PSA) che ha mandato l'ultimo avviso di una lunga serie all'ENI per le sue attivita' in Artico, nel campo Goliat.

Il PSA ha indagato le condizioni su Goliat dall'8 al 18 Giugno 2018.

Hanno determinato questa bella sfilza di "non conformities" in merito all'esecuzione delle trivellazioni, le operazioni sui pozzi, il management della preparazione in caso di energenza, le loro progettazioni e la valutazione del rischio.

Ecco cosa dicono:

Results

Non-conformities were identified in connection with:
  • Planning and risk management of drilling and well operations
  • Management of Change (MOC)
  • Systematic emergency preparedness training
  • Classification of safety-critical equipment
  • System for follow-up of competence and training of temporary employees
  • Training and exercises for drilling and well personnel
In addition, improvement points were identified in connection with:
  • IWCF Certification not carried out
  • Employee participation
  • Quality and language of procedures
  • Robustness in the event of nurse’s absence
  • Learning from well control incidents
  • Knowledge and use of Well Control Bridging Document


Cioe' l'ENI non e' in adempienza nelle proprie pianficazioni e nella valutazione del rischio delle sue trivelle, nell'addestramento del suo personale in caso di emergenza, nella formazione di lavoratori temporanei. In piu' devono migliorare le proprie certificazioni, e devono imparare dai vari incidenti sui pozzi.

Non e' la prima volta che accade tutto questo, e anzi, io credo che l'ENI ci sia abituata!

Ecco qui:


Goliat e' il campo petrolifero piu' a nord della Norvegia, a 85 chilometri a nord della terraferma. C'e' qui anche una FPSO. Il petrolio di Goliat e' in realta' di buona qualita', con indice API 32 e viene mandato nei mercati del Nord Europa.  Il 65% di Goliat e' dell'ENI, e il 35% della Statoil, ora chiamata Equinor.

Il tutto e' in azione dal 2016 ma i problemi esistono dal giorno in cui hanno aperto.

Produce solo i 2/3 di quanto inizialmente si progettava (11mila barili al giorno); ed e' stata chiusa diverse volte proprio per problemi alla sicurezza e all'ambiente.

Chissa' cosa succede esattamente, e' solo che essendo cosi lontano, cuore non vede occhio non duole. 

Perche' trivellano qui, in condizioni cosi estreme? Perche' la Norvegia sa che il bacino tradizionale da cui prende petrolio, il mare del nord, e' in declino, e quindi si spingono in posti sempre piu' delicati, piu' difficili, piu' imperversi.

E in questo caso si sono affidati all'ENI!

Solo che l'ENI non ci azzecca e cosi si sono pure messi in partnership con un ente privato, la Point Resources, nota anche come Var Energi "la nostra energia", per cercare di trivellare meglio, con piu' risorse e conoscenza della situazione norvegese con il target di ottimizzare tutto e di ottenere tutti assieme, ENI e Point Resources, 250mila barili al giorno entro il 2023.

Ambiziosi, eh?

Ma ci pensa l'ente di sicurezza petrolifera nazionale, il Petroleum Safety Authority a fermare la festa.

L'ENI dovra' rispondere il 21 Settembre 2018.

Vediamo che scuse si inventano.

Solo una domanda: ma dov'e' l'ente di sicurezza petrolifero d'Italia?
Chi fa controlli simili in Basilicata? A Ravenna? In Sicilia? In Veneto?

Dopotutto, e' sempre ENI e se non ci azzeccano in Norvegia, come facciamo a fidarci di loro in Italia?



Wednesday, May 9, 2018

L'ENI a trivellare Algarve, fra i mari piu' belli del Portogallo
















Un tribunale della citta' di Loule, del distretto Faro di Portogallo 
ha accolto le richieste degli attivisti del gruppo PALP (Plataforma Algarve Livre de Petróleo)
ed ha concesso un fermo momentaneo alle trivelle finche' non vengono risolte questioni legate alla valutazione di impatto ambientale.

L'ENI dice che non serve.
Volevano trivellare alla fine del 2018.

Vediamo come va a finire.

Ad ogni modo e' una vergogna per l'Italia tutta.
Al 30% siamo ciascuno di noi che va a trivellare in Portogallo.


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Fa male al cuore, e fa vergogna all'Italia. 

Queste che descriviamo sono azioni fatte, per il 30%, in nome di noi tutti, 
cittadini d'Italia, e titolari di un terzo di questa ditta di morte chiamata ENI.  

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Si chiama Algarve, ed e' la regione piu a sud del Portogallo. Ci sono qui spiagge e villaggi di pescatori dipinti di bianco, ci sono scogliere, ci sono ville, ci sono pescatori, ci sono surfisti. 

E' una delle zone piu' belle del turismo di Portogallo.

Ed e' anche una delle ultime mire dell'ENI. 

Partiamo dall'inizio. Le ditte che vogliono qui trivellare sono la benefattrice dell'umanita' ENI e la sua collega portoghese GALP.

Hanno firmato degli accordi per l'assegnazione delle concessioni circa dieci anni fa.  A quel tempo, nel 2007, le concessioni furono date dal governo di Lisbona alla Petrogal, una sussidiaria della GALP.

Nel 2014 arriva l'ENI, che firma un accordo con la Petrogal/GALP per sfruttare il giacimento
Sulla terraferma il parco naturale detto Costa Vicentina.

L'accordo e' che di questo consorzio, il 70% e' dell'ENI e il restante della GALP. La concessione occupa circa 9,100 chilometri quadrati.

Finalmente, nel Marzo del 2016 il consorzio ENI e GALP annunciano il loro intento di trivellare, con tutti i dettagli del caso, il mare offshore nei pressi della localita' Aljezur. Nel concreto si trattava di un pozzo esplorativo in acque profonde, e dunque di piu' difficile accesso, a 80 chilometri dalla citta' di Sines.

L'obiettivo era di trivellare i mari atlantici di Algarve entro Maggio 2018, cioe' ... cioe' adesso, con un investimento del costo di 100 milioni di dollari. La nave di appoggio dovrebbe essere la SAIPEM 12000.

A suo tempo, il portavoce dell'ENI, tale Franco Conticini, disse che le trivelle esplorative sarebbero durate per 45 giorni durante i quali recuperare campioni di petrolio da analizzare. Se il petrolio fosse stato buono e commercializzabile, sarebbe potuto arrivare il pozzo vero.

O i pozzi veri, perche' i di estrazione potrebbero essere molteplici, senza considerare anche i pozzi di reiniezione, dove appunto seppellire tutto il materiale di scarto ad alta pressione.
Sono poi subentrati ritardi, come spesso accade nel petrol-mondo, dove non si possono prevedere sempre andamento dei prezzi, venti politici ed altri accadimenti geo-politici-economici mondiali, e le trivelle non sono ancora veramente arrivate questo Maggio.

Non ancora. 

Perche' nell'ambiente dei trivellatori si parla di buone prospettive per l'estrazione dall'Algarve, preoccupando un po tutti i residenti e i turisti.

L'area come detto sopra e' meta di pellegrinaggi di surifisti e di amanti del mare, nonche' di pescatori. 

Ma le cose non sono cosi lineari.

A dicembre 2017 al consorzio ENI- GULP era stato richiesto di presentare uno studio di impatto ambientale, ma l'ENI mise in dicussione tale necessita', come anche la garanzia di 20 milioni di euro,
per la precisione 20,375,500 euro, e una speciale polizza assicurativa, in caso le cose andassero storto.

Ohhh, nooo. Giammai.

Le cose non vanno mai storte, no? Mai a nessuno, e men che meno all'ENI!
Perche' presentare studi, assicurazioni, garanzie?

Ovviamente le associazioni ambientaliste del Portogallo gia' in subbuglio, lo sono state ancora di piu'. Hanno raccolto 42,000 firme contro le trivelle ENI, e sono arrivati veti e divieti da varie localita' di Algarve.

Ma niente, il governo centrale non ci sente e le concessioni sono ancora li.

E non solo le concessioni sono ancora li, all'ENI e alla GULP sono state concesse pure delle estensioni per Lavagante, Santola e Gamba, a causa di "esigenze legali ed amministrative" e di "pubblico interesse" come ha detto il segretario dell'energia del Portogallo, Jorge Seguro Sanches.

Perche' c'e' il pubblico interesse? Non si sa, ma forse e' bene ricordare che il governo di Portogallo ha tirato su 76 milioni di euro con le concessioni petrolifere dell'Algarve nel corso di questi 10 anni e che quindi e' bene tenersi buoni i trivellatori. Alla fine, l'oceano non parla e non paga, i petrolieri si.

La vicenda e' del tutto simile a quelle italiche: con l'ENI che fa comunella con i politici, i ministri dell'energia, dell'ambiente, del mare, con la GALP e con varie agenzie governative, che rassicura sul tuttapposto, e che in fine dei conti si prende gioco della democrazia.

Esempio? Come racconta il gruppo ASMAA, associazione di attivisti contro i mostri ENI, c'e' stata una fase di consultazione pubblica gestita dall'ENI e durata per un mese e mezzo, dal 5 Marzo al 16 Aprile 2018, e che e' stata definita una "farsa" dall'ASMAA. Mmh.

Mi ricorda tanto le nostre consultazioni pubbliche, se e quando si siano mai fatte!  Dove si parla, parla, si promette, si rassicura ma poi alla fine ENI e compari fanno quel che vogliono e ignorano le richieste di buonsenso dei residenti e degli amanti di mare e natura.

La cosa interessante e' che in Portogallo come in Italia del resto, i politici fanno proclami a destra e a manca contro i cambiamenti climatici, ma poi quando si tratta di trivelle e di agire e di fermarle, non ci vedono e non ci sentono.

Il profumo dei soldi che rende profumate anche le trivelle, eh? 

E infatti anche qui il primo ministro António Costa nel 2016 annuncio' alla conferenza del clima a Marrakesh che il Portogallo sarebbe diventato carbon neutral entro il 2050. E poi due anni dopo .... estendono le concessioni petrolifere. Un controsenso no?

All'ENI non posso che ribadire tutto il mio schifo verso di loro, schifo che non e' dimunuito di un milligrammo in questi dieci anni del mio avere a che fare con loro. Ho voglia di dirlo a tutto il mondo in Portogallo e a chiunque voglia sentire e leggere, che non sono che una ditta di morte, di bugie, di scarsa trasparenza, di persone piccole piccole di vedute, di responsabilita', di amore, e che dovrebbero solo vergognarsi. 

Come vorrei avere il potere di fermarli. 


Monday, August 3, 2015

Saipem e le mazzette brasiliane a Petrobras -- arte e contanti




Update da Reuters, 
13 Agosto 2015

Saipem e' stata raggiunta da avviso di garanzia dalla procura
di Milano per la corruzione del 2011.


Gli affari vanno maluccio,
considerate le perdite economiche
i guai giudiziari e i procedimenti giudiziari per corruzione.

Made in Italy.



Update dalla stampa di Brasile,
21 Settembre 2015

Renato Duque condannato a 20 anni e otto mesi di galera
per le mazzette ENI Saipem

Accertate almeno 27 pagamenti di tangenti

Duque paghera' 300 milioni di dollari di multa
assieme a lui condannato João Vaccari Neto, quindici anni di galera
altre condanne devono ancora essere quantificate




"Those denounced participated in a corruption and
money-laundering scheme to favour the Italian
company Saipem in the contracting of works at Petrobras".

Dai procuratori dello stato brasiliano di Parana',
che svolgono le indagini
su possibili petromazzette Saipem





Si chiama João Antônio Bernardi Filho, e' un rappresentante della Saipem ed e' accusato di avere pagato mazzette per conto della Saipem in Brasile. A riceverle un dirigente della Petrobras, la ditta nazionale petrolifera Renato de Souza Duque che e' gia' in carcere per tangenti.

Le accuse per Bernardi, Duque ed altri tre sono di corruzione e di reciclaggio di denaro. Secondo l'accusa dei procuratori dello stato di Parana che guida le indagini, gli accusati "hanno partecipato in un giro di corruzione e reciclaggio di denaro per favorire la ditta italiana Saipem nel ricevere contratti di lavoro presso Petrobras."

Per la precisione, nel 2011 la Sapiem cercava di ottenere ``favori" nell'assegnamento di contratti per la costruzione di un sistema di condotte sotterrranee di circa 19 chilometri per lo sviluppo di campi di petrolio ultraprofondi Lula and Cernambi, nell'offshore brasiliano, di proprieta' di Petrobras e dal valore di 250 milioni di real, circa 70 milioni di euro.

Non e' la prima volta che ci sono scandali di tangenti alla Petrobras, con flusso di denaro fra petrolieri e politici che hanno conivolto anche i sud-coreani della Samsung e gli svedesi della Skanska. E' la prima volta che viene implicata anche la Saipem.

Gli investigatori definiscono i metodi Saipem fra i piu' innovativi e creativi mai incontrati finora nelle indagini riguardanti la Petrobras. Perche'? Perche' pagavano in contanti ma anche con opere d'arte. Siamo Italiani, no? Secondo il procuratore Diego Castor de Mattos almeno in Brasile, nessuno aveva mai pensato ad opere d'arte per nascondere pagamenti illeciti a Petrobras. Come dire, anche in reparto mazzette straniere, "Italians do it better".

Funzionava cosi: Bernardi ed altri due consociati gestivano due societa' di copertura, una in  Uruguay, la Hayley SA, con conti bancari in Svizzera, e l'altra in Brasile, la filiale Hayley do Brasil tramite cui si reciclava il denaro. Bernardi utilizzava Hayley do Brasil per comprare opere d'arte alle aste che poi diventavano di proprieta' di Duque. Fra le opere d'arte comprate con le petrol-mazzette “Phantastic Panacea” dell'artista brasiliana Adriana Varejão e “Flower Party” di  João Antônio da Silva, anche lui brasilano. Alla fine, Renato Duque ha ricevuto da João Bernardi 13 opere d'arte per il valore di 170mila euro. Il totale versato da Bernardi per conto della Saipem a Duque secondo le indagini e' di circa un milione di euro.

Ma qualche volta alle pentole dei petrolieri mancano i coperchi. In uno di questi incontri per il pagamento delle mazzette, quando era quasi arrivato alla sede della Petrobras di Rio De Janeiro, Bernardi viene derubato e vanno in fumo 100mila real, circa 30mila euro.

La Saipem non ha niente da commentare, se non che quando sara' il momento, "collaboreranno" .

Se fosse tutto vero, certo e' che queste sono noccioline per la Sapiem, che e' di proprieta' dell'ENI al 43%. La ditta infatti e' accusata del pagamento di oltre otto miliardi di euro per contratti petroliferi in Algeria e per cui e' indagato anche l'ex capo Paolo Scaroni.

E grandi o piccole che siano queste  tangenti , le cose per la Saipem non vanno poi cosi a gonfie vele: hanno appena annunciato il taglio di 8800 posti di lavoro, il ridimensionamento di operazioni in Canada e in Brasile, e perdite di 1 miliardo di euro nel secondo quadrimestre del 2015. Ci si aspettavano 39 miloni di profitto.  Invece hanno accumulato piu' di 5 miliardi di euro di debiti.

Qui altre varie disavventure della Saipem nel corso degli anni: incidenti, fiamme, trivellazioni senza certificazioni, e chi piu ne ha piu ne metta.
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Secondo la giustizia brasiliana, un ex dirigente della Petrobras -- Renato Duque -- ha preso mazzette da un rappresentante Saipem nel 2011. In palio l'assegnazione di lavori petroliferi per la costruzione di condotte sottomarine per il trasporto di gas dai campi in mare Lula e Cernambi. Con queste mazzette la Saipem cercava trattamenti di favore.
 
Duque e' gia' sotto processo per corruzione e assieme a lui in questo scandalo, sono coinvolte altre quattro persone.

La conduttura di circa 19 chilometri avrebbe portato 14 milioni di metri cubi di gas ad est di Rio De Janeiro, per conto della Petrobras che e' proprietaria del 65% delle concessioni,  per il restante  25 percento dal gruppo inglese BG (che presto fara' parte della Shell) e infine dal gruppo portoghese Galp Energia SGPS SA al 10%.

Saipem non commenta. 

Il commento della D'Orsogna invece e': se e' vero, e se la Saipem (ENI) pagava mazzette in Brasile,
in quanti altri posti le paga? 





Tuesday, April 28, 2015

La Sapiem-ENI citata in giudizio per violazioni alla sicurezza in Norvegia




Audit con punti da migliorare -- Novembre 2014



Audit con non conformita' -- Maggio 2015



Audit con non conformita' -- Giugno 2015



Audit con non conformita' -- Settembre 2015



Qui altri guai Saipem:



La Norway Petroleum Safety Authority (PSA) ha appena concluso le sue indagini su un incidente petrolifero in cui un uomo e' finito a mare mentre lavorava sulla Scarabeo 8 della Saipem, presso il campo Goliat del Barents Sea in acque ultra profonde. La Sapiem e' stata giudicata responsabile di ben quattro violazioni al codice di sicurezza.

L'incidente e' accaduto il 20 Febbraio 2015 durante la fase di manutenzione presso un blow-out preventer. L'uomo, un ingegnere del petrolio, e' caduto in mare a causa della mancanza di protezioni adeguate sulla Scarabeo 8, secondo il rapporto della PSA. Mentre scendeva un scala, a causa di una grata mancante, l'uomo e' scivolato e si e' fatto un volo di 13 metri finendo in mare. Fortunamente un collega se n'e' accorto, ha lanciato l'allarme, e' arrivato un elicottero e l'uomo e' stato portato in ospedale. Le attivita' petrolifere sono state subito fermate, le altre 107 persone sulla piattaforma sono state evacuate e le autorita' hanno aperto una indagine.

Dopo due mesi, il rapporto norvegese afferma che se le condizioni del mare ed altre circostanze fossero state leggermente diverse, l'esito avrebbe potuto essere molto piu catastrofico: l'ingegnere avrebbe potuto essere gravemente ferito o avrebbe potuto morire. La Saipem viene accusata di mancanze nella mauntenzione e di scarsa esperienza ed addestramento del personale. Per l'esattezza: "maintenance of gratings, barrier management, maintenance management and expertise and training"

Vediamo cosa risponderanno.

E' questa la prima volta che accadono queste cose? No. Della Saipem abbiamo parlato tante volte, anche da questo blog. Spesso accadono e neanche le sappiamo, ma basta perderci un po di tempo per vedere che inquinamento, perdite, scoppi, sono all'ordine del giorno.

Qui per esempio quattro pozzi Petrobras fermati il 24 Aprile per perdite di petrolio in mare, FPSO di Norvegia incendiatesi.  incendi in raffinerie finlandesi, scoppi in pozzi d'India, Messico e Texas. Il tutto solo nelle scorse settimane.

E qui invece il campo ENI raso al suolo a Dicembre di cui nessuno ha parlato - fortunatamente non ci sono stati morit.



Thursday, September 11, 2014

La Saipem e gli operai non qualificati in Canada


 Istruzioni in italiano ed in portoghese per i lavoratori


 Il mostro Husky Alba in Alberta



Johnny Demosten e Leslie Jennings 


 Gente che non parla inglese sono i nostri padroni. 
Ci dicono cosa fare ma non hanno alcuna idea di cosa fare. 

Johnny Demosten, Saipem Canada



Eccoci qui - altre storie horror della Saipem in Canada. 

La premessa e' che non c'e' niente da stupirsi. La Sapiem ha gia' trivellato senza certificazioni nei mari italiani e gia' ha avuto problemi con impianti incrinatisi nei mari del nord per "mancanza di competenza". E ora la stessa storia - mutatis mutandis - si ripresenta in Canada.

Les Jennings e' un fabbro e lavorava come supervisore presso l'impianto di trattamento petrolio e affini "Husky Alba" fino a poche settimane fa. Perche' lavorava e ora non piu'? Perche' si e' licenziato a causa della scarsa sicurezza dovuta all'impiego di personale non qualificato, che non parla l'inglese e che non sa gestire macchinari e strumentazione altamente pericolosa. E visto che il supervisore era lui, ha deciso di abbandonare piuttosto che dirigere personale non adatto alle mansioni da svolgere.

"Quando arrivano lavoratori che non sono qualificati e' solo una questione di tempo prima che qualcuno ci lasci le penne". 

"Siamo arrabbiati e sconvolti" gli fa eco il suo collega Johnny Demosten in rifermiento al fatto che molti degli stranieri sui siti canadesi non conoscono le segnalazioni relatuve all'uso di macchinari e gru e che spesso improvvisano, portando a sfiorare scoppi e di incidenti.

L'impianto Husky Alba, a 60 km da Fort Mc Murray, nello stato dell'Alberta, appartiene alla Husky Energy, un colosso petrolifero canadese. La Saipem e' diventata il contrattore generale per la costruzione dell'impianto e ha portato qui circa 344 operai stranieri. Non solo molti di questi non sono qualificati a svolgere i lavori, ma il progetto e' in ritardo e i costi hanno sfondato i preventivi.

Gia' ad ottobre 2013 era emerso che la Saipem aveva licenziato 270 lavoratori canadesi per rimpiazzarli con lavoratori stranieri - messicani, indiani, portoghesi e irlandesi,

Uno degli ispettori Ryan Slade, dice "All'inizio pensavamo di essere parte di qualcosa di grande, adesso invece siamo solo parte del casino." Ryan Slade dice di avere allertato piu' volte i manager in merito ai vari errori commessi da questi operai non qualificati, e alla loro pericolosita'. Per tutta risposta, i manager della Saipem gli hanno detto di smetterla: 'Guarda, noi gia' lo sappiamo - non segnalare piu'"

La Saipem dice che non puo' commentare ma che il tutto e' "fuorviante". Sottolineano che l'85% dei lavoratori e' canadese e che il suo record di sicurezza e' buono o sopra la media del settore.

La portavoce della Saipem Erika Mandraffino dice che la sicurezza "e' una priorità nel sito Alba" e che la Saipem presta continua attenzione alla "sicurezza e alla formazione di tutti i lavoratori". Dice anche che la Saipem rifiuta "qualsiasi rivendicazione di qualsiasi correlazione tra le presunte violazioni di sicurezza e qualsiasi gruppo di lavoratori che abbiamo sul sito del progetto."

Molti stranieri sono arrivati in Canada senza certificazioni necessarie.  Secondo la legge, hanno un anno di tempo per ottenere queste certificazioni, con degli appositi test. Les Jennings, il fabbro che si e' licenziato, dice pero' che secondo lui, questi lavoratori -- test o non test -- non sono minimamente al livello di un canadese. Lui li metteva a spalare la neve, perche' di meglio non potevano fare.

Jennings e' particolarmente arrabbiato con la Saipem, perche' sebbene lui avesse specificato che 15 lavoratori non fossero qualificati, la Saipem lo stesso ha dato loro la certificazione, usando il nome e il cognome di Les Jennings come supervisore che approvava.

 
La Saipem si e' poi scusata, dicendo -- in un sms a Jennings! -- che era stato un errore.

Ma anche quando fanno il test, la maggior parte dei lavoratori stranieri non riesce a superarlo, per mancanza di competenza tecnica o perche non conosce l'inglese. Invece che essere rimandati a casa, restano sul posto di lavoro pero'. Semplicemente chiedono di rifare il test, allungando i tempi di permanenza di gente non qualificata.  E questo e' confermato anche dai vari sindacati di categoria. 
   
Jennings parla anche di operai portoghesi e polacchi che hanno preso il posto di operai canadesi, in Canada.
 

Ora, e' evidente che il nord America e' stato costruito sull'immigrazione, e non credo che nessuno sia arrabbiato contro gli stranieri in generale, ma ci sono delle regole da seguire, e non e' che ciascuno - Saipme inclusa - puo' fare un po come gli pare.

Le leggi Canadesi (e Americane) sono infatti chiare: puoi portare lavoratori dall'estero nel paese solo se non riesci a trovare personale qualificato in loco. E' per questo che e' praticamente impossibile venire a lavorare (legalmente) nei paesi del Nord America senza un titolo di studio avanzato, o senza l'impegno di investire capitale nel paese per creare occupazione per canadesi e americani (non mettere in banca, investire per creare lavoro). Negli USA il capitale richiesto e' di un milione di dollari, la meta' in zone rurali. E' piu' facile passare per l'univerisita' o sposarsi che non venire qui a fare il ragioniere per esempio.

Per portare questi stranieri in Canada, quindi, la Saipem avrebbe dovuto dare prova al governo federale di non poter trovare personale canadese qualificato per i suoi impianti in Alberta. E ci hanno provato. Ma il governo non gli ha creduto. L'agenzia governativa "Occupazione e Sviluppo Sociale Canada " (Employment and Social Development Canada) ha infatti respinto ben nove richieste consecutive della Saipem dicendo che la ditta non era riuscita a dimostrare che c'era mancanza di personale canadese.

Ma Saipem ha trovato altre strade - la proverbiale arte di arrangiarsi.

Ha fatto emigrare alcuni dei suoi lavoratori usando un cosiddetto visto per "trasferimento intra aziendale."

Altri sono invece arrivati con dei progetti sperimentali di immigrazione di personale altamente specializzato in cui non era necessaria l'approvazione federale. Il programma è stato appena cancellato e i visti potrebbero essere revocati, come successo in altri casi in cui sono stati concessi sulla base di false dichiarazioni.

Come detto in cima a questo articolo, non e' la prima volta che la Saipem e la sicurezza stridono. Anche da questa pagina abbiamo ricordato la storia delle false certificazioni Saipem. Non e' successo niente, che io sappia. In Canada invece appena queste accuse sono diventate pubbliche,  la Alberta federation of Labor ha chiesto una indagine approfondita sull'uso di lavoratori stranieri da parte della Saipem nel sito Husky Alba.

Ma la Sapiem ci e’ abituata a lavorare un po libertinamente. Qui la piattaforma Scarabeo 8 incrinatasi nei mari di Norvegia per “mancanza di competenza" mentre invece qui la piattatforma Perro Negro capovoltasi in Angola e qui infine la piattaforma Scarabeo 5 in fiamme a Rotterdam. Il tutto nel giro di due anni.

Tuesday, November 26, 2013

L'idrogeno solforato, la corrosione, e il maiale intelligente di Kashagan




...corrosive and poisonous hydrogen sulphide
associated with the crude oil have proved to be major difficulties

Reuters, Novembre 2013

sul campo petrolifero Kashagan


Kashagan in Kazakistan e' un ambizioso progetto petrolifero sulle sponde del mar Caspio di cui si parla da almeno 13 anni.

Venne scoperto nel 2000 e si calcolava che aveva al suo interno almeno 13 miliardi di barili di petrolio.

Una vera manna per gli appetiti delle multinazionali trivellanti.

E cosi, si misero assieme, un gruppo di petrolieri da mezzo mondo sotto la sigla "North Caspian Operating Corporation",  abbreviato in NCOC per trivellare dentro il Mar Caspio, dove l'acqua gela per quattro mesi all'anno.

La NCOC include la azienda statale di petrolio kazaka KazMunaiGas, l'ENI-AGIP,  la Exxon Mobil, la Royal Dutch Shell e la Total. Tutte e cinque hanno quote di 16.81% di proprieta'.  La ditta giapponese Inpex e' proprietaria del 7.56 %  della NCOC e la China National Petroleum Corp ha recentemente acquisito una percentuale dell'8.33 % dalla ConocoPhillips che se n'e' invece uscita.

L'ENI e'  la responsabile per lo sviluppo e la messa in azione del campo.

E cosi, tutti questi geni guidati dall'ENI si sono messi all'opera e hanno costruito isolette artificiali nel mare a 70 chilometri dalla costa del mar Caspio da dove pompare il petrolio.

Il megaprogetto pero' ha avuto fin dall'inizio una miriade di problemi e la data iniziale di inizio dell'attivita' e' slittata di anno in anno dal 2005 fino ad arrivare al 2013.

Oltre al mare ghiacchiato d'inverno, ci sono problemi collegati alla variabilita' in temperatura, acque troppo basse, alte pressioni del petrolio sottoterra e sopratutto valori elevatissimi di "velenoso e corrosivo" idrogeno solforato come lo definisce Reuters che hanno fatto si che ci fossero continui rinvii alla commercializzazione del petrolio di Kashagan.

13 anni di cotanti geni del petrolio che non riescono a trivellare.

Ma finalmente dopo un parto lunghissimo, dopo 50 miliardi di dollari di investimenti, dopo il soprannome "Cash all gone", e cioe' "quattrini finiti",  la messa in opera il giorno 11 Settembre 2013.

L'annuncio e' dato dall'ENI che, trionfante, parla di 180,000 barili al giorno in fase iniziale che poi aumenteranno a 370,000 barili al giorno.

Il petrolio inizia ad essere pompato.

Gli impianti di desolforazione vengono costruiti a Bolashak, vicino la citta' di Atyrau.

Trombe come se fosse l'Istituto Luce.

Tutti contenti.

Ma.. voila'.

Houston abbiamo un problema.

Dopo esattamente due settimane, il giorno 25 Settembre 2013, una perdita di gas, dopo un altra durante le prove del 26 Agosto 2013.

Aggiustano i tubi, o cosi pensano.

E poi ancora, un altra perdita in Ottobre.

Solo che questa volta non si sa da dove.

Si sa solo che le perdite sono da un oleodotto di 29 chilometri, tutto interrato.

Gas tossico immesso in atmosfera.

E' idrogeno solforato.

Ma no.

Forse non e' l'oleodotto - forse e' da dentro il campo stesso.

Il campo si estende per 44 chilometri in mare aperto, e 22 in acque di riva.

Sono quasi centro chilometri di possibili perdite da ispezionare!

Come fare?

Beh, occorre fermare tutto.
Almeno fino al 2015.

E' questa la stima del tempo necessario per capire dove viene tutto questo H2S.

E cosi, il giorno 15 Novembre tutta la truppa di cui sopra - ENI e compari - decide di mandare giu' un robot per studiare le condizioni del sottosuolo e dei tubi che collegano i pozzi alle altre infrastrutture di lavorazione.

Sono i materiali che sono scadenti?

Sono stati i metodi di costruzione ad essere sbagliati?

Sono stati i progetti ingegneristici ad essere stati calcolati male?

Di chi e' la colpa?

Il robot che indaga si chiama "intelligent pig"  e restera' in azione fino a Dicembre a studiare tutti i 100 chilometri dell'oleodotto, e del campo marino.

Non so perche' si chiami "maiale intelligente".

Maiale.

Mmh.

Uno dei manager petroliferi di Kashagan dice che secondo lui le perdite sono dovute all'opera di corrosione dovuta dall'idrogeno solforato che ha letteralmente mangiato le pareti dell'oleodotto
che collega i pozzi alle centrali di raffinazione. Il manager dice anche che molto probabilmente sono stati scelti materiali sbagliati che non hanno resisitito alla potente opera corrosiva dell'H2S.

"To solve a question like replacing the pipes could take months. The new composition of the tube metals would have to be studied, transported, tested and installed. It will take several months for activity to restart at Kashagan."
 
Potrebbe anche essere che i tubi si sono deteriorati con il tempo, e che sono cosi diventati piu' vulnerabili all'azione dell'H2S. 


I tubi sono stati costruti dal gruppo giapponese Nippon Steel & Sumitomo Metal Corp.  

La Saipem dell'ENI li ha installati offshore ed onshore, e sono i responsabili delle saldature. 

Non si sa - ne la Saipem ne la Nippon Steel hanno voluto rilasciare dichiarazioni a Reuters. 

Ma quale che sia il motivo, ci vorra' moltissimo tempo per capire. Per fare un esempio, nel vicino campo di Karachaganak, un campo di gas che produceva ad alto tenore di zolfo che aveva avuto delle perdite di idrogeno solforato e' stato fermo per due anni e mezzo e poi c'e' stato un intervento di 23 giorni. 

L'intervento ha coinvolto 3,000 persone. 

Speriamo che il maiale risolva tutti i problemi del campo Kashagan, della Saipem e della Nippon Steel. 

Per adesso e' l'idrogeno solforato che trionfa sull'ingordigia umana.

Tuesday, September 24, 2013

La Scarabeo 5 della Saipem in fiamme



 Rotterdam, 20 Settembre 2013

Non gliene va bene una alla Saipem.

Dopo la Scarabeo 8 che si incrina in Norvegia per "mancanza di competenza", e dopo la Perro Negro che affonda in Angola, ecco qui la Scarabeo 5 che si incendia in Olanda.

Una perdita di gas e voila', l'incendio, come da video il giorno 20 Settembre 2013.

Sono accorsi elicotteri, polizia e vigili del fuoco. La piattaforma era della Saipem ed e' stata costruita dalla Fincantieri nel 1990, ma era operata dalla Statoil di Norvegia.  Si trovava nella zona di Keppel Verolme, a Rotterdam per manutenzione quando c'e' stato l'incendio.

Due persone a bordo hanno riportato ustioni, ed una terza ha avuto problemi di respiro. Gli altri quattordici lavoratori a bordo non hanno riportato problemi.

Saturday, July 13, 2013

Il cittadino bulgaro, la Saipem e le domande


The central importance of the individual and their welfare

Probabilmente alcuni individui sono piu' individui di altri.



 Sono passati vari giorni dall'incidente della Perro Negro 6 della Saipem. 


L'ultima notizia era di un cittadino bulgaro disperso, di cui non sa niente

Ora, queste sono un po di domande che si pone il capitano Franzoni, ex Saipem, la cui storia abbiamo gia' raccontato.

Sulla piattaforma mobile Perro Negro, dal momento iniziale dell'incidente all'affondamento sono passate dodici ore.

Il cittadino bulgaro e' sceso da una scaletta e si e' tuffato in mare, a notte fonda, assieme ad un amico. La corrente lo ha trascinato via e non e' stato piu' ritrovato. Il mezzo e' sotto sequesto.

Domande:

Perche' il comandante ha aspettato 12 ore per ordinare l'abbandono della struttura?

Perche' non ha alleggerito l'equipaggio sbarcando almeno i tecnici e tenendo a bordo solo i marittimi?

Perche' ha perso un uomo se aveva 12 ore per organizzare l'evacuazione?

Se il personale era preparato e sufficientemente istruito, nessuno avrebbe dovuto perdere la vita.

Sapremo mai come andra' a finire? 

Se trovano il corpo?

Se non lo trovano?

Se passera' tutto al dimenticatoio?

Se qualcuno paghera' per questo?

Questo cittadino bulgaro ce l'ha un nome?

Oppure e' semplicemente un "individuo di importanza centrale" come propagandano sui loro siti luccianati, la cui vita e' stata sacrificata inutilmente e silenziosamente dalla Saipem-ENI?



Tuesday, July 2, 2013

Saipem e gli incidenti in Angola


La piattaforma Perro Negro 6 affondata in Angola


La Perro Negro 6 che si inizia ad incrinare


Affondata.

La Saipem e le mancate certificazioni

1 disperso
6 feriti
103 membri di equipaggio
40 metri di profondita
collasso strutturale
affondamento
costruita nel 2009
operata dalla Chevron per $110,000 al giorno

 
Saipem S.p.A. reported Tuesday that the Perro Negro 6 (350' ILC) sank offshore Angola after the seabed collapsed under one of the rig's three legs.

The rig sank Monday night while being positioned for drilling operations near the mouth of the Congo River at the border of Angola and the Democratic Republic of Congo in approximately 130 feet (40 meters) of water, Saipem said in a press release.

One hundred and three workers were on board the rig when the Perro Negro suddenly tilted, causing the rig to take on water and capsize. One crew member is missing, and six other workers suffered minor injuries, Saipem reported.

Saipem's emergency response team is working closely with the Angolan authorities and the client's operational team, Saipem said.

The Perro Negro is under contract with Chevron Corporation through early 2015 at a day rate in the upper $110,000s, according to Rigzone's RigLogix database.

Altri link

 gCaptain

Grazie a Gianni Franzoni, a Giulio Melegari e ad Albina Colella siamo riusciti ad avere notizia di questo ennesimo "possibile" incidente nei mari dell'Angola della Saipem-ENI.

Siccome le notizie vanno e vengono, ecco qui lo screenshot dell'accaduto: ribaltamento di un jack-up (una piattaforma mobile) detta Perro Negro 6. 



Ecco il testo:

Non sembra avere pace in questo periodo Saipem. Dopo i due profit warning lanciati nelle passate settimane e le indagini che riguardano l’ex top management, ora trapela dall’Angola una nuova indiscrezione, ancora da confermare, di un incidente che avrebbe coinvolto il jack up Perro Negro 6.

L’imbarcazione, utilizzata nelle fasi preliminari di un nuovo pozzo estrattivo, non era ancora entrata in fase di trivellazione e si sarebbe ribaltato senza tuttavia causare nessun danno ambientale. Se il danno diretto legato all’imbarcazione è presumibilmente coperto dall’assicurazione, quello indiretto rappresenta l’elemento di maggior negatività.

Secondo le prime ipotesi, l’incidente occorso la notte passata potrebbe infatti ritardare di alcuni mesi l’entrata a pieno regime del campo estrattivo. La notizia per ora non ha trovato riscontro in un commento ufficiale della società.

Saipem si era aggiudicata il contratto nel dicembre del 2011, accordo che prevedeva il noleggio per 3 anni, da iniziare dal secondo trimestre del 2012, del del jack-up Perro Negro 6 in partership con Chevron.

Un analista contattato da Finanza.com ha tuttavia evidenziato che “qualora la notizia dovesse essere confermata, al momento l’impatto sui conti di Saipem sembra limitato considerando che Perro Negro 6 è una delle unità più piccole della flotta e dunque anche un eventuale ritardo non sarebbe devastante per Saipem”.