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Tuesday, September 17, 2019

Sannazzaro de' Burgondi: esplosione alla raffineria ENI

In alto: immagini dello scoppio di Sannazzaro del Dicembre 2016.
In basso: immagini dello scoppio di Sannazzaro del Settembre 2019.




Sono in Italia.

Lavoricchio dopo pranzo e tutto concitato mi chiama mio padre dall'altra stanza.

C'e' una esplosione dell'ENI a Sannazzaro de' Burgondi.

Le immagini del telegiornale, il TG3 delle 2:30pm non lascia spazio a equivoci.

Una enorme lama verticale gialla, rossa, grigia e nera invade il nostro televisore.

Arrivo in ritardo per il servizio completo ma sento solo le parole rassicurante della signorina del telegiornale.

Nessun problema per la qualita' dell'aria.

Seeeehhhhh.

Ma come possono pensare che tutta quella robaccia in atmosfera che esce fuori dal nostro schermo non abbia conseguenza alcuna per chi invece la vede entrare nei propri polmoni?

Ma ci credono davvero quelli dell'ENI o del TG3 o del PD o del M5S o della giunta comunale che davvero la qualita' dell'aria resta immutata dopo uno scoppio del genere?

Se lo credono sono scemi.

Intanto vado su internet ad indagare. Pare che il tutto sia iniziato alle 6:30 di questa mattina, 17 Settembre 2019. Non ci sono stati feriti, per fortuna ma il boato si e' sentito nel raggio di circa 15 km. 

Il tutto-sotto-controllo e' arrivato sia dell'ENI che dal sindaco Roberto Zucca che da Raffaele Cattaneo, assessore regionale all'Ambiente.

Loro stessi hanno parlato di "una densa colonna di fumo nero", pero' ci tengono a precisare che tutto e' stato "subito domato", e che in soli dieci minuti e' tutto rientrato nei parametri normali. Pure l'ARPA locale di Pavia/Lodi rassicura che non ci sono state alterazioni significative della qualita' dell'aria. Addirittura non saranno necessari ulteriori accertamenti.

Dal canto suo l'ENI precisa che non si tratta di un incendio, ma solo di una fiammata.

Chissa' che differenza c'e'.

Precisa ulteriormente Raffaele Cattaneo che non c'e' stata fiamma, quindi neanche un incendio. L'unico vero danno e' stata la rottura di un vetro.

La stampa locale invece parla di aria irrespirabile. 

E intanto la raffineria e' tornata al suo lavoro di sempre.

Tuttapposto, presto, veloce e all'unisono. 

Prima osservazione. In Italia ci vogliono sempre giorni e settimane e mesi per venire a capo di qualsiasi cosa, e qui in meno di mezzagiornata hanno stabilito che e' tuttapposto. Come in Giappone insomma, efficenza perfetta! Chissa' perche' questa efficenza esiste solo quando c'e' da rassicurare tutti su guai ambientali dell'ENI!

E' infatti cosi ogni volta da 12 anni che faccio questo lavoro - che sia Pavia o Potenza non e' mai niente di grave.  Mai.

Seconda osservazione. Bene, se e' tutto cosi innocuo, perche' non facciamo una raffineria a cielo aperto, con le stesse fiamme funzionanti 24 ore su 24? E meglio ancora perche' non mandarci a vivere quelli dell'ENI assieme con il sindaco Roberto Zucca e con l'assessore Raffaele Cattaneo? E con tutti i loro discendenti, figli e mogli. Tanto e' tutto sotto controllo.

Ovviamente non e' la prima volta che succede.

Un altro incidente il 5 Febbraio del 2017 e poi ancora precedentemente il 1 Dicembre 2016 un'altra esplosione, con ordine alla popolazione di tenere chiuse le finestre a causa dell'alta colonna di fumo provocata dalle fiamme. Pure qui l'ENI disse che tuttapposto e non c'era inquinamento.

E certo.

I fumi neri sono un elisir di lunga vita!

Il Corriere invece ricorda che "il rogo" ha interessato un impianto di gassificazione, in una zona vecchiotta dell'impianto per il quale era programmato un fermo per manutenzione.

Morale della favola: questi impianti non sono fatti per durare in eterno, ci sono sempre problemi piu o meno grandi per la natura stessa delle operazioni che si portano avanti qui. L'ENI e i politici non diranno mai "abbiamo un problema Houston", invece diranno sempre che e' tuttapposto.

Sta a noi non crederci, fare tutto il possibile affinche di questi schifi ambientali non ne venga fatto neanche uno in piu' ed esigere che le nostre case e le nostre automobili vengano alimentate da energia green, dove non ci sono ne scoppi ne colonne di fumo ne tuttapposti bugiardi dell'ENI.

Al massimo c'e' il sole che splende. 

Monday, September 16, 2019

Il Calderone d'Abruzzo - il ghiacciaio piu' meridionale d'Europa non esiste piu'










Come era il Calderone nel 1915

 
Le croci rosse, in alto a sinistra mostrano dove arrivava la neve fra le due guerre mondiali.

Si trova, o si trovava in Abruzzo e si chiama Calderone.
A circa 2650-2850 metri di altezza, sull'Appenino.

E' o era il piu meridionale dei ghiacciai d' Europa.

Fino ad un secolo fa c'erano 70 metri di ghiaccio fresco nel suo punto piu' nevoso durante l'estate. Adesso e' rimasto nevischio.

Da anni mostrava segni di instabilita': gia' nel 2001, 2007 e 2012 ci sono stati scioglimenti di neve drammatici. E poi nel 2017 le sue nevi superficiali si erano gia' sciolte completamente "fuori stagione" a causa della siccita' e del caldo. Questo non era mai successo prima.

La storia si ripete adesso nel 2019 : di nuovo tutta la neve superficiale si e' sciolta anche quest'anno, lasciando solo ghiaccio residuo, esposto al sole.
  
A causa di tutti questi scioglimenti non piu' eventi eccezionali ma continui, il ghiacciaio non e' tecnicamente piu' tale ma e' un glacionevato.

Come funziona?  Il mecanismo e' cosi: le nevi sui ghiacciai sono composte da nevi stagionali, grazie alle nevi dell'inverno precedente, e poi da uno strato di ghiaccio sottostante, permanente. Nelle annate passate, appunto nel 2001, 2007 e 2012 le nevi superficiali, quelle stagionali dell'inverno precendente, sono parzialmente scomparse verso la fine dell'estate esponendo lo strato permanente che adesso e' di 15--25 metri. 

Pian piano anche lo strato permanente inizia a ridursi e lo strato superficiale si riduce.  E cosi nel gennaio 2014 il catasto italiano lo riduce a “glacionevato”, non piu'  “ghiacciaio”,  e anzi nel 2000 si e' pure spaccato in due. Un “glacionevato”,  e' meno di un ghiacciaio piu' piccolo di un ghiacciaio e di limitato spessore.

E cosi, a causa di questi scioglimenti parziali e non, il ghiacciaio del Calderone e' ora una cosa diversa. Cento anni fa c'erano 70 metri di ghiaccio, ora non resta niente.

Qui il video su Rai News

Sunday, September 8, 2019

L'uragano Dorian e il petrolio di Norvegia nel mare delle Bahamas





Dorian e' stato un uragano di categoria 5 ed ha speso tutto il tempo necessario per distruggere molto dell'isola di Grand Bahama.

Fra la distruzione che si e' portato dietro, l'uragano ha scoperchiato sei cisterne giganti di petrolio, portando a enormi perdite in terra e in mare. Come se di guai non ne avessero abbastanza.

La ditta che gestisce le cisterne e'... norvegese (mmh, ma non erano campioni di sostenibilita'?) ed e' la nostra amica Equinor, ex Statoil.

Negano che il petrolio sia arrivato in mare - ovviamente e da buoni petrolieri, norvegesi o barbari che siano. Dicono che si, ci sono state perdite attorno alla localita' South Riding Point ma che il petrolio e' rimasto contenuto.

In realta' le foto non coincidono al 100% con quello che dice Hasting Stewart, capo delle relazioni esterne per la Equinor. Terra e mare attorno al loro impianto apparivano sature di petrolio.

Le perdite coprono almeno 2 ettari sulla terra e ci sono scie nere attorno alle isole di Great Abaco e Nassau, oltre che sull'isola principale di Grand Bahama, dove sorgono le cisternein questione.

E le foto lo mostrano.


Monday, September 2, 2019

L'Irlanda piantera' 440 milioni di alberi contro i cambiamenti climatici - M5S e PD ci sentite?




Il tutto per venti anni, fino ad arrivare ad un massimo di 440 milioni di piante. Saranno coinvolti 8,000 ettari di terreno, ora campi agricoli che torneranno ad essere forestati.  Il target e' del 70% di piante conifere (pini e cipressi) e il 30 percento di piante a foglie ampie.

Essenzialmente aumenteranno le loro foreste e cura del suolo in modo che entro il 2030 buona parte della ricattura di anidride carbonide possa arrivare dagli alberi.

La comunita' agricola non e' felicissima di questa scelta,  ed il governo ne e' consapevole per cui nei prossimi anni ci saranno anche vari incontri con gli agricoltori per inconraggiarli a partecipare nell'iniziativa.

Altri obiettivi d'Irlanda: aumenti massicci di automobili elettriche con incentivi per arrivare fino a 100,000 autovetture l'anno con l'obiettivo di un milione entro il 2030 e lavori su almeno 50,000 case l'anno con lavori di retro-fit per efficenza energetica. 

Veniamo al teatrino PD-Lega-M5S, che e' proprio un teatrino che fa un po vergognare.

A me non importa davvero chi ci seduto su quelle poltrone rosse. Vorrei solo che lorsignori prendessero esempio e che facessero lo stesso in Italia. Quanti campi semiabbandonati ci sono in attesa di essere riforestati? Quante citta' invece di curare il verde lo abbattono ciecamente e stupidamente senza che nessuno faccia niente? E che dire di Jovanotti (che pieta') che per fare i suoi concerti della vanita' fa sradicare alberi a destra e a manca? 

Alberi, alberi, alberi e' la risposta facile e ottimale per tanti dei guai del nostro tempo. 




Tuesday, August 27, 2019

Anche l'Africa in fiamme, piu' dell'Amazzonia





 
E' tutto il mondo che va in fiamme. Di Siberia, Amazzonia, Alaska e Nord Europa abbiamo gia' parlato, in questa torrida estate del 2019.

Adesso la NASA rilascia fotografie da satellite dell'Africa sub-sahariana anche lei tutta arrossita dagli incendi.

Fa impressione e paura allo stesso tempo. E ci mostra che davvero la catastrofe si avvicina ma nessuno sembra preoccuparsene, perche' accanto agli incendi ci sono i ghiacciai che si sciolgono a ritmi frenetici, c'e' il lento ed inesorabile aumento dei livelli del mare, ci sono inondazioni e carestie. Tutto sempre piu' estremo che in passato.

Ma torniamo all'Africa. In particolare il Congo e l'Angola, sono stati colpiti da incendi drammatici che assalgono i due paesi da almeno un mese, e che sono considerati i peggiori degli scorsi 15 anni.

E infatti, sebbene tutti parlano di Amazzonia e di Bolsonaro, in queste ultime ore ci sono piu' incendi in Congo ed Angola che in Brasile.

Si tratta di 6,900 incendi in Angola;  3,400 in Congo e "solo"  2,100 in Brasile. Ci sono pure forti incendi in Zambia e in Bolivia.

La NASA pero' non e' in grado di quantificare quanto grandi siano questi incendi e dove esattamente siano.

Perche' dunque tutti questi incendi? La risposta piu' probabile e' perche' in questo periodo, prima delle piogge di inizio autunno, ci si prepara per i pascoli e gli agricoltori usano qui la tecnica spicciola del tagliare e bruciare selvaggio. In questo modo si ottengono campi per il bestiame e per le piantagioni invece che foreste e savane, si uccidono le malattie e le pesti in modo facile, e le ceneri possono essere usate come fertlizzante.

Tutto quindi molto pragmatico, solo che spesso questi "innocenti" incendi spesso diventano letali. Per di piu' si arriva sul lungo termine a perdita di biodiversita' e ad erosione del suolo.

Intanto, Macron, Bolsonaro e tutti gli altri parlano, litigano ma ben poco fanno.

Come sappiamo, la comunita' internazionale riunita per il G7 a in Francia, decide di destinare 22 milioni di dollari per fermare le fiamme in Amazzonia. Si tratta di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, UK e USA.

Ma Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, dice che non accettera' quei quattrini se prima Emmanuel Macron primo ministro di Francia non si scusa di averlo personalmente offeso.

Bolsonaro e il suo entourage dicono che il tutto e' fake news, che c'e' puzza di colonialismo nelle parole di Macron, e implica che la moglie di Macron, Brigitte non e' poi cosi bella come quella di Bolsonaro!

Macron dice che e' tutto molto maleducato questo modo di fare e che lui e' preoccupato perche' la Guyana francese e' poco distante dalle fiamme.

Ovviamente apriti cielo: il capo della sicurezza brasiliano, il generale Augusto Heleno dice che il 90% delle colonie francesi sono in pessimo stato, e che siccome hanno lasciato caos e distruzione dappertutto sarebbe meglio che i francesi stessero zitti. Il governatore dello stato del Mato Grosso,
Mauro Mendes, dice che Macron vuole solo creare ostacoli economici al Brasile.

Ovviamente Bolsonaro rincara la dose con indigeni ed ambientalisti che frenano lo sviluppo economico del suo paese. Lui invece vorrebbe mettere la turbo-carica al progresso. Parole sue.
E' inaccettabile secondo lui che indigeni cosi poco organizzati debbano gestire il 14% del paese.
E ce l'ha pure con i giornalisti rei di aver parlato troppo della foresta in fiamme.

Un cittadino del Brasile manda poi un tweet a Emmanuel Macron accusandolo di puntare il dito solo verso il suo paese e di ignorare invece l'Africa.

E cosi Macron dice che potrebbero esserci iniziative simili, cioe' soldi per fermare le fiamme, anche per l'Africa.

E cosi ora il mondo sa degli incendi sub-sahariani, della bellezza di Brigitte Macron, del colonialismo francese e del 14% del Brasile in mano agli indigeni.

Fine della triste storia.

Il mondo, dall'Angola al Brasile al Congo, continua a bruciare.




Monday, August 26, 2019

Leonardo di Caprio dona 5 milioni di dollari all'Amazzonia incendiata


Leonardo di Caprio ha annunciato che la fondazione da lui creata poche settimane fa, chiamata Earth Alliance, assieme alla vedova di Steve Jobs, Laurene Powell Jobs, e a Brian Sheth, un altro miliardario americano, donera' cinque milioni di dollari per aiutare la foresta amazzonica devastata dalle fiamme.

I soldi andranno direttamente ad organizzazioni che lavorano sul territorio, fra cui l'Instituto Associacao Floresta Protegida (Kayapo), la Coordination of the Indigenous Organizations of the Brazilian Amazon (COIAB), l'Instituto Kabu (Kayapo), l' Instituto Raoni (Kayapo) e l'Instituto Socioambiental (ISA).

La Earth Alliance e' stata creata nel luglio del 2019 per proteggere natura e popolazioni indigene.
A dire la verita', Leonardo Di Caprio e' dal lontano 1998 che lavora su cause ambientali: in quell'anno, fresco dal sucesso di Titanic creo' la Leonardo Di Caprio Foundation, una non-profit dedicata alla sensibilizzazione ambientale.

Negli scorsi 20 anni la fondazione di Di Caprio ha lavorato su progetti ambientali in 40 nazioni e prodotto due documentari. In piu' e' stata coinvolta in progetti di scampio debiti/natura in cui i debiti di alcune nazioni in via di sviluppo vengono scambiate con investimenti governativi in consversazione ambientale.

E le celebrita' italiane?

E Jovanotti che ha creato scompigli ambientali in molte delle spiagge italiane in cui si e' presentato quest'anno?  Ha qualcosa da dire, sopratutto ha qualcosa da contribuire? Non pervenuto. Ma quando si e' trattato di essere sponsorizzato dall'ENI non ci ha pensato due volte, eh?

I cammelli, la cruna dell'ago. Le parole. L'Amazzonia che brucia. 



Friday, August 23, 2019

Amazzonia: svergognato da mezzo mondo, Bolsonaro manda l'esercito a domar le fiamme










Come sempre non c'e' niente di piu' efficace di un po di vergogna a livello planetario.

In questi giorni tutta l'informazione mondiale, dal NYTimes alle nostre pagine Facebook sono state riempite di immagini della foresta amazzonica incendiata, con focoloai un po dappertutto, con immagini di San Paolo annerita alle 4 del pomeriggio, con scie di fumo che si spandevano da una costa all'altra del Sud America.

Il numero di incendi e' aumentato dell'85% in un anno secondo l'istituto nazionale di ricerca spaziale del Brasile detto INPE. Secondo loro tutto questo non e' da attribuire alla mancanza di pioggia quanto invece alle politiche di deforestazione della nazione sotto Bolsonaro.

Bolsonaro a lungo ha cercato di dire che e' tuttapposto - che e' colpa degli ambientalisti, che e' tutto una fluttuazione statistica, che i dati sono falsi. Ha pure detto all'occidente di non interferire con il modo in cui lui amministra la sua nazione.

Fra le varie accuse: la Germania e la Norvegia hanno deciso di sospendere i fondi da mandare in Brasile per progetti ambientali nelle foreste. Dicono che il governo di Bolsonaro non ha nessun intento di fermare la deforestazione e che dunque sono soldi che non saranno spesi bene.  E infatti Bolsonaro in campagna elettorale disse che voleva aumentare miniere e agricoltura intensiva in zone protette. 

Bolsonaro dunque dice che gli ambientalisti del Brasile per ripicca appiccano gli incendi!

Il suo ministro dell'ambiente Ricardo Salles e' noto per avere modificato vari progetti ambientali quando era governatore dello stato di San Paolo per aiutare la creazione di miniere. Assieme i due vogliono legalizzare le dozzine di miniere illegali in Amazzonia. Bolsonaro ha pure ridotto il consiglio nazionale per l'ambiente del Brasile da 100 a 21 membri. Infine ha deciso che gli affari delle popolazioni indigene siano amministrati dal Ministero dell'Agricoltura invece che da quello della Giustizia. Ovviamente il Ministero dell'Agricoltura ha un solo obiettivo: distruggere la foresta per farci piantagioni e quindi affidar loro gli indigeni che vivono nella giungla e simbiosi con essa e' come dire affidare gli agnelli al lupo!

Bolsonaro ha spesso detto che e' ingiusto che gli indigeni siano in controllo di cosi grandi aree di territorio piene di risorse che non possono essere sfruttate a causa della loro presenza.

Bolsonaro e' pure coivolto nel cosidetto progetto delle tre A per la costruzione di impianti che avrebbero conseguenze devastanti per gli indigeni in Amazzonia: un impianto idroelettrico nuovo, il Trombetas River hydroelectric plant, il ponte Óbidos sul fiume Amazon e la costruzione di una autostrada, la BR-163 al confine con il Suriname.

In tutti questi progetti gli indigeni e le loro case sono un intralcio.

Tutto questo va avanti da vari mesi ormai nell'oscurita': il segretario generale della presidenza, Gustavo Bebianno, il ministro dell'ambiente gia' citato Ricardo Salles e quello della famiglia e dei diritti umani, Damares Alves si sono spesso recati nelle zone interessate dai tre progetti per "sensibilizzare" la popolazione sulla necessita' di queste opere, condannando la "pressione internazionale" e "l'opposizione psicologica" degli ambientalisti e dei difensori della foresta, sia interni che esterni al paese.

Il suo motto, che fa pensare al peggior Trump e al peggior Salvini e': "Brazil above everything!".

Ma nonostante tutto lo schiamazzare di Bolsonaro in questi giorni, non c'e' stato niente da fare: l'opinione pubblica mondiale gli si e' ritorta contro quando ha visto cotanto scempio in Amazzonia.

Emmanuel Macron di Francia aveva detto che avrebbe cercato di fermare vari accordi commerciali fra l'Europa e il Sud America se nessuno fosse intervenuto a salvare l'Amazzonia. Assieme alla Merkel ha chiesto che gli incendi vengano inseriti nel summit dei grandi dell'economia progettato il G7 che si svolgera' a Biarritz in Francia questo fine settimana. 

Su twitter Macron ha pure accusato Bolsonaro di aver mentito quando diceva di voler fermare i cambiamenti climatici.

E poi ci sono state domande di boicottaggi di prodotti brasiliani, proteste sotto le ambasciate brasiliane nel mondo e la richiesta di misure punitive un po dappertutto. Tutto questo ha portato a paura di recessioni e di impopolarita' a livello nazionale.


Dice che purtroppo non ha le risorse per fare granche' ma e' andato il televisione a dare l'annuncio. Parla di “zero tolerance” per crimini contro l'ambiente e che come presidente ha il dovere di salvare la foresta. 

Non ha pero' detto cosa fara' nel concreto. 

Ma quello che ha fatto finora, e' chiaro e' stato manna dal cielo per minatori, disboscatori, agricoltori a larga scala che hanno abbattuto e bruciato con impunita' in questi scorsi mesi, legalmente o illegalmente che fosse. 

L'Amazzonia ha perso circa 3500 kmq di foresta nei primi otto mesi dell'anno: un aumento del39% rispetto all'anno scorso.  

La rabbia a livello mondiale e' cosi forte perche' i precedenti governi si erano davvero impegnati a fermare la distruzione della foresta. Per esempio, Marina Silva, ministro dell'ambiente fra il 2003 e il 2008 e' sempre stata lodata per il suo lavoro a favore della foresta ed e' ora molto critica di Bolsonaro.

Intanto vari stati hanno dichiarato lo stato di emergenza, gli ospedali sono pieni di persone che hanno problemi respiratori e i medici sono oberati di lavoro. La stessa cosa vale per i pompieri che semplicemente non hanno risorse e braccia. Il capo dei vigili del fuoco,  Coronel Demargli Farias, dice che non basterebbero 50,000 persone.

Fa male agli occhi e al cuore.










Wednesday, August 21, 2019

Amazzonia: 74,000 incendi negli scorsi otto mesi e il cielo di San Paolo diventa nero





















Jain Bolsonaro, il nuovo presidente del Brasile e' stato di parola.

E infatti nella sua foga di progresso ha portato con se incendi potentissimi che stanno distruggendo la foresta amazzonica a ritmi folli, e il cielo oscurato di San Paolo.

L'aveva promesso in campagna elettorale e in un certo senso non c'e' da stupirsi.

Il centro di ricerca spaziale del Brasile, il National Institute for Space Research (INPE) rilascia i suoi dati questa settimana e conferma che gli incendi sono fuori da ogni limite mai osservato prima.

L'INPE segue gli incendi in zona dal 2013: quest'anno ci sono stati piu' di 74,000 casi, con un incremento dell'84 percento rispetto al 2018. Nella scorsa settimana ci sono stati 9,500 casi nuovi.

Ovviamente tutto questo non porta niente di buono il pianeta, o per milioni di specie animali e vegetali che vivono nella foresta Amazzonica, molte delle quali dobbiamo ancora scoprire o capire.
Il 20% dell'ossigeno del pianeta arriva dall'Amazzonia. 

Ma di chi e' la colpa di tutto questo bruciare? Beh, Bolsonaro aveva detto che voleva sviluppare l'area per farci miniere e campi agricoli e chi-se-ne-frega della foresta.  Lui dice che la colpa e' degli agricoltori che usano i mesi estivi per togliere erbacce dai campi.  Ovviamente tutto questo non e' vero, nel senso che gli agricoltori ci sono da sempre e non e' che quest'anno hanno avuto il potere magico di causare tutta questa distruzione.

E infatti Alberto Setzer dell'INPE dice che sebbene le condizioni meteo possono favorire lo spargimento delle fiamme, l'azione di appiccare gli incendi arriva dall'uomo o volonariamente, o per sbaglio. E quindi con molta probabilita' questi incendi che vanno da Rio de Janeiro fino a San Paolo sono stati appiccati per controllare e eliminare la foresta e sono poi andati fuori controllo.

E infatti ci sono decine di cittadine che hanno dichiarato lo stato di emergenza, come Amazonas, nel nord del paese; cosi pure la citta' di Acre vicino al Peru'. Il satellite europeo Copernicus riporta che meta' del Brasile e' sotto le fiamme e che i fumi arrivano fino alla costa atlantica. Intanto San Paolo e' nera, di giorno, sebbene sia a migliaia di chilometri dalla foresta. Anche il confine con il Paraguay e' in fiamme.

Il tasso di deforestazione in Brasile e' aumentato vortiginosamente dopo l'arrivo di Bolsonaro: l'Amazzonia perde ogni minuto tre campi di calcio. 
E non basta, qualche settimana fa, Bolsonaro ha licenziato il direttore dell' INPE, Ricardo Galvão, reo di aver reso pubblico che da Giugno dell'anno scorso la deforestazione e' salita dell'88 percento.

Ovviamente Bolsonaro dice che tutto cio' e' bugia e che questo parlottare di foresta mette l'economia del paese in cattiva luce e blocca potenziali accordi di sviluppo con altri paesi.

Bolsonaro dice pure che attende ancora di vedere numeri non falsati

Come dire: e' il suo stesso governo che porta a cifre sfalsate.
Bolsonaro aveva detto in campagna elettorale che tutti questi divieti ambientali stavano soffocando la sua economia, e che voleva far ritirare il Brasile dagli accorid di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015.

Un novello Trump insomma!

Cosa cosa triste vedere questa gente di poca intelligenza e di poco cuore distruggere il suo paese, il nostro pianeta.